Storia
CronologiaL’imperatore Costanzo II celebra il ventennale della sua assunzione all’Impero (vicennalia) a Roma in una visita ufficiale. Per celebrare l'evento porta a Roma un obelisco, eretto a Tebe nel XV secolo a.C. dal faraone Thutmosi III. Sbarcato al porto fluviale presso la via ostiense, viene collocato al Circo Massimo. In suo onore viene anche realizzato un arco quadrifronte al velabro.
Il corteo dell'imperatore Carlo V arriva a sera nel monastero di San Paolo fuori le Mura, dove trascorse la notte in vista dell'ingresso trionfale a Roma il giorno successivo.
Papa Pio IV Medici, concede alla Confraternita della Santissima Trinità dei Pellegrini e dei Convalescenti, la cappella Ecclesiam Apostolorum su via ostiense, che ricostruiscono con annesso un piccolo ospedale..
Antonio Bosio riscopre ed esplora una catacomba presso la via Ostiense.
Finalmente venne riferito, come al cominciare del mese nella contrada Tre fontane fuori Porta s. Paolo, per la strada moderna di Ardea, a sinistra della via Ostiense e nel punto detto ponticello di s. Paolo, tra le cave di pozzolana si fosse rinvenuto un frammento marmoreo alto un metro, contenente parte di un'epigrafe riferibile all’anno 181 dell'e. v., importantissima per le feste matronali di cui fa ricordo. Tale epigrafe, secondo la trascrizione avutane dal signor A. Pellegrini, è la seguente: DESCRIPTIO FID.... QVAE IN COHORTE... CL MAMERTINO I... CONSS MATRONAE CVM CARPENTIS... SIFONI... FALC... VN... P...
Giuseppe Fiorelli.
I lavori per l'apertura della strada comunale fra Ostia e Fiumicino, sono stati condotti a termine soltanto nel tratto lungo 3090 m., che congiunge il Castello di Sangallo con la Torre Bovacciana, tratto che segue presso a poco l'andamento delle mura mediterranee dell'antica città.
Nel corso dei lavori sono avvenute scoperte degne di considerazione, tanto nella zona espropriata dal Municipio Romano, quanto nei terreni appartenenti al sig. principe Aldobrandini, ed al sig. Cartoni, nei quali terreni sono state aperte delle casse di prestito per i terrapieni della nuova strada. I monumenti scoperti, nella zona espropriata dal Municipio, sono:
a) fronte di sarcofago marmoreo, con cartello ansato retto da Genietti alati: D M L A VRELI L F PAL FORT VN ATI ANI FILI DVLCISSIMI PR PR SACR VOLKA VIX AN IIII ME VII D XVII
b) lastrone traforato da archetti centinati: VALENTI HAVE, PVLVERI HAVE
c) Lastrina di marmo: AGRIAE EROTIDI ET SIBI C AGRIVS ERO
d) Lastrina di marmo: D M C AGRIVS SVC CESSVS SENIRO VIVVS SIBI FECIT
e) Lastrina di marmo: D M AGRIAE SEVERAE C AGRIVS SVCCESSVs FECIT ETICNE MINELICEAT PONINESIDE MEIS
f) Frammento di lastra: MARCELLI RAFLISSASV GNA ACCLLIN...
g) Frammento c. s.: ...IAE HELPII... DIVS SABII... | ERANVS... | ...STAE ET CONI... | ...BENEMERENTI...
h) Frammento di lastrone di marmo scorniciato: M COR... | ...HO LIB ET CO... | CORNELIO PRIM... | O LIB | POSTERISQV | XXV INAGR
i) Frammentino c. s.: ..:SELPIDIO... MAXIMINA ERIOPRESIDI TRENTILIBERTI ISQVEEO
Seguono i monumenti trovati in terreno Aldobrandini.
a) Cippo di marmo, vagamente intagliato, alto met. 0,01: DlS MANIBVS A LIVI MODESTI LIVIATROPHIME CONTBERNALI SV0 BENEMERENTI ET LIVIAE TROPHIMENI
Finalmente nell'area Cartoni, sono stati trovati due titoli sepolcrali. Il primo è stato trasportato in Roma, prima di essere trascritto. Il secondo, inciso in travertino è del seguente tenore: L CAECILIVS L L L ZABDA | CAECILIA L L L AMIIA | L CAECILIVS L C L PINDARVS | CAECILIA L C L SALVIA | L CAECILIVS L VICTOR | L CAECILIVS C L MACHIO | CAECILIA L C L AVGE ! CAECILIA L C L LVSARlO | L CAECILIVS C L HELENVS | L CAECILIVS C L ISIO I NF P XX IN AGR P XXV
Tutti i descritti titoli provengono da sepolcri scoperti sui margini della via Severiana, e fuori della cosidetta porta Marina. Tali sepolcri in parte sono conservati, in parte gli ho fatti richiudere, per meglio garantirne i dipinti.
Rodolfo Lanciani.
L'Impresa dei Trasporti di San Paolo, appartenente alla ditta Marotti e Frontini, ottiene dal comune la concessone della nuova linea di collegamento tram a cavallo, piazza Montanara - basilica di San Paolo, circa 4300 metri per via Bocca della Verità, via della Salara (oggi via Santa Maria in Cosmedin), via Marmorata e via Ostiense (in sostituzione della precedente linea di omnibus inaugurata il 18 luglio dello stesso anno).
Il forte che si è incominciato a costruire fuori di porta S. Paolo, al quarto chilometro della via Ostiense, confina col sito del Vicus Alexandri (vigna Venerati), e coi sepolcreti della via Ostiense e Laurentina. I trovamenti avvenuti finora interessano piuttosto la geologia. Vi sono tronchi di alberi fossili, nella cui sezione si ravvisano ventisette circoli di annua vegetazione, uno strato di torba di grande potenza, nel quale è stato ritrovato un grandissimo tronco di pino, non ancora mineralizzato.
Dei monumenti antichi uno solo presenta qualche importanza. È una tomba a cassettone, coperta con cinque tegoli, e con una lastra di marmo scritta a questo modo: D M CRESCENTI ALVMNO C IVLIVS LEVCIVS FECIT
Sulla collina di Pontefratto, continuandosi i lavori di costruzione del forte Ostiense, sono state scoperte antiche latomie di tufa litoide, le più vaste di quante furono visitate finora.
Le gallerie hanno pareti ben tagliate a piombo, alte non meno di quattordici metri. Che poi queste latomie sieno antiche, si può dedurre dai fatti seguenti. Sopra una scheggia di sasso, nella parete sinistra della galleria centrale, è sfata ritrovata una bellissima lucerna fittile, intatta, e nel suo proprio luogo. Dalla volta delle cripte pendono stalattiti alabastrini, i quali in terreno tufaceo, non possono non essere l'opera de' secoli.
Finalmente è probabile, che queste cave abbiano fornito i materiali per la costruzione di una diga, a difesa della sponda del Tevere, lungo la base della collina. Questa diga, assai robusta e ben fatta, è stata scoperta dal sig. tenente Brauzzi, forando la sponda con un tunnel, allo scopo di condurre l'acqua del fiume nei serbatoi della fortezza.
Nel medesimo luogo si rinvennero due lapidi, tra cui una in marmo bigio con scritto: DIS MANIB MARITIMAE MARTIALIS SVAE KARISSIMAE VIXIT ANNIS XX MENSIB VII.
Benchè i disterri che si eseguiscono per l'ordinamento del forte ostiense, sieno i più considerevoli di tutto il suburbano, e per estensione e per profondità, pure non hanno dato alcun frutto archeologico. Tutta intera la collina è perforata da latomie di tufa e di pozzolana, sull'epoca relativa delle quali non ho potuto sino ad ora formarmi un criterio positivo.
Le cave di pozzolana sono superficiali, discendendo ad una profondità massima di sette metri. L’ irregolarità del loro tracciato, della loro forma, del loro scavamento, la cattiva o mediocre qualità della pozzolana, mi sembrano indizî di un’ epoca certamente posteriore alla caduta dell’ impero : laonde può ad esse attribuirsi la distruzione completa delle fabbriche, che certamente ritrovavansi sulla collina nei buoni tempi. Tutte le loro volte sono infatti crollate, e tutte le gallerie sono riempite di detriti, o condottivi dalle acque, o scaricativi ad arte.
Le latomie di pietra, profondissime, e di ampiezza che non trova riscontro in tutto il sistema delle cave del suburbano, appartengono ad epoche molto antiche. Ne ho visitata una, le cui pareti sono diligentemente appiombate, ed alte, fino al nascimento della volta, ben 12 metri. Ho già raccontato, in una mia antecedente relazione, come in questa galleria colossale sia stata ritrovata una bella lucerna fittile, del I secolo, collocata su di uno sporto del sasso.
Nella pendice del colle che guarda il Tevere, e il vetusto vicus Alexandri, sono stati ritrovati avanzi di un sepolcro, costruito con massi di tufa, e di peperino. Stavano tutti fuori di posto, e molti di essi erano crollati in fondo alle gallerie di pozzolana. Il sepolcro era decorato con tre statue dei titolari.
Una statua rappresentante una matrona, nell'atteggiamento della Pudicizia Vaticana, ed una seconda virile, acefala, e mancante della parte inferiore delle gambe, sono state già da me descritte. Ora se ne è trovata una terza. È forse la più brutta del gruppo bruttissimo. Esprime la figura di un uomo d’età provetta, col braccio destro ripiegato sul petto fra le pieghe della toga, e col braccio sinistro proteso all'ingiù. Manca della testa, ed è alta fino alla frattura m. 2,05.
Rodolfo Lanciani.
Sul fianco sinistro della via Ostiense, circa duecento metri prima dell'ottavo termine chilometrico, nella tenuta del Torraccio, riserva il Prato Verde, esiste un tumulo o poggio di forma conica, alto circa 4 metri sul piano di campagna, del quale aveva da lungo tempo sospettato l'origine artificiale, e desiderata la esplorazione. Il voto è stato esaudito, in seguito di uno scavo clandestino quivi eseguito. Il cono trae origine dalla rovina di un grandioso sepolcro, del quale rimane il solo ipogéo. Questo è di forma quadrata, con quattro arcosolî, ed è costruito in reticolato degli ultimi anni della republica o dei primi dell'impero. Quando ho fatto sospendere l' abusiva escavazione, essa era già arrivata al livello delle acque sorgive: perciò non saprei dire se la spogliazione completa del monumento, da me constatata, sia opera dei tempi scorsi, ovvero sia stata compiuta in questi ultimi giorni.
Rodolfo Lanciani.
Presso il ponte della ferrovia, fondandosi un edifizio per magazzini dalla ditta Marotti Frontini e C. si è trovato, a circa tre metri sotto il piano stradale, un antico sepolcro, costruito in laterizio. Si sono rinvenute disperse fra la terra le ossa del cadavere, con qualche frammento di vasi comuni in terracotta. A lato del sepolero era infisso un piccolo cippo di marmo, con l'iscrizione:
D M | CLAVDIO HYGINO COIV | GI SVO BENE MERENTI FECI | TIVLA COMVNIS ET TI CLA
DIO PROBO FILIO PIEN | VIX ANN | T CLAVDIVS ATHENAEVS | FECIT CLAVDIAE SATVR | NINAE CONIVGI B M | VIX AN XXII ME VI | DIE XX
Uno dei mattoni, ond' era costruito il sepolero. porta il bollo: X PR IMP ANTONIN AVG EX FIG AB EVRIp | OPVS SATRINi FORTVNATI
Fuori di porta s. Paolo, per i lavori del grande canale collettore sulla sinistra del Tevere, a circa m. 50 di distanza dalla piccola cappella detta dell’ incontro degli apostoli Pietro e Paolo, è tornato all'aperto un muraglione formato di massi squadrati di tufo, che traversa obliquamente il cavo per la lunghezza di m. 21, e continua ancora da ambedue i lati.
Presso il muro anzidetto, alla profondità di m. 4,00, si sono vedute tracce di un'antica strada romana; la quale comparisce nuovamente tracciata in epoca posteriore, ad un livello di m. 1,50 più alto dell'altra.
Giuseppe Gatti.
Eseguendosi le fondazioni del nuovo quadriportico della basilica di s. Paolo, e precisamente presso l'angolo sud-ovest del quadriportico predetto, è stato scoperto un rocchio di colonna di marmo bigio, del diam. di m. 0,65, alto m. 1,80, assai probabilmente appartenente ad una delle colonne del portico della basilica antica.
Ivi presso, a m. 2 di profondità, e sotto un muro moderno venne in luce un sarcofago marmoreo lungo m. 2, largo m. 0,58, alto m. 0,50, nella cui fronte, ed in mezzo a baccellature ondulate, vedesi scolpito un clipeo contenente la protome del defunto, assai danneggiata. Sotto al clipeo sono rappresentate due maschere, e nei lati minori veggonsi due elefanti, discretamente trattati. Il sarcofago è anepigrafe, e conteneva ossa di varî scheletri provenienti da altre tombe ed appositamente qui accumulate. Era chiuso da alcuni frammenti spettanti a coperchi di altri sarcofagi.
In uno di tali frammenti, lungo m. 0,90, largo m. 0,53, leggesi a lettere quasi del tutto svanite a cagione di forte attrito cui fu sottoposto il marmo: ...LOCVS SE CAVDICA...
Da vari altri scavi, pure eseguiti per le fondazioni del quadriportico, provengono i monumenti seguenti: Testa marmorea, virile, imberbe, di arte scadente, alta m. 0,18. Base marmorea sulla quale rimangono i piedi di una statua di corretto disegno e di accurata esecuzione. Frammento di sarcofago di marmo bianco, con rappresentanza di baccanale. Rimangono solo due pantere aggiogate, precedute da Satiro itifallico, ed una maschera silenica. Detto frammento misura m. 0,33 X 0,20. Frammento di elegante vaso cinerario, marmoreo ansato, ornato di palmette e ramoscelli di olivo coi frutti: misura m. 0,20 X 0,24. Frammento di coperchio di sarcofago, di m. 0,20 X 0,14, nel cui angolo è una testina di putto. Capitello ionico, rotto in due parti, di m. 0,17 X 0,29 X 0,29. Parte, ricomposta, di coperchio di sarcofago a due pioventi, lunga m. 0,97, larga m.0,50 con elegante fregio a bassoriliero, rappresentante pantere affrontate. Negli angoli sono maschere sceniche. Lancia di ferro, ossidata, di forma comune con porzione di immanicatura, lunga m. 0,32. Due vasetti fittili, semplici e comuni. Lucerna, monolicne, di terracotta rossastra, con semplici ornati nel disco superiore.
