Storia
CronologiaLavori di allargamento della Porta del Popolo per agevolare il traffico intenso, aumentato con l'istituzione di una linea di omnibus a cavalli (collegante piazzale Flaminio a ponte Milvio).
Per poter aprire due nuovi fornici laterali, si avvia la demolizione dei due Bastioni quadrati, poste a protezione della porta.
Portati ornai da qualche tempo a compimento i lavori della porta Flaminia, non essendovi più luogo ad aspettarsene altre scoperte, a noi corre il debito di ripigliare e concludere la esposizione dei marmi scolpiti o scritti, che ne tornarono in luce. Non molto, in vero, ci resterà ad esporre: perciocché i monumenti di cui si tratta, col venire adoperati ad infarcire i torrioni di Sisto IV, furono sì crudamente rotti e malconci, che per lo più dai loro frammenti, e dalle parti scompagnate e disperse non può ricavarsi la forma primitiva dell'edilìzio al quale appartennero, o veramente il senso ed il tenore del testo epigrafico da cui furono spezzati.
Prendendo a considerare con attenzione i molti e grandi frammenti di membri architettonici, che per cura di questa Commissione si conservano presso la piazza del Popolo, dietro l'emiciclo dirimpetto al Pincio, da un occhio esperto con facilità si ravvisa, come oltre un certo numero di marmi e pietre, appartenenti a piccoli edilizi sepolcrali, ed altre memorie funebri di vario genere, vi siano parecchie parti di tre sepolcri di granmole, e di architettura ornatissima, che si elevarono già sui margini della via Flaminia, iu prossimità della porta omonima di Aureliano, della quale ci fu dato rivedere le vecchie torri onoriane.
Due di cotesti monumenti erano di forma quadrata, ed uno di forma circolare. Di questo ultimo furono ricuperati moltissimi avanzi, sì del rivestimento del corpo rotondo, tagliato a bugne piane; e sì della base, con le sue modanature vagamente intagliate. Non può quasi esser dubbio, che tali avanzi non debbano assegnarsi a quel monumento medesimo, il cui massiccio notammo essere segnato nella pianta del Bufalini, pochi passi fuori della porta Flaminia, a sinistra; e che perciò dovea esistere ancora nella seconda metà del secolo XVI.
Vi si acconciano e le dimensioni ed il grado di curvatura di più marmi che possediamo, dei quali più sotto si darà in succinto la descrizione. Se questo monumento ebbe, come quello di Cecilia Metella, un gran cartello nell'alto con la iscrizione, può darsi che nel medesimo stesse infìssa, o la epigrafe di Quinto Trebellio Cattilo, questore della Gallia narbonese, circa i tempi di Claudio3; o quella di Caio Gallonio, e del prefetto del pretorio Quinto Marcio Turbone, dell'età di Adriano; ovvero una terza, che daremo nell'articolo presente: giacche tutte e tre queste lapidi, essendo in forma di cartello, ed essendo massicce e grandissime, poteano bene adattarsi ad un sepolcro rotondo di vasta mole.
Di un altro monumento di forma quadrata, e molto decorato anche questo, si hanno pure alcuni frammenti estratti dai muri della torre sinistra. Dalle medesime strutture essendosi ricavata ad un tempo anche la iscrizione del console Lucio Nonio Asprenate, che ricorrea, come sembra, sul fregio dell'edilizio, non sarà forse improbabile congettura il supporre, che a tale cospicuo personaggio avesse appartenuto il monumento di cui si tratta.
I molti marmi scolpiti, che per suoi rivendica il terzo edifizio, alla natura istessa delle loro rappresentanze, dichiaransi adoperati nel sepolcro di un qualche rinomato agitatore circense. Avvertimmo già da lungo tempo, che in cotesti marmi si hanno per certo a riconoscere gli avanzi del mausoleo di Publio Elio Gutta Calpurniano, auriga fortunato e famoso, dei tempi forse di Adriano, o dei primi Antonini: monumento che durava ancora nel secolo VIII, poco al di fuori della porta Flaminia, siccome raccogliesi dall'Itinerario Einsiedlense, il quale registra la lunga iscrizione di detto sepolcro immediatamente dopo la legge di Marco Aurelio, e di Severo Alessandro, concernente la esazione dei dazi, che stava collocata dinanzi la medesima porta.
La suddetta iscrizione, che sembra mancare di qualche parte e che dal compilatore dell'itinerario non fu descritta con piena esattezza, è stata di poi presa a disamina, e dottamente supplita dal Friedlaender: qualche nuova osservazione vi aggiunse in appresso anche il Wilmanns.
