Storia
CronologiaNei lavori per la sistemazione del Tevere urbano, durante il mese di maggio, si proseguì nella demolizione dei muri medioevali sulla sponda destra del fiume presso il ponte Emilio, e sulla sinistra in direzione della casa detta di Cola di Rienzi: altri muri medioevali furono pure abbattuti presso l'isola tiberina, senza che ne risultasse alcun oggetto meritevole di ricordo.
Giuseppe Fiorelli.
Per evitare dalli alla navigabilità del tevere, sono demoliti con la dinamite i piloni superstiti del Ponte Sublicio.
Per mezzo delle draghe sono stati estratti dal fondo del fiume, quasi dirimpetto lo sbocco della cloaca massima, gli oggetti seguenti:
a) Quattromila e cinquantasei monete di famiglia, imperiali, m-bicbe e sopra tutto pontificie, in gran parte corrose e di nessun valore.
b) Un rocchio di colonna di porfido, lungo oltre met. 1, largo nel diametro met. 0,38.
c) Cinque teste di statue virili e muliebri, fra le quali si distinguono una di Venere, una di Marte, ed altra forse di Giunone.
d) Circa 40 frammenti di sculture figurate.
e) Circa 60 minuti frammenti di lapidi sepolcrali.
f) Un sistro isiaco in rame, perfettamente conservato, lungo met. 0,21. Le tre sbarre transversali, ancora mobili, terminano con teste di serpente.
g) Una matrice d'impronte doliari, in bronzo, rotonda e larga nel diametro met. 0,07. Yi è scritto con lettere ad incavo: COELIAE CNF MASCELLINAE NHC coltello
h) Un gran numero di anelli, chiavi, pezzi di bilance e stadere, lucerne ecc.
i) Plinto di statuetta in marmo. Nella costa ha incisa questa dedicazione: A HERENNVLEIIVS SOTERIC CEPIO BASIM POSYIT DEAE FLOEAE L....
k) Parte di cippo o ara di marmo, con l'iscrizione: ...O SOLI INV... MALACHIBU... AELIVS LON... FRVMEN... O SALVT...
Il magistero dell'ordine di Malta fa costruire un viale di accesso, dalla via Marmorata alla chiesa di S. Maria del Priorato. Nel corso dei lavori sono state scoperte tre grosse pareti laterizie dei magazzini dell'emporio, il pavimento di un' area a pentagoni di selce, e frammenti di volte cadute, coi rinfianchi alleggeriti per mezzo di anfore.
Rodolfo Lanciani.
Sulla sponda di Marmorata, spurgandosi il letto del fiume con la draga, si è incontrata una vena di monete del primo secolo dell'impero, quasi tutte di massimo modulo, ed anche ben mantenute, ma senza patina. Appartengono ad Augusto, Antonia, Druso seniore, Claudio, Germanico, e Nerone. Molte sono state raccolte dalle guardie degli scavi, altre sono andate disperse.
Rodolfo Lanciani.
Dalla draga Streza, sulla sponda della Marmorata, vennero estratti dall’alveo del fiume questi oggetti: Colum vinarium in bronzo, di perfetta conservazione, misurante m..0,22 in lunghezza, compreso il manico, e m. 0,09 di diametro nel recipiente; Sottile lamina di bronzo in cui vedesi rappresentato, a traforo, un guerriero ritto sulla biga, con elmo crestato, scudo nella sinistra, e reggente colla destra le redini dei cavalli lanciati al galoppo. Travolto dalle zampe dei cavalli, scorgesi uno schiavo, benissimo disegnato in iscorcio. Misura in lunghezza m. 0,08, in altezza m. 0,06.
Si recuperarono anche alcune monete imperiali di bronzo, tra le quali merita di essere ricordato un gran bronzo di Vitellio, col VICTORIA AVGVSTA; e per buona conservazione sono considerevoli quattro monete di Claudio, una di Germanico, col R. SIGNIS RECEPTIS, ed una di Augusto.
Rodolfo Lanciani
Sulle pendici dell'Aventino, lungo la via che mette alla Porta Ostiense, a metri 40,00 circa dalla chiesa di S. Maria in Cosmedin, nei lavori che si eseguiscono pel collettore della sponda sinistra del Tevere, è stato messo in luce un grande arco costrutto con grandi blocchi di tufa cinereo, di m. 3,30 di luce, presso la cui spalla sinistra, costruita parimenti di massi di tufa, era un robusto muraglione di opera quadrata, che s'internava nel colle.
