Storia
CronologiaSi conclude la costruzione del nuovo Ponte di ferro a Ripetta:
"Il ponte di ferro sul Tevere a Ripetta è ormai terminato, e tra non molto sarà aperto al pubblico. Questo ponte, costruito dall'Impresa industriale italiana di costruzioni metalliche diretta dall'ingegnere Cottrau, misura 100 metri di lunghezza tra campate, piloni e rampe d'accesso. Si divide in tre campate ciascuna di 27 metri di luce, e riposa su otto piloni di ferro a sistema tubulare riempiti con calcestruzzo, quelli in acqua sono fondati a pressione pneumatica.
Nelle fondazioni si è raggiunta la quota di 32m.50 al disotto del piano della carreggiata, e quindi di 15 m. 50 al disotto del livello delle magre ordinarie del Tevere. Quota davvero eccessiva, quando si sa che la maggior parte delle opere fondate hanno una media di 7m.50 di profondità. Ciascuna colonna ha 1m.80 di diametro e si eleva 16 metri al disopra delle magre del fiume.
Per accedere al ponte dalla Via di Ripetta si è costruito un comodissimo piano inclinato, sostenuto da due solidi muraglioni ornati di travertino. Sopra questo piano inclinato potranno accedere le carrozze, i carri e i pedoni. Incontro poi alla chiesa di S. Rocco è stata costruita una piccola scala per comodo esclusivo dei pedoni. Dalla parte dei Prati l'accesso al ponte è più facile, poiché il terreno è molto più alto della Via di Ripetta.
Il ponte fu armato in Prati, ed il varamento fu compiuto con facilità, facilitato dal movimento delle ruote poste al disotto.
Il ponte, testé ultimato fra i Prati di Castello e Ripetta, è un'opera che, nonostante il suo carattere provvisorio, fa onore all'impresa industriale italiana. Anziché provvisorio, un tal ponte potrebbe dirsi definitivo, poiché presenta tutta la robustezza e la stabilità dei punti definitivi. — La travata metallica è a traliccio ed è svelta: presenta fra le travi maestre una larghezza di 8 m. di cui 5 m. sono destinati alla carreggiata ed il rimanente ai due marciapiedi laterali; il tavolato è intieramente in legname di querciarovere ed offre tutta la resistenza immaginabile. Le tubulature per il gas e per l'acqua sono poste sotto i marciapiedi.
L'intiero ponte è costato a cottimo solo Lire 206,000: cifra che rappresenta la massima economia, considerata la larghezza della travata, l'altezza delle pile, e la natura della fondazione. Il ponte è stato costruito da una società privata, alla direzione della quale sta il conte Cahen.
La direzione dei lavori per parte della società era affidata all'ingegnere Ravà; per parte dell'impresa industriale italiana di costruzioni metalliche, all'ing. Mannerini."
Re Umberto I inaugura la passerella al Porto di Ripetta, struttura provvisoria che collega le due sponde del tevere presso il porto di Ripetta.
Sulla sponda destra del Tevere, negli sterri che sta praticando l'impresa Medici, di fronte al nuovo fabbricato del Collegio Latino Americano, per la sistemazione del Lungo-Tevere, e la costruzione del nuovo muraglione di sponda, sono stati messi in luce avanzi di un privato edificio, dei quali fece il rilievo il R. ingegnere degli scavi sig. Marchetti.
I muri del fabbricato, rinvenutisi alla quota di m. 12,00 circa, sono di opera reticolata, con le spalle dei vani e testate in laterizio, formanti un addentellato a bugna, di buona costruzione. Sui muri che si protendono fino al piè della sponda, scorgonsi ancora tracce d'intonaco dipinto a buoni colori, ma il disegno è irricono= scibile : le stanze comprese tra quei muri sono coperte a volta.
Al di sopra di queste stanze, si rinvennero sino dal principio della scoperta varî sepolcri, formati a capanna, composti di un masso o sottostrato di calce, ove era adagiato il cadavere, coperto da due tegole inclinate. Il tutto era ricoperto all’intorno di uno strato di calce e frantumi di laterizi, dello spessore di m. 0,10.
