Storia
CronologiaCaterina d'Angelo Ciocci, effettua allo Spedale di Sancta Sanctorum una donazione "inter vivos di una Vigna di circa 4 pezze posta nel luogo detto la Botte di Termine (prima menzione nota del toponimo), che pagava alla Chiesa di S. Maria Maggiore l'annuo Canone d'una cavallata di mosto e 2 quarte d'uva, con la riserva dell'usufrutto sua vita durante e con patto che i Signori Guardiani di detto Ospedale, dovessero darle ogni anno un rubbio di grano e 4 some di legna e farle a loro spese l'anniversario nella Chiesa di S. Anastasio".
Durante i lavori per la costruzione della stazione ferroviaria provvisoria, emergono imponenti resti delle mura serviane e alcune edifici del I sec., che vi si erano addossate.
"in seguito dei lavori che vi si stanno facendo per munificenza della Santità di NS s è tro vata una parte del recinto di Numa fabbricato a grandi parallelepipedi di tufo locale Grifi queste mura erano già occupate da altri avanzi antichi che si stimano quelli del tempio del Sole Sarebbe da conservarsi visibile tutto l a vanzo delle mura che s interna sotto le rimesse pontificie talché da quella parte se ne vegga la grossezza dalla parte opposta giacché le mura traversano la nuova salita si lascerebbe eguale testimonio nel muro che si costruirà di sostruzione alla piazza. (Pietro Ercole Visconti)"
Seconda campagna di scavi di John Henry Parker e Rodolfo Lanciani, presso il Monte della Giustizia. Gli ambienti ritrovati, alcune insule imperiali appartenenti al I secolo d.C., vengono tutti demoliti due anni dopo. I blocchi di tufo delle Mura Serviane furono numerati e smontati.
Durante scavi nei pressi della porta Viminalis, per la realizzazione dell'ampliamento della Stazione Termini, vengono scoperti due cippi di travertino, alti m 2,20 per 0,65:
"Gli scavi aveano ridonato pure alla luce due grandi cippi di travertino che facevano menzione di acquedotti e che erano stati qui posti per ordine dei curatori delle acque."
Dopo la costituzione dell'Impresa dell'Esquilino, viene fatta una richiesta di variante al progetto di Espanzione I del nuovo Quartiere Esquilino, chidendo l'eliminazione (perchè non economicamente conveniente) del tridente viario che sarebbe dovuto partiva dalla stazione termini, permettendo una lottizzazione a scacchiera di Villa Massimo. Il comune approva la richiesta, eliminando dal progetto di espanzione le due strade laterali e ridimensionando di due isolati la piazza della Stazione.
Dobbiamo ora illustrare gli avanzi dell'abitazione privata, discoperti presso il picchetto D, ed esaminati quasi per intiero a spese della Commissione nel decorso dicembre.
La disposizione architettonica di questa casa, o almeno della parte finora scoperta, è molto irregolare, e torna quindi difficile riconoscere la destinazione dei varii luoghi a tenore delle regole vitruviane. Il portichetto n. 1 era decorato di colonne doriche, d'opera laterizia rivestita di stucco, e prendeva luce dall'atrio n. 3. Gli intercolumi son chiusi da parapetto alto m. 0.80, ad eccezione di quello centrale, dicontro al quale rimangono al posto alcuni scalini, che conducevano ad altre camere, ora scomparse.
All'estremità del portico, verso tramontana, si rinvenne un'altra scaletta di quattro gradi discendente ad una vasta sala rettangolare, con pavimento di musaico bianco, intrecciato di fasce nere, come meglio apparisce dalla icnografia. Nel centro della parete ad oriente evvi una elegante fontana col bacino incrostato di lastre marmoree, mentre le pareti e la volticella della nicchia son rivestite di tartari dipinti in azzurro. Le pareti, di color rosso fino all'altezza di m. 2., mostrano nel breve tratto superiore il nascimento di architetture di buona maniera. Non ostante la esistenza della fontana, questa sala deve essere stata coperta, e ne porge indizio la mancanza di qualunque inclinazione nel pavimento, atta a facilitare lo scolo delle acque.
Essa inoltre fu decorata di una statua di Fauno giovanetto, grande al vero, la quale senza presentare uno straordinario valore artistico, è però modellata con estrema franchezza e vivacità. Ne abbiamo finora rinvenuto la testa, coronata di ramoscelli e pomi di pino, con traccie di policromia, ed un frammento di gamba.
L'atrio n. 3 ha il piano di musaico grossolano, contornato da una fascia marmorea, ed è attraversato dalla chiavichetta contenente il condotto di piombo che alimentava la fontana. Nel punto corrispondente sotto il chiusino si lesse nel condotto la seguente iscrizione: L OCTAVIVS FELIX CV I, dalla quale sappiamo che il proprietario della casa, L. Ottavio Felice (Clarissimus Vir), personaggio per quanto ne sembra sconosciuto, apparteneva all'ordine senatorio.
La parete che divide l'atrio dall'attigua sala n. 4 conservava tracce di affreschi rappresentanti palmizii, ed uccelli; sull'intonaco si lesse graffita tre volte la parola BOMA: il principio di un alfabeto, in lettere epigrafiche: la frase VTI ME AMI (ovvio idiotismo per uti me ames) accompagnata da segni priapici: più, altre sigle di difficile interpretazione, le quali trasportate su tela, insieme agli altri graffiti, dal nostro ispettore Sig. Arieti, sono ora conservate negli ufficii della Commissione.
Nel vano seguente distinto col n. 3 dobbiamo notare soltanto l'eccellente disegno e la perfetta conservazione di una metà circa del suo pavimento marmoreo, composto delle più belle macchie di pavonazzetto, africano, giallo, alabastro, e portasanta. Rimosso questo pavimento per dar passaggio alla chiavica della nuova via, si scoprì al di sotto un pozzuolo scavato nel terreno vergine, e ripieno di rottami di utensili diversi, e di lucerne, alcuni balsamarii di vetro; e parecchi frammenti di vasi aretini.
Dietro l'abside di questa sala, corrisponde un camerino rettangolare n. 5, con pavimento di musaico ben conservato. Al disotto di esso v'è l'ipocausto, dal quale diramavansi caloriferi in terra cotta attorno le pareti. Le mura poi erano rivestite d'intonaco dipinto a grandi riquadri con figurine, ed uccelli nel centro. Nessun bollo di mattone essendo stato rinvenuto in opera, ed i muri istessi essendo costruiti in differenti maniere è difficile definire l'epoca nella quale fu eostruita l'abitazione esquilina di L. Ottavio Felice. Nondimeno lo stile dell'architettura in generale, dei musaici, degli affreschi, e dei graffiti in particolare ci invitano ad ascriverla alla prima metà del secolo III.
Terza campagna di scavi al Monte di Giustizia, che comporta il definitivo spianamento dell'altura, per ampliare la stazione Termini, con la costruzione del grande edificio della Dogana (posto sulla piazza di Termini) e alcuni edifici minori.
Sulla piazza di Termini, ad oriente della Stazione ferroviaria, comparvero muri ed archi dei buoni tempi imperiali, con piccola gradinata a mattoni coperta da volta fatta di tegole, alcune delle quali col bollo Q OPPI PRISCI, intorno ad una testa diademata o del Sole, altre con la epigrafe: ROSCIANI DOMIT AGATHOB
in giro ad un capo galeato fra due rami di palma; altre avendo per marchio DOMIT APP F LVCILIN; ed altre finalmente che intorno ad una palmetta esibiscono in due versi la leggenda: ROSCIANI DOMITI AGATHOBVLI DOLIARE DE LICINI
Una di queste tegole porta impressa l'orma di un piede umano, un'altra quella delle zampe di una gallina.
Giuseppe Fiorelli.
Proseguendosi lo spianamento del monticello artificiale detto della Giustizia, a sinistra della Stazione ferroviaria, sì scoprirono i resti di un’antica abitazione, dentro cui si raccolsero taluni utensili di ferro, cioè accetta, ronca, arpione, forcone, un mortaio di marmo, e monete imperiali di bronzo irriconoscibili, mentre sopra alcuni mattoni dello stesso edifizio fu letto C OPPI PRISCI.
Giuseppe Fiorelli.
Continuandosi a spianare il monticello detto della Giustizia, presso il lato orientale della Stazione, in mezzo a mura di opera reticolata e laterizia venne fuori una parete dipinta, con festoni e riquadrature di linee, che chiudono nel mezzo una figura di Fauno, con pedo e tirso, avente ai lati due uccelli.
Vi si trovarono varie fistule di piombo, una delle quali col nome della proprietaria del fondo PEREGRINAE, un'aretta fittile col ratto di Europa in rilievo, tre mortai di marmo, frammenti di utensili di bronzo e di ferro, un infundibolo, parte di piccolo busto marmoreo virile, ed una lucerna di terracotta col monogramma cristiano: i mattoni usati nella costruzione dell’indicato muro portano i bolli delle officine di C. Appio Natale, C. Appio Prisco, e T. Tanuario.
Giuseppe Fiorelli.
La continuazione dello spianamento del Monte della Giustizia portò la scoperta di un prefericolo di bronzo assai guasto, di cui l’ansa termina in maschera scenica, di ventuno monete di bronzo, di una ronca, una scure, ed una chiave di ferro, la quale però ha questo di particolare, che il suo ingegno in forma di cassettone chiuso da tre parti esibisce nel quarto lato in rilievo il nome APOLLO DOROU scritto in lettere isolate, e destinate a penetrare ciascuna di esse nel corrispondente foro della serratura. Quivi una costruzione laterizia circolare, incontratasi dopo lo abbattimento di alcune mura, donde fu tratto un mattone col bollo L ANONI... MARIO… palesò l’esistenza di una casa privata ridotta più tardi ad uso cristiano, essendovi nella volta dipinti gli Apostoli seduti intorno al Maestro, ai cui piedi sta lo scrinio, e sulle pareti sottoposte varie scene di pesca, con Genii che guidano barche, e pesci sulle onde, mentre da altro ambiente della casa medesima venne fuori un frammento di rarissima coppa di vetro hianco, con la rappresentazione del battesimo sul fiume Giordano. Dalla parte opposta dello stesso monte, che guarda sulla via di Porta s. Lorenzo, si rimise a luce un altro tratto dell’ aggere di Servio, con indizi di fabbriche sovrapposte, tra le quali s° intravide una cella con pavimento di musaico bianco e nero, ricuperandovisi pochi vasi fittili ordinari, alquante lucerne di terracotte, un frammento marmoreo di statuetta sedente, un campanello, e varie monete di bronzo.
