Storia
CronologiaIl sabino Appio Erdonio occupa con quattromila armati il Campidoglio tentando di farsi padrone della città. Il console Valerio Publicola lo sconfigge dopo 4 giorni.
Mitologico episodio delle Oche del Campidoglio, che con il loro starnazzare svelarono il tentativo di assalto notturno dei Galli.
Il console Lucio Furio Purpureo avvia la costruzione del Tempio di Veiove sul Campidoglio.
Inaugurazione del Tempio di Veiove sul Campidoglio.
Il tribuno della plebe Tiberio Sempronio Gracco viene assassinato durante un comizio nei pressi del tempio capitolino.
Un gravissimo incendio devasta il Campidoglio. Il Tempio di Giove Ottimo Massimo viene quasi totalmente distrutto e con esso i Libri sibillini.
Dopo l'incendio di cinque anni prima, Quinto Lutazio Catulo si occupa della nuova sistemazione del Colle del Campidoglio. Viene livellata la sella dell'Asylum e viene costruito il Tabularium, l'archivio di stato della città. Il tempio di Veiove viene ricostruito completamente, mantenendo la pianta invariata.
Le spinte autonomistiche cittadine guidate da Giordano Pierleoni, portano alla Renovatio Sacri Senatus e all'istituzione del libero Comune di Roma. Il documento che viene siglato dalla formula Senatus Populusque Romanus, fa decadere definitivamente il pontefice Lucio II da qualsiasi funzione di natura temporale. Viene abolita la carica di prefetto (che era appannaggio di un incaricato pontificio) e viene istituita la carica di patrizio rappresentante della città e della repubblica che aveva il compito di presiedere il senato. La città viene suddivisa in 16 rioni (non è compresa l'Isola Tiberina, né alcuna area sulla sponda occidentale del fiume). Ciascun rione potrà scegliere 10 elettori che eleggeranno a loro volta, i 56 senatori che costituiranno la nuova assemblea. Alla carica principale di patrizio, viene eletto Giordano Pierleoni, artefice della rivolta popolare.
Papa Lucio II, insieme alle milizie rimastegli fedeli, attacca il Campidoglio, sede del nuovo Senato. La reazione del popolo impedisce l'assalto. Alcuni cardinali sono uccisi e lo stesso papa viene ferito gravemente alla testa da una pietra tirata dalla rocca. Ferito gravemente, e trasportato al convento di San Gregorio al clivo scauro.
Ludovico il Bavaro riunisce in Campidoglio i nobili romani, che gli conferiscono, per solenne plebiscito, la Corona Imperiale ed i titoli di Senatore e Capitano del Popolo.
Partendo dalla chiesa di Sant'Angelo, con 100 uomini armati e una gran folla al seguito, Cola di Rienzo occupa il palazzo del governo comunale al Campidoglio. L'assemblea popolare, elegge due tribuni: Raimondo d'Orvieto, vicario del pontefice, e Cola di Rienzo, con maggiori poteri.
II Barone Giovanni Pipinosi muove alla testa delle milizie dei Colonna, verso il Campidoglio per vendicarsi con Cola di Rienzo. Il tribuno pronuncia un discorso appassionato per convincere i romani a combattere e respingerli, ma il popolo gli si rivolge contro e fugge a Civitavecchia.
I Quattro rioni Sant'Angelo, Ripa, Colonna e Trevi (zone che sottostavano all'influenza dei Savelli e dei Colonna) insorgono contro Cola di Rienzo. La folla viene guidata al Campidoglio da un suo ex capitano. Il tribuno, abbandonato da tutti i suoi fedeli, tenta per l'ultima volta di arringare i romani, che però rispondono dando fuoco alle porte. Tenta allora la fuga, uscendo travestito da popolano pezzente e alterando la voce gridando "suso, suso a gliu tradetore!". Viene però riconosciuto dai braccialetti (che non si era tolto) e condotto a forza sulla sommità della scalinata, vicino al leone, dove resta un'ora prima che un certo Francesco de Vecchio gli assestasse il primo colpo: «Là addutto, fu fatto uno silenzio. Nullo uomo era ardito toccarelo», finché un popolano «impuinao mano ad uno stocco e deoli nello ventre.». Il cadavere viene trascinato a San Marcello in via Lata, di fronte alle casetorri dei Colonna, dove resta appeso per due giorni e una notte.
I fratelli Niccolò e Giovanni Colonna, intenzionati a detronizzare Bonifacio IX in favore dell’antipapa Benedetto XIII, entra a Roma con 400 cavalieri e altrettanti fanti, ponendo l'assedio al Campidoglio e alla chiesa di Santa Maria in Aracoeli. Ma la decisa opposizione del senatore Zaccaria Trevisan e del fratello del papa, Giovannello Tomacelli, lo costringono a ritirarsi nelle sue fortificazioni al Quirinale e poi ripiegare presso le sue fortificqazioni a Palestrina. Paolo Orsini, corso in difesa del pontefice, attacca con 2000 cavalli, uscendo vittorioso dalla battaglia.
Durante il conclave, i fratelli Niccolò e Giovanni Colonna insieme agli alleati Battista Savelli e Adinolfa Conti, si accordano per assalta con le loro milizie il Campidoglio. Sconfitto, i Colonna torna a barricarsi nelle roccaforti al Quirinale.
Giovanni Cenci, convocato in Campidoglio dal Senatore Alidosi, viene decapitato nella Sala Maggiore e la sua testa gettata dalla finestra. La punizione per aver preso parte alle sommosse organizzate da Niccolò e Giovanni Colonna.
Sulla Piazza del Campidoglio viene bruciata viva la presunta fattucchiera Finnicella.
La statua del Marco Aurelio viene spostata dal laterano a piazza del Campidoglio.
L'ammiraglio Marcantonio II Colonna celebra il trionfo dopo la vittoria sui turchi ottenuta a Lepanto dalla Flotta della Lega Santa. Il corteo si muove da Porta San Sebastiano a San Pietro, con tappe all'arco di Costantino, di Tito, di Settimio Severo e dal Campidoglio al Vaticano. La porta era adorna di festoni e della rappresentazione "di varie spoglie tolte ai nemici; si scorgevano timoni, remi, antenne, galee fracassate, artiglierie ed altre cose relative alla battaglia navale". Sulla grande arcata della predetta porta, così come sui tre antichi archi di trionfo ch'egli avrebbe attraversato lungo la Via Trionfale e la Via Sacra, erano state affisse delle grandi iscrizioni in latino inneggianti alla vittoria navale ed ai suoi artefici. La prima di esse, in particolare, recava la dedica del Senato e del Popolo Romano a "Marco Antonio Colonna, ammiraglio della flotta pontificia, altamente benemerito della s. Sede, della salute degli alleati e della dignità del popolo romano". I festeggiamenti proseguono per sette giorni.
Con deliberazione del Comune di Roma, l’obelisco, giacente in terra dall’epoca dei lavori michelangioleschi per la nuova piazza del Campidoglio, viene concesso (forse per meriti civici) al “magnifico Domino” Ciriaco Mattei, che ne aveva fatto pressante richiesta per la villa che stava costruendo al Celio.
Giacomo della Porta sposta le statue dei Trofei di Mario, dalle nicchie del ninfeo all'Esquilino, alla nuova balaustra del Campidoglio.
La fontana di piazza della Concha viene modificata. Il condotto dell'Acqua Vergine è troppo basso, e non permette di raggiungere una buona pressione. Pertanto la vasca in granito viene posizionata in una piscina per ovviare il problema della pressione mentre il grande gruppo marmoreo viene spostato in piazza del Campidoglio, sul muro dell'incompiuto terzo palazzo.
Alle ore 7 cominciano ad essere illuminate a gas la Via Papale, Piazza di San Pietro (dove sono realizzati 4 lampioni a Candelabro con sette luci), il Corso, il Campidoglio (dove sono posizionati 18 lampioni), Piazza del Gesù e Piazza Venezia. L'Officina ed il gasometro di Via dei Cerchi inizia la sua attività producendo 60.000 mc. di gas al giorno.
I patrioti Giuseppe Monti e Augusto Tognetti compiono un attentato facendo esplodere due barili di esplosivo contro la Caserma Serristori degli Zuavi Pontifici. Con il crollo parziale dell'edificio, causato dall'esplosione, perdono la vita venticinque militari e due civili romani. A sera un manipolo d'insorti tentano senza successo un assalto al Campidoglio, un altro invece s’impadronisce di Porta San Paolo e disarma il corpo di guardia.
Papa Pio IX fa una breve sosta nella Piazza del Campidoglio, dopo la visita alla Basilica dell’Ara Coeli.
Plebiscito per sancire l'annessione al Regno d'Italia del territorio di Roma e del Lazio dopo la presa di Roma. A Roma i risultati mostrano una schiacciante vittoria dei sì, 40.785, a fronte di 46 voti per il no, considerando però la spinta delle schiere cattoliche all'astensionismo. La Proclamazione dei risultati avviene dalla Gran Loggia del Palazzo Senatorio al Campidoglio.
Il Consiglio Comunale di Roma, delibera di collocare sul Campidoglio “in un apposito casotto lungo la scalinata del Campidoglio, una lupa vivente come emblema di Roma”.