Qualche cadavere era composto entro cassa di laterizio e ricoperto con tegole piane, con strato di calce superiormente. I tegoli usati in queste sepolture erano anepigrafi.
Nel centro dell'area libera od atrio, di lati regolari, terminato dal lato nord da un'ezedra, ed intorno a cui si aggruppano le sale dell'edificio, è stata trovata una platea di cocciopisto, che probabilmente formava il fondo di una piscina. Lungo l'asse longitudinale vi correva una fogna di scolo, di forma triangolare, composta di una tegola piana al di sotto, e due tegole simili inclinate, e rivestite tutto all'intorno di malta.
Continuandosi lo sterro delle ripe, sono state rinvenute altre costruzioni, disposte secondo l'asse dell'edificio ora descritto, ed in prosecuzione di questo.
Spettano ad una vasta piscina costruita con solidità speciale, ed in proporzione certo della grande massa di acqua che deve avere raccolto. Componevasi di una parte circolare che faceva come di testata al manufatto, il cui fondo rimaneva alla quota di m. 9,20. Nel mezzo di questa parte centrale o testata sorgeva un serbatoio di forma cilindrica, col fondo rilevato di un metro sul restante livello della piscina.
Il fondo era solidissimo ed a stagno perfetto, essendo costituito da un masso di cocciopisto, dello spessore di m. 0,20, da un sottostrato di calcestruzzo, alto m. 0,65, ed infine da un letto o platea generale in muratura, di pietrame, alta m. 1,00. Il tutto posava sul sabbione della riva, alla quota di m. 7,35. Il muro esterno o perimetrale della piscina, dello spessore di m. 1,00, era di struttura mista, in alcuni tratti cioè di pietrame, ed in altri di calcestruzzo di selce. Faceva sostegno al detto muro, una serie di contrafforti o pilastri, di larghezza che variava da m. 0,70 a m. 1,30, costruiti generalmente in calcestruzzo, talvolta in pietrame.
Giuseppe Gatti
Villa Altoviti viene demolita per la realizzazione dei muraglioni ai Prati di Castello.
Nello scorso maggio, negli scavi che si praticano per la costruzione dei muraglioni del Tevere, e precisamente sulla riva destra, ai Prati di Castello, sul piazzale innanzi il ponte di ferro, in comunicazione con la via di Ripetta, furono rimessi in luce resti di un grandioso edificio romano, di buona epoca, spettante ad una suntuosa villa.
Stante la limitazione dello scavo e la sospensione, a causa delle piene sopraggiunte sullo scorcio del passato maggio, non si è potuta rilevare che una porzione della pianta dell'edificio suddetto, nè da questa si è potuto ancora argomentare dell'uso e della destinazione degli ambienti scavati.
La costruzione dei muri, che si erano conservati sino all'altezza di m. 0,70 dall'antico loro piano, era di opera reticolata; ma delle pitture che certamente o molto probabilmente li abbellivano, niente si è trovato al proprio posto. Qualche frammento di intonaco raccolto nello scavo, presentava traccia di pittura ordinaria a colori giallo, rosso e morellone, con riquadrature di fasce e filetti.
Ecco intanto il rilievo topografico della parte finora scoperta, nel rapporto di 1 a 250. Nella sala A, il cui pavimento a mosaico bianco trovasi alla profondità di m. 7,20 dal suolo odierno, furono dapprima trovate due statue di marmo. L'una rappresentante Venere, alta m. 1,42, è di mediocre modellatura e manca solo ‘delle braccia. L'altra rappresenta la Pudicizia, ed è alta m. 1,12. La faccia ed il vestito presentano traccie di policromia. Il manto è colorato in rosso, ed all'estremità corre un lembo di m. 0,02 di colore violetto scuro. Ai piedi è un vaso rovescio, baccellato.
Nella camera B è una vasca o piscina, rilevata di soli m. 0,50 dal suolo.
Nella sala C si è scoperto l’intero pavimento ben conservato, composto di svariati marmi colorati, e disposti a bellissimi scomparti geometrici, il cui disegno è stato rilevato.