Giuseppe Fiorelli.
In Piazza di Termini, presso i muri di opera reticolata e laterizia dei tempi di Antonino Pio, ove poi venne innalzato un oratorio privato cristiano nel IV. secolo, ai piedi dei due ingressi laterali all'oratorio medesimo, si trovò parte di una fistula aquaria con l’epigrafe AVREL: CAES III E COMM II CoS; é nella estremità del medesimo tubo fu letta pure altra iscrizione, che completata con un pezzo rinvenuto più tardi viene restituita così: IMPCAES AVRELI AINTONINI E AVRELI VER SVBCVRACAECILIDI EXTRIAN PROISMA IF VIII
Si raccolsero nello stesso luogo altri tubi di conduttura senza epigrafe, frammenti di statuette marmoree, un vasetto di terracotta con colore rosso per dipingere, un manico di grosso vaso con bollo C F CRESCVII, altro col bollo FGRCLVP, e fondi di tazze aretine co’ sigilli P. Hr, LRASINPIS, LRASINPISAM, oltre ad un mortaio di marmo rotto in varii pezzi, ferrarecce, ed una moneta di Faustina iuniore. Nell’altra parte del colle, lungo la strada di Porta s. Lorenzo, continuarono a discoprirsi le reliquie dell'aggere Serviano, ed i muri degli edifizi che vi erano addossati.
Giuseppe Fiorelli.
Negli scavi del Monte della Giustizia, a piccola distanza dal luogo in cui si scoprì l'oratorio cristiano, fu rinvenuto uno dei cippi terminali di travertino del corso delle acque Marcia, Tepula e Giulia, simile agli altri due quivi scoperti anteriormente (cfr. Bull. Inst. 1869. p. 212 sq.): HACRIVIAQVAR TRIVMEVNTCIPPI POSITI IVSSV A DIDI GALLI T RVBRI NEPOTIS M CORNELI FIRMI CVRATORVM AQVAR
Fu trovato poi altro frammento di fistula aquaria con l'iscrizione: MPR:PROCVET ARC ERAS FEC taluni pezzi d’istrumenti di ferro, monete ossidate irriconoscibili, stoviglie insignificanti, ed un mattone col bollo: OP DOL EX PR DOM AVG N FI GVLINAS GENIANAS
Giuseppe Fiorelli.
A settentrione del Monte della Giustizia, sul lato che guarda la via di Porta s. Lorenzo, essendo da qualche tempo apparsi residui imponenti dell’aggere Serviano, con numero di filari maggiore che nei punti prima conosciuti, affinchè fossero salvate agli studi le notizie relative a così importante reliquia, ordinai che vi si facessero regolari ricerche per conto governativo. E vi si scoprì dapprima il cadavere di un giovinetto, avente presso il cranio due monete di bronzo, una mal conservata di Filippo padre, l'altra assai ben mantenuta e rarissima, di Domizia moglie di Domiziano (cfr. conEN, tav. xvi. 10); indi a breve distanza, vicino ai ruderi di un muro a sacco presso il cominciamento delle strade, s’ incontrò un monumento di travertino di forma circolare, del diametro di circa met. 3.00, con due ordini di massi tagliati a segmenti di circolo, congiunti tra loro senza cemento.
Continuate inoltre le ricerche presso l'aggere, alla profondità di met. 5.60, furono trovati residui di una casa privata, addossata al muro esterno di esso, con avanzi d’intonachi dipinti; e vi si raccolsero più pezzi di una fistula aquaria, utensili di erro, un’anforetta, tre orciuoli, i rottami di un fregio in terracotta con rilievi di scene altletiche (cfr. CAMPANA, tav. xcv), lucerne, e frammenti di vasetti di vetro, in uno dei quali si notano le lettere: M AR YLAE. Ma non essendo ancora compiute le indagini intorno a quei resti antichissimi, rimetto ogni altro particolare al tempo in cui mi sarà dato di presentare il tipo degli avanzi scoperti.
Nel gettarsi le fondamenta della nuova Dogana municipale, sul confine dello stesso Monte presso le Terme di Diocleziano, s'incontrarono latomie profondissime, simili a quelle rinvenute sotto il Ministero delle Finanze ed in altre parti dell’ Esquilino; nè molto lungi, nei lavori per la fogna a sinistra della via del Maccao, si rinvenne un pezzo di cornicione marmoreo, largo met. 0.90 alto met. 0.70, con foglie e rosette, dello stile attribuito generalmente all’epoca dei Flavii.
Giuseppe Fiorelli.
Approvata la sistemazione del piazzale della stazione termini, con la realizzazione di due edifici gemelli monumentali, dotati di portici rivestiti in granito, denominati isolati I e IX nella lottizazione I del nuovo Quartiere Esquilino.
Nel proseguimento dei lavori presso le reliquie dell'aggere di Servio al Monte della Giustizia, si rinvennero tra le terre di scarico che ricoprivano le case addossate all'antico muro, vari pezzi di sculture marmoree di non cattivo stile, monete di Alessandro Severo e di Gordiano III, la parte inferiore di un cippo marmoreo alto met. 0,32, senza residui del titolo, ed un cippo intero alto met. 0,50 largo met. 0,34, profondo met. 0,29, colla seguente iscrizione: SILVANO SALVTARI T SEVERINIVS SPERAT VS VETERANVS AVG COH VI PR CONSACRAVIT MAMERTINOET RVFO COS
Vi fu pure scoperto un frammento importantissimo di marmo, lungo met. 0,82, alto met. 0,46, spesso met. 0,11, che fa parte della iscrizione delle Terme di Diocleziano, la quale sembra fosse ripetuta in vari lati del grande edificio, e di cui insigni frammenti si conservano nel Museo Capitolino, ed altri furono ultimamente raccolti nel nuovo Museo lapidario dell'ex-collegio romano. Con questo nuovo trovamento si riempie la lacuna degli ultimi tre versi nel modo che segue: NOMINI CONSECRAVIT COEMPTIS AEDIFICIIS PRO TANTI OPER 15 MAGNI TVDINE OMNI CVLTV SVIS DEDICAVERVNT PERFECTAS ROMANIS cfr. C.I.L. vol. VI. I. n. 1130.
Demoliti i muri moderni, che si erano addossati alla prima esedra minore della cinta o stadio delle Terme di Diocleziano sulla piazza di Termini, si vide che nella costruzione posteriore erano stati adoperati mattoni delle Terme, nei quali sì lessero i seguenti bolli, comuni alle figuline di quel grande edificio (cfr. Fabr. n. 317, 59, 308, 309, 316): 1. OFFS R F DOM; 2. OFF P AVGG ET CAESS NN; 3. R S P OF DOM SIIII; 4. R S P OF DOM S II; 5. S P C OF TEM S II
Giuseppe Fiorelli.
Nel taglio delle terre al Monte della Giustizia, dalla via di porta s. Lorenzo, essendosi incontrato un nuovo tratto importantissimo dell'aggere Serviano, per ottenere che fosse concesso di salvare agli studi una reliquia così insigne, congiungendola all'altra scoperta a pochi metri di distanza, ed ove si erano fatte indagini per conto dell'amministrazione governativa, si ordinò l'immediata sospensione degli sterri, aspettando il risultato delle pratiche iniziate in proposito col Ministero dei Lavori pubblici.
Essendo intanto continuati gli scavi nel lato che guarda la Stazione ferroviaria, si scoprirono al principio di ottobre frammenti di coppe aretine, un'anfora, un abbeveratoio di uccelli, mezza maschera scenica in terracotta, un anello di osso e varie monete corrose, tra cui era riconoscibile una soltanto comunissima, appartenente all'imperatore Valente.
Altre anfore si trovarono insieme, senza però indizio di carattere alcuno, ed accanto ad esse giaceva un braccio marmoreo di statua giovanile, della quale si ritrovarono poi altri frammenti. Ricomparvero in seguito nuovi pezzi di vasi aretini, una lucerna fittile a due becchi, un’antefissa di terracotta, avanzi di colonne di porfido, di giallo antico e di pavonazzetto, unitamente alla parte superiore di un capitello corinzio nello stile della decadenza. Al principio di novembre ritornò a luce un frammento di marmo, appartenente a statua muliebre panneggiata, ed altri avanzi insignificanti, tra i quali tuttavia merita considerazione un manichetto quadrangolare, che conserva una fascia di smalto turchino tra due liste di bronzo.
Nell'angolo meridionale si vide la continuazione dell'antica strada lastricata a poligoni di lava basaltina, che lambendo il monte correva esternamente all’antica cinta; e vi si raccolsero, oltre un tegolone con bollo già noto (Fabr. p. 514. n. 196), vari pezzi di marmo, cioè un tronco di collonnetta, un peso, una testa di statua muliebre che sembra ritratto dei tempi imperiali inoltrati, avanzi di ornamenti, ed un teschio umano conservatissimo.
Giuseppe Fiorelli.
Nei nuovi quartieri all'Esquilino, nell'isolato X, alla profondità di met. 9,25, si trovarono un cerchietto d'oro ed un gruppo di otto tazzette fittili spezzate in più parti; un frammento di lucerna con ornati; tre mattoni con bolli; due tintinnabuli di bronzo; varî globuli per collana, e cinque pezzi appartenenti ad una statua marmorea di personaggio togato.
Giuseppe Fiorelli.
Nell'angolo meridionale del Monte della Giustizia dietro il fabbricato della stazione della strada ferrata ricomparve una fogna di opera laterizia coperta di mattoni disposti a capanna, in uno dei quali si lesse il bollo edito dal Fabretti a p. 514 n. 188.
Vi si raccolse poi un'anfora; una parte di fregio in terracotta con ornati e rappresentanze, che ricordano la tavola del Campana (Antiche opere in plastica tv. XCV); altro mattone con bollo (Fabretti, pag. 516 n. 241); una lucerna fittile; un campanello di bronzo con tre monete di terzo modulo molto ossidate. Altra lucerna fittile, trovata nel medesimo luogo, presenta superiormente un gallo ad ali aperte che becca in un cestino di uva, ed ha il nome C CAESAE.
