Pubblicazione: 1909
L'Illustrazione Italiana. 17 Ottobre 1909.
"Fervono sui giornali di Roma le polemiche intorno all'opera del Comitato per lo Feste Commemorative del 1911. Veramente, il tempo non parrebbe più da polemiche, ma da fatti; e, poichè siamo già nell'ottobre del 1909, ci fu chi ha ricordato al Comune di Roma la vecchia sentenza con cui agli esami, i professori sogliono rimproverare gli scolari negligenti: oportet studuisse non studere. Tuttavia, del vasto programma abbozzato dal Comitato Rsposizioni d'arte, di architettura, d'archeologia, retrospettive d'arte moderna del Medio Evo del Rinascimento del Settecento, di Etnografia italiana ecc; cioli di audizioni musicali, ferrovia da Roma al mare; corteo storico e festa imperiale sul Tevore, concorso ippico, ginnastico, di tiro a segno, di aviazione eco., una parte almeno comincia ad uscire dal regno delle ipotesi per entrare in quello della realtà: il palazzo dell'Esposiziono di Belle Arti comincia al elevarsi sul terreno di quella che fu la Vigna Cartoni.
Nel concetto del Comitato, il palazzo dell'Esposizione dovrebbe es sere il punto centrale intorno a cui devono raccogliersi i Padiglioni delle nazioni: poichè ognuna delle nazioni che parteciperanno all'Esposizione dovrà, o dovrebbe, costruire uno speciale Padiglione: del nucleo degli edifici dell'Esposizione farà parte anche la sezione internale dell'Esposizione di Architettura.
La nostra incisione rappresenta, dirò così, la visione ideale di quello che dovrebbe esser l'Esposizione internazionale di Belle Arti a Roma nel 1911.
Il palazzo dell'Esposiziono, propriamente detto, è opera di Cesare Bazzani: il progetto fu scelto inseguito ad un severo concorso, ed è generalmente piaciuto. Il Bazzani ha ben ricordato che il Palazzo non dev'essere uno dei soliti padiglioni che durano un anno: esso dev'essere la futura sede della Galleria d'arte moderna a Roma, e dovrà perciò sostituirsi a tutto il complesso degli istituti artistici della città, da troppo tempo costretti in locali angusti disadatti e qualche volta pericolanti. Il palazzo copre un'area di 5000 metri quadrati; si compone di un piano principale rialzato di parecchi metri sopra il piano stradale, e vi si giunge per un'ampia scalea e por una rampa carrozzabile. Al di sotto v'è un piano sotterraneo, con vasti ambienti per il deposito delle opere, per magazzini, per il servizio, per il riscaldamento dell’edificio; il:secondo piano è limitato all’alloggio di duo impiegati e alla Galleria dei disegni.
Il piano principale si compone del pronao d'accesso, del vestibolo, della sala per le cerimonie inaugurali, del salone d'onore, e di venti altre sale, oltre a locali d'ufficio, di sorveglianza, di toilette, ecc. Gli ambienti sono tutti di grandi proporzioni, è si susseguono in modo da dare sfuggite prospettiche prolungate; ciò che giova non Solo all’ee Stetica ma alla più facile sorveglianza dei locali. La luce scende dall’alto uniforme ed abbondante: così che tutte quattro le pareti di ogni ambiente, saranno ugualmente illumi naté. L'edificio rinchiude due pi colî chiostri messi a giardino, in cui zampilleranno due fontane; e sarà tutto circondato da altri giardini. Questi costituiscono lateralmente al palazzo due esedre destinate all’ esposizione all'aria aperta delle grandi sculture; e, posteriormente, daranno luogo, seguendo il pendio del terreno, a terrazze e a scalee, che, secondo il bisogno, potranno essere ricoperte da padiglioni provvisori.
La scalca che dà accesso al pronao ha 30 metri di fronte: la lunghezza massima dell’edificio è di metri 140, l'altezza di metri la maggior sala ha 560 metri quadrati di area. Secondo_il progetto dell’architetto, l’intiero edificio doveva essere costruito in travertino, la classica e gloriosa pietra degli edifici romani. Ma paro che per ragioni finanziarie il travertinò non si vedrà apparire che în parte: anche si dice, che bisognerà rinunciare al fregiò plastico sul pronao, ai due fregi pittorici sui fianchi, e forse... ad altro ancora. Ed è male: ed io spero, quando dovrò proseguire ad illustrare l'opera del Comitato esecutivo, di poter dire che queste voci erano calunnie...
Arturo Calza"
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