Storia
CronologiaNiccolò Colonna, entra in Borgo da porta Settimiana con le sue milizie, e insieme al conte di Troia distrugge le macchine di assedio dell'esercito della lega anti-napoletana sul campanile di San Pietro e di Santo Spirito in Sassia.
Posa della prima pietra del nuovo monastero femminile di Santa Maria Regina Coeli a via della Lungara.
Papa Benedetto XIII accorpa l'ospizio dei Folli di Santa Maria della Pietà a Piazza Colonna, all'Arcispedale di Santo Spirito, decretando la costruzione di una nuova sede presso Porta Santo Spirito.
Il convento di Santa Maria Regina Coeli alla lungara viene confiscato alle monache carmelitane per essere trasformato in un nuovo carcere.
Nel chiostro di s. Giacomo in Settimiana, è stato ricuperato un cippo di marmo, alto met. 0,96 largo 0,40, capovolto ad uso di labro per una vasca da lavare.
L'iscrizione è del seguente tenore: D M | L LAVTIO CELADO | LAVTIA TYCHE | CONI uGIRARISSIMO | (orciuolo) eT DESE BENEMERITO ET (patera) | NERIVS LAVTIVS | CELADVS FILIVS | PATRI OPTVMO | ET SANCTISSIMO | FECERVNT; Quivi pure esiste la parte inferiore di un cippo scorniciato con le lettere : MEI... TES | FRATRI pieNTISSIMO | FECIT.
Rodolfo Lanciani
In via della Lungara n. 51, proprietà Sebastiani, alla profondità di 3 metri sono state scoperte le reliquie di un sepolcro, con basamento hmgo 3 metri, e quattro loculi chiusi da mattoni bipedali.
L'imprenditore Ettore Calzone fonda via della Lungara la Tipolitografia Romana, che produce stampati vari, registri, calendari, scatole di cartone secondo moderni metodi produttivi importati dagli USA.
Celebrazione per il IV centenario della nascita di Raffaello
Fin dall'aprile dell'anno scorso il Comitato delle feste pubbliche, emanazione del Municipio di Roma, aveva pensato di festeggiare il IV centenario della nascita di Raffaello Sanzio.
L'Accademia di S. Luca, l'Associazione artistica per il loro carattere speciale si erano pure interessate ad onorare la ricorrenza natalizia del grande Genio.
La data del 28 marzo era attesa con impazienza e Roma si preparava a riconoscerla come un giorno festivo. Dalle 8 antimeridiane, ad onta della pioggia fina fina ma uggiosa, si vedevano frotte di gente in abiti domenicali avviarsi verso il Campidoglio e bandiere avvoltolate a lunghe aste dominare la folla che saliva l'erta.
Verso le dieci, quando appunto il corteo doveva mettersi in marcia per il Pantheon, un barlume di sole forando a stento lo strato grigio che copriva il cielo, inviava un saluto alle bandiere che sfilavano per la cordonata di Piazza dell'Aracoeli e alle rappresentanze governative, comunali, accademiche e scientifiche, ecc., ecc., che in frac, gibus, surtout e relativo ombrello formavano il nucleo ufficiale del corteo.
Le guardie di città, i pompieri, i fedeli del Campidoglio nel loro costume barocco, benchè da molti reporters sia stato qualificato come figurino ideato da Michelangiolo e perfino da Raffaello, facevano ala alle autorità.Fra le Società quella che spiccava era l'Associazione artistica internazionale, lo stendardo della quale serviva di centro a 16 bandiere, portanti i colori delle varie nazionalità de' suoi soci.L'intero corteo sfilò innanzi alla tomba di Raffaello depositandovi corone magnifiche.
Il Circolo artistico volle aggiungere a quest'atto collettivo un sentimento gentile di individuale riverenza poichè ogni socio nel passare innanzi alla pietra tumulare offriva un mazzolino di violette, cosicchè le lastre marmoree scomparivano sotto quella specie di giardino improvvisato.
