Storia
CronologiaIl console Caio Giulio Cesare acquista una proprietà fondiaria fuori Porta Portuense, per mettervi al pascolo allo stato brado la mandria ormai sacra dei cavalli con cui aveva attraversato il fiume Rubicone.
Antonio Bosio riscopre ed esplora le catacopmbe di Ponziano sulla via Portuense.
Sulla spianata del collina di Monte
Verde (nella vigna posseduta dai signori della Missione lungo la via Portuense), venne scoperto un musaico a colori (che il Nibby paragona nella finezza a quello capitolino delle colombe), diviso in riquadri, ciascuno dei quali conteneva maschere sceniche, gruppi di frutta, pesci di varia ragione etc. I riquadri furono distaccati ciascuno da sè, e venduti in parte a lord Russel, in parte a lord Kinnaird, e si conservano tuttora nei castelli di queste illustri famiglie. Nell'anno medesimo tornarono in luce una statua di Diana; una statua di Nettuno, già collocata su d'una fonte, come s'argomenta dal foro pel zampillo dell'acqua; un simulacro di cerva maggior del vero; i frammenti di un putto bellissimo, e copioso lastrame di marmi orientali.
Carlo Ludovico Visconti
Continuando le ricerche a mezza costa (nella vigna posseduta dai signori della Missione lungo la via Portuense), e si misero in luce sostruzioni arcuate simili a quelle del tempio tiburtino di Ercole (la cosidetta villa di Mecenate) con mezze colonne di mattoni arruotati fra le nicchie di reticolato. Il rev. signor Valentini, superiore della Missione, mi assicura essere stata ritrovata una seconda cerva, o di nero o di bigio, donata al card. Tosti, e da questi al museo lateranense. Fu pure ritrovata una figura di Esculapio, conservata tuttora nella casa della Missione a Monte Citorio.
In vista del secondo attacco alla città, il generale francese Nicolas Oudinot, organizza il suo quartier generale a Vigna Ossoli sulla via Portuense.
Durante la costruzione della stazione della ferrovia di Civitavecchia nella vigna Costa, (la quale è divisa da quella della Missione dal breve intervallo della vigna di S. Michele), vengono scoperti alcuni ritrovamenti probabilmente legati agli orti di Cesare. Il giorno 18 maggio 1828 si trovò una mano di bronzo con emblemi di serpi ed altri animali; il giorno 20 due busti di statue di marmo; il giorno 25 luglio alcuni pavimenti di musaico.
Carlo Ludovico Visconti
Con l'occasione di protrarre la linea della ferrovia verso la Stazione di Porta Portese, dentro la vigna Massimi lungo la via Portuense, vengono scoperti alcuni nobili edificii romani:
Vedevasi in questa vigna un androne di opera reticolata, ora interamente distrutto, lungo palmi romani 135 e largo 24 che è servito fino a questi ultimi giorni ad uso di cantina. Esso conservava intiera la sua volta, in mezzo della quale ancora vedevasi il foro da cui riceveva la luce, chiuso con costruzione moderna.
Nello sgombrare le terre che detta volta reggeva, si scoprì il terrazzo che la preservava dalle pioggie formato secondo l'uso più comune da uno strato di astraco con sopra un pavimento di piccoli mattoni disposti a spiga e quindi un rozzo mosaico.
Sterrandosi a poca distanza dal sudetto terrazzo, poco più in basso del piano di esso si scoprì un forame quadrato largo per ogni lato palmi 3 ed once 4 1/2 che era stalo atturato con costruzione recente, e scesovi dentro per mezzo di lunga scala vi si ritrovò quella conserva d’acqua di forma circolare che si vede tracciata nella pianta del Bufalini con l'indicazione FONS. Essa è circoscritta da una sala rotonda che ha di diametro palmi 28 e di altezza 18, in mezzo di è la bocca per attinger l'acqua.
A questa anticamente ed a tempi a noi prossimi vi si penetrava per mezzo di un corridore alquanto in discesa che per certo si diparti dall'androne descritto, poiché si vidde che questo continuava nella sua lunghezza. L'altezza di detto corridore è di palmi 9 e la larghezza palmi 5 e oncie 4, ed è costrutto come la sala di opera reticolata con muri moderni, vedendosi chiaramente tanto per la pianta del Bufalini e quanto per i sudetti ristauri, che nei tempi indietro comodamente vi si praticava, tantopiii che nella sala vi si vedono come due posti di materiale da sorreggere botti con alcuni pezzi di legno, una specie di seditore ed un riquadro con archetto sotto, forse per posare utensili.
Questi muri sono costruiti con pezzi di tufo, di mattoni moderni, e qualche pezzo di essi antico con il seguente marchio, già inserito nella raccolta Mariniana, che porta il consolato di Pelino ed Aproniano dell’ anno 123 dell'era volgare ed il nome di Mirtilo fabbricatore di figline di Domizia Lucilla moglie di Annio Vero c madre di M. Aurelio: MYRTILVS DOM LVCILL DE LIC PAETIN ET APRONIAN COS.
La conserva si fece vuotare dagl'ingegneri che presiedono alla ferrovia ed in tal circostanza ne fu presa la misura avendo palmi 12 di diametro e 25 di profondità. Allora si vidde la sua volta formata di opera laterizia , e verso l'apertura di essa fu estratto un pezzo di mattone con bollo che portava il nome di Lucilla moglie di Lucio Vero (Fabr. pag. 514. n. 191.) OP DOL CLAVDI SECVND EX PR LVCILLAE VERI
Tornando fuori da questo sotterraneo si vedeva a non molta distanza la traccia di un muro, il quale insieme ad altro di sostruzione del monte formava un corridore. Di questo se ne ritrovarono molti pezzi dell'intonaco dipinti a vari colori, e tra questi in due dei più grandi in uno era espresso a chiaroscuro rossino un cavallo marino su fondo bianco, e nell'altro un grifo su fondo di color cinabro. Da qui anche sortirono alcuni frammenti di stucchi che appartennero forse alla decorazione della sua volta, e tra questi una testina muliebre.
In queste adiacenze anche si raccolsero molte medaglie e specialmente di primo modulo di Nerone, di Nerva, di Adriano, e di Antonino con bella patina ed in ottima conservazione. Un torso di una statuetta di Marte con balteo e clamide allacciata sull’ omero destro. Vani campanelli di metallo di differenti misure, fibule, anelli ed una laminetta della stessa materia, dove erano scolpiti due gladiatori in atto di combattere. Finalmente infiniti pezzi di vetri e specialmente di quei vasi detti dagli antichi phialae.
Tra quelle macerie raccolsi una figurina fittile di Minerva rotta di fresco, a cui mancavano i piedi e la testa , e per quanto feci cercare nel luogo della sua invenzione, non più si ritrovarono. Ha essa la solita tunica talare con il paludamento ampio ad orli increspati. Le sue spalle sono ricoperte dalla pelle dell'egida, dove verso il petto è la testa di Medusa senza i serpi, come si vede in altre immagini di Minerva. Sostiene con la dritta l'asta e con la sinistra lo scudo argolico disteso fino a toccare la terra, nel mezzo di cui viene ripetuto il capo di Medusa.
Il menzionato corridore a oriente e ad occidente metteva a due camere rettangolari che avevano quattro nicchie per ciascun lato, dalle quali si passava a due ambienti rotondi anch'essi con nicchie da contenere statue, ed a queste non si arrivò a scoprirne il pavimento. Sterrandosi alquanto sotto di una nicchia della camera rettangolare orientale, sortì fuori un bel pezzo di scultura greca. Rappresenta questo una giovane donna con pallio e veste, che le cuopre anche il petto, sostenuta da un cingolo.
Tiene con ambe le mani il lembo del pallio ripiegato nel seno, mentre che sostiene un calato ripieno di frutta e specialmente di mele, mandorle , fichi e un pomo di pino oltre di un grappolo d’uva che sporge all’ infuori dal mezzo del calato suddetto. Nella mammella sinistra vi si vede rotto un pernetto, posto con somma diligenza dall’ artefice, che forse fermò altri emblemi dati alla dea Pomona che certo dovette rappresentare. Questa statua è alquanto minore del naturale ed è mancante della testa, la quale fin da principio gli fu attaccata dallo scultore, cosa non insolita nelle statue greche, come altresì mancante delle gambe, delle mani, e di mezzo braccio.
Nella camera rettangolare occidentale si scopri un torso nudo minore del naturale che apparirebbe di stile mediocre, allorché si ripulisse dalla terra che gli forma una specie di crosta.
A. Pellegrini.
Durante la costruzione della ferrovia di Civitavecchia e la Stazione di porta Portese, nella Vigna Costa, furono scoperti gli avanzi, forse, d'un tempio, ossia una platea robustissima di calcestruzzo, lunga metri 20,50 larga m. 12,75, fasciata da muraglioni grossi m. 1,60; con tre pezzi dell'architrave marmoreo del pronao (esastilo). Per me non v'ha dubbio che questo fosse il tempio celeberrimo della Forte Fortuna, collocato dai cataloghi entro i confini della regione decimaquarta, dai calendarii ad milliarium primum di via Campana, da Tacito in hortis, quos Caesar dictator populo romano legaverat.
Carlo Ludovico Visconti
Durante la costruzione dela Stazione di porta Portese, nella Vigna Costa, si trovò un disco di porfido, donato al museo vaticano. Nella relazione del barone Visconti del 3 dicembre si legge: Nella stazione di porta Portese, nel sito ove è costruito il muro di sostegno della parte non espropriata di vigna Costa, si demolirono ruderi antichi rispettabili, fra i quali un bottino per sorgente locale nuovamente allacciata. Gli altri ruderi sono distaccati l'uno dall'altro, ma orientati in modo che non v'ha dubbio appartengano ad un solo grande edifizio. La piscina avea pareti di maniera reticolata con fascie di mattoni e pilastri di cortina. Essa ritrovasi fuori del recinto della stazione di Civitavecchia, di fronte al serbatoio grande per le macchine, e precisamente nell'area della nuova strada di Monte Verde. Quivi d'accanto giaceva, in suolo di scarico, un piccolo sarcofago marmoreo, con Genii intenti alla vendemmia.
Carlo Ludovico Visconti
Scavandosi una fossa per ispegnere la calce nella vigna Costa, sul margine della Portuense e presso la Madonnella (cappellina sul bivio della strada di Monteverde), si trovò un musaico a chiaroscuro di soggetto bacchico con figure umane e figure di animali grandi al vero. Il disegno del musaico fu preso da Giuseppe Tosi.
Carlo Ludovico Visconti
Nella vigna di Antonio Jacobini, via Portuense n. 31, al 3° chilometro dalla Porta, ed alla base del monte Verde, aprendosi una strada per accedere alle cave di tufa, è stata scoperta una cella sepolcrale, lunga e larga met. 4,95, e rinchiusa fra pareti laterizie, grosse met. 0,45, intonacate di stucco bianco. La cella sembra spogliata ab antico de’ suoi adornamenti, mancandovi perfino il pavimento, che forse era di marmo, forse di mosaico.
Scavandosi a maggior profondità, quasi al piano di risega del fondamento, sono stati scoperti quattro sarcofagi di marmo, e molta suppellettile funebre. Il primo sarcofago, lungo met. 2,10 X 0,55 X 0,55 con coperchio a battente liscio, è grezzo per tre lati.
Nel mezzo della fronte è scolpito un clipeo con busto di donna, acconciata alla moda di Otacilia Severa, e sott’esso è rappresentato di bassorilievo un fanciullo, seduto su d’ un trespolo, in atto di mungere una capra. Seguono due campi baccellati. Nella testata o spigolo a sinistra, è una figura muliebre tunicata, con maschera scenica nella d. e una specie di clava nella s. Nello spigolo opposto, vedesi una figura simile seminuda, con pedo nella d. e con la sinistra appoggiata ad una maschera, la quale, alla sua volta, è collocata su d’ un’ ara. Nel campo, in alto, è una seconda maschera.
Il secondo sarcofago, lungo met. 2,00 X 0,55 x 0,55 coperto da un lastrone, ha nel mezzo della fronte un cartello anepigrafe, fra due campi di baccellature. Sugli spigoli, è una coppia di pilastri corinzî scanalati.
Il terzo sacofago lungo met. 2,40 X 0,80 X 0,55 reca scolpiti, nelle testate o lati minori, due grifoni bellissimi, i quali riposando sulle tre zampe, stringono con gli artigli della quarta una testa mozza di ariete. Nel mezzo della fronte è un clipeo con busto muliebre, acconciato come il primo descritto: e sotto di esso una coppia di maschere sceniche, con diadema acuminato. Seguono due campi di baccellatura.
Nello spigolo a sinistra, una figura di giovinetto ignudo, con la clamide sulle spalle, coronato di spighe, con pedo nella d., mentre la sinistra protesa in alto, solleva un paniere di frutta. Nello spigolo opposto altra figura in tutto simile. Questo sarcofago conteneva due scheletri, e presenta la singolarità di non essere monolite ma formato di cinque lastre, commesse con tanto artificio, che è difficile rintracciare le commessure.
Il quarto sarcofago è di fanciullo, lungo met. 1,10, baccellato, con due genietti alati sugli angoli, appoggiati sulle faci rivolte all’ingiù. Il coperchio imita la forma di un tetto a due pioventi, con orlatura di antefisse.
Le quattro casse erano regolarmente collocate, sui quattro lati dei muri di fondamento. Sono di arte scadente, ma di conservazione perfetta.
La suppellettile comprende un balsamario di vetro iridescente, alquante lucerne di terracotta con bolli già noti, dadi da giuoco di avorio, vasellame minuto d’ogni specie, pezzi di vasi aretini coi bolli OCTAVI, CRASINI, CNV......., abbeveratori da uccellini etc. Non è stata ritrovata alcuna iscrizione.
Rodolfo Lanciani.
Scoperta fortuita di alcune antiche pareti dei giardini di Cesare, in quella parte situata nella vigna posseduta dai signori della Missione lungo la via Portuense.
Volendo i padroni del luogo costruire una grotta da vino al piede del monte, ed a m. 25 di distanza a tramontana del casino, scoprirono il giro esterno di una abside, due o tre pilastri di un porticato, ed un tratto di sostruzione.
Denunziati questi ritrovamenti al Ministero, mi recai ad esaminarli e riconobbi dalla condizione del terreno di scarico che il luogo non era stato scavato, almeno in epoca recente, e che v'era probabilità di ritrovare qualche opera d'arte, purchè fosse esplorato con diligenza.
