Storia
CronologiaIl giovane condottiero Giovanni Medici, detto delle Bande Nere, si scontra con gli uomini di Camillo Orsini davanti a Castel Sant'Angelo, uccidendo il loro caposquadra, Brancaccio. Con Girolamo e Marcantonio Corso ed una ventina di compagni assale i 200 uomini armati di picche, supera il loro sbarramento al ponte ed entra nella fortezza: "Il signor Giovanni fece una grandissima prova, essendo assaltato dagli Orsini con più di duecento persone armate sopra questo ponte, egli solamente con dieci valorosi soldati che aveva seco passò per forza senza danno alcuno, e ritiratosi poi mostrò la bravura dell`animo suo."
L'imperatore Carlo V giunge a Roma. Il corteo entra trionfalmente da Porta San Sebastiano alle ore 11. In testa marciano quattromila fanti spagnoli al comando del marchese del Vasto, in righe di sette e cinquecento cavalieri, seguivano gli inviati di Firenze, Ferrara e Venezia, i baroni romani, i grandi di Spagna, il senatore di Roma e il governatore della città. Procedono davanti all'imperatore, vestito di velluto viola e su un cavallo bianco, cinquanta giovinetti dell'aristocrazia romana, vestiti di seta viola. Seguono l'imperatore, i cardinali a cavallo a due a due. Poi 1500 soldati di fanteria, 300 cavdeggeri alla borgognona e 1000 archibugieri. Chiude il corteo la guardia imperiale, di duecento uomini. Il corteo percorre l' Appia, passando davanti alle Terme di Caracalla e al Settizonio, sotto gli archi di Costantino e di Tito, attraverso il Foro e l'Arco Settimio Severo, girando intorno al colle capitolino, raggiungendo la piazza di San Marco) dove era stato eretto da Sangallo il Giovane un arco trionfale ornato di statue e pitture). Probabilmente l'imperatore, fa sosta al palazzo Caffarelli, per poi proseguuire lungo la via Papale e i Banchi, il ponte di Castel Sant'Angelo e attraverso Borgo, arriva in piazza San Pietro salutato dal rombo delle artiglierie di Castello. Davanti alla basilica, Carlo V scese da cavallo e presenta il rituale omaggio al pontefice che lo aspettava nel portico. Insieme entrano in San Pietro per assistere a una funzione religiosa e si recarono nella sala Regia e nella cappella di Nicolò V, dove il papa prese congedo e l'imperatore fu accompagnato nell'alloggio predisposto.
Traslazione della salma di Pio IX nella chiesa di San lorenzo al Verano. La cerimonia comincia alla mezzanotte tra il 12 e il 13 luglio, secondo l'uso dell'epoca. Ad accompagnare la salma del pontefice lungo le strade si accalcano migliaia di cittadini. La cerimonia viene interrotta presso ponte Sant'Angelo da un gruppo di anticlericali che al grido di «al fiume il papa porco», attaccando il corteo funebre con sassi e bastoni nell'evidente intento di gettare la salma di Pio IX nel Tevere. Solo grazie alla pronta reazione della polizia si evitano gravi incidenti; sono richiamati rinforzi provenienti dall'esercito (ai militari, infatti, era stato imposto di restare consegnati in caserma in via precauzionale). Dopo alcune ore il corteo funebre riesce a riprendere la processione sino a San Lorenzo in una situazione di relativa tranquillità:
"La salma dell’immortale Pontefice Pio IX per ordine degli Eminentissimi Cardinali esecutori testamentari veniva nella notte del martedì passato trasportata dalla Basilica Vaticana a S. Lorenzo fuori le mura, così volendo il defunto Pontefice. Se vi è stata circostanza in cui i romani hanno attestato la loro devozione a questo grande Pontefice è stata la presente.
Quantunque non fossero stati diramati inviti e s'intendesse fare l’accompagnamento in forma puramente privata, pure non appena si seppe in Roma di questo cortèo che si preparava, come per incanto a migliaia e migliaia convennero i cittadini per assistere a questo passaggio e prendervi parte.
