Pubblicazione: 1882
L'Illustrazione Italiana. 10 dicembre 1882.
Il disegno del signor Paolocci, che pubblichiamo in questo numero, rappresenta nella sua parte principale il corteggio reale che attraversa piazza Colonna per recarsi al palazzo di Montecitorio ad inaugurare la prima sessione della XV legislatura. La scena imponente si presenta a chi guarda il disegno come a chi fosse affacciato alle finestre del palazzo dei principi di Piombino, che fronteggia la piazza dalla parte del Corso. Lo spazio per il quale si vede passare la carrozza di gala del Re è precisamente quel pezzo di Corso che, venendo da piazza del Popolo, traversa la piazza Colonna per continuare quindi verso piazza Sciarra e piazza Venezia dalle quali è giunta la carrozza Reale. Il corteggio voltando quindi a sinistra ad angolo rettopassa sotto il palazzo del principe Chigi, il cui primo piano è ora occupato dal conte Ludolf ambasciatore d'Austria-Ungheria presso il Re d'Italia. Al terrazzino sopra il portone principale sventolano la bandiera austriaca e la bandiera italiana. Il palazzo Chigi, architettato da Carlo Maderno, è diviso dal palazzo di Montecitorio da una stretta via, chiamata via dell' Impresa, sulla quale sboccano gli ingressi di alcune tribune della Camera e la piccola porta riservata ai soli deputati. Dopo quella piccola via si vede sorgere il palazzo di Montecitorio in tutta la Berniniana imponenza della sua facciata.
La carrozza Reale trovasi precisamente davanti alla fontana eretta da Giacomo della Porta per ordine di Gregorio XIII, il cui bacino è formato del prezioso marmo detto porta Santa: è la fontana alla quale durante l'estate si addossano tre eleganti baracche di acquaiuoli.
Campeggia in mezzo alla piazza la meravigliosa colonna innalzata dal Senato e dal popolo Romano in onore di Marco Aurelio Antonino per le vittorie da lui riportate sopra i Germani, ornata per intero di bassirilievi a spirale. La colonna è alta 44 metri e 15 cent., compresa la statua in bronzo di San Paolo che Sisto V vi fece mettere dall'architetto Fontana invece di quella di Marco Aurelio Antonino che si crede sia stata atterrata da un fulmine.
In fondo alla piazza, sormontato da un grande orologio, è il palazzo recentemente venduto dal Demanio al banchiere tedesco Wedekind, che lo ha fatto alzare e restaurare, conservando però, come eragli stato imposto nel contratto di vendita, il portico formato da colonne trovate negli scavi dell' antica città di Veio. Al primo piano di quel palazzo, una volta club dell'ufficialità francese dal corpo di occupazione, poi residenza del Consiglio superiore d'istruzione pubblica e della Società geografica, ha ora bella ed elegante sede il Circolo nazionale. Sotto il portico, invece dell'ufficio postale malamente istallatovi dopo il 1870, ed ora trasferito in piazza S. Silvestro, hanno ampie sale una trattoria ed un caffè, frequentati, sì l'una come l'altro, da deputati e da politicanti.
Il Re, uscito dal Quirinale alle 11 precise, era accompagnato dal duca d'Aosta che sedeva alla sua sinistra, dal duca di Genova e dal principe di Carignano. Percorrendo via del Quirinale, il tratto di via Nazionale da Magnanapoli a piazza Venezia, il Corso e piazza Colonna, il Re giunse a Montecitorio alle 11 e 8 minuti e fu ricevuto sulla porta del palazzo, sotto un padiglione di velluto rosso — che si costruisce provvisoriamente — dal presidente del Senato, dal vicepresidente anziano della Camera durante la passata legislatura, e dalle commissioni di senatori e di deputati estratte a sorte per il ricevimento. Non vogliamo ritornare su tutti i particolari della cerimonia della quale L'ILLUSTRAZIONE ITALIANA ha già tenuto parola. Ci basta di rammentare, per spiegazione del disegno oggi pubblicato, che il Re entrato nell' aula salutato da una triplice salva di applausi sedette sul trono: il duca d'Aosta rimase in piedi alla sua destra; il duca di Genova ed il principe di Carignano a sinistra.
Invitati in nome del Re i senatori e deputati a sedere, l'onor. Depretis ministro dell'interno fece l'appello dei senatori di nuova nomina invitandoli a prestar giuramento. Il primo chiamato fu “Sua Altezza Reale il principe Tommaso di Savoja duca di Genova” ed il principe stese la mano pronunziando con voce ferma, il giuro sacramentale. Una salva d'applausi salutò il giovane principe, la cui natural ritrosia al comparire in pubblico e al ricevere omaggi fu quel giorno messa a dura prova. Poco dopo, senatori, deputati ed invitati applaudivano calorosamente la notizia del prossimo matrimonio del principe Tommaso con una principessa di Baviera.
Nel disegno del Paolocci è fedelmente riprodotto l'episodio del giuramento del principe Tommaso. Il presidente del consiglio si riconosce benissimo dalla barba bianca e dalla lista che sta leggendo; dietro di lui stanno l'onor. Zanardelli e l'onor. Berti. A destra del trono, davanti ad un gruppo di ufficiali della casa del Re, spicca la figura del generale Ferrero ministro della guerra.
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