Si rinvennero inoltre i seguenti frammenti epigrafici marmorei.
Luigi Borsari.
Ad occidente del nuovo quadriportico della basilica di s. Paolo, eseguendosi uno sterro per una fogna, si rinvenne, a m. 1,70 di profondità, una cassa fittile, lunga m. 1,95, larga m. 0,4i_!, senza ornati di sorta, e rozzamente lavorata. Era chiusa da due tegoloni bipedali e da due tegole battentate, spezzate per la pressione delle terra sovrapposta, e non recavano bolli figuli.
Nell' interno della cassa fu trovato il solo scheletro, che riconobbesi di adulto. La cassa era posta obliquamente tra due muri fatti con scaglie di tufo e calce, spettanti ad una camera che probabilmente doveva contenere altre sepolture.
Il seppellimento è di età tarda, e precisamente del tempo in cui si usò seppellire intorno o nelle vicinanze delle basiliche.
Luigi Borsari.
Nei lavori per la continuazione del grande collettore delle acque urbane sulla sinistra del Tevere, verso il primo chilometro della via Ostiense, si è trovato fra la terra un pezzo di cippo marmoreo, lungo m. 0,30, largo m. 0,18 sul
quale restano questi pochi avanzi dell' antica iscrizione sepolcrale: ME NEOCIC NEO
Sono stati pure recuperati: un coperchio d'urnetta cineraria di marmo, lungo m. 0,28, largo m. 0,24; un rocchio di colonna di portasanta, lungo m. 1,00, del diam. di m. 0,40; un torso di statua virile panneggiata, col braccio destro avvolto nelle pieghe della toga all'altezza del petto; un braccio di statuetta, ed altri piccoli frammenti di marmi scolpiti.
Giuseppe Gatti.
Presso la via della Moletta, circa mezzo chilometro fuori della porta s. Paolo, per i lavori del grande collettore delle acque sulla riva sinistra del Tevere, è stata scoperta l'arcata dell'antico ponte della via Ostiense, sotto il quale correva il fiumicello Almone, I piloni laterali del ponte, costruiti a grandi massi rettangolari di tufo, sono quasi totalmente distrutti. L'arco è formato anch'esso da blocchi di tufo, con la chiave centrale in travertino, e la sua luce misura m. 7,60.
L'arcata opposta, dal lato destro della strada, è assai meglio conservata, ed è rimasta sempre visibile nella vigna di Tor de’ Specchi. Dista da quella ora scoperta poco più di 15 metri; con la quale misura viene determinata la larghezza dell'antico ponte e della via Ostiense.
Fra le terre asportate nello sterro furono raccolti due frammenti di cornice mormorea, sagomata; un pezzo di avambraccio, spettante a statua panneggiata; un manico di anfora, su cui è impresso il bollo CAP; un'arca fittile, lunga m. 1,00 X 0,53 X 0,42,
Giuseppe Gatti.
La SRTO attiva la trazione elettrica della linea piazza Venezia San Paolo.
Gli sterri pel collettore della riva sinistra del Tevere hanno fatto tornare nei prati fra la basilica di s. Paolo e il bivio detto del Ponticello, e precisamente a m. 700 di distanza, a sud della basilica, un grosso muragliene costruito con pezzi di tufo e calce, lungo m. 22, 50, dello spessore di m. 0,80, che fu incontrato a m. 3,20 sotto il piano di campagna.
La notevole lunghezza del muro, che non è interrotto da alcun altro muro divisorio, e la particolarità di essere costruito a scarpa (con pendenza del 55%) dalla parte rivolta al Tevere, che in questo punto dista non più di metri 20, mi hanno fatto riconoscere in questa costruzione la sponda murata del fiume. In fatti con la medesima tecnica, con paramento di reticolato, e con la scarpata rivolta al fiume era costruita la riva murata lungo la fronte dell'Emporio, come si riconobbe in occasione degli scavi ivi eseguiti l'anno 1867 (cf. la Memoria del p. Bruzza nel Triplice omaggio alla Sua Maestà di Papa Pio IX ecc. pagg. 37-16). È assai probabile che anche il tratto di arginatura ora scoperta debba terminare in basso con una banchina, cosa che non si è potuto riconoscere, essendosi arrestato lo scavo alla profondità solo necessaria per la costruzione del collettore.
È da notare, a proposito di questa scoperta, la prossimità del porto o scalo fluviatile, di somma importanza a tempo antico, noto col nome di vicus Alexandri e celebre per lo sbarco fattovi dell'obelisco di Costanzo Cloro, destinato alla spina, del Circo massimo (cf. Dullelt. della Comm. Ardi. Com., 1891, pag. 217 sgg.). Con questo porto credo debbasi porre in relazione la sponda murata, tornata ora in luce presso il bivio della Ostiense e della Laurentina, porto che si mantenne e che servì anche nella età di mezzo, sotto la curiosa denominazione di portlus Grapigliani (cf. L. Fumi, Il Duomo di Orvieto, Koma, 1891, p. 46, doc. XLIV, XLV).
Luigi Borsari.
Per i lavori del collettore delle acque urbane nei prati di s. Paolo, alla distanza di ra. 300 dal lato meridionale della basilica, sono stati scoperti, alla profondità di metri 2,50 dal piano di campagna, alcuni resti di muri in opera reticolata, che appartenevano ai sepolcri costruiti lungo l'antica via Ostiense.
È stato raccolto fra la terra, un frammento di cippo sepolcrale in travertino, ove si legge: IN FR P XVI IN AGR P XII
Sono stati pure trovati, tuttora infissi nel terreno, e distanti ra. 2,16 fra loro, due simili cippi in travertino, che dovevano essere collocati ai due angoli del monumento sepolcrale. Il primo reca: V ANNIA C L SECVNDA CANNIVSOL ANINA IN FR P XII IN AGR PXII
Nel secondo ricorre la iscrizione stessa: V ANNIA C L SECVNDA C ANNIVSO L ANINA N FR P XII sic IN AGR P XII
Proseguendo lo sterro medesimo, si sono rinvenuti altri quattro grandi cippi sepolcrali, spezzati però fin da antico e mancanti di tutta la parte superiore. Uno solo di essi conserva 1' ultimo verso dell'iscrizione: FRVGI
Finalmente due altri simili cippi erano pure tuttora al proprio luogo, ed a breve distanza da quelli precedentemente descritti. Uno di essi reca: ANTONIA M L MELISSA IN FR PVI IN AGR P XII
Nell'altro si legge: LANINI C(rovesciata)L ALEXANDRI ANINIL L S A M E R AE IN FR P XVI IN AGR P XII
In tutti questi termini sepolcrali essendo costante l'indicazione della misura in agro ped. XII, risulta che la zona di terreno concessa come area religiosa in questo tratto della via Ostiense, era di 12 piedi.
Giuseppe Gatti.
Negli sterri che si eseguiscono por la costruzione del collettore delle acque urbane, tra la basilica di s. Paolo ed il bivio del Ponticello, è stata recuperata un lastra di marmo, alta ni. U,2JX0,22, che conserva il titolo funerario: D M STATIA EN... FECIT AN... TIO FIDELI CONIUGI BENEMERENTI
Giuseppe Gatti.
Continuandosi gli sterri pel collettore delle acque urbane, sulla sinistra della via Ostiense, ed a circa 100 metri prima di giungere alla basilica di s. Paolo, sono stati scoperti gli avanzi di due antiche camere sepolcrali in forma di colombari, costruite con buona opera laterizia. Nelle pareti rimanevano qua e là alcuni loculi con le olle cinerarie : ed una di quelle stanze apparve essere stata decorata con rilievi in stucco, di cui appena languide tracce si videro nella sommità di due loculi. Il piano di tali sepolcri era a circa tre metri sotto il livello della via attuale.
Nella demolizione di alcuni muri, posteriormente addossati alle predette celle sepolcrali, si rinvennero questi frammenti epigrafici: a) Lastra marmorea di m. 0,23 X 0,30: D ATICIA Fo... FECIT SIB... TIS...; ò) Framnieuto di lastra, di m. 0,20X0,10: XVIIII F Q; e) Seaglioue di cippo marmoreo, alto m. 0,15X0,30X0,25, inciso con grandi e belle lettere del principio dell'impero: ...ODALT. Questo monumento doveva essere dedicato ad un personaggio dell'ordine senatorio, fra lo cui dignità si ricordava il sacerdozio di Sfidalis Tillus, non potendosi per le Forme paleografiche attribuire l' iscrizione ad un Sodalis Tilialis Flavialis, che ci riporterebbe alla line del primo secolo.
Giuseppe Gatti.
Proseguendosi gli sterri per la costruzione del grande collettore a sinistra della moderna via Ostiense, poco prima di giungere al campanile della basilica di s. Paolo, si sono incontrati altri avanzi di antichi sepolcri. Consistono in muri spettanti a piccole stanze, alcune delle quali avevano i consueti loculi per le olle cinerarie, altre contenevano arche fittili e sepolcri ad inumazione.
Fra la terra sono state raccolte le iscrizioni che seguono: 1. Stele marmorea, nella parte superiore tagliata a semicerchio, alta m. 0,79 X 0,30: D M CARTIVS HERAS EPI CTE SIL S; 2. Lastra di marino, alta m. 0,25X0,24: D M CIARTIO HERMET I FEC ANICETVS ET HERMES CONLIBERTO; 3. Grosso lastrone di marmo, alto m. 0,75 X 0,32: D M L IVNIVS NICIVS ET AFONIA SECVNDA FECERVNT RESTITVTO VIXIT A XIII; 4. Stelo di marmo, fastidiata, con timpano ed antefisse, alta m. 0,78 X 0,28: DlS MAN M OCTAVIVS HELIVS OCTAVIAE M AXIMILLAE PATRONAE ISDEM CONIVGI B M F POSTERISQVE; 5. Frammento di lastra marmorea, con cornice, alto m. U,34 X 0,31 : D m VALERI...feCIT SIBI ... LINO ET- LIbertis libertaBVSQVE PCsterisque eorum; 6. Lastra di marmo, alta m. 0,28X0,30; con lettere rubricate: D M M VIPSANIVS LVPVLVS ET LICINIA VICTORIA FECERVM VIPSANIO LVPVLO NEPOTI SVO QVI VIXIT ANNO V NO DIEBVS XXXX SIRI ET SVIS LIBERTIS LIBERTA BVSQVE POSTERISQVE EORVM; 7. Frammento di lastra marmorea, di m. 0,25 X 0,24 : ...SSIMO ...MENVS ...ECERVNT; 8. Altro simile frammento, di m. 0,17X0,14: ... PHARA ... ASSENIA FC .... ATA AM X B M...; È stato pure raccolto nello stesso luogo un coperchio d' urna cineraria in marmo, lungo m. 0,44 X 0,50, decorato con pulvini, nei quali sono scolpite due maschere, e con fastigio, in mezzo al quale è in alto rilievo una corona lemniscata; ed un grande sarcofago fittile, in forma di labrum, lungo m. 2,05, largo m. 0,70 ed alto m. 0,50, perfettamente conservato.
Dagli sterri poi per il collettore medesimo nei prati a sud della basilica di s. Paolo, proviene un cippo in travertino, che reca soltanto l' indicazione dell'area sepolcrale: IN FR P XII IN AGR P XII. È alto m. 0,80X0,30X0,10, e superiormente è terminato a semicerchio.
Giuseppe Gatti.
Per i lavori del collettore, sulla sinistra della moderna via Ostiense, e propriamente nella vigna posta fra questa via e l' altra detta delle Sette chiese, sono stati rimessi all' aperto molti avanzi di antiche camere sepolcrali. In uno di questi monumenti, costruito in eccellente laterizio, conservavansi parecchi loculi, nella consueta forma di colombari, con le olle cinerarie. Le pareti erano rivestite di intonaco ; e nel fondo di tre loculi rimanevano alcune figurine dipinte, con buona arte e franchezza, le quali sono state distaccate per essere esposte nel Museo nazionale romano.
In altri sepolcri i resti delle ossa bruciate si trovarono deposti entro anfore fittili, ed in una di queste anfore si rinvenne, con le ceneri, anche una piccola moneta di bronzo, inùconoscibile. Un' altra anfora, tagliata a metà, era conficcata nel terreno ; e dentro vi era collocata capovolta una delle solite olle, per coprire e proteggere le ceneri in essa contenute.
In una stanza, sotto il pavimento formato a semplice battuto di tesselle bianche, si trovarono quattro anfore, di forma quasi sferica, le quali erano state sepolte nella terra con la bocca in basso ed il piede in alto. Il piede però era stato rotto, e su questa apertura adattato il collo di altra anfora, la cui estremità sorgeva fino al livello del suddetto pavimento. Quivi era posta ima lastrina quadrata di marmo, la quale ha nel mezzo un' apertura circolare, chiusa con coperchio pm-e di marmo e munito di un anello di bronzo, per poterlo sollevare. Sul ventre delle anfore si veggono tracce di lettere dipinte in colore giallo, o rosso, o nero, ed anche alcuni segni leggermente graffiti.
Fra la terra si rinvennero: un sarcofago di travertino, tutto liscio e rotto in pezzi; due arche di terracotta; una ciotola e quattro vasetti fittili, comuni; e vari monumenti epigrafici...
