Storia
CronologiaDopo la vittoria sui Sabini con la conquista di Cures, l'antica strada del saleviene migliorata e parzialmente ricostruita lungo tutto il suo percorso, lastricando la superficie e costruendo nuovi ponti in pietra. Il console Manio Curio Dentato realizza nel Campo Marzio un tempio dedicato a Feronia, antica dea italica della fertilità protettrice dei boschi e delle messi.
L'imperatore Nerva fa realizzare una variante alla via Salaria nel tratto iniziale compreso tra le mura aureliane e ponte Salario, in modo da evitare il tortuoso passaggio per il monte Antenne e la città di Antemnae. Il nuovo tracciato prende il nome di Salaria Nova, mentre quello vecchio fu denominato Salaria Vetus.
Durante la guerre gotiche, Totila danneggia i Ponti Nomentano, Salario e Mammolo, interrompendo la viabilità sulla via Nomentana, Salaria e Tiburtina.
Narsete ricostruisce il ponte Salario.
Presso Ponte Salario, si scontrano le milizie Longobarde (accorsi in difesa di Papa Gregorio II), con quelle Bizantini, guidati dall'esarca Paolo, inviato di Leone l'Isaurico.
Battaglia di ponte Salario tra le truppe romane che difendevano papa Urbano VI, e quelle mercenari bretoni, inviati da Carlo V re di Francia a supporto dell'Antipapa Clemente VII. Nello scontro muoiono 500 soldati tra i filopapali. I romani si vendicano trucidando ogni straniero presente a Roma.
Paolo Orsini al comando delle milizie pontificie bombarda il castello Giubileo, al cui interno si sono rifugiate le truppe del Re di Napoli. Nell'assalto sono demolite parte delle mura. Le campane della cappella del castello sono portate come trofeo al palazzo apostolico.
Alcuni operai che cavavano della pozzolana presso la vigna dello spagnolo Bartolomeo Sanchez lungo la via Salaria, causano il franamento del terreno e scoprono nel sottosuolo una sepoltura ricca di pitture, iscrizioni e frammenti di sarcofagi.
Il cimitero, erroneamente identificato con la Catacomba di Priscilla, suscita un grande clamore in quanto fino a quel momento le catacombe conosciute non presentavano più molte tracce di pitture parietali, qui invece presenti in ottimo stato di conservazione.
Antonio Bosio riscopre ed esplora una catacomba presso la Salaria nuova.
Antonio Bosio riscopre ed esplora le catacombe di Sant'Ermete sulla Salaria vecchia.
Gli archeologici Marcantonio Boldetti e Giovanni Marangoni, scoprono una catacomba lungo la via Salaria che identificano erroneamente come quella di Trasone.
Presso Villa Lancellotti, viene posta una targa dedicata a Clemente XIV, in ricordo di una visita alla Cappella presso le catacombe di San Ilaria.
Le truppe del Regno di Napoli, per impedire l'avanzata dei Francesi, danneggiano il Ponte Salario. Viene ditrutta la Torre difensiva e la targa dedicatoria di Narsete.
Garibaldi e le sue truppe si installano a villa Spada presso il Ponte Nomentano, nella speranza di suscitare, con la sua presenza, una ribellione a Roma. I soldati Pontifici fanno saltare Ponte Salario e il Nuovo Ponte Mammolo, per impedire l'accesso a Roma alle truppe garibaldine. Il generale passerà la notte in una stanza di Castel Giubileo.
Viene aperto al traffico il nuovo Ponte Salario. Nella ricostruzione ad opera della provincia, scompaiono le rampe inclinate e l'arco centrale viene trasformato in arco semiellittico con una luce più ampia di 27 metri.
Sulla sinistra della via Salaria, a m. 100 dalla porta, si stanno eseguendo sterri considerevoli per ragione di nuove fabbriche, in un terreno di proprietà Bertone. Su d'una superficie di circa 2500 m. q. un solo rudere è tornato in luce: il rudere cioè di un mausoleo, fasciato di grandi massi di tufa, col nucleo di opera a sacco.
Vi si distingue porzione della cripta, o dell’ipogeo, illuminata da feritoie a sguincio, che s’aprono presso il nascimento della volta. Vi si è poi ritrovata una lastra di marmo, lunga m. 1,00 alta 0,35, traforata da due asole a destra e a sinistra della iscrizione, che dice così:
D M
M AEMILIVS DVLIO M AEMILIO
CARICO PATRONO SVO FECIT ET
SIBIET SVIS LIBERTIS LIBERTABVS
QVE POSTERISQVE EORVM
IN FR P VIIS IN AG P VII
Dal medesimo sepolcro provengono: una lucerna col rilievo del lupo in corsa e il bollo GABINIA - due lucerne con maschere sceniche, senza bollo, un balsamario di vetro, tre stili di osso - una spatoletta di bronzo -e tre monete imperiali.
Rodolfo Lanciani.
Eseguendosi grandi movimenti di terra al 4° chilometro della Salaria, per costruire le rampe d'accesso al nuovo ponte sull'Aniene, furono scoperti quattro grandi sepolcri, costruiti con rivestimento di opera quadrata in tufo o peperino, e con scorniciamenti in travertino.
Benchè assai malmenati al tempo della scoperta e dipoi, si possono ancora riconoscere sul margine destro della strada, dirimpetto al cancello del forte di Antemne.
Rodolfo Lanciani.
Sul confine dei due tenimenti di Villa Spada e di Castel Giubileo, a circa 200 metri ad oriente della Salaria, e sulla spianata di un colle alto 62 metri sul mare, i sigg. fratelli Bianchi hanno scoperto un gruppo di sepolcri, appartenenti alla necropoli della Fidene romana.
Del primo sepolcro rimane il solo ipogeo, cui si discende per mezzo di una scaletta di mattoni. Il vano mostra di essere stato rovistato assai di recente. Il secondo sepolcro è composto da un dado di muro, fasciato di marmi tutto all’ intorno. Nel vivo del nucleo è uno stanzino foderato di lastre di travertino, e spogliato d'ogni suo adornamento. Nell'area annessa a questo sepolcro, sono stati scoperti tre o quattro cassettoni di m. 2,25 x 0,60, profondi più che un metro, con pareti a cortina, rivestite di marmo bianco.
Preseguendo verso mezzogiorno, i sigg. Bianchi hanno scoperto un gruppo di sarcofagi, che dovevano altra volta riposare sul nudo terreno, non essendovi vestigio di fabbrica.
Il primo sarcofago rotto in minuti pezzi, non può essere descritto, se non quando verrà ricomposto. Il secondo sarcofago ha due figure di Genii alati sugli spigoli, e due altre verso il mezzo, che sostengono il cartello ansato.
Il campo fra ciascuna coppia di figure è baccellato. Nel cartello è scritto; D M ARTEMTDORI AVG LIB ADLECT A MEMORAA Q_V ANN XVII D XVII VALERIA PHILO GIO FILIO DVL CISSIMO
Il sarcofago è un monumento, a mio credere, di prima importanza, non solo per la mole (m. 2,50 x 1,25 X 1,10), ma per la conservazione, per l’arte con cui è lavorato di altissimo rilievo, e per la rarità del soggetto, che rappresenta la uccisione del Minotauro per mano di Teseo. La scena è distribuita su tre lati del sarcofago, e comprende tre quadri: la partenza dell’eroe: la navigazione verso la Creta: e l’uccisione del mostro. Sono in tutto 20 figure, grandi due terzi del vero, e ben conservate.
Presso il gruppo di sepolcri fin qui descritto, sono stati raccolti nel nudo terreno alcuni pezzi di vasi di bucchero, ed una lucerna col bollo Q MINICI. Si trovarono inoltre: a) mezzo sarcofago di terracotta, alto m. 0,23, lungo m. 0,88, con ornato di colonnine e di face. Nel mezzo, due tigri che si dissetano ad un vaso ansato; b) sepolero a capanna, lungo m. 2,00, composto di quattro coppie di tegoloni. Conteneva ossami ed una lucerna di argilla rossa finissima. Il sepolero comunicava col soprassuolo per mezzo di un tubo di terracotta, lungo m, 1,80; c) alcuni cocci di vasellame etrusco. d) porzione di un fabbricato rustico, con grandi dolî disposti in quincunce »
Rodolfo Lanciani.
Nella villa del sig. cav. Cesare Bertone, posta ira la via Salaria e la Piuciana, dirimpetto alla villa Albani, scavandosi il suolo per la costruzione di un muro di sostegno, alla profondità di m. 2,30, ed alla distanza di m. 30 dal margine della strada, è stato scoperto un grandioso mausoleo rotondo. Se ne è riconosciuio primieramente il basamento a bugna di travertino, con cornicione coi dentelli intagliati, e rimessa a luce l'iscrizione che fronteggiava la pubblica via. A questa grande iscrizione manca soltanto la cornice superiore: la lunghezza, da listello a listello delle cornici laterali, è di m. 5,1.5: l'altezza delle lettere nella prima linea è di m. 0,22, nella seconda di m. 0,15, nella terza di m. 0.21. Iscrizionp e cornici sono intagliate in blocchi enormi di marmo.
M LVClLIVS M F SCAT PAETVS TRIB mlLIT PRAF FABR PRAEF EQVIT LVCILIA M F POLLA SONOR
Le lettere, di forma squisita, conservano tracce di minio.
Proseguito il disterro si è riconosciuto, che il mausoleo ha un diametro di 34 metri, senza la cornice di basamento, e di m. 34,91 compresa la cornice; che il mausoleo consta (probabilmente) del solo basamento rotondo, cui era sovrapposto un cono di terra, alto circa 1 7 metri dalla cornice di coronamento dello stilobate. Infatti nell'interno dell'anello di fabbrica non si è trovata traccia di cella sepolcrale, ma solo terra pura; finalmente che il basamento consta di. un zoccolo, e di im cilindro bugnato con cornice di coronamento. Le bugne di travertino sono alte due piedi romani, cioè 59 centimetri: sono lunghe alternativamente m. 0,60 e m. 1,72. Il canaletto che le divide è largo 3 centimetri. La cornice contiene 10 modanature, ma soltanto il dentello è intagliato.
È intenzione del proprietario di sterare tutta la zona che circonda il mausoleo, rendendala permanentemente accessibile al pubblico.
Rodolfo Lanciani
A circa 300 m. fuori della porta Salaria, sul lato aiuistro, noi terreni gih del cav. Bertone, in suolo di scarico, ed all' altezza di ni. 1,00 sopra il piano della Salaria moderna, sono stati ritrovati i monumenti che seguono. Urna cineraria marmorea, alta 0,30 X 0,27 x 0.25, con l'epigrafe: D M P AELIO CRIS PO MIL COH VII PR ATTICI IS TIPEN XXI VANXI MEM EX MERE M AVR SALLV HER CONT BEN MER POS VII
Sarcofago marm. di m. 1,15 X 0,40 X 0,33. Nel battente del coperchio fasti giato con antefisse in sull'orlo, sono incise le lettere: PETRO LILLVTI PAVLO
Nella fronte baccellata. clipeo con il mezzo busto della defunta, e sotto cartello ansato con la leggenda : PVBLIAE AILIAE PROBAE FILIAE
Lastra marm. scorniciata, di 0,42 X 0,8G D M M IVLIVS M F NEVIANVS PACE IVLIA MIL COH V PR CAVI MILITAVIT ANNIS XVI VIXIT ANNIS XXXV
Sarcofago lungo m. 1,63 alto 0,43, largo m, 0,41. Nel mezzo della fronte baccellata clipeo col busto del defunto, e sotto due cornucopie decussate. Sugli spigoli, Genii alati con le faci all' ingiù. Nei fianchi o testate, figure di grifo. Sul battente del coperchio fastigiato ed orlato d'antefisse: HELLENIO OPTATINO EK R FILIO KARISSIMO CLODIA PLAVTIA MATER ET AELIVS VICTOR FRATRI DVLCISSIMO
Rodolfo Lanciani
Nel terreno in corso di fabbricazione, a sinistra di chi esce la porta Salaria, è stato scoperto un sepolcro del secolo IV, composto di una cassa di muro (opera massenziana a tufi e mattoni) con fondo di tegoloni, e copertura alla cappuccina. È lungo m. 2,00, largo m. 0,46. Esaminato sotto i miei occhi, si è riconosciuto ritenere lo scheletro di un uomo d'età matura, ed un orciuolo di rozza fattura. Il fondo del sepolcro trovasi ad un metro sopra il piano della odierna Salaria.
La congettura che il mausoleo sia stato sepolto fino dal secondo secolo dell'impero, ha ricevuto piena conferma in seguito della scoperta di un colombaio, addossato al mausoleo a sinistra della grande iscrizione. 11 colombaio è tutto a nicchie e loculi, con gii ossuari fittili in buon ordine, e con gii intonachi dipinti a cinabro. Non posso darne la descrizione, perchè lo scavo è appena in sull' incominciare. Una sola pignatta è stata esaminata perchè fuori di posto, e vi si è trovato un orecchino d'oro con perla, di mezzo alle ceneri.
Rodolfo Lanciani
Scoperta di un Frammento d'iscrizione contenente la lex horreorum.
La Commissione archeologica comunale ha fatto acquisto di una lastra di marmo, lunga m. 0,96 alta m. 0,87, rotta in minuti frammenti, nella fronte della quale era incisa una iscrizione, o meglio la metà di una iscrizione, di molta importanza, mentre nella parte posteriore si veggono segnate a contorno due impronte di piedi.
Questo notevole documento è stato certamente scoperto nelle fondamenta di una casa fuori della porta Salaria, sul lato sinistro della strada: ma è probabile che, al pari di tanti altri marmi istorici urbani, abbia lungamente viaggiato, e che la sua origine debba ricercarsi nella zona delle Horrea cistiberine della regione XIIL.
Rodolfo Lanciani
Il cav. Bertone ha posto mano al disterro completo del mausoleo di Lucilio; ma stante la grande altezza del terrapieno, il lavoro procede lentamente. Circa la quarta parte della periferia del sepolcro è oggi visibile: è stato anche lasciato in piedi, e molto opportunamente, ‘uno dei colombai fabbricati nel secondo secolo a ridosso ed a contatto del monumento; la risega della fondazione di questo colombaio, sta all altezza di circa due metri sul piano del mausoleo.
Rodolfo Lanciani.