Fin dalle ore 6 la Basilica Vaticana si chiudeva, e alle 9 incirca cominciava la funzione del riconoscimento del cadavere. Abbattutosi il muro sull'urna che conteneva i resti mortali di quel grande Pontefice e procedutosi al riconoscimento del cadavere e a tutte quelle altre formalità richieste, alla mezzanotte partiva il feretro uscendo dalla parte di S. Marta. Non appena si vide comparire il carro furono accesi dei bengala ed una lunga schiera di ben duemila persone appartenenti a tutte quante le società cattoliche di Roma col torcetto acceso in mano prendevano parte al divoto accompagnamento.
Era uno spettacolo commoventissimo! Guardando da lungi quella folta schiera di gente che passava in mezzo ad un assiepato popolo il quale faceva ala al passaggio, sembrava una lunga striscia di fuoco che serpeggiando si perdeva nel buio della notte. I cattolici andavano ripetendo a voce alta il Santo Rosario; intanto per tutte le vie per cui passava il corteggio dalle finestre apparivano lumi e da molte altre si gittavano fiori sulla salma dell’amato Pontefice.
Mentre così procedeva l’accompagnamento una masnada di liberali si era posta alla coda dei cattolici e mentre quelli andavano pacificamente pregando, essi ripetevano l'inno di Garibaldi e viva patriottiche. Era uno spettacolo straziante. Quel Pontefice, esempio di mansuetudine, stato Re per ben 25 anni, e Pontefice per 31, anche dopo morte doveva soffrire le villanie de’ suoi nemici, neppure la tomba rispettano costoro!
Scriviamo in questo momento sotto tristissime impressioni. Abbiamo seguito passo passo il feretro, ci siamo trovati si può dire in cento luoghi, e dovunque abbiamo dovuto constatare l'insufficienza delle guardie, la complicità del governo nel permettere atti sì nefandi. Perfino si è osato insultare la salma di Pio IX sulla porta di S. Lorenzo, in quella pacifica dimora dei morti, ove regna il silenzio e l'oblio si è gridato Viva alla libertà..... alla libertà d'insultare pacifici cittadini, alla libertà di opprimere gli oppressi, alla libertà di svillaneggiare vigliaccamente un defunto. Da questa concitata narrazione comprendono certamente i nostri lettori come abbiano proceduto le cose.
Vi sono stati quattro o cinque feriti, tra cui due signore distintissime le quali sono state prese a sassate. Dovette accorrere la forza, chiamare l'intervento di due compagnie di linea, sbaragliare i dimostranti per mezzo delle intimazioni e degli squilli di tromba. Alle ore due il corteggio giungeva a S. Lorenzo.
Nell'interno del tempio la spoglia di Pio IX, coperta da coltre e guanciali di velluto rosso contornato in oro fu immediatamente discesa nella cripta nella quale il Cardinal Monaco Vicario di S. S. rivestito degli abiti pontificali impartì l'estrema assoluzione. Questa compiuta, la lodata Eminenza sua celebrò la Messa all’altare sotterraneo del Martire, mentre iniziavansi i preparativi per calare il feretro all’estrema dimora.
Pronto essendo il tutto per la copertura muraria della cassa, al lato della quale erasi in pergamena entro tubo di piombo posto un affettuoso ricordo dei soci per la preghiera ai trapassati, i Cardinali eredi assisi con i testimoni ai fianchi, Principe Lancellotti e Conte Pecci, udirono la lettura del secondo rogito, riguardante la tumulazione finale letta in latino da Monsignor Pericoli.
A piedi della quale oltre i prelodati tre Cardinali firmarono i testimoni ed i presenti, mentre di fronte vedevansi proseguire gli operai e condurre a termine la chiusura totale dell’arco. La cassa giace nel cavo praticato in grossezza del muro esterno della cripta, nel piano dell’arco indicato da Pio IX.