Dimostrazioni la sera dell'Attentato al Re Umberto I, in visita a Napoli. La folla si riunisce a Piazza Colonna, al Corso ed al Campidoglio.
Presso l'estremità nord del portico del Museo Capitolino, e precisamente sotto il cancello del giardino posto sotto la scala dell'Aracoeli, è stato trovato un pavimento a musaico bianco della buona epoca, quasi a fior di terra.
Spurgandosi le sostruzioni della torre campanaria capitolina, sono stati raccolti nel terrapieno molti orciuoli e frammenti di maioliche del secolo XVI.
Rodolfo Lanciani.
Apoteosi di Garibaldi a Roma:
"Il movimento della città è insolito. Il Corso formicola di gente; gli strilloni bandiscono gridando giornali e i supplementi straordinari; la via è sparsa di polvere gialla; le botteghe sono chiuse; i balconi sono addobbati a lutto, e qua e là tra le stoffe nere, e le strisce argentee e gli scacchi, verdeggiano ghirlande di quercia; dalle finestre, dalle logge, dalle terrazze pendono le bandiere nazionali abbrunate, anche ai palazzi delle Ambasciate e dei Consolati: commuove intimamente a vedere anche l'Ambasciata austriaca pigliar parte al lutto nazionale; ogni casa passa un garibaldino vestito della camicia rossa, la medaglia al petto, la fascia nera al braccio... è un'apparizione che rievoca alla memoria l'epopea del nostro risorgimento e ridesta nel cuore le giovani febbri patriottiche; sul primo due, tre bandiere; poco dopo i magazzini sono chiusi entro i caffè, i casotti degli acquaioli e dei venditori di giornali, gli spacci di tabacchi e sale; e la gente si affolla ai veroni, alle finestre, ai più piccoli vani, e la piazza del Popolo rigurgitante è andata in assedio; è qui che deve formarsi il corteo, al quale partecipa il Municipio.
L'ora del convegno è alle 3. Mentre si attende all'ordine del corteo, osservo che verso la via entrata al Pincio si aggruppano gli stendardi multicolori formando quasi che si dice un bel colpo d'occhio. Sono costellazioni di medaglie e di nastri, è un bagliore di ori e di sete appena mitigato dai diafani veli neri. Serpeggiando con la corrente della folla, apprendo un particolare curiosissimo: alcune donnicciuole e qualche vecchio patriotta hanno fatto celebrare della messa in suffragio della grande anima dell'eroe!...
Le piazze brulicano, ai cantoni s'ingorga; la gradinata di Santa Trinità dei Monti, a guardia di via Condotti, è come un tappeto di facce umane steso pel lungo.
Ma un'occhiata al carro. È grandioso, a base doppia, con su il gruppo allegorico. Ai lati rettangolari della parte più bassa, tutta di legno scuro, borchie e festoni bronzei. Dai quattro angoli sporgono quattro teste di leone. In mezzo, sul davanti, spiega le ali un'aquila. Il ripiano di questa prima base termina in una piattaforma più piccola che si prolunga in gradini all'innanzi. Sulla piattaforma s'innalza un piedistallo, dove sta immobile, bello a quasi parlarci, il busto del generale Garibaldi, modellato dallo scultore Ferrari. Dietro al busto, tanta quanta è grande, s'alza la statua della Libertà in atto di porre una corona di alloro su quella testa gloriosa. Ai tre lati verticali della seconda base tre bassorilievi colorati in bronzo raffigurano i tre ingressi trionfali del generale Garibaldi, a Roma, a Napoli, a Palermo. Dal ripiano della prima base pende un'ampia gualdrappa di velluto nero che copre la ruota cadendo in pieghe, le quali sono intessute di rami di palma. Due iscrizioni: a sinistra, abborrite i nemici della patria; a destra, O Roma, o morte.
La giornata grigia comincia a rischiararsi verso le 4: quando il corteo è lì per muoversi, come per incanto tace il vento, e il sole sfolgorando per l'azzurro volta discaccia i nembi. Non c'è più pericolo che la pioggia venga a turbare la mesta cerimonia.
Circa un'ora ci è voluto a disporre il corteggio. Lo hanno diviso in cinque gruppi. Nel primo la fanfara municipale, il labaro del comitato, le società elementari. Nel secondo un altro concerto, gli alunni degli Istituti secondari classici e tecnici, gli studenti dell'Università, il Circolo artistico internazionale, i Circoli anticlericali. Nel terzo un altro concerto, la Consociazione operaia. Nel quarto, la fattura dei reduci, le Associazioni militari, i sodalizi massonici, la presidenza del Comitato. Nel quinto il carro, le rappresentanze, gli invitati.
Alle 4 muove il corteggio da Piazza del Popolo, sfilano le bandiere, sfilano le Associazioni e i concerti muti, raccolti, a passo lento: ci vuole un'ora e mezzo prima che si muova il carro tirato da otto cavalli bianchi parati a lutto, con piume nere in testa. Le bandiere sono cinquecento di tutte le forme, di tutti i colori, vanno a una a una, a gruppi di quattro, di otto.
Il carro è seguito sotto le corone, che non lasciamo scoprire nemmeno lo scudo fumoso donato da Palermo a Garibaldi o da Garibaldi a Roma. Ve n’è di stupende: una di semprevivi gialli con l'iscrizione: i francesi del 1848 a Garibaldi; una grande e bella dell'Istituto di Parigi; un'altra della Società della Lega italiana pure di Parigi, intrecciata di margheritine di vero fiori con arte squisita; altra superba della colonia italiana di Vienna, due dei Municipi di Lione e di Nimes; due o tre arrivate oggi stesso di Parigi; e ce n'è una perfino dell'attrice Virginia Marini che l'ha ordinata per telegrafo da Madrid ove si trova; sono più di 200, tantoché tante da formare una piramide, e non si sono potute mettere tutte sul carro, perché non ci stavano.
La prima bandiera è nera, in forma quadra con l’iscrizione: Roma a Garibaldi. Sono belli i gruppi delle bandiere universitarie in mezzo alle quali scorgi l’Oniriani e il professore Todaro, e della bandiera dei medici; bellissima, meravigliosa, quella della bandiera donata al Comune di Roma che portavano i pompieri in alta tenuta dagli elmi scintillanti, e quella della bandiera del Circolo internazionale, che si può dire riassumano se n’è l’arte del mondo.
E le Società sono numerosissime; ci si sono conosciuti deputati, senatori, magistrati, professori, alti impiegati, militari, tutti il cavaliere. — Nicotera, di La Porta, il generale Carroli, tra le tesi, Garibaldi b. di tutti, mi diceva un giovine studente della Facoltà di Diritto all'Università. La legione di reduci, dei veterani, degli ex-militari della guardia nazionale era lunga e folta: immense le Società di Circoli anticlericali; molti i massoni con i loro minuscoli veri neri agli occhielli; fitta la schiera dei giornalisti; i garibaldini che non indossavano la camicia rossa portavano una fascia rossa avvolta al braccio nero al braccio; parecchie Associazioni di operai portavano dei nastri mezzo rossi e mezzo bianchi.
Il carro era preceduto e seguito da un drappello di garibaldini ai comandi del generale Haug, circondato da 40 legionari, ognuno dei quali due nomi ricordava due fatti d'arme. Dietro al carro veniva la bandiera francese, il labaro dei Vosgi. Un'onda infinita di popolo segue l'unghissimo e fittissimo asse del corteo; n'è tesi: un discreto signore vestito a nero, tra le quali distingue una famosa libera pensatrice, la Culet.
Il colpo d'occhio del Corso non si può ritrarre in iscritto: lo spettacolo visto da Piazza del Popolo è romano, per dir tutto in una parola. Quella tupa di stendardi abbrunati, i velluti neri, i ricami argentati, gli arazzi, quella danza immensa di colori e di teste, i balconi gremiti di signore quasi tutte vestite a lutto, divise militari, abiti neri, berretti o camicie rosse, sino al primo rione, bianche, azzurre. È intanto dalla Torre Capitolina suona a rintocchi il campanone, e dalle finestre e dalle logge si agitano i fazzoletti, e piovono fiori e corone, e alla vista del carro scoppia un applauso, si scopre la testa, si fa silenzio, e succede un urlo sordo e prolungato come un grido di entusiasmo represso a stento col dolore.
Malauguratamente tra o quattro momenti di panico, prodotti forse da atti o grida artificiali, hanno alterato una sola solennità della commemorazione. Da Piazza San Carlo a Piazza Sciarra, quasi a ogni quarto d'ora, era un fuggi fuggi, un grido di spavento, un pigia pigia, non si sa perché, non si sa come.
Alle 5, il corteo spuntava in Campidoglio, dove gli spettatori si accalcavano sugli angoli altri come se attendessero l'arrivo di un Cesare, parato in trionfo per la via Sacra. Quando il carro si fermò, e le bandiere si furono disposte in bell'ordine sulle due gradinate, formando come due ale ai monumenti, l'onor. Bovio montò sul carro, a prevenire brevi parole. Evocò Cesare, Cola di Rienzi, e concluse che Garibaldi è l'ideale armato di una civiltà incamminata. Dopo, disse con voce docile alcuni fogli scritti il Sargent, presidente del Consiglio Comunale di Parigi, che fu accolto da una vera ovazione popolare; a lui rispose con anima ed efficacia il Canvassini, conchiudendo che sulla tomba di Garibaldi Francia e Italia, parlatesi di vista, si riconoscono.
