Pubblicazione: 1900
L'Illustrazione Italiana. 19 Agosto 1900. (Disegno di Edoardo Matania. "Nella notte del 13 (lunedì) ad ora tardissima, sì sparse come un lampo per Roma che un grave disastro ferroviario era avvenuto. Si seppe che îl treno direttissimo RomaFirenze, sul quale trovavansi il granduca Pietro di Russia con la consorte granduchessa Militza, sorella della Regina Elena, reduci dai funerali d'Umberto I, era stato investito dal treno diretto, partito successivamente da Roma per Ancona.
Ecco come precisamente avvenne il disastro, che impressionò dolorosamente tutta Italia. Al treno, partito în orario da Roma per la linea di Firenze-Bologna, e che portava il granduéa Pietro di Russia e la granduchessa Militza in un vagone-letti, un freno funzionava male. Ciò non ostante, il treno, che, oltre alle Loro Altezze, portava pure la missione belga inviata ai solenni funerali di re Umberto I, la missione turca e molti viaggiatori di prima e di seconda classe, fu lasciato portire!. Lungo il viaggio, a ogni momento, allentava, a causa di quel freno guasto, e, d'un tratto, a un centinajo di metri da Castel Giubileo dovette fermarsi per essere riparato alla meglio. Il convoglio era fermo da alcuni minuti, nella rasa, deserta campagna, nel silenzio notturno, quando ad un tratto, un fischio lungo, acutissimo rintrona nel silenzio della campagna sterminata; pochi secondi dopo, un rombo immenso, una scossa terribile, un fragore infernale. La catastrofe è compiuta. Molti saltano dagli sportelli, altri gridano, urlano, mandan lamenti lunghi, strazianti. In tutti è una disperazione indescrivibile.
Per l'urto violentissimo dei treni le ultime tre vetture del diretto Roma-Firenze rimasero, infatti, del tutto frantumate, Molti viaggiatori poterono, però, per fortuna, udire il rumore del treno che: sopraggiungeva e così miracolosamente salvarsi precipitandosi, in tempo, dagli sportelli o prendendo altre precauzioni di salvezza.
La scena in mezzo alla campagna e a quella oscurità, era veramente spaventosa: nel silenzio della notte non udivansi che gli strazianti lamenti dei feriti e dei moribondi.
Il Re, vestitosi in fretta, in quel momento di confusione, uscì dal Quir nale a piedi con la Regina, che aveva indossata una veste di camera e uno scialle. Giunti in piazza dei Cinquecento vedendo essere impossibile far presto con altri mezzi, i Sovrani decisero sallire in una carrozzella da nolo. ll Re, per accertarsi che si provvedeva a tutto, restò lunghe ore insieme colla Regina, coi ministri e con le altre autorità sopravvenute da Roma, e recandosi da un treno all'altro per vedere e dare ordini, per assistere i feriti.
I morti sono 16; un centinajo i feriti. I morti hanno i lividi segni dell'asfissia; gli altri sono tutti macellati, Fu aperta subito un'inchiesta per punire i colpevoli. Si fecero alcuni arresti. Il danno si fa ascendere a due milioni e più."
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