Storia
CronologiaDurante la costruzione della tribuna della Basilica di Santa Maria sopra Minerva, viene scoperto un obelisco dell'Iseo Campense che viene innalzato nei pressi dell'attuale piazza di San Macuto:
Circa quest'anno ricostruendosi sotto gli auspicii di Gregorio XI la chiesa della Minerva è probabile che avvenissero scoperte considerevoli specialmente dalla parte della tribuna la quale penetra nell'area dell Iséo. Sembra certo che tornasse in luce in questa occasione l'obelisco macutéo, ora in piazza della Rotonda, parlandone il Poggio come di cosa stabilmente e onorevolmente esposta al pubblico assai prima del 1450, Sunt et aliorum obeliscorum particulae quaedam crectae altera in Capitolio altera in regione quae hodie pinea appellatur (ap. Urlichs Cod p 241).
Vittoria Frangipane della Tolfa (nipote di Paolo IV Carafa), dopo la morte del marito Camillo Orsini, dona ai Gesuiti le sue proprietà situate tra il palazzo Salviati e la chiesa di San Mancuto, per ampliare la sede del Collegio romano. Con la sua elemosina, sul sito viene anche costruita la chiesa di Santa Maria Annunziata al Camilliano.
Presso la Tribuna di Santa Maria Sopra Minerva, sono scoperti i resti di un obelisco dell'Iseo Campense, lungo 14 palmi. I resti dell'obelisco sono lasciati a vista nella piazzetta dietro la tribuna.
Il cardinale nipote Filippo Boncompagni pone la prima pietra del nuovo edificio del Collegio romano, eretto alle spalle della precedente sede, che verrà demolita poco dopo, integrando l'area nell'ambito della nuova costruzione.
Il Cardinale Ludovico Ludovisi partecipa alla celebrazione per la posa della prima pietra della nuova chiesa del Collegio Romano dei Gesuiti, dedicata a Sant'Ignazio. Per far posto al nuovo nuovo edificio, viene demolita la chiesa di Maria Annunziata al Camilliano.
Cavandosi per li fondamenti della biblioteca casanatense si trovò un ara di marmo bianco, in un fianco della quale, vi era scolpito in bassorilievo Anubi ,in altro Arpocrate, in altro degli strumenti da sagrifizio e nel quarto una cista con un serpe attortigliato (Ficoroni mem. 17, ap. Fea 1 c. p. 125)
Il sig. Silvestrelli nel rafforzare le della sua casa posta in via di s. Ignazio n. 18, scoprì pezzi delle architetture del tempio di iside. Secondo le notizie comunicatemi dai sigg prof. Montiroli e cav. Venanzi, sarebbero stati ritrovati alcuni capitelli a cista e la parte inferiore di una colonna istoriata, non dissimile da quella scoperta Tranquilli cinque anni dopo Questi frammenti si conservano nel museo egizio vaticano.
Il signor Pietro Tranquilli, nello smuovere la terra per riparare una casa di sua proprietà limitrofa al muro posteriore della chiesa, rinvenne una colonna istoriata a rilievo con figure rituali egiziane e due sfingi in granito rosso.
Il sig Pietro Tranquilli, eseguendo taluni risarcimenti nella sua casa posta in via di s. Ignazio n. 23, ottenne le più belle ed erudite scoperte ch'io debba ricordare. Alla profondità di m. 6 00, scoprì un nuovo tratto di quel pavimento a lastre di marmo con figure egizie graffite nella faccia rivolta al suolo, già visto e descritto da Cassiano dal Pozzo. Questo pavimento marmoreo terminava da un lato con un canalone pure di marmo che io stimo destinato a raccogliere gli stillicidî del portico dal quale era circondata attorno attorno l'area sacra. Sul pavimento giacevano le seguenti scolture:
a) Parte posteriore di una statua della vacca Hathor.
b) Frammento di statua del gran dignitario Uababr.
c) Piccola sfinge di granito grigio, ritratto della regina Hats'epu, acquistata dal barone Giovanni Barracco distinitissimo cultore delle discipline egittologiche.