Carlo Ludovico Visconti
Ricerche eseguite dalla Commissione Archeologica Comunale presso l'area dei ritrovamenti degli Orti di Cesare, nella Vigna dei Signori della missione lungo la via Portuense:
Il luogo non è stato certamente scavato in questi ultimi secoli; ma prima che andasse in rovina verso la fine dell' impero, fu manomesso e spogliato dei suoi migliori ornamenti. Il vano principale presenta il tipo basilicale nel lato minore che guarda il monte. I muri di telaro sono antichi, forse sincroni a Cesare, e sono costruiti nella maniera reticolata del secolo d'oro: l'abside è di fattura assai tarda, a strati di tufa e di tegolozza.
Era decorato con sette nicchie rettangole e curvilinee, di m. 1,70 di diametro, a pie' delle quali gira un gradino o podio che sostiene otto piedistalli, non saprei dire, se di colonne o di statue. La basilica era divisa in tre navi da due file di colonne scanalate di bigio, alte m. 3,55, larghe nel diametro m. 4,00, e fondate sopra cuscini di travertino. I capitelli, di stile dorico - composito sono la più vaga ed elegante cosa che mente d'architetto sappia immaginare.
Il pavimento dell'aula era commesso di marmi pregiati, quali sarebbero il fior di persico, l'alabastro rosa, la porta santa etc. È incerto per quale uso servissero le sale scoperte sul fianco destro della basilica. Quella contenente la doppia scala era decorata mirabilmente di marmi, di pitture murali, e di stucchi, forse dorati.
Il gruppo degli edifici termina con un robusto muraglione di sostegno al monte, dipinto in cinabro, e ornato di nicchie-fontane. Sul tubo di piombo, che le alimentava d'acqua, è battuto il nome dell'artefice: EX OFI IVLI CONCORDI
Viene trovato un busto di Anacreonte, collocato in buon ordine in cima al muro che divide la sala, contenente la doppia scala, dalla basilica. Chi sa per quale bizzarria del caso si trovasse lassù. Questo è il solo monumento di qualche pregio trovato in due mesi di scavo. Le altre cose scoperte sono: Un frammento di statua muliebre con la tunica succinta, Amazzone o Diana che sia, di fattura così squisita e perfetta, che solo può paragonarsi a quella del Meleagro vaticano, trovato in quest'istesso luogo; Una testa di vecchio Sileno in terra cotta, modellata a stecco; Varî frammenti di fregi fittili, rappresentanti scene niliache con tracce di policromia; Pezzi di vasi aretini, di vasi vitrei ed alabastrini; Un travertino, col titolo sepolcrale
Carlo Ludovico Visconti
Nella vigna già dei signori della Missione, in via Portuense n. 10, scavandosi alla base del monte (verde), si scoprì sul principio di dicembre un gruppo di fabbriche del secolo V, a filari alternati di tegolozza e di tufi, costruite sugli avanzi di fabbriche reticolate, appartenenti senza dubbio ai noti Giardini di Cesare.
Il luogo merita attenzione, perchè la vigna n. 16 trovasi di mezzo alla vigna Bonelli, celebre per le scoperte del 1859 (tempio palmireno, base di Silvano, Venere ecc.), ed ai terreni occupati nel 1862 dalla stazione della strada ferrata Roma-Civitavecchia, anche essi molto ricchi in oggetti d'arte e di antichità.
Le fabbriche nuovamente scoperte comprendono: a) Una parete di sostruzione al monte, con fontana in forma di nicchioue ; la parte bassa della parete, che è antica e reticolata, conserva l' intonaco a polvere di marmo dipinto in rosso, b) Un portico a pilastri di m. 1,30 X 0,80, distanti l'uno dall'altro m. 2,40. e) Un'abside di basilica, 0 di una sala di tipo basilicale, della quale apparisce la sola curva esterna. Avrà un diametro superiore ai 10 metri.
Il luogo non è stato mai scavato: ciò si deduce non solo dalle condizioni del terreno, composto di cementi per nove decimi, e dall'abbondanza dei marmi, anche di pregio : ma si deduce pure dalla scoperta fatta a fior di terra, di un sistema di condutture per le acque irrigue, composto di anfore bucate ed innestate l'una all'altra; il quale sistema mostra di non essere stato mai disturbato.
È stato ritrovato un frammento di statua marmorea muliebre (Amazone o Diana), di stile perfetto, e di freschezza meravigliosa. Il solo marmo scritto, proveniente dal vicino sepolcreto di via Portueuse, dice: P VALERIVS P F GAL CACCA MAENIA L L AND.ROMACA MAENIA L L COMA
Proseguite poscia le indagini, si riconobbe una sala di forma basilicale, divisa in tre navi da doppia fila di colonne scanalate, di bigio, lunghe m. 3,40, con elegantissimi capitelli dorici, intagliati in tutti i membri. Vi si raccolse: un fusto integro di colonna; due basi; un capitello sano, e tre pezzi di capitello.
Un'altra sala rettangola, parallela alla basilica, presenta traccio di pavimento di raro alabastro e di broccatello. Nella parete nord si vede una scalinata marmorea, larga m. 5,50, divisa in due rampanti da un parapetto intermedio. Le pareti di questa sala erano intonacate di marmo.
Sono stati poi scavati questi oggetti: Busto virile, barbato, teniato, con leggera frattura al naso ed alle labbra; Plinto di statua, con due piedi spezzati alla clavicola, di lavoro eccellente; Avanzi di fregio di terracotta con mascheroni, greche, nascimenti, fave ecc.; Tubo di piombo con la leggenda EX OFI IVLI CONCORDI Sette frammenti di vasi aretini, bellissimi. Una coppa scanalata di vetro.
Giuseppe Fiorelli.
Presso il bivio delle vie Portuense e Campana, quasi dirimpetto al cancello inferiore della vigna Pia, al piede della salita di Monte Verde, ed in terreno con ingresso dal n. 45, si stanno eseguendo sterri considerevoli, per lo scoprimento e per l'esercizio di una cava di tufo, a cielo aperto.
Il terreno appartiene a certi sigg. Maroni, appaltatori di fabbriche all'Esquilino. Visitando gli scavi il giorno 29 aprile, ho visto ancora in piedi porzione di un colombario, costruito a ricorsi di tufa e di tegolozza, con le nicchie dipinte a fondo bianco ed a fiorami rossi. Quivi sono state trovate lapidi, che dai proprietari vennero donate ai Musei Capitolini.
Dietro il colombario, e diviso da una intercapedine di m. 1,80, si vede un altro sepolcro di ottimo reticolato, con gli spigoli di tufo, lungo m. 5,00 largo m. 3,50, contenente circa 15 metri cubi di ossami. Nelle sponde dello scavo si veggono troncati moltissimi cassettoni a capanna.
Nel terrapieno stanno disposti cinerari fittili, cocci di anfore e di vasi aretini, frammenti di ampolle vitree ecc.
Rodolfo Lanciani.
I lavori per lo scavo del Canale della Vignola, eseguiti nelle adiacenze dell'antico Porto Traiano, hanno dato luogo alle seguenti scoperte.
Alla sezione 42 di detto canale, e precisai»«nte a m. 35,00 dai ruderi di un edificio rotondo attribuiti al tempio di Portuno, sono state ritrovate una ventina di antiche sepolture, alune intatte, altre guaste.
Le tombe erano di due tipi, o a grossi tegoloni di 0,75X0,45, alla cappuccina, o a grossi tubi di terracotta, innestati fra loro e contenenti il cadavere. Gli scheletri generalmente ben conservati, avevano a destra del cranio una piccola tazza o ciotola di terracotta.
Questo gruppo di tombe era chiuso ad oriente e ad occidente da robusti muraglioni paralleli, di l)uona maniera reticolata, misuranti m. 1,50 di spessore e distanti tra loro m. 35,00. Non si potè conoscere la lunghezza di tali muri, proseguendo sotto gli argini del canaio da ambo le parti. Unitamente a questi tumuli, è stata scoperta una quantità considerevole di cocci d'anfore, dolii, e grossi tegoloni con bolli notissimi dell'età traianea.
Tra le sezioni 46 e 40, si ritrovarono muraglioni di reticolato variamente orientati, e tumuli come quelli ora descritti, anfore infrante, tegoloni bipedali, e copiosa quantità di marmi. Ho notato diversi blocchi e frammenti di porta santa, tra quali uno colle cifre :
Si ebbero inoltre molti pezzi di cipollino, di cui un solo blocco misura m. 2,00 X 1,00 X 0,76; diverse scaglie e. pezzi di granito rosa e bigio; due colonne di granito rosa, l'una del diametro di m. 0,60, l'altra di m. 0,50. Non se ne conosce la lunghezza, restando ancora interrate al sommoscapo.
Verso la sezione 49, presso allo sbocco del canale della Vignola nella fossa Traiana sotto l'episcopio di Porto, oltre ad un centinaio di monete de' bassi tempi imperiali, fu ritrovata una calotta di elmo in ferro, una spada lunga m. 0,80, due punte di lancia parimenti in ferro, e un frammento d'iscrizione, che deve attribuirsi a Settimio Severo, come le altre ritrovate dal 1863 al 1809; nel qual periodo tutto l'antico porto Trajano fu scavato dal principe don Alessandro Torlonia.
Passando ora a fare qualche osservazione su queste scoperte, dirò che nei muraglioni ora rimessi in luce, e nei vasti ambienti che detti muraglioni formano, dobbiamo riconoscere i magazzini portuensi, costruiti da Trajano sulla sponda destra della sua fossa, e distinti in magazzini frumentarii, vinarii, olearii e marmorarii.
Dei primi tre danno contezza l'abbondanza dei cocci di dolii e d'anfore, da formarne quasi una collinetta, l'ultimo potrebbe essere quello, donde è uscita tanta dovizia di marmi e materiali.
Come poi i magazzini portuensi abbiano subita una metamorfosi, e sieno cioè divenuti necropoli, parmi non difficile a spiegare, se si considera, che negli ultimi tempi dell'impero, la città di Porto andò man mano perdendo della sua importanza commerciale; e che in conseguenza molti dei vasti e innumerevoli magazzini rimasero chiusi, ed abbandonati.
Quindi nulla di più facile, che fossero destinati per le sepolture, che i recenti scavi hanno disolterrate.
Luigi Borsari.
Presso il bivio della Portuense con la strada della Magliana, nella località detta Pozzo Pantaleo, e nella vigna con ingresso dal cancello n. 43, aprendosi una cava di tufa, sono stati scoperti e devastati prima che l'autorità ne avesse notizia, alcuni antichi sepolcri scavati nella roccia, a guisa di sarcofagi.
Quivi è stato medesimamente rinvenuto un cippo di travertino, alto m. 1,30, con la leggenda:
TITIÀ K FPROCVLÀ SIBI ET TITIAE CVCLADI MA TRI ET LIBERT LIBERT IN FRONT P X IN ACRO P X
Serve di scalino alla rampa d'accesso alla vigna una stele marmorea scorniciata, la cui iscrizione, molto logora, dice:
CLAVD EPSPANIS MVSTICI PANTOMIMI LIB VIX AN VI
Nella parte inferiore della vigna Pia, e precisamente nell'angolo di deviazione delle vie Portuense e Magliana, in contrada Pozzo Pantaleo, aprendosi una strada d'accesso alla cava di tufa, locata all'appaltatore Garofali, si è scoperto l'ipogeo di di un colombaio, con le pareti intonacate e dipinte. La cella è rettangola, e misura m. 4,50X3,50.
Nella parete d'ingresso, si contano 6 loculi in due ordini di 3 per ciascuno: nella parete a sinistra, due feritoie, due loculi ed una grande nicchia: nella parete a destra, quattro loculi ed un nicchione: la parete del fondo è liscia. Le pitture della volta e delle pareti sono assai semplici: linee, festoncini, corone a due tinte, rossa e verde.
L'ipogeo è stato spogliato d'ogni sua pertinenza, in epoca non molto remota : manca persino del pavimento, che doveva essere di mosaico. Una feritoia era otturata per mezzo di lastre marmoree, contenenti iscrizioni.
Esse non appartengono certamente al colombaio, non essendovi alcuna incassatura o lacuna nell'intonaco delle sue quattro pareti.
Il colombaio era a due piani. Del piano superiore rimane il solo pavimento, di musaico policromo figurato, assai fine e di perfetto disegno. Rappresenta il ratto di Proserpina, che si vede ignuda, sostenuta dal rapitore col braccio sinistro. Alla quadriga sono appoggiati gli infernali cavalli nerissimi, con la criniera sollevata per la corsa sfrenata.
Nel campo vi sono altre figure, che non posso tuttavia descrivere, perchè l'inclemenza della stagione ne ha obbligato di ricuoprire il pavimento. Aggiungerò soltanto che il bordo, il quale fascia ed inquadra la scena centrale, è ornato con figure di uccelli (pavoni, anitre, fagiani etc): ai quattro angoli si veggono le figure delle stagioni. Questo notevole mosaico è stato inscientemente danneggiato in un angolo, prima che i terrazzieri notassero la sua esistenza : si sono così perdute una figura di stagione, e due o tre figure di uccelli.
Sull'una e l'altra sponda della strada, profondamente incassata nel terreno di scarico (rifiuti di antiche cave di tufa), si veggono avanzi di sepolcri d'ogni maniera, colombai, ipogei ad arcosolii, cassettoni a capanna, sarcofagi fittili etc; ma tutta la contrada sembra essere stata minutamente ricercata; nè vi si trova alcuno oggetto appartenente alla consueta suppellettile funebre.
Sono stati ritrovati pure alcuni selcioni della via Campana, che dal bivio della Portuense conduceva al Luco degli Arvali.
Rodolfo Lanciani
Nei lavori di sterro che si eseguiscono sulla destra della Portuense, al piede delle colline di Monteverde, nel tratto compreso fra la odierna fermata del ponte S. Paolo e l'antica stazione di Civitavecchia, sono avvenute le seguenti scoperte.
Presso il cancello d'ingresso alla cava di tufo di Lorenzo Jacobini, è stato scoperto il selciato della via Portuense, fiancheggiato da colombai del secolo I. Uno di questi, non ancora esplorato, ha le pareti esterne di cortina così perfetta, che la grossezza degli strati di cemento non arriva a due millimetri. Gli angoli sono decorati con pilastri, le cui modanature sono intagliate in mattone con arte squisita.
Nulla è stato rinvenuto sino ad ora, perchè gli scavi non hanno raggiunto la profondità necessaria; ma non mancano gli indizî dell'esistenza di una ricca suppellettile funebre, lungo l'intera linea di quegli ipogei.