Poco più oltre, non lungi dal posto in cui fu scoperto l'oratorio privato cristiano, si rinvenne un piedistallo in marmo, alto metri 0,11, largo alla base metri 0,08, che ha inferiormente una feritoia, sotto la quale è la lettera B; ed un frammento d'iscrizione largo” metri 0,10, alto metri 0,08 con residui di belle lettere " PTV......
Presso altri muri d'opera laterizia, due dei quali a strati alternati di quadrelli di tufo e mattoni, giaceva una testina di statua virile in marmo bianco di non cattivo stile, mancante del collo ed alta metri 0,11, nonchè una strana lucerna in terra cotta in forma di fallo, su cui è accosciata una donna ignuda con buco dietro la testa per la cordicella a cui la lampada era sospesa.
Si incontrarono poi tra gli scarichi delle terre quindici pezzi d'intonaco dipinto, con ornati in istucco a riquadrature, e con figurine bianche a basso rilievo di bello stile, fra le quali meritano speciale considerazione un gruppo di un uomo e di una donna su fondo turchino, un Genietto alato con una lira, ed una figura di uomo panneggiato in fondo rosso.
Altri diciassette pezzi maggiori dei precedenti si rinvennero più tardi nel luogo stesso, i quali presentano: una donna volante di profilo, con indizî del manto dipinto sul fondo rosso cupo; un candelabro fra due Genî alati di profilo su fondo rosso, indi un timpano su fondo turchino, e due volute di acanto fra due cicogne; un Genio acefalo su fondo rosso, con varî ornati; un Centauro in fondo turchino con riquadro dello stesso colore, e con quattro Genî volanti fra una lira ed un cantaro; altra donna come la prima in fondo rosso con Genî volanti, e con figura bizzarra terminata in volute di acanto; un candeliere con figura di uomo nudo su fondo rosso; due capri presso un candeliere in fondo rosso, con cornici ed ornati in quadretti verdi; un Pegaso ben conservato, con nascimento di acanto e due cicogne.
Fra le rovine delle case antiche addossate all'aggere si ebbero tegoli col bollo: OP DOL EX PRAED AVG N FIG LINPONTICLANAS cfr. Fabr. p. 519 n. 295, ed altro tegolo col raro bollo: OP DOLEX PR DOM AVGVST N FIG FOR DOMITIANARV aquila ad ali aperte
Un altro mattone presentò un bollo comunissimo (Fabretti pag. 518 n. 272); ed in altro si notarono le sole lettere AN - LS Unitamente ai ricordati mattoni si raccolse: parte di tubo di conduttura di piombo lunga metri 0,42; peso rotondo marmoreo su cui è inciso il num. X; peso onciale di bronzo con testa di Mercurio; una lucerna di terra cotta con rilievo rappresentante due grappoli; piccoli frammenti marmorei e monete ossidate.
Continuati gli sterri verso oriente, e demoliti i muri ad opera laterizia, con belli archi semicircolari, i cui mattoni presentarono il bollo L SAMNI PLOCAMI, si trovò una piccola vaschetta di marmo con buco in una parte del fondo, larga met. 0,25, alta met. 0,14, nella cui fronte leggesi: IVLIVS PAPPARIO ET ALFIVS MA XI MVS SODALIBVS CALCARESIBVS DD EX VOTO
Inoltre: un mortaio di marmo bianco, alto met. 0,30, ed altro simile rotto in due pezzi che ha i quattro manichi formati da una foglia elegante; la parte superiore di una piccola statua di Venere, alta met. 0,23; un piede marmoreo con sandalo di buono stile; un intiero panneggio di statua marmorea puerile, con attacco di altra figura, alto met. 0,09; un tronco di pilastrino di rara breccia corallina; una colonnetta con imoscapo di bel granito bigio, alta met. 0,20; un pezzo di lastrone di porfido; un frammento di terracotta con rilievo raffigurante un Genio alato che regge una corona; un residuo di altro rilievo fittile con testa di guerriero, ed accanto una figura muliebre; la parte superiore di una lucerna fittile con rilievo di un elefante; altra lucerna di terra più fina con due becchi, e con ornato di conchiglia nel mezzo; altra lucerna fittile a tre becchi; altra con bollo MTRO, e due altre cristiane con monogramma Chi Rho, manico di grande lucerna in forma di foglia aperta; parte di vaso potorio aretino; pezzo di grande mattone con residui d’intonaco, su cui è rilevato a stucco un Sileno coronato di edera; mattone con bollo (Fabretti pag. 501 n. 58); un lastrone di piombo; pezzo di una catenellla di bronzo; due avanzi di una fibula di bronzo; dieci monete ossidate, sette delle quali appartenenti agli imperatori Costante e Valente. In un pezzo di lastra di marmo, largo metri 0,12 si notarono le lettere: ...II ...IMPESA DEDI
Ricomparve poi un tratto di antica via lastricata a poligoni di selce, della larghezza di metri 2,50, continuando verso oriente secondo l’aggere, ed a poca distanza dal punto in cui sorgeva l'oratorio cristiano, si scoprirono tre grandi parallelepipedi di pietra gabina come contrafforti all'aggere stesso. Altri massi simili si incontrarono lì presso, collocati egualmente in modo da porgere chiaro indizio, che quivi si aprisse una delle antiche porte, che si potè in seguito riconoscere essere la porta Viminale.
Giuseppe Fiorelli.
La continuazione degli sterri al Monte della Giustizia. ne ha posto in grado di meglio riconoscere l’antica Porta Viminale del recinto Serviano, per la quale si sono fatte le pratiche necessarie, a fine di mantenerla agli studi ed alla città. I lavori intanto spinti molti alacremente, nella parte che prospetta la stazione della strada ferrata e nel lato meridionale del monte, hanno rimesso a nudo la faccia interna del muro Serviano, del quale si conserveranno tutti i tratti che sarà possibile, conciliando ad un tempo gl'interessi della scienza coi bisogni edilizii.
Fra questi lavori, oltre le scoperte topografiche, che diedero contezza di maggiori particolarità dei fabbricati di epoca posteriore, addossati all'aggere stesso, si raccolsero fra le terre durante il mese di febbraio: Marmo. Un piede di sedia marmorea in forma di zampa di leone, alto met. 0,20; una testa di statua virile colossale di buono stile con capelli corti e tenia, ma con viso assai mutilato, alta senza il collo met. 0,27; una lastra marmorea, larga met. 0,30, alta met. 0,28 in cui si vede graffito, un pezzo di pluteo in lastrone di marmo con cornici volte ad arco, largo met. 0,48, alto met. 0,25; una colonnetta di lumachella bigia, alta met. 0,20, del diametro di met. 0,13; pezzo di paludamento di marmo pario; l’erma di una Baccante alta met. 0,31; un torsetto acefalo di piccola statua di Venere alto met. 0,05; una stampa in palombino alta met. 0,12, targa met. 0,07, ove sono nove quadretti con piccolissime figure incavate tutte quante nella stessa movenza, che sembra quella di una Fortuna; un masso appartenente ad una iscrizione marmorea, largo met. 0,25, alto met. 0,23 in cui restano le lettere TVS...... alte ciascuna circa met. 0,04; una voluta di capitello composito, larga met. 0,20 di mediocre stile; una piccola mano di statua muliebre mancante delle dita, lunga met. 0,11; una piccola base attica di colonia marmorea, alta met. 0,10, del diametro di met. 0,13; un frammento di ara votiva, alto met. 0,55, largo met. 0,33, profondo met. 0,30, con residui della iscrizione dedicatoria: ...NIVS FRVCTOSVS IMM PERPET ARAM cuM COLumnIS ET CVLTV DIS D D
Piede di piccola statuina con coturno allacciato; un macinello di colori in forma di dito; testa di statuetta muliebre, alta met. 0,10. Terracotta. Quattro anfore iutiere; cinque lucerne, una delle quali con rilievo di un manipolo di spighe; mattoni con bolli rispondenti ai num. del Fabretti 272, 295, 314, 333. Vetro. Un balsamario. Bronzo. Piccolo disco, e piastra di serratura con buco per la chiave; una fibula; un tintinnabulo; dodici monete ossidate di secondo e terzo modulo, una delle quali comunissima appartenente a Traiano, ed altra riferibile a Salonino. Ferro. Vari utensili di forma ordinaria, cioè due accette, due coltelli, un arpione. Piombo. Frammento di fistula aquaria anepigrafa, lunga met. 0.85. Osso. Due aghi crinali.
Nel mese di marzo si scoprirono: Marmo. Un mortaio intero ed altro frammentato; erma di una Baccante di buono stile, alta met. 0,16; peso del diametro di met. 0,30, in cui è incisa la nota numerale C; altro simile, con residui del gancio di ferro a cui si attaccava; lastra di giallo brecciato, larga met. 0,13; piccolo rocchio di colonnetta liscia della stessa pietra, del diametro di met. 0,07; capitello ionico di stile della decadenza, del diametro di met. 0,08; frammento di braccio con mano sostenente la metà di un Bacco nudo fanciullo, appartenente a statua di buona scultura, e lungo met. 0,15; testa barbata mancante del cranio: mano di statua muliebre di grandezza naturale; pezzo di paludamento in alabastro cotognino, largo met. 0,10; parte di piccola testa con tenia; mezzo capitello corinzio, alto e largo met. 0,12; statuetta acefala di Ercole, con pelle di leone sul braccio, alta met. 0,30; frammento di piccolo bassorilievo in marmo greco giallognolo, largo met. 0,13, alto met. 0,15, in cui resta una figura muliebre di non cattivo stile, reggente colla destra un vaso, mentre le si avvicina un Genio igrudo alato; pezzo di colonnina di portasanta, baccellata a spira, del diametro di met. 0,08, ed altro simile di marmo bianco : peso di alabastro orientale alto met. 0,10, diametro met. 0,12; altro simile con rocchio di colonna di bigio, alto met. 0,08, diametro met. 0,16; parte inferiore di una statuetta virile poggiata al tronco di un albero, alta met. 0,30; piedi della statuetta di un giovine, con base larga met. 0,25; pezzo di paludamento di statua muliebre; mano di statuetta simile, e parte di gamba di statua virile maggiore del vero; altro frammento di statua di Ercole alto met. 0,27; tondo di porfido adoperato per pavimento; due capitelli corinzi, rotto il primo in tre pezzi, e l'altro intero; un piccolo rocchio di alabastro orientale alto met. 0,18; un piedino di statua virile lungo met. 0,08; tronco di colonnetta in rosso antico, lungo met. 0,10; bassorilievo con figura di Ercole, largo met. 0,25, alto met. 0,30; tronco d'albero con piede di statuina alto met. 0,12, e parte di hassorilievo con colonnina striata; parte anteriore di un ossuario rotondo, larga ed alta met. 0,24 con targa e cornici, e con le lettere nel mezzo C L D, altra stampa in palombino larga met. 0,10; vari pesi ed alcuni ornamenti architettonici. Terracotta. Frammenti di antefisse, alcune delle quali colorate con grifi che divorano un leone, altri con pantere presso di un cratere, ed altri con Vittoria recante la palma nella destra ed una corona nella sinistra; lucerne comuni col bollo FORTIS, ed. altra simile a quella riportata dal Sante Bartoli al num. 17 nella parte prima delle sue Lucerne sepolcrali; un orciuolo ed alcune anfore, in una delle quali sono impresse sul collo le lettere C A M; mattoni con bolli identici a quelli editi dal Fabretti ai num. 62, 63, 117, 276; altro in cui è impresso un caduceo con le lettere laterali IN EV ed altro in cui si legge: EXPRIMPANTONINAVG EXFIGAB... OPVS SATRINI FORTVNATI Bronzo. Monete comuni di secondo modulo di Antonino Pio, Giulia Mammea, ed Alessandro Severo; di terzo modulo appartenente a Claudio Gotico; quarantadue monete conservatissime di terzo modulo, spettanti per lo più ad Aureliano, ed agli imperatori Tacito, Floriano, Probo, Carino e Caro; moneta di primo modulo di Filippo padre, ed altra di terzo modulo di Costantino iuniore; un cucchiaio, due anelli ed un tintinnabulo. Ferro — Coltelli, arpioni ed altri utensili.