Finiti i discorsi, tutti interrotti da applausi, il busto dell'Eroe venne tolto dal carro e portato da alcuni garibaldini in alto su un piedistallo. Il Sindaco funzionante di Roma gli pose sul capo una corona d'alloro e di quercia... Il momento era supremo... I concerti intonarono l'Inno di Garibaldi, il campanile suonò a distesa, il popolo tutto quanto occupava il monte fu un uragano di applausi. Il venerando Fabrizi fece la consegna del busto pronunziando poche commoventissime parole; gli rispose il Duca Torlonia, sindaco funzionante, presenti gli assessori e i consiglieri in abito nero e cravatta bianca... I concerti tornarono a suonare, il campanile proseguì i suoi rintocchi, e in ogni parte del Campidoglio, dove si scende tutta storia dai monti, riecheggiò clamoroso il grido di Viva Garibaldi!... il grido dell'Italia riconoscente! Parve che Roma celebrasse in una volta sola cento trionfi, e avesse l’apoteosi ad unice Eroe di Europa: codesta del Marchesi è la migliore definizione che si sia data di Giuseppe Garibaldi!
Alle 8 la cerimonia era compiuta senza disordini, solennemente, correttamente, come degno di Roma.
In Piazza del Campidoglio, si svolge l'estrazione della Tombola Nazionale, organizzata a beneficio degli inondati del veneto.
La gran tombola nazionale a benefizio de' danneggiati dalle inondazioni è stata estratta nelle due domeniche passate 10 e 17 dicembre a Roma. Era stato eretto un gran palco nella piazza del Campidoglio, addossato allo scalone esterno del palazzo senatorio, fra le due statue colossali del Tevere e del Nilo fattevi mettere da Sisto V.
I numeri estratti venivano mano a mano annunziati al pubblico dai banditori comunali, poi trasmessi agli impiegati telegrafici che avevano impiantato il loro ufficio provvisorio nel gran salone del palazzo, detto delle bandiere, perchè vi sono raccolte le bandiere regalate da varie provincie e comuni d'Italia a quello di Roma.
Oltre che nel cartellone di piazza del Campidoglio i numeri erano esposti al pubblico nella piazza d'Ara Coeli, ai piedi della cordonata per la quale si sale in Campidoglio, in un altro cartellone a quattro faccie in forma di dado.
Gli stessi numeri telegraficamente annunciati comparivano telegraficamente in 134 città italiane indicate preventivamente dal comitato. La prima tombola di L. 20,000 in oro, fu vinta da un tal Giors ricco agricoltore di Pinerolo dopo estratti 18 numeri, ogni cartella contenendone 10. La seconda di 5000 lire, fu vinta da varii possessori di cartelle, fra i quali il pittore ritrattista Ugolini, conosciuto a Milano ed ora residente in Roma.
Celebrazione per il IV centenario della nascita di Raffaello
Fin dall'aprile dell'anno scorso il Comitato delle feste pubbliche, emanazione del Municipio di Roma, aveva pensato di festeggiare il IV centenario della nascita di Raffaello Sanzio.
L'Accademia di S. Luca, l'Associazione artistica per il loro carattere speciale si erano pure interessate ad onorare la ricorrenza natalizia del grande Genio.
La data del 28 marzo era attesa con impazienza e Roma si preparava a riconoscerla come un giorno festivo. Dalle 8 antimeridiane, ad onta della pioggia fina fina ma uggiosa, si vedevano frotte di gente in abiti domenicali avviarsi verso il Campidoglio e bandiere avvoltolate a lunghe aste dominare la folla che saliva l'erta.
Verso le dieci, quando appunto il corteo doveva mettersi in marcia per il Pantheon, un barlume di sole forando a stento lo strato grigio che copriva il cielo, inviava un saluto alle bandiere che sfilavano per la cordonata di Piazza dell'Aracoeli e alle rappresentanze governative, comunali, accademiche e scientifiche, ecc., ecc., che in frac, gibus, surtout e relativo ombrello formavano il nucleo ufficiale del corteo.
Le guardie di città, i pompieri, i fedeli del Campidoglio nel loro costume barocco, benchè da molti reporters sia stato qualificato come figurino ideato da Michelangiolo e perfino da Raffaello, facevano ala alle autorità.Fra le Società quella che spiccava era l'Associazione artistica internazionale, lo stendardo della quale serviva di centro a 16 bandiere, portanti i colori delle varie nazionalità de' suoi soci.L'intero corteo sfilò innanzi alla tomba di Raffaello depositandovi corone magnifiche.
Il Circolo artistico volle aggiungere a quest'atto collettivo un sentimento gentile di individuale riverenza poichè ogni socio nel passare innanzi alla pietra tumulare offriva un mazzolino di violette, cosicchè le lastre marmoree scomparivano sotto quella specie di giardino improvvisato.
Alle 11 e mezza tutto era finito e le Società e i concertisti e le autorità si sbandavano, intanto che le infinite bandiere ritornavano alle loro rispettive sedi. La folla che assisteva sul tragitto era imponente e finita la cerimonia si riversò nel Pantheon per ammirare nella sua nicchia il busto di Raffaello, che fatto eseguire da Carlo Maratta ne era stato tolto da Leone XII per adornarne la protomoteca da lui istituita.
La gente andava pure ad inginocchiarsi dinanzi alla tomba di Vittorio Emanuele, alla quale pochi momenti prima il Duca D. Leopoldo Torlonia ff. di Sindaco aveva con delicata intenzione apposta una corona.
Alle 2 pom., con l'intervento delle LL. MM., nella sala degli Orazi e Curiazi si commemorò l'opera artistica del Sanzio con un discorso del comm. Quirino Leoni.La sera alle 9, altra commemorazione al Circolo artistico con un programma più variato: le poesie s'alternarono alla prosa e due suonate del prof. Sgambati e quattro pezzi di musica, cantati da quella raffaellesca figura della signorina Lehmann, figlia del noto pittore di Londra, rallegrarono la serata e glorificarono con composizioni di Wagner, Liszt, Gounod, Sgambati, il pittore della sala della Segnatura.
Ma la maggiore attrazione della serata non era al di qua del Tevere. Una commemorazione spontanea e vivace aveva luogo nel Trastevere. Già fin dal mattino il movimento in quella parte della città, per solito poco visitata, era stato acceleratissimo.
Il duca di Ripalta dopo tanti anni di dinieghi aveva aperto al pubblico il celebre palazzo della Farnesina, che dà sulla via della Lungara, ove a pianterreno Raffaello aveva dipinto a fresco tutta di sua mano la Galatea, e di più aveva fatto i cartoni della decorazione del portico, immaginandovi la favola di Amore e Psiche.
La fila delle vetture arrivava fino a S. Pietro: la folla era così impaziente che il duca Ripalta dovè ricorrere alle guardie di città e di questura per regolare gli aditi o le uscite. Cadde la notte e non tutti poterono godere la vista di quelle meraviglie artistiche.
Molti forestieri, che pazientemente avevano atteso la volta loro, dovettero ritirarsi crucciati di aver fatto invano per più quarti d'ora la coda. Per buona fortuna i trasteverini avevano preparata una gradevole sorpresa. Porta Settimiana — prossima alla Farnesina — era decorata di pennoni, illuminata e inghirlandata. Dei globi areostatici, con suvvi iscrizioni d'occasione e Raffaelli e Fornarine dipinte, si alzavano nell'aria, e la casa della Fornarina, dal basso all'alto coperta di fiori, veniva illuminata dai riflessi colorati dei bengala.
Le trasteverine s'erano coperte le mani, il collo, il seno di gioielli e processionalmente si portavano nella bottega del fornaio — che occupa il pianterreno di quella storica casa — ad ammirarvi una cromolitografia rappresentante la figura di donna inginocchiata della Trasfigurazione, nella quale Raffaello aveva per l'ultima volta copiato le forme opulente della donna amata.
I propositi e le osservazioni di quelle semplici popolane erano il condimento più piccante e più dilettevole della festa.Le osterie erano piene: la soddisfazione dava una fisionomia simpatica a quel rione popolato, ma ordinariamente tranquillo.I trasteverini con spontaneità lodevole s'erano messa su da loro quella festa e con orgoglio ne vantavano la riuscita.
La spiegazione di quel complesso di cose vien data dalla seguente iscrizione, che abbiamo copiata da uno stendardo della porta Settimiana:
IN ONORE DI RAFFAELLO SANZIO RICORRENDO NEL IV CENTENARIO DELLA NASCITA IL CIRCOLO RAFFAELLO E FORNARINA FESTEGGIA.
G. B.
Festa dello Statuto con la rivista al Macao. Nell'occasione, viene inaugurato il Monumento ai Cinquecento caduti di Dogali, posto di fronte alla stazione Termini. Presenti i sovrani, i membri del governo, molti parlamentari e il Sindaco Leopoldo Torlonia. La Piazza Termini cambia nome nell'occasione in Piazza dei Cinquecento. Una lapide commemorativa viene anche posta su Palazzo Senatorio:
"La rivista del giorno dello Statuto a Roma fu fatta, secondo il consueto, nel piazzale del Macao. Re Umberto vi si recò accompagnato dal principe ereditario, dal ministro della guerra, dal capo di stato maggiore dell'esercito e da un numeroso stato maggiore del quale facevano parte gli addetti militari delle potenze estere..."