Sulla destra poi della via Ostiense, nei prati a sud della basilica di s. Paolo, aperta una nuova trincea per costruire un altro tratto del collettore delle acque urbane, alla distanza di circa m. 150 dalla basilica predetta, è stata rimessa all'aperto una serie di cippi sepolcrali, quasi tutti rotti superiormente, in causa di lavori agricoli. Erano tutti infissi nel terreno a varia distanza uno dall' altro, e seguivano l'andamento dell'antica via Ostiense; la quale, passando dinanzi alla fronte della basilica di s. Paolo, traversava obliquamente i suddetti prati, e si dirigeva verso l'attuale bivio del Ponticello.
Finalmente negli sterri pel collettore medesimo, che furono iniziati nello scorso mese di agosto, a distanza di circa 300 metri dal monastero di s. Paolo, e dove già si rinvennero sei cippi terminali di sepolcri (cfr. Notizie 1897, p. 385), ne sono stati rimessi all'aperto altri quattro; i quali, come quelli precedentemente descritti, spettano alla zona occupata dai monumenti funerari fra l'antica via Ostiense ed il Tevere.
Proseguendosi i lavori pel collettore sulla sinistra del Tevere, nella vigna Villani, posta fra la moderna via Ostiense e la strada delle Sette chiese, sono stati rimessi all'aperto altri avanzi di antiche celle sepolcrali in forma di colombarî. Grande però è la devastazione di questi monumenti; e nello sterro si sono potute recuperare soltanto tre olle fittili, che erano murate nei loculi tuttora conservati; sei vasetti comuni, di varia forma; una lucerna rotonda, monolicne, con ornati di foglie d'edera; un piatto di fabbrica aretina, che porta impresso il bollo, in forma di pianta di piede: ONII
Si rinvenne pure un sarcofago di terracotta, contenente ossa umane; e fra la terra si raccolsero i frammenti epigrafici che seguono: a) Lastra di marmo, alta m. 0,29, lunga m. 0,39: D M IVLIAE M VIXIT AN VI M FECIT AFRANIA VICTORINA MAT FILIAE PIENTISSIMAE ET SIBI ET SVIS LIB LIBERTABVSQOVE POSTERISQ EORVM HIC MONVMENTVS AD EO PERTINEBET sic QVI EX NOMINE MEO SVNT IN FR P V IN AG P V; b) Frammento di lastra marmorea (m. 0,12 X 0,13), opistografo: da un lato ...YMPIAS...EMERE...o SVIS, dall'altro ...DIS...; c) frammento di lastra marmorea di m 0,26 x 0,14: D... RNEL...; d) Simile di m. 0,11X 0,12: ...HIBERO...; e) Simile di m. 0,19 X0,12 :..TTVE... YCHE...
Sopra un pezzo di mattone trovato nello sterro, leggesi impresso il noto bollo delle figuline Ponticlane di Faustina Augusta, C. Z Z. XV, 399; ed in un altro simile si ha il bollo di Ermete, servo di C. Calpetano Faore, C. Z. Z. XV, 904 d.
Nel prato poi, che trovasi a sud della basilica di s. Paolo, a circa 100 metri dal fabbricato del monastero, gli sterri pel collettore hanno restituito alla luce altri 15 cippi sepolcrali, tuttora infissi al proprio luogo, i quali continuano la serie di quelli precedentemente scoperti, cfr. Notizie 1897, p. 514), e spettano anch'essi ai monumenti funerarî, che seguivano l'andamento dell'antica via Ostiense.
Uno di questi cippi, in travertino, è di forma rettangolare, alto m. 1,30, largo m. 0,70X0,67. Nella parte superiore, che è tutta guasta e scheggiata, era incisa l'iscrizione, della quale rimangono appena alcune lettere finali, che si riferiscono alla misura 22 fronte ed n agro. Nella parte inferiore è ricavato nella grossezza della pietra un loculo, alto m. 0,43, largo m. 0,47, profondo m. 0,35, il quale era chiuso da una lastra, pure di travertino, fermata con grappe di ferro. Entro il loculo si rinvennero due olle cinerarie e tre vasetti di terracotta, come vedesi nelle figure qui aggiunte. L'olla più grande, munita del suo coperchio, conteneva nel fondo ossa combuste, e sopra di esse erano posti quattro vasetti di vetro, perfettamente conservati, e due grandi conchiglie. L'altra olla, in forma di pignatta, ha un manico ed è priva di coperchio. Conteneva anch' essa i resti della cremazione ed un vasettino di vetro, dipiccolissime dimensioni.
Gli altri 14 cippi sono inscritti, e vi si leggono semplicemente i nomi dei possessori dei sepolcri e la estensione dell'area religiosa. 1. Cippo di travertino di m. 0,95 X 0,27, terminato superiormente a semicerchio: AVILLIA C F DENTONIS IN FR P XII IN AGR P XII; 2. Simile, di m. 1,00 X 0,32: AVILLIA C F DENTONIS IN FR P XII IN AGR P XII; 3. Simile, di m. 0,94 X 0,37, mancante della estremità superiore: ...CLODIVS... SCAEVA ABFERRI ... CLODIA NICE MTER LIBERTEIS LIBERTAB IN FR XIII IN AGR P XII; 4. Simile, di m. 0,80X0,28: CS COMMVNIO VIX A VII; 5. Simile, di m. 1.10 X 0,35: L ABI L L NICEROTIS IN F P XV IN A P XXV; 6. Simile, di m. 0,90X0,83: L FIDVSTIVS L L PISTVS L FIDVSTIVS L L.EROS L FIDVSTIVS L LPYLADES L FIDVSTIVS L L PILEROS IN FRO P XVI IN AGR P XII; 7. Simile, di m. 1,00 X 0,27: L FIDVSTIVS L L PISTVS L FIDVSTIVS L L EROS L FIDVSTIVS L L PILEROS L FIDVSTIVS PYLADES IN FRO P XVI IN AGR P XII; 8. Simile, di m. 1,05 × 0,32:D IVNIVS D L ALEXSA IN FR P XII IN AG X II; 9. Simile, di m. 1,10 X 0,37: D IVNIVS D L ALEXSA IN FR P XII IN AG R P XII; 10. Cippo di forma rettangolare, di m. 1,30 X 0,32: L SCRIBONIVS L L BIOSIMVS IN FP XVI IN A P XII; 11. Frammento di cippo, di m. 0,32 × 0,20: ...THIIVS ...CTVS ...CLA; 12. Simile, di m. 0,70 X 0,37: ... IN FR PA IN AGR P XII; 12. Simile, di m. 0,95 × 0,32: ...IN FR P XVI IN; 14. Simile, di m. 0,80 X 0,40: AGRO P XXIIII
Sopra un coperchio di grande olla cineraria, mancante di una parte dell' orlo, che è stato raccolto in prossimità del cippo sopra descritto contenente il loculo sepolcrale, si leggono graffiti in belle lettere quadrate, disposte a semicerchio, i nomi: HORATIA L L CHIA. Per i medesimi movimenti di terra sono state recuperate due arche fittili, in una delle quali si trovarono soltanto poche ossa avvolte in un pezzo di lamina di piombo.
Giuseppe Gatti.
Dai lavori pel collettore sulla sinistra del Tevere, presso il bivio della moderna via Ostiense e la via detta delle Sette Chiese, provengono le seguenti lapidi inscritte: 1) Lastra di marmo, di m. 0,28 X 0,21: D M PARENTES IRENAE E V M XI D XXV; 2) Frammento di stele marmorea, con antefisse e timpano in cui è scolpita una rosa, alto m. 0,20 X 0,25: DIS MAN SAC M FABI VS SECV ...T ASINIO VERNO; 3) Frammento di lastra marmorea, di m. 0,27 X 0,21: ...HORV... coniVGI BENE.... MERITAE; 4) Simile, di m. 0,20 X 0,12: M.... GIA... AM...; 5) Simile, di m. 0,10 X 0,29: ...T POPVLI CC...
Giuseppe Gatti.
Dagli sterri, che pel grande collettore delle acque sulla sinistra del Tevere si eseguiscono nella vigna posta fra la via delle Sette Chiese e la moderna Ostiense, proviene un'ara marmorea sepolcrale, alta m. 0,72 X 0,50 X 0,42, che porta incisa l'iscrizione: DIS MANIBVS P CIARTI PREPONTIS
Sui quattro angoli sono elegantemente scolpite teste di Ammone, dalle cui corna pendono festoni che decorano i lati del cippo; e sotto di esse si veggono a tutto rilievo sfingi alate che poggiano sullo zoccolo del monumento. Nella fronte poi, sotto l'iscrizione, è scolpita un' aquila ad ali spiegate, e nei fianchi il prefericolo, la patera ed uccelli.
Appartiene a quest'ara sepolcrale il coperchio, trovato precedentemente nello stesso luogo e descritto nelle Notizie 1897, p. 456. Nell'interno del monastero di s. Paolo, demolendosi un muro che recingeva un antico pozzo, si è rinvenuta fra i materiali di costruzione una lastrina di marmo bianco securiclata, alta m. 0,16 X 0,22, che conserva la seguente iscrizione: D M BERONICI ANI VIX AN II M X D XVI
Nei prati poi a sud del monastero predetto, per i lavori del collettore sono stati scoperti tre altri cippi di travertino, che stavano tuttora infissi al proprio luogo, a m. 2,50 sotto il piano di campagna. Il primo è alto m. 0,75 X 0,30 X 0,20, e vi si legge l'iscrizione: VIVI CLODIA C L NICE L LVCRET DIPHILVS; secondo, rotto nella parte superiore, misura m. 1,00X0,35 X 0,10, e reca scritto: L: APRODISIA AELIA P L HELENA C:APRONIVS CL PRIMVS HERES; terzo, alto m. 115X 0,35 X0, 12, dice: A OCTAVI A L EROS | A OCTAI A M CIO | (sic) OCIAVIA A FLOR | (sic) A OTAIS ALLVCRI | IN FRONE P XVII | IN AGRO PED XII
In un frammento di simile cippo piane di m. 0, 48X0, 32, le poche lettere: IN... R P XII. Fu pure raccolto fra la terra un de di m. 0,57 X0, 40, su cui è impresso il bollo circolare: P VETTI ANTVLLI FLAVIANI (busto d'Ercole). Un altro esemplare di quei bollo, imperfettamente trascritto. lal 1 vasi edito nel C.I.L. XV, 1497.
Giuseppe Gatti.
Proseguiti gli sterri per la costruzione del grande collettore sulla sinistra del Tevere, secondo fu detto nelle Notizie del passato marzo p. 119, avvennero le seguenti scoperte.
A metri 15 di distanza dal campanile della basilica di s. Paolo, e proprio di fronte al campanile stesso, fu incontrata una stanza sepolcrale, con muri laterizî, larga m. 4,68, nel cui piano aprivansi quattro aperture quadrate, a guisa di botole. Per esse scendevasi in quattro celle sepolcrali, ognuna delle quali misurava m. 2,50 di altezza, e m. 2 di lunghezza.
Ogni cella conteneva sei cadaveri, posti gli uni sugli altri, divisi soltanto da una fila di tegoloni poggianti su di un battente o collarino di cemento. L'altezza di ogni loculo, tra una fila di tegoloni e l'altra, era di m. 0,45.
Rimossa la terra filtrata nelle celle e nella stanza superiore, non si rinvenne alcun oggetto, nè alcun frammento epigrafico da cui si potesse rilevare di che tempo e di chi fosse stata questa tomba. Certamente era dei bassi tempi e, secondo ogni probabilità, cristiana.
Si misero anche in luce diversi muri di reticolato e di laterizî, appartenenti a colombari dei buoni tempi, e nei quali rimanevano le nicchie contenenti le olle fittili.
Tra le terre si recuperarono: Un ossuario cilindrico, di travertino, con suo coperchio, alto m. 0,54, del diametro di m. 0,30, che conteneva ossa combuste ed una moneta irriconoscibile.
Un frammento di sarcofago marmoreo, bisomo, alto m. 0,48, largo m, 0,20, nella cui fronte è scolpito un Genio alato, con una face nella destra e due oche od anatre nella sinistra levata. Il Genio è in atto di osservare o di parlare ad una figura muliebre, recumbente, della quale solo metà della persona è conservata. A destra sono scolpiti fogliami e caulicoli.
Alcuni frammenti di altro sarcofago marmoreo, ornato di striature e con teste della Gorgone, a bassorilievo, nei fianchi; altezza m. 0,60, larghezza m. 0,50. Parte centrale della fronte di un sarcofago marmoreo, di m. 0,25 X 0,12, in cui è scolpito un clipeo con la protome, della defunta, in rilievo.
Due lastre marmoree appartenenti ad un sarcofago ornato nella fronte di striature e di clipeo col busto del defunto; scultura assai rozza e di cattiva esecuzione.
Frammento di sarcofago marmoreo, di m. 0,36 X 0,25, con rappresentanza di due Genî alati, recanti canestri di frutta e di fiori.
Angolo di un ossuario di marmo di m. 0,40 X 0,30, ove rimane una testa di ariete dalle cui corna pendono delle vîttae, e dove in un lato è scolpita la patera.
Un capitello marmoreo, di ordine corinzio, danneggiato. Alcuni pezzi di cornice di marmo bianco.
Un lastrone, pure di marmo bianco, il quale dovè appartenere alla fronte di un sarcofago. Vi si veggono rappresentati a bassorilievo Apollo, Bacco e Diana. Bacco è nel mezzo ed appoggiasi ad un erma, mentre colla destra regge il cratere cui accosta la bocca una pantera. Alla sua diritta è Apollo, in atto di riposo, appoggiandosi col gomito sinistro sul tripode. Dall'altra parte è Diana, in atto di trarre l'arco.
Sarcofago di travertino, lungo m. 1,80, largo m. 0,45, con coperchio della stessa pietra. Non reca iscrizioni, nè ornati, e dentro furonvi trovate le ossa, una moneta guasta per l'ossidazione e presso il cranio una laminetta d'oro, piegata a treccia.