Rodolfo Lanciani.
A circa 200 metri fuori della porta Portese, ed a pochi centimetri di profondità sotto la via moderna, si è ritrovato l'angolo di un antico granaio, con molti dolî, alti in media met. 1,30, e tutti rammendati con croci di piombo.
Al bivio della Portuense moderna col vicolo di Pietra Papa, è stato scoperto il selciato della via antica, alla profondità di 80 centimetri.
Rodolfo Lanciani.
Presso il Casino Torlonia, fu rimessa in luce una colonna grezza di marmo bianco, lunga met. 4,10; e fra il casino Torlonia e l'Arco di Nostra Donna, sì riconobbero circa trenta pareti parellele di horrea o magazzini, costruiti di reticolato con fascie e spigoli a cortina.
Lungo il lato meridionale dell'esagono di Traiano, riapparve un pavimento di strada antica, la quale prosegue poi in direzione dell'Episcopio.
Presso il bivio della strada di Fiumicino con quella che mena all'Episcopio, si videro bellissimi avanzi di antiche fabbriche, che sembrano differire dal consueto tipo dei magazzini portuensi, ed un muro costruito con statue e piedistalli spezzati; fra i quali ultimi, un frammento con le sigle SONON a lettere del secolo IV.
Presso il cancello d'ingresso al Camposanto di Fiumicino, si trovò una colonna marmorea grezza alta met. 1,30, e coperta da questa iscrizione greca.
Presso il nominato cancello del Camposanto, si è ritrovato il pavimento di una grande strada, larga 7 metri, la quale corre parallela al canale di comunicazione, fra la darsena Traiana e la fossa del medesimo imperatore (ora canale di Fiumicino).
Quanto ad oggetti mobili minuti, ho vedute alcune monete, e lucerne con importanti vignette (specialmente cristiane); un fondo di tazza finissima, con la protome dell’Oceano: una forma per lavori di stucco, rappresentante un coniglio che mangia un grappolo: un rocchio di cristallo di monte.
Rodolfo Lanciani.
Nell'area della nuova stazione ferroviaria, espropriata alla casa religiosa della Missione, e conosciuta nell’ istoria dei giardini di Cesare appunto col nome di vigna della Missione, è stato scoperto il pavimento di una strada antica, che sembra correre parallelamente alla Portuense, lungo il piede delle colline Gianicolensi, alla distanza di m. 100 dal margine destro di detta via.
Rodolfo Lanciani.
Sgombrandosi le terre per la nuova stazione delle strade ferrate in Trastevere, poco fuori la porta Portese, nella proprietà del sig. Luigi de Cavi, è stata scoperta una lastra marmorea scorniciata, lunga m. 0,85, larga m. 0,41, sulla quale sono incise le parole seguenti:
CIRCVS PLENVS NVS VS
Quantunque le lettere della seconda e terza riga sieno state abrase, pure da quello che resta chiaro apparisce, che tale frammento epigrafico sia di una tavola lusoria, completandosi il secondo verso CLAMOR MAGNVS, come si ha in altra tavola simile scoperta nell’agro Verano, edita dal ch. p. L. Bruzza, unitamente a molte altre iscrizioni di tal genere (cfr. Bu. Comm. arch. com. 1877, p. 81 sgg.).
In una vigna posta sulla collina di Monte Verde, contrada Pozzo Pantaleo, ad un chilometro e mezzo dalla porta Portese, cavandosi alcuni tufi per costruire una casa rustica, sono state ritrovate le seguenti iscrizioni, incise con caratteri del terzo secolo volgente al quarto.
D M AVIRELIVS NICE TA AVRELIAE AELI A-NETI FILI AE BENE MBEREN TIPCORECITE FOS SOR VIDE NE FODIAS DEVS-MA GNV OCLV ABET VI sic DE ET TV FILIOS ABES
Simile, di m. 0,30X0,21: D M RESTVTA ALE THETI CON IVGI BENEME RENTI FECIT
Giuseppe Gatti
Gli sterri che si vanno eseguendo sulle colline di Monte Verde, come cave di prestito per le terre necessarie a rialzare il piano della nuova stazione ferroviaria, hanno messo allo scoperto una lunga serie di fabbriche antiche, di varia costruzione.
Nel sito ov'era la vigna Mangani, e dove anticamente estendevansi i celeberrimi giardini di Cesare, si sono trovate tracce di un portico, costruito con pilastri di opera reticolata, il quale prolungavasi verso ponente, a mezza costa in circa della collina.
A breve distanza da tali ruderi, si è rinvenuto il seguente frammento epigrafico, inciso su grosso lastrone marmoreo di m. 0,40X0,34X0,08:
VLIVS
NICETVS
TO SVSCEPTO
PRIMAM PORTIC OLIS CVM MARMORIE
OPERE NOVO AMPLIA
NTIS INCHOATIS SV
A A SOLO RESTITVIT
ATORVMPONTIFICV
Non è improbabile, che appartenendo questa lapide ai primi tempi dell'impero, sia da riferire al portico stesso, di cui sono tornati in luce gli avanzi, e che fu ampliato e riedificato da Giulio Aniceto, per voto fattone a qualche divinità. Le lettere superstiti nell'ultimo v., confrontate con le iscrizioni edite nel C. Z Z. VI, 712 e 2186, suggeriscono spontaneo il supplemento: SVa impensA A SOLO RESTITVIT permissu calATORVM PONTIFICVm et flaminum, cui immunitas data est ab eis sacrum faciendi.
Nella vigna contigua, già appartenuta ai Signori della Missione; ed ora proprietà del sig. De Cavi, si è rinvenuto fra le rovine di antichi edifici, posti quasi sulla sommità della collina, un plinto di marmo bigio, largo m. 0,40, lungo m. 0,51, alto m. 0,09; sul quale posava una statua od un busto, di cui rimane ancora l'incassatura, di forma quasi pentagonale, nel lato superiore della pietra. L'iscrizione incisa su cotesto plinto attesta, che il ritratto marmoreo sovrastante rappresentava Cleobulo, uno dei sette celebri sapienti della Grecia
Giova ricordare, che in immediata vicinanza di quel luogo medesimo, fu trovato sul finire del 1883 un busto di Anacreonte, designato col proprio nome ANAKPEWN AYPIKOC (v. Notizie 1884, p. 42), e che anco in tempi anteriori vi sì rinvennero ermi e busti di celebri letterati e filosofi, massime dell'antica Grecia (cf. Bull. com. 1884, p. 31).
In seguito ai movimenti di terra sopra accennati, sì è parimenti rinvenuto un pezzo di grande lastrone di marmo, alto m. 0, 96 e largo nella parte conservata m. 0,70, sul quale ad. alto rilievo: di assai buona scoltura è rappresentata la consueta scena del Mitra taurottono.
Vi rimane la metà della figura del mistico nume, col mantello svolazzante, e con la gamba destra tesa lungo la zampa del toro: dietro ad essa, in alto, il busto del Sole radiato, e il corvo; sul piano inferiore, uno dei ministri lampadofori con la face sollevata. Sotto al toro vedesi lo scorpione, che ne abbranca i genitali; e più in basso la coda del serpente.
Dell'altra metà della tavola scolpita — la quale proviene certamente da un grandioso mitrèo scavato nella collina di Monte Verde, ma di cui finora niuna traccia è comparsa — sono stati pure raccolti fra le terre parecchi frammenti.
I più notevoli sono quelli che contengono l'intiera figura del cane, il quale si solleva per lambire il sangue sgorgante dalla ferita del toro; la testa quasi intiera dell'animale ucciso da Mitra; e parte dell'altro lampadoforo.
È finalmente da ricordare, che nei terreni situati al piede della collina di Monteverde, ed in modo particolaré nell'area già posseduta dai Signori della Missione, frequentemente s'incontrano a poca profondità antiche condotture di acqua e fistole plumbee, che si diramano in molteplici direzioni.
Il sig. De Cavi ha raccolto una grande quantità di cotesti tubi aquarii, per la maggior parte anepigrafi; ed inoltre ha messo in disparte una piastra di cassetta di divisione, vari pezzi di tubi innestati e saldati fra loro, ed una lamina quadrata, parimenti di piombo e tutta forata, alla quale è ancora unita parte del condotto.
Questa lamina spettava certamente ad una fontana, e serviva ad impedire l'intromissione di materie galleggianti nei canali di sopravanzo.
Giuseppe Gatti e Luigi Borsari.
Essendosi cominciati alcuni scavi entro la vigna Jacobini sulla destra della Portuense, nel luogo medesimo ove fu rinvenuto il selciato e dove si scoprirono i colombari del primo secolo dell'impero, che la fiancheggiavano secondo fu detto nelle Notizie 1886, p. 81, è stato rimesso all'appareto quanto segue:
a) Piccola ara marmorea di m. 0,19 X 0,17, scorniciata, nella l'epigrafe:
M AVRELIVS ASCLEPIADES SILVANO DONVM FECIT
b) Lastra marmorea ‘a frammentata, di m. 0,92 X.0, 36, appartenuta a tavola lusario ed in cui leggesi:
CIRVS PLEVS CLAMOR INGENS
c) Varii frammenti marmorei cioè: antefissa con rappresentanza di aquila; capi- tello di pilastrino con protome di Bacco barbato; capitello corinzio-composito; metà di bacino da fontana; due busti-ritratti, uno de' quali alquanto logoro e malconcio.
d) Parecchi fittili; cioè frammenti di antefisse; olle cinerarie, e due anfore vinarie. Tutti questi oggetti vennero trovati in terreno di recente rimaneggiato, quando cioè fu costruito il terrapieno per la nuova linea ferroviaria transtiberina, e confusi con tegole, embrici, ed altri rottami, appartenenti ai mentovati sepolcri dell'antica via Campana.
Nel proseguimento degli scavi nella vigna Jacobini, seguitano a scoprirsi resti di muri laterizi e di opera reticolata, appartenenti alle tombe che fiancheggiavano la via Campana. Tra detti ruderi sono state raccolte le seguenti epigrafi sepolcrali:
a) Lastra di marmo alta m. 0,53, larga m. 0,37, chiusa da cornice e fastigiata, nella quale leggesi il titolo seguente in lettere di bassa età:
D M FECER A LICINIV ACATHOPVS ET NASIDIA APRODISI PARENTES A LICINIO DECEMBRO F. PIISSIM VA XI M VIII
D XI
b) Lastra marmorea scorniciata, sormontata da timpano con antefisse e corona lemniscata al centro. Misura m. 0,36 X 0,29 × 0,08. Vi si legge:
D M CLAVDIAE VICTORINAE VIX AN V MENSIBVS X DIEBVS XXVIII HORIS VIII TI CLAVDIVS ALYPVS OCENIS
c) Lastra marmorea di m. 0,48 x 0,78 X 0,09, col seguente resto epigrafico, a belle e grandi lettere:
CLAVDIAE VIXIT A TI CLAVDIVS AP
d) Lapide marmorea frammentata, di m. 0,20X0,35; vi si logge la seguente iscrizione, incisa a caratteri di tarda età:
D M C CORNELI VS ONESIM VS CORNELI
e) Lastrina da colombaio, di m. 0,25 X 0,19, sulla quale è inciso il titoletto M ...IO DOMITIO ...VII M INI DVI ...VS GRAPTVS ...LCISSIMO FEC
Negli sterri poi per la nuova stazione ferroviaria transtiberina, e precisamente nell’area della vigna di proprietà dell’Ospizio di s. Michele, si ricuperò il seguente titolo sepolcrale, inciso su lastra di marmo, di m. 0,30 X 0.30.
Proseguendosi gli scavi entro la vigna Jacobini, a breve distanza dal casino, è stato scoperto il pavimento di uno de’ sepolcri che fiancheggiavano la via Campana, formato a grossi blocchi squadrati di travertino di m. 0,80 X 0,70, alla profondità di circa m. 2,00 dal piano dell'odierna portuense. È notevole il fatto, che nei bassi tempi dell'impero, caduto probabilmente il sepolero innalzatovi sopra, questo pavimento servì per nuove sepolture, che vi furono scavate nello spessore dei travertini.
Vi si aprirono tre loculi, delle dimensioni medie di m. 2,00 /X 0,65. Coprivano questi loculi alcuni lastroni marmorei, dello spessore di circa m. 0,08, i quali appartenevano anch'essi ai sepolcri preesistenti. Entro i loculi sì rinvennero gli scheletri, senza nessun oggetto di suppellettile funebre.
Accanto a questo gruppo di tombe fu rimesso all'aperto un colombario, dei primi tempi dell'impero, come può rilevarsi dall'ultima costruzione a cortina arruotata nella parte sinora scoperta, lunga m. 4,50 circa, e con due ordini 5 nicchie contenenti le olle cinerarie.
A questo colombario fu addossato un altro colombario piccolissimo, alto m. 2,00, largo m. 1,15 e di m. 1,20 di lato, che si riconobbe intatto, ‘con le iscrizioni e gli oggetti ancora al posto. Le pareti furono costruite a mattoni, mal commessi tra loro, ed in modo da formar grande contrasto con il lavoro perfetto del muro vicino. La porta di accesso, alta m. 1,15 e larga m. 0,67, ha l'architrave e la soglia di travertino.
Sopra è infissa una lapide marmorea di m. 0,42 X 0,27, contenuta entro una scorniciatura di terracotta, e nella quale leggesi la seguente Spigrato sepolcrale:
L TREBIVS PRIMVS
ET VISELLLA O NESIMES
L TREBIO NARCISSO
CON LIBERTO KARISSIMO FECER
SIBIOVE ET SVIS POSTERISQVE EORVM
A destra dell’ epigrafe ed infisso alla parete del sepolcro, redesi un mattone di terra rosso-scura, racchiuso anch'esso da scorniciatura fittile, e nel quale è rilevata l'ascia sepolcrale.
La parete di fondo è la sola, che contiene le olle cinerarie distribuite in ‘numero di tre in due nicchie, una delle quali è incavata nel basso della parete, e quasi al piano del sepolcro, l’altra superiormente a questa. Tra le due nicchie è incastrata nella parete una lastra di marmo bianco, lunga m. 0,90, larga m. 0,45 e dello spessore di m. 0,04, in cui è rappresentato Licurgo nudo, con la clamide avvolta sul braccio sinistro, e con corta spada nella destra, in atto di difendersi da due Menadi, che lo minacciano coi tirsi, che vibrano colla destra e con il serpe, che ciascuna di esse tiene avvolto a due spire nel braccio sinistro. Le Menadi indossano lungo chitone e manto svolazzante. La scultura merita riguardo per l’arte con cui fu eseguita, e che riconduce probabilmente alla maniera del secondo secolo dell'impero.