Alle 11 e mezza tutto era finito e le Società e i concertisti e le autorità si sbandavano, intanto che le infinite bandiere ritornavano alle loro rispettive sedi. La folla che assisteva sul tragitto era imponente e finita la cerimonia si riversò nel Pantheon per ammirare nella sua nicchia il busto di Raffaello, che fatto eseguire da Carlo Maratta ne era stato tolto da Leone XII per adornarne la protomoteca da lui istituita.
La gente andava pure ad inginocchiarsi dinanzi alla tomba di Vittorio Emanuele, alla quale pochi momenti prima il Duca D. Leopoldo Torlonia ff. di Sindaco aveva con delicata intenzione apposta una corona.
Alle 2 pom., con l'intervento delle LL. MM., nella sala degli Orazi e Curiazi si commemorò l'opera artistica del Sanzio con un discorso del comm. Quirino Leoni.La sera alle 9, altra commemorazione al Circolo artistico con un programma più variato: le poesie s'alternarono alla prosa e due suonate del prof. Sgambati e quattro pezzi di musica, cantati da quella raffaellesca figura della signorina Lehmann, figlia del noto pittore di Londra, rallegrarono la serata e glorificarono con composizioni di Wagner, Liszt, Gounod, Sgambati, il pittore della sala della Segnatura.
Ma la maggiore attrazione della serata non era al di qua del Tevere. Una commemorazione spontanea e vivace aveva luogo nel Trastevere. Già fin dal mattino il movimento in quella parte della città, per solito poco visitata, era stato acceleratissimo.
Il duca di Ripalta dopo tanti anni di dinieghi aveva aperto al pubblico il celebre palazzo della Farnesina, che dà sulla via della Lungara, ove a pianterreno Raffaello aveva dipinto a fresco tutta di sua mano la Galatea, e di più aveva fatto i cartoni della decorazione del portico, immaginandovi la favola di Amore e Psiche.
La fila delle vetture arrivava fino a S. Pietro: la folla era così impaziente che il duca Ripalta dovè ricorrere alle guardie di città e di questura per regolare gli aditi o le uscite. Cadde la notte e non tutti poterono godere la vista di quelle meraviglie artistiche.
Molti forestieri, che pazientemente avevano atteso la volta loro, dovettero ritirarsi crucciati di aver fatto invano per più quarti d'ora la coda. Per buona fortuna i trasteverini avevano preparata una gradevole sorpresa. Porta Settimiana — prossima alla Farnesina — era decorata di pennoni, illuminata e inghirlandata. Dei globi areostatici, con suvvi iscrizioni d'occasione e Raffaelli e Fornarine dipinte, si alzavano nell'aria, e la casa della Fornarina, dal basso all'alto coperta di fiori, veniva illuminata dai riflessi colorati dei bengala.
Le trasteverine s'erano coperte le mani, il collo, il seno di gioielli e processionalmente si portavano nella bottega del fornaio — che occupa il pianterreno di quella storica casa — ad ammirarvi una cromolitografia rappresentante la figura di donna inginocchiata della Trasfigurazione, nella quale Raffaello aveva per l'ultima volta copiato le forme opulente della donna amata.
I propositi e le osservazioni di quelle semplici popolane erano il condimento più piccante e più dilettevole della festa.Le osterie erano piene: la soddisfazione dava una fisionomia simpatica a quel rione popolato, ma ordinariamente tranquillo.I trasteverini con spontaneità lodevole s'erano messa su da loro quella festa e con orgoglio ne vantavano la riuscita.
La spiegazione di quel complesso di cose vien data dalla seguente iscrizione, che abbiamo copiata da uno stendardo della porta Settimiana:
IN ONORE DI RAFFAELLO SANZIO RICORRENDO NEL IV CENTENARIO DELLA NASCITA IL CIRCOLO RAFFAELLO E FORNARINA FESTEGGIA.
G. B.
Demolita una casa in via della Lungara, è stato recuperato un grande sarcofago in marmo, lungo m. 2,12, alto m. 0,66 e profondo m. 1,03. La fronte di esso è ornata delle consuete baccellature ondulate. Nel centro vi è figurata una botte, e gli angoli sono decorati con due pilastrini scanalati.