d) Sfinge intatta di granito rosso alta m 0 68 lunga m 1 35, di lavoro tolemaico. Si conserva dal sig Tranquilli nel luogo della scoperta.
e) Colonna di granito bigio alta sino alla frattura m 5 00 larga nel diametro m. 1,50 con rilievi sino al terzo, esprimenti cerimonie isiache e sacerdoti in pie su sgabelli trapepezoidi coronati di ulivo, in atto di sostenere canopi.
f) Porzione di capitello a cista corrispondente al diametro della colonna.
g) Altra colonna liscia integra di granito. È stata abbandonata sotterra.
h) Frammento di panneggio di statua in marmo greco alto m. 0,78.
In uno scavo eseguito per cura del Comune in via di S. Ignazio presso la tribuna della Minerva, in prossimità della casa Tranquilli, ove nel 1856 tornarono in luce preziose antichità egizie, appartenenti al tempio di Iside della IX regione urbana, alla profondità di m. 5,90 è stata scoperta una grande e bella sfinge in basalte nero, la quale non è certamente di imitazione romana, ma di lavoro egizio della migliore epoca saitica. Esprime il ritratto del Faraone Amasi, della XXVI dinastia.
Il simulacro manca della estremità delle zampe anteriori e del naso, che era riportato ab antico. Giaceva su d'un pavimento di cocciopisto, nell’interno del peribolo dell'Iseo.
Si scoprirono poscia: un simulacro di cinocefalo alto m. 1,38, scolpito in granito nero-violaceo, con leggenda nel plinto, nella quale è posto il nome del Faraone Neythorheb.
Altro simulacro in tutto simile. Ambedue hanno il volto spezzato.
Parte inferiore di un obelisco in granito rosso, con geroglifici contenenti i cartelli di Ramsete II.
Piedistallo triangolare di candelabro in marmo bianco, alto m. 1,12, con intagli di maniera greca. Gli specchi di ciascun lato contenevano probabilmente ornati o piastre di metallo, come può dedursi e dai buchi dei perni, e dalla scabrosità istessa della superficie, la quale non doveva certamente essere esposta alla vista.
Rodolfo Lanciani.
Il nuovo obelisco dell'Iseo Campese scoperto durante una campagna di scavi del Lanciani, tra la Tribuna della chiesa e il Convento di Santa Maria sopra Minerva, viene estratto con gli argani, e trasportato in depositato a Piazza del Collegio Romano.
L'obelisco scoperto alcuni giorni sono nella via di s. Ignazio, fra la tribuna della Minerva e la biblieteca Casanatense, è stato liberato dalla terra nella sua piena lunghezza. Trovasi in uno stato di conservazione assolutamente perfetta, e forma coppia con quello del Pantheon, essendo ambedue scolpiti nella stessa grana di marmo, lunghi medesimamente m. 6,45, e appartenenti allo stesso Faraone Ramsete il grande.
Il nuovo obelisco deve la sua perfetta conservazione al fatto dell’essere stato rovesciato, quando il piano dell’ Iséo trovavasi già coperto da uno strato di scarico, grosso circa due metri; di modo che in luogo di infrangersi contro il lastrico del dromos, venne a riposare sopra un letto cedevole e molle.
Del monumenti egiziano, fece la seguente descrizione il sig. dott. E. Schiaparelli:
Obelisco monolite di granito rosso di Siene, alto m. 6,34, avente alla base un lato di circa 77 centimetri, integro in ogni parte.
Le quattro faccie di esso non hanno una superficie perfettamente piana, ma bensì alquanto convessa come nell’obelisco di Lugsor, e sono coperte per intiero di iscrizioni geroglifiche, incise profondamente e trattate con quello stile largo, grandioso ed elegante, che è proprio dei regni di Seti I e di Ramesse II.