Innanzi a detto bassorilievo il muro formava una specie di risega o cornice, sulla quale si è rinvenuta ancora a posto una lucerna fittile, priva di ornati e senza bollo o leggenda alcuna.
Da ultimo, a piedi delle due pareti laterali, sono state raccolte altre due lucernette fittili, semplici; un cinerario pure fittile di forma rettangolare, e le seguenti lapidi sepolcrali, che erano addossate alla parete medesima, e che sembra fossero state quivi trasportate da altri sepolcri, come semplice materiale per future costruzioni.
a) Lastra marmorea frammentata, di m. 0,14X 0,11. Vi si legge:
D M FVLVIAE IANVARIAE V A P M ET A FVLVIO
b) Lastra marmorea scorniciata, con antefisse e corona lemniscata, dim. 0,50 X 0,29. Reca in belle lettere:
ONESIMI CAES N SER MINISTER DEC VI B M CONIVGIRVSTIA LAIS FECIT
c) Frammento di lapide marmorea scorniciata, di m. 0,22 X 0,20.
d) Lastra marmorea scorniciata, di m., 0,64X 0,30. Vi si legge:
P M FERLUCITCA TI F V A VII M Il D XV EI CALI TYCHE V A XXX II D XV BOM BYLASCON IVNX ETONE SIPHORVS SORORI B M F
e) Urna cineraria marmorea, di m. 0,35 X 0,36, sulla cui fronte, tra due colonnine tortili, racchiusa da scorniciature, è incisa la seguente epigrafe:
P M CLODIAE P F ASTRE FE C ELEVTHER PVB VALERIANVS COIVGI CARISSIMAE
Il ch. Lanciani ha communicato questa iscrizione di una tessera
gladiatoria, rinvenuta in una vigna della via Portuense:
MODERATVS
LVCCEI
SP III NON OCT
L MINIC L PLOTIO
La data consolare giova a rettificare alcune inesattezze, che finora si avevano nei fasti dell'anno 88 dell'êra nostra. Imperocchè secondo le ultime ricerche del Klein, sono notati, nel predetto anno, come consoli ordinarî: Domiziano per la decimaquarta volta e Q. Minicio Rufo; e suffetti L. V..... e ... Plozio Grypo.
La tessera testè tornata in luce testifica, che nel mese di ottobre Lucio), e non Q(uinto) Minicio era tuttora in carica; e che perciò soltanto L. Plozio fu surrogato all'imp. Domiziano.
Nel terreno del sig. De Cavi, già appartenuto ai Signori della fissione, circa il primo chilometro della via Portuense, è stato rimesso all'aperto grande bacino per acqua lustrale, di forma cilindrica, alto m. 0,80, col diametro toa di m. 0,80 alla bocca e 0,83 alla base, la quale è intagliata a foglie di alloro e di acanto. Tutt'all'intorno è ornato di figure in bassorilievo; e vi si vede rappresentata pila lotta dei Lapiti contro i Centauri. Buona e di bell'effetto ne è la composizione; l'arte, mediocre.
Ivi stesso sì è rinvenuto un frammento di lapide cimiteriale cristiana, la quale'dice:
LVCROSAIN Pace LESZ BASILIOVCCOns
Nel terreno appartenente ai fratelli Moroni, sito fra il bivio della Portuense e della Campana, e la polveriera di Monte Verde, in contrada « Pozzo Pantaleo » si viene discoprendo una vasta latomia di tufa, degli ultimi tempi della repubblica o dei primi tempi dell'impero.
Lo strato A B, della potenza media di 8 metri, è composto di un tufo color bigio cinereo, durissimo, di tessitura simile a quella del puddingo. Lo strato più basso B C, è composto di tufo rosso-lionato, men duro dell'altro, e venato in modo, che non può tagliarsi a grandi blocchi. E siccome la cava antica era stata aperta, per tagliare blocchi alti due piedi (0,59) e lunghi dai 3 ai 5 piedi, conforme dimostrano i « testimoni » CCC lasciati in opera, è facile spiegare perchè gli antichi si sieno arrestati precisamente sul piano di divisione, fra il banco bigio ed il banco lionato.
Quest'ultimo è quello che stanno ora scavando i fratelli Moroni, per via di cunicoli e gallerie. Il sistema adottato da costoro, rende impossibile di studiare i particolari e di togliere la pianta della lapicidina romana. Sembra certo nondimeno, che i lavori di taglio ed estrazione dei blocchi, debbono aver proceduto sul sistema delle lapicidine antichissime di vigna Querini, ossia a cielo aperto, ed a gallerie parallele divise da pareti di roccia, che dovevan fungere da « testimoni ».
Aggiungo altre poche osservazioni. Il terrapieno che ricopre la latomia, ossia l'attuale strato A B, è composto di rifiuti di antiche cave circonvicine, ossia di scaglie prodotte dalla squadratura dei massi. Vi appariscono qua e là sepolture del secolo IV o V, coperte alla cappuccina (E E). In secondo luogo, il piano B della cava è livellato in modo, da non dar luogo a ristagni di acque.
Le piovane eran condotte verso il fosso di pozzo Pantaleo, per mezzo dei cunicoli D D scavati nel banco sottostante. In terzo luogo, tutto il territorio vicino è pieno di sepoleri, e specialmente di colombai. Io non saprei decidere se le cave abbiano preceduti i sepolcri, o i sepoleri le cave, ovvero se gli uni e le altre debbano credersi contemporanei.
Sull'orlo della cava Moroni apparisce l'angolo di un colombaio, dei tempi sillani o augustei, di bella opera reticolata, con gli spigoli di quadrelli di tufa. Il sito è vergine, e meriterebbe diligente ricerca. Frugando a pie della parete reticolata, nella viuzza che divide il colombaio da altra parete a cortina, la persona che mi accompagnava ed io abbiamo tratto in luce una stele assai elegante, di marmo greco, alta m. 0,58, larga m. 0,30, grossa m. 0,10. Ha timpano ed antefisse, col consueto rilievo dei due uccellini che beccano il grappolo, e nascimenti di fave. La iscrizione, chiusa da cornice, legge:
D M NVMISIAE TROPHIME VIXIT ANNIS IIII DIEBVS IIII HOR VI FECIT NVMISIA XANTHE FILIAE CARISSIMAE
In un terreno posto a destra della portuense, presso il bivio della Madonna del Riposo, dentro il perimetro degli antichi giardini di Cesare, è stato scoperto un ripostiglio di assi, di buona conservazione, ma di rilievo assai basso. Siccome il peso medio degli assi è superiore alle tre oncie, così è probabile che siano stati coniati anteriormente alla legge Papiria.
Il tipo è il normale, col Giano bicipite nel dr. e con la prua di nave nel rovescio. Sopra 79 esemplari, 50 hanno la voce ROMA al disotto della nave, 1 al disopra: negli altri 28 esemplari la leggenda o manca, o non è visibile. Mancano pure nomi di magistrati.
La uniformità del ripostiglio è turbata da tre eccezioni: dalla presenza cioè, di un asse tagliato espressamente a metà, sulla linea del diametro; di un’ureza col tipo normale della Minerva galeata (di peso e di grandezza superiore a quella di un triente ordinario); e finalmente da un medio bronzo di Claudio, con la leggenda TICLAVDIVS CAE... è col rovescio della Libertas.
Proviene dagli stagni di Campo Salino un piccolo basamento di statua, di forma semicircolare, nella cui fronte, ossia nel lato che costituisce il diametro, trovasi incisa la seguente iscrizione:
PRO SALVTE IMPP SEVERI ET ANIONII | AVGG ET GETAE NOBILISSIMI CAESET IVLIAE AVG | M AVGG ET GESTAE GENIo SACCARIORVM SALARIOR | TOTIVS VRBIS CAMP SAL ROM RESTITVTIANVS CORNE | LIANVS DEXVI AB AER ET ARK SAL ROMANARVM CVM | INGENVA FILlA DONVM DEDIT
A destra della epigrafe, e dove incomincia il semicerchio, è scolpito di bassissimo rilievo un sandolo, dalla prua del quale partono due corde, che sul piano della base si dirigono verso il luogo ov’ era il piede sinistro del simulacro. Nella parte opposta si legge: |
DEDICANTIBVS | SALLVSTIO SATVRNINO | ET ORFITO PROC | AVGG NN
I saccarii salarii, secondochè ha già notato il comm. Lanciani (Bull. com. 1888, p. 87), costituivano la corporazione dei facchini addetti al trasporto del sale, dalle officine della spiaggia di ponente al porto Claudio-traiano. Coteste saline, quivi stabilite fin da remotissimo tempo dai Veienti, dopo chei Romani ebbero conquistato Veio, divennero salinae romanae. Il monumento epigrafico testè recuperato ci fa sapere, che fin dal secolo terzo il luogo delle predette saline chiamavasi Campus salinarum romanarum; denominazione conservata fino a noi nel nome moderno di Campo salino.
Il simulacro fu donato da un officiale addetto all'amministrazione della regalia del sale; e il suo officio è designato con le parole: de XVI ab aer(ario), et ark(arius) sal(inarum) romanarum. Sembra che i sexdecim debbano intendersi per gli seridae ab aerario, componenti le tre decurie questorie di cotesti apparitori (!); uno dei quali era Restituziano Corneliano, che copriva pure l'ufficio speciale di arcarius nell'amministrazione delle saline. Egli era sotto la dipendenza dei procuratori imperiali, ch'erano a capo dell'azienda, e prestarono il consenso e l’opera personale per la dedicazione del monumento votivo, forse in qualità di presidenti del collegio costituito dal personale addetto alle Saline.
Il ch. dott. Hiilsen con molta sagacia ha fatto notare, che dalla iscrizione testè rinvenuta vien dichiarata per la prima volta la vera etimologia della via Campana, intorno alla quale si sono proposte dubitativamente varie opinioni. Imperocchè il conoscere che lo stagno di ponente, ov' erano le antiche saline veientane, appellavasi il Campus salinarum, rende chiaro che la via, la quale unicamente metteva a quel campo e serviva al trasporto del sale in città, prese il suo nome dal Campus medesimo, e da questo denominossi Campana.
Nota del prof. G. Gatti.
Nota dell'Ispettore degli scavi prof. W. Helbig sulla scoperta di un ripostiglio di figurine in bronzo.
Nel mese di dicembre dell'anno passato la piazza di Roma era propriamente inondata di figurine arcaiche fuse in bronzo, che rappresentano giovani in piedi d'un tipo simile a quello del cosidetto Apolline di Tenea. Presso un piccolo antiquario ne trovai 28 esemplari che potetti studiare a mio agio. Il medesimo antiquario dietro le mie preghiere mi mise in relazione coll’operajo, dal quale li aveva acquistati, e questo mi dichiarò che quelle figurine erano state trovate sparse nel terreno in un lavoro di sterro intrapreso fuori di Porta Portese. Aggiunse che il numero delle figurine raccolte da lui e dai compagni aveva sorpassato il centinajo, ma ricusò d’'indicarmi la precisa località del ritrovamento. La riservatezza usata da lui riguardo a questa particolarità, secondo la mia opinione, non scema ma anzi maggiormente accredita la testimonianza che le figurine siano state scoperte fuori di Porta Portese; la quale testimonianza trova anche conferma nella gialla terra argillosa aderente a parecchi esemplari, terra che è propria appunto a quella regione.
Le figurine, la cui altezza varia tra 7 e 8 centimetri, possono dividersi in due classi. Gli esemplari dell'una rendono l’arcaico tipo greco schiettamente e senz’aggiunta di sorta. Ne vidi presso l'anzidetto antiquario 13 esemplari. Ciò poi che riguarda l'esecuzione, essa è poco circostanziata sì, ma esprime le forme principali colla precisione e coll'energia caratteristiche per l’arte arcaica greca, in maniera che niente si oppone per riconoscere in tali esemplari prodotti dozzinali d'una metallotecnica greca del 6° secolo a. Cr.
Delle figurine che compongono l'altra classe ho potuto studiare 15 esemplari. Il tipo corrisponde con quello della prima classe, prescindendo dalla particolarità che le figurine che vi appartengono hanno la testa coperta d'un berretto emisferico. Oltre a ciò le forme non mostrano la precisione propria alla prima classe, ma appariscono ottuse e slavate.
Le quali diversità difficilmente possono spiegarsi se non colla supposizione, che gli esemplari della prima classe sono prodotti importati, quelli della seconda invece imitazioni della merce straniera lavorati da artigiani indigeni, cioè latini...
In principio i Romani per i ritratti simbolici da dedicarsi si servivano semplicemente di figurine greche in bronzo importate, il quale stadio è rappresentato dagli esemplari privi di pileo. Col tempo la manifattua indigena cominciò ad imitare i prodotti importati ed individualizzava gli esemplari imitati, aggiungendo il pileo, il quale era allora il distintivo del libera cittadino romano. Questo secondo stadio sarebbe rappresentato dalle figurine pileate.
Siccome conosciamo due antichi santuarî situati fuori di Porta Portese, cioè il lucus Deae Diane e l'aedes o il fanum Fortis Fortunae, il quale a quanto pare si trovava in immediata vicinanza del primo, così sembra che le figurine in discorso ‘provengano dall'uno o dall’altro dei due santuarî.
E se fossero trovate nel Lucus Deae Diae, sarebbero ritratti votivi dei fratelli Arvali. La quale congettura sembra tanto più probabile, in quanto che tutte le figurine ritrovate erano di uomini; mentre avremo da supporre che alla Fortuna fossero stati dedicati non soltanto ritratti simbolici di uomini ma anche di donne.
In ogni modo resta esclusa la possibilità che le figurine provengano da tombe situate in quella regione. È vero che in parecchie tombe della necropoli albana ed in una tomba antichissima scoperta a Roma sul Viminale si è trovata, entro l’urna ceneraria, una figura umana di terracotta e che un guerriero pileato di bronzo fu rinvenuto in un sepolcro antichissimo di Cesi, le quali figure fuor di dubbio vi erano deposte come ritratti dei defunti.
Ma a chi volesse mettere gli esemplari trovati fuori di Porta Portese in relazione con tale uso sepolcrale, s'opporrebbe la grande quantità di quelle figurine che ci forzerebbe a supporre accanto la via portuense una necropoli estesissima, la cui scoperta difficilmente poteva passare inosservato. Nemmeno vedo ragione alcuna di dubitare dell’ asserzione dell’ operaio presente alla scoperta, che cioè le figurine siano state trovate sparse nel terreno.
