Pubblicazione: 1876
L'Illustrazione Italiana. 6 Febbraio 1876. Veduta del Lungotevere secondo il progetto Vescovali.
L'Italia era appena entrata in Roma pel famoso buco di Porta Pia, che si vide venir incontro il Tevere, coll'inondazione straordinaria del 1870, irritato e furioso del secolare insulto di un alveo troppo ristretto e d'un letto nel quale, sino dai tempi di Tiberio, si va rimuovendo come un malato. Che con dar volta suo dolore scherma.
Più fortunato di quando Asinio Gallo volle mandarlo alla Sibilla; e di quando Vitellio e Ottone, troppo occupati a disputarsi l'impero, senza voltarsi nemmeno a guardarlo, lo lasciarono avvoltolarsi disperatamente e rovinare il ponte Sublicio, come un ferito che in parossismo febbrile si strappa una fasciatura troppo stretta, il Tevere questa volta trovò chi parlarne, e chi prese in mano la sua causa e ne fece riconoscere l'urgenza.
L'incisione pubblicata oggi dall'ILLUSTRAZIONE ci mostra uno degli aspetti della soluzione della gran questione, quello cioè della sistemazione del tronco urbano, giusta il progetto del signor Angelo Vescovali, ingegnere capo della divisione idraulica del Municipio di Roma.
Secondo questo progetto, che è probabile sia il più presto messo in atto dal municipio, la sistemazione del tronco prenderebbe le mosse un poco più in su del Ponte Milvio (Ponte Molle), sulla riva sinistra, con un rialzo di terra esteso su grande superficie e che giungerebbe sino alle porte di Roma. Al Ponte Milvio non ci sarebbe, per ora, altro a fare che osservare se sia il caso di metterlo al sicuro contro una corrosione del fondo sul quale è costruito. Sulla riva destra un altro rialzo di tre metri nei prati di Castello assicurerebbe i nuovi quartieri che stanno per sorgere da quella parte, e quelli di Porta Angelica e S. Spirito.
Le due sponde in città avrebbero le ripe a scarpa inclinate di 45 gradi, rivestite di muratura con pietre di taglio, e con due banchine appiedi (vedi l'incisione). Le banchine sormonterebbero il livello delle magre ordinarie del fiume, di due metri, e si affonderebbero di sette, piantate sopra una scogliera di blocchi di calcestruzzo, profonda 4 metri, larga 16 superiormente e 4 sul fondo.
La larghezza dell'alveo fra le banchine sarebbe di metri 74,80, appiè delle scarpe 92,80, e sui cigli 108. L'altezza delle scarpe metri 7,60.
Queste dimensioni danno alla sezione una superficie totale di metri quadrati 1002,24, capace di contenere una piena di una portata che, secondo le formole, si può calcolare dai 3.187 ai 4.386 metri cubi per minuto secondo, ossia per lo meno tant'acqua ogni ora, da allagare all'altezza di un metro, un quadrato di terra mettiamo una risaia, che avesse tre chilometri e 387 metri e centimetri di lato, sufficiente quindi a contenere una piena di portata maggiore di quella del 1870, che pare non abbia superati i 3000 metri cubi per minuto secondo.
L'isola Tiberina verrebbe conservata coi suoi due rami attuali, allargati a metri 60 ciascuno. Verrebbe demolito il Ponte Cestio; il ponte Fabricio verrebbe studiato per vedere, a sistemazione finita, se sia il caso di lasciarlo sussistere o d'abbatterlo; intanto sarebbe allargato e riformato in modo da riescire più bello e più comodo. All'ingresso dei due canali verrebbe costruito un molo a punta divisoria, come un rostro, e sopra questo una pila per appoggiarvi le due arcate di ferro di un ponte che starebbe bene gettare in quel punto.
Appiè del Castel S. Angelo sarebbe tolto via il bastione, che ora è uno dei principali ostacoli allo smaltimento omogeneo delle piene a traverso le cinque luci del ponte, e sterrata l'arcata minore, ora chiusa quasi interamente.
Del Ponte Rotto si lascerebbe sussistere la sola pila centrale, che servirebbe d'appoggio a due travate di ferro, per un ponte tra la riva sinistra ed il punto più popolato di Trastevere. Tutti i ruderi e avanzi del Ponte Trionfale e del Sublicio, le passate, le sassaie e calate esistenti, principalmente nel ramo destro dell'isola Tiberina, gli avanzi d'antichi muraglioni, ecc., tutto sarebbe levato via.
Due collettori paralleli alle sponde, in comunicazione tra loro per mezzo di un sifone, provvederebbero allo smaltimento delle fogne, comprese le acque delle piogge e grandi aquazzoni. Per salvare la basilica di S. Paolo dall'invasione delle acque, provvederebbe un'arginatura di assai limitata estensione.
Il computo del ristretto estimativo delle spese è di poco meno di 42 milioni di lire.
Speriamo che si faccia presto quest'opera; così Roma avrà anch'essa il suo bel Lungo Tevere, come Firenze ha il Lung'Arno e Parigi i quais della Senna.
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