Giuseppe Gatti.
Viene completato il nuovo avancorpo del carcere di Regina Coeli su via della Lungara.
Nel taglio della riva destra del Tevere, presso la testata del ponte in ferro alla Lungara, dinanzi al palazzo Salviati, sono stati scoperti gli avanzi di un'antica strada che correva con direzione quasi parallela alla riva, ascendendo verso tramontana.
Il tratto scoperto è lungo m. 3,50, ha la pendenza del 5 %, è ben conservato, e trovasi a m. 4,50 al disotto dell'odierno piano stradale.
D. Marchetti.
Nel rinforzare le fondamenta del fabbricato posto in via della
Lungara n. 42, sull'angolo della via degli orti Aliberti, si è rinvenuto un antico
sarcofago fittile, lungo m. 2,00 X 0,35 X 0,40. Era coperto, come al solito, di grossi tegoloni, ma rotto e danneggiato in varie parti. Vi si contenevano soltanto le ossa del defunto, sconvolte e frammiste alla terra.
Giuseppe Gatti.
Negli sterri, per la costruzione del collettore delle acque urbane sulla sponda destra del Tevere, di fronte alla chiesa di s. Giacomo alla Lungara, è stato rimesso all'aperto un avanzo di pavimento a musaico, formato di lastrine rettangolari di marmo bianco, rosso e nero, alternate e disposte due a due normalmente fra loro. Attorno al pavimento girava una cornice a tasselli bianchi e neri; e ad essa adiacente era una larga fascia di lastre di peperino, sulla quale furono ritrovate tre basi ed un rocchio di colonna scanalata, del diametro di m. 0,35, parimenti in peperino. Queste basi erano al loro posto, alla distanza di m. 1,82 l'una dall'altra.
Giuseppe Gatti.
A seguito delle demolizioni al Palazzo Torlonia, il gruppo Ercole e Lica viene trasferito a Palazzo Corsini, sede della galleria Nazionale d'Arte antica, in un andito a pianterreno in attesa della sua collocazione definitiva: "È l'avvenimento artistico del giorno nella Capitale. Le demolizioni di piazza Venezia han fatto parlare assai, dopo un secolo della sua esistenza, del gigantesco gruppo fa scaglia Lica, d'Antonio Canova, Trovavasì infatti collocato in un'apposita edicola nel palazzo Torlonia a Roma; ma ben pochi avevano il bene di poter ammirare quello stupendo capolavoro, nel quale il sommo statuario veneto, eguagliò Michelangelo nell'ardimento del gruppo titanico, nel movimento furibondo, immane di Ercole. Il gruppo è valutato oltre il milione di lire.
La galleria d'opere d'arte del Torlonia e il sontuoso suo appartamento, secondo la volontà del defunto Duca, dovevano essere, alla fine, esposti alla vista del pubblico. Ma era scritto lassù che dovessero, invece, scomparire. Il palazzo cominciò col cedere il suo angolo nord per il rettifilo della Via Nationale e fu destinato ch'esso sparisca anche per il resto, affine di non impedire la veduta del Corso sul sorgente monumento a Vittorio Emanuele; mole che quando sarà finita (quando ?) parrà degna dei secoli antichi. Fu approvata dal Parlamento la convenzione, per la quale la Galleria Torlonia entrava a far parte, come sezione speciale, della Galleria antica Corsini in Trastevere, nel palazzo dei Lincei; e adesso, era venuto appunto il momento che l'ornamento massimo della galleria Torlonia doveva essere trasferito nella nuova sua sede, che si crede definitiva. Eminenti artisti (Giulio Monteverde, Maccari, Galloni, Biondi) volevano collocare quel gruppo meraviglioso nella Galleria d'arte moderna in via Nazionale. Infatti, nessun'altra opera d'arie del secolo XIX poteva -illustrarla meglio, tanto pii, che il Canova esercitò sugli statuarii del secolo or ora passato influenza grandissima. Ma i propugnatori dell'idea dovet-tero, con rammarico, vederla cadere. E il gruppo moderno di Erede che scaglia Lica (è spaventoso l'eroe che scaglia come un fuscello quella delicata creatura atterrita, venne in questi giorni trasportato fra i gruppi antichi.