Costruendosi il muro di recinto per la nuova stazione ferroviaria, lungo la via Portuense, a circa 200 m. dalla porta, e precisamente di rimpetto al n. civico 17, è stata scoperta porzione di granaio, coi dolî messi in quingqunce e confitti a metà nel terreno.
I dolî sono quasi tutti rammendati con croci a coda di rondine, e sembrano essere della capacità di trenta anfore incirca. Nell'istesso cavo sono stati ritrovati molti blocchi di peperino; ma avendoli io visti fuor di posto e spezzati, non posso dire a qual parte dell’edificio appartengano. Vi è pure una colonna al posto, formata con cilindri vuoti di travertino, del diametro di m. 0,53. Il diametro del foro interno è di soli 19 centimetri.
Più oltre, dirimpetto al n. 10, ho visto sui margini del cavo molti frammenti di doli: è probabile quindi che le horrea si estendessero fin qui, per una lunghezza complessiva di m. 55,00. Ricordo che la stessa fabbrica e gli stessi dolî furono visti tre anni or sono, quando costruivasi la condottura d'acqua potabile per Fiumicino.
I seguenti titoletti sepolcrali si dicono rinvenuti nel sepolcreto della Portuense, al piè della collina di Montererde: ma non ho avuto modo di verificare l' esattezza della indicazione.
Lastrina da colombaio coi fori pei chiodi: Q VALERIVS Q F SERG | ZENA FECIT | SIBI ET SVIES OLLAS N VI
Lastrina id. opistografa: a) GN MARI SALVI; b) C SEPPIO ACHORISTO C SFPPVS PRIMICENIVS PATRONO SVO BENEMERENTI F
Rodolfo Lanciani.
Sulla sponda sinistra o orientale della marrana di Pozzo Pantaleo, a circa 250 m. a monte del viadotto ferroviario lungo la Portuense, il sig. Baldinì Vincenzo, ampliando il perimetro della sua cava di tufa, ha scoperto, e demolito in gran parte, un gruppo sepolcrale di non comune importanza. I sepoleri sono di due specie: alcuni costruiti di reticolato così perfetto, che ne ho preso un campione per esibirlo nel Museo; altri scavati uella roccia, sotto il fondo delle antiche latomie. La disposizione dell'intero gruppo può riconoscersi nell'annessa pianta dimostrativa.
A. Cripta scarpellata nel sasso vivo, profonda m. 4,40, larga m. 2,78, alta sino al cervello della volta m. 2,27. Vi si accede per mezzo di una porta a piattabanda, alta m. 1,75, larga m. 0,92. Nella parete a sinistra sono scavati due loculi: il primo, lungo m. 1,82, contiene uno scheletro adagiato sul piano, ed era chiuso da tegoloni murati in calce: il secondo, lungo m. 1,96, non era altrimenti chiuso: il cadavere era disteso, invece, entro un cassettone scavato nel piano del loculo, e chiuso con tegoloni in piano.
Nella parete di fondo v'è un loculo amplissimo, lungo m. 2,30, profondo m. 0,80. È probabile che fosse destinato a contenere un sarcofago fittile. Nella parete destra un solo avello è stato scavato, ed è simile in tutto al primo del lato sinistro. Nel piano della cripta, due cassettoni ricoperti da tegoli. Ho raccolto un solo frammento di bollo, nel cumulo delle macerie, e vi si distingue il solito nome delle fornaci cepioniane.
B. Sepolcro costruito in modo bizzarro, mediante chiusura dell'intercapedine fra il colombaio C e la roccia viva, tagliata a picco, formante la sponda di una lapicidina dei tempi repubblicani. Ambedue le pareti di chiusura, e la volta, appoggiano dal late sud, contro la parete del colombaio: dal lato nord contro la rupe.
I due loculi scavati in quest'ultima, si avvicinano al tipo degli arcosolî cemeteriali, avendo la volticella centinata.
Dei colombai C e D nulla posso dire: le pareti del primo sono tronche quasi al piano del terreno: i secondi non sono ancora sgombri dal terrapieno. Spettano ai primi anni dell'impero, e sono costruiti, come dissi poc'anzi, con mirabile perfezione. È questa la quarta o quinta scoperta di identica natura, avvenuta nella valle di Pozzo Pantaleo e divulgata nelle Notizie. Si tratta sempre di latomie trasformate in ipogei sepolcrali, o di colombarii costruiti nell'area di latomie abbandonate.
Paragonando la stratificazione del tufa, a banchi rossi e giallognoli, sull'una e l'altra sponda della marrana, nelle cave Moroni e Baldini, e ponendo pure a confronto le traccie del lavoro dell'uomo e gli scarpellamenti delle rupi, che si ravvisano fino ad un chilometro a monte del viadotto ferroviario, a me sembra di poter affermare, che la valle di Pozzo Pantaleo è artificiale, almeno nella parte più bassa. In altri termini, a me sembra che la valle siasi venuta formando poco a poco, con la incessante sottrazione delle roccie di tufa.
L'esercizio delle latomie deve essere incominciato sul principio del V secolo di Roma, e deve essere durato sino alla seconda metà del II secolo dell'impero, quando venne a cessare la moda della costruzione reticolata a prismi di tufa. Se le sponde della marrana di Pozzo Pantaleo, con le pendici delle colline circostanti, fossero liberate dal terriccio che vi si è accumulato dalla caduta dell'impero in poi, noi avremmo nel suburbio di Roma una riproduzione al vero delle famose lapicidini di El Masarah, con enormi banchi di roccia tagliati a picco, a cubi, a scaglioni, a terrazze, e con le vie di accesso ai varî centri di esportazione. Queste vie diramansi da un'arteria centrale, che rimonta la valle parallelamente all’alveo della marrana.
Rodolfo Lanciani
Eseguendosi un cavo per la costruzione di una chiusa, in prossimità dell'Episcopio di Porto, in località vocabolo Riserva della Vignaccia, sono state trovate due lapidi marmoree con epigrafi sepolcrali.
Nella prima, di m. 1,05 X 0,55 leggesi în buoni caratteri: D M L RVBRIO TROFIMO HOMINI INCOMPARABILI
La seconda, di m. 0,74X.0,92, reca: TI CLAVDIVS PRISC CECT AFINIA VENVSTAE...
Seguono altre righe; ma assolutamente indecifrabili, a causa di un erto strato di tenace calcare che ricopre il marmo.
A brevissima distanza, nello stesso punto, furono riconosciuti gli avanzi di una palizzata o paratia, e tracce di un lastrico formato con poligoni di lava hasaltica.
Luigi Borsari.
Nel centro dello stagno di ponente o di Campo salino, eseguendosi il taglio del grande canale destinato a raccogliere tutte le acque della contrada, che si sta ora bonificando, sono stati incontrati due muri formanti angolo, composti da soli pezzi di tufo. Dalla parte finora scoperta, nel breve tratto necessario per lo scavo del canale, male potrebbesi argomentare circa la destinazione e il tempo degli edificî che colà sorgevano. Pare probabile che quivi fossero stati i magazzini, ove provvisoriamente era depositato il sale da trasportarsi a Roma. Ciò verrebbe confermato dal fatto, che in quella vicinanza fu rinvenuta la base del monumento votivo ove è citato il Campo delle Salinae romanae (cfr. Notizie 1888, p. 228; Bull. arch. com. 1888, p. 87).
Luigi Borsari.
Nell'accesso fatto nello scorso aprile sui lavori di scavo per la nuova stazione ferroviaria di Trastevere, negli orti di Cesare, sulla destra della antica via Portuense, ho notato i seguenti trovamenti.
Sulla pendice della collina che si va sterrando, ed alla distanza di m. 200 dal nuovo fabbricato della stazione, in prossimità di una cava di tufo, si è rivenuto un antico pozzo, costruito in opera quadrata di tufo locale, i cui ordini sono di spessore variabile ed irregolare, varianti tra i trenta e sessanta centimetri.
L'orifizio del pozzo è di m. 0,45 X 0,50 di luce, e trovasi al livello del piano di impianto dei nuovi binarî. Il puteale era costruito con un dolio murato, al di sopra del quale fu, in progresso di tempo, elevato un muretto circolare, alto m. 2,00, a fine di rialzarne la sponda in conseguenza dello accresciuto livello del suolo circostante. Scandagliatone il fondo, risultò la profondità di m. 7,75.
Lateralmente a detto pozzo, ed a ridosso della collina, si rinvennero avanzi di muri, di opera reticolata, con i resti di un portico, del quale i rocchi di alcune colonne in travertino, del diametro di m. 0,42, erano tuttora al posto.
Negli sterri scoprironsi anche quattro tombe in tegoloni, in uno dei quali leggesi il bollo: TONNII DIONYSI non che alcune lucerne fittili, una delle quali con il bollo: C OPPI RES
Notai anche varî rocchi di eleganti colonnine scanalate, di peperino, del diam. di m. 0,27, rinvenute pure nello scavo.
Nella stessa località, uscì ora in luce una statua marmorea poco più grande del naturale, rappresentante, una ninfa, sdraiata, la quale statua carta, con molta probabilità, aver servito di ornamento ad una fontana.
D. Marchetti.
Presso la nuova stazione ferroviaria del Trastevere, sistemandosi la strada principale d'accesso alla medesima, si è rinvenuta una piccola testa di lupo, in terracotta, servita per lo scolo delle acque pluviali di un tetto.
Giuseppe Gatti.
Fuori la porta Portese, nella vigna già Costa, sul terreno posto lungo una nuova via privata, incontro alla proprietà del sig. Ferdinando Pesler, ho rilevato essere stati fatti alcuni cavi a sezione obbligata, per fondazione dei muri di una nuova casa. In uno di questi cavi, largo m. 1,50 e profondo m. 1,60, si è scoperto, a m. 1 dal piano di campagna, un pavimento a mosaico bianco, con fascione nero, formato da tesselli di sette millimetri di lato, e spettante certamente a qualche villa romana situata sulla riva dr. del Tevere. Il trovamento non presenta sinora alcun interesse. Il pavimento trovasi a circa 50 m. dal ciglio ripale, ed a m. 200 circa a monte del ponte di s. Paolo sulla via portuense.
D. Marchetti.
Nei lavori di sterro che eseguisce la Società delle Strade ferrate del Mediterraneo, per l'allacciamento della stazione di Trastevere con quella di Porta Cavalleggieri, alla progressiva di m. 227,10, nel praticarsi il cavo di fondazione della spalla di un cavalcavia, che lascerà libero l'adito alla vigna Iacobini, si scoprirono sullo scorcio del passato marzo gli avanzi di alcune tombe cristiane contenenti tuttora le ossa dei cadaveri inumati. Il sepolcro è costituito da una camera quadrilatera, suddivisa in sei compartimenti di fronte, le cui pareti formano altrettante fosse murate. La prosecuzione e termine dello scavo diede a conoscere che la camera sepolcrale, conteneva in tutto sette loculi, distribuiti in altezza su di una linea verticale di m. 3,70, misurata dal cervello della volta, sino al fondo della» fossa.
Dovendosi proseguire i lavori pel collettore a destra del Tevere, l'ufficio speciale del R. Genio civile fece fare gli scavi per le fondazioni, presso la via Portuense, dove avvennero le scoperte seguenti.
Il giorno 7 di aprile alla profondità di m. 2,55 sotto il suolo stradale, comparvero i resti di un portico con tre colonne mutile, in tufo, e relative basi di peperino, del diametro di m. 0,55 e alte m. 0,80. Alla distanza di m. 0,60 dalla fronte di questo portico, ricorreva un canale di scolo, di peperino. E di fianco si rinvennero gli avanzi di un muro con paramento in buona cortina, lungo m. 10, al quale faceva seguito un muro in isquadro dell’identica struttura. Fra il portico ed il muro, quasi in direzione dell'asse del collettore, videsi costruita una fogna antica, di muro di getto, in pietrame alto m. 1 e largo m. 0,40. Questo primo gruppo di avanzi di edificio, da riferire all’età imperiale, era situato alla distanza di circa m. 400 dalla moderna porta Portese.
A 200 m. inferiormente a questo punto, apparvero in seguito gli avanzi di una grande sala di m. 10 di larghezza, col pavimento di signino per lo spessore di m, 0,25, allettato su di uno strato di tegoloni bipedali, stratificati sopra un banco di terra di riporto, alto m. 0,80, posato sopra altro strato di signino dello spessore di m. 0,20. Sul pavimento di questa sala, sottostante al piano stradale per m. 2,90, si trovarono raccolte sette cimase di pilastri o stilobati di peperino, scorniciati per tre lati, delle dimensioni di m. 1,00 X 0,92 X 0,29, sopra cinque delle quali sembra che vi fossero una volta erette delle statue, scorgendovisi le impronte delle grappe impiombate postevi a sostegno.
I muri perimetrali della sala, alti m. 1 circa, erano di struttura laterizia. Al di sotto di questo ambiente si rinvenne un’altra antica fogna, di m. 1,00 X 0,80 di luce. Inferiormente a questa sala, alla distanza di m. 8,30 apparve un'altra fogna larga m. 1,20, alta 1,40, coperta a volta, la cui sommità era a m. 2 sotto il Piz stradale. Seguiva al lato di questa fogna ed in direzione parallela alle sponde della medesima, alla distanza di m. 1,50, un muro tufaceo, di opera quadrata, dello spessore di m. 0,60, parallelamente al quale se ne scoprì un altro simile, alla distanza di m. 6,40.
Si rinvennero inoltre i seguenti oggetti: — Frammento di ciotola aretina, d’arte scadente: vi restano cinque figure di nani in corsa con la testa volta all'indietro, e sopra di essi rosette. Piccolo avanzo di fregio in terracotta, con due palmette in rilievo. Due aghi crinali d’osso.
Negli sterri per la costruzione del grande collettore delle acque urbane lungo la riva destra del Tevere, a circa 300 m. di distanza dalla porta Portese, si sono rinvenuti due pezzi di una fistula acquaria, di medio modulo. In uno è impresso il nome del proprietario della condottura; GN LVCRETI ALEXANDRi. Nell'altro si legge il nome dello stagnaio: ...S PARDVS FEC
Nello stesso luogo è stata scoperta una grande platea, formata di grandi lastroni di travertino; lungo la quale è tornato in luce un tratto dell'antica strada romana, per circa m. 60 di lunghezza.
Giuseppe Gatti.