Nel mese di aprile finalmente non mancarono pezzi. di sculture, tra i quali merita speciale ricordo un frammento marmoreo di piccolo toro, con residui di figura sedente su di esso, appartenente forse ad un piccolo gruppo che rappresentava il ratto di Europa. Si raccolsero inoltre varie monete comuni, mattoni con bolli conosciuti, e le seguenti lapidi: 1. L ANTONIVS CARICVS HERCVL D ARAM D IMPTAELIO ANTON PIO III MAELIO AVRELIO CAESARE COS ; 2. ... NOBENE MERENTI FILEMON BO COLLEGE SVO FECIT QVI VIXIT ANNIS; 3. DIIS MANIBVS PONTIAE PROCVLE CONIVGI DVLCISSI MÆBENE MEREN...; 4. ...RENTI ...ECTVS ..IVS
Giuseppe Fiorelli.
Presso la casetta dell'impresa degli sterri al monte della Giustizia, innanzi a quella parte della Stazione della strada ferrata destinata alle merci, ricomparve li 8 di maggio un pavimento a musaico, con fascia nera e nodo gordiano nell'angolo, largo met. 1,65 per met. 0,40.
Vi si scoprirono poi altri muri di antiche abitazioni addossate all’aggere, la cui facciata interna fu rimessa a nudo per grande estensione. Gli oggetti ed i frammenti raccolti durante i lavori furono scoperti: Marmo. Due pilastri baccellati a quattro lati, lunghi met. 0,30, per met. 0,17, per met. 0,15; frammento di una mano mancante delle dita, con foro per il perno; base di piccolo simulacro, su cui restano i piedi della statuetta ed un perno di ferro lateralmente; pezzo di colonna di africano; altro pilastrino con frammento di ornato a fogliami, tanto di fronte che nei lati; statuetta muliebre acefala alta met. 0,11; lastra marmorea di met. 0,32 per met. 0,22, con residuo d’un’iscrizione funeraria: ...XX M V D IX | ...S SEP; frammento di lapide lungo met. 0,40, alto met. 0,35 con resti di un titolo dedicatorio, ...SARID... | ...NIPI I F... | ...NIN...; un mortaio ed altri avanzi architettonici;
Bronzo. Fibuletta circolare; statuetta della Fortuna con cornucopia e remo, alta met. 0,07; frammenti di serrature e monete irriconoscibili; Piombo. Lastra anepigrafa lunga met. 0,90, alta met. 0,38; Osso. Un dado, una cerniera, molti aghi crinali, un pezzo di rivestimento di mobile, due teschi umani; Vetro. Due piccoli balsamari; Terrecotte. Molti tegoli con bolli di fabbrica, anfore, e lucerne comuni.
Continuati gli scavi presso la Porta Viminale, allo scopo di conoscerne esattamente le misure, vi si raccolsero alquante monete ossidate, un pezzo di urna marmorea con ornati a fogliami, ed un pezzo lungo met. 0,75 del diametro di met. 0,20, tutto formato di tartaro depositato dalle acque a strati circolari in qualche tubo di terracotta o di piombo, di cui per altro non si trovarono traccie.
Ivi pure fu scoperto un busto muliebre di bronzo, alto met. 0,11, largo met. 0,08, un pezzo di colonnetta in verde antico, ed un pezzetto di porfido.
Giuseppe Fiorelli.
Monte della Giustizia. Lo sterro del monte della Giustizia fu proseguito nel corso del bimestre giugno-luglio, quasi esclusivamente nell’area della grande fossa serviana, cioè a dire fra il muro di sostruzione dell’aggere, e la strada di circonvallazione, la quale seguendo il margine della fossa, poneva in comunicazione le porte Viminale e l’Esquilina. Dopo che tale fossa fu colmata, allorchè cessarono le ragioni strategiche della sua esistenza, furono edificati sulla nuova area fabbricati di mediocre dimensione, nei quali sembrano avessero stanza collegi, più o meno direttamente connessi col vicino corpo de’ Pretoriani ed Urbani.
Una di queste scholae spettava allo sconosciuto . collegio dei Calcarienses, come dimostrò la scoperta della base divulgata nelle Notizie di gennaio, e come è confermato dal seguente frammento di cippo, scoperto nella prima settimana di luglio. SALVO AVG FELICESCAL CARIENSES. Ad una schola altresì può riferirsi un frammento di rilievo, allusivo alle imprese di Ercole con la dedicazione : (sic) DEO HOERCVLI LEONTIVS FEC
Dagli avanzi dei citati edifizi si trassero i seguenti bolli: L MAXIMI; cn DOMiti euaRISTI; ...ex. fig . PVBLILIANIS aemiliaES SEVERA Es; DORISERVIIL SECVN (caduceo); ...EIDENIG... VICCIATS; OPVS DOLIARE EX PRAEDIS DOMININ; EX FIG Q ASINI MARCELLI; OP PC NVN FORTYN...; ET APRONA; COS; LVO... PHA... La data cronologica di questi bolli non è quella degli edifici scoperti. Essi spettano alla fine del secolo III ed agli inizî del quarto, almeno per quanto concerne la parte sopraterra delle pareti. Le fondamenta sembrano spettare ad epoca migliore, cioè a quella indicata dalle figuline.
Il solo ambiente degno di osservazione è una sala rettangolare di met.8,90 x 6,50, con pavimento di marmi policromi, disposti in compartimenti geometrici di 0,60 x 0,60, racchiusi da fascia. Le pareti della sala erano ornate di rozzi dipinti, dei quali non rimangono che minuti brani contenenti fasce monocrome.
Quivi appresso si trovarono: due anse di anfora col bollo FCFP, TMF; due bacini di terracotta col bollo CLVIC, STXIVS - ARC - SEC; una lucerna con rilievo esprimente un cratere Dionisiaco e il bollo C CAESAR; un fondo di tazza aretina col bollo CNVFI; un frammento di grande cratere marmoreo, con rappresentanze di soggetto erotico; alcune figurine di metallo forse appartenenti a larario ; aghi crinali, spilli, monete erose ecc.
La scoperta di maggiore importanza topografica è quella della strada la quale, come dissi, correva parallelamente alla fossa sul margine esteriore. È stata scoperta per la lunghezza considerevole di met.108,50; dista in media del muraglione dell’aggere met. 54,00: ha una sezione media di met. 4,10; e conserva quasi uniformemente il livello di met. 1,00 sul piano della vicina stazione della strada ferrata. Nel pavimento della strada sono commesse alcune pietre del vicino aggere.
Fra il suolo di scarico fu trovata la lapide sepolcrale del campus Viminalis, in cui sì legge: DIS MANIB CLAVDIAE FESTAES M-MEVIVSs... SEVERVS CON... DESE BENEM... ET
Giuseppe Fiorelli.
Gli sterri per appianare questa collina al livello della Stazione centrale, proseguirono nel tratto compreso fra l'Aggere serviano e la via di Porta s. Lorenzo. Questa zona è attraversata da una strada antica, parallela alla fossa ed all'Aggere, il selciato della quale è stato scoperto per una lunghezza di circa trecento metri. Dopochè la fossa fu colmata nel periodo imperiale, furono erette nell’area in tal modo conquistata abitazioni private di modesta apparenza, non che alcune residenze o scholae di collegi servili, conforme è stato riferito nei rapporti antecedenti.
Da questi edificî provengono i bolli seguenti: TONNIANA DE FIGLIN VICCI S MPBS; OP DOL EX PR M AVRELI ANTO NINI AVGNPORTLIC (Marte); OPVS DOLIARE EX PRAEDIS DOMININETFIGLNOVIS (due pesci); TROPHIMI AGATHOBVLI DOMITIA LVCIL; CHELVAC; MALLITROP....; A MVCI || FELICIS; L HER OF; MCALPIRNI | PIRONIMI; MPOMPEIOMACRPIVVENTCELS COS EXPPLAVTIAQVIL O (vaso) D
Nel corso degli scavi furono scoperte alcune lucerne, co’ bolli E, SVCCESSI, VIEIAN(?); pezzi di vasi aretini col bollo C. MAR, CL SA; un graffito con le cifre: ITIIIIII XX VIIIIXXXXXVXIIIIX, una bellissima testa di marmo grande al vero, forse di Lucio Vero; un termine con doppia protome di Bacco barbato; un sedile in marmo, appartenente forse alla schola di uno dei collegi; alcuni frammenti di scultura figurata; un rilievo in metallo, rappresentante un Fauno danzante; un coltello da beccaio; un anello di bronzo, con teca, chiusa da una lastrina su cui è ritratta ad alto rilievo una / testa isiaca; altro simile con un pezzo di anfora vinaria col graffito CON NVMS; il sigillo RE e questi frammenti d'iscrizioni in marmo: 1. ...IA... | IGNO | ...DD; 2. PEREGRINVS ET VLPIA PRI MVLA PAREN TES BESONIAE; 3. TVSCVL...; 4. T VALERI NT FILIS RVCIO VIC NN VII MES V VCIO ASCANIO MES VIIII DIES XXIII DICO QVI VIX ET SVIS LT QE; 5. BIENA COR A.... | sic VNGENTARIA AB D... | NON HIC OLLA MEÓS CINERES M... | SET PASSIM MATER TERRA TEGIT I | CONIVGIS HOC FECIT CARI MIH.. | PRAESTARIT FVNCTAE VIVA QVOT ANI... | CVM QVO TRIGINTA VIXI SINE IM... | INCVIVS MANIBVS... |
Rodolfo Lanciani.