L'arco fu posteriormente acciecato da un muro di opera reticolata; ma che prima della chiusura avesse servito di passaggio, lo provano i molti poligoni di lava basaltica trovati lungo il percorso del collettore, e che dovevano appartenere alla via che correva sotto l'arco predetto. In vicinanza di esso fu recuperato un cippo di travertino, di m. 1,65 di altezza, 0,74 di larghezza, e dello spessore di m. 0,40.
Rodolfo Lanciani.
Presso la sponda di Marmorata le draghe hanno estratto dall’alveo | del fiume varie lucernette fittili, assai comuni e rozze, tranne due che recano în rilievo delfini ed ippocampi. Sonosi parimenti recuperate monete imperiali di tipo notissimo, spettanti ad Augusto, Claudio, Nerone, Vespasiano, Antonino Pio ed ai Gordiani.
Con queste fu estratto un anello di oro massiccio, del peso di grammi 64, nella cui impronta leggesi: CORI NTHIA VIVAS
Finalmente si ebbe una borchia ornamentale di rame, del diametro di m. 008, con perno nel centro della faccia posteriore, e recante di prospetto incisa la leggenda: CETHEGI SCIPIONIS
L'oggetto richiama alla mente le borchie, che ornano il freno del cavallo di Marco Aurelio nella statua equestre del Campidoglio. La corona lemniscata e le palme, accennano a vittorie agonali.
Dall'alveo del Tevere, presso la sponda di Marmorata, la draga Strena ha tratto un frammento di. cippo marmoreo scorniciato (alto m. 0,21X0,25), sul quale si legge:
L IVLIO VE... | IVLIANO PR:... | ANN A RATIONIB PRAEF C... | CLASSIS PRAET RAVEN... | TION TEMPORE BELLI...
Nello stesso luogo è stata pescata una massa quadrangolare di piombo, del peso di 35 chilogrammi, che misura m. 0,46 X 0,09 alla base, e m. 0,42 X 0,05 nella parte suriariore, ove sono impresse le parole: SOCIET ARGEN; FOD MON ILVCR; GALENA
Incominciata la demolizione del fabbricato detto della Salara, in via di Marmorata, è stato ritrovato un pezzo della parte anteriore di un sarcofago marmoreo, ove si vede scolpita una figura muliebre, di cui resta soltanto la testa e parte del petto. Dallo stesso luogo proviene questo frammento epigrafico : FILIO | QVIV
Dalla demolizione degli antichi magazzini del sale, nella via denominata della Salara, sotto l'Aventino, proviene un rocchio di colonna di cipollino, lungo m. 2,70, del diametro di m. 0,27.
Di un'epigrafe onoraria a L. Iulio Iuliano, prefetto del pretorio e prefetto dell'annona, scoperta nell'alveo del Tevere, presso la sponda di Marmorata. Nota del prof. F. Barnabei.
Nelle Notizie dell'agosto 1887 (p. 327) fu pubblicato un frammento di iscrizione in cippo marmoreo, estratto dall'alveo del Tevere, presso la sponda di Marmorata. Essendosi quivi proseguiti i lavori di espurgo nel letto del fiume, la draga stessa, che aveva restituito quel frammento, restituì poi altri due pezzi del cippo medesimo; i quali riuniti al primo, ci offrono un titolo onorario di non comune importanza.