Nel terreno Bertone, scavandosi dietro il mausoleo di Lucilia Polla, si è trovata una parete di sepolcro di opera reticolata, nel mezzo della quale sta murata la seguente iscrizione in lastra marmorea:
D M PRIVATOS P FLA VI GAMI’ VERN ANTEROS PATER ET THREPTE MATER PIISSIM FIL VIX ANN II MENS VII
Queste altre iscrizioni stavano disperse nel terrapieno :
D M T ATTIVS T F COL DECIMVS ATTIAE TRHEPTE LIB PIENTISSIMAE ET ATTIAE HEDONE ET SIBI ET SVIS POSTERISQ EORUM
D M IVLIAE PRIMIGENIAE L AIVS ANICETVS CO IVGI DE SE B M FEC CVM QVA VIXIT ANNIS L
Sotto l iscrizione di Privatus vedesi scavato nella parete un loculetto irregolare pel cadavere di un fanciullo. Lo scheletro aveva attorno al collo una collana magica. Altra collana simile è stata rinvenuta a breve distanza, attorno al collo di un secondo scheletrino. Sono oggetti singolarissimi e per la materia e per la varietà appena credibile dei tipi.
Come materia ho contato l'osso, l'avorio, il cristallo di monte, l'onice, il diaspro, l'ametista, l'ambra, la pietra di paragone, il metallo, il vetro, la pasta, lo smalto, etc. In quanto ai tipi ho notato elefanti, campanelli, colombi, zampogne, lepri, coltelli, conigli, pugnali, sorci, una figurina della Fortuna, polipi, braccia umane, falli, martelli, timoni di nave, globuli, fusaiuole, esaedri, pani decussati, denti di cignale e così di seguito.
Dietro il mausoleo predetto è stata ritrovata una seconda lapide, murata ed impiombata contro una parete di reticolato:
D M TI GLAVD LODI OLED La LECIDA NICE CONIVGI CA RISSIMO ET DE SE BENEMER CVM QVANXVIQOVA XXXV
Rodolfo Lanciani.
Il cav. Cesare Bertone, avendo proseguito lo scavo del mausoleo di Lucilia Polla, fino alla estremità del diametro, dal lato opposto della grande iscrizione ha trovato l'ingresso all'ipogeo sepolcrale e l'ipogeo stesso, ma sotto circostanze speciali ed inaspettate. Sembra che, dopo il ricoprimento arti ficiale dell’ intero mausoleo, avvenuto, come si è detto altra volta, circa la metà del secondo secolo dell'impero, l'ingresso della cripta, nella quale riposavano le ceneri dei Lucilî, sia stato accidentalmente scoperto dai Cristiani, i quali trasformarono quel sotterraneo in una catacomba, riducendo ad arcosolî i tre recessi della cella di mezzo, e tagliando loculi nelle pareti dell’ambulacro.
Anche più strano è il fatto della profanazione e manomissione del cristiano cimiterio, avvenuta non si sa bene in quale epoca; in seguito della quale violazione le ossa e gli scheletri furono tratti fuori dagli avelli, e gettati alla rinfusa sul pavimento. Furono trovate nell'ambulacro alcune lapidi, che nulla hanno che fare col luogo della scoperta.
a) Stele marmorea, con protome virile nel timpanetto: D M M VARSILIO MAR TIAEIS:VERSEX COH III PR VARSILIA STACTE PATRONO IDEM CONIVGI B M FEC CVM QVA VIX AN XVI
b) frammento di lastra marmorea: TVENDAE HERACLIDES VICARIS SVIS FECIT
c) urnetta cineraria, con eleganti ornati di bassorilievo, e cartellino con la leggenda: D M L CAECILIO LASPANO P F F
Rodolfo Lanciani
Sul fianco destro della Salaria, nei terreni della Banca Tiberina, che si estendono fra la vigna già Carcano e la villa Albani, è stato scoperto un muro tutto infarcito di scaglioni marmorei. Vi si distinguono gli avanzi di un grande piedistallo scolpito di bassorilievo, frammenti di figure diverse, ed una testa virile colossale marmorea di buono stile e di ottima conservazione.
Rodolfo Lanciani
Nei terreni della Società dell'Esquilino, a sinistra della via Salaria moderna, ed a circa 60 metri di distanza dalla terza torre del recinto urbano, sono stati scoperti gli avanzi di un grandioso sepolcro, costruito a parallelepipedi di tufa con sovrapposti lastroni di peperino. Aveva la fronte curvilinea; e sorgeva sul margine sinistro dell'antica via Salaria, della quale si sono trovati i selcioni, fuori di posto, presso il monumento predetto. Dell'iscrizione incisa su grandi blocchi di marmo (lunghezza totale m. 1,65; altezza m. 0,65), e rotta fino da antico in molti pezzi, sono stati recuperati quasi tutti i frammenti.
Di fianco al descritto monumento di M. Giunio Menandro, si è incominciato a sterrare un altro grandioso sepolcro d'età repubblicana, posto egualmente sul margine sinistro dell'antica Salaria. È di forma rettangolare, e si compone di grandi massi di peperino regolarmente squadrati: il basamento è scorniciato. Addosso al lato sinistro, che è il solo finora scoperto, si sono trovati muri laterizi del terzo secolo.
Continuandosi poi gli sterri del vasto sepolcreto fra la via Salaria e la Pinciana, è stata scoperta una stanza sepolcrale, che conserva soltanto una piccola parte dell'antico pavimento decorato di musaico a colori. Vi si vede rappresentato un vaso con tralci di vite, ed un uomo che salito sopra una scala, è intento a raccogliere i grappoli delle uve.
Giuseppe Gatti
Nei terreni del cav. Bertone sulla sinistra della via Salaria, presso il monumento di Lucilia Polla, si è rinvenuto questo frammento d' epigrafe sepolcrale in marmo: TI FECIT EIONIVS RYTHMVS AN XXX
Giuseppe Gatti e Luigi Borsari.
Altre iscrizioni sono tornate in luce dal sepolereto fra la via Salaria e la Pinciana.
Giuseppe Gatti e Luigi Borsari.
Altre lapidi inscritte, che qui si riproducono sugli apografi del prof. Gatti, sono ritornate in luce dagli sterri, che si eseguiscono per conto della Società dell'Esquilino, nell'area del vasto gruppo di sepolcri fra la via Salaria e la Pinciana.
I lavori di sterro, che la Società dell’Esquilino viene continuando nei terreni fra la via Salaria e la Pinciana, hanno rimesso all'aperto un'altra stanza di colombari, faciente parte del vasto gruppo altre volte descritto (cf. Notizie 1886, p. 328, 364, 420, 454; 1887, p. 21, 74, 118).
È larga e lunga circa 3 metri: le pareti, nelle quali sono incavati i loculi, conservano qua e là sullo stucco qualche traccia di pittura decorativa. Fra le terre sono stati raccolti: un frammento di olla vitrea, un altro di ossuario in alabastro, molti unguentarii in vetro e in terracotta, e un gran numero di lucerne fittili, di varia forma, ma tutte comuni e monolicni.
Una di esse presenta sul piatto in rilievo il busto del Sole radiato; un’ altra, di terra assai fina, ha scolpiti due delfini; in una terza, che porta impresso al di sotto il sigillo del fabbricante EROTIS, si vede la figura consueta della Fortuna col governale nella d. e il cornucopia nella sin.; in altre semplici si leggono i bolli di fabbrica BASSA L CAESAE.
Parecchi colombari di questa stanza conservano tuttora al loro posto titoletti di marmo, anepigrafi. Le iscrizioni recuperate nello scavo sono state trascritte dal ch. prof. Gatti.
Dal medesimo colombario è stato tratto in luce un piccolo sarcofago di marmo, lungo m. 0,87, largo m. 0,35, alto m. 0,30. Per mezzo di una lastra mobile, di marmo, fu diviso in modo da formare due ossuari. Sulla metà destra della fronte, che corrisponde ad uno degli ossuari, è scolpito in bassorilievo un uomo seminudo, giacente sul letto tricliniare, con la destra levata in alto, e la patera nella sinistra. Dinanzi a lui è la mensa tripode; e in un piccolo cartello ricavato fra la linea media del sarcofago e il piede del tripode, si legge l'iscrizione:
C HELVIVS APRONIVS HIC-SITVS VIXIT ANNIS LXXXII FECIT SIBI POSTE RISQVE SVIS
Sulla fronte opposta del monumento, e nella parte corrispondente all’altro ossuario fu incominciata a scolpire una simile rappresentanza; essendovi abbozzata la figura di una donna seduta sul letto, ed avente dinanzi a sè la consueta mensa tripode.
In altri movimenti di terra, che sono stati fatti in diversa parte del medesimo fondo, ma sempre entro l’area dell’antico sepolereto, si sono rinvenuti questi due altri monumenti epigrafici.
Continuandosi gli sterri nei terreni della Società dell'Esquilino, fuori di porta Salaria, sono stati trovati altri avanzi di antichi sepolcri; dai quali provengono le diverse iscrizioni, trscritte dal prof. G. Gatti.
Via Salaria. Nuove scoperte di celle sepolcrali sono avvenute nel proseguire gli sterri fra la via Salaria e la Pinciana, nei terreni appartenenti alla Società dell'Esquilino.
Le tombe si trovano generalmente già frugate da antico; e delle iscrizioni appena qualcuna ne è conservata al posto.
Niun oggetto notevole è stato rimesso in luce, ad eccezione di un grande vaso cinerario in marmo, assai ben conservato, munito del suo coperchio, e tuttora ripieno di ceneri ed ossa combuste.
Le iscrizioni raccolte in questi ultimi movimenti di terra sono le seguenti, trascritte dal ch. prof. G. Gatti.
I movimenti di terra per l'apertura di strade e per la costruzione di nuovi edifici nel terreno della Società dell'Esquilino, rimettono continuamente in luce avanzi di colombari e lapidi iscritte ad essi appartenenti. Da una di tali stanze sepolcrali provengono i seguenti cippi di travertino, che ricordano servi e liberti della famiglia di Ottavia, sorella di Augusto.
E vi sono specialmente nominati: due servi di C. Ottavio (n. 669, 670); un liberto e sei servi di Ottavia (n. 675-677, 681-684); un liberto ed un servo di M. Claudio Marcello, figlio nato dal primo matri- monio di lei (n. 671, 679); un servo di Marcella, parimenti sua figlia (n. 668); quattro servi di M. Antonio, secondo marito di Ottavia (n. 672, 674, 678, 685); un servo di Antonia minore, loro figlia, e moglie di Druso (n. 673).
I movimenti di terra praticati nei terreni della Società dell'Esquilino, fra la via Salaria e la Pinciana, hanno restituito in luce nuovi avanzi di sepolcri, consistenti in piccole stanze in reticolato od in laterizio, con loculi incavati nelle pareti. Fra le terre sono state raccolte diverse iscrizioni.
Gli sterri, che si vengono continuando nell'area occupata anticamente da quel vasto gruppo di sepolcri, fra la via Salaria e la Pinciana, del quale più volte si è detto nelle Mozisie, hanno fatto recuperare queste altre iscrizioni, copiate dal prof. G. Gatti.
Nei terreni della Società dell'Esquilino, fra la porta Pinciana e la Salaria, è stato rimesso all'aperto un piccolo colombario benissimo conservato, ma già frugato in altri tempi e spogliato della funebre suppellettile. È costruito in buon laterizio, rivestito di stucco.
La parete di fondo ha una piccola abside semicircolare, nella quale si aprono tre piccole nicchie, ove probabilmente erano state collocate urne cinerarie in marmo. Nella parete di contro è ricavato una specie di podio, sul quale dovea poggiare un piccolo sarcofago : tre nicchiette stanno al di sopra, destinate a vasi ossuarii od anche a piccoli busti o statuette.
Le due pareti laterali contengono i loculi per le olle, in due ordini: a sin. sono tre loculi in ciascuna fila; due a dr., essendo occupato il rimanente della parete dalla piccola scala che discendeva all’ipogeo. Ogni loculo ha due olle di terracotta ; e sotto ciascuno di essi è dipinta in color.bianco una tabella ansata, su cui avrebbero dovuto leggersi i nomi dei morti quivi deposti. Niuna però di coteste tabelle presenta la minima traccia di scrittura.
Nello sterro si ritrovò una straordinaria quantita di ossami; che certamente fu accumulata in quel luogo, quando vennero espilati questo ed altri sepoleri vicini, vuotandone le olle. Fra la terra si rinvennero circa 80 lucerne, di forme communi; una delle quali porta il bollo CAE MERC; un'altra GABINIA; ed una terza ha graffite sul fondo esterno le sigle IVV VII.
Il pavimento della descritta stanza sepolerale è a musaico bianco e nero, a semplici fasce e riquadrature. Sopra questo movimento sorgeva un altro simile colombario, del quale restano soltanto poche olle, dell'ordine più prossimo al pavimento.
Provengono poi dai vari movimenti di terra nell’area medesima, i seguenti titoli sepolcrali copiati dal prof. G. Gatti (cfr. Notizie 1887, p. 375).
Nel fare i cavi necessari per la fondazione di un nuovo casamento di proprietà del sig. Niccolò Fandozzi, nei terreni ceduti dalla Società dell’Esquilino fra le vie Salaria e Pinciana, e propriamente nel tratto più vicino alla via Pinciana, quasi di fronte al cancello della villa Borghese, si sono incontrati molti altri sepolcri spettanti al vasto gruppo, di cui più volte è stato riferito nelle notizie del passato e del corrente anno. Malauguratamente le escavazioni, eseguite col sistema dei pozzi per i piloni delle fondamenta, hanno fatto riconoscere una parte asaai scarsa dei monumenti sepolcrali; e si sono potuti ricuperare soltanto quei pochi oggetti, che cadevano entro spazi così limitati.
Da uno di cotesti cavi è tornata in luce una cassa di piombo, che giaceva sul pavimento di una cella sepolcrale. È munita del suo coperchio, parimenti in lastra di piombo: misura m. 0,95 di lunghèzza, m. 0,24 di altezza, e m. 0,30 di larghezza. Vi era racchiuso lo scheletro di un fanciullo, senza verun oggetto di funebre suppellettile. Fra le terre si sono raccolti due pezzi di mattoni, che recano impresso a belle e nitide lettere il bollo semicircolare (Marini 937): ISMARI DOMITI. Ismaro fu servo di Domizio Afro: ed essendo questi morto nell’anno 59, ne risulta che il riferito bollo ficulino è anteriore a tale età (v. Dressel, Ziegelstempel der Gens Domitia p. 21).
Continuandosi la fondazione di muovi fabbricati nei terreni della Società dell'Esquilino, fra le vie Pinciana e Salaria (cfr. Notizie 1887, p. 558), nei pozzi per i piloni dei fondamenti sono state riconosciute numerose celle sepolcrali, che sembrano quasi del tutto inesplorate. Negli sterri sono state recuperate le seguenti iscrizioni, copiate dal prof. G. Gatti.
