Storia

Storia Via Leone IV, Roma

Cronologia

1/1891

Per la costruzione di una fogna nella via Leone IV, sotto i bastioni del Belvedere Vaticano, sono tornati in luce avanzi di parecchie celle sepolcrali che fiancheggiavano l'antica via Trionfale.

Quasi tutti questi sepoleri si trovarono devastati. Uno solamente conservava la soglia della porta, composta di un lastrone di travertino (di m. 1,42 X 0,60 X 0,29, e parte degli stipiti laterali, nei quali è scritto: IN FRO PED XII; IN AGRO PED XII

Nella cella, di cui rimaneva un piccolo tratto delle pareti laterizie, fu trovata una grande lastra di travertino (di m. 0,97 X 0,70 X 0,20) con l'iscrizione:

APVLEIA PRIMIGENIA SEX APVLEIO PRIMITIVO FILIO SVO PIENTISSIMO VI AN XXI M X D XV

SEX APPVLEIO FVSCO CONIVGI KARISSI ET APPVLEIAE VITALI F S PIENET CIVLIO SECVNDO

Quivi presso si rinvennero due altri pezzi di simile lastrone di travertino nel quale era ripetuta la medesima iscrizione:

APPVLEIA PRIMI genia fecit sibi et SEX APPVLEIO PRImitivo filio suo pient VIX AN XXI MENs. x. d. xv

ET APPVLEIAE VITALI filiae suae pient SEX APPVLEIO FVSCO COniugi karissimo ET CIVLIO SECVNdo

In un altro lastrone, egualmente di travertino, si conserva: FECIT ...|... LIBERTIS LO ...|... SVIS POSTER ...|... ET VITALI M ...|... ET PACVVIO ...|... I CLAV ...

Da un altro sepolcro proviene una stele marmorea, terminata a semicerchio, nella quale si legge: DIS MANIBVS SCANDILIAE MVSAE VIX ANNLX DONATVS CAESARIS AVG PLVMBAR POSVI

Proseguiti i lavori di sterro per la fogna anzidetta, furono IPER. qa altri monumenti epigrafici:

a) Cippo cinerario, di marmo, con do, sagomata (alto m. 0,64, 1 m. 0, 46, prof. m. 0,35), il quale ha scolpito nei fianchi l'urceo e la patera, ed inciso nella fronte questo elegante epigramma: D M CL HIC-IACEO DIADVME NVS ARTE POETA, OLIM CAE SAREIS FLORIDVS OFFICIIS QVEM NVMOVAM CVPIDAE POSSEDIT GLORIA FAMAE CED SEMPER MODICVS REX SIT VBIQVE TENOR, HYLLE PATER VENI NOLO MOVERE TVMVLTV, HOSPITIVMNOBIS SVFFICIT ISTA DOMVS ... CL FRVTIRANE B M F. Le lettere nel v. 12 e due nel principio del v. 13 furono in antico scarpellate.

b) Altro simile cippo cinerario, di marmo, ornato di fastigio con antetisse (alt. m. 0,77, largo m. 0,45, prof. m. 0,20) ed avente pure nei lati l'orciuolo e Ja patera, e nella fronte l'iscrizione: D M TI CLAVDI SAS LICTORIS:POPVLARIS A XXIII D XVIII CL DIADVMENVS PATER OBSEQVENTISSIMO FILIO

c) Grande tavola di marmo (m. 1 ,80 X 0 355) con cornice, scritta in ì ambedue le facce. Da un lato vi si legge: DIIS MANTIBV5S HERACLITVS HER MIAE F BARGYLIETES FYLES ALATIDOS FECIT SIBI ET SVIS LIBERTIS LIBERTABVSQ VIX ANN

d) Piccolo frammento di lapide con caratteri minuti: BEN... | ME D...| VIXI...| MES III...

e) Cippo di travertino terminato a semicerchio (alt. m. 0,45 X 0,24): IN FR P V IN AG P V

f) Altro cippo di travertino, quadrangolare, mancante della parte inferiore (alt. m. 0,382 X 0,31): IN FRO P III

Dagli sterri medesimi provengono due grandi tegoloni quadrati, di m. 0,60 per lato, uno dei quali reca impresso il bollo circolare: EX PRAE HADRIANI MACEDONIAN OFIC A MEMMIVS CLEM. L'altro ha il bollo rettilineo: ...IDOM | LVC ET TVL..