Segue l'inaugurazione del monumento a Termini: "La legione allievi carabinieri disposta in quadrato circondava lo spazio intorno all'obelisco, a sinistra del quale erano i superstiti di Dogali e le rappresentanze de' corpi che presero parte ai combattimenti di Dogali e di Saati. Il Re, tornando dalla rivista, entrò nel quadrato, salutò i superstiti, poi la Regina che lo aveva preceduto in carrozza e le rappresentanze del Parlamento. Quindi il sindaco Torlonia lesse un discorso. I palchi eretti per l'inaugurazione erano stipati di gente: v'erano molte signore, deputati, senatori, sindaci di alcune principali città d'Italia e molti altri invitati..."
"Aggiungiamo qui che esso consiste in un antico obelisco innalzato sopra una base di granito di Baveno; sopra di essa si ergono quattro edicole faciali che portano le tavole in bronzo nelle quali sono scritti i nomi dei morti in caratteri d'oro. Le tavole sono alte metri 2.49 per 1.60 di larghezza. Al disopra delle edicole faciali sonvi quattro are, su ciascuna del'e quali posa un'aquila in bronzo. Alcune delle decorazioni sopra dette non sono ancora terminate, e furono supplite provvisoriamente con modelli di legno.
Il disegno del monumento è opera dell'architetto comm. Azzurri. Le iscrizioni apposte al monumento furono dettate dall'onorevole Ruggero Bonghi.
Esse dicono: "A dì 26 gennaio 1887 — 548 italiani — Assaliti improvviso nel deserto di Dogali — Da molte migliaia di abissini — Lontano lontano dai cari loro — Non esitarono, non trepidarono, non si arretrarono — Col nome d'Italia nel cuore — E non pensosi di altro che di onorarlo — Sostarono, combatterono, morirono — Suggellando col sangue versato in comune — L'unità recente dell'antica patria. "Qui nel nome di Roma — Che ricorda eroismi non numerabili — E infinite battaglie — Il municipio — E cittadini di ogni parte d'Italia — Tennero a dovere — Elevare di tanta virtù — Un monumento perenne."
L'obelisco fu trovato il 5 luglio del 1883 negli scavi intrapresi in via Sant'Ignazio, per cura della commissione archeologica municipale. Il prof. Schiaparelli, illustrandone i geroglifici, ha affermato che esso proviene dalle cave di Siene, presso la prima cateratta del Nilo e che fu lavorato verso il 1400 avanti Gesù Cristo. Le quattro facce sono coperte d'iscrizioni dello stile del regno di Rames II. Si crede che l'obelisco sia stato portato in Roma da Eliopoli. Misura in altezza 6.m34 e alla base i lati sono di 0,77."
"Il nostro Paolocci, nel disegno che si pubblica in questo numero, ha rappresentato il corteggio reale mentre ritorna al Quirinale dopo la rivista e l'inaugurazione del monumento ai caduti di Dogali. La scena è in via Nazionale, in quel tratto dove si sta costruendo il palazzo della Banca Nazionale. Il Re procede qualche passo avanti del suo stato maggiore, dietro il quale sono le carrozze della Regina e del seguito.
La folla si accalca contenuta a stento da una doppia ala delle truppe che, dopo avere sfilato davanti ai sovrani in piazza dell'Indipendenza, sono andate a schierarsi nuovamente sul loro passaggio. Quella stessa folla seguendo il corteggio reale, riempi poco dopo la piazza del Quirinale, ed acclamando i Sovrani, li obbligò a comparire due volte sul balcone della reggia."
Nell'Aula Magna del Collegio Romano, si tiene un'imponente commemorazione a Giordano Bruno (con ritardo rispetto all'anniversario del rogo). I partecipanti, tra cui studenti e intellettuali, organizzano un corteo verso Campo de' Fiori per commemorare il luogo del martirio. La manifestazione prosegue verso il Campidoglio, ma viene sciolta dalla polizia poiché i manifestanti intendevano recarsi a protestare in Piazza San Pietro, creando forti tensioni con il Vaticano.
Contestazione studentesche al presidente del consiglio e al ministro dell'istruzione pubblica sulla mancata concessione dell'area di Campo de’ Fiori per il monumento a Bruno:
"Sarebbe tempo che un po' di buon senso prevalesse anche nella faccenda del monumento a Giordano Bruno, a proposito della quale è stato detto molto opportunamente che qualche volta i professori dovrebbero cominciare a dare lezione di disciplina alla scolaresca.
Ammiro con lo Spaventa, lo spirito più libero della nostra stirpe, sebbene le sue violenze e la sua licenza possano diminuire l'ammirazione. Ma perchè il nome del frate nolano, della cui vita e delle cui opere generalmente gli italiani non sanno molto, non debba venire in uggia anche ai sassi, occorre che le bizze politiche non si mescolino nella recrudescenza di culto alla sua memoria. Questa della statua del Bruno è oramai diventata, come direbbero i francesi, une scie, — e quello che è peggio una scie di partito.
Nè sanno darle solennità l'intervento del presidente del consiglio e del ministro dell'istruzione pubblica alla commemorazione di domenica — quasi a condanna del Coppino, del Blaserna e del Bonghi! I giornali annunziarono la presenza del ff. di sindaco di Roma, e questo era il colmo; ma poi s'è saputo che il marchese Guiccioli, più coerente dei ministri, brillava per la sua assenza.
Il gran discorso fu tenuto dal prof. Marselli che abbandonò a bella posta l'ospedale dei matti di Torino: il Marselli ha tutta la gloria: grande alienista, grande idroterapico; è anche un bel biondo, se non m'inganno, ed esso ora s'è dato al Bruno. Ma non è riuscito a persuadere. Dopo aver parlato per un'ora o due sulla libertà di pensiero, gli studenti son corsi al Campidoglio per fischiare chi non la pensa come loro, e i carabinieri son corsi ad arrestare gli studenti. S'è alzato anche il rogo a Roma e a Firenze: e vi furono abbruciati i giornali clericali in mancanza di meglio."
Nel demolire una parte della gradinata, che dalla piazza del Campidoglio sale all'ex-convento d'Aracoeli, si sono trovati nel terrapieno i seguenti oggetti, i quali portano tutti le tracce di aver subìto un incendio.
a) Due frammenti di fregio in stucco, decorati con graziose e ben modellate figurine. 5) Due pezzi di piccoli mattoni col bollo: L ATINI:
c) Un grande dolio in terracotta. d) Vari frammenti di vasellame aretino. e) Tre pesi di marmo bianco, di forma ovale, segnati rispettivamente col numero delle libbre: II III X
f) Un pezzo di peso rotondo, in pietra di paragone, originariamente di dieci libbre.
g) Un vaso di bronzo, in forma di fiasca, guasto e mancante di una parte del collo.
h) Molti pezzi di utensili in ferro ed in bronzo, danneggiati e fusi insieme dal fuoco.
î) Una grande quantità di sottili lastre di marmi colorati, per pavimento a commesso, di svariate forme geometriche.
Giuseppe Gatti.
Preparativi per la visita di Stato dell'Imperatore di Germania Guglielmo II:
Il Consiglio comunale istituisce un plotone di guardie municipali a cavallo da "adibire per i servizi di sorveglianza nelle feste pubbliche e per le comunicazioni fra i vari punti della città e del suburbio, dove la distanza è enorme".
L'architetto comunale Giocchino Ersoch è stato incaricato di realizzare un palco in stile eclettico intorno all'obelisco di piazza del Popolo e un quinta scenica al fondo di piazza del Campiglio (in vista del ricevimento in suo onore), collegando Palazzo Senatorio e Palazzo Nuovo con una costruzione effimera in stile.
Viene inoltre completato il monumento dedicato ai Caduti di Dogali alla Stazione Termini. L'obelisco viene innalzato di due metri, installando il piedistallo in granito di Baveno (appartenente all'obelisco Sallustiano) regalato dai Boncompagni Ludovisi al Municipio nel 1883.
A Piazza Esedra, agli angoli della nuova fontana, vengono sistemati quattro leoni di gesso accucciati.
Davanti agli appartamenti per gli ospiti (nella manica lunga del Palazzo del Quirinale) sono demolite tutte le fabbriche, per realizzare una vista su nuovi giardini. Tra queste la chiesa della Maddalena e di Santa Chiara.
"Al Quirinale si lavora alacremente sotto la direzione del marchese di Villamarina che, per quest'occasione, ha riunito qui molti tesori ch'erano sparsi nelle diverse Reggie d'Italia. Il marchese di Villamarina sa a memoria l'inventario di tutti i palazzi reali. A lui pertanto è riuscita facile, assai più che a qualunque altro, la scelta degli oggetti da far trasportare a Roma per accrescere ornamento e lustro al Quirinale. Nè vi prenda timore ch'egli non li disponga in bell'ordine, per modo che ne risulti un complesso armonico. Diamine! Il marchese di Villamarina è anche Presidente dell'Accademia di Santa Cecilia dove si dettano le leggi dell'armonia. L'appartamento dell’ Imperatore sarà una meraviglia."