Tra gli oggetti del corredo funebre debbono notarsi : Una tazza di alabastro orientale, semplice, alta m. 0,08, del diametro di m. 0,15. Un bel vaso di vetro, di grandi proporzioni, ma in frammenti. Un balsamario di vetro, semplice. Un'olla fittile, con suo coperchio. Tre vasetti pure di terra cotta, privi di ornati. Una lucerna ornata di fogliami nel piattello, e recante nel fondo il noto bollo (Marini n. 109): ERACLID
Altra con rappresentanza della Fortuna sedente, cornucopia nella sinistra e patera nella destra. Il bollo non può discernersi, stante l'incrostazione che lo ricopre. Altra con figura di un cervo in corsa. Non reca bollo.Si raccolse inoltre un frammento di mosaico policromo, assai fino, in cui vedesi un tronco di albero con frasche.
Numerosi furono i monumenti epigrafici, rinvenuti sparsi tra la terra, e che qui
si riproducono, secondo la lezione del prof. Dante Vaglieri.
Luigi Borsari.
L'importanza della località nella quale sono ora in corso i lavori pel collettore, dipende anzitutto dalla basilica di s. Paolo e dal cimitero di Lucina, formatosi attorno alla tomba dell'apostolo.
I recenti scavi potranno finalmente risolvere la questione tanto discussa, se cioè la via Ostiense, passando innanzi alla primitiva basilica costantiniana, seguisse l'andamento della via attuale, ovvero corresse più a ponente, fra il Tevere e la fronte della basilica riedificata sotto gli imperatori Onorio, Teodosio e Valentiniano III.
Su questo tema anche recentemente ha richiamato l'attenzione degli studiosi il ch. comm. Stevenson; e dal suo scritto, trattato con la consueta diligenza e dottrina, nuova luce è derivata sull’importante argomento (cf. Osservazioni sulla topografia della via Ostiense in Nuovo Bullettino di Archeologia Cristiana, anno III, pagg. 283-321).
Noi non affretteremo giudizi, dovendosi attendere dagli scavi medesimi la soluzione del problema topografico, specialmente quando le trincee taglieranno la via moderna, poco al disotto del monastero annesso alla basilica.
Non possiamo però tacere, che tanto gli scavi eseguiti a nord della basilica, quanto quelli a sud, nei prati di s. Paolo, hanno rivelato, sia per l'allineamento dei sepolcri, sia per molti cippi, ancora in situ, l'andamento di una antica via, la quale taglia trasversalmente la basilica, corrispondendo col suo asse a quel tratto di selciato stradale, a poligoni di basalte, che fu scoperto sino dal 1850, nella crociera della chiesa, quasi sotto l'arco decorato dei mosaici di Leone Magno.
E tale via, per le ragioni che ci riserbiamo di esporre, non può essere altro che l' Ostiense, ossia quell'iter vetus menzionato nell'editto imperiale dell'anno 386, iter che intendevasi di abbandonare, anzi di sopprimere, sé placeret tam populo, quam senatui.
Si è inoltre potuto osservare, come la collina detta di s. Paolo, corrispondente dietro alla basilica, sia stata tagliata dai Romani per l'esercizio di vaste cave di tufo litoide. Di qui la forma a picco che presenta la collina, ed i tagli verticali che veggonsi dalla parte di ponente. Tali cave non dovettero essere più esercitate nei tempi dell'impero, perchè sui rifiuti, rappresentati da grandi cumuli di pezzi e scaglie di tufo, erano state gettate le fondamenta di alcuni colombarî, che per l'eccellente opera laterizia o reticolata non possono assegnarsi che alla fine della repubblica o alla prima metà del I° secolo dell'impero.
Del resto, niuna traccia, sinora, di catacombe cristiane o del cimitero di Lucina, che lo Stevenson crede fosse stato a cielo aperto, attorno alla basilica. Gli scarsi frammenti di titoli cristiani finora recuperati spettano tutti ad età posteriore, cioè al cimitero che si svolse intorno alla basilica Onoriana.
Importa l'osservare, che il luogo fu vandalicamente saccheggiato, a scopo di lucro e per estrarre materiali da costruzione. Ogni sepolcro, ogni colombario ha non meno di due o tre fori praticati nella volta, pei quali si introdussero gli espilatori dai vigneti soprastanti. Di guisa che troviamo le nicchie mancanti delle olle e degli ossuari, le ossa rimescolate e gettate alla rinfusa, asportati i titoli e le sculture che si rinvengono sparse tra le terre, senza che sia possibile di stabilire a quali tombe appartengano.
Luigi Borsari.
Proseguiti gli sterri per la costruzione del grande collettore, sulla sinistra del Tevere, secondo fu detto in queste Mozzzze a p. 185, si scoprì alla pendice del colle detto di s. Paolo, dietro la basilica, una fila di colombarî costruiti in laterizio ed in reticolato, dei quali due soltanto erano conservati, rimanendo degli altri scarse tracce delle pareti in cui erano incavate le solite nicchie.
Il più grande dei due conservati, era di forma rettangolare, largo m. 3,65, lungo m. 3,95. Nella parete di fondo, opposta a quella dell'ingresso, erano tre ordini di nicchie, contenenti ognuna due olle fittili, così disposte: cinque nicchie nell'ordine inferiore, quattro nel medio e tre nell'ordine superiore. Nella parete a sinistra, di chi entra, erano incavate dodici nicchie e tredici nella parete a destra. L'interno del colombario era rivestito di intonaco bianco, con fasce rosse attorno alle nicchie e con rozze decorazioni di pitture ritraenti uccelli, serpenti e fiori.
In età tarda il sepolcro servi per tumularvi dei cadaveri, secondo l'uso cristiano,e si costruì tutt' attorno una specie di podio, con cinque arcosoli ed altri loculi si aprirono a m. 1,05 sotto il piano del primitivo colombario.
A destra dell' ingresso era la piccola scala che conduceva alla stanza superiore del sepolcro, ornata, all'imposta della volta, da una elegante cornice formata con mattoni arrotati e rivestita di stucco. Il pavimento era a musaico bianco, con fiori neri. Di questa camera superiore conservavansi appena le pareti laterali e quella di fronte, sino ad una certa altezza, e vi si vedevano altre nicchie con le olle cinerarie.
Le nicchie della parete di fondo erano state rotte, in età posteriore, per incastrare nel muro, sopra la cornice fittile, un sarcofago marmoreo, lungo m. 1,92, largo 0,50. Nella fronte è ornato di semplici striature e nel centro è un cartello scorniciato, ma senza iscrizione. Al di sotto, era stato collocato un secondo sarcofago, fittile, di m. 2 x 0,50.
Di migliore conservazione era l'altro colombario, un poco più a nord del pre-
cedente, che misurava m. 2,80 di larghezza e m. 4,30 di lunghezza. Nella parete di fondo era incavata un'edicoletta sormontata da timpano, ed ai fianchi due nicchie quadrate. In ognuna delle pareti laterali erano sette nicchie coi soliti due ossuari fittili.
Tanto questo, come l'altro colombario sopra descritto, erano stati frugati in passato, e nulla vi si rinvenne. Tra la terra di scarico, si raccolsero alcuni tegoloni con bolli già noti, tranne i due seguenti, inediti:
ST MR FORT EX PR CAES; APOLLONI.
Si raccolsero pure i bolli seguenti dei quali conoscevansi, sinora, mento: (cfr. C.I.L. XV, 34, 851, 2241): BRVTT DP CLEMENTIS; OP DOL EX F Q A M GRAPI SER APRONCO; BATYLli SEPTIMIAE
Sono tornate in luce varie iscrizioni (allegate dove si prosegue con la numerazione dei ritrovamenti del mese precedente).
Si recuperarono, infine, diversi aghi crinali di osso, alcune lucerne semplici, alcuni balsamarii di vetro, frammenti di specchi circolari, una tazzina di vetro, a due manichi, un rocchio di colonna di marmo cipollino, una piccola base con piedi di una statuetta, ed una mano spettante a statua marmorea.
Giuseppe Gatti.
I lavori di sterro pel collettore sulla sinistra del Tevere, dietro la basilica di s. Paolo, e di cui fu detto nel precedente fascocolo delle Notizie, p. 241, hanno dato luogo alle scoperte di nuovi numerosi frammenti epigrafici.
Si scoprirono inoltre: un coperchio di cinerario quadrato, di marmo, di m. 0,25 X 0,20 terminante a timpano con antefisse ai lati. Entro il timpano è scolpito, a bassorilievo, la protome della defunta, con acconciatura del tempo dei Flavii e dietro vedesi una face rovesciata. Piccola urna marmorea, quadrangolare, di m. 0,38 X 0,27 X 0,23. Nei lati è una imitazione dell'opus quadratum, nella fronte, tra due pilastrini corinzii, è il cartello, ma senza iscrizione.
Ossuario marmoreo, con anse orizzentali, del diametro di m. 0,20, alto m 0,30, liscio e con semplice cartello in cui era il titolo che fu abraso. Il coperchio è pure privo di ornati, ed ha alla sommità il pomo di presa.
Coperchio di urna cineraria marmorea, di forma quadrata, sormontato da un timpano, in cui è scolpito a bassorilievo l’urceo, l’ascia, la patera. Ai lati sono delle antefisse.
Urna rettangolare di marmo, di m. 0,29 X 0,41, recante scolpiti, nei fianchi, dei rami di lauro. Agli angoli sono delle teste di Giove Ammone da cui pendono encarpi.
Cippo di forma piramidale, alto m. 0,40, di m. 0,21 di lato alla base e m. 0,15 alla sommità. Nella fronte è incisa una patera, al di sopra della quale leggonsi le lettere: D M. Sotto la patera è una losanga, pure incisa, in cui sono scolpite le lettere iniziali: T M E. Nei fianchi sono rappresentate, a rozzo graffito, due urcei.
Busto marmoreo rappresentante un fanciullo, i cui caratteri individuali attestano trattarsi di un ritratto. La scultura è buona ed accurata e di perfetta conservazione. Il fanciullo è vestito di exomis affibbiata sulla spalla destra.
Si raccolsero infine diversi tegoloni con bolli figulinarii, riproducenti quelli editi nel C. I. L. XV nn. 65, 474, 861, 1052.
Luigi Borsari.
In altri fascicoli di queste Notizie è stato dato esatto conto delle varie scoperte avvenute tra il primo ed il terzo chilometro della via Ostiense, in seguito agli scavi per la costruzione del collettore principale sulla sponda sinistra del Tevere. E come fu accennato (p. 190 sg.) l'importanza di tali scoperte dipendeva essenzialmente dalla questione relativa all'andamento dell'antica via Ostiense nel punto in cui trovasi la basilica di s. Paolo.
silica medesima, dapprima incerto e in più modi proposto dagli scrittori di topografia, sì potè con precisione riconoscere in questi ultimi mesi, mercè le scoperte che dettero occasione alle dotte note postume del compianto comm. E. Stevenson, intitolate: Osservazioni sulla topografia della via Ostiense; edite nel Nuovo Bullettino di Archeologia Cristiana, anno III, pagg. 283-321.
L'antica via, a partire dal recinto di Aureliano fino quasi alla basilica di s. Paolo, seguiva esattamente il percorso della strada moderna, come è testimoniato da pochi, ma ineccepibili capisaldi che sono: 1° il sepolcro dei Claudii, a destra della via, poco prima del ponte della ferrovia Roma-Civitavecchia; 2° il rudere di grandioso monumento sepolcrale, a sinistra della via, appena oltrepassato lo stesso ponte ferroviario; 3° i cippi terminali del Tevere rinvenuti presso l'Almone, sul margine destro della via, nel terreno di proprietà del Monastero di Tor de' Specchi; 4° il vetusto ponte sull'Almone (oggi ponte della Moletta).
Questo ponte, di cui conoscevasi solo l'estremità sul lato destro della via, fu interamente scoperto due anni or sono, pei medesimi lavori del collettore. I piloni laterali sono costruiti a grandi massì rettangolari di tufo, e l'arco, la cui luce è di m. 7,60, è anch'esso formato di blocchi di tufo con chiave centrale di travertino. La larghezza del ponte è di metri 15, misura importante per determinare anche la larghezza dall'antica via Ostiense, nel punto ove valicava l'Almone.
Maggiore difficoltà presentava, come abbiamo detto, la questione circa l'andamento della via dopo il primo milliario, ossia nella località che è divenuta così celebre nella storia, per la tumulazione dell'apostolo s. Paolo nel cimitero di Lucina.
È noto, che la primitiva basilica, fatta erigere dall'imperatore Costantino, era di tanto modeste proporzioni, da giungere appena alla confessione della chiesa odierna. E poichè l'abside della basilica costantiniana era rivolto a ponente fu supposto che la via Ostiense dovesse passare innanzi alla fronte del primitivo tempio cristiano, seguendo il percorso della via attuale, cioè fra il colle e la chiesa.
L'anno 386, con editto speciale degli imperatori Onorio, Teodosio e Valentiniano II, indirizzato a Sallustio prefetto di Roma, la basilica dell'apostolo fu ricostruita dalle fondamenta ed in proporzioni assai più vaste e con inaudita magnificenza. In seguito a tali opere fu invertita l'orientazione della basilica, pur conservando l'antica confessione nel suo posto primitivo. Ed è assai verosimile il supporre, che la via Ostiense fosse, in quella occasione, deviata a ponente, in modo da farla passare dinanzi al portico della nuova basilica teodosiana.
Abbiamo quindi da considerare due casi cioè, se l'Ostiense passando dinanzi alla primitiva basilica costantiniana, seguisse l'andamento della via attuale, ovvero se alla fine del secolo IV fosse spostata e fatta passare tra la fronte della nuova basilica teodosiana ed il Tevere, siccome recisamente afferma il Nibby.
Ma v'ha una terza considerazione. Negli scavi eseguiti l'anno 1850 per la ricostruzione del tempio teodosiano, distrutto dal fatale incendio del 1823, fu riconosciuta l'esistenza di un'antica via, il cui selciato, a poligoni di lava basaltica, fu trovato proprio dietro l'abside della basilica costantiniana, nella crociera o nave transversa della chiesa attuale e quasi sotto l'arco trionfale decorato dei mosaici di Leone Magno.
