Pubblicazione: 1890
L'Illustrazione Italiana del 16 febbraio 1890.
Nel nostro numero dell'8 novembre 1885 demmo già un accenno di questo nuovo ponte da costruirsi in Roma, in sostituzione dell'antico Ponte Rotto o Palatino, per mettere in comunicazione diretta i centri popolosi di Via Montanara e di Piazza dei Cerchi col quartiere di Trastevere e con la sua nuova stazione ferroviaria.
Il progetto studiato per conto dell'Ufficio del Tevere, è dell'ingegnere del Genio Civile, signor Augusto Polidori il quale è stato poi il direttore dell'intera costruzione.
I lavori principiati nel novembre 1886 sono terminati coi primi di quest'anno. Essi vennero assunti dall'Impresa Ischokke e Terrier, la quale cedette, alla sua volta, tutti i lavori della parte in ferro all'Impresa Italiana di Costruzioni metalliche.
Nel suo complesso il nuovo ponte è largo 20 m. come il ponte Garibaldi, e consiste in sei grandi travate continue, parallele, tutte sottoposte al piano stradale. Queste sei grandi travate oltre che sulle spalle estreme poggiano su quattro pile intermedie, disposte a ventaglio, per passare gradatamente dall'obliquità d'una spalla a quella dell'altra, e per assecondare i filoni dei due rami del fiume che dopo oltrepassata l'isola Tiberina tendono a riunirsi su uno solo. Sull'asse queste pile sono presso a poco equidistanti fra di loro m. 32 per cui l'intera lunghezza del ponte da spalla a spalla, risulta all'incirca di m. lin. 160.
Le fondazioni furono eseguite col sistema dell'aria compressa, adottato ormai generalmente per tutti i lavori della sistemazione del Tevere.
Le parti in vista delle murature vennero costruite in travertino della cava del Barco presso Tivoli, la stessa che all'epoca dei Romani fornì i blocchi pel Colosseo e per gli altri grandi monumenti della città. Di questo materiale furono fatti anche i lavori di finimento più delicati, come i cappelli delle pile, e i parapetti delle piazzette in corrispondenza delle spalle.
Le parti in vista delle travate furono decorate con cornici e colonne in ghisa, che pur lasciando alla costruzione il suo carattere moderno di opera in ferro le hanno dato un'impronta grandiosa quale si conviene ad un ponte nell'interno di una città come Roma.
Compresi i marciapiedi in asfalto, eseguiti dalla ditta Parboni, e la pavimentazione della carreggiata in legname, eseguita dalla ditta Trémont, il costo dell'intera costruzione non supera due milioni.
È sperabile che il Comune pensi ora a sistemare le strade d'accesso onde tanto denaro speso e simile opera grandiosa diventino di vera utilità pubblica.
Con la sistemazione della sponda anche la celebre Cloaca massima ha cambiato d'aspetto, essa rimane ora incorniciata da un grandioso arco che sostiene il Lungotevere — e il tempio di Vesta, che godesi intiero dalla piazza della Bocca della Verità, vedesi dal ponte tagliato a metà per l'alzato livello delle sponde.
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