Storia
CronologiaIntrapresa dall'Istituto Romano di beni stabili la costruzione di grandi casamenti sulla via Famagosta, nell'isolato compreso fra il viale delle Milizie e le vie Leone IV ed Otranto, è stato rimesso a luce, per la lunghezza di sette metri, un tratto di antica strada romana, lastricata coi consueti poligoni di selce e benissimo conservata. Essa trovasi a m. 7,50 sotto l'odierno piano stradale, ed a m. 37 di distanza dall'angolo con la via Leone IV. Corre in direzione da sud a nord; è larga m. 3,87, ed ha le crepidini dell' altezza di m. 0,20. A distanza di circa sei metri dal margine destro di questa antica via, nella quale parmi che possa riconoscersi la Trionfale, si rinvenne, capovolto e senza coperchio, un grande sarcofago marmoreo, lungo m. 2,12, alto m. 1,00 e profondo m. 0,97.
La fronte è decorata, in alto rilievo, con un grandioso motivo di volute, caulicoli e fogliami, che per la prima volta apparisce in questo genere di monumenti. Sui quattro spigoli del sarcofago sono scolpiti doppi pilastri baccellati, i cui capitelli si compongono di tre foglie d’acanto. La cornice è riccamente intagliata con spicchi d'aglio, fusaiuole e dentelli; e lo zoccolo è pure formato con larghe foglie d’acanto, disposte in modo da rappresentare una gola rovescia. In ognuno dei quattro angoli sta accovacciato un piccolo montone con la testa rivolta all'indietro: due montoni più grandi, ma poco più che abbozzati, sono scolpiti nei lati del sarcofago, e dietro ad essi sorge una pianta d'olivo. Il lavoro di scultura rivela un’età non anteriore alla metà del secolo quarto; ed è manifesto lo studio posto dall'artista nell'imitare i ricchi e grandiosi fregi del tempo classico, e di trarne partito per creare questa nuova e singolare composizione ornamentale di un monumento funerario.
A metri otto di distanza dal descritto sarcofago se ne rinvenne un altro, collocato in piano, ma anch'esso privo di coperchio. Misura m. 2,16 in lunghezza, ed è largo ed alto m. 0,66. Sul fianco destro è scolpita in rilievo la patera, sul sinistro il prefericolo. La fronte poi è ornata, verso gli angoli, con due grandiosi festoni di alloro, che hanno larghi nastri svolazzanti: nel mezzo è una grande tabella ansata, con quattro rosoni ornamentali negli angoli, ed in essa è inciso il titolo sepolcrale: D M AEMILIO EVCARPO EQR S SCRIBAE SENATIVS QVI VIXIT ANNIS LVI OR VIII EVSEBI FILIA ET HERES HVIVS EVSEBI PATRI SVO BENEMERENTI
L'acclamazione Eusebii è scritta nelle due anse del cartello. Nel v. 4 la terza cifra del numero LVI fu aggiunta posteriormente; le lettere che seguono, debbono intendersi: (A)or(is) novem. Anche questo monumento è da attribuirsi al quarto secolo; ed è assai notevole l'ufficio di scriba senatus, che aveva il defunto e che gli conferiva la dignità equestre. Siffatto ufficio restò in uso a Roma fino agli ultimi tempi del medio evo; ma l’unica menzione più antica, che finora se ne conosceva, è in una lapide sepolcrale dell’anno 451, trovata nell'anno 1867 nella chiesa di s. Maria in Trastevere; ove è ricordato un Laurentius scriba senatus, dep. iiii iduum Mart., Adelphio v.c. cons., il quale probabilmente è quel Flavius Laurentius exceptor amplissimi senatus, che scrisse un esemplare autentico del codice Teodosiano.
La forma dei caratteri nel sarcofago testè rinvenuto, ed anche la dedicazione Dis Manibus, indicano un'età certamente anteriore al secolo quinto ed anche al declinare del secolo quarto. Onde questo monumento epigratico è cronologicamente il primo che testifichi come il senato romano, anche nell'età della sua decadenza e quando le più importanti funzioni dello Stato erano esercitate in Costantinopoli, continuava la registrazione dei suoi atti per mezzo di seribae od exceptores, i quali, come il nostro Emilio Eucarpo, erano insigniti della dignità equestre.
Nello sterro dell' area medesima si rinvenne un' arca fittile, lunga m. 1,86 X 0,36 X 0,20, contenente pochi avanzi dello scheletro, ed un frammento di lastra marmorea, alto m. 0,31 X 0,27, sul quale leggesi il titoletto funerario: d M priMAE ALVM QVAE VIX AN II ME X CRESCES CAESNOS SER. Nelle parole QVAE al v. 3, e CAES al v. ult., il lapicida aveva omesso il dittongo, scrivendo QVE e CES: poi corresse l'errore. Anche il nome CRESCES nel v. 4 fu corretto: la prima scrittura era CRECES. Furono pure recuperati tre pezzi di tegole coi noti bolli di fabbrica, C.I.L. XV, 97 a, 192, 405; il primo dei quali è dell' età di Adriano, gli altri due di Settimio Severo.
Giuseppe Gatti.
Continuandosi lo sterro per la fondazione dei fabbricati, che l’Istituto Romano di beni stabili costruisce sulla via Famagosta, è stato scoperto un altro tratto dell'antica strada, della quale nello scorso mese tornò in luce una parte (v. Notizie 1906, pag. 300). Anche questo tratto è in buonissimo stato di conservazione, ed ha le crepidini e la larghezza eguali a quello rinvenuto precedentemente, dal quale dista m. 27. La parte intermedia non è stata ancora sterrata.