Dagli sterri pel collettore delle acque urbane fuori porta Portese provengono: un'antefissa in terracotta, ornata di palmetta e due delfini, alt. m. 0,24X 0,16; una testina fittile di fanciullo, alt. m. 0,11; un pezzo di mattone, col bollo rettilineo: C A (cfr. C.I.L. XV, 3261); ed un frammento di titoletto marmoreo: dis maNIBVS ...ORIO ...AMO
Giuseppe Gatti.
In occasione degli sterri pel grande collettore, lungo la sponda destra del Tevere, fuori dalla porta Portese, e precisamente dietro la chiesetta della B. Vergine del Riposo, ove dipartesi la via che mena alle colline dette di Monteverde, è apparso un notevole tratto, ben conservato, dell'antica via Portuense, la quale coincide esattamente, in questo punto, con la moderna strada provinciale. La careggiata della via, lastricata coi soliti poligoni di lava basaltica, era larga m. 4,20, e giaceva a m. 3,40 sotto il livello dell'odierna strada. Nei lati erano le crepidini, larghe ognuna m. 1,80 circa, costruite con blocchi di tufo e di travertino.
Sotto i travertini della crepidine a dritta della via si rinvennero sette pezzi di fistole acquarie, plumbee, della lunghezza complessiva di m. 3,39. Le fistole sono di grande modulo, del diametro di m. 0,15. In tre frammenti è ripetuta, a rilievo, la leggenda:
GRAPTI AVG L
Nello stesso luogo tornarono in luce cinque pezzi di altra fistola plumbea, lunghi complessivamente m. 2,82, di m. 0,06 di diametro, conduttura che forse derivava l’acqua dal condotto maggiore. I frammenti recuperati non recano iscrizione.
In questo scavo si recuperò inoltre, un fregio decorativo, fittile, alto m. 0,21, largo 0,26, terminato superiormente da cornice di ovoli. Vi è rappresentato a rilievo, un genietto cavalcante una pantera, volta a destra, la quale termina posteriormente in ornati. Incontro alla pantera è un foculo, corrispondente al centro del fregio, che doveva essere simmetrico nell'altra parte, ora mancante. Vi si è pure recuperato: un erma di marmo bigio, di m. 0,55 X 0,32 X 0,17 adoperata poi come mensola, la quale fu ornata con fogliami varî; infine un piccolo vaso fittile grezzo, di grossolano impasto, munito di grande labbro, alto m. 0,12 e del diametro di m. 0,12.
Luigi Borsari.
Negli sterri per il collettore delle acque urbane fuori di porta Portese sono state trovate due anfore in terracotta, una delle quali mancante delle anse; alcuni balsamarì e vasetti fittili comuni; una lucerna rotonda senza ornati; un manico di lucerna, formato dal busto di Diana sopra nna mezzaluna; due piccoli balsumarì di Tetro ; uno spillo in osso ; tre frammenti di capitelli in peperino.
Giuseppe Gatti.
Nella vigna Costa, situata fra il secondo ed il terzo chilolometro fuori di porta Portese, a sinistra, eseguendosi i lavori del grande collettore delle acque urbane, è stato scoperto a m. 5,50 sotto il piano di campagna, un piccolo corridoio in opera laterizia, largo m. 1,60. Ha il pavimento a musaico di tesselli bianchi, con fascia nera all'intorno. Sui muri laterali, che spettano probabilmente a due stanze di un privato edifìcio, fra le quali correva quell'ambulacro, resta qualche parte d'intonaco abbastanza tino, senza traccia di pittura.
Giuseppe Gatti.
La Società anonima Oliere costruisce un impianto produttivo a via Portuense angolo via Q. Majorana.
Sistemandosi la via di Pozzo Pantaleo, fuori la porta Portese, si è trovato un sarcofago fittile, lungo m. 1,50X0,40X 0,27; ed un tegolone bipedale col bollo di Cn. Domizio Amando, C.I.L. XV, 1097
Giuseppe Gatti.
Ripresi i lavori per la costruzione del grande collettore delle ; ‘acque urbane sulla sinistra del Tevere, è stato ritrovato fra la terra un pezzo di | —vaso marmoreo, alto m. 0,32 X 0,50. Il lato esterno era decorato a bassorilievo, del quale rimangono soltanto alcuni intrecci di fogliami.
Giuseppe Gatti.
Peri lavori del collettore delle acque urbane sulla riva destra del Tevere, al primo miglio della via Portuense, fu recuperato un frammento di lastra marmorea, di m. 0,19 X 0,11, che conserva questo avanzo di titolo sepolcrale: D M AGA... IVLIA AGA... PIENTISSIM... AN XVI. Inoltre si rinvenne: una grande arca di pietra gabina, lunga m. 2,00, alta m. 0,70 e larga all'esterno m. 0,72, all'interno m. 0,56; un'altra arca fittile, lunga m. 1,10 X 0,34 X 0,34; due balsamarî di vetro; un tegolone col bollo C.I.L.. XIV, 1465 2: due dolii fittili, di forma quasi sferica, ma da un lato, per la larghezza di m. 0,35, a superficie piana. Uno reca il bollo rettangolare: C CALPETANI CRESCENTIS. L'altro ha impresso il bollo parimenti rettilineo: VENVSTVS C CA FAORIS. Del primo bollo era noto soltanto un frammento trovato al Castro pretorio (cf. C.I.L. XIV, 901); il secondo apparisce ora per la prima volta.
Giuseppe Gatti.
A nord della chiesa suburbana detta la Parrocchietta, ed alla distanza di m. 22 dalla porta della chiesa stessa, è riapparso, in seguito ai lavori di sistemazione stradale, un tratto dell' antica via Campana, lastricala a grandi poligoni di selce e perfettamente conservata. La strada è larga m. <;, ed ha tuttora le crepidini ben mantenute. Il piano di essa trovasi a soli m. 0,30 sotto quello della via moderna, della Nocetta; la quale viene traversata dall'antica in direziono quasi normale.
Giuseppe Gatti.
Nella via Portuense, eseguendosi lo sterro per il grande collettore delle acque urbane sulla destra del Tevere, al principio della salita detta di s. Passera, è stata recuperata una basetta di marmo, alta m. 0,45 X 6,50X 0,22; sulla cui fronte sono scolpiti in bassorilievo due montoni, che poggiano le zampe anteriori sopra una piccola ara.
Giuseppe Gatti.
In occasione di lavori agricoli nella vigna detta di s. Carlo, sulle colline di Monteverde, sono state recuperate le seguenti iscrizioni antiche, delle quali il ch. p. de Feis, barnabita, ha mandato i calchi cartacei: 1. Cippo in travertino, alto m. 0,45 × 0,35:DIS MAN TI CLAVDIO AVGVSTALI FILIO CARISSIMO HERMES ET SPES PARENTES MISERI FECE RVNT Y; 2. Lastra di marmo, di m. 0,22 × 0,23: DIS MANIB CIVLIO PRISCO VIXIT ANNIS XXXV SEXTIA POLLA CONIVX FECIT; 3. Lastrina da colombario, di m. 0,16 x 0,08: Q SERVAEVS Q L SEVXVS; 4. Urna cineraria in marmo, di forma quadrata, alta m. 0,22, larga m. 0,32.Nel fastigio del coperchio è scolpita una corona lemniscata, e sulla fronte dell' urna si legge: D M ZOSIME SECVNDIN VS CONIVGI PIISSIMAE; 5. Frammento di grande lastra marmorea, di m. 0,22 × 0,21: ...VM E ... STATE DEC ... PONTIFICVN ... DINVS SIBI ET S...; 6. Frammento di lastra marmorea, di m. 0,25 X 0,17: monumentum cuMSTRINA longum p... LATV PO fecit et sibi et su IS ET LIBERTIS libertabusque posterisque eorum; 7. Simile di m. 0,16 X 0,12: QVE ... MAESTA FORIS ... IS PIETAS VIRT ... T CLARIS ... IP; 8. Altro frammento di una grande lapide: ... BVS FILISE ... SQVAE POSTERI; 9. Frammento di lastra marmorea, alto m. 0,23 X 0,12, che conserva poche lettere di un' iscrizione bilingue, latina cioè ed ebraica: LIS ... MI.
Nella vigna Tancioni, a Monteverde, sono state trovate due lapidi inscritte; in una delle quali, alta m. 0,31 X 0,26, si legge: LIAE PITHANE CONIVG SVAE b M FECIT ET SIBI ET AMBA SIAE NEPOTIL LAE FIL SVAE; L'altra è un frammento, di m. 0,22 X 0,33, che conserva: ...RTIVS F ... COIVCI ... STAE FI ...
Giuseppe Gatti.
A circa mezzo chilometro dalla porta Portese, costruendosi una fogna, è stata scoperta, a m. 3,50 sotto il livello della strada, una base di colonna in travertino. Essa era tuttora al suo posto originario; ed a poca distanza da essa si rinvenne uno stipite di grande porta. egualmente in travertino.
Per i lavori medesimi furono recuperati tre grandi dolii fittili di forma sferica; uno dei quali è alto m. 1,30 ed ha il diametro di m. 1,70, gli altri due sono alti m. 1,80, col diametro pure di m. 1,80.
Fortunata scoperta di un frammento di lastra marmorea, che il prof. Gatti subito riconobbe contenere un'altra parte dell'insigne monumento epigrafico, e che nella paleografia e in tutti gli altri caratteri esteriori perfettamente concorda con i due frammenti esistenti nella Villa Albani.
Il nuovo frammento è stato rinvenuto nei lavori di sterro per il grande collettore delle acque urbane sulla destra del Tevere, circa il quarto chilometro della via Portuense, ed ora si conserva nel Museo Nazionale Romano alle Terme. Misura m. 0,59 di lunghezza, m. 0,39 di altezza, m. 0,09 di spessore e reca la seguente iscrizione:
XORIS subsi DIA FVGAE MEAE PRAESTITISTI ORNAMENTIS | CVM OMNE AVRVM MARGARITA QVE CORPORI | trad IDISTI MIHI ET SVBINDE FAMILIA NVMMIS FRVCTIBVS | aD VERSARIORVM CVSTODIBVS APSENTIAM MEAM LOCVPLETASTI | ...ITIS QVOD VT CONARERE VIRTVS TVA TE HORTABATVR | ...VNIBAT CLEMENTIA EORVM CONTRA QVOS EA PARABAS | ...v X TVA EST FIRMITATE ANIMI EMISSA | ...RTIS HOMINIBVS A MILONE QVOIVS DOM VÝS EMPTIONE | ...EXVI BELLI CIVILIS OCCASIONIBVS INRVPTVRVM | ...defe NDISTI DOMVM NOSTRAM
Dall'altra parte della lastra fu poscia incisa una tavola-lusoria, di cui rimane soltanto una parte e che non corrisponde ad alcune di quelle conosciute: TRACBEVILCA Ludere. Questa ci permette di calcolare la grandezza dell'intera lastra, la quale deve aver misurato circa m. 0,78 di lunghezza, e m. 0,68 di altezza, vale a dire mancano circa m. 0,19 di lunghezza e m. 0,29 di altezza.
I frammenti già conosciuti dell'elogio provengono da località molto lontane l'una dall'altra. Prescindendo dal frammento @, che fu copiato nel convento dei Cisterciensi a Tor de’ Specchi, e del quale, come del frammento e, si ignora la provenienza, il frammento d stava presso il sepolcro di Cecilia Metella, ed i frammenti d ed e si trovarono adoperati per chiusura di loculi nel cimitero cristiano di s. Elena sulla via Labicana. Dove sia sorto il monumento, cui l'elogio spetta, non è possibile di determinare con sicurezza: ma se consideriamo, che i monumenti della via Portuense, come ci dimostra la storia degli atti arvalici, andarono in modo particolare dispersi, e che precisamente da quella regione proviene il nuovo frammento, non sembrerà improbabile, che sulla via Portuense sia stato il sito del monumento.
Nella parte dell'elogio, sinora nota, come i pensieri si susseguano è stato esposto dal Mommsen (o. c., p. 466 segg.). Vi si parla anzitutto dell'uccisione dei genitori della donna, avvenuta, sembra, in villa, e forse in mezzo ai tumulti delle guerre civili. La defunta, in unione colla sorella, seppe ottenere la punizione degli assassini, mentre lo sposo di quella, lo scrittore dell'elogio, si trovava in Macedonia, il marito di questa, C. Cluvio, era in Africa, ambedue per certo tra gli aderenti del partito senatorio. Segue l'importante esposizione di una lite insorta per l'eredità paterna (Mommsen 1. c., p. 467-475, 479-482). Dopo una considerazione sui 41 anni di matrimonio e sulle eccellenti qualità della moglie, il marito passa a trattare dell'amministrazione del loro patrimonio e di opere di beneficenze fatte dalla defunta. E qui s'interrompe una parte dell'elogio.
Dopo la lacuna, si vede il marito salvato da un pericolo per opera della moglie e dei cognati. Quale sia stato questo pericolo appare da quanto segue. Egli era stato iscritto nelle tavole di proscrizione del secondo triumvirato, quelle famose tavole che furono giudicate variamente ed in genere male (così anche dallo storico più recente del periodo, il Gardthausen) siccome prova di trista crudeltà, non siccome dolorosa necessità politica, non considerandosi che un'oligarchia potente 6 prepotente come quella romana non poteva se non perire nel sangue, o per opera di popolo, o per opera del dittatore.
Ma il nostro personaggio non perisce. Ottiene la grazia da Augusto assente: la moglie però la quale chiedeva, che Lepido, il triumviro rimasto solo a Roma, riconoscesse il decreto, è respinta con durezza ed insultata; ciò avvenne alla fine del 711 o al principio del 712. Evidentemente solo al ritorno di Cesare (principio del 713) il marito potè tornare in famiglia sano e salvo. I due coniugi potrebbero ora vivere felici, se non li tormentasse la mancanza di figliuoli, e la buona moglie propone al marito il divorzio, perchè egli possa trovare una moglie non sterile, assicurandolo che avrebbe amato i figliuoli come fossero suoi, che il patrimonio non sarebbe stato diviso e che gli sarebbe vissuta accanto come buona sorella o buona suocera. Egli, memore dei sacrifizî fatti dalla moglie, rifiuta; e mentre pensano di adottare una figliuola, quella muore lasciando a lui il solo desiderio di onorarla e di piangerla.
E l'elogio chiude: Ultumum huius orationis erit omnia meruisse te neque omnia conligisse mihi, ut praestarem tibi. legem habui mandata tua: quod extra mihi liberum fuerit praestabo. Te di Manes tui ut quietam patiantur atque ita tueantur opto.