Veramente con questo nuovo e prezioso recupero, non ci fu messa innanzi l'epigrafe in. tutta la sua pienezza. Offese arrecate al marmo in antico, ne fecero perdere gli ultimi versi; altre offese cagionate poi dal lavoro delle draghe, ne staccarono e distrussero buona parte delle linee superiori. Ma è assai poco quello che manca, nè è difficile in varî luoghi di sostituirlo; e d'altra parte il molto che ce ne rimane, basta a mettere l'iscrizione nell'ordine dci monumenti più pregevoli, sia pei so topografici. che offre, sia pel complesso dei fatti ai quali devesi riferire. È alta nello stato presente m. 0,72, larga m. 0,68, profonda m. 0,18, e dice:
L. Iulio Ve[hilio Grato] | Iuliano, pr[aef(ecto) p]r(aetorio), prae[f](ecto) |
ann(onae), a ration(ibus), praef(ecto) c[lassis p]raet (oriae) misenat(is), pra[ef](ecto) | classis praet(oriae) raven[nat(is), proc(uratori) A]ug(usti) et praep(osito) vexil[la]tion(ibus) tempore belli britannici, pr]oc(uratori) Aug(usti) provinc[iae] | Lusit[aniae] et Vett[oniae, procuratori) Alug(usti) et praeposit(o) | vexillationis per.... proc(uratori) Aug(usti) | et praef(ecto) classis po[ntic]a[e, procuratori) Aug(ustorum) e]t pr[aep](osito) | vexillationis per Achaiam et Macedoniam | et in Hispanias, adversus Castabocas et | Mauros rebelles, praeposito vexillationibus tempore belli germanici et sarmatic(i), | praef(ecto) alae Tampianae, praef(ecto) alae Herculanae, trib(uno) cohort (is) primae Ulpiae Pannoniorum, praef(ecto) cohort(is) tertiae August(ae) | Thracum, donis militaribus donato ab impel[ratoribus Antonino et Vero ob victoriam | [belli parthi]ci, item ab Antonino et | [Commodo ob vic]tor(iam) belli Germ[a]nic(i) | [et Sarmatici.....
Non può incontrarsi difficoltà nel determinare, a quale periodo di tempo sia da attribuire questo monumento; perocchè parlandosi in esso di doni militari, che il personaggio quivi ricordato ebbe a ricevere due volte da Marco Aurelio, è chiaro che non bisogna risalire al di là degli anni che precedettero il 161 dell'era volgare, quando il regno di questo imperatore ebbe principio....
Conoscevamo già dal primo frammento l'individuo a cui il marmo fu dedicato, che si chiamò L. Iulio Iuliano; ma che tal nome non fosse completo, quel frammento medesimo chiaramente provava, vedendovisi dopo /u/zo il principio di un’altra parola, la cui reintegrazione anche dopo il recupero dei nuovi pezzi, non è facilissima. Nondimeno, tenendo conto della perpendicolare che apparisce dopo VE, e che sì presterebbe così per un I come per un H; visto che dopo il primo nome non potrebbe seguire che un gentilizio; escluso che questo possa essere stato VEI[D|IO, pel troppo spazio che si concederebbe alla semplice lettera D, che dovrebbesi sostituire; considerato che il G con l'elemento che vien dopo, e -nello spazio che rimane, si presterebbe per la parola G[RATO], parmi probabile che nella prima linea sia da leggere L IVLIO VE[HIL]IO G[RATO], e quindi che L. Iulius Vehilius Gratus Iulianus sia stato il nome intiero del nostro personaggio...
Perocchè dice la nostra lapide, che L. Iulio Iuliano, oltre ad essere stato prefetto del pretorio, fu prefetto dell’annona; fu preposto all'amministrazione dell’erario pubblico (a rationidus), e comandò la flotta pretoria misenate e la flotta pretoria ravennate; militò inoltre nella guerra partica e nella germanica; combattè contro i Mauri nella Spagna, e contro i Castaboci nella Grecia; ebbe comandi in altre spedizioni; e pel valore di cui diede prova fu remunerato con doni imperiali.
Conosciamo così il tempo preciso a cui il monumento nostro appartiene, non potendo essere stato dedicato prima dell’anno 189, in cui L. Iulio Tuliano ebbe la prefettura del pretorio, che è l’ultima delle cariche ricordate nella lapide; nè dopo il 192, quando muorì Commodo, per ordine del quale, come abbiamo riferito, il personaggio nostro fu ucciso. Tutto anzi porta a ritenere, che subito dopo la promozione di lui alla prefettura del pretorio, gli fosse stato dedicato questo titolo, o da coloro che per averlo proipzio nella nuova ed alta magistratura, ne vollero celebrare il meritato avanzamento, o come è più probabile da quelli, verso i quali durante l'ufficio precedente, che fu dell'annona, aveva egli acquistato grande benemerenza.
