Pubblicazione: 1900
L'Illustrazione Italiana. 11 novembre 1900. (Disegno di Edoardo Matania. "Il concorso per le sculture del Palazzo di Giustizia, edificio dell'architetto Guglielmo Calderini, tuttora in costruzione ai Prati di Castello, si è svolto e concluso in tre prove. Fin dalla seconda di esse però furon definite le gare pei lavori d'importanza minore, cioè lo stemma e le statue della legge e dei legislatori, gare che attrassero un gran numero di concorrenti. Per i lavori d’importanza superiore, il frontone del prospetto e la quadriga del fastigio, fu necessaria la terza prova, da cui emersero vincitori Enrico Quattrini, umbro, per il frontone, Ettore Ximenes, siciliano, per la quadriga.
Fra quelli che trionfarono nelle due gare precedenti ricordiamo Eugenio Maccagnani, il Benini, il Pizzichelli, Michele Tripisciano.
Nella gara definitiva per il frontone, Enrico Quattrini espose tre bozzetti, nei quali era evidente la sua dote artistica più spiccata, la facilità nel modellare eleganti e gradevoli figure. Il gruppo scelto, la Giustizia fra la Legge e la Forza, di stile alquanto pomposo, si accorda assai bene con le linee architettoniche del Palazzo del Calderini, e si faceva subito notare per il senso decorativo che mancava in varî altri saggi del concorso medesimo. Eccellente concorso, del resto, a cui presero parte con prove più o meno lodevoli Adolfo Laurenti, Costantino Barbella, Nicola Cantalamessa-Papotti, Luciano Campisi, Ernesto Bazzaro, Giovanni Nicolini. I due ultimi meritano d'essere ricordati, il primo per la originalità e l'animazione di una delle tre figuro costituenti il gruppo, quella della Forza, il secondo per l’unità del concetto espresso dalle tre figure medesime con vera dignità monumentale.
Nella prova anteriore per il frontone si erano presentati artisti d'alto valore e di gran nome, come Emilio Gallori ed Augusto Rivalta, che poi si ritirarono; ma fin da allora il saggio del Quattrini era stato messo in prima linea.
I concorrenti per la quadriga, com'è naturale, furono in assai minor numero anche alla prima gara; ricordo Raffaello Romanelli e Mario Rutelli, insieme con David Calandra ed Ettore Ximons, che, eletti con pari voti, dovettero riconcorrere soli, così che la battaglia si mutò in duello. Nobile duello, peraltro, che lasciò ancora una volta in sospeso il giudizio. Il Calandra non volle tornare una terza volta nell’agone, o lo Ximenes ebbe alla fine la piena approvazione esponendo un bozzetto di gran Junga superiore ai due precedenti.
In verità, di bozzetti egli no aveva già presontati tre; poichè nella prima gara, oltre la quadriga concepita secondo la tradizione, v'era quella in cui quattro leoni surrogavano i quattro cavalli. Non so per qual ragione l’idea, che a me paro felicissima, sia stata messa da canto. Non certo per l'effetto decorativo, perchè, data l'architettura del Calderini, la massa dei leoni risultava più in armonia di quella, meno intensa, dei cavalli; nè per il significato, in quanto che i leoni, emblemi della forza bruta, domati, aggiogati dalla Giustizia, non potevano offrir dubbî sull’intendimento dell’opera.
A ogni modo, scartata la originalissima composizione, Ettore Ximenes rifece il gruppo della quadriga equina una seconda e una terza volta, eliminando in questa il difetto di brio che si notava nella prova anteriore, derivante senza dubbio dal sennato, ma esagerato preconcetto di non presentar la Giustizia sopra un carro trionfale coi caratteri d'una Vittoria.
La grandiosa opera verrà eseguita in bronzo, sarà alta undici metri e collocata a più di qua‘anta metri dal suolo, sul colossale prospetto del Palazzo che guarda il ponte Umberto. E così la gigantesca, alata figura della Giustizia si troverà nell'aerea regione, ove finora ergesi solo Angelo della Mole Adriana, lì presso, in atto di ringuainare la spada."
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