A giudicare dall'aspetto suo attuale, dovette portare infissa nel vertice del pyramidion una piccola sfera di bronzo o di altro metallo: questa però gli sarebbe stata aggiunta dopo che dall'Egitto fu trasportato a Roma, secondo la consuetudine praticata per parecchi obelischi. Come tutti gli altri monumenti egiziani della stessa natura, l’obelisco recentemente trovato si compone di due parti egualmente essenziali, del pyramidion e del tronco. Quello, secondo il concetto degli Egiziani, rappresenta il Dio Ra o il sole raggiante, e questo riproduce un fascio di raggi, che emana da esso e che scende verticalmente a riscaldare e a fecondare la terra. Queste due parti sono separate l’una dall'altra dal regno del cielo: sopra di esso sta il sole simboleggiato dal pyramidion, e da esso scende un fascio di raggi sino a toccare il suolo, rappresentato quello dal tronco e questo dalla base dell'obelisco.
La punta del monolite fu vista, senza dubbio, nell’anno 1719, quando si scavarono le fondamenta della biblioteca Casanatense. Ho potuto accertare che la presenza di quel pinnacolo, coperto di geroglifici, non solo attrasse l’attenzione dei lavoranti, ma che il terreno fu « sgrottato > per una profondità di circa 70 centimetri, per meglio riconoscere la natura del monolite. Contuttociò la scoperta fu tenuta nascosta, non trovandosene fatta menzione nè dal Ficoroni nè dall'Oliva che visitarono gli scavi della Casanatense, e ne lasciarono erudite memorie.
Il nostro obelisco ha appunto questo carattere speciale, e si può ritenere come un monumento che simboleggia il Faraone Ramesse II,il Sesostri dei Greci, i cui cartelli reali e i cui titoli sono incisi sulle quattro faccie di esso.
Pyramidion: Rappresentazione identica sopra tutte quattro le faccie. Nella parte superiore di ciascuna, vedesi rappresentato il disco solare; sotto di esso sta lo scarabeo colle ali distese; e sotto ancora sono incisi i cartelli reali, nome e prenome di Ramesse II.
Questo complesso di simboli rappresenta, a mio credere, l'apoteosi di Ramesse II, e simboleggia la sua unione col sole, rappresentato da due dei suoi simboli, il disco e lo scarabeo. Non conosco altro obelisco, nel cui pyramidion vi sia una rappresentanza simile a questa: però le scene, che si trovano incise sulla maggior parte di essi, hanno un significato poco diverso.
Tronco: Sopra ognuna delle quattro faccie è incisa una colonna verticale di iscrizioni.
Faccia I. « Il cielo. Il Dio Oro sovrano del Sud e del Nord, toro forte figlio di Tum, re dell'alto e basso Egitto, Rauserma-sotepenra, (prenome di Ramesse II), figlio di Ra, Ramessu amato da Ammone (nome proprio di Ramesse II), sovrano perfetto di pensieri come Tum, signore dei diademi, Ramessuamato da Ammone, amato da Ra, Oro dei due orizzonti ».
Faccia II. « Il cielo. Il Dio Oro sovrano del Sud e del Nord, toro forte amato dalla Verità, re dell’alto e basso Egitto, Rausermàa-sotepenra, figlio di Ri, Ramessu amato da Ammone, che trascina (dietro a se) tutti i popoli colla sua forza, signore delle. due regioni (dell'Egitto), Rauserma-sotepenra, amato da Ra, Oro dei due orizzonti».
Faccia III: «Il cielo. — Il dio Oro sovrano del Sud e del Nord, toro forte amato da Ra re dell’alto e basso Egitto, Rauserma-sotepenra, figlio di Ra, Ramessu amato da Ammone, che moltiplica le offerte in Eliopoli, la sede dello splendore, il signore dei diademi, Ramessu amato da Ammone, amato da Tum signore di Eliopoli ».