Commmemorazione in occasione del tredicesimo anno dalla morte di Benedetto Cairoli:
"La domenica 8 settembre, compiendosi il trigesimo della morte di Benedetto Cairoli, se ne fece a Roma la commemorazione, che riuscì imponente e solenne. Tutte le associazioni romane e molte venute dalle provincie, si riunirono la mattina in Piazza del Popolo; poi giunsero Menotti Garibaldi circondato da un gruppo di veterani, i Reduci portando una grande corona d'alloro, da porsi sul monumento dei Cairoli al Pincio, un simpatico gruppo di garibaldini colla tradizionale camicia rossa.
Salirono l'erta del Pincio, dove deposero la corona, poi alla volta del Campidoglio. Il corteggio era lunghissimo, più di cento le bandiere, dai balconi sventolavano le bandiere nazionali abbrunate a mezz'asta. Sopra un carro abbrunato, tirato da sei cavalli morelli, spiccava il busto di Benedetto Cairoli, opera di Ettore Ferrari.
Attraverso le vie del Corso, del Plebiscito, di Aracceli e la salita delle tre Pile, il corteggio giungeva a mezzogiorno in piazza del Campidoglio. I Palazzi Capitolini erano ornati di bandiere e panneggiamenti.
A mezz'asta, abbrunata, la bandiera sventolava pure sulla gran porta del Palazzo Senatorio. Innanzi alla porta del Palazzo dei Conservatori, i vigili tenevano le bandiere dei rioni ed il gonfalone della città. Nell'atrio del Palazzo stavano raccolti il sindaco, gli assessori e i consiglieri comunali.
Nel centro era eretto un basamento drappeggiato di velluto rosso e trine di oro, sul quale doveva essere collocato il busto. L'arrivo del corteggio è salutato da un lungo applauso, si cerca di porre il busto sul basamento a ciò eretto, ma non ci si riesce, e gli oratori Menotti Garibaldi e il sindaco Guiccioli pronunciano i loro discorsi attorno al carro. Il busto del Cairoli fu il giorno appresso collocato nell'aula delle sedute del Consiglio comunale."
Feteggiamenti per il Cinquantenario dello Statuto. "Alla mattina, grande rivista al Macao. Alle 14, sfilano le berline di gala colle rappresentanze del Senato e della Camera: vanno al Campidoglio, dove la festa toccherà l'apice della solennità. Grandi orifiamme sventolano in piazza del Quirinale a pennoni che portan gli stemmi delle città italiane e corone d'alloro. La gradinata della chiesa di Ara Coli nereggia d'una folla compatta che, all'apparie dei Sovrani, lancia all'aria un evviva fragoroso.
Nella sala del Campidoglio, un'altra scena. Tutto intorno, pendono le bandiere regalate dai municipii italiani per la liberazione di Roma. Il trono è eretto all'ombra del gonfalone rosso e arancio della città eterna. Folla di senatori, di deputati e di trecento sindaci. Fra gli abiti neri brillano le uniformi militari, ma, caso strano, non vi sono signore.
Il ritorno dei Sovrani al Quirinale fu un'altra scena. Le associazioni popolari erano là, ad attendere i Reali. Le loro cento venti bandiere s'agitavano in festa. Immense le ovazioni ai Sovrani, che comparvero al balcone; il Re, austero, agitando l'elmo, la Regina; sorridente, agitando il fazzoletto bianco.
Alla sera, illuminazione fantastica con quelle grandi palme laminose in Piazza Colonna col Colosseo e col Foro Romano illuminati a bengala."
Il Consiglio Comunale di Roma delibera sulla toponomastica, per omaggire il defunto Re Umberto I. La galleria in costruzione sotto il Quirinale viene denominata Galleria Umberto I e Via del Corso cambia il nome di Corso Umberto I. Per la realizzazione dell'opera e proseguire la strada verso piazza di spagna, verranno sacrificati il lato sinistro del Palazzo Boccapaduli Gentili Del Drago e la chiesa di San Nicola in Arcione. A sera viene organizzata una grande dimostrazione popolare di lutto. "Alle ore 21 un immenso corteo delle Associazioni con bandiere abbrunate partì da piazza del Popolo tra fitte ali di popolo in religioso silenzio, traversò il Corso, piazza Venezia e sì recò al Campidoglio.
Il sindaco e il Consiglio Comunale, che avevano allora deliberato sulle onoranze ad Umberto con singolare unanimità, ricevettero il Comitato del corteo nella sala degli Orazii e Curiazii.
Il sindaco pronunziò un applaudito discorso concludendo così: “ Romani, il Re è morto, evviva il Re!Lungo il passaggio del corteo, composto di migliaia e migliaia di persone, tutti i pubblici esercizi furono chiusi."
Apoteosi di Guglielmo Marconi al Campidoglio. Giunto alle ore 10, il sindaco Colonna gli conferisce la cittadinanza Onoraria nella sala delle Bandiere. Alle 16 pronuncia una conferenza sulla sua scoperta: "Immensa, fitta la folla, che s'addensa al Campidoglio, ansiosa di vedere il trionfatore, desiosa di porgergli un saluto. Essa non Potrà penetrare nell'aula della conferenza; lo sa; ma vuol dimostrare al suo muovo eccelso concittadino ammirazione. Quando al Colle, inondato di luce, arriva il Marconi, la moltitudine applaude, acelama. È il Marconi vien ricevuto dal sindaco. Quindi arriva il Duca di Genova, che si ferma ad aspettare i Sovrani. E, alle 16 precise, salutati dall'inno reale e dagli evviva, il Re e la Regina giungono col Duca d'Aosta, col Conte di Torino, col Duca degli Abruzzi, in carrozza scortata dai cotazzieri." Conclude la giornata partecipando ad un banchetto organizzato in suo onore, nella sala maggiore del Grand hotel (trasformato in serra fiorente).
Primo convegno internazionale del Touring Club a Roma: "ha quivi fatte accorrere da ogni parte d'Italia le squadre ciclistiche dell'Audar Italiano, recanti al sindaco della Capitale dalle città sorelle pergamene augurali, e dando occasione ad una splendida dimostrazione di ciclistica solidarietà. Trenta e più erano le sezioni dell'Audax italiano rappresentate alla festa, e il sindaco Colonna ricevendo da ciascun caposquadra la pergamena augurale, rivolse a tutti belle parole di ringraziamento."
Nell'ambito dei festeggiamenti per i cinquant'anni dell'Unità d'Italia, il Re Vittorio Emanuele II, partecipa alla cerimonia di inaugurazione delle Mostre programmate per l'Esposizione Universale a Roma.
La cerimonia iniziana alle ore 10.30, con la solenne seduta reale, dove intervengono S. M. il Re, alte cariche di Corte, i ministri e sottosegretari di Stato, le presidenze e le rappresentanze ufficiali del Senato e della Camera, i senatori e deputati, gli ambasciatori e ministri plenipotenziari esteri, le rappresentanze dell’esercito e della marina, con i comandanti dei corpi di stato maggiore, le alte cariche dello Stato, i sindaci e segretari generali de’ capoluoghi di Provincia, invitati dal sindaco di Roma, il prefetto, le presidenze del Consiglio e della Deputazione provinciali e, naturalmente, i consiglieri comunali.
I festeggiamenti giubilari proseguono alle 14.30 a Villa Cartoni, dove si inaugura la Mostre internazionali di Belle Arti.
Alle 22, il Municipio organizza un grande ricevimento nei Palazzi Capitolini. Da piazza del Popolo, dalla torre capitolina e da Monte Mario, vengono illuminati con riflettori elettrici i principali monumenti, e nelle maggiori piazze, straordinariamente illuminate, hanno luogo concerti musicali oltre ai trattenimenti organizzati dai diversi Comitati. La data gloriosa viene salutata a mezzanotte da un colpo di cannone sparato dall'alto del Gianicolo:
"La prima giornata di codeste teste e commemorazioni è stata quella che si dice una giornata campale. Una seduta reale assolutamente straordinaria nella mattinata, l'inaugurazione di una esposizione internazionale nel pomeriggio, un grande ricevimento la sera in Campidoglio hanno fatto si che tutti gl'invitati a queste feste e cerimonie si siano dovuti trovare mobilizzati ed in perfetta tenuta per quindici ore, almeno, dalle nove del mattino alla mezzanotte. Si fa dunque qualche cosa per la Patria anche ai giorni nostri
Tutti, tutti si sono buttati con fervore, con entusiasmo a rendere grandiose queste giornate solenni; tutti, dai venditori ambulanti ai principi romani, cominciando col profondere per ogni dove ed in ogni forma i colori nazionali su tutta la superfìcie di Roma. Dalle colossali cravatte tricolori svolazzanti del limonaro girovago, alle bandierine tricolori sventolanti dall'alto dei traileys dei trams o dai frontini dei cavalli dei hottari ; dalle banderuole delle finestrino degli ammezzati delle piti umili case, alle bandierone delle sedi principesche e delle ambasciate, è stata una inebriante festa di colori, infiammata dallo splendore del sole primaverile, che è entrato come elemento essenziale a creare quell’entusiasmo patologico a pressione elevata, che tutti abbiamo qui respirato specialmente dall’alba del 27 alla mezzanotte del 28 marzo, anzi dalla mezzanotte del 27, giacché a quell'ora, dal Gianicolo, dove tanto latin sangue gentile cadde in difesa dell'italianità contro i francesi invasori e pallisti, nel ’49, dal Gianicolo, su cui grandeggia il superbo monumento di Garibaldi, e dove Passo soffrì e morì, dal Gianicolo tuonò su Roma il primo colpo di cannone a salutare l’alba festiva!