Questo cavo misura circa tre metri di lunghezza per uno e cinquanta di larghezza ed uno di profondità. Esso è rivestito ai lati ed al piano da lastre marmoree. Sulla lastra del sepolcro si leggono scritte queste parole dettate dallo stesso Pio IX vivente: OSSA ET CINERES PII PAPAE IX VIXIT A LXXXV IN PONTIF A XXXI M VII D XXII ORATE PRO EO. Il triregno e le chiavi si veggono nel mezzo del timpano ed un teschio da morto nel basamento. I nomi dei cardinali esecutori testamentari: Monaco, Mertel e Simeoni stanno scritti nel convesso del piccolo fregio soprastante al basamento.
Ed ora, grande Pontefice, riposa in pace nella tua desiderata dimora. Presso alle ceneri del gran martire Lorenzo doveva la salma tua trovare la pace che neppure sul feretro t’hanno concesso i tuoi nemici. Quando il pellegrino si recherà nella necropoli romana correrà ansioso a genuflettersi presso il tuo sepolcro, e pregherà che tu dal cielo impetri pace a questa povera Italia dilaniata dai suoi nemici interni. Pio, ai tuoi avversari sono stati innalzati monumenti, il loro sepolcro è fatto segno di pompose dimostrazioni che invano trovano eco nel cuore.
Dinanzi a quelle tombe si cerca invano sul ciglio la lagrima dell’affetto, ma vi si ritrova piuttosto quella del compatimento e del perdono. Ma davanti alla tua mortale dimora qual ciglio rimarrà asciutto? chi non si sentirà il cuore tocco da una straordinaria commozione? Il Pontefice dell’Immacolata che sta ora nel cielo implori da Dio calma su questa nostra santa città, faccia rinsavire i nemici della religione, e pe’ suoi meriti spunti finalmente il giorno delle grandi promesse."
Gli sterri per la costruzione del collettore e del muraglione della sponda sinistra del Tevere, nell’area già occupata dalla piazza di Ponte, hanno dato luogo ad una interessante scoperta. Sotto la detta piazza è tornata in luce la rampa dell’antico ponte Elio, per una lunghezza di m. 26,40, e che accenna a proseguire fin contro le case che fronteggiano la piazza.
Il ponte, come sino ad oggi vedevasi, era costituito da tre grandi arcate principali, tutte di ugual forma e dimensione, e da tre fornici minori, dei quali, due alla parte di Castel S. Angelo, ed uno dalla parte di Campo Marzio. Credevasi però che, in antico, il ponte avesse avuto sette fornici; ciò deducendosi dalla nota moneta di Adriano, la quale è del terzo consolato di questo imperatore, ed è riferibile quindi all'anno 185 di Cristo.
Gli scavi odierni hanno invece fatto conoscere che il ponte aveva, almeno dalla parte del Campo Marzio, due altri piccoli archi; di guisa che, se per ragioni di simmetria dobbiamo ammettere, che simili archi avessero esistito anche sulla sponda opposta, il ponte avrebbe avuto, in tutto, nove luci.
La parte della rampa sinistra, sinora scoperta, misura, come ho detto, m. 26,40 di lunghezza. È costituita interamente a grandi blocchi rettangolari di travertino, ed in alto è coronata da un fascione, pure di travertino, alto m. 0,74 e prior dalle fronti della rampa, per m. 0,30.
Il fornice minore misura m. 3,00 di larghezza e m. 1,40 di freccia. n maggiore è largo m. 3,50, con m. 1,27 di freccia, Sulle fronti aggettano tre pilastri, a blocchi di travertino, due dei quali trovansi ai fianchi dei fornice minore.
Tutta la costruzione in travertino che comincia alla quota di m. 9,78 sullo zero dell'idrometro di Ripetta, poggia su di una platea continua di calcestruzzo. La larghezza totale del ponte è di m. 10,95, e cioè m. 6,20 per le due crepidini e m. 4,75 per la carreggiata, il cui lastrico è formato coi consueti poligoni di lava basaltica.
Le crepidini sono costituite da due grandi massi di travertino, non tutti di uguali dimensioni, collegati tra loro da grappe di ferro, in forma di coda di rondine. I massi più lunghi, che giungono sino quasi a metà delle crepidini, aggettando di m. 0,30 fuori dalla fronte del ponte, ne formano anche il fascione. Dai massi minori sono ricavati due gradini pei quali scendesi al piano carreggiabile.