E la via era fiancheggiata da sepolcri e colombai, uno dei quali, conservatissimo, fu scoperto vicino alla tomba dell'apostolo. Quale era dunque questa via, parallela ed a brevissima distanza dalla Ostiense?...
In tutto ciò osservo anzitutto, che la stessa solennità con la quale parlasi, nell'editto, di quella strada che intendevasi di abbandonare, anzi di sopprimere, sî placeret tam populo quam Senatui, esclude trattarsi di una via secondaria e di poca importanza. Quindi l'iter vetus altro non è se non la via Ostiense primitiva, la quale, in seguito ai grandi lavori del secolo IV, fu trasferita tra l'abside della basilica teodosiana ed il colle, e dove ancor oggi la sì trova.
Una sola obbiezione potrebbe farsi ed è, che Costantino avrebbe edificata la basilica dell'apostolo in modo da far passare una via pubblica e della importanza della Ostiense, proprio dietro l'abside anzichè dinanzi alla facciata. Ma a parte che ciò riscontrasi anche nella basilica costantiniana di s. Agnese, dietro la cui abside corre la Nomentana, tale fatto era assai naturale poichè, se la basilica racchiudeva nella confessione la cella sepolcrale in cui la pia Lucina depose il corpo dell'apostolo delle genti, e se dietro l'abside costantiniana correva la via Ostiense, è segno manifesto, che il sepolcro trovavasi sulla sinistra della via, per chi muoveva dalla città.
Ed ecco perchè la basilica di Costantino fu costruita colla fronte a levante; altrimenti la via pubblica avrebbe impedito il libero svolgimento dell'edificio. Parmi quindi si possa concludere, in modo non dubbio, che la via Ostiense primitiva passò più ad occidente dell'attuale, e che questa, a sua volta, segue esattamente il percorso tracciato alla fine del secolo IV, in seguito ai lavori pel nuovo tempio, iniziati per ordine di Teodosio l’anno 386.
E che il tratto di via scoperto sotto la nave transversa della basilica nel 1850, appartenesse appunto alla Ostiense, è confermato dal fatto che i varî sepolcri, quasi tutti colombai, scoperti presso il bivio formato dalla via delle Sette Chiese e dietro
la stessa basilica di s. Paolo, non erano normali con l'asse della strada odierna, ma accennavano chiaramente ad una via che passava un poco più ad occidente, sotto la basilica stessa, dove fu infatti riconosciuta nel ricordato anno 1850. Altro importante avanzo della via è stato ora scoperto appena oltrepassato il convento annesso alla basilica, sotto la strada moderna, nel punto indicato colla lettera B. Del selciato rimanevano ancora al posto varî poligoni di basalte, limitati, sul margine destro della via, da un muraglione composto di grossi blocchi tufacei, lungo, nella parte scoperta, m. 14. I blocchi erano disposti nel senso della lunghezza, in due ordini sovrapposti, della larghezza di m, 1,80, e posavano su di una platea di calcestruzzo (fig. 2).
L'altezza di questo muraglione, che è di m. 0,80 sul piano stradale, e la sua struttura, escludono trattarsi di una delle solite crepidini. Sembra invece che si tratti di una specie di diga per proteggere la via dalle acque alluvionali del vicino Tevere. Questa parte del suburbio attraversata dalla Ostiense, ed alla quale si dà volgarmente il nome di Prati di s. Paolo, ha infatti la particolarità di essere mollo depressa e per di più solcata da copiosi fossati che convogliano al Tevere le acque che scaturiscono alle falde delle colline dell'Annunziatella e di Grotta Perfetta. Ed anche oggi, nonostante che il terreno siasi notevolmente alzato sul piano antico. questa località è tra le prime ad essere inondata dalle acque straripanti del fiume.
Del resto che questo terreno fosse stato sempre acquitrinoso, si dimostra con documenti irrefutabili così antichi come dell'età di mezzo, i quali fanno menzione di molti horti quivi esistiti; nè è improbabile che nell'età classica qui appunto si trovassero gli horti olitorii, ricordati nella bella lapide riproducente il libello di Geminio Eutichete.
Il percorso dell'antica Ostiense, ora riconosciuto, fa anche rilevare come gli antichi avessero interrotto il rettifilo per l'ostacolo frapposto dalla presenza del colle retrostante alla basilica e che oggi vien denominato colle di s. Paolo. Evitato questo colle con una curva ad occidente, la via proseguiva nella direzione della strada attuale sino al bivio della Laurentina; come è stato testimoniato dai cippi, molti dei quali ancora 27 stu, scoperti negli stessi prati di s. Paolo, nel punto indicato nella pianta (fig. 1) con la lettera C.
Al bivio della Laurentina troviamo un altro caposaldo nel ponte che dà il nome alla località (il Ponzicello) e sotto il quale scorre l'acqua del fosso di Grotta Perfetta. È solidamente costruito a blocchi di tufo, cuneati; e secondo il Nibby fu costruito sul principio del I secolo dell'impero. L'opera laterizia, alla testata occidentale, devesi invece giudicare un restauro od ingrandimento dell'età severiana.
I recenti rinvenimenti ci conducono ora al quarto termine chilometrico della via, nella località di Ponte Fratta, ove era il vicus Alexandri, specie di sobborgo originato da uno scalo o porto fluviatile, frequentatissimo e di grande rinomanza nell'antichità.
Ora proprio innanzi al cancello di vigna Venerati e rimpetto agli avanzi del mausoleo di Marco Antonio Lupo, a m. 46,20 di distanza, verso il Tevere, è stato riconosciuto un nuovo tratto della Ostiense, per la lunghezza di m. 11 circa, e con il selciato ancora in buona conservazione. Sul margine destro ricorreva, come nel tratto di via scoperto nel punto B, la solita diga formata di blocchi di tufo, disposti anche qui in due file, larga m. 1,60 e che si elevava per m. 0,90 sui poligoni di basalte del selciato.
Infisso ancora al posto, a contatto di questo riparo a blocchi di tufo, era un cippo di travertino, alto m. 1,10, largo m. 0,59, dello spessore di m. 0,15, con la parte inferiore grezza, perchè rimaneva nascosta nel terreno. Dal lato che era rivolto alla via leggesi a grandi lettere: VIA LATA PXXXV
È da notare infine, che la strada antica trovasi ad un livello di circa 4 metri più basso della via moderna. E l'averla rinvenuta assai più vicino alla sponda del fiume è argomento per ritenere che corresse in direzione della città, seguendo un percorso meno irregolare di quello della strada moderna, non dovendo esistere, in antico, quella acuta risvolta che fa ora il fiume a Ponte Fratta, ove l'acqua giunge quasi a lambire la collina.
Luigi Borsari.
Scavandosi una fossa per la calce sulla destra della via Ostiense, dinanzi al portichetto dell'ingresso laterale della basilica di s. Paolo, sono state ritrovate fra la terra le antiche lapidi sepolcrali che seguono: a) Piccola stele marmorea, alta m. 0,50 X 0,14: P CLODIO P F RESTVTO V A XXII CLODIA POLLA MAT F; b) Frammento di lastra LRSRO OE con inc alto mo pe 0,15 x 0,15: D M LIVS IANV arius fecit sibi eT DARCIAE; c) Lastra di marmo, di m. 0,26 X 0,24, nel mezzo della quale è incavata la consueta patera delle libazioni: IVLIA EPIGONE EPICTETO CON IVGI BENEMERENTI FECIT; d) Lastra di marmo, lunga m. 0,45, alta m. 0,27: Q VALERIO RVFO VE terano... VALERIA MOSCIS VXOR BE ne merenti FECIT ET SIB ET SVIS POSTERISQue eorum ET Q CASSIVS VALES FRATER MIL COH XIII VRB; e) Frammento di titoletto da colombario, di m. 0,14X 0,08: M VIPsanius... FAE.... VIPSania...; f) Frammento di grossa lastra marmorea, lungo m. 0,70, alto m. 0,40: ALLO CON... TYCHISB
Continuati poi gli sterri pel collettore delle acque urbane sulla sinistra del Tevere, nel tratto ove il collettore medesimo traversa la strada moderna, e precisamente di fronte al monastero di s. Paolo, sono stati scoperti altri avanzi di antichi sepolcri costruiti in opera laterizia. Fra la terra si sono rinvenute le seguenti iscrizioni: a) Lastra quadrata di marmo, di m. 0,24 per lato, con grande patera incavata a forma di rosone: SEX MARCIVS SATVR NINVS; b) Frammento di lastra marmorea, di m. 0,26 X 0,25: IAE C L I.... syMPHORVS I... posTERISQVE Suis; c) Simile, di m. 0,20 X 0,18: d M .... DIADV.... menoARRIA.... NDA COIVG ... b. m. FEC; d) Simile, di m. 0,40 x 0,24: ...M ... SFEL ... IET ... IVC; e) Simile, di m. 0,25 X 0,15: NEC ... AALIENA INT ... INFERRE IN M ... HOC MONIMF
Si è pure nello stesso luogo incontrato un antico pozzo, di forma circolare, scavato nel terreno vergine e coperto alla bocca da un grande dolio fittile, tagliato a due terzi della sua altezza. Il pozzo ha il diametro di m. 0,70, ed è profondo m. 4,75. Spurgato totalmente dalla terra di cui era ripieno, vi si rinvennero pochi avanzi di ossa umane ed un vasetto fittile, ad un manico. Si è trovato inoltre un sepolcro costruito in muratura e coperto alla cappuccina mediante sei tegoloni, i quali misurano m. 0,40 per ogni lato e portano impresso il bollo circolare: QFIGVLI
Finalmente sulla sinistra della via Ostiense, presso al fosso di Grotta Perfetta, è stato scoperto un sarcofago marmoreo, lungo m. 1,36 X 0,65 X 0,60, fissato con calce sopra un piano di muratura. Era tuttora chiuso, ed avea il coperchio fermato con grappe di ferro. La lastra, che serve di copertura, è intagliata con riparti geometrici e decorata di meandri di varia forma. Aperto il sarcofago con tutte le cautele, vi si trovarono le ossa di persona giovanile, quasi del tutto polverizzate e coperte di melma; ed in mezzo alla strato fangoso si recuperarono due anelli d’oro, con gemma incastonata. L'uno del diametro di mm. 20, ha una corniola scura sulla quale è in- . ciso un Amorino che vola e corre appresso ad una farfalla (Psiche), alzando il braccio destro per afferrarla. L'altro anellino, del diam. di mm. 15, ha una corniola chiara, sulla quale è rappresentato un giovane ignudo, forse Bacco, volto a d., col capo cinto, come pare, di corona d'edera. Nella destra tiene un’ oinochoe, di cui versa il liquido, e appoggia la sinistra al fianco: dal braccio destro pende forse la nebride.
Giuseppe Gatti.
Nelle opere di sterro per costruire il grande collettore sulla sinistra del Tevere, presso il campanile della basilica di s. Paolo, sono stati raccolti i seguenti oggetti: Testa marmorea, che rappresenta un personaggio di età senile, senza barba: è molto danneggiata per .effetto del fuoco. Frammento di bassorilievo (m. 0,30 X0,20) con due baccanti, abbandonate alla danza orgiastica: hanno nella destra il tirso, e con la sinistra reggono il velo che svolazza intorno al loro corpo. Varî pezzi di un sarcofago striato; e due lastroni di marmo serviti per coperchi di arche sepolcrali. Un coperchio d'urna cineraria rotonda, del diametro di m. 0,25. Una bocca di grondaia fittile, in forma di testa leonina.
Giuseppe Gatti.
Compiendosi il tratto del collettore sulla riva sinistra del Tevere, nel punto ove dalla via Ostiense si stacca quella detta delle Sette Chiese, si è trovato un sarcofago di marmo, lungo m. 0,75 X 0,30. Sulla fronte sono scolpiti in rilievo tre festoni, sostenuti nel mezzo da due genietti, ed agli angoli da due teste di ariete: un simile festone si vede appena abbozzato sui due lati minori del sarcofago.
L'iscrizione, incisa in mezzo ai rilievi, dice: DIS MAN ZOSI MO CHRYSIS FECERVNT FILIO KARISSIMO Sono stati pure raccolti fra la terra un coperchio di urna cineraria rotonda, del diam. di m. 0,25; ed un piccolo sarcofago, fittile.
Giuseppe Gatti.
Proseguendosi i lavori pel collettore delle acque urbane sulla
sinistra del Tevere, nel tratto che si trova fra la via Ostiense e la via delle Sette Chiese, è stato scoperto un altro sepolcro costruito con lastre di marmo. Un grosso pilastro marmoreo scanalato, lungo m. 0,80 e largo m. 0,33, era stato adattato a coperchio della tomba, e sulla superficie piana vi fu incisa l'iscrizione sepolcrale: D M SVB HVNC LAPIDE CORPVS POSITVM EST T FL ARCHIMEDES VIXIT ANNIS XII M XI.
Nell'interno del sepolcro si trovarono le ossa di uno scheletro giovanile, senza alcun oggetto di suppellettile funebre.
Giuseppe Gatti.
Di fronte al monastero contiguo alla basilica di s. Paolo, per i lavori del collettore sulla sinistra del Tevere, si è incontrato un antico pozzo, di forma cilindrica, rivestito internamente di muratura laterizia. Ha il diametro di m. 0,88, ed è profondo circa m. 6. Spurgato dalla melma, di cui era riempito, vi si sono trovate undici anfore fittili a due manichi, di altezza che varia fra i 40 e i 60 centimetri.
Negli sterri medesimi sono stati anche trovati i seguenti monumenti spettanti agli antichi sepolcri che fiancheggiano la via Ostiense: 1. Urna cineraria quadrata, di m. 0,45 X 0,37, ornata di una semplice cornice ad intaglio, senza iscrizione.
