Pubblicazione: 1886
L'Illustrazione Italiana, 11 luglio 1886.
Per il prolungamento della arcibasilica lateranense si è aggiunta alla chiesa una lunghezza di metri 20.26. Con tale maggior spazio si venne a formare il posto per gli stalli canonicali, i quali, per lo innanzi, nel centro della nave Clementina giravano circolarmente all'intorno dell'absida. Pertanto, là dove si staccava dalla nave suddetta l'antica absida, oggi si vede il grande arco sostenuto dalle due colonne di granito di Baveno, che segnano il passaggio dalla antica alla nuova costruzione.
La decorazione della nave Clementina dava il tema alla ornamentazione per il restauro della chiesa. Prendendosi infatti motivo da quella nave, il prolungamento della basilica venne decorato con rivestimenti a scomparti geometrici di marmi a diversi colori, seguendo però uno stile che manifesta più ricercatezza e presenta un insieme più raffinatamente armonico e studiato.
Il grande arco d'ingresso al prolungamento, sostenuto dalle due colonne corinzie, è in corrispondenza con quella di fondo, che fa da apertura alla nuova absida sostenuta da due pilastri dello stesso stile. Nelle pareti laterali si aprono due archi minori sorretti anche essi da simili pilastri, tra i quali si apre lo spazio alle cantorie. Nei fianchi di queste sono ricavate due finestre in ogni lato, le quali formano balcone, per comodità dei dignitari che, da dietro alle gelosie di legno dorato ed adorne di fogliami ed intrecci, assistono alle solenni funzioni. Questi balconi, tutti in svariati marmi, sono sostenuti da mensole parimente in marmo intagliato, le quali poggiano su testine di serafini da cui partono festoni di frutta diverse. Il parapetto di essi è formato da un loggiato ricco di balaustri in portasanta, ed aventi negli angoli due pilastrini nei quali si veggono su fondo di verde antico gli emblemi componenti lo stemma di Leone XIII. La medesima decorazione è ripetuta nei parapetti delle cantorie, dove però i balaustri sono di giallo antico. La decorazione delle pareti, in pregevoli marmi, arriva fino all'altezza della trabeazione. La parte superiore ad essa, è occupata, nel centro sulle cantorie, dalle due pitture di Grandi, rappresentanti l'una Innocenzo III che tenne il Concilio lateranense, l'altra Leone XIII in atto di ordinare i restauri della Basilica. Ciascuna di queste ha ai fianchi due finestroni analoghi a quelli già esistenti nella nave Clementina. Nella parte inferiore delle pareti sono situati gli stalli per i canonici.
Quantunque dallo stile della nuova nave sia ben distinto quello della decorazione dell'absida, giacchè a cagione dell'antico musaico che ne riveste la vòlta doveva anzitutto con questo collegarsi ed armonizzare, pur tuttavia, avendo per le due parti adottata una decorazione policroma e reciprocamente intonata, tale diversità appena si avverte. È per ciò che la parte bassa dell'absida si vede accuratamente rivestita di marmi il cui scomparto è ispirato allo stile comunemente appellato Cosmatesco.
Nel centro della tribuna in mezzo a due colonne a spirale rivestite fra le eliche di minutissimo musaico a stelle ed arabeschi diversi, è la Sedia Pontificale. Le dette colonne sostengono una trabeazione che gira tutto all'intorno dell'absida e sulla quale al di sopra del Trono si innalza un archivolto a tre centri secondo lo stile dell'epoca. Lo scomparto laterale è ricavato su fondo di marmo formato da gentili risalti scorniciati che racchiudono svariati intarsi in musaico e specchi a varie forme di porfido e serpentino. Il trono pontificio è sollevato dal piano generale per mezzo di cinque scalini a spigolo smussato, anche essi incastonati di musaici nelle fronti. Nel più elevato di essi leggesi la scritta della antica cattedra pontificale: haec est papatis sedes et pontificalis.
La sedia Pontificia anche essa di marmo bianco è rivestita di opera musiva variatissima, con specchi a varie figure formati dalle più rare specie di porfidi, graniti e serpentini. A' piedi della cattedra si vede rimesso in opera il bassorilievo già esistente nella cattedra primitiva, gli avanzi della quale conservansi nel chiostro della basilica. In tale bassorilievo sono effigiate in rilievo le figure dell'aspide, del basilisco, del leone e del dragone in relazione al motto scritturale super aspidem et basiliscum ambulabis, conculcabis leonem et draconem. Dietro tale sedia è una porticina per la quale il Papa, funzionando nella basilica, può ritirarsi in una retrostante cameretta che ha la vòlta a piccoli cassettoni con intagli in stucco e dorature, e di cui le pareti sono rivestite di cuoio e scompartite per mezzo di cornici in noce intagliate giusta lo stile dell'absida. Alle due estremità di questa si aprono le porticine per le quali dalla chiesa si accede al nuovo ambulacro Leoniano. Gli infissi di queste porticine offrono una superficie di intagli ricavati in legno di noce. Lo scomparto a quadri racchiude nodi e foglie e figure fissate negli spazi da chiodi speciali.
Il distacco del mosaico Lateranense dall'antica absida della basilica, il restauro ed il ricollocamento di esso nell'absida nuova merita a preferenza l'attenzione del lettore. Tale mosaico si divide in tre ordini. Nel primo al livello delle finestre sono nove figure di apostoli, nel secondo trionfa nel centro una croce gemmata su cui sta una colomba dalla cui bocca fluisce un torrente di acqua che versandosi sulla croce va a riunirsi al piede di questa come in una fonte da cui partono quattro fiumi nei quali leggonsi i nomi Gion, Fison, Tigris ed Eufrates. Presso la croce sono due cervi in atto di bere e sotto i cervi sei agnelli che si dissetano alle rive dei fiumi.