Ed è fuori di ogni dubbio, che questo segno di onore stette in piedi pochissimo; perocchè non appena L. Iulio Iuliano fu ucciso, quelli stessi che gli aveano posto il monumento si affrettarono a toglierlo di mezzo, gettandolo nel Tevere, dove ora è stato raccolto.
Nella demolizione degli edificii adiacenti all'arco della Salaria sono state ritrovate due antiche macine in peperino, ed un frammento assai danneggiato di piccola statua virile.
Dall'alveo del Tevere furono estratte dalla draga Tolonese, alla Salara sotto l'Aventino, in una sola volta tra la poltiglia tredici monete del primitivo sistema latino. Sono tutte di quattro once, o trienti, che spettano al Lazio, alla bassa Etruria, ed a Roma.
Tutti questi trienti, che detrito dal tipo dell'asse di circa SIR once di peso, cioè del primitivo, si possono ascrivere alla fine del quarto o al principio dal terzo secolo av. Cr. È manifesto, che sono come un saggio di un deposito votivo, che è rimasto nel Tevere.
Solamente due sono stati fusi in Roma, mentre quello del cavallo, ed i sette col fulmine appartengono a qualche città del Lazio, e i tre colla rota a Sutri. Ci indicano inoltre, che si cambiavano lateralmente alla pari nel mercato di Roma, quantunque vi sia fra loro qualche differenza di peso: anzi si deve notare, che l’ultimo triente di Roma, che è il meglio conservato degli altri, pesa meno di tutti, ed accenna ad una disposizione di riduzione nella zecca romana; la qual cosa naturalmente produsse la cessazione delle monete delle città limitrofe.
Giuseppe Gatti.
In piazza della Bocca della Verità facendosi un cavo, per la condottura del gaz, presso l'angolo della chiesa di s. Maria in Cosmedin e la via di Marmorata, si è rinvenuto il pavimento di un'antica strada romana a m. 0,80 sotto il piano attuale.
Questa strada è nella stessa direzione della predetta via di Marmorata, e sul lato destro è fiancheggiata da un antico muro a cortina, il quale è stato rimesso all'aperto per la lunghezza di circa otto metri.
Giuseppe Gatti.
Fu ripescato nell'alveo del Tevere presso la Marmorata un blocco di marmo, alto m. 0,20, largo m. 0,27, dello spessore di m. 0,35, rotto superiormente ed a sinistra, e smussato nella parte destra. Inferiormente conserva il taglio antico, ma corroso nel margine. Contiene un cospicuo avanzo dei Fasti trionfali, riferibile agli anni 576-579 dell'era Varroniana, il quale dal socio corrispondente prof. F. Barnabei fu copiato e restituito nel modo seguente (cfr. Rendiconti Accademici vol. IV, 2° semestre, fascicolo 12, p. 416).
Il nuovo frammento fu dal Governo destinato alla raccolta capitolina, per essere riunito agli altri della preziosa serie che quivi si conservano.
Giuseppe Gatti.
Eseguendosi gli sterri per la costruzione del collettore di sinistra nel tratto compreso tra il Ponte Palatino e la Cloaca Massima, sono tornati in luce, alla profondità di m. 5,00 sotto il suolo moderno, due muri di opera quadrata in pietra tufo, correnti in linea parallela, ed equidistanti fra loro di m. 8,30, dello spessore di m. 1,16, l’inferiore dei quali dista dall'asse della Cloaca Massima m. 10,60.
Si scoperse ancora l'estradosso della detta cloaca, che verrà tagliata in direzione quasi normale al suo asse dal tracciato del nuovo collettore, che ne raccoglierà le acque. Sull’estradosso della nominata cloaca si scoprì un'antica fogna, con sponde formate di parallelepipedi di pietra tufo, grossi m. 0,25, con relativo pozzuolo, per cui le acque erano immesse nella cloaca.
