Storia
CronologiaPapa Sisto IV della Rovere emana la bolla "Etsi de cunctarum civitatum" con cui riorganizza l'attività edilizia in Roma. Decretata la chiusura di portici, e la demolizione di balconi e mignani. Decisa la rettificazione delle principali arterie che da Ponte Sant'Angelo si diramano per la città, così dal cosiddetto Canale di Ponte, la via dei Banchi poi via Mercatoria o Floridia o Florea giungeva fino a S. Angelo in Pescheria passando per Campo de' Fiori; la via Papalis raggiungeva il Campidoglio e il Laterano; la via Recta (via dei Coronari) giungeva presso la chiesa della Maddalena fino alla via Flaminia (via del Corso) e la nuova via sul prolungamento della nuova via Sistina (via Tor di Nona e via Monte Brianzo) raggiungeva la Basilica di Santa Maria del Popolo da lui fatta ricostruire. Tra le novità: i Magistri Aedificiorum et Stratarum Urbis e il cardinal Camerlengo possono ora effettuare espropri; E' istituita la taxa per la ruina, un contributo a carico di tutti coloro che dall'esecuzione delle opere pubbliche otterranno un miglioramento nelle loro proprietà.
Proseguono le demolizioni nel centro storico di Roma:
"Per lo sviluppo crescente dei lavori del Lungo-Tevere le demolizioni son giunte, fortunatamente, a mettere sossopra la parte centrale della città ove scorre lento il maestoso fiume.
A Ripetta per l'importante lavoro dello spostamento del fiume, le due sponde han cambiato addirittura d'aspetto. Da una parte scavasi il nuovo letto, dall'altra i muraglioni del Lungo-Tevere sorgono maestosi dalle bionde acque, come antichi ruderi di costruzione romana. Forse era per questo contrasto, che un genere strano di forestieri li prediligevano.
Ma soltanto il romano che da dodici anni assiste allo sviluppo graduale dei lavori può farsi una idea adeguata del molto che è stato fatto sin qui. Sotto Pio IX erasi invero incominciato a far qualche cosa, ma l'esiguità de' mezzi ed i bisogni minori avrebbero lasciato la città chi sa per quanto altro tempo senza un sensibile miglioramento.
Ora quanto luridume, quanta indecenza di vie, il piccone riscattatore non ha gittato giù dal settanta in qua! E quante nuove case con vere linee architettoniche, quanti palazzi sontuosi, quante vie e quartieri nuovi non sono sorti!
È un lavoro colossale questo del Tevere che rimarrà, senza fare il chiasso della torre Eiffel, come prova della potenza costruttrice de' nostri tempi, e di ciò che l'Italia nuova, fra le tante altre cose, ha saputo fare per la capitale del Regno.
Abbandonata a sè sotto i Papi, Roma sorgeva, senza regolamenti edilizi, come un paesello di provincia: strettezza di strade, deformità di linee, indecenza di fabbricazione. Solo qua e là le chiese ed i palazzi signorili signoreggiavano in tante brutture con le linee artistiche dettate da sommi maestri.
Stanno tutt'ora in piedi parecchi punti centrali della città che somigliano in tutto alle misere vie di qualunque paesello di montagna.
Chi non rammenta la stretta Via Cesarini ove il treno papale, allorchè passava contornato dalle sue guardie a cavallo, impediva non solo a qualunque veicolo di passare, ma a qualunque cittadino di guardarsi le punte... dei ginocchi, perchè non so se sappiate, che quando passava il Papa tutti dovevano mettersi in ginocchio.
Rammento a questo proposito una bellissima piattonata che ho ricevuta sulle spalle da una guardia nobile perchè il mio inginocchiamento non era, secondo lui, troppo reverente.
Ora il Corso Vittorio Emanuele squarciando la Via Cesarini è giunto al Tevere. Una sequela di viuzze, e tante cosidette piazze, che non eran poi che piccoli larghi, sono state trionfalmente abbattute. Quale ammasso di casipole indecenti non ha esso atterrato nel suo percorso!
Ho citato la ex-Via Cesarini perchè in tutto somigliante alla Via dell'Orso, oggi demolita completamente.
Detta via era (figuratevi!) una delle antiche arterie che congiungeva il Ponte Sant'Angelo al quartiere più elegante della città a Piazza di Spagna. Una strada più indecente sotto tutti gli aspetti non potevasi trovare. Le strade le più equivoche, i vicoli più sucidi sboccavano in questa via maestra.
Ora, veduta dall'alto, come nel nostro disegno, non è che un ammasso di ruine biancastre polverose. Il piccone riscattatore le ha atterrate come un benefico terremoto.
D'Annunzio, la Serao, ed altri han scritto delle pagine stupende sull'eterna città riproducendone a vivi colori le bellezze monumentali, la sua vita mondana e il cielo meridionale, ma nessuno s'è interessato della trasformazione colossale che Roma va subendo man mano, al di là dei cenni storici di Padre Tappata nel Fanfulla, e di qualche cronaca scritta per riempimento nei giornali cittadini.
Eppure Roma ha compiuto lavori sotterranei importantissimi, ha sviluppato alla luce del sole, con lavoro calmo ma continuato, una serie di abbellimenti non comuni, ha demolito, ha abbattuto con spese enormi per la miglior viabilità, per il comodo ed il lusso della città, aree immense, costosissime: sulle sacre sponde del Tevere procedono maestosi i lavori romanamente ideati, e romanamente eseguiti... e tutto ciò fra l'indifferenza e la non curanza di tutti.
