Pubblicazione: 1882
L'Illustrazione Italiana. 23 aprile 1882.
Appena cominciati i lavori del Tevere, il piccone, ad ogni colpo, scovava insieme alla creta, pure avanzi di antichità. Il ministero dell'istruzione pubblica appostò subito, accanto ai lavoranti, le guardie degli scavi colla consegna di impedire che essi trafugassero gli oggetti rinvenuti, per venderli agli antiquari, i quali sono numerosi a Roma quanto i forni. Si cominciò pure a pensare dove mettere tanta grazia di Dio.
Fu il Coppino, che decise di raccoglierla in un luogo separato e che prese, per quest'uopo, l'Orto Botanico alla Lungara. La nuova raccolta, già ricca di pitture, di marmi, di bronzi assai pregevoli, fu battezzata col nome di Museo Tiberino. Ma per quanto so, esso non rimarrà lì troppo a lungo. La sede dell'antico Orto Botanico deve essere occupata dal ministero della guerra, e la raccolta Tiberina sarà traslocata alle Terme Diocleziane, e sistemata nei locali occupati ora da quel ministero. Quivi, anzi, dovrebbero essere pure collocati tutti gli oggetti, che entrarono nel Museo Kircheriano, al Collegio romano, dopo la soppressione delle corporazioni religiose.
Ho detto già che questa collezione è ricca di oggetti pregevoli. I lavori infatti della sistemazione del fiume e del Lungo-Tevere hanno dato luogo a scoperte numerose ed importanti, non solo di statue, di monete, di armi, ma anche di edifici, notevoli tutti per la regolare disposizione architettonica, per la conservazione e per la ricchezza dei loro ornamenti.
Il sepolcro di C. Sulpicio Platorino è tra quelli uno dei più belli e pressochè integro. Tornò in luce il 21 aprile del 1880. Il sepolcro addossato alle mura Aureliane, ha la forma di un rettangolo, lungo metri 7,44, largo metri 7,12. Il giro esterno della cella è fasciato di traversini a bugna. Il nucleo e la fronte interna dei muri sono di opera laterizia. Pare che questo Sulpicio fosse nepote a C. Sulpicio Platorino, triumviro monetale dell'anno 736, con Caninio Gallo e Cosso Ca. f. Lentulo. La tomba conta nove nicchie, in ciascuna della quali stanno le urne cinerarie e diversa suppellettile funebre attorno: nel mezzo della cella, poi, furono rinvenute due statue: una rappresenta una donna di fresca età e di fattezze regolari: rappresenta forse Sulpicia della casa Platorina; l'altra è eroica imperiale, maggiore del vero, ed esprime i lineamenti dell'imperatore Tiberio. Inoltre le pareti hanno stucchi e iscrizioni; ed un buon mosaico ricopre il pavimento.
La scoperta di un monumento così ben conservato ha sorpreso tutti: abbiamo, è vero, l'ipogeo degli Scipioni; ma quello ed altri, oltrechè profondissimi, si trovano in regioni della città, messe a coltura subito dopo le prime incursioni barbariche: il mausoleo dei Platorini, invece, sorto oltre a mille ottocento anni addietro, trovasi in una contrada non interrottamente abitata dal popolino, fabbricata e ricostruita senza intermissione.
Che la religione dei sepolcri abbia tenuto ferme le mani del popolino, pur tanto devastatore?
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