Il posto del nuovo frammento, che sì riferisce alla fuga del marito, è evidente. Sta nella lacuna tra la prima e la seconda parte.
D. Vaglieri.
Dalle terre di scarico, provenienti dallo spurgo dell'alveo del Tevere, depositate fuori porta Portese presso il ponte della ferrovia di s. Paolo, si è rinvenuto un frammento di lastra di bronzo di mm. 55 per 69, del peso di gr. 27.
Appartiene alla prima tavoletta di un diploma militare. Dell' iscrizione interna del dittico è conservata la parte a destra del principio della costituzione imperiale. Vi si legge a lettere rozzamente incise (a):
D. Vaglieri
imp caes m AVRELIVS ANTONINVS
aug pont max tr IB POT XVI COS III ET
imp caes l aRELIVS VERVS AVG TRIB
pot ii cos ii proc DIVI ANTONINI F DIVI HA
driani nepotes d IVI TRAIANI PARTHICI
pronepotes divi NERVAE ABNEPOTES
equitibus et pediti BVS QVI MILITAVERVNT IN
NTVR FL FI ET I FLAV CR
alis... quae appella
eT COHORTIBVS XIII I FL
canath co et i breuc i et ii r AET ET II AQVITAN
Diversa e di molto migliore è in questo, come in altri diplomi, la scrittura del
lato esterno (b):
DIMISS Sonesta missione quorum
NOMINA SVBSC ripta sunt civitatem
ROMANAM QVI EO rum non haberent dede
RVNT ET CONVBIV m cum uxoribus quas tunc
HABVISSENT CVM est civitas is data aut cum
IS QVAS POSTEA DV xissent dum taxat
SINGVLIS a. d....
M INSTEIO BITHYNico.... cos
COHORT I FL CANAT henorum co cui praest
AELIVS...
ASVO DANE R....
DESCRIPT ET RECO gnitum ex tabula aenea
QVAE FIX EST ROM ae in muro post templumv
DIVI AVG Ad minervam
Eseguendosi lavori agricoli nella vigna Pia, sulle colline di Monteverde, sono state trovate le iscrizioni che seguono, spettanti agli antichi sepolcri della via Portuense:
1) Cippo di marmo, alto m. 0,92 Xx 0,50X 0,50. Nel piano superiore vi è incavato, per le ceneri del defunto, un loculo profondo m. 0,28 col diametro di m. 0,42. Sui lati del cippo sono scolpiti l’urceo e la patera; sulla fronte è incisa l'iscrizione: D M MER NINTO COMMVNI V ANN LXX ANNIA EVHODIA FECIT PATRONO OPTVMO ET SIBI ET T CLAVDIO AVG LIB PATROCLO CONIVGI SVOVIXANN LIII
2) Lastra di marmo, rotta in più pezzi, di m. 0,48 x 0,40: D M AFRIANIAE ALEXAN DRIAE CONIVGI SIMPLICISSIMEET INCOMPARABILI VALERIVS ALEXANDER CONIVX CVN QVA VIXIT ANN V MENSES VI B M F
3) Tavola di marmo, con cornice, di m. 0,68 X 0,42: HAVE VENVSTIANE L CAMVRIO L F VENVSTIAN VA VID XXVIII FECERV L CAMVRIVS FLORVS ET SAVFEIA ZOE FILIO CARISSIMO ET SIBI ET SVIS LIBERTIS LIBERTA BVS POSTERISQVE EORVM ET TI CLAVDIO VELOCI
4) Lastra di marmo, rotta in più pezzi, con cornice, di m. 0,50 X 0,28: D M CORNELIAE SYNTYCHE SEX MVNATDIVS FELIX LIBErtAE BM VIX ANNIS LVI IN F P VIIN AGR P III
5) Frammento di lastra marmorea, di m. 0,48 X 0,45: D m M-GAVIVS Z... ALIA RESTVT... FECERVNT ET.... LIBERTABVS C... RISQVE... EC
6) Lastra di marmo, di m. 0,22. 7) Stele di marmo, alta X 0,18: PLAETORIVS EPAPHRODITVS SIBI ET FLAVIAE VRBICAE cONNIVGI SVAE
7) Stele di marmo, alta m. 0,44 x 0,11: D M STATIAE PALLADI
8) Tavola di marmo, con cornice di m. 0,70 X 0,46: DIS MANIBVS M SERVILIVS HERMES ET SERVILIA EVCHE FECERVNT SIBI ET SVIS LIB LIBERTABVS POS TERISQ EORVM ET CATILIO SYMBVLO ET CATILIAE EVPHIMIAE LIBERISQ EORVM
9) Lastra di marmo, con cornice, di m. 0,68 X 0,42: D M L VISELLIVS APHRODISIVS VIVVS FECIT SIBI ET VISELLIAE CHRYSIDI LIBERTAE ET CONIVGI KARISSIMAE ET LIBERTIS LIBERTABVSQVE SVIS POSTERISQ EORVM
Sono state pure raccolte fra la terra: tre anfore, a grosso ventre, alte m. 0,90; cinque olle cinerarie, in terracotta; due teste di statue marmoree, guaste e quasi del tutto consunte; alcuni piccoli frammenti di sarcofagi, in marmo, con tracce di sculture a bassorilievo; e due pezzi di tegole fittili, uno dei quali porta il bollo delle figline di Domizia Longina, moglie dell' imperatore Domiziano, con la nota dell'anno 123 (C.I.L. XV, 553), l'altro reca il bollo delle figline Oceane maggiori, ed è dell'età di Settimio Severo (ibid., 371b).
Giuseppe Gatti.
Nei terreni di vigna Pia, a Monteverde, in occasione di lavori agricoli, sono state ritrovate altre due iscrizioni sepolcrali. La prima è incisa sopra una stele marmorea alta m. 1,30 X 0,42, con cornice, terminata superiormente a timpano, e dice:
DIS MANI BVS SACRV HERENNVLEIAE ACTENI VIX A XX FECIT HERMA DOMINAE BENE MERITAE ET DIGNIS SIMAE DE SVO SIT TIBI TERRA LEVIS
Dell'altra si sono rinvenuti due frammenti, che misurano m. 0,18 X 0,14 e m. 0,15 X 0,12. Vi si legge: D m | M FVRIVS VCTor ... TIONIS | CAVSA SIBI ET H..... ATERIAE | COIVGI SVAE Et ....ICTORIAE | et fRATRIBVS suis et libERTIS | libertabVSQVe posterisque eorum. La formola contenuta nei vv. 2, 3, dopo il nome dell’ istitutore del sepolero, può restituirsi, ad esempio: (fecit requie)tionis causa sibi ete.
Giuseppe Gatti.
Nella vigna di proprietà Chiovenda, già Ceccarelli, prossima alla stazione ferroviaria della Magliana, cioè fra il quinto e il sesto miglio da Roma, facendosi un piccolo cavo per la fondazione di una casetta campestre, si è rinvenuto un masso squadrato di travertino, in parte guasto e scheggiato, alto m. 0,32, largo m. 0,44, grosso m. 0,34. L'iscrizione che vi era incisa sulla fronte, in caratteri degli ultimi tempi repubblicani, è assai consunta e dice:
CONLEGIA AERARIOR FORTE FORTVNAE DONV DANT MAG C CARVLIVS M L L MVNIVS L L LACVS MINIS P MARI CARVI ...STIMI D QVINCTIVS
Nell'ultimo verso sembra potersi leggere il nome: Postimi, e forse il prenome è rappresentato, dalla piccola lettera M, che trovasi in fine della linea precedente.
Due sacrarî della Forte Fortuna sono indicati nell'emerologio di Amiterno ed in quello Esquilino, uno al primo, l'altro al sesto miglio della via Portuense. Questo secondo era prossimo al bosco sacro degli Arvali; e da esso provengono, tanto la basetta testè rinvenuta, quanto tre altre iscrizioni votive a quella medesima divinità, che circa lo stesso luogo furono trovate negli anni 1867-69 (C.I.L. VI, 167-169)..
Giuseppe Gatti.
Nella vigna Ercole, sulle colline di Monteverde, quasi dirimpetto alla stazione ferroviaria di Trastevere, sterrandosi per aprire una cava di breccia, a m. 1,80 sotto il piano di campagna e alla distanza di m. 62,40 dal casino della vigna verso oriente, è stato scoperto un atrio con peristilio, che misura m. 13,35 X 10,42.
Dei muri perimetrali restano appena pochi avanzi, ed in qualche punto vi si veggono tracce dell' intonaco finamente dipinto. Le otto basi delle colonne stanno tuttora al loro posto: esse sono in pietra albana, ed hanno il diametro di m. 0,53. Il pavimento del porticato esterno, cioè fra le pareti e le colonne, era in musaico, a tasselli tutti bianchi, con piccola riquadratura in nero; quello della parte centrale dell' atrio era formato con lastrine esagone, di m. 0,20 di lato, probabilmente in marmi di vario colore. Di queste lastrine marmoree neppure una si è ritrovata; ne rimangono però visibili le impronte nella calce, che costituiva il loro piano di posa.
Giuseppe Gatti
A pie della collina ove sorge il casale di Ponte Galera ed a sud di esso, facendosi lavori di sterro per la costruzione di una nuova strada che dalla Magliana conduce a Palidoro, sono stati messi alla luce alcuni avanzi di antichi sepolcri in opera laterizia.
Uno soltanto di essi è meglio conservato. È largo m. 1,70, ed ha nella parete di fondo una edicoletta alta m. 0,75, larga m. 0,50 e profonda m. 0,60. Nelle pareti longitudinali sono incavati tre loculi, larghi m. 0,25, alti m. 0,30 con le olle murate: così pure ne esistevano altri due, uno a destra e uno a sinistra dell'edicola.
La copertura di questo sepolcro era con vòlta a botte, in pietrame, rivestita con mattoni in piano, sui quali rimane una parte dell’ intonaco con tracce di stucchi; anche le pareti erano rivestite d'intonaco. Nel pavimento era scavata una fossa, nella quale era deposto un cadavere con la testa sotto l'edicola ed i piedi verso l’ingresso.
Altri avanzi di simili sepolcri si trovarono in prossimità di quello descritto; ma sono tutti in pessimo stato di conservazione, essendo stati antecedentemente devastati e manomessi anche i resti dei cadaveri. Furono pure ivi stesso scoperte altre tombe scavate nella terra, e ricoperte con tegole a cappuccina.
Costruendosi un grande edificio per molini e fabbricazione di paste nel sito della vigna già Costa, sulla via Portuense, fra la linea ferroviaria al di là del ponte di S. Paolo e la riva del Tevere, sono stati raccolti fra la terra i seguenti oggetti: Due antefisse in terracotta, una delle quali ben conservata, l'altra rotta, alte m. 0,18 X 0,13, con mascherone in alto rilievo; varî frammenti di fregi fittili, uno dei quali conserva un vaso ed una face ardente, un altro ha una piccola figura con parte di cavallo; un frammento di cornice marmorea, con rilievo di fogliami, lungo m. 0,20 X 0,10; una mensola, pure di marmo, alta m. 0,36 x 0,18; un pezzo d'urnetta cineraria marmorea, nella cui fronte restano le poche lettere: ...O ...X ...ANN XXX
Giuseppe Gatti.
Continuandosi i movimenti di terra per la costruzione del nuovo pastificio nell'area dell'antica vigna Costa, è stata recuperata una stele sepolcrale marmorea, alta m. 0,52 X 0,34, ornata di fastigio semicircolare, con antefisse sugli angoli. Nel mezzo del fastigio è scolpita una grande corona lemniscata; le antefisse sono decorate con rose in rilievo.
Vi si legge l'epigrafe: D M XENARA RESPECCTO COIVGI SVO BENEM ERENTI FECIT VRBICIO RESPECCTOPATRISVOB F NEMERENTI FECITQ V IXITAN XXXVII MENS II DIES VII
È stato trovato nello stesso terreno un pezzo di grande fistola aquaria in piombo, sulla quale è impresso a rilievo il nome della officinatrice: AELIA HERMioNE Fec.
La stessa condottura si rinvenne nel 1887 sotto la collina di Monteyerde, nella vigna che fu dei Signori della Missione (cfr. Notizie 1887, pag. 21 , C.I.L. XV, 7589).
Furono pure recuperati fra la terra: due grandi canali in marmo, foggiati a tetto, lunghi m. 0,84, larghi m. 0,25; il pezzo superiore di una statuetta giovanile, che col braccio destro sollevato sostiene un'anfora sul capo; un piede di statua, con sandalo, luogo m. 0,20.
Giuseppe Gatti.
A Monteverde, nella cava di breccia del sig. Alessandro Ercole, a m. 3 sopra il livello presente, a m. 0,60 sotto il piano di campagna, e a m. 80,60 dal portico quivi scoperto (v. Notizie 1905, pag. 81), sono tornate in luce di "quattro tombe con volta. I muri (m. 2,10 X 0,70 X 0,90) sono di quadretti di tufo con — ricorsi di mattoni; i muri divisorii sono larghi m. 0,30. Sopra la quarta tomba verso ost ve n'ha una a cappuccina Di 0,90 X 0,40), quasi franata, ed altre franate si scorgono in giro.
Dante vaglieri.
Negli sterri che si eseguiscono per lo spostamento del binario della linea ferroviaria Roma-Viterbo, sulla destra della Portuense, nella vigna già Iacobini, quasi di fronte alla strada che conduce alla vigna Costa, si sono incontrati avanzi di antiche costruzioni in opera reticolata e laterizia. I muri si trovavano a poca profondità sotto il piano di campagna. In un muro laterizio orientato da nord a sud esistevano due archi con mattoni da m. 0,40, della luce di m. 2,80, completamente interrati fino oltre l'imposta degli archi.
Nel fare lo sterro per la buca della calce, a m. 1,70 sotto il livello della via, sono tornati in luce tre cippi di peperino, pulvinati, eguali, allineati (v. fig. 39), distanti dal muro di cinta il primo m. 3,25, il terzo m. 3,45. Stavano in linea retta col monumento sepolcrale scoperto nel 1886 (Mozizie pag. 81).