Insieme colla coincidenza del luogo cospira nell'appropriazione teste accennata eziandio la considerazione della forma del monumento. Perchè i frammenti che abbiamo icuperati del sepolcro dell'auriga si acconciano a formare un monumento quadrato: e che tal fosse quello di Calpurniano ce lo dà ad intendere il fatto, che l'autore dell'itinerario suddetto trascrisse, dividendola in tre parti, la epigrafe del mausoleo; apponendo alla prima la indicazione in ipsa via flaminia; alla seconda: item ibidem in ipso monumento; e medesimamente alla terza: item in ipso monumento: con che si viene a fare intendere, che le tre divisioni della iscrizione appellano a tre lati del monumento; rimanendone forse priva soltanto la parte posteriore di esso.
Cosa tanto più verisimile, in quanto che sembra evidente, che il descrittore abbia, per inavvertenza, trasposto l'ordine delle leggende, siccome i recenti espositori di questa lapide hanno saviamente osservato: il che in effetto potea facilmente intervenire copiandosi, dopo la iscrizione della fronte, prima quella del lato sinistro, e poi quella del lato dritto. Opinò per tanto il Wilmanns, che la epigrafe fosse incisa su di una base quadrata: ma di presente ci sembra possa affermarsi ch'ella si leggesse in diversi lati del monumento. Accennammo noi già, che avremmo tentato di dare in disegno un'idea dell'insieme di questo edilizio, traendo profitto dai frammenti superstiti, che spettano sicuramente al medesimo. Ma, chiamati tutti questi pezzi a rassegna, abbiamo veduto, che la sola parte inferiore e media di esso erano capaci di un ristauro, che quasi non ammetta dubbiezza; laddove quello della parte superiore avrebbe a riuscire di necessità più o meno arbitrario. Si aggiunge, che un grande marmo coi nomi di tre cavalli, appartenuto di sicuro alla struttura di detto sepolcro, per la mancanza assoluta di qualunque parte corrispondente non si potea ravvisare dove, o in qnal modo vi fosse stato inserito.
Laonde ci è sembrato più savio partito il restringerci a farne una descrizione succinta, che valga a dare un'idea della forma e della sontuosità di questo funebre monumento. Sorgeva dunque il sepolcro, di forma rettangola, su di un basamento riccamente intagliato, di cui possediamo alcune parti, che più sotto ricorderemo. Si ergeva su questo una mole quadrata, nei lati, o specchi, della quale erano scolpite di basso rilievo, una per lato, le quadrighe correnti, nel momento decisivo di girare le mete. Di cotesti rilievi abbiamo undici frammenti, spettanti a tre quadrighe diverse: indizio anche questo che, raffrontandosi con quello della iscrizione divisa in tre parti, può confermare il sospetto, che il lato posteriore del monumento non fosse così riccamente decorato come i tre più esposti alla vista dei passanti. Dicevamo testé, che in ciascuno dei lati figurava una sola quadriga.
Ne può credersi altrimenti al considerare, che ciascuna quadriga, eseguita nella proporzione di circa due terzi del vero, occupa una larghezza di metri 4,45, compresivi i due pilastri che racchiudono la composizione. Con cinque frammenti, che benissimo si ricommettono, abbiamo potuto formare pressoché intera una quadriga. Con franco e maestrevole artificio, sebbene di lavoro non molto accurato (trattandosi di cosa da osservarsi ad una certa distanza) vi si esprime la foga e l'ansietà dei cavalli anelanti alla meta, incalzati dal flagello dell'auriga; le vene si gonfiano per lo sforzo sotto i muscoli dei focosi animali.
Nell'armatura dei cavalli è notabile quella striscia di cuoio che ne stringe i garetti delle zampe anteriori, onde ovviare ai danni di qualche sforzo anormale e soverchio; prattica non ignota alla moderna ippiatria, ma che in fatto di antichi monumenti non rammentiamo di avere osservato altrove. Della figura dell'auriga si è pur conservata una buona parte, ma senza la testa.
Essendosi nel medesimo luogo trovata una testa di cavallo circa il vero, di tutto rilievo, simile di stile e di arnese a quelle dei cavalli, possiamo di buon dritto inferirne, che una marmorea quadriga di tutto rilievo, guidata senz'altro dalla figura di Calpurniano, dovea formare il corona-mento dell'edifizio sepolcrale. Resterebbe quindi ad immaginarsi soltanto quel piano del monumento che servia di sostegno alla quadriga medesima: ma questa parte, nella quale, secondo noi, si leggeva la triplice iscrizione, sembra essere al tutto scomparsa ; il che non ci ha consentito di eseguire in disegno il ristauro di questo nobile mausoleo; facile del resto, e sicuro.