Continuandosi i cavi per le fondazioni di nuovi casamenti, nell’area più volte descritta, fra le vie Pinciana e Salaria, sono stati riconosciuti altri sepoleri del primo secolo; ma attesa la natura dei lavori, non si sono potuti esplorare.
Sono stati estratti dai pozzi alcuni frammenti di cornici laterizie, ed una scultura in marmo bianco, rappresentante un vitello coricato in terra. Il simulacro conserva la propria base, ed è intiero, eccetto alcuni piccoli danni sofferti nell’estremità della testa.
Dai medesimi cavi provengono iscrizioni, copiate dal prof. G. Gatti.
Per alcuni piccoli movimenti di terra nell'area spettante all'impresa dell'Esquilino, fra la via Salaria e la Pinciana, donde sono tornati in luce numerosissimi sepoleri dell'ultimo periodo repubblicano e dei primi tempi dell'impero, si sono rinvenute queste altre iscrizioni sepolcrali, copiate dal prof. G. Gatti.
Nei lavori per la sistemazione del piazzale esterno della porta Salaria, si sono incontrati, a destra della via, alcuni informi avanzi di antichi sepoleri; ‘e fra le terre sono state raccolte le due iscrizioni che seguono.
Stele di marmo, alta m. 1,00, larga m. 0,30: CALPVRNIAE RESTITVTAE PIISSIMAE MATRI VENERIA FEC
Lastra di marmo, mancante della parte inferiore: DIIS MANIBVS TREBELLIAE ELPIDI FECERVNT MYRTALE VENERIA ET SEVERA PATRONAE-BENE MER
Giuseppe Gatti.
Spianandosi il terreno per sistemare il piazzale esterno della porta Salaria, si è trovato a destra della strada un piccolo gruppo di antichi sepoleri. Un monumento di forma circolare era intieramente devastato, e ridotto al solo nucleo della costruzione. Di altre camere sepolcrali rimanevano pochi avanzi, di muri laterizi e reticolati.
Si raccolsero fra le terre tre balsamari di vetro, ed i seguenti monumenti epigrafici: a) Lastra di marmo: DIIS MANIB DIO VIXIT ANNIS VIII MENS III DIEB VI DIVS PATER FILIO; b) Grande cippo di marmo: corona D M C POMPONIO HERACONI DVLCISSIMO M VLPIVS HERA ET VALERIA SA TORNINA PA RENTES HARCH sîc TECTO EABRO NABALI OPTVMO VIXIT ANNOS XXV (nave); c) Stele di travertino, terminata a semicerchio: Q VERANIO ELEVTERO A POSTERISQVE EIVS; d) Sepolcro costruito in mattoni, a forma di tronco di colonna, sagomata nell'imoscapo.
Racchiude nell'interno un vaso di terracotta, con le ceneri della defunta: nel centro del piano superiore è murata una piccola lastra di marmo, concava nel mezzo, con i fori per le libazioni. Un titoletto murato sul davanti del singolare monumento, reca il nome: D M VALERIAE FESTAE
Presso gli avanzi dei sepolcri sopra descritti, si è rinvenuto un grande cippo marmoreo votivo con fastigio, ove è rilevata un’aquila ad ali spiegate. L'iscrizione dice: HERCVLI PRIMIGENIO SACRVM C PETRONIVS C F VEL PAETVS F
Giuseppe Gatti.
La società delle ferrovie meridionali ha espropriato dal sig. Giovanni Rotti una parte considerevole del monte di Villa Spada, fra i chilometri 11,893 e 13,000 della linea Roma-Orte, allo scopo di demolirlo e di impiegarne i materiali, nello ampliamento dell'area per la nuova stazione della Serpentara. Appena incominciati i disterri (ch. 12,010), si è scoperto il pavimento di una sala, formata da lastre di marmo lunghe m. 1,80, larghe m. 0,59.
L'aula è addossata alla rupe, di maniera che la parete di fondo è costituita dalla rupe stessa, tagliata a picco, e cementata; ma la parete opposta, quella che guarda la valle del Tevere, era decorata da un arco serliano, formato da due pilastri e due colonne.
Sono stati ricuperati: le due basi dei pilastri di m. 0,62: un capitello dei medesimi, intagliato a foglie di acanto: ed una base attica delle colonne, di buon lavoro, e larga nel diametro m. 0,58. Abbondano poi frammenti di ogni maniera, cornici dello zoccolo, soglie, architravi, stipiti ecc. tutti di marmo bianco, e tutti già mossi di posto, prima del mio arrivo.
Sul pavimento giaceva capovolto un cippo marmoreo scorniciato, di m. 0.90X0,70 X0,60, danneggiato nella parte più alta. Vi si legge a lettere di ottima forma, la dedicazione:
M AVREL CAESARI IMP CAES T AELI HADRIANI ANTONINI AVG PII PONTIF MAX TRIB POT III COS III P P FILIO SANTVS FIDENATIVM
Circa duecento metri a monte del sito della Curia fidenate, che tale io suppongo essere l'aula sopradescritta, si incomincia a scoprire: un sepolcreto del secolo III incipiente, composto di loculi coperti a capanna. Io ne ho visto scoprire un solo. I tegoloni della copertura sono tutti freschi di fornace, ed improntati col noto sigillo: A ARISTI MENANDRI DOLIAREM V Q F. Vi è pure un altro segno in forma di V segnato sui medesimi col dito, quando l'impasto era ancor molle. In capo al loculo sta confitta nel suolo una lastra di marmo, centinata, alta m. 0,50, larga m. 0,23. L'iscrizione è del seguente tenore:
D M LIBICNSROV ANNIS -XVMATER: AN TONIA F SVO B M F
Rodolfo Lanciani.
Cento metri circa più a monte, alle falde della collina su cui s'innalza la già villa Spada, oggi di proprietà Rotti, nel piantarsi un altro palo por sorreggere i fili telegrafici, gli operai si sono imbattuti nella volta di un sepolcro, che fu tosto esplorato per cura del Ministero.
La tomba consiste in una cameretta rettangolare, di m. 3,30X2,72, coperta a volta, e con piano a mosaico grossolano bianco e nero, a disegni geometrici. Nella parete di fondo, di discreta cortina, si apre una porticina di m. 0,91X0,72, con architrave, stipiti e soglia in travertino, sormontata da timpano laterizio, rivestito di stucco bianco, sostenuto da due mezze colonnine pure di mattoni intonacati. Sull'architrave è incisa la seguente iscrizione:
TI APRONIO APOLLONI F FAB APOLLONIOHIC SEPVLTVS EST
La porticina metteva in un piccolo vano, capace appena di contenere un sarcofago di misura ordinaria; ed approfondito lo scavo, se ne rinvenne infatti uno in peperino, di m. 1,65 X 0,56 X 0,45, privo di ornati ed anepigrafe. Nei due lati della tomba erano incavati due vani, contenenti ognuno un sarcofago di peperino, identico a quello ora descritto. I coperchi erano spezzati e fuori posto, segno evidente che la tomba era stata precedentemente rovistata. Di oggetti si rinvennero solamente un orciuolo fittile, e due lucerne pure fittili senza ornati e bolli di fabbrica. Il sepolero servì per posteriori tumulazioni ; vi si riconobbero quattro tombe con tegoloni alla cappuccina piantate sotto il piano di mosaico. I tegoloni, battentati, non recano bolli. Presso l'ingresso della tomba erano state costruite due tombe per parte, a foggia di loculi, coperti da piccola volta di mattoni, e chiusi da capo e da piedi con grossi tegoloni a doppio battente. La tomba in discorso era orientata con la Salaria, sul cui margine era costruita.
Luigi Borsari
Nel terreno del sig. Adone Fellini, posto sulla sinistra della via Salaria, a m. 100 dalla porta, scavandosi per le fondamenta di una nuova casa, sono stati scoperti, in parte, due antichi mausolei dei quali restano in piedi le sole pareti perimetrali. Il primo, che è il piii vicino alla porta, misura circa 10 metri di fronte, ed 8 metri di lato, ed è costruito con blocchi di tufo, lunghi in media m. 1,20 alti m. 0,59 e squadrati con molta cura. Ne rimangono otto ordini, murati con sottilissimo strato di colla di calce. Il nucleo interno è costruito a sacco con iscaglie di tufo.
Ad 8 metri di distanza si è incominciato a scoprire Io spigolo di un secondo mausoleo costruito, come sembra, nella maniera istessa dell'autecedeute.
Rodolfo Lanciani
A sinistra della porta Salaria facendosi il cavo per continuare la fogna parallela alle mura della città, è stato scoperto un antico sepolcro costruito a grandi massi rettangoli di tufo, con grande cornice sagomata.
Si è rimessa allo scoperto quasi tutta la fronte del medesimo e l'intiero lato sinistro. È di forma rettangolare, costruito con due ordini di parallelepipedi di tufa, ed ha base e cimasa scorniciate. La lunghezza totale della fronte, della quale conservasi soltanto il basamento, mancando tutta la parte superiore destra, misura m. 4,20; quella del fianco è di m. 5,10. L'altezza complessiva del monumento è di m. 1,37.
Nell'ordine superiore dei parallelepipedi costituenti il vivo del sepolcro, è inciso sulla fronte a grandi e profonde lettere (alt, m. 0,18) il nome: Q TERENTILIVS • Q • F • CA e nel lato sinistro, che è intiero, si legge in lettere più sottili (alt. m. 0,145): Q TERENTILIVS • Q • F • CAM • RVFVS.
Continuandosi gli sterri per la fogna fuori delle mura della città, presso la porta Salaria, sono stati ritrovati i seguenti oggetti: Vaso cinerario, di vetro, in forma di olla, rotto in molti pezzi. Due piccole strigili, di bronzo, benissimo conservate: lungh. m. 0,18. Due spilli di osso. Provengono dallo stesso luogo le iscrizioni seguenti:
a) Tronco di colonna, di marmo bianco. lungo m. 0,70, diam. m. 0,45: il titolo trova riscontro nel C. I. L. VI, n. 10255: DIS MANIBVS COLLEGIO AGRIPPIA NO
b) Parte superiore di cippo iu travertino, terminato a semicerchio, alto m. 0,26, largo m. 0,29: L A R R I PHILODESPOTI IN FR P XIIX IN AC P XXI
c) Simile cippo iu travertino, alto m. 0,(Jo, largo m. 0,33: P CATI VS P L CENTIVS IN FR P II IN ACR P I
d) Titoletto di colombario; C MAECENAS C L CAPITO
e) Simile, rotto nella parte destra: C SAL... | DAT... | TERES COCCEIVS...
f) Simile, oblungo: m 0,(30X0,13: T SVLPICIVS I L PHILOCRATES L PLO | ACVTIA C L THALEA PLC
g) Parte superiore di lastra marmorea, alta m. 0,20, larga m. 0,24: D M C VOMANIO FIL ARNlENSI
h) Frammento di grande lastra di travertino: ...SIA | ...FECIT VIRO SV...|... VEIS | LARIO PICTA... | ...CEPHOR AVIA...
i) Lastrina da colombario, di m. 0,2(3 X 0,13: SEX AVIENVS SEX L SECVNDUS VIX A XXXV CONIVX TITIAE
l) Titoletto di colombario, ricavato da un frammento di cornice marmorea: C TETTIENVS C L POTHVS
m) Frammento di lastra di marmo: diS M | EPICTESI CELE...
Negli sterri sul piazzale esterno di porta Salaria sono comparsi in varî punti altri frammenti di muri reticolati, ed è stata scoperta una specie di vasca quadrata, alta m. 0,26 con m. 0,80 per ciascun lato.
Era costruita in laterizio e rivestita di lastre di porta santa, le quali furono tolte a qualche precedente edifizio, siccome dimostrano le loro scorniciature rivolte verso il lato interno della muratura. Fra le terre di scarico sono state raccolte due anfore, di forma comune, alte circa un metro; e sei lucerne fittili, non intiere, tre delle quali hanno rispettivamente impressi i bolli di fabbrica: a) MYRO b) C OPPI RES c) STROBILI
Giuseppe Gatti.
Altri avanzi di muri reticolati, in tufo, sono apparsi nello sterro, di cui altre volte si è riferito, sul piazzale esterno di porta Salaria.
Si rinvennero poi parecchi frammenti d'intonaco dipinto ; un' anfora fittile intiera, alta m. 0,80, e sette lucerne cornimi. Due di queste hanno impresso il bollo FORTIS , un'altra il bollo GABINIA, le rimanenti sono anepigrafi.
In un pezzo di mattone leggesi parte di un bollo circolare, che sembra finora sconosciuto: ILESAGOR
Facendosi un cavo dinanzi al casamento n. 45 in via di porta Salaria, a circa m. 0,50 sotto il piano stradale, si è rinvenuta una base di colonna ed un capitello di marmo, assai guasto.
Giuseppe Gatti.
Facendosi un piccolo cavo per condottura d'acqua fuori di porta Salaria, a sinistra di chi esce dalla città e alla distanza di oltre m. 200 dalla porta, è stato scoperto un tratto dell'antico selciato, per la lunghezza di m. 45. Esso segue l'andamento della via moderna, e trovasi in media a m. 0.45 sotto il piano attuale.
Giuseppe Gatti.
Alla distanza di m. 56 dalla porta Salaria, verso nord, scavandosi per la condottura del gas, si è scoperto l'angolo di un'antica stanza sepolcrale, costruita in reticolato, e con avanzi dei soliti colombarii. Si rinvenne fra la terra una stele di marmo, terminata superiormente a semicerchio, e forata nella parte inferiore per innestarvi un'asse di legno che ne proteggesse l'infissione nel suolo. È alta m. 0,445 e larga m. 0,207. Vi si legge:
D M TRYPENA RECI COIVG I5VOBM APRIOINI
V ANNI XXXX
Fu pure raccolta un'anfora di terracotta, rotta nell'orlo superiore.
Giuseppe Gatti.
Fuori di porta Salaria, ripresa la fabbricazione di un casamento, fra via Adige e via Bacchiglione, nel punto ove fu scoperto nel 1886 un gruppo di colombarî spettanti a liberti della gente Appuleia (cf. Bull. camun., 1884, p. 394), si sono incontrati avanzi di altri monumenti funerarî dell' ultima età repubblicana e dei primi tempi dell'impero, che facevano parte del vastissimo sepolcreto quivi altre volte riconosciuto.
