Pubblicazione: 1901
L'Illustrazione Italiana. 20 ottobre 1901.
"Prima che il Tevere sistemamato come ora è, la corrente era chiamata verso il ramo sinistro per elfetto di un contraccolpo che riceveva dalla sponda destra cui era spinta da una sensibile curva innanzi la sporgenza che facevano i murì della Farnsina e annullata la curva e quindi l'effetto del contraccolpo, diminuì la tendenza verso il rato sinistro, scendendo la corrente dal ramo destro, più breve e più diretto.
Questo vizio del fiume si accentuò sempre più per il fatto che fu aumentata la quantità d'acqua del ramo destro, dopo l'allargamento del ponte Cestio, e che ne fu reso il fondo facilmente scavabile dopo la demolizione di un'antica platea ivi esistente.
Da tutto ciò insieme venne che il ramo sinistro fu completamente abbandonato dalla corrente, e si interrì, e che il fondo del ramo destro si andò eccesivamentemente e pericolosamente abbassando. Le conseguenze sono note.
La commissione presieduta dal ministro dei lavori pubblici e presieduta dal senatore Cremona nella relazione dello scorso giugno, proponeva la soppressione dell'Isola Tiberina, per dare anche qui al fiume un ramo unico della sezione normale adottata per il resto del tronco urbano, e il presidiare i muri, per tutta la loro estensione, con banchine e scogliere. Ma la proposta della distruzione della storica Isola sollevò, e ragionevolmente, un tale coro di proteste nella cittadinanza e in Consiglio Comunale, che fu dovuta abbandonare, e nella tornata della Camera del 24 giugno il ministro dichiarò che l'isola sarebbe rimasta incolume.
Scartato quel radicalissimo rimedio, rimaneva logicamente a studiare come poter riattivare il ramo sinistro per togliere le cause che avevano portato al disastro. Furono ventilati parecchi progetti, fra cui quello di uno spartiacque che procedesse dalla punta dell'Isola a dividere in maniera adeguata la corrente; ma poi tutti furono abbandonati, e prevalse questo criterio: cioè, per provvedere al mantenimento dell'Isola, occorrerà rialzare il fondo del fiume in corrispondenza dei ponte Cestio, e dell'antica platea demolita, rendendolo incorrodibile per modo che l'acqua, non potendo più approfondire il letto, sia obbligata ad elevarsi di tanto quanto le occorre per vincere le maggiori resistenze che incontra a percorrere l'altro ramo.
Frattanto, non potendosi limitare la sezione del fiume nel ramo destro fino a che non sarà eseguito lo stesso di quello sinistro, si è iniziata l'apertura di un canale della larghezza in fondo di circa 3o metri, arrestato per ora fino al piano di magra, per offrire un varco libero alle piene del prossimo autunno. Tale lavoro, che importa un movimento di materie per oltre 100000 m.c. viene ora eseguito; le materie vengono trasportate con vagoncinì e su barche e scaricate a valle lungo le sponde del fiume.
Nel tratto del Lungo Tevere Anguillara, in cui rovinò il muraglione, venne sistemato il terrapieno ritagliandolo a scarpa, rivestendolo con muro a secco rinforzato da archi e pilastri in muratura in malta e presidiato al piede da robuste palafitte. Inoltre, furono difese don scogliere formate da massi artificiali le fondazioni del muro di sponda del Lungo Tevere Albertenghi, che ebbe a subire notevoli movimenti, e quelle dei ponti Cestio e Palatino, mi macciati da scalzamenti: e, a difesa di eventuali scalzamenti dei muri, sono in corso di esecuzione altre gliere in altri tratti del tronco urbano."
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