L'opera dell'immortale Possagnese, su carri guidati da parecchie coppie di cavalli da tiro, pareva un fantasma enorme della Grecia leggendaria che passasse per la Roma d'oggi."
In via della Lungara, per i lavori del collettore dicontro al carcere di Regina Coeli è stato scoperto, alla profondità di m. 2,60 dal piano stradale, un muro in opera reticolata di tufo, ed a piccola distanza da esso un avanzo di pavimento a mattoncini disposti ad opera spicata.
Giuseppe Gatti.
In via della Lungara, eseguendosi lo sterro per la costruzione del muraglione sulla sponda destra del Tevere, di fronte al vicolo delle Mantellate, è stato rimesso all'aperto, per la lunghezza di m. 5,20, un avanzo di grosso muro formato con massi squadrati di tufo. La direzione di questo muro è normale alla riva e all'asse del fiume, ed accenna a continuare verso la via della Lungara, sotto il cui livello trovasi circa tre metri.
Alla distanza di m. 10 dal descritto muro in tufo, ne è stato scoperto un altro costruito in buona opera laterizia, il quale però segue la direzione della strada moderna ed è parallelo al corso del Tevere.
Giuseppe Gatti.
In via della Lungara, proseguendosi gli sterri per il muraglione sulla riva destra del Tevere, sono stati trovati due pezzi di un lastrone di travertino, i quali si ricongiungono e presentano questo avanzo di iscrizione sepolcrale, incisa entro una tabella semiciclata.
Giuseppe Gatti.
Nello sterro, che si eseguisce in via della Lungara per la costruzione del muraglione sulla sponda destra del Tevere, si è scoperto, quasi di fronte alla via delle Mantellate e alla profondità di m. 4,50 sotto il livello stradale, un tratto di antica costruzione in grandi massi squadrati di tufo, ad un solo filare. I massi misurano, in media, m. 1,48 X 0,58 X 0,55.
Giuseppe Gatti.
In via della Lungara, negli sterri per la costruzione del muraglione del Tevere, dirimpetto alla via delle Mantellate, si è trovato un antico sarcofago fittile, in forma di labrum, coperto con tegole a doppia pendenza. Vi erano conservate le ossa del defunto, senza alcun oggetto di suppellettile funebre.
Giuseppe Gatti.
Continuandosi i lavori di sterro per la costruzione del muraglione sulla riva destra del Tevere, in via della Lungara, e quasi di fronte alla via delle Mantellate, si è scoperto un lungo tratto di antica costruzione in opera quadrata, la cui direzione è quasi parallela alla stessa riva del fiume.
Essa trovasi a circa tre metri sopra il livello di magra delle acque; ed è formato di parallelepipedi di tufo, lunghi m. 1,20 X 0,60 X 0,60, disposti alternatamente per lunghezza e per testata. Ne era conservato un solo filare.
Fra la terra si sono raccolti due frammenti di sarcofagi marmorei, uno dei quali porta in rilievo un grifo alato, l’altro ha le solite baccellature strigilate. È stato pure recuperato un pezzo di lastra marmorea, di m. 0,20 X 0,16, che conserva: ...EW ...|... IC HC ...|... PWN B ...|... IA MAT ...|... TAC TA ...
Giuseppe Gatti.
Durante lavori di sterro per la realizzazione di un collettore a via della Lungara, a 5 metri sotto il piano stradale emergono due sarcofagi in marmo, con il coperchio ancora sigillato dalle grappe di ferro. Osservando le decorazioni sulle pareti di uno di essi (il mistico pescatore, un pesce appena catturato all'amo e un altro nel piccolo cesto stretto nella mano destra), l'archeologo Giuseppe Gatti associa la sepoltura ad uno dei primi cristiani. I sarcofagi vengono portati al Museo delle terme e posti nel Chiostro della Certosa.