Presso i resti di una camera sepolcrale, costruita in massi squadrati di tufo, i cui lati misurano m. 6,00 X 5,55, si è trovato tuttora infisso al proprio luogo un grande cippo quadrangolare di tufo, alto m. 2,30, largo m. 0,56, e profondo m. 0,48. Nella fronte vi sono incavate due nicchie cinerarie, ed incise le seguenti iscrizioni, che ricordano due liberti del grande Pompeo: CN POMPE | MAGN L SODALI | POMPEIAE | MAGN L LYDE
Sono stati parimente ritrovati nello sterro questi altri monumenti epigrafici:
Cippo rettangolare di travertino, alto m. 0,85 X 0,28 X 0,09: Q ATVBEIVS sic QL HILARGVRIS IN FR P III IN AG P II. Simile, alto m. 0,82 X 0,36 X 0,09: BAEBIANIS
SOTERINIS OSSVA H S S; Simile, alto m. 0,47 X 0,30 X 0,08: ROMA MARCIA Q F SEVNDA sic C; Frammento di lastra marmorea, di m. 0,24 X 0,19: ...S MA... | ...AXIAL... | ...MILIA R... | ...IMA CY... | ...FECIT; Titoletto di colombaio, di m. 0,10 X 0,09: ALLIVS SYNERos; Simile, di m. 0,30 X 0,09: M CARMINIVs EYT...; Simile, di m. 0,14 X 0,11: NICER... TREBON; Simile, di m. 0,12 x 0,05: Q VALERIV...| Q L | CNISMVS; Simile, di m. 0,13 X 0,14: ILIENVS... | ...PHEVS... | ...LIB... | ...ANNIS IX; Simile, di m. 0,06 X 0,09: ...ILAD... | ...OSSID...;Simile, di m. 0,13 X 0,14: ...IVS... | ...VITAR ...|... R...
Si raccolsero pure in gran copia vasetti e balsamarî fittili; alcuni balsamarî di vetro; parecchie lucerne in terracotta, una delle quali col noto bollo CIVNBIT; due tazzette di terra fina rossa; un manico di anfora col bollo POR; un coperchio di ur- netta cineraria quadrata, ornato di timpano ed acroterî, e qualche piccolo frammento di marmi scolpiti. Una tazza aretina, alta m. 0,05, col diam. di m. 0,15, ha nel fondo impresso il bollo: ROGAVS. Un piatto, della stessa fabbrica d' Arezzo, porta il bollo: DOCI MAS
I sepolcri, come fu già riconosciuto negli sterri del 1886, sono tutti orientati
secondo la direzione dell'antica via Salaria, lungo la quale erano costituiti. E di questa antica strada, in prossimità del monumento ricordato in principio, è stato scoperto un tratto lungo circa tre metri, lastricato coi soliti poligoni di selce.
Giuseppe Gatti.
Altri avanzi di antiche camere sepolcrali, parte costruite a blocchi di tufo, e parte in opera reticolata, sono stati scoperti nella costruzione del nuovo convento dei Carmelitani, fuori di porta Salaria. Una di queste stanze conserva il pavimento di mattoncini ad opera spicata, e tracce dei loculi per le olle cinerarie.
Si raccolsero fra la terra i soliti vasetti fittili di varia forma, due balsamarî di vetro, una lucerna rotonda con una pecora in rilievo. Un frammento di lastrina marmorea, di m. 0,15 X 9,17, conserva: d M | ...REA | qua qua E V A XXXX; Si sono pure rinvenuti tre cippi sepolcrali in travertino. Uno di essi, alto m. 0,52 X 0,26 X 0,14, cons iscrizione: QVINCTIA N L ANTI OCHIS ET TV; La frase et tu è la risposta, che la defunta fa al saluto del passeggiero, il quale si presume averle rivolto la consueta acclamazione: ave. Il secondo cippo, di m. 0,29 X 0,22 X 0,09, reca: CORVCA NIA Q L PAS IS M CAM ERIVS M L TEVPILVS; Il terzo, alto m. 0,26 X 0,20 X 0,05, porta il semplice nome: P CASSIDIV L F SCA S
Per i lavori medesimi è stato rimesso all’ aperto un altro tratto selciato della via Salaria vetere, in continuazione di quello, di cui fu detto nelle MNotzzze dello scorso mese (pag. 330). Da ciò si è potuto determinare che l'asse di quell'antica strada, nel punto scoperto, forma un angolo di circa 30° sull'asse del Corso d'Italia, deviando a sinistra.
Giuseppe Gatti.
Nello scavare una cantina nel fabbricato dei Carmelitani Scalzi, al Corso d'Italia, si è rinvenuto un piccolo sarcofago di marmo bianco, col suo coperchio a doppia pendenza, alle cui estremità restano ancora aderenti le grappe di ferro che servirono a chiudere il sarcofago medesimo. Questo è lungo m. 0,70, alto m. 0,25, largo m. 0,80; e sul lato anteriore, tutto liscio, è incisa l'iscrizione funebre: TI CL GRATVS ET LARCIA QVADRATILLA FECERVN FILIO B M Q VIX ANO CIMX D VI
Nel sito medesimo è stata scoperta una parte del lastricato della via Salaria vetere, a poligoni di selce; e ad un metro sotto questo selciato sono stati trovati due pezzi di tubi acquarii in piombo. In uno, assai consunto, restano soltanto le cifre numerali. Nell'altro si legge impresso a lettere rilevate : ...d QMINORVM AVGG NN | ... STATIONIS PATRIM AVG N
Non può supporsi che le due linee si riferiscano a diversi tempi, essende manifesto che furono ottenute nella medesima fusione della lamina di piombo, con la quale fu formato il tubo.
Giuseppe Gatti.
Facendosi un cavo per costruire una fogna sulla via Salaria nuova, in prossimità dell'ingresso alla villa Albani-Torlonia, è stato ritrovato questo titoletto sepolcrale, inciso su lastra marmorea lunga m. 0,40 ed alta m. 0,17: P CORDIVS P L APOLLONIVS SIBI ET SVEIS
Giuseppe Gatti.
Presso la casa religiosa dei Carmelitani Scalzi, al Corso d’Italia, nell'abbassare il terreno per costruirvi la chiesa, sono stati rimessi all'aperto numerosi resti di camere sepolcrali, in forma di colombarî; e sono stati trovati molti cippi e titoli marmorei inscritti, dei quali si darà piena relazione, allorquando lo sterro sarà stato compiuto.
Giuseppe Gatti.
Gli avanzi di antichi colombari, che sono ritornati all'aperto per gli sterri eseguiti nel terreno adiacente alla casa religiosa dei Carmelitani scalzi, al Corso d'Italia (cfr. Notizie 1896, p. 369), formano un gruppo assai insigne di sepolcri degli ultimi tempi repubblicani e del principio dell'impero. Queste celle sepolcrali, di forma quadrilatera, ed addossate l'una all'altra, occupano una superficie di oltre 1500 metri quadrati, e sono disposte su quattro file, separate da tre piccole strade, larghe circa m. 1,50 e parallele all'antica via Salaria.
In generale le stanze si compongono di due piani, l'uno dei quali è sotterraneo. Sono costruite quasi tutte ad opera reticolata di tufo e solo qualcuna è in laterizio, con cortina assai accurata. Le pareti, che conservano molte nicchie semicircolari con le olle cinerarie, in origine erano intonacate e dipinte; ma di questa decorazione restano appena pochi avanzi. In alcune stanze si conserva parte del pavimento, a musaico bianco e nero; e in due di esse è scavato un pozzo circolare, per attinger acqua.
Molte iscrizioni sono state raccolte nel liberare dalla terra i descritti sepoleri. Una sola di esse (n. 15) porta la data consolare dell'anno 4 d. C.; ma i nomi delle famiglie, a cui appartenevano i sepolti, quasi tutti di condizione libertina o servile, manifestamente ci riportano alla fine della repubblica.
Ed allo stesso tempo in circa spetta pure la massima parte delle iscrizioni, rinvenute in grandissima copia nei terreni circostanti (cfr. Bull. comun. 1897, p. 58), dove si svolse il più denso sepolereto romano, che sia mai tornato in luce, e che occupava tutto lo spazio interposto fra la Salaria vetere e la Pinciana.
Vari titoli sepolcrali sono stati recuperati in questi ultimi lavori, e trascritti dal ch. prof. Dante Vaglieri.
Giuseppe Gatti.
Nello sterro dei colombari scoperti nel terreno dei pp. Carmelitani Scalzi, al Corso d'Italia, sono state recuperate le altre iscrizioni sepolerali, che qui seguono (cfr. Notizie 1899, p. 51 sgg.), trascritte dal prof. Dante Vaglieri.
Giuseppe Gatti.
Dall'antico sepolcro posto fra la via Salaria e la Pinciana provengono queste altre iscrizioni, raccolte nel terreno adiacente alla casa religiosa dei Carmelitani scalzi, al Corso d'Italia (cfr. Notizie 1899, p. 78), trascritte dal prof. Dante Vaglieri.
Giuseppe Gatti.
A causa del mancato segnalamento di un treno fermo per un guasto, alle 23:51 presso Castel Giubileo, avviene un grave tamponamento che causa una ventina di vittime e un centinaio di feriti. Il treno tamponato stava trasportando le delegazioni straniere che avevano appena partecipato a Roma al funerale di re Umberto I e alla successiva incoronazione di Vittorio Emanuele III. A seguito dell'evento, la stazione di Castel Giubileo viene ridenominata stazione di Settebagni. Tra le vittime vi fu il senatore barone Giuseppe Baratelli. Altri passeggeri coinvolti furono il Duca d'Oporto, la delegazione turca ed il rappresentante del re del Belgio, che riporta la frattura di entrambe le gambe.
Nel terreno adiacente alla casa dei religiosi Carmelitani, sul Corso d'Italia, si è messo mano a nuovi sterri per la costruzione di una chiesa; e sono tornati in luce avanzi di altre piccole celle sepolcrali, con loculi, costruite per lo più in opera reticolata di tufo, che spettano alla vasta necropoli quivi più volte riconosciuta (cfr. Notizie 1899 p. 51).
Sono stati raccolti fra la terra molti titoletti sepolcrali (le cui iscrizioni, sono copiate diligentemente dal prof. Dante Vaglieri) ed inoltre un cippo marmoreo, con cornice e zoccolo, alto m. 0,76 X 0,46 X 0,30, anepigrafo, che porta scolpiti sui lati il prefericolo e la patera; un vaso cinerario rotondo di marmo bianco, con anse, alto m. 0,22, diam. m. 0,24; un'arca fittile, lunga m. 0,70; quattro anfore, dieci lucerne, cinque balsamarii, parecchi vasetti di varia grandezza e molte olle parimente in terracotta. Una di queste olle, insieme alle ceneri ed al terriccio, conteneva una statuetta fittile, alta m. 0,12, di fattura assai rozza, la quale ha un foro nella sommità del capo; e due altri simili fori veggonsi alle spalle, che forse servivano per innestarvi le braccia.
Sono stati inoltre raccolti fra la terra: alcuni piccoli frammenti di fregi in terracotta; un pezzo di tazza d'alabastro; tre balsamarî di vetro ed otto lucerne, una delle quali, decalicne, è di forma ovale e misura m. 0,18 X 0,08.
Giuseppe Gatti.
Nell'eseguire i cavi per la fondazione di una chiesa adiacente alla casa religiosa dei Carmelitani scalzi, sul Corso d'Italia, alla profondità di m. 8 dal piano stradale, sono stati incontrati alcuni tratti di gallerie scavate nel tufo e spettanti ad un antico cimitero sotterraneo cristiano.
Nelle pareti di questi ambulacri, che in gran parte sono ripieni di terra ed hanno le volte franate, sono incavati i loculi sepolcrali in più ordini sovrapposti uno all'altro.
Parecchi loculi si trovarono tuttora chiusi con tegole e mattoni fittili, su cui era tracciata, a grandi lettere di colore rosso, l'epigrafe sepolcrale.
Alcune delle tegole, che chiudevano i loculi, recano il bollo di fabbrica; e questi bolli, che sono tutti noti (C.I.L. XV, 61. 1194 354. 785), appartengono agli ultimi decennî del primo secolo ed alla prima metà del secolo secondo.
Giuseppe Gatti.
Un cippo sepolcrale in travertino, alto m. 0,75 x 0,27 X 0,15, si è rinvenuto nel terreno dei PP. Carmelitani Scalzi, al Corso d'Italia. Vi si legge l'iscrizione: VIV MEME (sic) OPTATVS O. Se nella voce MEME non ha da riconoscersi un nome proprio della persona che viveva quando fu sepolto Optatus, e che con lui aveva comune il diritto di sepoltura, si potrebbe pensare al sepolcro che lo stesso Optatus, vivente, si era preparato (VIVO MEME); nel qual caso la lettera (obitus) sarebbe stata aggiunta allorquando egli vi fu deposto.
Nella proprietà del sig. Voghera, al Corso d'Italia, sono state trovate le seguenti iscrizioni: 1. Lastra di marmo, opistografa, in tre pezzi, che misura m. 0,27 X 0,24. Da un lato vi si legge: d M SABINEIVS NARCISSVS CALEMERA FILIA FECit PATRi. Dall'altro: ...IVS NILVS ... DIGNAE QVAE ... ANNIS III DIE ... V DEFVNCT... CALIBVS PATER AEFECIT; 2. Lastra di marmo, m. 0,27 X 0,20: DIS MANIBVS POMPEIAE PANNYCIIDI; 3. Frammento di cippo in travertino di m. 0,65 x 0,28: HILAI... IN FR P XII... IN AGR P XII...
Giuseppe Gatti.
Sul Corso d'Italia, nella proprietà Voghera, sono tornate a luce due altre iscrizioni spettanti a sepolcri dell'antica necropoli, che occupava tutta l'area compresa fra le vie Pinciana e Salaria.
La prima è incisa sopra una stele marmorea, alta m. 0,81 X 0,31, terminata superiormente a semicerchio, con antefisse agli angoli, e dice: D S AM PARESIAE MAT PIENTISSIMAE ET PVTIOLANO FILIO EIVS AVI VIEXAECSANNIS XI MENSE VNO DIES XX FECIT AGATHOPVS
L'altra si legge sulla fronte di un'urna rettangolare, in marmo, larga m. 0,53 X 0,34 X 0,26, mancante di quasi tutta la parte destra: D M AVXETVS VIx.... ET ET SATVRNINVs vx... V VMBRICIA RESTItVTA FIL SVIS KARissimis FEC. Nella parte superiore dell'urna sono incavati due loculi circolari, del diametro di m. 0,25 e profondi m. 0,32. 36
Giuseppe Gatti.