2. Urna cineraria quadrata, di m. 0,78 X 0,45 X 0,44, che nei lati porta scolpiti l'urceo e la patera e sulla fronte, fra due colonnette rilevate, ha l'iscrizione: DS MATR C TVLLIVS HESPER ARAM FECIT SIBI VBI OSSA SVA COICIANTVR QVASI QVIS VIOLAVE RIT AVT INDE EXEME RIT OPTO El VT CVM DOLORE CORPORIS LONGOTEMPORE VIVAT ET CVM MORTVVS FVE RIT INFERI EVM NON RECIPIANT
3. Urna cineraria quadrata, di m. 0,62 X 0,46 X 0,26, decorata con colonnine e teste di ariete sugli angoli. Nella fronte vi si legge: D M CASTO V A XXXII MARCIA PIETAS CONIVGI CARISSIMO F CVM QVO VIXIT ANN V M VIII D VI
Giuseppe Gatti.
Nei lavori per la costruzione del collettore sulla sponda sinistra del Tevere, di fronte alla porta minore della basilica di s. Paolo, sono state recuperate tre altre iscrizioni spettanti ai sepolcri dell' antica via Ostiense. La prima è incisa in una lastra marmorea, di m. 0,66 × 0,46, e dice: D M TI OCLATIVS HERMIAS ET TI OCLATIVS FELIX NEPOS SE VIBO FECERVNT ET OCTA VIAE FORTVNATAE COIVGI SVAE ET LIBERTABVS QVE POSTERISQVE EORVM INF P X INAG P XII
L'altro è un frammento d'urna cineraria quadrata, alto m. 0,28, largo m. 0,18
X 0,27. Vi si legge: ...ATOR ... S ... VS ... TI DEOS ... E AMICE ...QVE PARENS ...AINA PVDORQ ...CIPIOVESVO ...DIVOSQ PRECATVR ...ut tibi sit semper ter PA CINIS QVE LEVIS ...vixit ann... II SINE FRAVDE
Il terzo è un lastrone marmoreo, scorniciato; di m. 0,18 X 0,14, che conserva i
seguenti nomi: CL DIOMEDES... T SVIS FECIT... C L DORVS... C L DORIS... C L SABIN... C L ROM... C L DIO... P L BARN... P L SEC...
Giuseppe Gatti.
Dalla demolizione del muro che recingeva la vigna posta al secondo chilometro della via Ostiense, dirimpetto alla basilica di s. Paolo, provengono i seguenti frammenti epigrafici:
1. Lastra di marmo, di m. 0,26 × 0,21: d M PETRONIAE FAVSTiNAE Q V AN VIII M III D III M PETROni VS FILia E DVlcis simae...; 2. Stele marmorea, di m. 0,28 X 0.20, con appendice nella parte superiore, entro la quale è scolpita una corona lemniscata: D M LOLLIO EPICTETO VERNAE; 3) frammento di lastra marmorea, di m. 0,21 X 0,19: D m FABBRICIAE.... QVAE VI... ET FABRI... QVI VIX AN... FELIX FI...; 4. Frammento di grossa tavola marmorea, di m. 0,73 X 0,24: ... ET | ...VSA | ...BI ET | ...RONAE | ...ET | ...VAE COM | ...AE ET | ...TIS SVIS ET | ...NATO LIB | ...ISQ EORVM | ...OSTER ISQ EIVS
Sono stati inoltre recuperati altri minuti frammenti di antiche pietre sepolcrali, adoperati come materiale nella costruzione del muro sopraindicato, nei quali rimane appena qualche lettera delle iscrizioni che vi erano incise. Alcuni di questi frantumi ppartengono a lapidi cristiane dell'antico cimitero adiacente alla basilica.
Giuseppe Gatti.
Demolendosi un piccolo muro moderno per la sistemazione della strada presso la basilica di s. Paolo, si sono trovati, messi in costruzione, due frammenti di antiche lapidi sepolcrali. In uno (di m. 0,30 X 0,21) si legge: DIS MAN... | PETRONIA... | L ASINVS ... | CONIVG B... | SIBI ET SV... | TERISQ E... L'altro (di m 0,15 x 0,15) conserva: ...TROPHI ...DIONSSI ...E HSGIAI
Giuseppe Gatti.
Nel piantare gli alberi sul margine sinistro della muova via Ostiense, e propriamente dinanzi al campanile della basilica di s. Paolo, si sono incontrati avanzi di antichi monumenti sepolerali; ed in uno di questi si è trovata un'arca fittile, contenente le ossa di un fanciullo ed un anellino d' oro, a superficie esagona, che porta inciso un Amorino il quale con la destra distesa tiene per le ali una farfalla.
Giuseppe Gatti.
Continuandosi i lavori per la fogna presso il viadotto della ferrovia, sono stati rimessi all'aperto altri avanzi di muri laterizi, spettanti ad antichi sepolcri disfatti. Fra la terra sono state raccolte le iscrizioni sepolcrali che seguono:
1. Lastra di marmo, con cornice, larga m. 0,68, alta m. 0,45: D M TI CLAVDIO THEOPHILO CLAVDIA CHARIS CONIVGI KARISSIMO ET SIBI ET TI CLAVDIVS DIOTIMVS COLLIBERTO OPTV MO FECERVNT
2. Stele di marmo, di m. 0,73 X 0,42: D M TI CLAVDIO HILARO PACCIA EVTYCHS ET PACCIVS HILAR FILIVS B MF
3. Altra stele marmorea, con timpano ed antefisse, alta m. 0,61, larga m. 0,22: D M VLPIAE CLANGES ET:M:VLPI PRIMIGENI M VLPIVS MARCIANVS ET M VLPIVS PARTHENOPAEUS FILII PARENTIBVS B M FECER
4. Frammento di lastra marmorea, di m, 0,33 X 0,15: CLEMENTI Q VIXIT ANNIS VI MENSE MENS...
Si è pure recuperato un piccolo sarcofago in terracotta, ed un pezzo di mattone col bollo dell'anno 152, C.I.L. XV, 468b.
Giuseppe Gatti.
Presso il ponte della ferrovia, al primo chilometro della via Ostiense, nel costruire una fogna, si sono trovati alcuni antichi sepolcri, già in antico disfatti. Erano costruiti con tegoloni e coperti alla cappuccina. Fra la terra si raccolse un pezzo di tegola col bollo circolare, già noto, della fine del primo secolo (C.I.L. XIV, 1158): T FLAVI IANVAR
Giuseppe Gatti.
In prossimità del ponte, sul quale la strada ferrata traversa la via Ostiense, ove si riconobbero avanzi di antichi sepolcri (cfr. Notizie 1901, pag. 202), sono state trovate altre due iscrizioni funerarie. La prima è incisa sopra una lastra di marmo, alta m. 0,42, lunga m. 0,77, e dice: D M PHRONI... TI CLAVDIVS NICIA AMICO ET CASSIA EPITYCHE CONIVGI OPT VILICO QVI VIXIT ANNIS XXX. Le parole PHRONI(mo) AMICO OPT(imo) sono di diverso carattere e sembrano aggiunte posteriormente.
Nell' altra lapide, di m. 0,27 x 0,15, si legge: m D APOLAV... THRASON ...APOLAVSTO ...LCISSIMO ...MENSIB II. La pietra è ornata di cornice, e manca della metà a destra.
Giuseppe Gatti.
Nel costruire il muro di cinta della vigna de Merode, incontro alla basilica di s. Paolo, sono stati scoperti, a m. 2,10 sopra il livello della strada, alcuni avanzi di un antico colombario, con tre loculi per le olle nella parete di fondo; e fra la terra è stato raccolto un frammento d'iscrizione sepolcrale, di m. 0,26 X 0,23 con scritta in greco. A poca distanza si è trovata un' altra tomba scavata nel terreno vergine e coperta con tegoloni bipedali, tre dei quali portano il bollo dell'età adrianea, C.I.L. XV, 1203.
Giuseppe Gatti.
Negli sterri che si eseguiscono per la costruzione del collettore delle acque urbane presso il ponte della Magliana, circa il quinto chilometro della via Ostiense, è tornato in luce un tratto di antica costruzione in massi squadrati di tufo, ognuno dei quali misura m. 1,60 X 0,65 X 0,60. Questo muro appartiene al recinto di un'area sepolcrale, e trovasi a m. 2,50 sotto il piano di campagna.
In prossimità del medesimo luogo sono stati trovati tre pezzi anepigrafi di fistole aquario in piombo, del diametro di m. 0,09, lunghi ciascuno m. 0,35, ed una lastrina marmorea, ansata, di m. 0,40 X 0,27, su cui leggesi il titolo funerario: L CALPVRNIVS HERMES SIBl ET SVIS ET ELATE ELATVSFIL VIX A VII
Questa lapide era aderente ad un resto di fabbrica d'opera incerta, e a tre blocchi di travertino, che sembra avessero appartenuto alla fronte del monumento sepolcrale.
Giuseppe Gatti.
Per i lavori del collettore di sinistra, circa all'ottavo chilometro della via ostiense, è stato scoperto un tratto di antica tubatura in terracotta a m. 2 sotto il piano di campagna. Ogni tubo misura m. 0,90 di lunghezza col diametro esterno di m. 0,25 e lo spessore di cm. 2; alle due estremità del tubo vi sono le sagome per gli innesti. La conduttura correva parallelamente all'Ostiense, dalla quale distava m. 36,80 ed aveva una pendenza verso sud-ovest. Lì presso esiste una piccola vena d'acqua. Sopra la conduttura si è trovata una tomba a cappuccina franata.
Di fronte a questa tubatura, sul lato opposto, si è rinvenuto un cassettone di terracotta (m. 2 X 0,35 X 0,28), contenente ossa umane e ricoperto di tegole, su due delle quali ricorre il bollo C.I.L. XV, 141.
Dante Vaglieri.
Nel primo tratto della via a Mare, nel fare gli scavi per piantagione di alberi, sulla sinistra, furono rinvenute due fosse sepolcrali con ossa umane, e più oltre, dove la strada comincia a correre quasi diritta, altre tre tombe, in fondo ad una delle quali si trovò parte di pavimento spinato. Sulla destra furono poi rinvenuti alcuni pezzi di mosaico, evidentemente appartenenti allo stesso pavi- mento che trovasi sulla volta visibile dalla strada.
Poco oltre venne scoperta una macina. Sempre sulla destra, in corrispondenza della tomba dei Claudii », insieme con frammenti di grosse tegole ed ossa fu trovata una lastra marmorea (m. 0,26 X 0,28 X 0,03) con la seguente iscrizione: D M Q TANNVSSIVS SVCCESSVS QVI. VIXIT ANNOS.III. MENSES VI. Nell'ampia prateria, a sinistra, presso la strada, giace il frammento di cippo (m. 0,73 X 0,92 X 0,62) con l'iscrizione pubblicata nel C.I.L. XV, 1312.
Dante Vaglieri.
Nel terreno di proprietà del sig. Luigi Del Vecchio, nella tenuta Malafede, a circa 100 metri dal casale di questo nome, sulla sinistra della via, a nove metri da questa, e immediatamente sotto il piano stradale, è stato scoperto un avanzo di sepolcro, costituito da parallelepipedi di tufo di m. 0.70. Si vedono due angoli rientranti. I paiallelepipcdi erano legati con grappe a forma di coda di rondine.
Dante Vaglieri.
Negli sterri per la costruzione del nuovo gazometro sulla destra della via Ostiense, nell'area compresa tra questa, il fosso della Garbatella e il Tevere, è stato scoperto un piccolo tratto di strada antica a poligoni di selce alla profondità di m. 2 sotto il piano di campagna e alla distanza di m. 150 circa dalla via Ostiense. L'orientazione di questo tratto rispondeva da nord-est a sud-ovest. Non fu potuta rilevare la larghezza di questa strada, perchè nel tratto scoperto mancavano i limiti esatti delle crepidini. Alla distanza poi, da questo tratto di strada, di m. 50 verso la via Ostiense, nell’approfondire un cavo fu scoperto allo stesso livello indicato sopra, e sulla stessa direzione della strada nominata, un altro tratto di poligoni di selce per una larghezza massima di m. 4. Neppure in questo tratto sono state rinvenute le crepidini.
Angiolo Pasqui.
Sulla via Ostiense, al XIV chilometro, in località Malafede, in un terreno dei sigg. Devecchi, che resta sopra una piccola altura sulla destra dalla via medesima, si fecero ultimamente delle bonifiche a scopo agricolo.
Al dire dei proprietari la spianata di quest'altura nasconde gli avanzi di grandiose costruzioni, che dovrebbero appartenere ad un suburbano o villa rustica. A causa di alcuni lavori per la piantagione di arbusti furono incontrati dei vuoti sotterranei, i quali erano in muratura e coperti da grandi volte.
La posizione di questa località viene indicata in una mappa. Il punto segnato con lettera A è quello del fabbricato; l'altro segnato con lettera B indica il luogo dove fu scoperta la tomba descritta in queste Notizie 1908, pag. 389.
Gli ultimi lavori agricoli intrapresi sull'altura segnata in pianta colla lettera A hanno messo allo scoperto un tratto di via, lungo circa 60 m., ben conservato da crepidine a crepidine. Si trovò alla profondità di circa un metro e in vicinanza del tracciato medesimo della via Ostiense, che in quel punto, salvo qualche leggiero spostamento collima col tracciato antico. Evidentemente questo tratto di via ora scoperto rappresenta un diverticolo di via privata, che muovevasi dalla Ostiense a scopo di raggiugnere i fabbricati dell'altura ricordata.
La sezione di questa via, è un agger poco arcuato, largo m. 2,10, limitato a distanze varie da umbones molto rialzati. Oltre gli umbones dovevano correre da ciascuna parte le erepidines forse glarea stratae; ma oltre i limiti della sezione stradale selciata non si fecero ricerche speciali; anzi in due punti il selciato medesimo fu manomesso, dicesi all'insaputa dei proprietarî, dai coloni addetti ai lavori.
La distruzione del selciato non si arrestò ai soli tratti della via, ma si estese, a capo dì questa, sull’alto della spianata, ad una specie di piazzale selciato come la via con poligoni di basalte, il quale doveva rappresentare il cortile del fabbricato. A detta dei signori proprietarî, intorno a questo cortile, ed a poca profondità dal piano di campagna, si trovano alcune fondazioni di pilastri, disposte simmetricamente, e rispondenti ad una pianta quadrata.