In via della Lungara, continuandosi i lavori di sterro per la costruzione. del collettore sulla riva destra del Tevere, di fronte al casamento segnato coi numeri civici 61, 62, ed a m. 5,60 sotto il piano stradale, sono stati scoperti due grandi sarcofagi in marmo, tuttora chiusi dal loro coperchio, che era tenuto fermo con grappe di ferro impiombate. Il primo è lungo m. 2,15, largo m. 0,60, alto m. 0,67; l'altro è parimenti lungo m. 2,15, largo m. 0,76, alto m. 0,70.
Ambedue portano sulla fronte e sulla cimasa del coperchio sculture figurate: l'uno rappresenta scene di caccia; l'altro ha soggetti cristiani, cioè, nel mezzo, la defunta in atteggiamento d'orante, sull'angolo destro il buon pastore, sull'angolo sinistro il pescatore, ed inoltre nei due fianchi vi sono figurati i mistici agnelli e la scena del battesimo. Ne daremo prossimamente una più completa illustrazione.
Fu pure ricuperato nello stesso luogo un frammento di cippo, in travertino, su cui restano queste poche parole: ...ORI... | ...RIS DIVI... | ...AE TRAIA... | ...K TRIB. Spetta questo frammento ad un cippo terminale delle ripe del Tevere, posto sotto Traiano; e precisamente alla serie di quelli che furono eretti da Tib. Giulio Feroce nell'anno 101, e di cui sono già noti due esemplari (C.I.L. VI, 31549 c, e).
Altri simili cippi appartengono all'anno 103; ma il nuovo frammento non può essere attribuito a questa serie, perchè quivi si trovano aggiunte la quarta salutazione imperatoria di Traiano e l'appellazione di Dacico, che quest'imperatore assunse nel 102, e per tali indicazioni manca assolutamente lo spazio, come risulta dalla reintegrazione che può esserne sicuramente fatta nel modo seguente: ex aucTORIT ate | imp. caesa RIS DIVI | nervae f. nerv AE TRAIAni | aug. germ. pont. max TRIB pot. v | cos. iiii p. p. | ti. iulius ferox cur. a ei et | riparum tiberis et cloacarum | urbis terminavit ripam r. r. | prox. cipp. p. .......
Giuseppe Gatti.
Fu già annunziato nel dicembre dello scorso anno, che per i lavori predetti erano stati recuperati due sarcofagi di marmo, scolpiti, e chiusi col proprio coperchio.
Il primo ha nel mezzo un clipeo sostenuto da due Genî alati, entro il quale è scolpita una protome virile, soltanto abbozzata nel volto. Sotto al clipeo, due cornucopi legati insieme e ricolmi di frutta. A destra tre Genietti, che reggono con la sinistra un'asta, stanno in atto di sacrificare sopra un'ara ardente. Una simile scena ho è rappresentata dalla parte sinistra, ove però la figura di mezzo non ha l'asta, ma suona la doppia tibia. Sul coperchio si ha nel mezzo un cartello per l'iscrizione, che non vi fu incisa; agli angoli due maschere; il resto è ornato con scene di caccia ad animali selvatici.
L'altro sarcofago, decorato con baccellature ondulate, porta scolpiti soggetti d'arte cristiana, che diamo riprodotti in proporzioni maggiori. Nel mezzo della fronte, entro una edicoletta, che con gli alberi e le colombe simboleggia il giardino celeste, ove risiedono le anime dei beati, sta la figura velata della defunta in atteggiamento di orante.
All'angolo sinistro è rappresentato il mistico pescatore, simbolo del battesimo. È vestito di tunica esomide, e nudo in tutto il resto della persona. Con la destra tiene la canna da cui pende il laccio con l'amo, e
questo si vede abboccato da un pesce, la cui testa emerge dall'acqua; nella sinistra stringe un piccolo cesto, entro il quale vedesi la testa di un altro pesce.
Sull'angolo destro è scolpito il buon pastore, barbato, vestito di tunica succinta e calzari, con la pecora sulle spalle ed lo zaino pendente a tracolla: un'altra pecora è ai suoi piedi e volge in alto la testa per guardare il pastore.