Nel mese di gennaio è stato continuato lo sterro fra il muro di sostegno dell'aggere e la via di Porta s. Lorenzo. Furono scoperti avanzi di edificî privati innalzati nell'area della fossa Serviana, la costruzione dei quali presenta in gran parte il tipo dei restauri del secolo IV.
È notevole un avanzo di volta a tutto sesto rovesciata al suolo, con dipinti policromi non privi di merito, i quali furono distaccati e recati su tela a cura dell’amministrazione. Gli scavi hanno restituito monumenti e suppellettile propria di abitazioni private, vale a dire monete di bronzo, anellini, campanelli, casse di serratura, frammenti di statuette e rilievi in marmo; scheggie di vasi aretini; anfore, una delle quali col bollo: FANFORT COL HAD lucerne, una delle quali triliene col bollo HERMES; una pasta vitrea di forma ellittica di mill. 35 nell'asse maggiore, con fondo verde e rilievo bianco, rappresentante il simulacro di Arpocrate; un busto imperiale acefalo che si ricongiunge colla testa creduta di Commodo, descritta negli antecedenti rapporti; ed alcuni mattoni e tegole coi bolli: MVINICI CRESCENTIS; PRIMITIVI DOMITIA LVCILL; Q VETVRI; EX FIGLIN Y TONNEIAN AB LLICIN; FX FIGLINIS TONNEIANIS AB LLICINIO FELICEM
Giuseppe Fiorelli.
Al Monte della Giustizia, nel mese di febbraio è stato scoperto quel tratto del muro di sostruzione dell'ggere serviano, che va a congiungersi con l’ala destra della porta Viminale. Questo tratto è lungo met. 34,80, a partire dalla testata del muro antecedentemente scoperto: ha una sezione uniforme di met. 3,20, ed è rinfiancato da uno sperone di met. 2,05 in quadro. L'altezza varia dai due agli otto strati di pietre, alti ciascuno due piedi romani. Contro la superficie esterna del muro sono appoggiati edifizî dell'epoca imperiale, con importanti restauri del secolo IV. e V.
Lo sterro di questa zona estramuranea, proseguito fino a raggiungere lo speco dell'acqua Felice, parallelo alla via di porta s. Lorenzo, ha condotto alla scoperta di un sottoscala, costruito in buon laterizio, il quale per essere stato lungo tempo chiuso da una porticina di legno (di cui rimanevano al posto le bandelle, ed i gangheretti), era sgombro dalle macerie.
Sul fondo del sottoscala si trovarono accumulati questi oggetti. Stadera completa di bronzo, con la relativa asta, piatto, umcini, catenine, e peso rappresentante un busto di Venere, di buona maniera; una mestola di metallo lunga met. 0,34; altra simile lunga met. 0,31; altra simile mancante del manico; ansa di cratere in bronzo, in forma di una coppia di delfini con le code intrecciate, larga met. 0,16; avanzi di un secchio di legno, cerchiato di ferro, pieno di ferramenta; quattro lastre di metallo, le quali fasciavano un mobile o una cassa; altri avanzi di catini, orciuoli, ed utensili di cucina.
Furono quivi accanto raccolti molti mattoni col timbro: D P D; TROPHIM AGATHOBVLI DOMIT IR LVCILLA DOL D V; D PR OST SC ed altri ben noti, dei figuli domiziani Primitivo e Felice. Le lucerne fittili hanno le marche: bASAVG, Apollo liricine; TAXIPOL, Corona di lauro; L MARMI, Genietto sopra un delfino; SAECVL, Fra due bustini; FRVGI, Oca inseguita da un cane. Lo scavo ha inoltre restituito l’ordinario corredo di marmi, e frammenti di marmi figurati od ornamentati, di figuline, ossi, bronzi ed intonachi di varia specie.
Rodolfo Lanciani.
Nei disterri del monte della Giustizia, a circa met. 25 di distanza dalla porta Viminale, volgendo al sud ed a met. 11 di distanza dalla fronte del muraglione Serviano, è stato ritrovato un bottino di forma cilindrica, costruito con massi di pietra tiburtina e gabina, tagliati a cuneo.
Il bottino è alto sul piano delle rotaie met. 3,69, misura nel diametro met. 3,00, ed è coronato da un disco di met. 1,75.
Dalla parte rivolta al nord ha una finestra larga met. 0,65 alta met. 1,10, che mette nel pozzuolo interno, non ancora esplorato. Dal pozzuolo si dipartono numerosi condotti di piombo, uno dei quali della portata di 120 quinarie.
Non v'ha dubbio che il bottino si colleghi al sistema idraulico delle acque Marcia, Giulia e Tepula, i cippi delle quali sono stati ritrovati tanto al difuori che nell'interno della porta Viminale.
Nel corso degli scavi furono raccolti: bolli di mattoni di Annio Plocamo, L. Fortunato, C. Calpetano Favore, e delle figuline di Domizio Tullo; n. 42 monete di bronzo di vario modulo; una lucerna bilicne; altre ad un solo lucignolo delle fabbriche di Forte, Strobilo, e P. Asio Augustale; serrature, chiavi, anellini, bilancette, aghi crinali, spilli, stili, mortai, vasellame domestico ecc.
Rodolfo Lanciani.
Scoperta importante avvenuta nei disterri del monte della Giustizia, è quella del selciato della grande strada, che attraversava l'Aggere pel valico della porta Viminale, e che dirigevasi alla porta chiusa del recinto aureliano: strada di tanta importanza, che su di essa è orientato non solo il lato meridionale della grande piscina delle terme diocleziane, ma come sembra l’istesso castro pretorio. È questa la settima volta, che il selciato dell’indicata strada torna alla luce in luoghi diversi, posti tutti sull’istesso rettifilo, a partire dalla via Napoli fino alla porta chiusa. Nel luogo della recente scoperta, che corrisponde sull’area della fossa serviana, il selciato spetta a risarcimenti di epoca recenziore.
Sul margine destro della strada, uscendo dalla porta, e volgendo verso il bottino idraulico descritto nella relazione di marzo, continuano ad apparire molte condotture di acqua, le quali hanno restituito parecchie centinaia di chilogrammi di piombo. Il diametro massimo dei tubi varia dagli 8 ai 30 centimetri, e la loro portata giunge fino alle centoventi quinarie. Assai importanti sono le leggende impresse a rilievo sopra tre fistole, del seguente tenore: GEMINIAES BASSAES CF | FORMIANVS FEC Q MVNATI CELSI q MVNATI CELSI | Q MVNATI CELSI FORMIANVS FEC IMP DOMITIANI CAESARIS Q MVNATI CELSI |
CXX | IMP DOMITIANI CAESARIS AVG GERMAN | SVB CVRABVCOLAE PROC FORTVNATVS LIB FECIT
Fra le rovine delle fabbriche, scoperte nello spazio che divide la strada dal bottino, sono stati raccolti alcuni bolli delle fornaci di Q. Marcio Severo, e Ponticulane; lucerne con rilievi e bolli già noti; trentadue monete di bronzo ed una di argento assai corrosa; una figurina in piombo forse di Venere, mancante di un braccio; un busto virile acefalo col latoclavo; un’ aquiletta in bronzo con le ali spiegate; la metà di un mortaio in porfido nero; un’ onice ovale a fondo nero, e strato superiore di color palombino di met. 0,020 x 0,015, con testa incisa che sembra ritrarre le fattezze di Giulia Pia; una transenna di pavonazzetto di met. 1,20 x 0,65, sul cui listello superiore rimangono le lettere SA...; un frammento di titolo sepolcrale: ANVS | VIXITAN (orcitolo) | SVIDIES V. Altro frammento di met. 0,30 x 0,30 con le lettere BAEI....., ed il consueto corredo di fondi di tazze aretine, vetri, smalti, anelli, chiavi, campanelli, anse di vasi in bronzo, anse di anfore ecc.
Rodolfo Lanciani.
difficile volo verso il Belgio di oltre mille piccioni viaggiatori liberati dalla stazione ferroviaria
Giorni sono, ha avuto luogo a Roma, alle ore 5 1/2 di mattina, la partenza di 1,116 piccioni Viaggiatori appartenenti a vari proprietari belgi concorrenti a premi, il primo dei quali di lire 2000.
Dimostrazioni popolari per il Re Umberto I e la regina Margherita, di ritorno a Roma dopo il viaggio per l'Italia e lo scampato attentato a Napoli.
Grandi folli si radinano lungo il percorso dalla Stazione Termini al Quirinale, Piazza del Popolo e Piazza Colonna, quest'ultima illuminata con luce elettrica.
"L'anfiteatro dell'esedra di Termini, di cui diamo il disegno, al passaggio del real treno, fece un effetto grandioso, imponente. Esso fu progettato dal signor Settimio Giampietri che n' ebbe molte lodi."
La Direzione Generale dei Musei e degli Scavi di Antichità proclamava le mura serviane scoperte presso la Stazione Termini necessaria la «conservazione integra del rudere preziosissimo, secondo i voti espressi dai cultori delle antichità patrie e relatori sinceri del decoro del Governo e della Nazione».
Ritrovata la strada, che attraversava l'aggere di Servio alla porta Viminale, tanto dentro la città presso l'angolo nord-est della stazione centrale, quanto al di fuori, presso l'angolo delle vie Magenta e Castro Pretorio. Questo secondo tratto è chiuso da sepolcri di epoca repubblicana, costruiti con rozzi tufi, senza cemento.