Angiolo Pasqui.
Nel fare il cavo per la nuova tubatura del gas, fuori della porta s. Paolo, a m. 1,50 sotto il livello stradale è stato scoperto un tratto di 5 m. dell'antica via Ostiense a poligoni di basalte; si rinvennero anche un piccolo rocchio di colonna di verde antico (lungh. m. 0,30; diam. m. 0,77) ed un frammento di lastra marmorea opistografa (m. 0,24 X 0,21): da un lato si legge: VIS SCRIPT... | ...OLAM FIER... | ...IBI LIBE... | ...VM PROCV dall'altro: IC VL... | ...MANI IT... | ...TVTVM... | ...PER ORT
Nell'angolo sud-est del cavo per le fondazioni del nuovo fabbricato per la Direzione delle officine del gas, a m. 2 sotto il livello stradale, si è scoperto, per un tratto di 4 m., un altro resto della via Ostiense, a grossi poligoni di lava basaltina.
Angiolo Pasqui.
Via Ostiense. Nelle fondazioni del nuovo fabbricato per gli Uffici dello Stabilimento del Gas, si rinvennero un rocchio di colonna di marmo bianco (m. 0,50 X 0,60), ed un parallelepipedo di marmo (m. 0,80 X 0,45).
Angiolo Pasqui.
Prima applicazione di un sistema di blocco sulla rete SRTO, con segnali a luce di colore comandati da apposite slitte poste sulla linea di contatto ed azionate dal passaggio del trolley delle motrici; il sistema è installato su un tratto a binario unico della linea 5 tra via Marmorata e lo scambio presso il ponte della ferrovia in via Ostiense.
Il consiglio comunale ratifica la costruzione a via Ostiense, di una nuova struttura destinato ad ospitare i Mercati generali di Roma.
La società Anglo Romana inaugura il nuovo impianto di San Paolo. Una struttura di 119.850 mq, di cui 21.950 occupati dall’officina elettrica (oggi ACEA) e i rimanenti 97.000 dall'Officina del Gas (attuale ITALGAS).
In un cavo perimetrale praticato lungo la via Ostiense per erigere un fabbricato ad uso di Ufficio dello Stabilimento del gas, si è scoperto a m. 1,40 di profondità e per la lunghezza di m. 25 un tratto dell'antica via Ostiense lastricato con poligoni di lava basaltina.
Si inaugura la Centrale Termoelettrica Montemartini sulla Via Ostiense.
Scavi nel cimitero di S. Ciriaco a Mezzocammino: "Nei primi giorni del dicembre, durante i lavori per il rialzamento e l'allargamento della via Ostiense, in località Mezzocammino, ad undici chilometri dalla porta, tagliandosi la roccia sulla sinistra della via, in proprietà del sig. Paolo Giuliani, si rinvenne per caso una tomba contenente un sarcofago marmoreo. Questa prima scoperta attirò subito l'attenzione della Soprintendenza agli scavi di Roma, la quale decise di fare alcune esplorazioni in quella località per trovare il posto preciso del cimitero cristiano di s. Ciriaco, del quale si sapeva l'esistenza.
Appena iniziati i lavori si scoprì un piccolo edificio absidato disposto parallelamente alla via Ostiense e con l'abside rivolta ad ovest. Il piccolo edificio, però, non era isolato ; la prima tomba scoperta è già una prova che altre sepolture esistevano intorno ad esso. Dietro la chiesetta, alla distanza di m. 1,41 dall'abside, si è rimesso in luce un altro piccolo edificio absidato, normale alla via Ostiense. Alla distanza di m. 3,74 dall'abside della chiesetta C si staccava dalla Ostiense un diverticolo che volge a destra e sale verso il colle, dove viene esplorato un ulteriore edificio.
Prima delle nostre esplorazioni in questo punto si vedevano solo pochi avanzi di un muro di epoca evidentemente tarda, costruito a tufelli e mattoni: compresi subito che esso doveva appartenere ad un edificio, di cui il Bosio (l) nel 1617 vide i resti, consistenti in quattro nicchie in vicinanza della conserva d'acqua e che egli identificò con la chiesa di S. Ciriaco, di cui si conosceva l'esistenza al settimo miglio della via Ostiense. Lo scavo ha confermato la mia supposizione ed ha dato valore alla identificazione del Bosio. L'edifìcio, rimesso in luce, presenta tutti i caratteri di una chiesa cristiana costruita in parte sopra i resti di un antico cimitero."
Durante i lavori per l'allargamento della via Ostiense, riemege un ampio settore della necropoli romana che fiancheggiava l'antica via consolare:
"Il suolo di Roma svela ogni tanto ai nostri occhi qualcuno dei segreti che da più secoli giacciono nascosti tra le fibre poderose dei suoi strati di sopraelevazione e di rovina. Era ancor viva la quasi miracolosa scoperta della basilica pagana, situata al disotto del viadotto ferroviario presso la Porta Maggiore, eseguendosi la sistemazione della via Ostiense, fra la porta San Paolo e la basilica omonima, il piccone ha rimesso in luce i primi muri di un vasto sepolcreto di epoca imperiale, quello stesso sepolcreto în cuì nel 66 d. C. fu sepolto lapostolo Paolo, ospite forse in morte, come già lo fu in vita, di qualche borghese famiglia romana.
Vero è che di questo sepolcreto già si aveva notizia, per alcune scoperte avvenute sulla fine del secolo passato, a ridosso della collina di San Paolo, e per altre, avvenute già prima, al disotto del piano della basilica, quando fu restaurata dopo il famoso incendio del 1823: ma mentre gli archeologi di allora si affannarono a studiare soltanto i problemi che riguardano la sepoltura del grande apostolo e il tracciato della via Ostiense presso la basilica, gli avanzi scoperti furono quasi totalmente trascurati, e l'urgenza dei lavori mandò ogni cosa in rovina.
Nell' inverno scorso, per merito della R. Soprintendenza agli Scavi di Roma, egregiamente diretta dal prof, Giuseppe Angelo Colini, si è proceduto allo scavo di una gran parte di detto sepolcreto, con risultati oltremodo soddisfacenti: contemporaneamente allo scavo, si è provveduto al restauro delle parti ‘malferme e alla riproduzione di tutti gli elementi pittorici e decorativi; per opera del prof. Ferretti, di cui riproduciamo qualche saggio.
Scavo, oggi, non vuol dire ricerca di oggetti, come generalmente si intendeva fino a qualche tempo fa: «scavo» vuol dire esplorazione razionale del sottosuolo, non solo per lo studio dell'oggetto, ma più ancora del muro che lo racchiude, e della stratificazione dei vari periodi sovrapposti, dalla caduta del monumento fino ai giorni nostri. Nello scavo tutto ha importanza e fornisce dati preziosi intorno alla stoia del monumento, come intorno al popolo che lo eresse e a quelli successivi che ne occuparono le rovine; onde la necessità di procedere nello scavo con ogni cautela, prendendo copiose riproduzioni e rilievi dei vari strati che vengono messi allo scoperto.
Nel sepolcreto scavato presso San Paolo, la stratificazione si sviluppa dall'ultimo secolo della repubblica fino al quinto e sesto secolo dell'impero. Lo strato repubblicano è ad una profondità media da quattro a cinque metri disotto del piano di campagna, e poggia quasi sul vergine; esso sembra che abbia perdurato fino all’epoca claudio-neroniana, ed è rappresentato da un grande sepolcro in opera quadrata di tufo, con la porta in grossi stipiti di travertino, in un’area rettangolare a cielo aperto, con vari monumentini funerari addossati alle pareti, alla stessa guisa che si usa nei nostri cimiteri, e infine da alcuni muri in opera reticolata, appartenenti a colombari distrutti o caduti fino da epoca antica.
Ad una altezza di circa un metro e mezzo al disopra dei sepolcri descritti, si trova lo strato imperiale più avanzato, datato tra la fine del primo secolo e tutto il secondo dopo Cristo. Questo strato è il più importante e il più integro, per la sua giacitura ad una certa distanza sia dalla via Ostiense, sia dalla collina, e per essere stato ancora în parte usato nel periodo seguente.
Il sistema caratteristico di sepoltura è a colombario, cioè a piccole nicchie semicircolari, disposte in file parallele nelle pareti, ognuna delle quali nicchiecontiene generalmente due olle con le ceneri. Quanta povertà in queste sepolture, costituite d’una semplice piluccia ovoidale di coccio, con un coperchio mal tornito e al disotto della nicchia un modesto cartello indicante il solo nome; ma, nello stesso tempo, quanta cura nella costruzione dell’ultima dimora, quanta grazia nei moi in stucco e în pittura, che adornano con ritmo soavissimo le anguste pareti!
Per il romano, infatti, la tomba era la seconda casa; anzi, la casa eterna, ove lo spirito sempre vivo seguitava a godere delle bellezze della natura, e ove i mortali, spinti dalla « celeste corrispondenza d’amorosi sensi », andavano a celebrare con frequenza i più funebri riti, deponendo rose e viole sulle tombe dei cari. Per le decorazioni delle tombe si sceglievano i soggetti che ricordassero al morto le cose più belle e che lo trasportassero în un idealistico mondo di beatitudine, come, ad esempio, nel regno di Bacco, contornato dalla sua corte briosa e spensierata; oppure a traverso l'infinito spazio del mare, nel regno del possente Nettuno, ove le vagabonde nereidi solcano placide i flutti, adagiate sul dorso di poderosi tritoni o di fantastici mostri marini.
Talvolta il simbolo della vita ultraterrena diveniva più accentuato, e non era soltanto un motivo di godimento per il morto, ma era, ancor più, un chiaro monito per il vivo: così, in una tomba un'intera famiglia, ricavata in un sottoscala (un sottoscala che a mala pena potrebbe dare ospitalità ad un cane) un piano e l'altro di nicchie, vediamo dipinta una scena del più vivo interesse: è Ercole che conduce Alcesti fuori dagli Inferi, tenendola dolcemente abbracciata, e rassicurandola cheiil tricipite Cerbero non le arrecherà alcun danno.
È noto il mito: il giovane Admeto, marito di Alcesti, doveva morire prematuramente; Apollo, che lo proteggeva, ottenne dalle Parche che un'altra persona di famiglia potesse morire in sua vece. I genitori si rifiutarono, e allora Alcesti sì offrì con gioia all'olocausto. Un sacrificio così nobile impietosì la signora dell’Hades, Proserpina, la quale le ridonò la vita, ed Ercole, l’amico di Admeto, scese fin nel regno dei morti, e ricondusse Alcesti all’affetto del desolato marito.
Chi non sente attraverso questa graziosissima figurazione, tutta la santità del puro affetto coniugale, e tutta la grandezza del trapasso da una vità di tenebre ad una vita del più dolce piacere?
E altrove (ma qui in un vasto colombario che appartenne alla famiglia libertina dei Ponzi) ci appare dinanzi agli occhi una povera gazzella atterrata e avidamente sbranata da due leonesse. Motivo antichissimo, che ritroviamo fino nelle arti dei popoli orientali, il quale ci ricorda la lotta del più debole contro il più forte, la lotta eterna per l’esistenza, che applicata alla nostra vita, deve essere sprone e remora nello stesso tempo, fino a che l’anima non assurga a più nobili destini.
Certamente, le case dei personaggi sepolti nel nostro cimitero non erano così ornate e custodite come le loro tombe; la proprietà dei loro fondi, anche se vasti, non era così vantata, come quella dei pochi palmi di terra che formavano il loro tumulo. Perciò i Romani solevano incidere sui sepolcri le misure dell’area acquistata (e i nostri ne offrono bellis empi) minacciando spesso l'ira degli dèi, oltre che multe severissime, variabili da cento a centomila sesterzi, a coloro che sero occupato illegalmente la loro area, o avessero profanato il sonno sacro dei congiunti.
Si osservi, ad esempio, l'illustrazione riprodotta qui sotto: a prima vista, il sepolero) che aprtenne ad una tale Livia Nebris, moglie di Eunico (sembra un edifici ure normali, e già l’occhio fa îl paragone fra l'ingresso e la figura umana eretta per trarne una proporzione che secondi la propria immaginazione, quando le misure incise su gli stipiti ci fanno tornare crudamente alla realtà tutto il fronte del sepolcro non è lungo che sei pied: cioè m. 1.80, e la porta è alta soltanto cent. 97; una persona un po’ pingue, e che non sì possa facilmente inchinare, deve rinunciare ad entrarvi. Eppure, nell'interno della cella, larga cent. 90, hanno ospitalità ben ventiquattro cadaveri cremati. Al disopra del secondo strato ora descritto, appartenente, come si è detto, ai primi due secoli dell'impero, si trova il terzo ed ultimo strato.
Siamo qui nel periodo in cui alla cremazione viene quasi completamente sostituita la inumazione, e quindi in luogo dei colombari si trovano le tombe a camera aperta con sarcofaghi, o formza (fosse rettangolari scavate nella terra, oppure sopraelevate con murelli di tufo e mattoni). Interessanti sono alcuni sepolcri del periodo di transizione, i quali presentano contemporaneamente il doppio rito, mentre altri, nati colombari, hanno accettato poi le forma, seguitando ad essere usati fino alla completa occupazione dello spazio.
In questo terzo periodo il congestionamento delle tombe diventa impressionante: non solo si risalgono, tumulando, le pendici della collina, fino al secondo secolo rimaste quasi intatte, ma si sovrappongono le tombe in più piani, confusamente, mentre gli antichi sepolcri vengono riaperti e i pavimenti sconvolti, per deporvi altri cadaveri, con la unica custodia di poche palate di terra e di qualche tegola rotta.