Sottostante alla croce, nel mezzo dei quattro fiumi si vede una città custodita da un angelo con spada sguainata alla mano. Dal mezzo della città si erge una palma, sui rami della quale posa una fenice, mentre che fra le torri della città vedonsi le teste di S. Pietro e di S. Paolo. Nel centro della croce, in un piccolo tondo, evvi il battesimo di Cristo ed ai lati, come viene indicato dai nomi in lettere perpendicolari, a dritta: S. Paolo che tiene un papiro svolto con sopravi le parole: Salvatorem expectamus Dominum Jesum Christum; viene quindi S. Pietro con lo scritto: Tu es Christus filius Dei vivi, poscia un S. Francesco di figura più piccola, e quindi la Vergine che tiene la mano in testa a Nicolò IV vestito pontificalmente ed inginocchiato. A sinistra della croce, S. Giov. Battista, quindi, più in piccolo, S. Antonio di Padova, poi S. Giovanni Evangelista col motto: In principio erat verbum, e finalmente S. Andrea con un papiro in cui leggesi: Tu es magister meus, Christe.
Sotto tutte queste figure scorre il fiume che contiene scritto il proprio nome Jordanus e sulle acque del quale vedonsi barchette, uccelli acquatici, pesci e fanciulli che vi scherzano sulle onde e sulle rive.
L'ultimo ordine di pitture ha in alto nel campo cosparso di nubi un serafino con sei ale, poi quattro cherubini per ogni lato in atto di adorazione, e finalmente nel centro la figura del Salvatore commemorante la già accennata apparizione.
Stabilitosi di procedere al distacco del musaico, il professor Consoni, Direttore dello Studio dei musaici Vaticani, al quale fu affidato il restauro ed il ricollocamento di esso, suggerì di calcare sul posto e dipingere i fac-simili, la quale operazione come cosa di somma importanza, e sulla quale fondavasi la riuscita del ristauro, fu accuratissimamente dal medesimo sorvegliata e diretta.
Sopra il rivestimento inferiore dell'absida, quale abbiamo descritto, si estende il nuovo fregio in musaico coronato dalla iscrizione ricordativa. Su questo sviluppasi l'antico musaico di Nicola IV che ricopre il tamburo e la vòlta di fondo. Nel prolungamento della basilica, il nuovo pavimento è in marmo, diviso in grandiose figure geometriche, nel centro delle quali è intarsiato lo stemma del Pontefice Leone XIII. La parte di pavimento racchiuso nell'absida, in armonia con la decorazione delle pareti, è di opera alessandrina. È altresì di opera alessandrina il piccolo pavimento della cameretta dietro il Trono Pontificale.
Splendido è riuscito il soffitto della nuova costruzione. Esso, sebbene di stile più ricercato, concorda con quello della nave Clementina. La decorazione ne è formata da stucco addossato a vòlte reali le quali sono sostenute da una robusta ossatura di ferro. Nel centro del soffitto campeggia lo stemma di Leone XIII, nei lacunari d'angolo vi sono alcuni arabeschi che nascono da targhe rappresentanti lo stemma dell'arcibasilica; nei piccoli scomparti veggonsi racchiusi emblemi d'allegorie eucaristiche mentre nei maggiori centrali all'intorno sono gli emblemi episcopali e lunghe targhe sorrette da putti con le iscrizioni, LEO. XIII. P. M. e S. P. AN. VII.
L'ossatura in ferro del soffitto, che per sottrarla alle variazioni di temperatura fu resa indipendente da quella del tetto, è costituita da travi di ferro che corrono nelle costole dei cassetti. Le principali di queste a graticcia sono lunghe 22 metri. Alle travi si appoggiano volte reali in mattoni tubolari a cui sono aderenti gli stucchi; le travi di ferro anche rivestite in laterizio non sono direttamente a contatto con gli stucchi.
I grandiosi lavori eseguiti non si sono limitati solamente alla costruzione della nave da noi descritta, ma hanno dovuto necessariamente avere sviluppo altresì nella nave Clementina con il restauro parziale di essa. Tale restauro è consistito specialmente nella rinnovazione totale del tetto e del soffitto, che venne costruito con ossatura di ferro, vòlte reali e rivestimento in stucco come quello del prolungamento. In questo soffitto Clementino, venne riprodotto esattamente l'antico disegno, pur essendovi stati rimessi in opera, dopo i debiti riattamenti, gli stessi ornati dell'antico soffitto. Si rinnovò eziandio l'intero cornicione, e dall'abile artista prof. Luigi Fontana furono rinfrescate le pitture nelle pareti, alcune delle quali si dovettero quasi del tutto riprodurre. Anche il pavimento di questa nave è stato rimesso a nuovo e completamente restaurato in molte parti svariate e consumate.
La basilica lateranense difettava dei fabbricati accessori indispensabili alle esigenze ed alla maestà del culto, perchè quelli esistenti non erano al certo bastanti allo scopo. È per questo motivo che in una alla rinnovazione dell'absida e prolungamento della basilica, al Laterano si aggiunsero nuove dipendenze con le costruzioni erette all'intorno della nuova parte della chiesa...
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