Che un semplice auriga si facesse un sepolcro di tanta magnificenza, ed in luogo sì cospicuo della Flaminia, ninno potrà meravigliarsene, il quale ricordi le ingenti somme che sovente fruttavano agli aurighi le loro vittorie ; secondo impariamo, non meno da classiche testimonianze, che dalle loro stesse iscrizioni. Ed ecco il monumento di un auriga, il quale con la sua sontuosità ci dimostra, come costoro, gonfi dell'aura popolare che li esaltava, si argomentassero di perpetuare, col fasto dei loro funebri marmi, quella vana rinomanza e quel grido, che gli avea lusingati, accompagnandoli durante la vita, ma l'eco del quale non dovea durar lungo tratto di là dalla tomba.
Ennio Quirino Visconti, Carlo Ludovico; Vespignani.
Dalle fondamenta della torre sinistra della porta del Popolo, è stata cavata ima grandissima tavola di marmo, adorna di larga cornice intagliata. Insieme a queste epigrafi, sono tornati a luce molti pezzi dell'architrave e fregio di un mausoleo nobilissimo di ordine dorico. Gli intagli delle metope rappresentano rosoni, patere, panoplie, elmi, teste leonine, brucranii, etc.
Rimosse appena alcune difficoltà, le quali aveano fino ad ora impedito, che si recasse a fine l'escavazione delle fondamenta del bastione sinistro della porta flaminia:, la nostra Commissione ha dato opera ad eseguire al più corto quel tanto che restava da farsi, onde l'esplorazione potesse aversi per esaurita: talché a noi si appartiene di ripigliare ornai la interrotta descrizione di quel notevole complesso di monumenti, che tornava in luce mediante la demolizione dei due bastioni di Sisto IV, che fiancheggiavano la detta porta, e racchiudeano nella loro struttura, più o men conservate, le antiche due torri delle mura imperiali.
Rammentiamo di volo, aver noi nel primo scritto chiarito ad esuberanza, che la porta flaminia delle mura suddette non ha mai cangiato di situazione, checche i topografi ne abbiano detto e disputato in contrario ed abbiamo allora notato, come la esistenza delle due torri rotonde, di costruzione onoriana, entro i bastioni del secolo XV, ne forniscano una delle prove più sicure e palpabili: alle cose dette aggiugniamo, che per cura dell'ufficio nostro, e per uso di quegli eruditi che non furono testimoni di sì rilevante scoperta, si fecero cavare, e conservansi nella residenza della Commissione, le vedute fotografiche del sinistro bastione, già disfatto nella parte anteriore, e che mostra l'antica torre laterizia incastrata nello interno di esso.
Sui primi adunque dell'agosto passato si pose mano alla escavazione di cui si, tratta, la quale venne profondata per circa 6 metri sotto il piano attuale del suolo. Si è veduto, che il fondamento di quel bastione constava di sei ordini di marmi antichi, lisci o scolpiti, cui sottostava un ordine alquanto sporgente di travertini; piantando il tutto sopra di una platea solidamente murata di scaglia di selce.
La massa interna di quel fondamento era fatta in gran parte con pezzi di tuta, misti a frammenti di marmi, fra i quali si trovarono ancora dei pezzi scritti, o scolpiti. Il frutto ritratto da cotesti lavori, che durarono circa 15 giorni, può dirsi considerevole: giacche, oltre i non pochi massi di marmi lisci che furono ricuperati alcuni dei quali contrassegnati con le marche di cava, se ne cavarono: un grande e notabile epitaffio, in parte mancante, che or ora divulgheremo; molti grandi massi di marmi intagliati, appartenuti, come quelli anteriormente scoperti, ai prossimi sepolcri della flaminia; parecchi pezzi di scultura figurata; e diversi frammenti di cospicui titoli sepolcrali, e di altre iscrizioni. Dobbiamo avvertire, che non vi si è punto ritrovata l'antica iscrizione con le lettere IT AD VS che il Ficoroni avea veduto, nel 1706, a fianco del bastione sinistro, ben venti palmi sotto il livello del suolo: eppure quella fiancata fu demolita a profondità anche maggiore, fino all'infima platea su cui piantava.
Ennio Quirino Visconti, Carlo Ludovico; Vespignani.