Le iscrizioni funebri divengono sempre più rare e la costruzione di nuovi monumenti cessa, col volger del tempo, quasi del tutto; i poveri morti giacciono senza nome e senza dimora propria, usurpando, spesso vandalicamente, ‘quella degli altri; la severa legge antica ha perduto ormai ogni vi gore, per cui nessun ritegno ferma più il rozzo bifolco e il cinico soldato a lasciare intatto il tesoro più caro che gli antichi avevano costruito per sè e per i loro fino alle ultime generazioni Ma in mezzo alla più oscura notte della decadenza pagana, sorge la lucé nuova del Cristianesimo, che rinnova anime ed energie.
I martiri gloriosi della fede sono i fari che guidano le pie navi in porto; le loro tombe sono il luogo favorito di ritrovo e di preghiera dei fratelli in Cristo: chi pregò nei giorni del dolore presso il Santo prediletto, ama dopo la morte di riposare vicino a lui e perciò intorno alle tombe dei martiri si vennero celeremente formando dei vasti cimiteri, che sosti. tuirono i troppo sfruttati cimiteri pagani, e off rono un vivo contrasto di vitalità e di ordine, di fronte al celere decadimento del culto pagano.
Spesso, al disopra delle tombe dei martiri e dei devoti, sorse, nel periodo della pace, un luogo di culto, che, pur rispettando le costruzioni anteriori, dette alla regione un indirizzo nuovo e ne fece uno dei principali centri del cattolicesimo.
Così avvenne per citare l'esempio massimo, sul Vaticano, nel luogo dove fu sepolto il primo vicario di Cristo, San Pietro, e dove sorse poi il più gran tempio della cristianità; così avvenne con tradizione pa rallela, al secondo miglio della via Ostiense, dove sulla tomba del dottore delle genti, Paolo da Tarso, martirizzato, secondo la tradizione, colà presso, ad aquas Salvias (le Tre Fontane), fu costruita da Costantino una basilica, rifatta poi completamente da Valentiniano, Teodosio ed Onorio. Una parte del sepolcreto fu allora ricoperta, servendo così da sostruzione al nuovo edificio, e il rimanente seguitò a fiorire, così come si è detto, fino al sesto secolo dopo Cristo, al qual tempo si riferisce la celebre iscrizione di Eusebio, rinvenuta nel pavimento della basilica stessa.
La topografia del sepolcreto fu allora completamente rinnovata: il munifico Eusebio restaurò a sue spese, oltre che buona parte della basilica, anche l'ingresso alle tombe dei martiri, il portico, i sedili, i tetti, i bagni, dando a tutta la regione prossima alla basilica un aspetto sontuoso monumentale, degno del grande apostolo, che giace sepolto tra î servi e i liberti di Cesare, ma la cui gloria invade tutto il mondo, fin dove arriva l'aura cristiana, temprata sul freddo marmo che lo ricopre."
Giuseppe Lugli.
Costruiti i tre Padiglioni dell'Infantiae Salus, venne dall'on Giunta affidato il loro funzionamento a un Comitato autonomo così composto. Presidente: Gr. Uff. Rag. Augusto Guadagnoli consigliere comunale. Commissarî: Comm. Avv. Angelo Sereni, consigliere comunale; Signora Alice Schiavoni Bosio; Comm Pietro De Matthaeis Sabbatini; Cav Uff Alessandro Fontana; Signor Romolo Dottor Roberto Gruppioni.
Detto Comitato seguendo le istruzioni sommariamente dettate dall'on. Giunta stessa sulle proposte presentate dall'on. Di Benedetto e valendosi di anticipi sul fondo di L. 450,000 circa messe a sua disposizione essendo occorse sul milione L. 550,000 circa per la costruzione dei Padiglioni, iniziò l'esercizio dei Padiglioni anzidetti raccogliendo circa 200 bambini poverissimi e che appunto si trovavano neila condizione di stare o di dover finire sulla strada per mancanza di vigilanza e di cure familiari.
Raccolti essi furono amorosamente custoditi dal mattino alla sera nutriti con tre pasti nella giornata educati istruiti vestiti Fu curata la loro pulizia con bagni settimanali e provveduto anche alla loro salute con l ausilio della benemerita Croce Rossa italiana che con vero slancio umanitario volle associarsi alla Infantiae Salus dando medici e medicinali
Il vero benessere che hanno ottenuto i bimbi ricoverati e che si traduce in un evidente e constatato miglioramento fisico l'accoglienza plaudente fatta dal pub blico e dalla stampa cittadina alla nuova istituzione che ebbe anche il sovrano elogio di S.M. la Regina Madre sempre prima ad accorrere dove si fa del bene e che volle onorare di una sua visita il Padiglione di Trestevere stanno a di mostrare che l'iniziativa presa dal Comitato d'Organizzazione Civile rispondeva ad una vera necessità e che la nuova istituzione merita quindi che si provveda al suo avvenire alla sua stabilità ed al suo maggiore incremento perchè possa sempre piú estendere la sua benefica azione.
La città di Trieste ha già messo a disposizione del Comitato L 150,000 e l'Istituto Nazionale delle Assicurazioni ha raccolto fra i vari Enti assicuratori italiani tra i quali la Cassa Nazionale Infortuni glione da intitolarsi alla Previdenza L 100,000 per la erezione di un Padiglione. E da augurarsi che questi esempi siano seguiti da Enti pubblici e dai privati così tra non molto i più importanti quartieri della città avranno il loro Padiglione vera oasi di pace dove la fanciullezza potrà crescere fisicamente rigogliosa e mo ralmente sana per i migliori destini di Roma e della Patria.
Inaugurazione dei Mercati Generali nel Quartiere Ostiense. Il mercato delle Erbe si trasferisce, con le altre merceologie, nella nuova struttura.
Iniziavano i grandi lavori per la costruzione dell'arteria a scorrimento veloce tra Roma a Ostia, in sostituzione dell'antica via Ostiense. Il progetto prevedeva tre sedi stradali, di cui una centrale automobilistica larga m. 14 e due carrabili laterali larghe circa m. 8. I lavori, affidati all’Impresa "La Strada", prendono l’avvio da Ostia verso Roma con l'impiego di ben 1200 operai, che alloggiarono lungo la campagna in baraccamenti con tutti gli impianti necessari. Vennero utilizzati frantoi, escavatori, compressori e messi in opera circa km. 16 di binari per ferrovia "Decauville". Per il nuovo tracciato sono espropriati 470.000 mq di terreno e demoliti 7 fabbricati. Il volume totale delle terre trasportate per lo scavo di trincee arriva a 550.000 mc.. Per la costruzione della massicciata stradale sono utilizzati 77.000 mc. di pietra tufo, per l'imbrecciatura della nuova strada e il riadattamento della vecchia sede furono impiegati 110.000 mc. di pietrisco siliceo. Lungo il tracciato sono costruiti tre ponti in cemento armato di 14 m. di luce ed uno di 5 m., mentre cinque sono costruiti in muratura insieme ad altri 45 manufatti minori.
Reale GranPremio Roma di Formula 1 al Circuito delle Tre Fontane. Percorso Via Ostiense, Via delle Tre Fontane, Via Laurentina, Via Acqua Acetosa Ostiense, Via di Decima. Vince Louis Chiron su Bugatti.
L'on. Mussolini inaugura la nuova via del Mare tra Roma-Ostia. Il tracciato è la prima autostrada europea senza pedaggio, illuminata per tutto il suo percorso. La percorse dalla Basilica di San Paolo ad Ostia con un'Alfa Romeo 1750 insieme al Governatore di Roma Boncompagni Ludovisi.
Reale GranPremio Roma di Formula 1 al Circuito delle Tre Fontane. Vince Achille Varzi su Alfa Romeo.
Reale GranPremio Roma di Formula 1 al Circuito delle Tre Fontane. Percorso Via Ostiense, Via delle Tre Fontane, Via Laurentina, Via Acqua Acetosa Ostiense, Via di Decima. Vince Luigi Arcangeli su Maserati.
Alle 19.45 le stazioni radiofoniche diffondono la riproduzione di un disco con la voce incisa dal maresciallo Pietro Badoglio che annuncia l'armistizio. Paracadutisti tedeschi prendono con la forza un deposito di carburante presidiato da soldati italiani a Mezzocammino sulla via Ostiense dando inizio alla battaglia per Roma. Cadono 38 italiani e 22 tedeschi. Il ponte di Tor Boacciana viene distrutto.
All'alba, primi scontri tra soldati italiani e paracadutisti tedeschi, attestati nei pressi del Ponte della Magliana e diretti verso il centro di Roma.
La battaglia si svolge tra il cantiere della chiesa di San Pietro e Paolo all'Eur e la scalinata del Palazzo della Civiltà Italiana.
Il Consiglio Comunale di Roma approva all'unanimità la concessione dell'area di 180 mila metri quadrati all’altezza del km 19,000 della via Ostiense-via del Mare per la costruzione del Villaggio San Francesco, un quartiere destinato ad accogliere famiglie bisognose. La raccolta dei fondi necessari alle costruzioni viene intrapresa con grande slancio tra i nobili ed i professionisti di Roma ma in questa particolare attività si distinse padre Riccardo Lombardi, conosciuto come “il microfono di Dio” per la sua speciale capacità oratoria e di comunicazione.
Porta san Paolo diventa la sede del nuovo Museo della via Ostiense, costituito per illustrare la topografia del territorio compreso tra Roma ed Ostia
Il Comune di Roma e l'Associazione tra i Romani vollero ricordare l'incontro tra i Santi Pietro e Paolo e l'esistenza della Chiesa del Santissimo Crocifisso a via ostiense, ponendo sul luogo ove grossomodo essa sorgeva una copia del bassorilievo con i Santi Pietro e Paolo accompagnato da una targa.
Inaugurazione del nuovo rettorato dell'Università Roma Tre a Via Ostiense.
Monumenti
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Rettorato dell'Università Roma tre
2016 edifici
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Murales di Via Ostiense
2013 edifici
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Palazzetto Moauro
2009 edifici
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Monumento ai Caduti di Nassiriya
2008 memoriali
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Facoltà Giurisprudenza Università Roma Tre
1998 scuole
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Musei Capitolini alla Centrale Montemartini
1997 musei
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Targa della Separazione dei SS. Pietro e Paolo a Via Ostiense
1975 targhe
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Ippodromo di Tor di Valle
1960 impianti sportivi
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Quartiere Ina-Casa di Acilia
1958 edifici
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Quartiere Ina-Casa Valco San Paolo
1949 edifici
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Villaggio Borgata Acilia
1940 edifici
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Ponte di Mezzocamino
1938 ponti
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ex Stabilimento dell'Alfa Romeo
1936 fabbriche
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Meccanica Romana ora Multisala Cineland
1929 edifici
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Scuola Nicolò Tommaseo
1927 scuole
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Sfociamento del Collettore sinistro del Tevere
1925 acquedotti
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Stabilimento di Arti Grafiche Salomone
1919 fabbriche
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Borgo Rurale Acilio
1916 casali
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Centrale Giovanni Montemartini
1912 edifici
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Palazzetto di Palma
1910 palazzi
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Ex Mercati Generali all'Ostiense
1910 edifici
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Lotti IACP all'Ostiense
1909 palazzi
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Centrale termoelettrica di San Paolo
1908 edifici
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Passarella della Magliana
1901 ponti
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Cave di tufo litoide presso il Forte Ostiense
1882 cave
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Basilica costantiniana di San Paolo
313 basiliche
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San Paolo fuori le mura
313 basiliche
☆ ☆ ★ ★ ★
Basilica teodosiana di San Paolo
313 basiliche
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Piramide Cestia
-18 sepolcri
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Santo ed Annunciazione sul casino del Dazio di Porta S. Paolo
edicole sacre
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Museo della via Ostiense a Porta San Paolo
musei
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Porta San Paolo
porte
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Casino Lazzarini
casali
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Vetreria Faiella
fabbriche
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Ponte della Moletta
ponti
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Cappella del SS. Crocifisso A Via Ostiense
cappelle
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Memoriale ai Caduti dell'Azienda Elettrica Municipale nelle Guerre Mondiali
memoriali
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Sbocco sul Tevere del fiume Almone
edifici
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Ex Vetrerie Riunite Angelo Bordoni di San Paolo
edifici
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Cave di Tufo della Collina di San Paolo
cave
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Parco Schuster Ildefonso
parchi
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Sepolcreto Ostiense
necropoli
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Oratorio di San Giuliano presso San Paolo fuori le mura
oratori
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Pauperibus habitacula di San paolo fuori le Mura
archeologia
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Porticus ostiense
portici
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Abbazia e Chiostri di San Paolo fuori le mura
conventi-chiostri
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Giardino Ricciardi
giardini
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Ponticello della Via Ostiense
ponti
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Scalino del Re Vittorio Emanuele III
targhe
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Mausoleo di Vigna Venerati
sepolcri
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Portale di Vigna Venerati ora Marini Dettina
edifici
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Sepolcro di Marco Antonio Anzio Lupo
sepolcri
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Ponte di Vallerano
ponti
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Casale Turris della Vallora
casali
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Turris della Vallora
torri
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Torraccio della Via Ostiense
torri
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Tumulo del Torraccio della Via Ostiense
sepolcri
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Villa romana del Torrino
domus
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Villa rustica di Casal Grottoni
domus
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Parco di Vitinia
parchi
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Cimitero di San Ciriaco
sepolcri
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Chiesa del cimitero di San Ciriaco
chiese
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Cisterna di Vitinia
cisterne
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Bunker di Via Ostiense
fortificazioni
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Porto fluviale di Malafede
archeologia
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Osteria di Malafede
casali
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Cappella dell'Osteria di Malafede
cappelle
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Necropoli di Casal Bernocchi
necropoli
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Basolato di un diverticolo della Via ostiense press Malafede
archeologia
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Sepolcro a Casal Bernocchi
sepolcri
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Viadotto di Ponte Ladrone
ponti
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Viadotto dell'Antica Via Ostiensis
ponti
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Villaggio San Francesco ad Acilia
edifici
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Parco dei Ravennati
parchi
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Colombario di piazza Gregoriopoli
colombari
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Casale di Procoio
casali
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Basilica di Pianabella
chiese
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Villa di Pianabella
domus
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Airport Palace Hotel
edifici
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Satellite Palace Hotel
edifici