Rodolfo Lanciani.
La Società Anglo Romana costruisce presso la stazione di Termini, una Centrale termica della potenza di 90, per sperimentale l'illuminazione elettrica della ferrovia e dei piazzali.
La società delle Ferrovie Romane ha incominciato a disterrare gli ultimi avanzi del Monte della Giustizia, tra il cancello delle merci in via di porta s. Lorenzo, e la nuova Dogana. Si è scoperto un piccolo tratto della fronte esterna del muro di sostruzione all’aggere, a destra di chi entra nella porta Viminale. Parimenti sono state scoperte (ed abbattute) alcune camere dei bassi tempi, edificate sull'area della fossa. Hanno pareti di tufa con ricorsi di tegolozza, e soglie di travertino, tolte evidentemente da una fabbrica più antica.
Proseguiti gli scavi, è stato scoperto un tratto notevolissimo della fronte del muraglione che sostiene l’aggere serviano, con un selciato del medio evo, o degli ultimi anni dell'impero, il quale corre sul riempimento artificiale della vetusta fossa serviana.
Le costruzioni, che riempiono la zona fra il selciato e l’aggere, appartengono pure ai tempi bassi, e sono murate a ricorsi di mattone di tufi. Intorno gli speroni o contrafforti di peperino (cf. Lanciani, Mura di Servio p. 59). Quindi è stata rinvenuta nel suo proprio luogo una colonna di tufo rosso, larga nel diametro m. 0,45.
Emerge dal suolo per un metro, ed è coronata da capitello dorico in travertino di buona maniera. Doveva essere accompagnata da. altre simili colonne, essendosi già scoperto (fuori di posto) un secondo Copia d travertino. Il luogo merita di essere meglio esplorato..
Rodolfo Lanciani.
Inaugurazione del Monumento ai Cinquecento caduti di Dogali, posto di fronte alla stazione Termini. Presenti i sovrani, i membri del governo, molti parlamentari e il Sindaco Leopoldo Torlonia. La Piazza Termini cambia nome nell'occasione in Piazza dei Cinquecento. Una lapide commemorativa viene anche posta su Palazzo Senatorio.
In preparazione della visita di Stato dell'Imperatore di Germania Guglielmo II, vengono demolite alcune fabbriche davanti agli appartamenti per gli ospiti, nella manica lunga del Palazzo del Quirinale, in modo da realizzare una vista su nuovi giardini. Tra queste la chiesa della Maddalena e di Santa Chiara.
Viene inoltre completato il monumento dedicato ai Caduti di Dogali alla Stazione Termini. L'obelisco viene innalzato di due metri, installando il piedistallo in granito di Baveno (appartenente all'obelisco Sallustiano) regalato dai Boncompagni Ludovisi al Municipio nel 1883.
A Piazza Esedra, agli angoli della nuova fontana, vengono sistemati quattro leoni di gesso accucciati.
Il Kaiser di Germania Guglielmo II giunge a Roma per una visita di Stato. Arriva in treno alla Stazione, dove è riceveto da re Umberto, col principe ereditario, il duca d'Aosta e il duca di Genova, con le loro case militari, il presidente del Consiglio, il generale Pallavicini e D'Oncieu (comandanti dell'VIII corpo e della divisione di Roma), il prefetto Gravina ed il prosindaco marchese Guiccioli. Verso il piazzale esterno è stato eretto un padiglione în velluto e broccato: copre il marciapiede un ricco tappeto di Bruxelles. Alle due estremità del padiglione s'ergevano due pennoni che sorreggono, quello di destra lo stendardo imperiale tedesco, quello di sinistra lo stendardo italiano. Guglielmo II ed Umberto I prendono posto insieme al principe di Napoli, in una carrozza di Corte scoperta, con le livree rosse, percorrono la piazza di Termini dove è rinnovata l'antica fontana, e s'avviano per Via Nazionale. La grande strada, lungo la quale s'innalzavano più di 300 pennoni, eguali a quello del quale diamo il disegno, è straordinariamente affollata. Dai balconi e dalle finestre stipate di signore cadono sulla carrozza fiori e piccole bandiere con i ritratti dei due sovrani e i colori delle due nazioni alleate. La carrozza dei due sovrani si fa strada lentamente in mezzo alla folla fino al portone del Quirinale, dove l'imperatore sarà ospitato negli appartamenti imperiali realizzati al piano nobile della Manica Lunga. In onore di Guglielmo Il, si è preparata una grande dimostrazione popolare. L'architetto comunale Giocchino Ersoch è stato incaricato di realizzare un palco in stile eclettico intorno all'obelisco di piazza del Popolo e un quinta scenica al fondo di piazza del Campiglio, collegando Palazzo Senatorio e Palazzo Nuovo con una costruzione effimera in stile.
In piazza di Termini, rinnovandosi il pavimento stradale dinanzi al nuovo palazzo Massimo, si sono incontrati a pochi centimetri di profondità alcuni antichi muri laterizi, che appartengono al fianco orientale delle Terme diocleziane.
Uno di detti muri è rettilineo, e normale al predetto lato del grandioso edificio; l’altro è parte d'uno dei piccoli emicicli, ch'erano addossati al muro interno di perimetro. La larghezza di cotesti muri è di m. 0,90.
Alcuni mattoni, tolti dai muri sopra descritti, portano i noti sigilli, impressi entro doppio circolo: R SP OF BOC SI; R S P OF DOM S II; R S P OF DOM S III
Fra le terre è stato recuperato un piccolo orecchino d'oro, e tre monete di bronzo.
Giuseppe Gatti.
L'Imperatore di Germania Guglielmo II giunge a Roma, in occasione dei festeggiamenti per le Nozze d'argento di Re Umberto I e della Regina Margherita. Viene organizzato un corteggio lungo Via nazionale, passaggio dalla stazione al palazzo del Quirinale.
Arrivo dei duchi d'Aosta a Roma dopo il matrimonio: "Gli sposi arrivarono la mattina di sabbato 6 luglio alle ore 9 e mezza. Erano ad attenderli alla stazione il Principe di Napoli, il Conte di Torino, il generale Ponzio Vaglia, i sottosegretari di Stato, il prefetto, il presidente della deputazione provinciale, il sindaco ed altre autorità dvili e militari.
Appena il treno si fermò discese il Duca d'Asta che aiutò a discendere la Duchessa. Gli sposi strinsero la mano al Principe di Napoli, al Conte di Torino e quindi entrarono nel salone reale. Intanto una compagnia degli allievi carabinieri con bandiera e musica rendeva gli onori militari, li pubblico nell'interno della stazione e fuori applaudiva agitando i fazzoletti. La Duchessa ringraziò e si trattenne affabilmente a parlare con le autorità.
Alle ore 9.45 i Principi uscirono dalla stazione, accolti da entusiastici applausi dalla folla ed al suono della marcia reale. Davanti alla stazione era schierata l'ufficialità del presidio, le associazioni e folla immensa che acclamava gli sposi, mentre le truppe, che facevano ala, presentavano le armi I Duchi d'Aosta ed i Principi presero posto nelle berline di gala, quindi i1 corteo si mosse verso il Quirinale.
Procede un battistrada di Corte; segue la berlina con un aiu-tante di campo del Duca d'Aosta e un gentiluomo di servizio della Duchessa d'Aosta. Viene poi un drappello di corazzieri e la berlina con gli sposi. Il generale Orcro ed il capitano dei corazzieri cavalcavanu ai lati. S'avanzano poi le berline col Principe di Napoli e il Conte di Torino e al loro seguito un drappello di corazzieri.
Il corteo sfila al passo. All'ingresso di via Nazionale e lungo la via, dalle finestre si agitano i fazzoletti. Dopo il palazzo dell'Esposizione la folla si staccò dai marciapiedi e circondò la berlina con grandi evviva ed applausi. Da questo momento la dimostrazione assunse un aspetto popolare, entusiastico. Fu un continuo urrà fino al Quifinale.
La piazza del Quirinalo, era gremita di folla plaudente. I Duchi d'Aosta salirono il grande scalone ai cui piedi furono ricevuti dal conte Giannotti. I Sovrani ed i loro seguiti vennero ad incontrare i Duchi d'Aosta nel salone di entrata. L'incontro fu affettuosissimo. Il Re la Regina abbracciarono e baciarono il Duca e la Duchessa che era visibilmente commossa. I Sovrani ed i principi si recarono quindi ella vicina galleria dove segui la presentazione alla Duchessa d'Aosta del cavalieri dell'Annunziata, dei preaidenti del Senato e della Camera e dei ministri.
Dopo un quarto d'ora la duchessa usci al balcone avendo a destra il Duca, e a sinistra la Regina e il Principe di Napoli. Le associazioni colle bandiere schierate sotto il balcone, e la folla fecero una dimostrazione enrusiastica e prolungata. La Duchessa saluta chinando leggermente la testa, La Regina pure salutò la popolazione agitando il fazzoletto; la folla rispose col grido di 'Viva la Regina'. La Principessa Elena si mostrò assai lieta e commossa della entusiastica accoglienza. E volle subito render partecipe della gioia le propria madre, Contessa di Parigi, narrandole in lungo telegramma l'accoglienza ricevuta."
II Gara Nazionale di Tiro a Segno: "S'inaugura il tiro a segno di Tor Quinto. Un imponente corteo de' tiratori muove in mezzo a una folla sterminata da piazza Termini, percorre le via Nazionale, del Corso, Fontanella di Borghese, della Scrofa, la salita dei Crescenzi e si schiera in piazza del Pantheon.
Il corteo è composto da 301 società. Sono 3285 tiratori in tutto. La società più numerosa è quella di Roma. Precedono il corteo le guardie municipali e gli allievi Carabinieri. Quindi viene la rappresentanza del Comitato centrale della gara, composto dai deputati Menotti Garibaldi, Fortis, Galletti, signor Silvano Lemmi, colonnello Guastalla e comm. Ferrando. La rappresentanza dell'esercito reca una stupenda corona destinata alla tomba di Vittorio Emanuele. Questa corona è deposta sulla tomba del gran Re dal Comitato cent della gara, dalla presidenza della federazione ginnastica italiana, dalle rappresentanze delle società e dell'esercito, mentre, le scorte di Roma, a cui fanno ala i vigili di Roma rimangono nell'atrio del Pantheon. Lungo tutto il percorso del corteo, applausi della folla ai tiratori, applausi alle bandiere, e grida di Viva l'Italia!