In questo scavo si rinvenne, alla profondità di m. 6,00, una lastra marmorea tutta ricoperta da malta, larga m. 0,57, alta m. 0,52, e dello spessore di quasi m. 0,04. Vi sì legge:
M S | ...VG G LIB VITALIS | ...ESCIT SIBI ET SVIS | ..ABVSQ POSTERISQ EOR | ...ENNIO AVREL AVGG | ...MAXIMO ALVMNO | ...VCIO MAXIMO ALVMNO | ...MON DOL MAL ABEST | ... N P X IN AGR P XIII
Alla distanza di due metri dal punto ove si rinvenne questo titolo mutilo, tu scoperto un grosso frammento di lastra marmorea rotto irregolarmente, che ha la maggiore altezza di m. 0,43, la larghezza di m. 0,33, e lo spessore uguale di m. 0,06. Vi si vede inciso in piccole e rozze lettere:
ECCE CIRCVS EVSEBI OBSERBATENEPERDAS
Fu recuperato pure un pezzo di marmo, largo m. 0,46, alto m. 0,21 e dello spessore di m. 0,28. Vi si conserva in belle lettere: EDICANI
In un pezzo di tegola, anche quivi rinvenuto, leggesi il bollo: O GAVIAE HAMIL PLATAN SV
Si raccolsero infine molte stoviglie, a copertura nera, di arte etrusco-campana. In una coppa è dipinta a bianco su nero una figura di Mercurio, con foglie di edera nel bordo. Lo stile di questa decorazione richiama alla mente i prodotti delle officine dell'Apulia.
D. Marchetti.
Regate sul Tevere:
"Verso le 3 pomeridiane del 15 maggio, le due sponde del Tevere, comprese fra Marmorata e il ponte della ferrovia, offrivano uno spettacolo animatissimo: si può dire che quasi tutta Roma si era riversata su quel tratto del classico fiume.
Sulla riva destra, diverse tribune, a breve distanza l'una dall'altra, accoglievano gli invitati e i fortunati arrivati in tempo a comprarsi una sedia, che veniva poi offerta cavalierescamente alle signore in ritardo.
Alle 3 e un quarto, giunse il Re in victoria, accompagnato dal generale Pallavicini, e seguito in un'altra vettura dal prefetto Gravina e dal conte Giannotti. Sua Maestà fu ricevuta dal principe Don Prospero Colonna, presidente del R. Club dei canottieri del Tevere.
Poco dopo l'arrivo del Re, giunse la Regina, accompagnata dalla principessa Pallavicini e dal marchese Guiccioli. Il principe Colonna le offerse, a nome del Club, uno splendido mazzo di rose tea. La Regina, ringraziando, ascese, al braccio del Re, la tribuna reale, che era stata disposta nel punto più elevato, dominante il fiume, ed era riparata dal sole, che scottava davvero, da una tenda bianca e azzurra.
Mentre si attendeva la prima corsa si andò a fare un giro per le sparse tribune. Tutto ciò che di bello, di elegante e di simpatico sa presentare Roma, quando ne ha voglia, avea trasformato in un giardino ridentissimo quel tratto di spiaggia desolata.
Ma eccoci alla prima corsa: il fiume si popola di barche, barchette, vaporini, carichi di signore e di amatori del canottaggio. Partono dal ponte Palatino le tre canoe a quattro vogatori, che prendono parte alla gara reale.
I canottieri della Società Cerea di Torino prendono subito il vantaggio su quelli della Società Armida, pure di Torino, e sui canottieri del Tevere. Al giro delle boa ritornano fino al palco reale sempre i primi, fra vivi applausi. Giungono secondi quelli del Savoia di Torino, e terzi i canottieri del Tevere.
La seconda corsa è stata vinta dalla Società Nino Bixio di Piacenza. Nella terza gara del Rowing Club Italiano, giunsero primi Iris e Renzo della Società di Torino; secondi Andreina dei canottieri del Tevere e Lete di Torino.
Quarta gara del Tevere: giunse primo Armida dei canottieri del Tevere, secondo Isolina della Società livornese.
Quinta gara: Pontieri: ossia barconi da ponte a dieci rematori e timoniere. Sono tutti soldati del 4° reggimento genio. Il barcone con bandiera bianca guadagna il premio.
Sesta gara delle patronesse. Vince il primo premio Tanaro, di Torino: arriva seconda Mignon, pure di Torino.
Settima e ultima gara delle città italiane, combattuta da skiff's ad un vogatore. Giunge primo Ratonju, secondo Lete; tutt'e due di Torino.
Dunque il Po, nelle regate di Roma, ha voluto mantenere la legittimità del suo nome di primo fiume d'Italia.