L'ispettore sig. march. G. Eroli mi fece tenere le seguenti notizie, sopra alcune scoperte avvenute fuori di Porta del popolo. Il mio concittadino e amico sig. cav. ing. Candido Valli di Narni, intraprese nel 1881, in compagnia di altri soci, ad innalzare una nuova fabbrica qui in Roma fuori di Porta del popolo; ed è quella appunto che vedesi ancora in costruzione, situata con la parte postica vicinissimo all'ingresso della villa Borghese, e col prospetto a confine del marciapiede della via Flaminia, a destra di chi vada verso Ponte Molle.
Nello scavare le fondamenta di cotal fabbrica venne trovato un chiavicotto, di cui ignorasi il termine, alto circa un metro e mezzo, con terra nericcia da sembrare abbruciata, e ricoperto a capanna da alcuni grandi mattoni, non cotti, ma asciugati all'aria, aventi quasi nel mezzo il bollo della fabbrica. Furono anco trovati alcuni ignobili sepolcri, formati nello stesso terreno, similmente coperti da tegoloni, con alcune ossa e cranî, e i seguenti oggetti di poco o niuna importanza.
Alcuni blocchi di marmo e di travertino di varia grossezza, forma e misura. Molti piccoli balsamari di vetro splendidamente iridati; dei quali non furono conservati che due soli, mancanti del collo. Un ex-voto fittile rappresentante una mammella. Molte lucerne di creta ordinarie prive d'ogni fregio. Se ne nota una sola di pasta rossa finissima, ornata nella superficie da una corona di foglie, ed avente sotto al corpo il marchio della fabbrica PA. Molti frantumi di rustici vasi mescolati a terra; laonde lo strato superficiale di quel perimetro venne giudicato non naturale del luogo, ma formato con terra di trasporto. Un frammento di base di piccola statua di marmo, che ancora conserva un piede della medesima. Quattro iscrizioni latine, una delle quali venne trovata nel giugno dell'anno passato, e le altre nel febbraio del corrente.
La prima, in lastra di marmo, priva di cornice e di ogni fregio, alta cent. 26, e larga 34 dice: MEMIAE SABINE SANTISIME PATRON ELIBERTI CARISIME B M FECERVNT
La seconda è scolpita sulla tabella di un ossuario di marmo, ornato di bassorilievi di cattivo stile, alto col coperchio cent. 34, largo 35, grosso 251/2. Quest'ultimo è formato a timpano, con antefisse ai lati, figurate da due ricciuti mascheroncini. Nel suo mezzo scorgesi a bassorilievo un canestro, pieno di frutti, beccati da due informi pennuti, posti ai suoi lati, che per la lunga coda sono a tenersi forse per pavoni, animali rappresentati in altri monumenti di tal fatta. A basso sono incise alcune linee torte, ed in mezzo è un concavo circolare, del diametro di sei centimetri, con quattro piccoli buchi in fondo, per le offerte funebri. Nel prospetto è l'iscrizione chiusa in cornice: D M FELICI CONIVC ROGIA HELPIS BENE MERENTI FECIT
Sotto questa iscrizione, e nel mezzo, osservasi un' ara rotonda sostenuta da quattro piedi, con sopra un vaso ardente; ed ai lati di essa due grifoni acculattati, che torcono il grifo alla loro sinistra in sulla schiena, come per evitare la molestia della gran vampa della fiamma. I due spigoli anteriori sono occupati da capo a piedi per un tripode coperchiato; e ne' due specchi laterali sorgono due cespi vigorosi di foglie; l'urna è rotta e mancante, ma di poco, in alcune parti.
La terza epigrafe è mutila, ed incisa in frammento di marmo incorniciato, largo cent. 15, alto 14 1/2 con lettere: Q M VLPIV ET PA LIBER
La quarta in lastra marmorea alta 70 cent., larga 33, incorniciata e formata in cima a timpano un po' guasto, con antefisse ai lati sfigurate e rotte, e con una corona a lunghe bende posta nel mezzo, dice: D M P ANNIO GETHOSYNO AMICO OPTIMO VIXIT AN XXXX C TVRRANIVS STEPHANAS FECIT
A piedi sono due galli, l'uno rimpetto all'altro. Quello a sinistra tien col
becco una palma, l'altro a destra una corolla infettucciata. La corona del timpano è comunissima ad altri consimili monumenti, la rappresentanza dei galli più rara.