Un altro colpo di cannone, alle dieci un quarto del mattino del 27, annunciava l'uscita dall'alto Quirinale del corteo reale che per la salita di Magnanapoli, via Nazionale, piazza Venezia, piazza dell'Ara Coeli portava il Re, la Regina, i personaggi della Corte al Campidoglio, il cui campanone spandeva su Roma le sue onde sonore festose.
Tutta Roma era nelle vie e nelle piazze: La festa ufficiale era attorniata da una vera, grande festa di popolo acclamante; così che nel glorioso recinto chiuso di Campidoglio, sulla classica piazzi fatta sgombare dalla folla, nel magnifico salone degli Orazii e Curiazii, riservato agl'invitati di qualità, si aveva quasi, malgrado la solennità, una sensazione di vuoto, in confronto con la ressa popolare delle vie e piazze, a stento attravessate, ed invase da un entusiasmo irrefrenabile.
Nella grande aula capitolina era tutto quanto Roma accoglie e può offrire di solenne: le cavalieresse dell'Annunziata, da donna Elena Cairoli Sizzo a donna Ra: Itele Marcora; i presidenti delle due Camere, i ministri, ormai in partibus, i sindaci di Roma e delle grandi città, ufficiali generali, diplomatici in splendide uniformi, dame e cavalieri in aggruppamenti accidentali pittoreschi per la varietà delle toilettes primaverili ed il luccichio delle decorate uniformi, uomini della politica, della scienza, dell’arte, compreso Ermete Novelli, col petto e la marsina cosparsi di decorazioni, e Tommaso Salvini, appoggiarne, sotto il peso di stelle, croci e crachats i suoi ottanta anni di gloria al piedestallo del busto di Garibaldi. Non mancava Matilde Serao, intenta, col lorgnon , ad analizzare le toilettes delle dame, e pronta a fissare la figura alta e severa della Regina Elena nel momento in cui al braccio del Re, e nel cospetto di tutto quel magnifico uditorio in piedi ed acclamante, entravano a prendere posto sul trono, seguiti dal Duca d'Aosta dal Conte di Torino e dal Duca di Genova.
Dei discorsi non vi parlo: tutti li hanno letti nei giornali. Il momento solenne fu per il discorso del Re, il primo, — discorso breve, ma intenzionalmente significativo, riunente le idee e la forma del primo ministro che se ne va, Luzzatti, dedicate, quasi, al primo ministro che viene, Gioì itti. Al discorso, detto con voce ferma, sonora, ma calma, gli applausi risposero, quasi ogni volta, per segnale di Tommaso Salvini, ad ogni frase toccante i sentimenti dei convenuti. Fu esso il grande numero della seduta capitolina. Gli altri tre discorsi, cioè gl’indirizzi del Senato e della Camera, già noti, ed il discorso del Sindaco di Roma, Ernesto Nathan, sproporzionatamente lungo, furono accolti da un silenzio rispettoso, ma rassegnato.
Due ore, appena, di tregua rimasero libere per tutto il mondo di cerimonia; e in quelle due ore c’era da rifarsi un poco dalla stanchezza, rinfrescarsi, rifocillarsi; poi in marcia tutti al lato opposto di Roma, da Sud a Nord, dall’Arce capitolina, alla Valle Giulia, alla vigna Cartoni, all'inaugurazione formale — non sostanziale — della grande Esposizione internazionale di arte. Sulla scalea del palazzo felicemente ideato dal Bazzani e nel salone d'onore si raggruppava lo stesso pubblico decorato, militare, diplomatico, parlamentare che raccoglievasi due ore prima in Campidoglio. I ministri dimissionari erano li, in tutta la solennità delle loro uniformi, sotto il cui splendore nascondonsi gl’intimi sentimenti inesplicabili di chi si sa designato al sagrifìcio dell’andarsene o a quello, non meno grave, del rimanere.
11 palazzo delle belle arti c’è, l'esposizione non c'è ancora, ma ci sarà, man mano, nei giorni venturi. Tutti ammirano dell' edificio la arandiosità e l’armonia. Fra gli ammiratori è il miliardario americano, Pierpont Morgan, ammirato alla sua volta per la fioritura del suo naso solenne non meno che per la rinomanza dei suoi milioni e del suo mecenatismo. L’ambiente è delizioso. Valle Giulia, solcata dall’ampio viale lungo il quale sorgono eleganti e festosi i padiglioni stranieri, belli nelle loro decorazioni boreali, ed ornati da grandi orifiammi multicolori agitati dall’aura primaverile, è di effetto incantevole.
Le trombe squillano, la folla si move; è il corteo reale che si avanza, nell’ordine e nell’insieme medesimo che abbiamo visto in Campidoglio. Il Re, la Regina, i principi sono sotto il trono; gli inchini, gli ossequi si susseguono rapidamente, e cominciano i discorsi — quattro discorsi; quattro come nella mattinata in Campidoglio, quattro e quattro otto, aprendo la nuova serie" il conte di San Martino, imperturbabile; poi, col suo bel vocione, la sua faccia serena e contenta, il senatore Secondo Frola, che, presidente del Comitato generale dell'Esposizione di Torino, reca a Roma il saluto, applaudito, dcU’operoso Piemonte; quindi il ministro per gli affari esteri di ieri e di domani, marchese Di San Giuliano; ed infine l'ambasciatore francese, signor Barrère, decano del corpo diplomatico, giacché questa esposizione internazionale di arte ha anche il suo contenuto diplomatico.
Finiti i discorsi, l'entusiasmo prorompe invadendo tutta vigna Cartoni, e di là rovesciandosi di nuovo in Roma, mentre gli studenti fanno attorno al Corteo Reale una dimostrazione clamorosa, illuminata dal sole ridente, che nascondesi dietro la gran mole della cupola di San Pietro.
Roma si accinge ai tripudi della sera: la luce del crepuscolo si tramuta, per oggi, in alba sorprendente di una nuova giornata luminosa; ogni finestra, ogni piano, ogni facciata di casa diventa, a poco a poco, risplendente per migliaia e migliaia di ondeggianti fiammelle ; una miriade di fiaccole danno bagliori ed ombre inconsuete ai monumenti; due riflettori del genio incrociano su Roma, dal Campidoglio al Monte Mario, i loro fasci raggianti; tutta l'urbe è ài nuovo formicolante nelle vie e nelle piazze; mentre la folla dei decorati e degli uniformati sale, per la seconda volta nella giornata, il Colle Capitolino, ad ammirare le bellezze dei tre palazzi classici, riuniti col tanto discusso porticato intercomunicante, e raccoglienti in una pompa di luce e di fiori i sovrani e i dignitari dello Stato e del mondo ufficiale ad un trattenimento artistico — epilogo delle fatiche di questa prima giornata commemorativa."
Il Discorso del Re in Campidoglio per il cinquantennario dell'Unità d'Italia.
"Sul Campidoglio, vaticinato dal sommo Poeta latino, eterno come Roma, stanno oggi attorno al Re i liberi rappresentanti del Parlamento, dei Municipi, simboli viventi dell'unità politica indissolubile e delle franchigie locali. Io Vi saluto, evocando la memoria dei pensatori, degli eroi e dei martiri, ai quali dobbiamo la Patria!
In questo convegno nazionale, irresistibile e fervido, esce dai nostri petti il giuramento di rendere l'Italia sempre più libera, più felice, più rispettata nel mondo (applausi). Nelle legittime impazienze, aspiranti a migliori fortune, giova riconoscere che non si riparano in breve tempo gli effetti di lunghi secoli vissuti nella divisione e nel servaggio (applausi).
Per il nostro paese corse un’età anche più miseranda di quella dipinta dal Segretario fiorentino quando, mancata la concordia dei cuori e delle armi, la disciplina del carattere, l'obbedienza spontanea a quelle leggi che sono sostanza di vita e di salute, all'Italia vinta e doma si tolse ogni virtù di pensiero, ogni potere militare e civile.
E occorre figgere lo sguardo in quelle calamitose profondità a misurare di quale sforzo titanico fu capace l’animo della Nazione per rivolgere le sorti di un volgo avvilito in quelle di un popolo libero e geloso dei suoi diritti. Nella nostra virile modestia non si dimentichi l’ufficio che la storia ha assegnato all’Italia. Esso esprime con il ricongiungersi di sparse genti infelici il diritto intangibile delle nazioni a vivere indipendenti (grandi applausi). Grida di: Viva il Re!) Con Roma capitale, l'Italia rappresenta la tranquilla convivenza della Chiesa con lo Stato, che garantisce piena e feconda libertà alla religione come alla scienza (applausi).
Quest'opera dei padri, dei redentori della patria, non può apparire meno elevata delle due precedenti civiltà di Roma.
Il Padre mio di venerata memoria, in un discorso solenne, diceva: "Fra i maestosi avanzi della grandezza antica non ci sembri modesta la grandezza nuova. L'antica per lo spirito del tempo fu universale, la nuova è nazionale. Dalla prima si ebbe un’Italia romana, si ha dall’altra una Roma italiana. Quella fu l'espressione della forza, questa è l'espressione del diritto e, come ogni diritto, Roma italiana è inviolabile (applausi).