In prossimità del pozzo D si è rinvenuta la parte inferiore di una colonna di laterizio, che accenna alla esistenza di un portico. Sono stati pure raccolti: Un capitello marmoreo, di buon intaglio, alto m. 0,365 diametro m. 0,275. Una base di pilastro, di marmo, alta m. 0,20, larga in sommità m. 0,37, al zoccolo m. 0,485. Piccolo busto di marmo, acefalo, di m. 0,18X 0,21.
Un plinto con gamba ed un piede, con parte inferiore di un tronco ove era già poggiata una statuina. Varî rocchi di colonne di marmo bianco e bigio, di giallo brecciato, molto frammentati. Cornici e lastre di rivestimerto, di marmi colorati, cipollino, porta santa, giallo brecciato, rosso antico ecc. Una lucerna di rame, monolyene, ben conservata, del diam. di 0,65. Bollo circolare fittile, nel quale leggesi (cfr. Notizie 1886, p. 24): VICCIANA DE FIGVLIN palmetta CANVLEIAE CRISPINAE
D. Marchetti
Dagli sterri che si eseguiscono ai Prati di Castello presso il ponte di Ripetta pei lavori del Tevere proviene un frammento di capitello corinzio, in marmo bianco, che per essere stato ricavato da una base onoraria, conserva superiormente il seguente frammento di un cursus honorum: provINCIA legATO ACHAIAE LEG HISP aniae GALLIAE NARBONENSIS III A seCVNDANl FIRMOIVLIO ARAVSION
Nella quarta linea le lettere M O I V L sono scalpellate; così pure tutte quelle della quinta linea; dell'ultima non si vede che una piccolissima traccia. I dedicanti sono i cittadini di Arausio nella Narbonese, che dedotta colonia da Giulio Cesare, fu chiamata coloiiia lulia Firma Arausio Secunclanorum.
D. Vaglieri.
Eseguendosi sterri per la costruzione del muraglione della sponda destra del Tevere, si scoprirono due altri cippi dell'antica terminazione fatta da Augusto nell'anno 747 di Roma. Sono ambedue compresi nel tratto di sponda che corre tra gli odierni ponti in costruzione, Margherita ed Umberto I.
Il primo cippo, rinvenuto il 3 settembre, trovavasi alla distanza di circa m. 50 a monte del ponte in ferro a Ripetta. È in travertino, ha il cappello semicircolare in sommità, e sui tianchi presenta due buchi all'altezza della base del cappello. Misura m. 2,33 X 0,745 X 0,417. I caratteri sono incisi in maniera alquanto trascurata e mono regolare e perfetta che negli altri cippi precedentemente trovati.
Il secondo cippo fu trovato il giorno 11 ottobre, in prossimità del nuovo ponte Umberto I, dal quale era distante circa m. l0. E simile agli altri, in travertino, di forma parallelepipeda, con piovente o cappello semicircolare in sommità, e non presenta sui fianchi buchi di sorta. È in perfetto stato di conservazione.
Il giorno 2 dicembre, sulla riva destra del Tevere, e dinanzi la casa di proprietà Blumensthil, immediatamente a valle del ponte di ferro, a Ripetta, fu dissotterrato un altro cippo spettante all'antica terminazione delle rive del fiume.
Questo cippo, aggiunto agli altri, in n. di 13, trovati nel passato lebbraio ed agli altri due scoperti nei mesi di settembre ed ottobre risulta il sedicesimo della serie dei cippi rinvenuti lungo il medesimo tratto di sponda.
Il posto preciso del cippo, al momento della scoperta dista dal fianco del ponte di ferro a Ripetta, m. 6,65 e dal ciglio del nuovo muraglione di sponda m. 34,70. Dall'angolo inferiore della casa Blumensthil, all'imbocco della via Villoria Colonna, m. 59,70.
Il cippo è in travertino, simile agli altri, grezzo nella parte inferiore per un'altezza di m. 0,75, ed ha le dimensioni di m. 2.00 X 0,95 X 0,54.