I due fianchi del sarcofago sono anch'essi ornati di sculture. Il lato che corrisponde al pescatore, esprime una scena reale di battesimo per immersione. Un fan- ciullo nudo sta immerso nell'acqua fino alle ginocchia, e sul capo di lui stende la mano il battezzante, che con la sinistra stringe il libro della legge evangelica.
Sul terreno asciutto è figurato un albero, e dall'acqua emerge una canna palustre. Sul lato poi che corrisponde all' immagine del pastore evangelico, si hanno distribuite in tre zone undici figure di agnelli; nove in atto di camminare, quasi seguendo il pastore, e due che riposano. Il coperchio di questo sarcofago porta scolpiti pesci e mostri marini, che guizzano nelle onde. Anche qui si ha il cartello preparato per l'iscrizione sepolcrale, che però non vi fu incisa.
Il primo sarcofago con sculture pagane conteneva uno scheletro di donna in età avanzata, il cui capo era adagiato sopra una specie di cuscino. Questo era riempito, come pare, di sostanze balsamiche e resinose. Eguali sostanze, con minutis- simi filamenti d'oro si sono riconosciute sotto lo scheletro, distese sopra uno strato di materie vegetali.
Nel sarcofago cristiano furono trovati due scheletri, l'uno di donna adulta, l'altro di uomo ancora giovane. Il seppellimento però dei due defunti non fu contemporaneo; ma quando il secondo cadavere fu inumato, le ossa del primo furono in parte spostate. In questo sepolero si rinvenne soltanto un aneilino di osso nero, del diametro di 16 millimetri.
I due sarcofagi si rinvennero addossati obliquamente l'uno all’altro, in modo che l'angolo destro del secondo toccava il lato posteriore del primo. Essi erano posati sul terreno, a soli m. 5,70 sotto il piano stradale moderno, e certamente ad un livello superiore a quello che aveva la ripa transtiberina nel secolo quarto, alla quale età i sarcofagi possono essere attribuiti.
Considerando inoltre che il sarcofago con sculture cristiane, destinato a seppellirvi una sola defunta, si trovò contenere un secondo scheletro; che il busto d'uomo nell'altro sarcofago restò soltanto abbozzato, mentre poi vi vi fu sepolta una donna; e che gli epitaffi non vi furono mai scritti, a me pare che il seppellimento debba riferirsi ad età posteriore al quarto secolo, e che furono ado perati sarcofagi o già da lungo tempo preparati o serviti prima in altro luogo altre tumulazioni.
Giuseppe Gatti.
In via della Lungara, di fronte al ponte di s. Giovanni de' Fiorentini, sterrandosi per la costruzione del collettore, si è incontrato, alla profon dita di m. 7 dal piano stradale, un tratto di muraglione in massi rettangolari di tufo, che ha direzione parallela all'asse del fiume. La parte scoperta si compone di due filari, ed è alta m. 2,60.
Giuseppe Gatti.
Presentazione al Duce Mussolini e al Governatore Gian Giacomo Borghese, del progetto definitivo per la grandiosa sistemazione dell'area della Farnesina e delle falde del Gianicolo, in conformità del Piano regolatore generale dell'Urbe:
"...in occasione di un'adunanza della Classe delle Arti all'Accademia d'Italia, alla presenza del Governatore di Roma, di un gran numero di Accademici e di una rapresentanza della stampa, il Presidente Luigi Federzoni ha posto in rilievo le ragioni dell'iniziativa ed i caratteri salienti della sistemazione della zona in parola, plaudendo în modo particolare all'opera di Marcello Piacentini, il quale è riuscito a dare (come ha detto il Presidente) la prova più alta e convincente del suo eccezionale talento nel campo dell'urbanistica.