Devota all’indipendenza di ogni popolo, l'Italia saprà custodire la propria che è il retaggio di tutta la sua storia antica e recente e contribuirà con le opere della pace al progresso universale in una ascensione continua verso ideali sempre più alti.
Ed è fatidico che di tanti imperatori sul Colle aperto ai fasti consolari e alle istituzioni romane, resti solo il simulacro di Marco Aurelio, salutante il trionfo, illuminato dalla luce austera della virtù stoica (applausi); immagine sacra e propiziatrice di quel culto della legge morale e civile che la Patria nostra vuol osservare fidente in un sicuro avvenire di prosperità e di gloria (lunga ovazione)».
Dopo il discorso reale, lessero degl'indirizzi di occasione il presidente del Senato, Manfredi; il presidente della Camera, Marcora; poi pronunziò un discorso — ahi! troppo lungo — il sindaco di Roma, Ernesto Nathan. La cerimonia, veramente solenne, aveva durato meno di tre quarti d’ora e alle 11 e un quarto, fra le acclamazioni incessanti della folla, i sovrani e tutto il corteggio rientrarono al Quirinale, dal cui grande balcone il Re e la Regina dovettero presentarsi alla folla plaudente sulla Piazza.
Tre ore dopo il corteo reale, attraversando ancora tutta la città festante, moveva dal Quirinale a Villa Cartoni, fuori di Porta del Popolo, atteso dai ministri, dal corpo diplomatico, da una collana fiorita e splendente di dame e di personaggi, ad inaugurarvi l’Esposizione di Belle Arti internazionale. Anche questa, naturalmente, è stata una cerimonia di discorsi: hanno parlato il conte di San Martino, presidente dell'Esposizione di Torino; il ministro per gli affari esteri, marchese di San Giuliano, e l'ambasciatore di Francia, signor Barrère, decano del corpo diplomatico.
Dopo i discorsi sono passati davanti ai sovrani tutti i rappresentanti, ad uno ad uno, dei vari governi esteri, ed il Re ha accolto da ciascuno simpatiche parole d'augurio, ricambiate con ringraziamenti cortesi e vigorose strette di mano. Per le Esposizioni, l'importante è inaugurarle; il resto viene poi; ed anche per l’Esposizione di Roma tutto si è limitato all'inaugurazione esteriore ed al godimento della folla nell’ammirare il corteo, gl’invitati, se stessa, le bellezze dell’ampio pronao del palazzo e dell’ingresso trionfale, e le facciate dei padiglioni esteri ancora chiusi.
Tutta Roma era nelle vie, affollate, imbandierate, risonanti di evviva; e la sera tutta Roma fu ravvolta in un vero mare di luce, mentre in Campidoglio i sovrani assistevano ad uno spettacolo artistico e ad un ricevimento fastoso."
La Statua Equeste del Marco Aurelio viene smontata e spostata nei Musei Capitolini, per procedere ad un restauro. Viene lavata fuori e dentro, otturando con il piombo i fori presenti.
Il Comune di Roma bandisce un concorso per il congiungimento stabile dei tre Palazzi Capitolini. Il concorso viene vinto da Marcello e Pio Piacentini:
"Poichè, scaduto il termine concesso all'Amministrazione bloccarda per demolire le braccia di cartapesta alzate ad allacciare al Palazzo dei Senatori le gallerie dei Musei ed i saloni gloriosi del Palazzo dei Conservatori, le mascherature burlesche non cadevano, l’atitorità governativa alzò la sua voce di comando. Il Comune allora, disposto a non cedere nemmeno di fronte alla forza, bandì un concorso pel congiungimento definitivo dei tre edifici superibi."
Il progetto che la reca e nasconde il nome dei suoi autori sotto il motto simbolico di Noli me tangere considera la questione del congiungimento in rapporto alla sistemazione stradale, al definitivo assetto degli uffici capitolini, a problemi severi di Arte e di Archeologia. Move da un progetto della Commissione direttiva del Monumento a Vittorio Emanuele che considerava l’accesso alla mole sacconiana dalla parte posteriore e prevedeva una rampa svolgentesi nelle aree di demolizione chiuse tra il Monumento, l'Ara Coeli, e le chiese di Santa Marina e di San Pietro in Carcere.
Nella planimetria dei Piacentini, questa rampa, dopo aver lasciato alla sua destra una via parallela, che alla quota del Tabularium conduce all'ingresso monumentale ideato per la sede delle Rappresentanze, sale fino alla Piazza del Campidoglio aprendo a sinistra del Palazzo Senatorio una superba terrazza adorna di balaustre e di statue e protesa sul suggestivo panorama dei Fori balzati completi dalla liberazione sapiente del contorno. Così invece di accecare la piazza, si darebbe ad essa una vista ampia quanto mai, lasciando al sole ed all'azzurro un trionfale varco.
"P.S: ll Consiglio superiore per le antichità e le Belle Arti aveva dovuto, con ripetuti pareri, in quale si rispettava l'apparenza della piazza del Campidoglio, ma si lasciava ai concorrenti piena libertà di trovare il passaggio pel congiungimento dei tre palazzi in qualunque parte eva qualunque livello del colle. Intanto il Consiglio superiore si è pronunciato in senso sfavorevole al concorso."
Discorso interventista di Gabriele D'Annunzio alla folla riunita a Piazza del Campidoglio. Al termine alcuni cittadini penetrano nella torre e suonano la campana.
Solenne manifestazione del popolo al Campidoglio, per l'aniversario dell'entrata in guerra.
Orazione di Gabriele D'Annunzio davanti una grande folla radunata a piazza del Campidoglio. Dalla loggia del Palazzo Senatorio, spiega la bandiera che il maggiore Randaccio spiegò nel 1917 alla foce del Timavo., "perché Roma la consacri e "dia mandato al poeta di portarla, quale pegno di amore e di fede, a Fiume ricongiuntasi alla Patria".
Nella sala degli Orazi e Curiazi al Campidoglio, si svolge una cerimonia di conferimento della cittadinanza romana all'on. Mussolini. A seguire, gruppi di Sindacati fascisti, sfilano nella piazza davanti al Presidente del Consiglio.
Inaugurazione del giardino della Vittoria tra il Vittoriano e il palazzo Senatorio.
Benito Mussolini subisce un attentato a Piazza del Campidoglio, da parte di una nobildonna inglese, Violet Gibson. Mussolini era appena uscito dal palazzo dei Conservatori, dove aveva inaugurato un congresso di chirurgia, quando la Gibson gli sparò un colpo di pistola, ferendolo di striscio al naso.
"Alle ore 11 di stamane in Piazza del Campidoglio, all'uscita del Congresso Internazionale di chirurgia, contro il Primo Ministro on, Mussolini, attraversante nella sua automobile la folla che l’acclamava, una vecchia donna sconosciuta ha sparato quasi a bruciapelo un colpo di rivoltella. Il Primo Ministro ha riportato una leggerissima ferita alle pinne nasali.
Egli ha conservato la più perfetta calma e il più grande sangue freddo e ha dato immediatamente rigorose disposizioni perchè sia evitata qualsiasi ripercussione nell'ordine pubblico.
La donna è stata tradotta al carcere delle Mantellate. La sparatrice sembra sia di nazionalità irlandese."
Presentazione della nuova Fiat 514 al Campidoglio. La vettura risale dalla cordonata del Campidoglio.
In occasione del Natale di Roma e con il completamento dell'Isolamento del Campidoglio, il nuovo governatore di Roma Giuseppe Bottai, trasferiresce la gabbia della Lupa capitolina, dalla cordonata del Campidoglio alle falde della Rocca tarpea, con l'aggiunta di una nuova gabbia dove viene ospitato un esemplare d'Acquila.
Avviati dei lavori di costruzione di un corridoio che collega Palazzo dei Conservatori e Palazzo Nuovo passando sotto Piazza del Campidoglio. Sono scoperti altri ambienti delle insule dell'Ara Coeli e i resti del Tempio di Veiove, preservato dalla distruzione per il progressivo accumulo delle fondamenta degli edifici che sorsero sul Campidoglio. Nelle vicinanze viene trovato anche un tesoretto formato da 77 monete d'argento delle prime serie romano repubblicane, e da esemplari celtici e magnogreci.
III giorno di visita di Adolf Hitler a Roma. Di ritorno dopo il viaggio a Napoli, arriva in treno alla stazione Termini, ricoperta da una scenografia posticci a causa dei lavori in corso.
Dopo una visita alla Mostra Augustea della Romanità, il Duce Mussolini, Hitler e il Re Vittorio Emanuele III partecipamo ad una rivista militare alla presenza in via dei Trionfi.
Segue un solenne ricevimento in Campidoglio ha offerto all'Ospite il Governatore di Roma, dor Piero Colonna ed una festa folcroristica popolare a piazza di Siena.
Il Duce Mussolini, insieme al Govarnatore Piero Colonna, inaugura nella Sala Giulio Cesare del Campidoglio, il III Congresso mondiale del dopolavoro.
Dopo il saluto ai congressisti, il Duce su affaccia sulla piazza del Campidoglio gremita di rappresentanze del Dopolavoro. Tra i diversi festeggiamenti che il Dopolavoro ha organizzato in onore dei convenuti nell'Urbe per il Congresso, una sfilata di imbarcazioni sul Tevere.