Nel pomeriggio, tutte le rappresentanze colle bandiere e colle musiche, si sono riunite oltre Ponte Molle, sulla via del Lazio; il corteo dei tiratori sfila lungo lo stradone di Tor di Quinto e ivi si schiera. Tutte le bandiere si sono raccolte dinanzi al padiglione reale. Scoppiano applausi ai Sovrani che giungono; si trovano già ad attendere le Loro Maestà nella tribuna reale tutti i ministri, i sottosegretari, le rappresentanze della Camera e del Senato, molti generali in divisa, senatori e deputati. L'onorevole Crispi pronuncia un discorso, a cui risponde l'avv. Nova pei tiratori bresciani."
Il re di Serbia Alessandro I giunge con treno speciale a Roma, nella cui stazione di Termini era schierata una compagnia del 1° fanteria: "sul piazzale esterno, presso alla porta d’ingresso, stavano numerosi ufficiali ad attenderlo. S. M. il Re, accompagnato dal generale Ponzio-Vaglia, da numeroso seguito e dai ministri, gli andò affabilmente incontro, mentre la banda suonava l'inno serbo e gli applausi risuonavano, saluto all'ospite regale. 1 due Sovrani si abbracciarono e baciarono; quindi passarono in rivista la compagnia d’onore, soggetto d'uno dei nostri disegni. Re Alessandro era in alta tenuta di generale serbo: divisa rossa con spalline d'oro e stivaloni; berretto di pelo bianco. È bruno, d'aspetto deciso, simpatico; ha baffi nacenti. Essendo: molto miope, porta gli occhiali. Parla speditamente l'italiano, e in italiano s'intrattenne coi ministri. Finite le presentazioni, i Reali preceduti dai corazzieri in alta tenuta, si recarono al Quirinale; molte case erano imbandierate, molta folla lungo le vie."
Ricciotti Garibaldi a Roma. "A sera, più di tremila persone erano riunite sotto la tettoia e sul piazzale della stazione di Termini: molte associazioni vi si erano recate con bandiere, Ricciotti fu accolto da fragorosi evviva: Viva Ricciotti! Viva gli eroi della Grecia!...
A stento egli potè uscire nel piazzale, tanta era la ressa degli acclamanti. In piazza i garibaldini tentarono di difendere Ricciotti, facendo un quadrato, ma non vi riuscirono. Finalmente egli riesce a raggiungere il suo Jandeau, e vi sale. “Stacchiamo i cavalli!”, si grida da ogni parte. Ricciotti si oppone, ma non gli si dà ascolto.
I cavalli furono allora circondati, finchè la folla riuscì a toglierli, e la carrozza, tirata e circondata dal popolo acclamante, percorse, senza incidenti, la via di Termini, il piazzale omonimo e imboccò la via Torino. La banda precedeva lo strano corteggio; la folla gridava, e Ricciotti, col figlio, salutavano togliendosi il cappello ed agitando le braccia."
Grande dimostrazione dei Romani ai bersaglieri in partenza per la guerra in Cina: "Alle 6 e mezzo, nel cortile della Caserma di San Francesco a Ripa un caporal-tromba dei bersaglieri suona assemblea. Immediatamente il cortile si riempie di soldati partenti. Si mettono su due righe. Ciascun tenente ha fatto l’appello del proprio plotone. Nessuno manca. Terminato l'appello, vi è un affettuoso scambio di saluti, di abbracci, di baci, fra ufficiali e soldati.
Alle 7 precise, a passo di corsa, escono dalla caserma. Precede la fanfara; seguono tutti gli ufficiali del 5° con a capo il tenente colonnello Ferrucci: vengono poi i quattro plotoni di partenti. Non appena i berretti rossi si mostrano sulla porta della caserma un applauso fragoroso parte dalla numerosa folla (tutta di trasfeverini) che staziona da oltre mezz'ora sulla piazza. I plotoni che hanno tentato di uscire a passo di corsa, fatti appena cinquanta metri, sono costretti mettersi a passo e non è più possibile mutare, tanta e tale è la folla acclamante.
Traversato il ponte Garibaldi, fin dalla Via Arenula si comincia a veder meglio la grandissima parte che la popolazione romana prende alla partenza. Una ventina di signorine allacciate in cinque finestre al terzo piano del palazzo Del Vecchio lanciano centinaia di mazzolini di fiori ai partenti. Sulla piazza Sant'Elena (in prossimità del teatro Argentina) si sono intanto raccolte la fanfara degli ex-militari, le Società di Tiro a Segno, associazione universitaria, fratellanza italiana, fratellanza militare, exbersaglieri, ex-carabinieri, ecc., tutte con bandiere.
Le fanfare intuonano allegre marcie; quindi insieme colle Società si mettono in testa al corteo che ormai si compone di oltre 50.000 persone. Ma la folla, la maggior folla la troviamo dal largo del Corso Vittorio Emanuele a Via del Plebiscito, e Via Nazionale. Tutta Roma vi è accorsa; dal principe romano al falegname, dalla dama alla stiratrice, dal senatore all'usciere della Camera, dal monsignore al sagrestano. E tutti applaudono.
Parecchi balconi di Via Nazionale sono ornati di bandiere, Affacciato al suo balcone, in Via Nazionale, di fronte al palazzo Aldobrandini, il presidente del Consiglio on. Saracco è commosso. I tramtways, impediti nella loro circolazione, servono di balcone a moltissimi che sì sono arrampicati fin sul cielo di essi.
Le adjacenze della ferrovia rigurgitano di altra folla, che ha acclamato i soldati di artiglieria giunti nella notte a Roma e che già hanno preso posto nello stesso treno che deve accompagnare i nostri bersaglieri.
Nelle sale di aspetto della ferrovia si sono intanto raccolti: il sottosegretario di stato alla guerra generale Zanelli, il sindaco principe Colonna con tutti gli assessori non esclusi quelli clericali; parecchi generali, il maggiore Agliardi, e una larga rappresentanza del ministero della marina.
Non era certo desiderio delle autorità politiche, militari e ferroviare, di far entrare la folla sotto la stazione. Ma contro la volontà della folla non si reagisce; i cordoni sono spezzati, i cancelli aperti, e dai diversi ingressi vere fiumane di popolo entrano sotto la grande tettoia gridando: Evviva l’esercito! Quando i bersaglieri, con la fanfara alla testa entrano sotto la stazione, l'entusiasmo è un delirio, Preso posto alla meglio nei vagoni loro destinati, continuano le scene affettuosissime, fra soldati e popolo.
Alle 8,40 i fischi delle due locomotive annunciano la partenza; allora vi è un secondo di profondo silenzio. Ma quando la prima vampata di vapore si sprigiona dagli stantuffi delle macchine e produce il primo mezzo giro delle ruote delle vetture, un grido solo sì innalza da migliaia di petti: Viva l’esercito, Viva Savoja, Viva l'Italia!"
Costruendosi una fogna sul piazzale dei Cinquecento, lungo la fronte della stazione ferroviaria, in mezzo a terra di scarico e a numerosi frantumi di cocci di varia specie, è stato raccolto un pezzo di grande tegola, che porta quasi intiero il bollo delle figline Salaresi, dell'anno 134, già noto per altri esemplari: C.I.L. XV, 515 a.
Giuseppe Gatti.
In piazza dei Cinquecento, costruendosi una nuova fogna parallelamente alla fronte della stazione ferroviaria, si è incontrato, dinanzi al ristorante Valiani e a circa m. 2,50 sotto il livello stradale, un muro della larghezza di un metro, formato in pietrame con paramento di mattoni, nel quale erano incastrati due grandi massi cubici di travertino distanti l'uno dall'altro m. 2,55. Ad esso era addossato un altro muro, largo m. 1,30, con la fronte rivestita di un grosso strato di fino cocciopesto. Questa costruzione manifestamente appartiene alla grande piscina, che trovavasi a sud delle terme diocleziane e che trovasi delineata nella tav. XVII della Forma Urbis del ch. prof. Lanciani.
Fra la terra di scarico, rimossa per i suddetti lavori, sono stati raccolti tre fram- menti di tegoloni, che portano impressi i sigilli già noti, editi nel C. I. L. vol. XV, n. 801, 1217, 1628; alcuni insignificanti frantumi di vasi e fregi fittili; un fram- mentino di lastra marmorea, di m. 0,30 X 0,30, con tracce di ornato in bassorilievo, e piccoli pezzi di grossolano pavimento in musaico, a tasselli di selce. Fu pure recu- perata una piccola testa muliebre in marmo, alta m. 0,20, con capelli ondulati e raccolti sull'occipite, in cattivo stato di conservazione.
In prossimità dello stesso luogo, alla profondità di m. 3 si è rinvenuta un'antica tomba, lunga m. 1,80 X 0,50, costruita in opera laterizia e coperta con tegoloni bipedali alla cappuccina. Conteneva uno scheletro in gran parte sconvolto; e fra la terra, di cui essa era ricolma, si trovarono soltanto alcuni frammenti di vasetti vitrei, uno dei quali era decorato nel collo e sul ventre con sottili giri di smalto bianco a spirale.
Giuseppe Gatti.
A piazza Termini, ampliandosi i locali della stazione, facendosi un cavo traversalmente alla strada, la quale fiancheggia il lato delle partenze, si sono incontrati alcuni avanzi di antiche costruzioni in opera laterizia e reticolata, le quali hanno subito dei rifacimenti in varie epoche.
I muri hanno la disposizione da est ad ovest. In un angolo verso est, a m. 1,60 di profondità dal piano stradale, rimaneva un piccolo tratto di pavimento a mosaico, formato con tesselle bianche e nere, a disegno geometrico.
Dante Vaglieri.
In Piazza dei Cinquecento, nei cavi per la costruzione del nuovo padiglione per le partenze, nella Stazione Ferroviaria si sono scoperti varî muri laterizi a poca profondità sotto il piano stradale moderno.
I muri erano intonacati a calce fina e su questa rimaneva qualche avanzo di pittura ad affresco, con riquadri a fasce che ricorrevano su tutta la parete.