Ed ha anche ricordato e lodato, il lungo e intelligente lavoro compiuto dalla Commissione presieduta da Ugo Ojetti e composta degli Accademici Giovannoni, Marangoni e Pession. È giusto accennare che al progetto Piacentini hanno collaborato l'ing. Fuselli del Governatorato di Roma e gli ingegneri Jacopini e Massari dell'ufficio tecnico dell'Accademia d'Italia.
Dopo il breve discorso del Presidente dell'Accademia, Marcello Piacentini ha fatto un'ampia lucida e colorita illustrazione del progetto di sistemazione della zona, con l'ausilio di fotografie, di piante topografiche e di un grande plastico.
Da piazza della Chiesa Nuova si dipartirà un grande rettifilo che, attraverso il ponte Mazzini, salirà fino alla terrazza belvedere aperta in cima al colle Gianicolense, in mezzo a un succedersi di scenari architettonici che avranno una cornice e un fondale di verde, mentre l'accesso al Gianicolo assumerà un'aspetto imponente che ricorderà quanto Valadier fece in Piazza del Papolo e sul Pincio. Roma si arriechirà così di una nuova magnifica prospettiva.
Subito dopo il ponte Mazzini si snoderà sul declivio del colle, un ampio viale inquadrato da nuovi edifici. La caratteristica via della Lungara sarà mantenuta nella sua attuale direttrice, ma rialzata nel piano stradale. Ancora più in alto, dipartendosi dal grande viale di accesso, si biforcheranno due rampe, una delle quali sì inserirà nella nuova strada dal Gianicolo a San Paolo e alla zona dell'E. 42, e l'altra discenderà verso le poetiche pendici di Sant'Onofrio.
La nuova sistemazione impone la demolizione di case di poco conto e dell'edificio del carcere giudiziario di Regina Coeli, mette in valore gli edifici monumentali della Farnesina e di Palazzo Corsini, la cui facciata verso il colle ha un aspetto elegante e severo ad un tempo, e dà un nuovo accesso alla R. Accademia d'Italia da un viale di alberi dell'Orto Botanico.
Il progetto di massima comprende edifici per il Conservatorio di Santa Cecilia, per l'Istituto dell'Arte Drammatica, per la Sala dei grandi concerti sinfonici, per un Teatro all'aperto e forse per la Biblioteca Nazionale. Comprenderà anche un edificio per la Biblioteca di Archeologia e Storia dell'Arte, l'istituto fondato, da Corrado Ricci già a Palazzo Venezia e da poco trasferito in questa zona.
Attorno alla più importante istituzione della cultura quale è la R. Accademia d'Italia, dovrebbero sorgere quando il progetto sarà diventato realtà, enti culturali e artistici tali da formare di questo settore dell'Urbe la zona accademica per eccellenza.
In luogo adatto, quale sfondo al complesso architettonico, verrà collocata la fontana del Mosè, che per ragioni urbanistiche verrà spostata da Piazza S. Bernardo dove attualmente si trova e che nella nuova sede, verrà sistemata con opportuni, ampliamenti alle parti laterali in modo da renderla più proporzionata alla vastità dell'ambiente.
Ma la parte architettonica ed edilizia del progetto in discorso è subordinata all'importanza e alla vastità della zona arborea che deliberatimente si vuol lasciare protagonista di tutto il nuovo ordinamento, facendo assurgere la zona alla magnificenza delle ville tuscolane e tiburtine.
Parte essenziale del progetto è quindi l'utilizzazione, come parco pubblico, dell'Orto Botanico [...] di Villa Corsini, fatto risorgere a nuova Vita dal Pirotta nel 1885, ed ora affidato alle vigili cure dell'illustre prof. Enrico Carano, che l'insegnamento della botanica impartisce con l'ausilio anche del «giardino didattico» annesso alla Città Unversitaria, con la sistemazione ideata dal Piacentini potrà essere valorizzato e aperto al pubblico, mentre attualmento è si può dire, sconosciuto alla cittadinanza romana.