Trovavasi al suo antico posto, murato nella posizione sotterra col suo piano di posameuto alla quota di ni. 11,00 sullo zero dell'idrometro di Kipelta. Il livello del suolo antico, nel quale era incassato, trovavasi alla quota di 11,75, ed il cappello 0 sommità del cippo, alla quota di m. 12,944, sullo zero indicato.
Il cippo è anepigrafe per essersi trovato già rotto ed affatto mancante della sua parte superiore, la quale conteneva certamente l'iscrizione, che in antico fu scalpellata lasciando il cippo al proprio posto.
Con tutto ciò la scoperta non ha minore importanza di quella degli altri cippi, potendosi quasi con certezza stabilire il tempo del suo collocamento. Infatti l'epigrafe dovea, con ogni probabilità, riportare il nome del curatore delle acque Ti. Iulius Felix, nel quale caso il cippo devesi attribuire alla terminazione fatta sotto Traiano nel 101 dell' e. v.
E tale congettura, oltreché dai connotati del cippo, i quali non concordano con quelli dei cippi della terminazione di Augusto, mi venne anche confermata dall'esame di fatto; quali l'altimetria, le dimensioni del cippo, non che il posto della perduta iscrizione, la quale, nei cippi spettanti alla terminazione di Traiano, trovasi di consueto scolpita, con linee piuttosto serrate, nella parte superiore della pietra, e proprio nello spazio che nel cippo ora rinvenuto, vedesi a bella posta scheggiato per una profondità di circa m. 0,10. Pare assai probabile che tale abrasione fosse avvenuta per opera dello stesso curatore, a motivo di successive variazioni avvenute nella delimitazione dei confini tra la proprietà pubblica e quella dei privati.
D. Marchetti.
Inaugurazione del Ponte Margherita: "Inaugurato sul tevere questo nuovo ponte, lungo 111 metri, largo 20, a tre arcate, al quale si accede dalla parte di piazza del Popolo. L'innugurazione è stata fatta coll'intervento dei Sovrani. Il ponte poi è stato battezzato.... sin troppo, con pioggia, tuoni lampi e fulmini. Molti coraggiosi cogli ombrelli aperti; due sole signore.
Sua Maestà la Regina, dal cui nome si chiama il ponte, intervenne accompagnata da Re Umberto e dal seguito della Corte, al suono della marcia reale eseguita dalla banda municipale, fra gli applausi. Portaya un cappellino di velluto con piccola penna nera e paletot di vellito. TI ponte che, comprese le fondamenta, costa 2900 000 lire, è costruito dei seguenti materiali: Pietra di Rezzato, motri cubi 1500; travertino, metri cubi 3700; tufo e selce, metri cubì 9500; mattoni, oltre un milione; cemento, quintali 7200.
Le grandiose arcate sono state costruite con l'aiuto di robuste armature di sistema a sbalzo; ogni arcata era sorretta durante la costruzione da sedici cavalletti solidamente collegati fra di loro, e appoggiato ognuno sn due scatole a sabbia, mediante le quali il disarmo si operò con tutta facilità in venti minutie cirea; e ad operazione compiuta si potò verificare che Je volte non avevano fatto nessun calo."
Sulla sponda del Tevere prossima alla spalla del ponte di ferro a Ripetta, si è rinvenuto fuori di posto un altro cippo della terminazione delle ripe, fatta dai censori nell’anno 700 di Roma. Misura m. 1,18X0,61X 0,30.
Il consiglio comunale approva la messa in dimora di due filari di platani, uno per ciascuno dei lungotevere. I primi a essere piantati sono quelli tra Ponte Umberto e Ponte Margherita.
Luigi Gargiulo inaugura un suo nuovo locale nel pianterreno del Palazzo Blumenstihl, il Gran Caffè Esperia.
Monumenti
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Edificio per Uffici a Lungotevere dei Mellini
1959 edifici
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Ponte Cavour
1896 ponti
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Pontificio Collegio Pio Latino Americano
1884 conventi
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Stabilimento Bagni Ninfeo di Egeria ai Prati di Castello
1881 impianti sportivi
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Stabilimento Alhambra
1880 teatri
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Passarella di Ripetta
1878 ponti
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Villa romana ai Prati di Castello
domus