Pubblicazione: 1883
L'Illustrazione Italiana. 18 dicembre 1883.
L'Illustrazione Italiana si è già occupata degli scavi che si stanno facendo in Roma per opera del ministro Baccelli, pubblicando nello scorso mese di luglio una veduta generale del Foro Romano, libero dal cavalcavia, che nascondeva un tratto della Via Sacra ed il lato ovest dello stesso Foro.
Pensiero dell'onor. Guido Baccelli non era solamente di liberare dalle sopraelevazioni le classiche ruine della più importante località topografica dell'antica Roma, ma anche di estendere fin sotto al Palatino l'opera iniziata, smembrando la villa che Papa Paolo III, fratello della celebre favorita di Alessandro VI, Giulia Farnese, s'era fabbricato impiegando nella costruzione l'ingegno dell'architetto Vignola.
Il luogo di delizie di Alessandro Farnese è passato ai posteri con l'appellativo di Orti Farnesiani.
I detti Orti divennero, come tante altre fabbriche farnesiane, proprietà dei Borboni di Napoli. Napoleone III, spinto verso il romanismo dagli studi per la storia di Giulio Cesare, comprò dall'ex-re di Napoli, Francesco II, gli Orti Farnesiani, nei quali principiò a far eseguire con metodo gli scavi, che dovevano contribuire alla fama del commendatore Pietro Rosa, divenutone in progresso di tempo direttore.
Napoleone III volle fare un presente di questo suo possedimento a Vittorio Emanuele, che lo accettò in nome della nazione. Mercè questo nobile atto il Foro Romano veniva unito indissolubilmente al Palatino, ove s'erano agitati i destini della Roma imperiale.
Il muro di cinta degli Orti Farnesiani, ormai smantellato, darà adito agli operai di rimuovere facilmente tutta la massa di terra, che conteneva.
Ogni tanto sorgevano da quel sepolcro arcate e muraglie a mattoni reticolati unite a frantumi di marmi scolpiti, i quali davano sicuro indizio delle buone ragioni, che avevano presieduto alla deliberazione di ritrovare l'antico piano.
Però, quando il dì 10 novembre, i picconi degli escavatori si incontrarono in un cippo di marmo, la cui iscrizione provava, che era dedicato a Flavia Publicia, Vestale Massima, sorse la speranza di essersi finalmente rinvenuto il celebre Locus Vestae, che tutti gli antichi autori hanno chiaramente notato esistere a' piedi del Palatino, e questa storica collina, dimora del primo re di Roma e degli imperatori, servire al tempio della dea da baluardo protettore.
Niuna meraviglia pertanto, se il rinvenimento del Locus Vestae, parte principale nella storia di Roma, ha commosso tutto il mondo.
Noi presentiamo ai nostri lettori il disegno, scrupolosamente ricavato sul vero dal nostro Paolocci, della sala rettangolare, dagli archeologi battezzata per un Tablinum, alla quale stava addossato il cippo menzionato. Questo pezzo di marmo stabilisce in modo irrecusabile che l'edificio riapparso è la tanto contrastata casa delle Vestali.
L'ingresso principale, tutto in opera laterizia, occupa l'intera parete frontale e doveva essere decorato da due colonne di bigio, delle quali non furono trovati che tre rocchi tra gli strati di terra che la ostruivano. Per tre gradini praticati nell'intercolunnio si accede alla sala da un atrio assai elegante.
I frammenti del pavimento sono di marmi colorati, il che dimostra che la decorazione dell'intero edificio doveva essere ricca. A conferma di ciò esistono pur frammenti dello zoccolo in rosso antico ed alcune parti degli stipiti in magnifico marmo puro, appartenenti alle sei porte che aprivano sulle pareti laterali.
A fianco di questo Tablinum si sono scoperti altri vani di varia grandezza, ritenuti i privati appartamenti delle Vestali.
Fra i marmi figurati, raccolti in questo primo periodo della esplorazione, sono notevoli: la testa e porzione del panneggio di una statua di Vestale, con l'infula caratteristica attorno le chiome: la parte inferiore di un secondo simulacro di Vestale, con il lembo della toga e del manto: un busto di Annio Vero, maggiore del naturale, e di sorprendente conservazione: un secondo busto acefalo imperiale: una testa di Commodo: la metà inferiore di una statuetta d'Esculapio: il plinto d'una statuetta con la firma del greco artefice. — Fra i marmi architettonici sono notevoli molti rocchi di colonne di breccia corallina, che è marmo assai raro e pregiato.
La scoperta di un ripostiglio di monete d'oro e d'argento dei secoli IX e X si connette con l'istoria dell'Atrio di Vesta nei tempi di mezzo. L'atrio, benchè cadente in rovina, fu abitato anche da cospicui personaggi. Quel tesoretto appartiene difatti, ad un ufficiale della Corte di Papa Marino secondo, ed è composto di un soldo d'oro dell'imperatore Teofilo e di 824 denari d'argento di conio anglo-sassone.
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