Giuseppe Gatti

Fonte: Notizie degli scavi di antichità

8/1906

Intrapresa dall'Istituto Romano di beni stabili la costruzione di grandi casamenti sulla via Famagosta, nell'isolato compreso fra il viale delle Milizie e le vie Leone IV ed Otranto, è stato rimesso a luce, per la lunghezza di sette metri, un tratto di antica strada romana, lastricata coi consueti poligoni di selce e benissimo conservata. Essa trovasi a m. 7,50 sotto l'odierno piano stradale, ed a m. 37 di distanza dall'angolo con la via Leone IV. Corre in direzione da sud a nord; è larga m. 3,87, ed ha le crepidini dell' altezza di m. 0,20. A distanza di circa sei metri dal margine destro di questa antica via, nella quale parmi che possa riconoscersi la Trionfale, si rinvenne, capovolto e senza coperchio, un grande sarcofago marmoreo, lungo m. 2,12, alto m. 1,00 e profondo m. 0,97.

La fronte è decorata, in alto rilievo, con un grandioso motivo di volute, caulicoli e fogliami, che per la prima volta apparisce in questo genere di monumenti. Sui quattro spigoli del sarcofago sono scolpiti doppi pilastri baccellati, i cui capitelli si compongono di tre foglie d’acanto. La cornice è riccamente intagliata con spicchi d'aglio, fusaiuole e dentelli; e lo zoccolo è pure formato con larghe foglie d’acanto, disposte in modo da rappresentare una gola rovescia. In ognuno dei quattro angoli sta accovacciato un piccolo montone con la testa rivolta all'indietro: due montoni più grandi, ma poco più che abbozzati, sono scolpiti nei lati del sarcofago, e dietro ad essi sorge una pianta d'olivo. Il lavoro di scultura rivela un’età non anteriore alla metà del secolo quarto; ed è manifesto lo studio posto dall'artista nell'imitare i ricchi e grandiosi fregi del tempo classico, e di trarne partito per creare questa nuova e singolare composizione ornamentale di un monumento funerario.

A metri otto di distanza dal descritto sarcofago se ne rinvenne un altro, collocato in piano, ma anch'esso privo di coperchio. Misura m. 2,16 in lunghezza, ed è largo ed alto m. 0,66. Sul fianco destro è scolpita in rilievo la patera, sul sinistro il prefericolo. La fronte poi è ornata, verso gli angoli, con due grandiosi festoni di alloro, che hanno larghi nastri svolazzanti: nel mezzo è una grande tabella ansata, con quattro rosoni ornamentali negli angoli, ed in essa è inciso il titolo sepolcrale: D M AEMILIO EVCARPO EQR S SCRIBAE SENATIVS QVI VIXIT ANNIS LVI OR VIII EVSEBI FILIA ET HERES HVIVS EVSEBI PATRI SVO BENEMERENTI

L'acclamazione Eusebii è scritta nelle due anse del cartello. Nel v. 4 la terza cifra del numero LVI fu aggiunta posteriormente; le lettere che seguono, debbono intendersi: (A)or(is) novem. Anche questo monumento è da attribuirsi al quarto secolo; ed è assai notevole l'ufficio di scriba senatus, che aveva il defunto e che gli conferiva la dignità equestre. Siffatto ufficio restò in uso a Roma fino agli ultimi tempi del medio evo; ma l’unica menzione più antica, che finora se ne conosceva, è in una lapide sepolcrale dell’anno 451, trovata nell'anno 1867 nella chiesa di s. Maria in Trastevere; ove è ricordato un Laurentius scriba senatus, dep. iiii iduum Mart., Adelphio v.c. cons., il quale probabilmente è quel Flavius Laurentius exceptor amplissimi senatus, che scrisse un esemplare autentico del codice Teodosiano.

La forma dei caratteri nel sarcofago testè rinvenuto, ed anche la dedicazione Dis Manibus, indicano un'età certamente anteriore al secolo quinto ed anche al declinare del secolo quarto. Onde questo monumento epigratico è cronologicamente il primo che testifichi come il senato romano, anche nell'età della sua decadenza e quando le più importanti funzioni dello Stato erano esercitate in Costantinopoli, continuava la registrazione dei suoi atti per mezzo di seribae od exceptores, i quali, come il nostro Emilio Eucarpo, erano insigniti della dignità equestre.

Nello sterro dell' area medesima si rinvenne un' arca fittile, lunga m. 1,86 X 0,36 X 0,20, contenente pochi avanzi dello scheletro, ed un frammento di lastra marmorea, alto m. 0,31 X 0,27, sul quale leggesi il titoletto funerario: d M priMAE ALVM QVAE VIX AN II ME X CRESCES CAESNOS SER. Nelle parole QVAE al v. 3, e CAES al v. ult., il lapicida aveva omesso il dittongo, scrivendo QVE e CES: poi corresse l'errore. Anche il nome CRESCES nel v. 4 fu corretto: la prima scrittura era CRECES. Furono pure recuperati tre pezzi di tegole coi noti bolli di fabbrica, C.I.L. XV, 97 a, 192, 405; il primo dei quali è dell' età di Adriano, gli altri due di Settimio Severo.

Giuseppe Gatti.

Fonte: Notizie degli scavi di antichità

9/1906

Monumenti

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