Dei mattoni con bollo uno solo si è recuperato intero, ed appartiene all'anno 126 dell'era volgare, ed è riportato dal comm. Descemet (Marques des briques n. 155). LBRVTTIDI AVGVSTALIS OPVS DOL EX FIG CAES N PROPET AMBI COS
Il sig. march. G. Eroli, ispettore degli scavi in Narni, riferì intorno ad altri rinvenimenti avvenuti fuori di porta del popolo, sulla Flaminia, presso l'entrata della villa Borghese, nelle costruzioni fatte eseguire dal sig. Candido Valli suo concittadino ed amico.
Secondo il giudizio del relatore, la scarsezza degli oggetti nuovamente trovati, sarebbe stata compensata dal vantaggio per la topografia, se avessero potuto essere convenientemente studiati i resti di un edificio, che pel modo con cui furono condotti i lavori, vennero subito ricoperti e confusi nelle nuove fondamenta, alla distanza di circa ventisei metri dall' entrata della villa. Si notarono tre gradini, lunghi circa due metri; e presso di questi si raccolsero fusti di colonne, del diametro di m. 0,90, vari pezzi architettonici con decorazioni scolpite in rilievo, e due epigrafi marmoree.
La prima, frammentata, misura m. 0,32 X 0,30, ed è parte di latercolo militare. La seconda, incisa in un ossuario di marmo bianco, di m. 0,80X0,24X0,16, con busto di fanciullo, e con ornati architettonici, dice:
DIIS MANIBVS PRIMITIVO FECIT TI CAEPIO ALEXANDER CVM TYCHE CONIVG FILIO PIENTISSIMO QVI VIXIT ANNIS VIII MENSIBVS IIII
Furono pure scoperte varie anfore.
Rodolfo Lanciani.
Il COmune di Roma realizza una nuova fomntana abbeveratoio fuori Porta Flaminia.
Nelle demolizioni per l'allargamento della via Flaminia, a 100 m. circa sulla sinistra della medesima, uscendo dalla porta del Popolo, è stata messa allo scoperto gran parte deli' emplecion costituente il nucleo di un grande monumento sepolcrale rotondo, sorretto da ogni parto da muri mediani di diversa struttura.
Qualcuno aveva ritenuto che quel rudere facesse parte del monumento del famoso auriga P. Aelius Gatta Calpurnianus, i cui frammenti marmorei del bassorilievo furono scoperti nel 1887 nella demolizione della torre di destra lìancheggiante la porta del Popolo (cfr. C. I. L. VI, 10047; Bull. Gomm. Arch. comwi. 1877, pag. 201).
Fu perciò cura della Direzione per gli scavi di Roma, prima che il rudere fosse demolito far eseguire un saggio di scavo attorno al rudere stesso, durante il quale non si rinvenne altro a m. 3,80 di profondità, che l'angolo nord-ovest della grande platea in travertino che circondava il monumento.
Anche suUa sinistra della via Flaminia, di fronte alla casa recante il n. civico 126, demolendosi un edificio, si incontrò un altro rudere ad emplecton di forma circolare appartenente anch'esso ad un monumento sepolcrale. Esso distava m. 2,25 dalla via attuale, e misurava m. 7,40 di diam.; l' ingresso alla cella centrale era verso ovest, e nella parete di fondo vi era una nicchia alta m. 0,80 e larga m. 0,30.
Una targa dedicata alla Vittoria della Guerra mondiale, viene scoperta sulla facciata del villino Diaz.
La linea tramviaria 33 da piazzale Flaminio a San Pietro è soppressa ed è istituita un'altra linea 33 da piazzale Flaminio a via della Giuliana.
Monumenti
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Palazzo della Banca Popolare di Milano
1972 edifici
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Stazione di Piazzale Flaminio
1931 stazioni
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Caffè dell'Orologio
1929 edifici
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Targa della Vittoria sulla Palazzina Diaz
1919 palazzine
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Abbeveratorio di porta Flaminia
1886 fontane
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Palazzo Valli
1880 palazzi
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Propilei di Villa Borghese a Porta Flaminia
1827 edifici
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Granary Chapel
1825 luoghi di culto
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Targa del 1780 di Pio VI presso porta del Popolo
1780 targhe
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Targa sui restauri di Benedetto XIV presso Porta del Popolo
1747 targhe
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Villa Altemps a Via Flaminia
1595 ville
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Porta Flaminia
1562 porte
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Stemma di Niccolò V presso porta del Popolo
targhe
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Palazzina Diaz
palazzine
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Mausoleo di Elio Gutta Calpurniano
sepolcri