Cerimonia di inaugurazione dei gagliardetti delle scuole elementari: "Cinquemila alunni erano presenti ed hanno entusiasticamente acclamato il Duce Mussolini quando S. E. Starace, minsitro segretario del partito e S. E. Bottai, ministro dell'educazione nazionale, sono giunti al Palazzo Capitolino."
In occasione del Natale di Roma, il Duce Mussolini inaugura il nuovo pavimento di Piazza del Campidoglio, che sostituisce la precedente sistemazione, costituita da semplici guide radiali in travertino che, partendo dalla statua imperiale suddividevano l'ovato in otto settori. La nuova pavimentazione stellare è realizzata, su iniziativa di Antonio Munoz, in base a un'incisione del 1567.
Viene inoltre inaugurato il nuovo collegamento tra Palazzo Senatorio e quello dei Conservatori.
Per proteggere la statua del Marco Aurelio dagli eventi bellici, viene spostata da piazza del Campidoglio, nelle cantine del Tabularium.
La statua del Marco Aurelio viene riportata al centro della piazza del Campidoglio.
Il cantante Domenico Modugno e Franca Gandolfi si spoano con rito civile al Campidoglio.
Alla presenza dei rappresentanti delle sei paesi fondatori della Comunità Economica Europea, nella Sala degli Orazi e i Curiazi del Palazzo dei Conservatori viene firmato un trattato che istituisce la Comunita Economica Europea, primo passaggio verso la futura unità Europea.
Cerimonia presenziata dal sindaco Tupini, per il ritorno delle fiere simbolo di Roma, nei giardini del Campidoglio. La lupa, chiamata Rea Silvia, torna nella gabbia al lato della cordonata. L'aquila, chiamata Muzia, resta nella gabbia nei giardini del Campidoglio lungo via del teatro di Marcello.
Verso le ore 21, arriva sul Campidoglio l'ultimo tedoforo della staffetta olimpica. Il tripode viene posto sulla scalinata di Palazzo Senatorio, e rimane acceso tutta la notte.
Papa Paolo VI in visita al Campidoglio.
Si interrompe la tradizione di esporre una Lupa ed un acquila nei giardini del Campidoglio.
Claudio Villa sposa in Campidoglio Patrizia Baldi. Il matrimonio viene celebrato dal consigliere comunale del Partito Comunista Italiano Ugo Vetere. Pippo Baudo è testimone di nozze.
La statua del Marco Aurelio viene smontata e rimossa dalla piazza del Campidoglio per avviare un importante fase di restauri.
La statua equestre di Marco Aurelio torna restaurata in Campidoglio. Viene posta in una sala dei Musei Capitolini.
Nella piazza del Campidoglio viene collocata una copia in resina bianca della statua del Marco Aurelio, in attesa di quella definitiva in bronzo.
Nella piazza del Campidoglio viene collocata la copia in bronzo della statua del Marco Aurelio.
Papa Giovanni Paolo II in visita al Campidoglio. Affacciato al balcone verso la piazza ricorda ai molti presenti che Roma letto al contrario si legge amor!
Nella Sala degli Orazi e i Curiazi al Palazzo dei Conservatori, i capi di Stato e di Governo dei 25 Paesi dell'Unione Europea, firmano il testo definitivo della Costituzione europea.
Funerali dell'attore Gigi Proietti. Il corteo funebre parte dalla clinica Villa Margherita, arriva in cima al Campidoglio, dove eccezionalmente effettuta il giro intorno al Marco Aurelio, accolto dal saluto militare di tutte le forze di polizia. Poi riparte per via del Corso, Piazza Barberini, via Veneto per concludere Al Globe Theatre di Villa Borghese, il teatro elisabettiano che Proietti ha diretto per 17 anni. Le esequie religiose si sono svolgono nella in forma privata Chiesa degli artisti a Piazza del Popolo.
Nella Sala Protomoteca capitolina, viene allestita la camera ardente di Raffaella Carrà.
Nella Sala Protomoteca capitolina, viene allestita la camera ardente del giornalista e politico David Sassoli.
Il sindaco Roberto Gualtieri e il sovrintendente capitolino Claudio Parisi Presicce, partecipano alla cerimonia per la conclusione del cantiere di restauro dei gruppi scultorei dei Dioscuri del Campidoglio. I lavori, curati dalla Sovrintendenza Capitolina, all'interno del PNRR, programma Caput Mundi, hanno avuto una durata di 240 giorni per un importo di 270 mila euro. L'intervento eseguito ha permesso il recupero e la salvaguardia dei marmi, particolarmente erosi e disgregati e interessati in maniera localizzata da depositi di sporco e da patine biologiche, oltre che da numerosissime stuccature molte delle quali inidonee e cromaticamente alterate.
Si concludono gli interventi di restauro sulle facciate di Palazzo dei Conservatori e Palazzo Nuovo. I lavori, eseguiti grazie a 3.510.000,00 € di fondi PNRR, hanno riguardato: la cortina laterizia; gli elementi architettonici; l'apparato scultoreo sulle balaustre; le pavimentazioni in basalto e travertino dei due portici e i loro soffitti; il sistema di raccolta e deflusso delle acque piovane.
L'attore Carlo Verdone diventa "Sindaco per un giorno". Arriva a Palazzo Senatorio intorno alle 10.30, accolto da Gualtieri, per prendere parte alla Giunta capitolina nella Sala delle Bandiere.
Intorno alle 11.15 Gualtieri e Verdone lasciano Palazzo Senatorio. La prima tappa, intorno alle 11.45, in zona Villa Gordiani, dove inaugurerano un'area ludica per bambini in via Olevano Romano.
A seguire, verso le 12.20 effettueranno un sopralluogo al cantiere per la messa in sicurezza e la riqualificazione della scuola primaria di via Romolo Balzani.
Alle 13.30 i due saranno al pranzo organizzato presso il Centro Sociale per anziani "Cassia", al civico 1686, in zona "La Storta".
Dopo il tour delle periferie, i due sindaci insieme all'assessore alla Cultura, visitano i lavori al teatro Valle.
La giornata si conclude in Sala Giulio Cesare a Palazzo Senatorio dove Carlo Verdone, dallo scranno del Sindaco, partecipa ad una seduta straordinaria dell'Assemblea capitolina con un suo intervento.
Al termine della seduta, il "Sindaco per un giorno" Verdone restitisce la fascia tricolore al Sindaco Gualtieri che gli consegna la Lupa Capitolina, la massima onorificenza cittadina.
Inizia dallo Stadio dei Marmi di Roma il viaggio della fiamma olimpica lungo lo Stivale. Un atto simbolico che segna l'inizio di un viaggio lungo 63 giorni e 12.000 chilometri, che attraverserà tutte le 20 regioni e 110 province, passando da 60 siti patrimonio mondiale dell'Unesco.
Il viaggio della Fiamma Olimpica a Roma copre 30 chilometri con i luoghi più iconici della città. Prende il via alle 9.30 dallo Stadio dei Marmi, prosegue poi verso Borgo (ore 11.51), Piazza S. Pietro (ore 12.17), Largo Argentina (ore 12.54), il Gazometro, proprietà di Eni partner del viaggio (ore 14.44), Piazza del Campidoglio (ore 15.37), Piazza Esquilino (16.35) Piazzale Aldo Moro (ore 17.05). La passeggiata terminana poi a Piazza del Popolo.
Monumenti
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Lapide ai Caduti di Dogali su Palazzo Senatorio
1887 targhe
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Monumento a Cola di Rienzo
1887 memoriali
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Lapide per Roma capitale su Palazzo Senatorio
1886 targhe
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Lapide a Vittorio Emanuele II su Palazzo Senatorio
1870 targhe
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Targa di Pio VII presso Santa Maria in Aracoeli
1819 targhe
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Fontana del Marforio
1734 fontane
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Palazzo Nuovo
1603 palazzi-corte
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Fontane dei Leoni al Campidoglio
1588 statue
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Fontana di Palazzo Senatorio
1587 fontane
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Torre Capitolina
1582 torri
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Palazzo dei Conservatori
1563 palazzi-corte
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Torre di Martino V a palazzo Senatorio
1427 torri
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Santa Maria in Aracoeli
1348 basiliche
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Torre di Niccolò V a palazzo Senatorio
torri
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Tabularium
archeologia
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Palazzo Senatorio
palazzi
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Targhe del Palazzo Senatorio
targhe
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Tempio di Veiove
templi
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Lapide ai Caduti romani su Palazzo Senatorio
targhe
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Torri di Bonifacio IX a palazzo Senatorio
torri
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Lapide del Plebiscito su Palazzo Senatorio
targhe
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Statue del Nilo e del Tevere al Campidoglio
statue
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Portico dell'Ara Coeli
portici
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Case delle Corporazioni
edifici
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Statua del Marco Aurelio
statue
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Musei Capitolini
musei
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Portico del Vignola
portici
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Convento e chiostro dell'Aracoeli
conventi-chiostri
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Statue di Costantino al Campidoglio
statue
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Trofei di Mario al Campidoglio
statue
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Statue dei Dioscuri al Campidoglio
statue
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Colonne miliari della via Appia
archeologia
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Cordonata del Campidoglio
edifici