Nel rimuovere le terre adiacenti al lato nord della nuova chiesa costruita dai PP. Carmelitani Scalzi sul Corso d'Italia, sono riapparsi altri muri appartenenti agli antichi colombarî, quivi scoperti in gran numero in questi ultimi anni. La maggior parte dei muri sono in opera reticolata di tufo; ed in alcune pareti si conservano ancora le piccole nicchie con le olle contenenti le ossa combuste dei defunti. Oltre vari iscrizioni funerarie, si raccolsero inoltre, fra la terra: un architrave marmoreo, lungo m. 1,47 X 0,50, sul quale è scolpita un'ascia; due balsamarî di terracotta; una lucerna, di tipo comune, col bollo: C CLO SVC
Giuseppe Gatti.
Continuandosi a rimuovere la terra dall'area adiacente alla nuova chiesa dei pp. Carmelitani Scalzi sul Corso d'Italia, sono state rimesse all’aperto, alla sinistra dell'abside della chiesa stessa, due stanze sepolcrali appartenenti all'antica e vasta necropoli, quivi da lungo tempo riconosciuta. Le due camerette, separate da un corridoio largo m. 1,50, sono costruite in opera reticolata di tufo ed internamente intonacate: sull'intonaco resta qualche traccia di pittura.
La prima stanza, di m. 3,55 X 2,30, conserva in tre pareti i loculi con le olle sepolcrali. Sotto uno dei loculi è inserita nell'intonaco un'iscrizione a musaico colorato, chiusa da una cornice a cubetti rossi, larga m. 0,45 ed alta m. 0,19. Il titoletto dice: D M
CLAVDIAE ACTE SCANTIVS TFLES DHORVS COIVGIR M
Alle due estremità del lato nord-est del monumento sono affissi due cippi di travertino, che portano iscrizioni. All'angolo poi sud ovest è parimenti affisso all'esterno un altro cippo di travertino su ci si legge: C SALLVSTIVS FAVSTVS CVRATOR PERPETVVS
Il cippo conteneva precedentemente un'altra iscrizione, che fu abrasa: ad essa appartengono le lettere segnate qui sopra in corsivo. Nel pavimento di questo colombario fu scavata più tardi una tomba, rivestendola di lastre marmoree tolte ad altri monumenti. In uno di tali marmi è inciso il titoletto VINICIA M F SYNHETE.
L'altra stanzetta misura m. 2,35 X 2,32, ed anche in essa sono incavati, in due pareti, i loculi sepolcrali, con le olle. Presso un angolo v'è un gradino, costruito in muratura, che apparteneva alla scala per cui si discendeva al piccolo colombario. Questo gradino fu risarcito in età posteriore, e vi fu adattato un cippo di travertino che in lettere assai antiche porta scritto: Q BRVTIVS PF QVIR V MERCATOR BOVA DE CAMPO HEIC CVBA FRVGI CASTV AMABILI OMINIBVS BRVTIA Q L RVFA PIA PATRONO DVM VIXSIT PLACVIT
Adiacente a questo monumento era un altro sepolcro, del quale però non rimane alcun avanzo di costruzione, ma è indicato da due cippi di travertino, tuttora infissi nel terreno e distanti fra loro m. 1,80. In ambedue si legge: VETTIA P F PRIMA IN FR P VI IN AG P XII
A destra poi dell'abside della chiesa sopra indicata sono stati scoperti tre altri cippi, parimenti in travertino, ed infissi nel terreno sopra la medesima linea. Il primo di essi dice POLLA FLAMINIA IN FRO P XII IN AGR P XVI
Gli altri due, che distano fra loro m. 5,40, erano collocati sugli angoli esterni di un sepolcro, ora totalmente scomparso. Ambedue portano la stessa iscrizione: OCTAVIA P F MACRI IN FR P XIIX IN AGR P XII
Fra la terra sono state raccolte altre epigrafi sepolcrali. Il frammento n. 5 ricorda un magister del collegio funeraticio, composto dei servi e dei liberti di P. Grattio.
Giuseppe Gatti.
Negli sterri pel fabbricato, che si costruisce sull'angolo del Corso d'Italia e via Salaria, sono state raccolte parecchie lucerne fittili, comuni e senza bollo di fabbrica; un fondo di tazza aretina, del diam. di m. 0,06, improntato col sigillo FELIX; ed un frammento di tegola col bollo dell'anno 126, C. I. L. XV, 375.
Giuseppe Gatti.
Sulla linea ferroviaria da Roma ad Orte, rimuovendosi la terra dalla scarpata posta ai piedi della collina di Villa Spada, cioè a circa cento metri oltre il chilometro 12°, si è incontrato un antico monumento sepolcrale che sorgeva sul lato destro della via Salaria. La cella è di forma rettangolare, e costruita in laterizio. Nei due lati adiacenti all'ingresso erano collocati due sarcofagi in peperino; uno dei quali, lungo m. 2,00 X 0,65 X 0,65 e coperto con lastroni di travertino, è stato rimosso ed aperto dagli operai; l'altro è tuttora interrato al proprio luogo. Nella parete di fondo si apre una piccola porta, larga m. 0,73, con stipiti ed architrave di travertino, la quale immette in un altro piccolo vano, coperto a volta e tuttora ricolmo di terra. La porta è ornata di un timpano in opera laterizia intonacata; sull’architrave è incisa in belli caratteri l'iscrizione: TI ATRONIO APOLLONI F FAB APOLLONIO HIC SEPVLTVS EST. Il gentilizio Afrorius è nuovo nell'epigrafia e nell'onomastica latina.
Giuseppe Gatti.
Nelle Notizie 1904 p. 402 fu riferito che sotto la villa Spada, poco oltre il 12° chilometro della ferrovia Roma-Firenze, era stato riconosciuto un antico monumento sepolcrale che, secondo l'epigrafe incisa sull'architrave della porta, appartenne a Tib. Atronio Apollonio. Questo sepolcro è riapparso in seguito a lavori di sistemazione della trincea ferroviaria; ma era stato già veduto e descritto nel 1889, quando si piantarono in quel luogo i pali telegrafici, e poi fu nuovamente interrato (efr. Notizie 1889, p. 110; Bull, comun. 1891, p. 326; Ephem. epigr. VII, n. 1273).
Giuseppe Gatti.
Nel terreno di proprietà Ceci, prossimo allo sbocco del nuovo Corso Pinciano sulla via Salaria, costruendosi il muro di recinto, sì è rinvenuta una tavola marmorea, di m. 0,67 X 0,80, che porta incisa l'iscrizione sepole:
OCTAVIA ARETHVSA NITRATI RITI HICUSTUITAZIENST ELEGANS- CONTVBERNALI SVAE BENE MERENTI FECIT DE :SVO SEXTIA BLANDA SORORI LOCVM DONAVIT
Furono pure raccolti fra la terra tre vasetti fittili di forma comune.
Giuseppe Gatti.
Nei lavori di sterro per l'apertura del nuovo Corso di porta Pinciana, sono state raccolte altre lapidi inscritte, le quali appartennero a sepolcri dell'antica e vasta necropoli, che quivi esisteva nell'ultima età repubblicana e nel primo secolo dell'impero.
Dal primo tratto della nuova strada, più prossimo al Corso d'Italia, provengono diversi cippi in travertino: a) cippo in travertino, alto m. 0,80: AEMILIA M L NICE A AETRI T L SALVI
IN... IN AG P XII; b) simile cippo, alto m. 0,85 X 0,35: A ANNIVS AL ANTEROS IN FR P XIII IN AGRP XXIV; c) simile cippo, alto m. 0,80 X0,30: C ATE... CLARGVRI IN F PVI INAGP XII; d) parte inferiore di cippo in travertino, alto m. 0,80 X 0,30: HILARA CONl IN FR P XII IN AGR PXII; e) stele marmorea, alta m. 0,40X0,20, con fastigio ornato da un festone: D M A GALLIO VRSIONI FEC REIA FESTA CONIVGI SVO BMCVMQVO VIX ANN XXVI SINE VLLA QVERELLA ET SIBI; f) cippo in travertino, alto m. 1,10 x 0,30: Q PITVANIVS Q L CHILO IN FR P XII IN AGR P XVI ET HEREDVM; g) simile cippo, alto m. 0,65 X 0,20: L RVDIONI NICONIS LICINIAEMF IN FRO P XIII IN AGR P XX; h) simile cippo, alto m. 0,80 X 0,22 : TROLIA C (rovesciata) L FAVSTA; i) simile, di m. 0,88 X 0,20: C OP... AV...; l) due frammenti di simili cippi, alti m. 0,75 X 0,35 e m. 0,85 x 0,30: IN FR PXII IN AG P XII, IN FR... IN AGR P...
Nel terreno poi prossimo allo sbocco dello stesso Corso Pinciano sulla via Salaria, è stato trovato un cippo in travertino, rotto nella parte superiore ed alto m. 0,70 X 0,42, sul quale si legge: donis dONATUS aR IMP DOMITIAN AVG GERM TORQ ARMILL PALER OB BELLVM GERMAC (sic) T P I
Il bellum Germa[ni]e(um), in cui il soldato o sottufficiale, che in questa lapide era nominato, meritò i donativi militari, è la spedizione intrapresa da Domiziano contro n i Catti che sì erano ribellati. Di questi popoli l'imperatore stesso riportò trionfo nell'anno 84, avendo allora il titolo onoritico di Germanico.
Giuseppe Gatti.
Completato il nuovo Portale su via Salaria di Villa Savoia.
Continuandosi gli sterri per la sistemazione del villino di proprietà Ceci, non lungi dallo sbocco del Corso Pinciano sulla via Salaria, è stato scoperto il basamento di un grandioso sepolcro costruito in massi squadrati di tufo. Ne restava in piedi soltanto la parte inferiore, terminata con un largo zoccolo sagomato, in travertino, alto m. 0,50. Presso l'angolo nord-est era collocato un grande cippo rettangolare di travertino, alto m. 2,50 X 0,67 X 0,35, su cui leggesi: SEX ABRENVS SEX F POL RVFVS MIL CHOR XI PR VIX ANN XL MILIT AN XIV H S E
Altri quattro cippi sepolcrali, parimenti in travertino, sono stati ritrovati nello
stesso luogo, e portano le seguenti iscrizioni: a) Cippo di m. 0,90 X 0,40: C BRYTTI C L PARMENONIS; b) Simile, di m. 1,40 X 0,30: LIBERTIS et (sic) FANILIAE T AV IENI TIRONIS IN FR PE XV IN AGR PED XVIII; c) Simile, di m. 0,45 X 0,28: C IVLIVS PHILOXENVS; d) Simile, di m. 0,35 X 0,35: L TVTILIVS LL FAVSTVS P S PS (sic) IN P VIII IN P VII (sic)
Si è pure rinvenuto, rotto però inferiormente e mancante delle ultime due righe,
il cippo già edito nel C.I.L. VI, 12364, col nome di una Arrena Sp. f. Seguono altre epigrafi sepolcrali, incise in marmo, raccolte nello stesso terreno in seguito ai varî movimenti di terra: a) Lastra di marmo, di m. 0,35 X 0,20: HERM MEGISTENI CONTVBERNALI SVAE CARISSIMA FECIT TVMVLVM; b) Frammento, di m. 0,15 X 0,13: DIS MAN... | EPIDI FC... | ...VIX AX...; c) Simile, di m. 0,18 X 0,14: d M | ...ERVATE... | ...A R...; d) Simile, di m. 0,12 X 0,10: ...VIXITA... | ...HIC SE...; e) Simile, di m. 0.43 X 0,30: D... | M AV... | GIAN... | VIVV...; f) Simile, di m. 0,17 X 0,09: ...RARIVS... | ...RIDICVLA...; g) Simile, di m. 0,24 X 0,11: MATHoND
Finalmente furono pure ricuperate dieci piccole anfore, alte in media m. 0,50,
tre olle, sei vasetti di varia forma e due lucerne monolicni, in terracotta.
Giuseppe Gatti.
L'Ispettore onorario prof. G. Tomassetti ha riferito al Ministero, che nella tenuta denominata Tor Mancina al 27° chilometro della via Salaria, di proprietà del principe di Piombino, e precisamente sulla collina ove è la riserva detta Ontaneto, facendosi lavori agrarii per la sementa, sono stati scoperti parecchi muri laterizî appartenenti ad antiche stanze od abitazioni campestri. Uno di questi muri è costruito con mattoni speciali di forma quadrata, di m. 0,30 per lato, e grossi m. 0,10.
È stato pure rimesso in luce un pavimento in musaico bianco ordinario; e si sono riconosciute le tracce di una via antica, lastricata in poligoni di pietra calcare, a levante del distrutto edifizio.
Fra la terra sono stati recuperati i seguenti oggetti: Architrave marmoreo scorniciato e decorato con fogliami e fusarole, lungo m. 3,60, rotto in tre pezzi. Vi sì legge in buone lettere, alte m. 0,05 nella prima linea, e m. 0,06 nella seconda: HERCVLI SACRVM P AELIVS HIERON AVG LIB AB ADMISSIOne; Colonna di giallo brecciato, alta m. 3, rotta in tre parti, con imoscapo e sommoscapo. Pilastro di marmo bianco, lungo m. 1,18. Parte inferiore di statua virile tunicata, di lavoro rozzo ed abbozzato; Piccolo piede marmoreo. Testina di Genietto, corrosa dall'acqua. Alcuni aghi crinali, di osso. Condotto di terracotta, del diametro di m. 0,19 con la cornice e m. 0,10 di vuoto: la lunghezza della condottura non può misurarsi, perchè in parte nascosta dalla terra; Frammento di tegola col bollo circolare: OPVS DOL EX PR AVR CAES ET FASA corona). Questo bollo serve a completare il frammento, che ne era finora conosciuto e pubblicato nel C.I.L. XV, 622.
Al prof. Tomassetti sembra poter concludere da tali scoperte, che qui fosse la villa di P. Aelius Hieron, il quale vi dedicò ad Ercole un' edicola, di cui si è trovato l'epistilio marmoreo sopra ricordato. La villa, situata sulla collina, in sito vantaggioso (m. 60), nel territorio dell'antica Ereto e precisamente sopra un antico
diverticolo che dalla via Salaria conduceva a quella città, era sostenuta da sostruzioni laterizie a nicchioni, verso ovest, uno dei quali è tuttora visibile ed è largo m. 1,50.
(L'Architrave marmoreo è ora custodito nel giardino del Casino dell'Aurora di Villa Ludovisi.)