In prossimità del luogo, ove si rinvennero i due sarcofagi già descritti (l.c. pag. 301 e seg.), si riconobbero alcuni avanzi di muri laterizi spettanti ad antichi colombari, uno dei quali conservava due dei soliti loculi semicircolari, contenenti ciascuno un’olla fittile con ceneri ed ossa bruciate. Fra la terra si raccolsero le quattro iscrizioni che seguono, le quali provengono da un sepolcro famigliare, che la gente Socconia aveva in quel luogo.
1. Lastra di marmo, lunga m. 0,61, alta m. 0,25: D M Q SOCCONIO HERMETI SOCCONIA NICE VXOR BEMEMERENTI FECIT; 2. Lastra di marmo, lunga m. 0,44, alta m. 0,12: DIS MANIBVS... SOCCONIA CORINTHIAS Q SOCCONIO CRESCENTI CONIVGI SVO CARISSIMO BENE MERENT VIX ANNIS XXXVII MENSIBVS TRIBVS DIEBVS VHOR X; Nel v. 1 dopo la dedicazione Dis manibus v'è una parola abrasa; 3. Parte superiore di stele marmorea, con fastigio semicircolare ed antefisse, alta m. 0,32 X 0,25: D M Q SOCCON DIONYSIO MENAND FIL... (sic); 4. Frammento di lastra marmorea, di m. 0,25 X 0,18, con grandi e belle lettere: dIS MANIBus soc CONIAE.
Sono stati pure recuperati due frammenti di un altro titolo sepolcrale, inciso
su lastra marmorea larga m. 0,23, sui quali leggesi:
...E | ...DX | ... VORE | ... OBA FI | ... VGALIS | ... de qu A EGO NIHIL | ... QVESTVS SVM VSQVE | ... IN DIEM MORTS NEC | ... ILLA DE ME
Finalmente si trovarono due piccole arche in terracotta, frammentate, una delle
quali conteneva resti dello scheletro, sulla cui testa era collocato verticalmente un tubo, pure fittile, per uso delle libazioni; ed ‘un pezzo di tegolone, che porta impresso il noto sigillo delle figline Faoriane, appartenenti a Settimio Severo ed esercitate da Calventia Massima (C.I.L. XV, 214).
Giuseppe Gatti.
In un cavo parallelo alla via Famagosta si è rinvenuto un capitello marmoreo di m. 0,45 X 0,21 X 0,45.
In un cavo laterale alla via Leone IV è tornato in luce un bel frammento di sarcofago marmoreo (m. 0,60 X 0,55) con una testa di leone in alto rilievo (m. 0,25 X 0,28). In un altro frammento (m. 0,35 X 0,27) si ha la coda del leone.
Dante Vaglieri.
In un cavo a via Famagosta, attiguo a quello donde vennero in luce i sarcofagi pubblicati nelle Mozizize 1906, p. 301 sg., a m. 8 sotto il livello della via si è rinvenuto un grande cippo marmoreo.
Sulla fronte si vedono i due coniugi, con una capsula in mano. distesi sul letto, dinanzi al quale sta la mensa rotonda; in alto un Erote, in basso tre servi dalla lunga capigliatura ; sulla base l'iscrizione: D M Q SOCCONI FELICIS, Nel lato posteriore si vede in alto una cesta aperta e più sotto un grande panno disteso su una sedia, sostenuto da due persone, l'una a sin. seduta, l'al a d. in piedi, dietro alle quali stanno in piedi due altre; a d. in piedi un’altra con. un rotolo aperto (scena nuziale?). Sul lato d. la patera con testa radiata. nel centro e circondata di un festone e sul sin. il prefericolo ed uccelli.
Si è rinvenuto inoltre un sarcofago marmoreo (m. 0,70 X 0,47), rotto nella parte centrale, sulla cui fronte si vedono due putti alati con palma in atto di volare e agli angoli due palme; un angolo di urna cineraria marmorea ornata di foglie (m. 0,19 X 0,19 X 0,13).e due frammenti d'iscrizioni marmoree: 1. (m. 0,08 X 0,07): ...ONI...IESI...; 2. (m. 0,04X 0,05): ..EN..
Dante Vaglieri.
Nei lavori ferroviari tra il Mandrione e Via Casilina si è rinvenuto: un angolo di sarcofago marmoreo (m. 0,28 x 0,20), su cui è rappresentata una barca con due persone l'una in atto di vogare e l'altra reggente le gambe di una terza (fig. 70); altro simile (m. 0,20 X 0,20) con figurina semigiacente; il bollo dimattone C. I. L. XV, 628 ed una lastra marmorea frammentata (m. 0,25 X 0,48) con iscrizione di cui offriamo la riproduzione fotografica (fig. 71), perchè, citandovisi un console ignoto, il solo criterio cronologico per esso potrà aversi dalla paleografia. IVVENTIAE MAXIMAE C CA STATILI SEVERI HA ...leC PR PR COS PAT cioè: Iuventiae... [f(iliae)] Maximae (uxori) C. Ca... Statili Severi Ha[driani?]... [leg(ati) pr(o) pr(aetore), co(n)s(ulis), pat... Questo personaggio, sarà stato in qualche modo congiunto con T. Statilio Massimo Severo Adriano, ricordato in molte tegole.
Dante Vaglieri.
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