Il visitatore della zona, quando questa sarà opportunamente sistemata resa accessibile non soltanto a pochi privilegiati, sostando all'ombra delle palme e al murmure delle fontane e di cadute d'acqua, salendo la scalea cosiddetta garibaldina centro di uno degli episodi della gloriosa resistenza del '49, inoltrandosi poi lungo il viale che porta all’aerea terrazza da cui il monumento di Garibaldi e il monumento’ di Anita dominano il panorama dell'Urbe, respirerà il clima eroico di fasti memorabili, in cui Italia, nel brivido di un'ora sacra, ritrovava a Roma il suo cuore pulsante.
GIOVANNI BIADENE
Nell'aula magna della Corte di Cassazione, è in programma il processo al ex Questore Pietro Caruso, accusato di corresponsabilità in decine di omicidi perpetrati dai repubblichini e forse di occupazione tedesche. Prima dell'apertura del tribunale una folla, tra cui molti parenti delle vittime, si era radunano davanti all'edificio. In qualità di testimone per l'accusa, compare in aula il direttore del carcere di Regina Coeli, Donato Carretta. Alcune persone presenti lo accusano della morte dei detenuti all'interno del carcere. In realtà, secondo anche un attestato fornitogli da Pietro Nenni, nell'imminenza della liberazione aveva collaborato attivamente con il Comitato di Liberazione Nazionale. La folla inferocita trascina Carretta fuori dal Tribunale, e presso le rotaie della linea tramviaria, cercando di farlo investire. Il conducente del primo mezzo in arrivo, si rifiutò però di fare proseguire la macchina, bloccando i freni e allontanandosi con la manovella in tasca. Carretta viene allora gettato nel Tevere, dove muore a causa dei colpi di remi sferrati da alcuni barcaroli accorsi. Il cadavere viene successivamente recuperato e appeso alle sbarre di una finestra del carcere di Regina Coeli.
Monumenti
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Memoriale agli allievi ai caduti della scuola militare
1921 teatri
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Convento di San Giacomo alla Lungara
1909 conventi
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Carcere di Regina Coeli
1881 edifici
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Convento del Buon pastore
1854 conventi-chiostri
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Madonna di Porta Settiminana
1798 edicole sacre
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Convento dei Padri Pii di San Giuseppe alla Lungara
1760 conventi
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Villa Corsini alla Lungara
1736 ville
☆ ☆ ★ ★ ★
San Giuseppe alla Lungara
1730 chiese
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Monastero Regina Coeli
1643 conventi
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Santa Maria Regina Coeli
1643 chiese
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San Giacomo in settignano
1628 chiese
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Santa Croce delle scalette
1619 chiese
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Villa Salviati alla Lungara
1552 ville
☆ ☆ ★ ★ ★
Porta Santo Spirito
1543 porte
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Scuderie Chigi
1514 edifici
☆ ★ ★ ★ ★
Giardini di Villa Farnesina
1508 giardini
☆ ★ ★ ★ ★
Villa Farnesina alla lungara
1508 ville
☆ ☆ ☆ ★ ★
Porta Settimiana
1498 porte
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Casino Farnese alla Lungara
1495 casali
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Ninfeo di Venere a villa Farnesina
fontane
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Fontana maggiore di Villa Farnesina
conventi
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Noviziato delle Figlie di Maria Ausiliatrice
villini
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Ninfeo del Giglio a villa Farnesina
fontane
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Ninfeo del mascherone a villa Farnesina
fontane
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Fontane Gemelle a Villa Farnesina
conventi
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Ex Museo Torlonia
palazzi
☆ ☆ ★ ★ ★
Galleria Corsini
musei
☆ ☆ ☆ ★ ★
Villa romana della Farnesina
domus
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Palazzina dell'Auditorio dei Lincei
palazzine
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Biblioteca Corsiniana
edifici
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Fornace di Palazzo Corsini
archeologia
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Monastero delle Oblate Camaldolesi
conventi
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Chiesa della Concezione
chiese
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Casa seicentesca a via della Lungara 42
edifici
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Cappella di Palazzo Salviati alla Lungara
cappelle
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Teatro di Villa Salviati
teatri
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Assunta a via della lungara
edicole sacre
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Casa XIII dell'Arciconfraternita dei Bergamaschi
edifici