Faccia IV. « Il cielo. — Il dio Oro sovrano del Sud e del Nord, toro forte amato dalla Verità, re dell'alto e basso Egitto Rauserma-s0 tepenra, figlio di Ra, Ramessu amato da Ammone, che compie i templi dei suoi progenitori, il signore delle due regioni (dell'Egitto), Ra ALL rmfî-sotepenri, amato da Ra, Oro dei due orizzonti ».
Le predette iscrizioni non contengono alcuna notizia speciale, che si riferisca a qualche avvenimento importante del regno di Ramesse II; esse contengono però alcune espressioni, che caratterizzano assai bene quel momento della storia egiziana, e fra esse specialmente quella in cui è detto, che Ramesse II fece compire i templi dei suoi antenati.
Questo invero è uno dei tratti, che meglio contraddistinguono il regno di Ramesse, da quello di tutti gli altri Faraoni che lo precedettero e lo seguirono, perchè appunto Ramesse, oltre a un numero infinito di monumenti suoi proprî, con cui coperse l'Egitto durante il suo lunghissimo regno, fece pure ingrandire e ultimare parecchi grandiosi templi, iniziati da Seti I suo padre, e fra gli altri il tempio di Abido, la sala ipostila di Karnak, e il tempio funebre di Quenah; cosicchè per questo rispetto, i regni di Seti I e di Ramesse II si confondono l’uno coll’altro, e non rappresentano che un solo momento nella storia dell'architettura e della scultura egiziana.
Sulla provenienza del nostro, e degli altri obelischi rinvenuti prima d'ora nell'Iséo, non fu lasciata alcuna notizia dagli antichi scrittori. Essi però provengono certamente da Eliopoli, e tutti, eccettuato quello della Minerva, che appartiene ad un periodo molto meno antico, fanno parte di una stessa serie di obelischi di varie dimensioni, che Ramesse II fece erigere intorno al tempio del sole in Eliopoli, da lui grandemente ampliato, come risulta da due iscrizioni sincrone, rinvenute nella necropoli di Menfi, non meno che da una indicazione dell’ obelisco che sorge attualmente sulla piazza del Pantheon.
Rodolfo Lanciani.
Un mese fa circa, gli abitanti della via che da S. Ignazio mette all'ingresso posteriore della chiesa della Minerva a Roma, videro arrivare un signore alla testa d'una squadra di lavoranti armati di piccozzini e pale, fermarsi davanti a quel piccolo ingresso, e dar ordini ai lavoranti con piglio imperioso segnando a ciascuno un punto nel selciato.
Immediatamente i suoi uomini smossero il selciato e cominciarono a scavare la terra in mezzo a capannelli di curiosi e di gente del vicinato. Durarono quei lavori due giorni senza altro risultato che di veder scavare una buca sempre più profonda e più larga.
Del tesoro, che secondo le donne del rione, si cercava dietro la chiesa, non si vide pur segno, ma al terzo giorno ecco comparisce qualche cosa di nero e lucido. I lavori si continuarono con maggiori riguardi, e una bella sfinge in porfido nero della quale diamo riprodotta dall'incisione l'immagine di profilo e di faccia, fu messa allo scoperto, con indicibile soddisfazione e commovimento di quel signore che non era altri che il commendatore archeologo Rodolfo Lanciani. Dopo la sfinge, si scoprì un obelisco, o per meglio dire la base di un obelisco, lo stele essendo allora rimasto più addentro affondato nella terra; poi ecco un cinocefalo di granito, poi un altro, poi fra rottami di marmo pario, e dello stesso marmo, la base triangolare d'un candelabro monumentale, o di un'ara che sia.
Trovati questi oggetti, si fece un'altra scoperta, non dal Lanciani, bensì in altra sede, che cioè l'obelisco era noto, notorio e notissimo, fino dal 1558 essendo così menzionato nel libro Le Antichità della città di Roma: stampato in quell'anno dal Ziletti di Venezia: "dietro a questa chiesa (la Minerva) su la portu piccola che è presso l'altar maggiore, si vede in terra un obelisco antico simile a quello che è presso San Manto."