Continuandosi i lavori di sterro per la sistemazione del villino Ceci, nell'ultimo tratto dello stesso Corso Pinciano, e quasi di fronte alla via Tevere, è stato scoperto l'avanzo di un altro colombario, orientato come tutti gli altri che sono tornati in luce nella stessa regione, cioè parallelamente all'asse della Salaria vetere. Consiste di due piccole stanze, costruite in opera reticolata di tufo, le quali hanno una parete comune, e misurano una m. 1,50 X 2,40, l'altra m. 1,53 X 2,40.
La prima di queste celle sepolcrali era priva di loculi; la seconda ne aveva quattro in una parete, e due in altre due pareti. Tutte le nicchie contenevano due olle fittili, con resti di ossa bruciate. Sull'angolo esterno di questo secondo colombario si trovò affisso al muro un cippo di travertino, alto m. 1,20 X 0,44, che reca l'iscrizione: V A COSINIVSA L RODO LIBERTIS ET LIBERTABVS VLICIA EFERE IN FR P XII IN AGR P XVI
A sinistra di questo cippo e distante da esso m. 0,15 se ne rinvenne un peperino, alto m. 0,90 X 0,48, tuttora infisso nel terreno e in parte rotto, e serva: E HODVS M... ARIVS DE VELA... SIBI ET TAMPIAE L L... STRATONICE ET LIBEI... Nei vv. 2- 3 sembra doversi restituire ma(rgarit)arius de Vela(bro). Su di un piccolo frammento di simile cippo in travertino, raccolto fra terra presso lo stessu luogo, restano soltanto le parole: in. fr. p. XVI IN A P XVI
Furono pure recuperati tre frammenti di lastrine marmoree da colombario, che portano le iscrizioni seguenti, incise con belli caratteri dell'età augustea: a) di m. 0,18 x 0,05: LAETILIAE A LI; b) di m. 0,20 x 0,09: Q LVRIVSQ L q lVRIVS Q L; c) di m. 0,20 × 0,15: L SVF ENAS ...FELIX... SVF
Finalmente si rinvennero due sarcofagi fittili, uno dei quali lungo m. 1,80 X 0,41 × 0,67 porta impresso più volte sull'orlo un bollo consistente in una stella a sei raggi, l'altro misura m. 0,45 X 0,24 X 0,20; tredici balsamarî di vetro; tre anfore, sette vasetti di varia forma, e dodici lucerne, quasi tutte frammentarie, in terracotta.
Giuseppe Gatti.
Nei lavori per la costruzione del villino di proprietà dell’ ing. Ceci, al Corso Pinciano, sono stati raccolti fra la terra due altri cippi sepolcrali in tra- vertino, di forma rettangolare. Uno di essi, alto m. 0,90 X 0.35, porta scritto: T APIDIVS T L PHILARCVRVYS HIC SITVS EST IN FR.L'altro, alto m. 0,75 X 0,35, contiene soltanto la misura dell’area sepolcrale: IN FRO P XV IN AG XXVI
Giuseppe Gatti.
Al villino Ceci, attiguo al basamento di sepolcro di tufo scoperto nel giugno 1906 (Notizie 1906, p. 211), è tornato in luce un altro basamento largo m. 2,95, di cui rimane la sola parte inferiore, costituita di uno zoccolo sagomato che aggetta complessivamente m. 0,46.
Tra la terra si sono rinvenute le seguenti iscrizioni: «1 Cippo di travertino (m. 0,26 X 0,28): M FVFICIVS L L STABILIO A AGRILIVS A F PAL FLACCVS; 2. Frammento di lastra marmorea (m. 0,16 X 0,125): CN TVDICIVS C MARIO TREBONIA CN L ZOSIME; 3. Frammento di cippo di travertino (m. 0,25 X 0,18): ... R C A ... IVS D L ... CLEO ... MAI .... XII; 4. id. (m. 0,25 X 0,18): CL EP.... P F VFI...
Inoltre tre anfore , sei vasetti ed una lucerna, con la rappresentanza di un cane di terracotta. e tre lacrimatoi di vetro.
Dante Vaglieri.
Nell'area del villino Fonio e Mariani si è rinvenuto un frammento d'iscrizione in travertino (m. 0,34 X 0,20): MILITAVIT.... VIXIT ANN...
Dante vaglieri.
A via Po già Corso Pinciano nel cavo perimetrale a nord della nuova villa
Ceci, alla profondità di tre metri dal piano di campagna, si è trovato al posto un cippo di travertino (m. 0,92 X 0,31) con l'iscrizione: L LVCRETIVS L L HERMIA IN FRON P XII IN AGRVM P XII
Tra la terra si è rinvenuto pure: una cassa di terracotta (m, 0,22 X0,30); il bollo di mattone C.I.L. XV, 1129; un frammento di terracotta (m. 0,26 X 0,21) su cui si vedono un satiro che pigia uva ed un altro che tiene una cesta piena di uva; una macina (m. 0,52); un frammento di lastra marmorea (m. 0,28 X 0,19) con l'iscrizione: corona ...IO HERMETI ...NO ET FABIAE ...E COLLIBERTA ...FECIT ...FORTVNATVS ...ERISQ EOR ... AP VIII
Dante Vaglieri.
A via Po, nella villa Ceci, prossimo al cippo del pretoriano Sex. Abrenus, pub- blicato nelle Notizie 1906, pag. 212, alla profondità di quattro metri sotto il piano della villa, è stato scoperto al posto un altro cippo di travertino (m. 1,70 X 0,50 X 0,30) con la seguente iscrizione: LAELIVS SEX F SCA MILES COHO IIII PR OL ANNI CORVI VIXIT ANNS XXXIIII MILITAVIT ANNOS XV HIC SIT VS EST
Dante Vaglieri.
In via Tirso nel cantiere del sig. Adriano Adriani si sono scoperti dei cunicoli di catacombe. Quivi furono ricuperati: un mattone col bollo C.I.L. XV, 757 e due lastre marmoree iscritte: 1. (m. 1,33 X 0,49 X 0,07): RS CL ARESCIVS V H QVI VIXIT ANN P M LX ET DIES IIII DEFECIT III IDVS MART A destra è il monogramma di Ares(cius); 2. (m. 0,40 X 0,30 X 0,03): VS ET PROIEC ETD.
Dante Vaglieri.
A villa Albani, negli sterri che si stanno facendo per conto delI'Impresa Fondiaria, a m. 9,50 da via della Fontana è tornata in luce una scala larga m. 1,50, con gradini di travertino (m. 0,32 X 0,30). Alla profondità di m. 5,16, vi è un ingresso, largo m. 1,50, con un arco a cortina a tutto sesto. In un altro cavo si sono scoperti avanzi di una stanza larga tre metri, e quindi suspensurae e un forno con volta a sacco in cattivo stato.
Qui si sono rinvenuti cinque mattoni con bolli: C.I.L., XV, 113a [2 es.], 176, 375, 435 a. Inoltre, facendosi un cavo per una fogna, larga m. 1,60, in vicinanza della fontana circolare, è stato scoperto, alla profondità di due metri sotto il piano della villa, un tratto di antico pavimento a mosaico per una lunghezza complessiva di m. 3.30.
Una grande fascia. costituita di semicerchi disposti a doppie file, una a tasselle nere, l'altra a tasselle bianche, e una greca a tasselle nere, racchiudeva il pavimento. Di questo rimane, alla distanza di m. 1,20 dalla fascia, la parte posteriore di una figura di grandezza quasi naturale e una mano protesa verso la figura medesima.
Verso ovest la grande fascia è limitata da tre gradini in muratura laterizia con intonaco di fine cocciopisto e con gli angoli smussati; il gradino superiore era largo m. 0.40, gli altri due m. 0,30 con un'altezza in media di m. 0,45. Questi gradini mettevano ad un ambiente con pavimento e grandi tesselle bianche.
Dante Vagliri.
Nel fare lo sterro per la costruzione di nuovi fabbricati nell'ex villa Caetani, sull'angolo della via Salaria con il viale della Regina, a poca profondità dal piano di campagna, è stato messo in luce un tratto di circa m. 30 della antica pavimentazione a poligoni di selce della via Salaria, la quale correva in quel punto parallelamente alla via Salaria moderna, a circa m. 20 di distanza da questa.
A m. 50 circa della via Salaria moderna, sempre nella già villa Caetani, è stato messo allo scoperto, per un tratto di m. 14, un muro in opera reticolata, dello spessore di m. 0,50. Esso apparteneva senza dubbio ad una costruzione sulla sinistra della via Salaria, e ne costituiva il muro esterno o perimetrale.
La III edizione del Giro d'Italia di ciclismo. 86 ciclisti concorrenti partono da Ponte Salario diretti verso Firenze.
Si concludono i lavori per la costruzione di Villa Giorgina a Via Salaria, ripresi subito dopo la fine della prima guerra mondiale.
La tenuta di Tor Mancina, al 27° chilometro della via Salaria, viene venduta da S. E. Don Francesco Antonio Boncompagni Ludovisi principe di Piombino e deputato al parlamento italiano all'Istituto Lattifero Agrario e Zootecnico.
Durante gli scavi per la costruzione di una palazzina tra via Livenza e via Po, viene scoperta una struttura ipogea del IV secolo d.C., con pitture e mosaici e con una forma quasi di circo. La costruzione si trovava nel mezzo del sepolcreto Salario, a cinque metri sotto il livello della omonima. Segue la relazione di R. Paribeni:
Nei lavori per le fondazioni delle case tra le vie Po, Livenza e Isonzo, erano apparse alcune tracce di un muro a pianta ellittica costruito a tufelli e mattoni, che, per essere però ridotto in troppo deplorevoli condizioni di conservazione e per la grande profondità alla quale veniva a trovarsi, non fu potuto seguire e porre completamente in luce. Su buona parte dell'edificio, che era da quel muro definito, si lasciò pertanto costruire una nuova casa della Cooperativa « la Fiducia », senza che nei pozzi di fondazione apparissero cose degne di qualche interessamento.
Quando successivamente si iniziarono nuove costruzioni dalla Società edile industriale Felice Visetti, apparvero tratti meno logori di muri, che, grazie ai buoni rilievi presi a suo tempo dal valente nostro topografo sig. E. Gatti, ci avvedemmo essere in relazione con le parti dell'edificio già prima vedute.
Né solo si ebbero scoperte di muri e di scale che discendevano a piani notevolmente inferiori al livello dell'antica Salaria, ma sulla parte più alta di quella scala si rinvennero anche antichi oggetti che qui elenco:
Statua in marmo lunense di donna stante, priva del capo e di parte delle braccia che erano lavorate a parte e inserite. La figura veste tunica manicata, lunga sino a coprire abbondantemente i piedi, e palla che lascia scoperta la parte superiore del torso, ed è tenuta raccolta intomo alla vita dal braccio sinistro, dal quale penzolano gli ampii e lunghi orli. L'elegante disposizione del mantello è più volte replicata nella statuaria antica, La nostra figura è molto probabilmente una statua sepolcrale di donna romana, e non eccede il comune valore di quella scultura di carattere industriale.
Parte di figura muliebre con mantello poggiato a groppo sulla spalla sin. La più importante cosa di questo frammento è la materia nella quale è stato lavorato, che è gesso posto attorno a uno scheletro in muratura (pezzi di mattone e calce).
Profittando pertanto del tratto di intercapedine tra le costruzioni della Cooperativa ola Fiducia» e quelle della Impresa Visetti, si deliberò di compiere una più ampia ricerca, della quale affidai la direzione al sig. Edoardo Gatti con l'aiuto dell'assistente Pietro Mottini e del custode Giuseppe Verduchi. Dello zelo intelligente dei quali ebbi, anche questa volta, grandemente a lodarmi.
L'edificio che venne a rilevarsi ha una pianta quasi circiforme e quasi perfettamente orientata, è lungo ben ventuno metri e largo sette. I muri sono costruiti a filari di piccoli parallelepipedi di tufo che si alternano ogni tanto con un filare di mattoni, una foggia di costruzione che si può generalmente ammettere siasi in Eoma usata con una certa larghezza non prima del sec. Ili d. Cr., e che si fa poi più frequente man mano che si scende verso la fine dell'età classica.
I muri sono conservati per un'altezza massima di m. sette e mezzo, senza che appaiano tracce di copertura ne a volte né con travi. Dal piano della via discendeva, con più rampe, una scala; ne son conservate parte della penultima rampa e tutta l'ultima con sei gradini in travertino larghi m. 1,15. (pedata 0,25 ; alzata 0,30). Sull'arco, che dalla rampa più alta mette al pianerottolo prima dell'ultima rampa, è murata un'iscrizioncella sepolcrale OBELLIVS CHAERIA HERMOGENES FECIT
La scala adduceva a una vasta aula con pavimento a pezzi di lastre di marmo di varie grandezze. In corrispondenza a due pilastri sporgenti in muratura sono due gradini in travertino, larghi quanto tutta l'aula, che attestano come il resto di questa, che noi non abbiamo potuto vedere, era ad un livello alquanto pni alto. Nel tratto scoperto due porte conducevano ad altri ambienti posti a levante della grande aula, e che pure non abbiamo potuto visitare. Anche sulla parete occidentale si era tracciata nel muro una porta che aveva persino l'arco di scarico sopra la piattabanda e due feritoie sopra l'arco. Ma non vi fu mai un vero passaggio, che subito di là dallo spessore del muro la porta è otturata dalla roccia tufacea naturale.
La più importante parte dell'aula sembra sia stata quella che la buona sorte ci ha almeno in parte conservato e permesso di scoprire: cioè il lato breve rettilineo verso settentrione (vedi fig. 4). Si apre in quel lato sotto la penultima rampa di scale, non esattamente sull'asse centrale dell'aula, una nicchia alta m. 1,80, larga 1,14, che poteva pertanto accogliere una statua poco minore del vero.
Con la pittura era simulata piuttosto grossolanamente una rivestitura della nicchia in marmo numidico (giallo con venature di rosso pallido). Nella cuffia della nicchia è rappresentata una fontana con uccelli. Sopra un bacino quadrato è un ricco kaniharos, in mezzo al quale sorge il saliens.
Sull'orlo del vaso, a sinistra, è posato un uccello che volge indietro la testa; a destra si avvicina volando un altro uccello che tende il collo verso l'acqua come per desiderio di bere. A terra sono altri due uccelli simili vicino a piante fiorite. Gli uccelli coloriti in bianco e turchino sembrano essere palombe.
Ai lati della nicchia erano figure dipinte. Nello spazio maggiore, a sinistra di chi guarda, è la figura di Diana, con diadema e corona di lauro, vestita di chitonisco rosso e mantelletto velificante color rosa, con alte calzature da campagna [èvÒQoniófg >, tenendo nella sin. l'arco e in atto di estrarre con la destra una saetta dalla faretra che le è appesa alle spalle.