Le sezioni risultanti dal taglio del ponte, hanno fatto conoscere l’esistenza di un altro piano stradale, dei tempi medioevali, superiore all'antico per m. 0,80 circa, il cui lastricato erasi ottenuto con un rialzo di terra, ed anche con muratura, servendosi, per la carreggiata, dei medesimi poligoni di lava.
Sopra di questo lastricato ne fu poi in seguito poggiato un terzo, al livello odierno, che stimo debbasi attribuire ai tempi di Niccolò V, allorchè, in seguito alla terribile.
sciagura dell’anno 1450, descritta dall'Infessura (cf. Nibby I p. 162), furono spianate tutte le case prossime alla testata del ponte, e vi fu fatta la piazza di Ponte, detta allora di s. Celso; opere tutte, che portarono di necessità l'innalzamento di livello del piano stradale, ottenuto mediante muratura di pezzi di tufo impastati con calce e pozzolana. A questi lavori credo debbasi riferire la nota di pagamento, riprodotta dal Borgatti a p. 83 della sua monografia sul Castel s. Angelo in Roma.
I parapetti, a lastre o specchi di travertino, e dei quali rimangono le traccie nei massi delle crepidini, erano fissati con perni di forma quadrata.
Altro non può per ora dirsi sugli importanti avanzi tornati in luce, occorrendo che gli sterri sieno più progrediti, massimante dalla parte di Castel s. Angelo; quantunque, pei lavori di fortificazione dell'arce, compiuti sotto Alessandro VI, Paolo III ed Urbano VIII, vi sia poca speranza che possa rinvenirsi la testata destra del monumentale ponte.
I dati numerici che ricorrono in questi brevi cenni mi furono comunicati dall'assistente sig. Andrea Cuboni, il quale sopraintende, per conto del Ministero della Pubblica Istruzione, ai lavori di smontamento e di ricostruzione del ponte, e ne eseguisce le piante ed i rilievi.
Luigi Borsari
Il Ponte Sant'Angelo, torna percorribile dopo i lavori di restauro:
" I lavori, diretti dall'architetto del genio civile Augusto Polidori, al quale si deve anche il progetto, assai lodato, di tutto quanto il ristauro, durarono due anni e mezzo: entro il '94, l'impresa Medici doveva consegnare il lavoro, e cosi fu...
Il ristauro è coordinato alla sistemazione del tronco urbano del fiume e dell'isolamento della Mole Adriana. Il ponte è tutto in piano; e mercè la sostituzione di due archi grandi nuovi in luogo dei due piccoli vecchi, il ponte presenta cinque luci identiche fra loro.
In omaggio all'arte ed alla storia, sugli archi nuovi sono state riprodotte fedelmente, con le stesse forme e dimensioni e colla stessa pietra travertino, tutte le decorazioni di cornici, fascioni e balaustra della parte antica.
Le testate, sulle due sponde, sono decorate di quattro grandi scale coi parapetti a scaglioni, che a differenza delle altre scale esceguite pei Lungo-Tevere, permettono l'approdo alle barche qualunque sia lo stato d'acqua del fiume. Oltre la sistemazione del ponte propriamente detto, i nuovi lavori comprendono un tratto di muraglione verso Piazza Pia e un tronco di collettore sulla sponda sinistra.
La carreggiata interna del ponte verso l'estremo di sinistra ora ha una rampa in discesa per raccordarsi con la prossima di Banco San Spirito. Questa rampa è provvisoria dovrà scomparire colla sistemazione definitiva di Lungotevere da quella parte. Tutto insieme, il lavoro costa un milione."
In occasione del X anniversario dell'intervento italiano nella guerra, i gloriosi vessilli dei disciolti reggimenti di guerra, vengono portati a Castel Sant'angelo per essere custoditi nel Museo storico. Il Re vittorio Emanuele III e l'on. Mussolini, accolgono alla Stazione Termini i sacri vessilli. Il corteo passa dal Quirinale ed arriva a Castel Sant'Angelo passando da Ponte Elio.
Il sindaco Gualtieri presenzia alla cerimonio di fine lavori dei restauri delle Statue di ponte Sant'Angelo.
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