Apprezziamo di più la scoperta dell'archeologo Lanciani che alla notorietà dell'esistenza di un monumento trecento e più anni fa, ha sostituita la palpabilità del monumento stesso che da alcuni secoli non si era più visto.
Questa scoperta è venuta in buon punto dopo gli inutili scavi fatti in Piazza di S. Luigi de' Francesi per trovare un obelisco annunciato con molto apparato dal professore Costantino Maes.
L'obelisco, la sfinge, i cinocefali di via S. Ignazio ci porteranno assai probabilmente ad altre scoperte.
Già dal 1856 il signor Pietro Tranquilli, nello smuovere la terra per riparare una casa di sua proprietà limitrofa al muro posteriore della chiesa, rinvenne una colonna istoriata a rilievo con figure rituali egiziane e due sfingi in granito rosso. Ora gli altri graniti scolpiti, rinvenuti vicini all'obelisco, ci fanno supporre di aver messo le mani tra le ruine di un tempio consacrato ad Iside ed Osiride.
Il lavoro tanto della Sfinge quanto del Cinocefalo, (scimia con la testa di cane) si giudica di una buona epoca dell'arte egiziana. L'iscrizione che sta sul plinto del cinocefalo ne reca la data che ci riporta a oltre tremila anni indietro.
I miti granitici finora scoperti, avendo tutti le faccie smussate, è da argomentarsi che fossero particolarmente presi di mira dal martello distruttore dei cristiani intolleranti. Invero quei leoni dalla testa di donna e quei scimiotti dal muso di cane, dovevano destare impeti irrefrenabili negli
Proseguendosi attivamente gli scavi, anche l'ILLUSTRAZIONE proseguirà il suo còmpito di diffonderne le notizie grafiche, lasciando ai bollettini archeologici la pubblicazione delle interpretazioni delle scritte incise su quei monumenti.
La base di candelabro, o di ara (gli archeologi non sono ancora d'accordo nel qualificarla) è di buona epoca romana. — L'obelisco è lungo metri 6 e 45 centimetri: sembra eguale in tutto a quello che sta sulla fontana prospiciente il Pantheon.
Vi si leggono le medesime leggende: i cartelli sullo stelo appartengono egualmente al Re Ramsete II della 19.ª dinastia, il conquistatore di tante provincie limitrofe all'Egitto e che i Greci appellarono Sesostri. Il Faraone di cui si discorre nell'Esodo sarebbe il figlio di questo gran Re.
Perciò ammesso che l'obelisco sia genuino — cosa che molti antiquari contestano — sarebbe anteriore a Mosè e conterebbe la bellezza di 32 secoli d'età. Rimandiamo per più ampie e scientifiche notizie a quanto hanno pubblicato sugli scavi di Via S. Ignazio il professor O. Marucchi nella Nuova Antologia del primo luglio, ed il commendatore Lanciani nel Bollettino Archeologico che pubblica il Municipio di Roma.
Gli scavi proseguono, non essendosi rinvenuto ancora l'antico livello. Si spera in altre scoperte.
Intanto l'obelisco, tirato dal suo buco a forza d'argani, è stato portato nella vicina piazza del Collegio Romano, in un angolo della quale è stato lasciato coricato ed esposto all'ammirazione dei curiosi.
Monumenti
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Arco di Sant'Ignazio
1876 archi
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Osservatorio del Collegio romano
1787 torri
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Biblioteca Casanatense
1698 edifici
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Sant'Ignazio di Loyola in Campo Marzio
1622 chiese
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Collegio Romano
1582 scuole
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Santa Maria Annunziata al Camilliano
1562 chiese
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Arco di Camilliano e Iseo Campense
80 templi
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Stanze di San Luigi al Collegio Romano
cappelle
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Ninfeo nel secondo cortile del Collegio Romano
fontane
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Edicola dell'immacolata a via di Sant'Ignazio
edicole sacre
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Cappella della Prima Primaria nel Collegio Romano
cappelle
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Obelisco della tribuna della Minerva
obelischi
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Santa Maria sopra Minerva
basiliche