Ai suoi piedi, da un lato un cervo, dall'altro una cerva in fuga. Nello sfondo paesaggio silvestre con alberi e arbusti. Dall'altra parte della nicchia, in un campo più ristretto è una graziosa figura di Ninfa compagna di Diana, vestita di chitonisco rosso e con diadema aureo tra i capelli, pure con faretra dietro le spalle, che si appoggia con la sinistra a un'asta, e con la destra carezza il muso di un capriuolo.
Nello sfondo sono anche qui alberi. La figura di Diana è alta m. 1,17 ; l'altra della Ninfa m. 1,00. L'una e l'altra ricordano motivi statuarii: l'una in modo quasi perfetto l'Artemide cosi detta di Versailles; l'altra, come reminiscenza più lontana, una qualche figura di Amazzone.
Ancora pertanto ai frequentatori di questo luogo sotterraneo dava diletto o ispirava religioso compiacimento mirare la vergine Artemide saettante i cervi su per i gioghi del Taigeto o dell'Erimanto in mezzo alle sue ninfe, bella ira le belle, così come l'aveva cantata, oltre dieci secoli prima, il divino Omero.
Gettata giù alla brava con rapide pennellate, un po' sovrabbondante di toni rossi nelle vesti e nelle carni, fa l'impressione di una certa volgarità. Piìi interessanti forse che le figure mi pare che siano le impressioni paesistiche, rese con disinvolta bravura e con non comune spigliatezza, a macchie, con una tecnica larga da scenografo, che non siamo molto abituati a vedere nella così scarsa mèsse di antiche pitture rimasteci.
È difficile poter dare con un minor numero di pennellate l'impressione dell'aspetto di un bosco. E l'importanza stessa che lo sfondo paesistico assume, non è in alcun modo comparabile alla modestissima parte che al paesaggio è riservata in quella pittura antica del I sec. dell'Impero, la quale, grazie all'eruzione vesuviana del 79, è l'unica nella quale la nostra documentazione non sia del tutto insufficiente.
Sotto il piano della nicchia, in posizione non centrale, è una piccola feritoia per emissione di acqua che, rimbalzando su una scaletta marmorea, cadeva in un grande vascone. Il vascone, eccentrico anch'esso e obliquo rispetto alla sala, rispetto alla nicchia, e rispetto allo stesso foro di emissione dell'acqua, ha forma rettangolare non molto ampia (m. 2,90 X 1,70) ma notevolmente profonda (m. 2,50).
Le pareti della vasca hanno il consueto intonaco di cocciopesto ; il piano è formato di tegoloni bipedali, due dei quali recano il noto bollo Claudiana col monogramma costantiniano.
Si poteva raggiungere il piano della vasca per mezzo di quattro gradini, irregolari e diversi uno dall'altro per alzata e pedata, il primo dei quali si trovava a m. 1,15 sotto l'orlo. Nel piano del primo gradino sotto l'orlo della vasca erano state messe in opera due stele marmoree iscritte.
La prima iscrizione ricorda un pretoriano, la seconda ne ricorda tre, tutti nativi del municipio di Celeia nella provincia del Regnum Xoricuni, arruolati cioè nelle coorti pretorie, dopo che Settimio Severo ammise in così eletta milizia anche i provinciali. La centuria Piseni della cohors IX è ricordata in un'altra iscrizione di un pretoriano spagnolo, anch'essa di questo stesso sepolcreto Salario (').
L'acqua era mantenuta nella vasca per un'altezza di m. 1,40 perchè solo a m. 1,10 dall'orlo si trova il foro di emissione, con tubo di terracotta che immetteva in un fognolo in muratura ; potevasi però vuotare interamente la vasca, e con molta rapidità, grazie a una grande apertura a saracinesca presso l'angolo N-W, alta m. 2,23, larga 0,35, con spallette di travertino, entro le quali scorreva la lastra di chiusura, probabilmente metallica, ora asportata.
La massa d'acqua contenuta nella vasca, una volta aperta la saracinesca, poteva defluire in un cunicolo arcuato ricavato dalla roccia tufacea, alto m. 1,90, largo 0,70, il cui piano si trovava a circa 30 cm. sotto il piano della vasca.
La vasca era tenuta separata dal resto dell'aula mediante una transenna marmorea fissata entro una soglia di travertino, e trovata in molti frammenti, dei quali taluno ancora al posto. La transenna era interrotta da pilastrini, uno dei quali può essere stato costituito dal cippetto sepolcrale del pretoriano Septimius Valerinus descritto appresso. La scanalatura continua nella soglia esduderebbe però, che la transenna avesse aperture. INel piano tra l'orlo della vasca e il muro a sinistra di chi guarda verso la nicchia, è adoperata nel pavimento un'altra stelo marmorea iscritta.
È da notarsi il ripetersi del nome Obellius, che già avevamo trovato nell'iscrizione posta per le scale.
In corrispondenza coi pilastri a a b si eleva un muro con grande apertura ad arco. La decorazione del muro sopra l'arco e dei muri laterali intomo alla vasca era singolarmente ricca, e sarebbe stata della più alta importanza, se lo stato di conservazione non ne fosse del tutto disperato. Lo zoccolo era decorato di pitture a fresco: la parte superiore con un mosaico tutto a piccole tessere di pasta vitrea, senza tessere di pietra, della più svariata policromia.
Malauguratamente il mosaico era quasi del tutto distrutto, e ai piedi del muro potemmo raccogliere migliaia di tesserine distaccate e cadute a terra, più che altro, per cattiva qualità della malta nella quale erano infisse, che sembra ricca di gesso, e affatto mancante di polvere di marmo.
L'intradosso dell'arco, nella sua parte più bassa (ved. tav. Ili), recava ad affresco la figura di un disco di porfido, contornato da una fascia di marmo bianco, la quale reca tutt'intorno un motivo a onde, pure in finto porfido. Sopra lo zoccolo cominciava, sempre nell'intradosso dell'arco, la decorazione a mosaico con motivo geometrico quasi del tutto caduto.
Nel muro in cui si apre l'arco è rimasta la decorazione dello zoccolo, a sinistra di chi guarda la nicchia. Si vede in esso dipinto a fresco un Amorino nudo, seduto su uno scoglio, col corpo alquanto proteso in avanti, in atto di pescare con la lenza.
Sopra la pittura resta la fascia a mosaico che incorniciava la rappresentazione musiva superiore, e poche tessere del piano sul quale dovevano posare le figure. Lo zoccolo del muro laterale di sinistra reca in pittura una scena marina: un Amorino che nuota, traendo seco pel collo un cigno che apre le ali; un gruppo di tre anitre o germani ferme sugli scogli della riva; un Amorino, ritto in piedi su uno scoglio e col braccio destro levato; una barca con tre Amorini, due seduti, uno in piedi.
Sopra la pittura è ben conservata la fascia ornamentale di mosaico a nastro pieghettato e una piccola parte della scena musiva nella quale purtroppo non altro appare se non la gamba di una figura grande circa un terzo del vero, vestita con abiti talari, in atto di muovere verso sinistra, e le gambe di un'altra figura inginocchiata che sembra voglia attingere acqua da una sorgente che sgorga da una rupe.
I rivoletti d'acqua che cadono dalla roccia sono rappresentati con tessere di color cilestrino chiarissimo, che si ritrovano poi in terra in piccole arenazioni dello stesso colore. Per maggior chiarezza ho pregato il prof. Edoardo Ferretti, i cui acuti e ben educati organi visivi mi sono stati di grande aiuto nel rilevare questo frammento, di segnare i contorni delle figure, difficilissime a rilevarsi nella riproduzione fotografica.
L'atteggiamento di chi si disseta in ginocchio dinanzi a una rupe, e avendo dietro le spalle una figura in piedi, è proprio del gruppo di MosèS. Pietro che fa scaturire acqua dal sasso, gruppo così frequentemente riprodotto nei sarcofagi cristiani; ma la piccola parte conservata del mosaico non mi pare, che ci possa autorizzare ad escludere qualunque possibilità che fosse rappresentata qualche altra scena. Non nello stesso atteggiamento che è comune ai sarcofagi cristiani e a questo mosaico, ma in ogni modo in uno schema simile il gruppo di un uomo in piedi e di uno inginocchiato dinanzi a una rupe è ad esempio in rilievi mitriaci.
La decorazione di quest'aula aveva anche altri elementi che non sappiamo esattamente collocare al loro posto, ma che ci mostrano, quanto fosse stato vivo il desiderio di adornarla in modo brillante.
Tra la terra trovammo infatti non pochi frammenti di una minuscola cornicetta ad ovuli in stucco ricoperto di doratura; trovammo frammenti di lastre di impasto vitreo imitanti l'aspetto di marmi colorati e bastoncelli di pasta vitrea piegati in forma di una esse maiuscola molto allungata, e pure fuori di posto molte mattonelle quadrate e rettangolari (cm. 7X7, oppure 7 X 6, o 7 X 5) di diverse pietre: marmo bianco, bigio, africano, cipollino, portasanta.
Mentre pertanto la costruzione di questo edificio appare irregolare, asimmetrica, fatta in qualche parte con materiale raccogliticcio, la decorazione voleva esser fastosa e in special modo brillante per ricchezza di colori.
Si tagliò il pavimento dell'aula fuori la transenna della vasca, per vedere dove conduceva il tubo di scarico dell'acqua. Si ritrovò un fognolo largo m. 0,30, profondo 0,35, con muretti laterali di rozza costruzione a sacco intonacati di cocciopesto, e che portavano come copertura lastre e frammenti di lastre marmoree, non poche delle quali che qui si elencano: Lastra marmorea rotta in tre pezzi; Tabella marmorea securiclata da colombario; Coperchio marmoreo di urna cineraria, di forma rettangolare anch'esso rinvenuto murato nella copertura del fognolo.
Sul pavimento stesso presso il lato sinistro della vasca per chi guarda verso la nicchia, si rinvenne fuori di posto un cippo funerario ritagliato per essere adoperato ad altro uso, molto probabilmente citè per servire da pilastrino alla transenna (misura m. 0,52 X 0,28 X 0,27). Sulla fronte,tra due colonnine di cui solo una è conservata, appare la figura di un soldato con corta barbula, vestito di tunica e di sagum appuntato sulla spalla destra, col cingulum milHiae terminato con un anello, e balteo da cui pende sul fianco sinistro la spada.
Con la destra si appoggia al pilum che ha, come altre volte si vede, l'asta tornita oppure avvolta da una specie di corda. Sul fianco destro, passato entro la cintura, è un piccolo pezzo di stoffa, ripiegato su sé stesso, come un fazzoletto, e terminato da due punte metalliche a forma di foglie lanceolate. Non so qual nome e quale uso attribuire a questo oggetto ; forse si potrebbe pensare a una specie di flagello. Lo si vede nel sarcofago di Giunio Basso, nelle figure dei soldati che conducono in prigione S. Pietro, e chiarissimamente nella iscrizione di un milite delle coorti urbane dove è rappresentato da solo il cingulum e il gladiti.
l singolare edificio, che col nostro scavo abbiamo in parte rimesso in luce, non pare voglia rivelarci con troppa chiarezza né la sua destinazione, né il tempo in cui fu costruito. Benché esso sorga in mezzo a una fitta area sepolcrale, nulla si é in esso osservato che possa farcelo ritenere un sepolcro. La vastità del salone circiforme, la presenza di altre sale che non abbiamo potuto esplorare, e più di tutto il grande vascone posto in luogo cosi centrale, non mi pare ci consentano di vedervi una dimora di morti. Ma non é meno da rifiutare l'ipotesi di una dimora di vivi o di un luogo nel quale si esercitasse qualche attività commerciale o industriale, o una forma qualunque di azione pratica.
Al concetto di dimora o di bottega si oppone la non lieve profondità sotto il livello stradale ; a quello di magazzino, di cantina, di lavanderia, la sontuosa decorazione. Anche l'idea di un ninfeo con bagno, che avesse potuto far parte di una casa, é da scartare. Chi avrebbe posto la sua dimora nel folto di un'area sepolcrale, e chi avrebbe scelto per bagnarsi un lu( go tanto profondo e tanto umido, e chi avrebbe voluto lungo più di venti metri e largo sette un luogo di cesi assoluta intimità come un bagno particolare? Si osservi, poi, che la vasca era resa quasi inaccessibile da una transenna marmorea che la separava dal resto dell'aula, e che l'altezza del primo gradino sotto il labbro della vasca (m. 1,15) non rendeva possibile una lenta e gradevole immersione, quale può desiderarsi in un comune luogo da bagno.
Respinta pertanto ogni interpretazione, per cosi dire, umana, ci sentiamo ancora una volta trascinati verso il pelago vasto e importuoso dei concetti rituali e sacrali, come per altre scoperte recenti in Roma. Non già che nella Roma imperiale non siasi per infinite ragioni svolta una intensa e svariata vita religiosa; ma temo che forse più spesso del giusto noi invochiamo, a scusare la nostra incomprensione di fenomeni della vita antica, la supernaturalità dei motivi religiosi.
In ogni modo, coloro che avevano fatto costruire ed adornare questo luogo, e che in esso convenivano (l'ampiezza stessa dell'area fa escludere il limitato scopo di una riunione familiare), avevano lasciato rappresentare quasi al posto d'onore delia loro sala di convegno una figura classica dell'Olimpo greco-romano, e attribuivano pare un singolare valore alla profonda vasca d'acqua, chiusa da una transenna e non rispondente, a quanto pare, a scopi pratici.
Dei sepolcri, in mezzo ai quali avevano scelto il luogo per il loro edificio, non si erano mostrati affatto rispettosi ; alcuni edifici sepolcrali avevano demoliti; la mutilazione poi e la messa in opera di stele e di iscrizioni sottratte tutt'all'intomo non erano dovute a nascosto abuso dei costruttori, perchè tre di quelle epigrafi erano palesemente riadoperate nella costruzione con le parti iscritte lasciate in vista.
Di gente che, non curando il rispetto alle tombe, avesse pensato a costruire un edificio sotterraneo con scalato favore per una vasca d'acqua, poteva in Roma esserci parecchia. Nel nostro edificio devesi anche tener conto, che l'acqua, e per la presenza della transenna per tutta la larghezza della vasca e per la profondità di questa, non era troppo comodamente accessibile.
Recenti studi hanno mostrato, come alcune antiche associazioni culturali, più o meno misteriose, tenessero il tuffo in acqua quale un simbolo di liberazione, o forse anche come un mezzo per provocare uno stato di squilibrio nervoso che potesse condurre all'estasi o alla ipnosi.