Non così succedeva a Parigi, quando sotto l'impero fu dal barone Haussman sventrata e ricostruita. Brillanti corrieri occupavano le colonne dei giornali locali, i romanzieri facevano vivere i personaggi sulle vie che sparivano, e perfino i pittori ci han tramandato tra le nebbie del mattino le impalcature dei nuovi fabbricati, facendo così conoscere al mondo la città risorta abbellita.
Non credo esagerare dicendo che di Roma all'estero si ha idea ben differente. Più che abbellita e migliorata la credono distrutta e deturpata.
Passerà anche quest'idea. Intanto i vicoli che sbucavano sulla via dell'Orso, luride abitazioni di donne di mala fama, di case frequentate da soldati e dai bassi strati sociali, trovansi ora scoperti alla luce come i corridoi d'un grande formicaio messi crudamente allo scoperto dalla zappa del contadino. Nelle abitazioni umide dei pianterreni le porte sono accostate per non mettere in vista il sudicio letto e il camino sgretolato. Contornato dalla rachitica prole e col viso pallido, la barba e i capelli incolti, un babbo vedovo rabbercia scarpe vecchie. Qualche donna provocante, con la sottana corta e rossa, passa il vicolo in fretta e va a trovare altre comari. Dalle basse inferriate sale assieme al grasso odore del bucato il chiacchierio e il canto sgraziato delle lavandaie... abitanti e case sembra che si vergognino dello stato in cui il sole e la luce l'han trovati.
In fondo, nella piazza di Ponte, diventato cantiere ed ingombro di tavolati, il vecchio, il glorioso teatro Apollo, sventrato come un immenso crostaceo, cade tra nuvoli di polvere.
Gli stucchi e le dorature, testimoni di tanti trionfi musicali e di bellezze plastiche, si sgretolano e spariscono mettendo a nudo l'antica natura di legno.
Che se voleste su questo antico teatro dettagliati ricordi ed aneddoti, non avete che a rivolgervi al D'Arcais o al Padre Tappata — io mi limito a darvi l'assieme pittoresco... della sua morte.
Ipsilonne."
Il 22 settembre pure nei lavori del Tevere sulla sponda sinistra, presso la via di Monte Brianzo si recuperarono frammenti di un'iscrizione votiva a Mercurio e ad altri Dei, della quale si darà poi il testo.
Felice Barnabei.
Negli sterri per la costruzione della rampa d'accesso al ponte Umberto I, presso la via di Monte Brianzo, sono stati scoperti avanzi di un antico muro ad opera reticolata. In prossimità di esso si trovarono due basi di colonne, di m. 0,37 per ogni lato, distanti l'una dall'altra m. 1,32. Fra le terre fu recuperato un rocchio di colonna di granito bigio, lungo circa m. 2, col diametro all'imoscapo di m. 0,675.
Giuseppe Gatti.
Per realizzare le nuove rampe di accesso al Ponte Umberto I, viene demolita la chiesa di Santa Maria in Posterula. La fontana dell'Orso, situata nelle vicinanze, viene smontata e conservata nei magazzini comunali, in vista di una possibile sua futura ricollocazione.
In via di Monte Brianzo, facendosi un cavo di m. 1,00 X 1,50 presso il muraglione della sponda sinistra del Tevere, si è incontrato per tutta la larghezza del cavo il lastricato di un'antica strada, che trovasi a m. 2,50 sotto l'odierno livello.
Giuseppe Gatti.
Costruendosi un nuovo fabbricato in via di Monte Brianzo, presso la torre medievale che sorge quasi di contro alla via del Cancello, a m. 5 sotto il piano stradale e alla distanza di circa m. 40 dalla sponda del Tevere, è stato rimesso all'aperto il fianco di un basamento in massi squadrati di travertino, largo m. 0,95, nella cui parte superiore è intagliato un toro, alto m. 0,12 e sporgente m. 0,09. A lato di questo basamento si eleva per l’altezza di rh. 1,70 un pilastro, costruito egualmente in parallelepipedi di travertino, largo m. 0,85. Tale resto di antica costruzione trovasi in direzione quasi normale a quella dell’asse del Tevere.
Giuseppe Gatti.
Deliberazione della Giunta Municipale n. 121, in cui si comissionano alla Società Anonima Cooperativa Iacopo Vassalletto di ricostruire la fontana posta vicino a Santa Maria in Posterula, demolita nel 1895 in seguito alla costruzione delle rampe di accesso al Ponte Umberto I.
Monumenti
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Villino Borghese del Vivaro
1907 villini
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Fontanella dell'Orso
1871 fontane
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Cappella dell'Assunta al Collegio Clementino
1685 cappelle
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Santa Lucia della Tinta
1580 chiese
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Palazzo Caetani all'orso
1550 palazzi
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Casa XX della confraternita di Santa Maria Monserrato
edifici
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Canonica di Santa Lucia della tinta
edifici
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Collegio Clementino
scuole
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Torre della legnara di Santa Lucia
torri
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Bassorilievo romano con leone a via di Monte Brianzo
targhe
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Madonna col bambino in porcellana a via di Monte Brianzo
edicole sacre
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Edificio seicentesco a via Monte Brianzo 70
edifici
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Casa Rinascimentale a via Monte Brianzo 82
edifici
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Casa Rinascimentale a via Monte Brianzo 89
edifici
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Palazzo De Romanis
palazzi
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Palazzo Gottifredi Primoli
palazzi
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Palazzo Martelli
palazzi
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Santa Maria in Posterula
chiese