Pubblicazione: 1886
L'Illustrazione Italiana, 26 dicembre 1886.
La Chiesa americana sulla via Nazionale in Roma, opera assai pregiata in stile gotico-bizantino dello Street, l'illustre architetto del nuovo Palazzo di Giustizia in Londra, è stata, non ha guari, decorata di uno stupendo mosaico veneziano. Il reverendo dottor Nevin, rettore della chiesa, cui in gran parte devesi la fondazione della medesima, uno dei più belli monumenti della Roma moderna, pensò d'arricchire di mosaici tanto l'interno quanto l'esterno; e incominciando intanto dall'abside n'affidò i cartoni al celebre pittore inglese Burne-Jones, capo di quella scuola preraffaellita, di cui fu maestro il pittore poeta Gabriele Rossetti, e l'esecuzione in mosaico alla compagnia Venezia-Murano la quale si deve la maggior parte dei lavori musivi che si ammirano in molte chiese e nel Parlamento stesso della Metropoli inglese.
Questo mosaico, testè collocato, e che misura 962 piedi quadrati, rappresenta il Cristo in trono circondato dalla Corte celeste come si trova descritto nelle visioni di Isaia, Ezechiele e S. Giovanni. Sono in tutto 60 figure, di cui parecchie alte tre metri, e che formano una composizione nella quale, sebbene fedele all'arte primitiva più pura così per il concetto come per lo stile, pure l'autore non rinunciò a quelle risorse della tecnica moderna, che possono giovare in un soggetto destinato a decorazione musiva La figura del Cristo, alta tre metri e 60 centimetri, campeggia sulle altre dal suo trono in atto di benedire con la destra, mentre con la sinistra sostiene il mondo terrestre co' varii suoi elementi. Posa i piedi sopra l'arcobaleno, dove si riflettono i più belli colori della creazione. Dal trono scaturiscono quattro fiumi emblematici dei quattro evangelisti i quali si spandono a dritta e a sinistra in un oceano di limpido cristallo, sopra cui si elevano le mura ingemmate d'oro della Gerusalemme celeste.
Intorno al trono si schierano sei figure di Angeli, contornate da cherubini e serafini, che co' loro colori, azzurro, rosso ed amatista, simboleggiano la Sapienza, l'Amore e la Santità del Signore Nelle mura della città santa sono disegnate sei porte, innanzi a ciascuna delle quali, ad eccezione d'una, sta a guardia, librata in aria, la figura d'un arcangelo.
I cinque Arcangeli presenti sono, sulla destra, San Michele, l'arcangelo guerriero, ed Uriele, che regge il sole; sulla sinistra, Gabriele, col giglio dell'Annunziazione; Chemuele, l'angelo del Sacramento con la coppa, e Jofiele con la lancia, simbolo dell'albero della scienza. Ad una delle porte, come abbiamo detto, manca il suo custode. Era quella di Azazele o Lucifero, l'arcangelo ribelle, che secondo la tradizione ebraica trascinò seco nella sua caduta la terza parte della gerarchia celeste.
Al di sopra delle mura merlate di Jerusalem, il pittore ha immaginato una miriade di figure vaporose e angeliche con ali d'oro, portanti cetere dalle corde argentee, le quali si fondono all'infinito su per la distesa dei cieli, quasi come velario aereo, composto di spiriti beati, che cantano le glorie del Signore.
Detto così della composizione principale del gran pittore inglese, dobbiamo dedicare alcune parole all'opera più modesta, ma non meno lodevole e ardimentosa del musaicista, il quale, in questo lavoro, si è trovato di fronte a difficoltà non mai prima incontrate nell'esercizio della sua arte. Prima di por mano al mosaico, dovette questi studiare ed interpretare l'opera del maestro, e talvolta persino completare la colorazione, che in qualche parte dei cartoni era soltanto accennata e prescritta; fondere insieme l'intonazione fra i diversi contrasti dei colori, e trovare l'effetto dell'insieme come era sentito dall'autore; ed infine adattare, sopra una superficie a doppia curva, disegni fatti sopra superficie piana senza limiti esatti di misurazione. Insomma il musaicista fu, più che semplice copiatore, collaboratore quasi del pittore, completandone i cartoni.
Quanto poi si venne all'esecuzione del mosaico, sorsero altre difficoltà. Le numerose tinte di smalti, di cui tutti sanno quanto sia ricca la compagnia Venezia-Murano, non bastarono all'uopo; si dovettero studiare e cercare pazientemente, tormentando i crogiuoli, nuovi colori, nuove combinazioni di toni, onde poter riprodurre esattamente tutto quello sfoggio di tinte e di riflessi metallici, quelle screziature, gradazioni e sfumature di pennello, che il Burne-Jones, gran colorista, aveva profuse nei suoi cartoni. Ma il risultato è stato ottimo. Con questo lavoro la Compagnia ha accresciuto fama al suo nome e si è veduto ancora una volta come il mosaico sia, tra le arti decorative, quello che negli edifizi e nei monumenti meglio risponde ai fini più nobili dell'architettura.
È dunque a sperare, come testè si esprimeva nel vedere questo lavoro un grande pittore straniero, Alma Tadema, che ciò serva di stimolo agli architetti ad imitare l'esempio del dottore Nevin ed applicare più spesso quest'arte, tanto bella e tanto fin qui dimenticata nel suo luogo d'origine, l'Italia.
Monumenti