L'occasione a ricordare tali antichi usi rituali è stata offerta dal bassorilievo dell'abside nell'edificio sotterraneo di via Prenestina, con la figura di donna scendente in mare.
Uguale incertezza ci lega, se vogliamo determinare l'età di questa costruzione. I dati di fatto meglio accertati sono l'uso, come materiale di costruzione, di iscrizioni sepolcrali di pretoriani posteriori al principio del secolo III d. Cr. e la presenza di bolli di mattone del secolo IV in fondo alla vasca.
Il primo terminus post quem può essere accettato senza alcuna difficoltà. Il periodo turbolento e agitato che l'Impero attraversò circa la metà del III secolo, e specialmente dopo l'uccisione dei Gordiani, può lasciarci ammettere l'inosservanza di leggi sacrosante, quali quelle che proteggevano da manomissioni i sepolcri. Tutto il resto (murature, decorazioni ecc.) non sconviene a quella datazione.
Alquanto più difficile può sembrare dover accettare il secondo terminus post qucm, quello dei bolli della Claudiana. Per evitarlo basterebbe supporre (cosa non impossibile) che il fondo della vasca abbia avuto delle riparazioni, e che in occasione di queste siano stati adoperati quei tegoloni.
Più che ogni altra cosa ci sembra possano far difficoltà per una datazione così bassa le pitture di Diana e della Ninfa, le quali conservano un sapore classico così completo ed assoluto, che, se ci fossero presentate da sole, senza indicazioni di provenienza, non penseremmo mai, credo, ad abbassarne la data oltre il sec. III.
Con Regio Decreto n. 2506, vengono istituite le strade statali. La via Salaria viene incluso tra di esse con il nome di strada nazionale 67 Salaria.
Vengono realizzate due rampe di scale per accedere al Mausoleo di Lucilio Peto a via Salaria.
In occasione del Natale di Roma e Festa del Lavoro, viene inaugurato l'Aeroporto del Littorio a via Salaria. Presente il capo del Governo Mussolini e le maggiori autorità civili e militari, davanti a un grande numero di visitatori, accorsi anche per ammirare il Santa Maria II, l'idrovolante Savoia-Marchetti S.55 che pochi mesi prima aveva completato la doppia trasvolata atlantica di Francesco De Pinedo. Il nuovo aereoscalo sorge per l'iniziativa della Compagnia Nazionale Aeronautica (CNA) di Giovanni Bonmartini.
Per l'allargamento di via Salaria, viene demolita la Cappella di Villa Lancellotti.
Dopo la firma dei Patti Lateranensi, la Nnunziatura della Santa Sede in Italia si installa la propria sede a Villa Anziani sulla Nomentana.
Nell'ambito di lavori di allargamento della strada Salaria voluti dal governo dopo la costruzione dell'Aereoporto del Littorio, il ponte Salario viene ricostruito ex novo. Sono preservati i due archi minori di sottorampa da una parte e dall'altra dell'arco centrale moderno.
La pista di corse all'Aereoporto Littorio, viene inaugurata con il Gran Premio Reale Roma di motociclismo. Vincitori Tomaso Omobono Tenni su Velocette nelle categoria 350, Alfredo Panella su Guzzi nelle categoria 250 e Tonino Benelli su Benelli nelle categoria 175. La gara più importante classe 500, viene vinta da Terzo Bandini su Rudge “dopo un serrato duello iniziale con Taruffi e superando sul giro i 146 chilometri all’ora di media”.
Reale GranPremio Roma di Formula 1, prima edizione al Circuito dell'Aeroporto del Littorio. Vince Ernesto Maserati su Maserati.
Sul circuito dell'Aeroporto del Littorio, si svolge l'VIII Gran Premio Reale di Formula 1. Vince Luigi Fagioli su Maserati.
Azione partigiana di fronte all'Aeroporto del Littorio: viene ucciso un portaordini motociclista dell'esercito tedesco.
All'altezza del ponte sull'Aniene lungo la Salaria, partigiani della Terza Zona distruggono un autocarro tedesco che trasporta materiale bellico.
Truppe tedesche fanno saltare il Ponte di castel Giubileo con quel che restava dell’aeroporto del Littorio-Urbe, in vista della ritirata da Roma e per ostacolare la futura avanzata degli Alleati.
Sei giovani partigiani intercettano guastatori tedeschi, intenti a piazzare grossi pacchi di esplosivo sotto le arcate del ponte che sorregge i binari della ferrovia Roma-Firenze, di fianco a Ponte Salario. Dopo un breve combattimento i soldati tedeschi decidono di abbandonare l'azione e ritirarsi. Per coprirsi le spalle spararono tre colpi con un mortaio. Il primo prende in pieno Francesco Guidi. Il secondo squarcia una coscia a Curzi e stacca un braccio a Fornari; il terzo e le schegge centrano Ugo Forno al petto e alla testa, uccidendolo. Sono le ultime vittime della Resistenza romana.
La Nunziatura della Santa Sede in Italia trasferisce la propria sede da Villa Anziani sulla Nomentana, a Villa Giorgina presso al Via Salaria.
Nei campi di Monterotondo lungo la Salaria, si svolge l'8° Campionato mondiale motoaratura.
Sequestro del duca Massimiliano Grazioli Lante della Rovere da parte della banda della Magliana, all'incrocio tra Via della Marcigliana e Via Salaria.
Inaugurazione del cavalcavia di svincolo tra la via Olimpica e la via Salaria.
In via Salaria, le Brigate Rosse uccidono Massimo D’Antona, collaboratore del Ministero del Lavoro.
Grazie all'iniziativa congiunta di Legambiente Lazio, Anpi provinciale di Roma e Rete Ferroviaria Italiana, il ponte ferroviario sul fiume Aniene viene intitolato a Ugo Forno.
Durante i lavori sulla rete di distribuzione dell’energia elettrica a via Piave, all'altezza del civico 53, sono rinvenuti alcuni resti dell’antica Via Salaria.
Il broker Massimo Bochicchio muore schiantandosi con la moto su un muro dell'Aeroporto dell'Urbe lungo la via Salaria. Era agli arresti domiciliari, e il giorno dopo era atteso dall'udienza in tribunale. Era sotto processo per aver raggirato personaggi del calcio come Antonio Conte, Marcello Lippi e El Shaarawy.
Monumenti
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Villino di Via Anapo
1976 villini
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Palazzina Via di Tor Fiorenza
1976 palazzine
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Palazzina Capolei a Via Salaria
1970 palazzine
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Complesso residenziale Prato della Signora
1968 edifici
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Ex Stabilimento Istituto Farmaceutico Italiano
1960 edifici
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Lapide di fondazione dell'Aeroporto Littorio
1958 memoriali
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Edificio La Rinascente
1957 edifici
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Ex Stabilimento Autovox
1953 edifici
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Palazzina Federici
1950 palazzine
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Palazzina Domus
1950 palazzine
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Ex Scuola Santa Angela Merici delle Orsoline
1948 scuole
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ex Sede INCIS
1944 edifici
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Cippo in memoria di Giuseppe Tomasi
1942 memoriali
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Bunker di Villa Ada
1941 ipogei
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Palazzina di Vincenzo Passarelli a via Adige
1939 palazzine
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Palazzina Alfieri
1938 palazzine
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Bunker della Palazzina Alfieri
1938 ipogei
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Palazzina a Via Salaria 298a
1934 palazzine
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Palazzina a Via Salaria 300
1934 palazzine
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Palestra ONB a Via Pacini
1929 impianti sportivi
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Convento delle Suore Benedettine di Priscilla
1929 conventi-chiostri
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Idroscalo Aeroporto del Littorio
1928 edifici
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Villini di Via Archiano
1925 villini
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XXII Colonna della fondazione della Via Littoria
1922 memoriali
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XXI Colonna della fondazione della Via Littoria a Monterotondo
1922 memoriali
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Villa Giorgina
1913 ville
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Lotti ABC IRCIS Villa Caetani
1909 edifici
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Scuola elementare De la Salle
1906 scuole
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Fabbrica Rotabili Avantreni Motori
1905 fabbriche
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Villino Anderson
1904 villini
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Villa Lecci
1886 ville
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Ninfei di Nettuno a Villa Albani
1875 fontane
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Busto di Johann Joachim Winckelmann a Villa Albani
1875 statue
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Palazzina Reale di Villa Ada
1873 ville
☆ ☆ ☆ ☆ ★
stazione di Monterotondo-Mentana
1865 stazioni
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Lapide di Clemente XIV a via Salaria
1772 targhe
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Ninfeo del pegaso a Villa Albani
1758 fontane
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Tempietto di Artemide a Villa Albani
1758 edifici
☆ ☆ ★ ★ ★
Casino di Villa Albani
1758 ville
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Tempietto delle Cariatidi a Villa Albani
1758 edifici
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Billomachiae di Villa Albani
1758 edifici
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Vigna Capizucchi a Porta Salaria
0 ville
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Ponte Salario
-394 ponti
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Sepolcro di Terentilius Rufus
sepolcri
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Catacombe di Corso Italia
catacombe
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Posterula della Salaria Vetere
porte
☆ ☆ ☆ ★ ★
Sepolcreto Salario
necropoli
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Sepolcro di Giunio Menandro
sepolcri
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Porta Salaria
porte
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Sepolcro di Aemilius Dvlio
sepolcri
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Villino a Via Savoia 1
villini
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Villino a Via di Villa Albani 2
villini
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Villa Nari a via Salaria
ville
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Mausoleo di Lucilio Peto
sepolcri
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Palazzina Cesana
palazzine
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Obelisco di Villa Albani
obelischi
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Cave di pozzolana di villa Albani
cave
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Parco di Villa Albani
parchi
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Basolato della Salaria vetus a Villa Giorgina
archeologia
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Casino di Vigna Gavotti Buratti
casali
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Fontane minori di Villa Albani
fontane
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Ninfeo del Portico di Roma a Villa Albani
fontane
☆ ☆ ☆ ★ ★
Canopo di Villa Albani
edifici
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Fontana di Atlante a Villa Albani
fontane
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Basilica sotterranea di Silano
basiliche
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Memoriale dell'Associazione Inquilini in ricordo dei Caduti in Guerra
memoriali
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Catacomba di Santa Felicita
catacombe
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False rovine di Villa Albani
edifici
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Ninfeo dei Cigni di Villa Albani
fontane
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Villa Serafini
ville
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Memoriale del Gemellaggio tra Roma e Liegi
memoriali
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Catacomba di Trasone
catacombe
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Colombario di Villa Amici
colombari
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Palazzetto Barocchetto a Via Salaria 302
palazzine
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Edicola del Casale Saliceti
edicole sacre
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Casale di Vigna Saliceti
casali
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Belvedere settecentesco di Villa Pallavicini a Villa Ada
edifici
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Coffee-house di Villa Ada
teatri
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Catacombe dei Giordani e di Sant'Ilaria
catacombe
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Fontana della Coffee-house di Villa Ada
fontane
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Casino Pallavicini a Villa Ada
casali
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Villa Gangalandi Lancellotti
ville
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Torre idrica di Villa Ada
cisterne
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Cappella del Divino Amore a Via Salaria
cappelle
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Scuderie reali di Villa Ada
casali
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Casale Capocaccia
casali
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Cave di pozzolana di Villa Ada
cave
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Casale Barigione poi dei Trenatori di Villa Ada
casali
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Catacomba di via Anapo
catacombe
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Casetta dei giochi della principessa Maria di Savoia a Villa Ada
edifici
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Casale di Villa Filomarino
casali
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Fontana di Via Nera
fontane
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Casale della Vigna degli Ibernesi a Via Salaria
casali
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Casale delle Cavalle a Villa Ada
casali
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Roccolo con torretta di Villa Ada
edifici
☆ ☆ ★ ★ ★
Parco di Villa Ada
parchi
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Tagliata della Salaria Vetus a Villa Ada
archeologia
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Catacomba di Priscilla
catacombe
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Basilica di San Silvestro alle Catacombe di Priscilla
chiese
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Torre idrica del Forte Antemne
cisterne
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Tor Fiorenza
torri
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Insediamento arcaico di Antemnae
archeologia
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Sepolcri al II miglio della via Salaria
sepolcri
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Palazzina a via Salaria 454
palazzine
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Villa romana di Antemnae
domus
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Sepolcro cosidetto di Mario presso ponte Salario
sepolcri
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Casale del Caricatore
casali
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Torre del Caricatore
torri
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Stabilimento dell'Istituto Poligrafico
fabbriche
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Immacolata a via di Villa Spada
statue
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Lapide in memoria dei ferrovieri caduti nel Bombardamento del 1943
targhe
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Stazione Roma Smistamento
stazioni
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Ipogeo della Torricella
ipogei
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Parco della Torricella alla Serpentara
parchi
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Tor Serpentara
torri
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Mausoleo della Serpentara
torri
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Casale di Villa Spada
casali
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Cave di tufo di Fidene
cave
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Grotte di Villa Spada
cave
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Basilica dei Beati Arcangeli in Septimo
archeologia
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Targa in memoria di Garibaldi a Castel Giubileo
targhe
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Castel Giubileo
castelli
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Cunicolo di Castel Giubileo
ipogei
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Casale di Sette Bagni
casali
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Villa romana di Septem balnea
archeologia
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Casale di San Silvestro o di Malpasso
casali
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Sant'Antonio da Padova a Via Salaria
chiese
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Stazione di Settebagni
stazioni
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Casale della Marcigliana
casali
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Torre della Marcigliana
torri
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Galleria del Colle della Marcigliana
ipogei
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Villa del casale della Marcigliana
domus
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Torre medievale a via della Marcigliana
torri
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Riserva naturale della Marcigliana
riserve
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Cappella del Casala di San Colomba
cappelle
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Casala di San Colomba
casali
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Casale di Massa presso la Marcigliana
fortificazioni
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Cisterna romana presso il Casale di Massa alla Marcigliana
cisterne
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Casali della Tenuta di Fonte di Papa
casali
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Memoriale ai Campionato Mondiale di Motoaratura a monterotondo
memoriali
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Ponticello romano al fosso Orneto
ponti
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Casale Ludovisi alla Tenuta di Tor Mancina
casali
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Casali della Tenuta di Tor Mancina
casali
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Villa di P. Aelius Hieron
domus
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Necropoli di Eretum a Colle del Forno
necropoli
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Torre medievale a Nerola
torri
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Basolato della Via Salaria a Nerola
archeologia
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Ponte del Diavolo a Nerola
ponti