In un cavo è stato scoperto, per una larghezza di 3 mq. e alla profondità di un metro, un tratto di pavimentazione a poligoni di selce, che doveva far parte di una strada antica, della quale però non si può determinare ia direzione.
Dante Vaglieri.
Alla stazione ferroviaria, dal lato partenze, nel cavo 18, verso nord-est, a m. 0,40 sotto il livello stradale è tornato in luce un tratto di muro a cortina (m. 2,60 X 1,20).
Dante Vaglieri.
Presso la stazione ferroviaria dal lato delle partenze, nel troncare due binarî
davanti al capannone segnato col n° 2 sono venuti in luce dei blocchi di travertino
aggrappati, formanti una platea per una lunghezza di 19 m. ed una larghezza di
m. 1,90.
Dante Vaglieri.
Solenne arrivo a Roma del Kronprinz di Germania Guglielmo, con la sua consorte, principessa Cecilia.
Per l'occasione, viene scoperto il bozzetto provvisoro in malta (raffigurante tre tritoni, un delfino e un polipo), realizzato da Mario Rutelli per la fontana di paizza Esedra.
Il gruppo riceve commenti sarcastici, e il popolo ribattezzato l'opera "il fritto misto di Termini".
La AATM inaugura la II linea, da piazza Colonna alla stazione Termini (piazza dei Cinquecento).
Un imponente corteo accompagna alla stazione Termini, i soldati in partenza per Tripoli.
A sera, Gabriele D'Annunzio arriva a Roma. Centomila romani, alla stazione di Termini, lo acclamano in piazza, dopo il quinquennio di esilio francese.
Il presidente degli Stati Uniti d'America Woodrow Wilson, giunge a Roma, dove permane per 6 giorni. Appena arrivato sfila in corteo sulle automobili "reali" Fiat al fianco di Vittorio Emanuele III per dirigersi ospite al Quirinale.
Il presidente degli USA Woodrow Wilson arriva a Roma per una visita, in vista della preparazione della Conferenza di Pace di Parigi e prima della firma del trattato di Versailles.
Viene accolto alla Stazione dal Re Vittorio Emanuele III. Segue una sfilata davanti alla folla gremita a via Nazionale, fino al Quirinale.
Le bandiere degli oltre 300 corpi di armata si muovono verso il Quirinale. Un grante corteo si ritrova alla stazione Termini, si sofferma a piazza Esedra, percorre via Nazionale e raggiunge la reggia del Quirinale.
Viene soppressa la linea 29 (già linea V) da piazza Indipendenza alla barriera Trionfale. Viene istituita una nuova doppia linea per il quartiere Sebastiani, con capolinea ad anello percorso dalle due linee 32 e 33 nei due sensi. La linea 32 parte da piazza della Regina e attraverso piazza dei Cinquecento ritorna per via Po a piazza della Regina; la linea 33 percorre invece, in partenza da piazza della Regina, via Po e al ritorno è instradata per piazza dei Cinquecento.
Funerali di Stato della Regina Margherita.
Il convoglio partito da Bordighera alle 11,30 del 10 gennaio, nel tragitto fino a Roma, effettua 92 soste per permettere l'omaggio delle popolazioni.
Alle ore 9, il convoglio giunge a Termini da dove iniziarono i solenni funerali con arrivo e la sepoltura della Regina al Pantheon.
Umberto Nobile accolto in trionfo a Roma dopo la trasvolata polare:
"Veramente solenne è stato il ricevimento alla stazione da parte del Ministero dell’Aeronauti e del Governatore di Roma e coll'intervento delle maggiori autorità della capitale.
L'imponente corteo, a capo del quale è l'automobile col generale Nobile e alcune autorità, si snoda attraverso le vie della città affollate da un pubblico plaudente, ac mante, commosso. Una pioggia di fiori cade dall'alto; lo spettacolo è meraviglioso, surge alla grandezza dell’apoteosi.
Si compone il corteo, che tra gli evviva del popolo plaudente e commosso, per; via Nazionale, Piazza Venezia — dove sosta brevemente per un tacito e devoto saluto al Milite ignoto e dopo aver attraversato Corso Umberto, giunge a palazzo Chigi.
Piazza Colonna è gremitissima. L'incontro fra l'on. Mussoli e il generale Nobile, alla presenza di tutti i sottosegretari di Stato, è veramente commovente. Quando il Duce, insieme col Nobile e i suoi cinque compagni, appare al balcone d'angolo di Palazzo Chigi, un immenso clamore si leva dalla folla.
L'on. Mussolini, con un forte discorso, saluta i vincitori del mistero e del rischio, rievocando le ore di trepidazione quando la lio, pregio ed orgoglio d'Italia, per due giorni tacque. «Roma fu triste è parve che un velo di malinconia avvolgesse gli uomini e le cose: ma quando Roma seppe che avevate attitito la mèta fu uno di gioia. Dio vi aveva assistito»
L'on. Mussolini, appare commosso e, dopo avere stretto calorosamente la mano all’ Eroe del Polo, lo abbraccia e lo bacia tra un irrefrenabile impeto di applausi."
Variazione di itinerario della linea tramviaria 15 che viene deviata per via Merulana verso piazza dei Cinquecento.
La legione dei fasci italiani all'estero, di ritorno dall'Africa Orientale, sfila dalla Stazione su Via Nazionale, acclamata dalla folla, e vengono passati in rivista dal Duce Mussolini davanti al Palazzo Venezia.
Il Regente d'Ungheria Nicola de Horthy, giunge in visita a Roma per due giorni. Viene accolto dai sovrani alla stazione di Termini. La carrozza giunta a Piazza Esedra, si ferma per far leggere al Governatore di Roma Principipe Colonna, il saluto del popolo romano.
Durante i lavori di ampliamento della stazione Termini, riemergono quattro segmenti di muratura in blocchi di cappellaccio, del muro di contenimento interno del terrapieno dell'ager. I filari presentano una fronte inclinata sul lato esterno e blocchi sporgenti su quello interno, funzionali al collegamento con il terrapieno retrostante).
VI giorno di visita di Adolf Hitler a Roma. A bordo di una carrozza reale, Hitler accompagnato dal Re, lascia il Palazzo del Quirinale e percorrendo le vie romane fra una folla acclamante, arriva alla Stazione Termini e dopo aver passato la compagnia d'onore dei Granatieri, scambia i saluti col sovrano e si congeda dal Duce Mussolini, col quale si troverà poche ore dopo a Firenze.
Nella tarda serata, alla stazione Termini si combatte l'ultima battaglia nella difesa di Roma, dove il maggiore Carlo Benedetti con 13 soldati e numerosi civili difende il treno che ospita un comando operativo.
Lo scontro vede la sconfitta degli italiani con la morte di 6 militari e 41 civili, dei quali 8 sconosciuti.
Ripresa dei lavori per realizzare la stazione sotterranea della metropolitana di Termini. Si effettua un grande sterro a Piazza dei Cinquecento, demolendo i due monconi meridionali della vecchia stazione. Resta ancora in piedi solo la vecchia facciata con i suoi padiglioni colonnati.
Durante i lavori di realizzazione della Metropolitana B a Piazza dei Cinquecento, viene avviato un esteso scavo archeologico, che porta alla luce dapprima due insulae e successivamente un grandioso edificio signorile di epoca Antonina (II secolo d.C.).
Termina la campagna di scavo alla Domus della Stazione Termini. Sono stati messi in luce un salone d'ingresso, un impianto termale, un ninfeo e un'ampia sala absidata, riccamente decorata da mosaici con motivi floreali e pavoni. I ruderi murari sono demoliti per proseguire i lavori per l'ingresso della stazione Metropolitana. Gli elementi decorativi di pregio, sono distaccati e spostati al Museo Nazionale Romano (oggi gli affreschi a Palazzo Massimo, i mosaici alle Terme di Diocleziano).
Si conclude la demolizione della vecchia Stazione Termini, con lo smantellamento dei due edifici di testata.
Nonostante le distruzioni operate per la costruzione della Stazione come pure della Metropolitana, nuovi scavi per l'adeguamento funzionale della Stazione Termini, effettuati tra il ciglio settentrionale di Via Giolitti portando al ritrovamento di altri ambienti verosimilmente appartenenti alla domus del senatore Lucio Ottavio Felice, scoperta nel 1872.
Inaugurazione della scultura dedicata a Giovanni Paolo II di Oliviero Rainaldi a piazza dei Cinqucento, donata alla città da parte della Fondazione Silvana Paolini Angelucci Onlus. La scarsa somiglianza con il papa avvia un intensa critica sull'opera.
Nuova inaugurazione del Monumento a Giovanni Paolo II a Piazza dei Cinquecento, dopo i lavori di riqualificazione. Presenti l'artista, il sindaco Gianni Alemanno, il Sovraintendente ai Beni Culturali di Roma Capitale Umberto Broccoli e Mons. Matteo Zuppi, Vescovo Ausiliare di Roma.
Monumenti
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Monumento a Giovanni Paolo II
2011 statue
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Fontana dell'Ala Mazzoniana
1947 fontane
☆ ☆ ★ ★ ★
Stazione Termini
1937 stazioni
☆ ☆ ☆ ☆ ★
I Colonna della fondazione del Viale delle Terme
1925 memoriali
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Cappella dell'istituto Massimo
1883 palazzi
☆ ☆ ☆ ★ ★
Palazzo dell'istituto Massimo
1883 palazzi
☆ ☆ ★ ★ ★
Vecchia Stazione Termini
1861 stazioni
☆ ☆ ☆ ★ ★
Palazzi Peretti a Termini
1588 palazzi
☆ ★ ★ ★ ★
Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo alle terme
musei
☆ ☆ ☆ ★ ★
Parate Nazionali
apparati effimeri
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Albergo Continentale
palazzi
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Domus di Lucius Octavii Felicis
domus
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Botte di Termini
cisterne
☆ ☆ ☆ ★ ★
Quartiere romano del Monte di Giustizia
domus
☆ ☆ ☆ ★ ★
Santuario di Giove Eterno
archeologia
☆ ☆ ★ ★ ★
Aggere delle Mura Serviane
fortificazioni
☆ ☆ ☆ ★ ★
Castellum Aquae dell'Acquedotti Marcia, Tepula e Julia
acquedotti
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Cimitero dei protestanti a Termini
cimiteri
☆ ☆ ☆ ★ ★
Palazzo delle Poste delle FS
palazzi