I canottieri del Tevere hanno fatto splendidamente gli onori di casa... e, si potrebbe anche dire, dell'acqua."
Il consiglio comunale approva la messa in dimora di due filari di platani, uno per ciascuno dei lungotevere. I primi a essere piantati sono quelli tra Ponte Umberto e Ponte Margherita.
In via della Salara, gli sterri per la condottura dell'acqua Paola dal Gianicolo al mattatoio comunale hanno rimesso allo scoperto un tratto dell'antica via romana, che presso il sito medesimo usciva dalla porta Trigemina. È lastricata, come di consueto, a grandi poligoni di selce, e trovasi a m. 1,20 sotto l'odierno piano stradale.
Per i lavori medesimi, in via di Marmorata si è rinvenuta una colonnina di marmo bianco, con la base unita e ricavata dallo stesso blocco di marmo. È alta m. 1,50 ed ha il diametro di m. 0,24.
Giuseppe Gatti.
Da un cavo per condottura d'acqua, in via Marmorata, proviene un frammento di lastra marmorea, di m. 0,75 X 0,28, che conserva parte del nome: corNELIVS
È stato pure recuperato nel sito medesimo un peso circolare di marmo, di sei libbre, che nella superficie porta incisa la nota numerale VI.
Giuseppe Gatti.
Inaugurazione del Ponte Aventino: "oggi è stato inaugurato in occasione del Natale di Roma della Vittoria, alla presenza delle autorità, del sindaco e del prefetto".
Viene ritrovato ai piedi dell’Aventino, il cadavere di Armanda Leonardi, rapita il giorno prima dal Mostro di Roma.
Inaugurazione della nuova sistemazione delle pendici dell'Aventino e della Piazza della Bocca della Verità. L'on. Mussolini partecipa alla cerimonia, accompagnato dal governatore Boncompagni Ludovisi, dal ministro Bottai e da altre personalità. Con la realizzazione dei nuovi giardini, il fontanile abbeveratoio viene spostato 100 metri più a sud.
Durante lavori di sterro per la costruzione di un muraglione di sostegno e di contrafforti alle pendici dell'Aventino, si rinvengono numerosi avanzi di muri in opera reticolata, laterizia e listata pertinenti ad ambienti coperti a volta, affrescati con pitture di tipo geometrico e in parte pavimentati a mosaico bianco e nero., probabilmente resti di insulae dall'età repubblicana e imperiale.
Presso il lungotevere Aventino, nel tratto sotto il Giardino degli Aranci, viene inaugurato uno slargo dedicato al ex presidente Carlo Azeglio Ciampi. Sono presenti il capo dello Stato Sergio Mattarella, i figli Claudio e Gabriella Ciampi e la sindaca Virginia Raggi. Per un errore sul nome di Ciampi (è scritto 'Carlo Azelio Ciampi' e non Azeglio) si è preferito tenere coperta la targa.
Monumenti
☆ ☆ ★ ★ ★
Giardino degli aranci
1932 giardini
☆ ☆ ☆ ★ ★
Giardino del Foro Boario
1930 giardini
☆ ☆ ☆ ★ ★
Villino della Società Acqua Pia Marcia
1929 villini
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Prospetto monumentale dei muraglioni del Tevere all'Aventino
1926 memoriali
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Ponte Palatino
1886 ponti
☆ ☆ ★ ★ ★
Villa dei Cavalieri di Malta
1765 ville
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Targa del Rione Ripa a lungotevere Aventino
1748 targhe
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Sant'Anna de' Calzettari
1650 chiese
☆ ☆ ☆ ★ ★
Santa Maria del Sole
1132 chiese
☆ ☆ ★ ★ ★
Tempio di Ercole Oleario
templi
☆ ☆ ★ ★ ★
Sbocco nel Tevere della Cloaca Maxima
acquedotti
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Mulini del tevere
edifici
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Sbocchi nel Tevere dell'Aqua Crabra o Mariana
acquedotti
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Salara della Reverenda Camera Apostolica
edifici
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Arco di Marmorata
archi
☆ ☆ ☆ ★ ★
Ponte Sublicio
ponti
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Cisterna del Colle Aventino
acquedotti
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Deposito Comunale dei frammenti architettonici
musei