1. (m. 1,30 X 0,70 X 0,60): LARE SEMITALES; SEMITALES 2. (m. 1,30 X0,65 X 0,65): LARES ...VR...LES; I Lares rurales, cui sembrerebbe di poter pensare, sono esclusi perchè una sola lettera A non v'è stata tra R e LL. Si può pensare a curzales, per quanto sia strano tale concetto. È possibile che gli stessi Lari siano quelli che hanno dato il nome ad un vico della XIV regione, ricordato nella base capitolina (C.I.L. VI, 975 nel lato destro, III, 1); si riferisce: vico Larum ruralium, ma bi lettura è incerta; 3. (m. 1,30 X 0,68 X 0,65): LARES VIALES. Nell'istesso terreno è tornato in luce un frammento di iscrizione marmo (m. 0,19 X 0,23): ...M.... MACRIN...
ed ancora: frammento marmoreo a forma di lucerna polylychne (diam. m. 0,30; altez a m. 0,13), decorato all'intorno di ovoli (v. fi. 40) e nella parte inferiore di due maschere, una di Sileno, l'altra di Pan, ai lati di una foglia (v. fig. 41); un capitello marmoreo (m. 0,16 X 0,18); un esemplare del bollo di mattone C.I.L. XV 1029b). A m. 30 dalla via Portuense, e a m. 1 sopra il livello stradale si è rinvenu una cassa di terracotta (m. 2 X 0,66 X 0,35).
Dante Vaglieri.
Nello sterro per la costruzione del nuovo muro di sostegno per la posa del nuovo binario, sulla sinistra della Portuense, nel terreno di proprietà Pescaia (già Costa di fronte al n. 27, distante m. 36,40 dalla via, alla profondità di m. 2,30, è tornato in luce un tratto di pavimento a mosaico bianco e nero.
Attigui a questo mosaico eranvi due muri a reticolato, distanti l'uno dall'altro m. 3, larghi ciascuno m. 0,60. Si sono pure incontrate due tombe a cappuccina a m. 3 sotto il piano di campagna. Erano costruite con le pareti in muratura laterizia e misuravano m. 2 X 0,45.
Lo scheletro contenuto in una di queste aveva la testa rivolta a sud e conservava nella bocca un medio bronzo di Domiziano dell'anno 85. Le quattro tegole che coprivano la tomba recavano il bollo C.I.L. XV, 1088. Nell'altra, dove lo scheletro o aveva egualmente la testa rivolta a sud, si conservava un piccolo campanello di bronzo.
Altre due tombe a cappuccina si sono rinvenute sul limite della scarpata destra, larghe ciascuna m. 0,40..In. una di esse si è rinvenuto: due maschere'di terracotta (m. 0,16 di alt.) (fig. 42); sei frammenti di statuine di terracotta.
In questo sterro è tornato egualmente in luce: un frammento d'iscrizione marmorea (m. 0,23 X 0,14): ...M ...RIVS MENE ...IMAE COIV...; Id. scorniciata (m. 0,45 X 0,7): ...IIII...; i bolli di mattone C. /. Z. XV, 556, 1189, 1457; un pilastro marmoreo (m. 1,55 X 0,22); una lucerna fittile con la rappresentanza di un pavone, il quale becca delle frutta in un cesto; una mensola marmorea con foglie di acanto (m. 0,70 X 0,28 X 0,14); una base marmorea rotonda (m. 0,23 X 0,56).
Nel cavo per la fondazione di un fabbricato di proprietà del sig. Ettore Marsiglietti, di fronte al n. 67, a m. 31,60 dalla via Portuense e a m. 3,30 sotto il piano campagna si è scoperto, per una lunghezza di m. 6,60, un tratto di antica strada a poligoni di selce di piccole dimensioni. La larghezza massima che si è potuta con| statare era di m. 2,50. Correva in direzione da nord-est a sud-ovest. Attiguo a questo tratto di via eravi un muro a cortina, largo m. 0,50, il quale attraversava il cavo.
Dante Vaglieri.
Nella vigna Costa (v. pag. 461) a m. 3 sotto il livello stradale e a m. 36 dalla via si è rinvenuta una colonna di portasanta in due pezzi, del diam. di m. 0,50; uno di essi misura m. 2,45, l'altro m. 1,35 di lunghezza. Si sono messi in luce due muri in reticolato, uno da nord a sud, largo m. 0,75, l'altro, da est ad ovest, largo m. 0,45. A m. 1 dal primo corre nella stessa direzione una fogna alla cappuccina (m. 1,10 X 0,45). Si sono rinvenuti pure parte di piede di statua marmorea, con avanzo di sandalo (m. 0,12 X 0,09) e i bolli di mattone C.I.L. XV, 368 e 1504.
Dante Vaglieri.
Nella vigna Costa, nei lavori per l'allacciamento delle stazioni Trastevere-Termini, si è rinvenuto un frammento di lastra marmorea (m. 0,15 X 0,09) con l'iscrizione: LVCRETIVS VLIAE COIN
Dante Vaglieri.
Nei lavori per l'allacciamento delle stazioni di Trastevere e di Termini si rinvenne: 1. Lastra marmorea (m. 0,26 x 0,13): ...MENX DIEBXVI... ...VS FELICISSIMVS... ...ARCIAE GEMELLA... ...MER FEC Q DECESS...; 2. id. (m. 0,20 X 0,14): ...M ... RIVS MENE ... IMAE COIV...; due bolli di mattone (C.I.L., XV, 556, 1189); un frammento di statua pauneggiata (m. 0,18 X 0,25); un capitello marmoreo male conservato (m. 0,16 X 0,23) e due antefisse, una con la rappresentanza di Cibele in barca (fig. 3), altra con mascherone in mezzo a palmetta.
Dante Vaglieri.
Eseguendosi gli sterri per la nuova stazione sulla Via Porluense, alla profondità di tre metri in media sotto il piano di campagna, sono stati messi alla luce molti avanzi di antichi colombari.
Uno di questi aveva l'ingresso verso sud-est, largo m. 1.26. fiancheggiato da due cippi pulvinati, con corona lemniscata nel fastigio, ambedue ornati di patera e prefericolo sui lati, e con iscrizioni: In quello di sinistra (m. 1,03 X 0,40 × 0,37): DIS MANIBVS AMORI ET SAECVLARI RVBRIA NAPE MATER FILIIS PIISSIMIS FECIT, Su quello di destra (m. 0,88 X 0.42 X 0.38): DIS MANIBVS T FLAVIO ABASCANTO RVBRIA NAPE BENE MERENTI FECIT.
Parallelamente al muro dell'ingresso, che è a bellissima cortina e misura m. 0,60di spessore, rimanevano ancora al posto tre piccole basi di colonnine marmoree, che misuravano m. 0,25 di lato; erano distanti dal muro m. 0,33 e fra loro le due innanzi all'ingresso m. 0,96 e m. 0,70 da quella a destra.
Il pavimento dinanzi all'ingresso era formato con tasselli bianchi, che ne costituivano il fondo; in esso erano disposte irregolarmente delle lastre di marmi colocati, di diverse forme geometriche, contornate da doppia fila di tasselli neri. Sopra questo pavimento si elevava una tomba di (orma rettangolare (m. 2,27 X 1,22), costruita con mattoni e coperta di tegoloni bipedali; conservava ancora lo scheletro con la testa rivolta verso nord-ovest.
Dallo sterro in quest'area è venuto in luce un mattone nel quale, quando l'argilla era ancora molle, venne impresso cinque volte il bollo C.I.L. XV, 338, ser- vendosi a questo fine di un vecchio mattone rotto, sotto di cui il bollo medesimo non si era conservato per intiero.
Dante Vaglieri.
Al Fornetto nei lavori per l'allacciamento delle stazioni Termini-Trastevere, tornano all'aperto altri monumenti sepolcrali, tutti però devastati.
Uno di essi, venuto in luce solo in parte, il resto rimanendo sotto terra, è un grande monumento circolare, a blocchi di tufo, di cui si vedono quattro ordini, del diametro di circa 15 metri.
In questo sterro si souo rinvenuti molti tìammenti marmorei. Notevole una statua, caduta dalla sua nicchia, tuttora esistente. E vestita di peplos con apoptygma e kolpos e di un mantello appoggiato sulle due spalle. Non lontano è stata rinvenuta una testa muliebre con stephanc (figura 7), non appartenente però alla statua stessa; è evidentemente un ritratto. Si rinvennero pure altri frammenti di statue.
La maggior parte però dei rinvenimenti consta di frammenti architettonici, bassorilievi figurati su cui rimane quasi la metà di una figura probabilmente di un bestiario in atto di colpire colla lancia un cinghiale. Un altro frammento conserva parte di una figura a cavallo. Altri pezzi architettonici sono ornati o con eleganti rami di alloro con bacche o con foglie di acanto o simili, frammenti di cornici, pilastri, capitelli di pilastri, di cui uno (m. 0,28 X 0,20) con foglie e due delfini a lato di un tridente.
Tornarono in luce pure frammenti di tre esemplari della terracotta C.I.L. XV,
2545, e mattoni con i bolli C.I.L. XV, 97b (2 es.), 355, 430, 545 b, 697, 756,
1066, 1102 b.
Vennero altresì ricuperati dei frammenti di sarcofagi, sui quali sono rappresentati un putto alato (m. 0,50 X 0,20 X 0,07); parte di testa di montone (m. 0,19 X 0,15 X 0,04); parte di testa taurina con corno vittato (m. 0,28 X 0,13 X 0,20). In un frammento d'angolo (m. 0,19 X 0,25 X 0,13) si vedono da un lato due ceste con frutta, e dall'altro la testa di un grifo.
Si rinvennero le seguenti iscrizioni: 1. Lastra marmorea (m. 0,76 x 0,73 X 0,03): M FL FLAVIANO VET AVG N QVI MILITAVIT COH XIIII VRB7 IVLI ANI ANNIS XXII ADIVTOR COMME NTARIORVM ATSCRINI PRAEFF. QVI VIXIT ANNIS LII MENSIBVS. XI D. XVIII NAEVIA IANVARIA COIVX FECIT BENE MERENTI ET SIBI; cioè: M. Flavio) Flaviano, vet(erano) Aug(usti) nostri), qui militavit coh(orte) XIIII urb(ana) (centuria) Iuliani, annis XXII, adiutor commentariorum at seri- ni(a) praef(ectorum), qui vixit annis LII, mensibus XI, diebus) XVIII, Naevia Ianuaria co(n)iux fecit bene merenti et sibi. Questo Flaviano fu, come veterano, adiutore dell' a commentariis dei prefetti. Per il fatto che egli è un urbaniciano e che spesso si ha ricordo dello scrinium prae- fecti urbi (C. I. L. VI, 8404, 8406, 38959; cfr. Mommsen, Staatsrecht, I, pag. 985), si penserebbe che egli sia stato addetto all'ufficio del prefetto urbano: ma la forma serini(a) praefectorum fa meglio credere che sia stato addetto all'ufficio dei prefetti del pretorio. Sugli a commentariis praefectorum praetorio v. Hirschfeld, Verwal- tungsbeamte, pagg. 341, 441; De Ruggiero, Dision. epigr., pag. 539. 2. Id. (m. 0,29 x 0,18 X 0,02): DIIS MANIBVS CAEDICIA MAXIMA FECIT A CAEDICIO PHOEBO PATRONO Piss M; 3. Id. (m. 0,25 X 0,19 X 0,02): ... M ...EGHRESTE ... CIL ... CENS ... MERENTI; 4. Id. (m. 0,50 X 0,58 X 0,04), avente al centro i fori per le libazioni, rinve- nuto nel cavo donde venne in luce la statua su citata: D M TI CLAVDIO HAGNO RVBRIA GAZA CO IVGIS FE CIT ET SI BI cavo; 5. Cippo (m. 0,60 X 0,39 X 0,23) con patera e prefericolo, proveniente dall'istesso D M RVBRIAE GAZZAE VXORIS OPTIMAE SVIQ AMANTISSIMA ET CL HAGNI-MARITI EIVS PRIORIS TI CL PYRRICHVS CONSECRAVIT sic; 6. Lastra marmorea scorniciata (m. 0,34 X 0,27 X 0,02): D M L HORTESIVS DI A DVMENVS FECIT CONIVGI SVAE PIISSIMAE CLAVDIAE MA ET SI BI; 7. Id. (m. 0,80 X 0,55 X 0,04): D M Q LOLLIVS. QVIN TIANVS ET LVSCIAE PRIMITIVA FECERVNT SIBI ET SVIS POSTE RISQ EORVM 1 TEM LIBERTIS LIBERTABVS QVE EORVM SVPRA SCRIP TORVM Le lettere SCIAE della terza linea sono in litura. ; 8. Lastra marmorea (m. 0,70 X 0,34 X 0,02): ...D MALI NI ATRONO ISSIMO Q VA MALIVS PR; 9. Id. (m. 0,15 x 0,10 X 0,02): ...TI C ...TI C CM; 11. Id. (m. 0,25 X 0,19 X 0,05): D M BALERIO ARMENIO MARITO OPTIMO B TITVLIVMANNIACRES CENTINA FECIT
Tornarono in luce a m. 2,20 sotto l'odierna via Portuense, di cui segue la stessa direzione, tratti dell'antica via, con le crepidini, larga m. 5.
Dante Vaglieri.
Al Fornetto nei lavori per l'allacciamento delle stazioni Termini-Trastevere tornarono in luce altre tombe. Tra la terra si raccolse un bel ritratto marmoreo di uomo sbarbato (m. 0,48 X 0,35), una piccola testa femminile diademata iu marmo (m. 0,15 X 0,08) meaza testa marmorea molto corrosa (m. 0,21 X 0,15), parte inferiore di una statua marmorea rappresentante uu uomo vestito di tunica e calzato, col ginocchio sinistro a terra (m. 0,21 X 0,15), un braccio di statua mamiorea muliebre con armilla (m. 0,21 X 0,07).
Tra le iscrizioni è di parlicohuo interesso e una a bellissimo lettore incise entro una tartga ansata su un blocco marmoreo (m. 1,11 X 0,80 X 0,30) rinvenuto sotto una fogna, essa dice: a) POTITVS VALE... XV VIR SAC FA... QPR VRB C... ASIAE BIS LEC; cioè: Potitus Valerius]..., XV vir sac(ris) fa[c(iendis)]..... quaestor), praetor) urb(anus), c[o(n)s(ul),..., proco(n)s(ul)] Asiae bis, leg(atus) [imp. Caes. Aug. Syriae?]. Si tratta certamente di quel M. Valerio Messalla Potito, che fu console; b) Su un urna cineraria (m. 0,45 X 0,31 X 0,28) ornata di rosone e corena ai lati, si legge : D M M VLPIVS AVG LIB MARCELLVS DECVRIO LECTICARIORVM SIBI ET VLPIAE MACARIAE LIB SVAE S V F. Un altro decurio lecticariorum vedi in C.I.L. VI, 8875 (cfr. Marquardt-Man, Privatleben, pag. 149).; c) Lastra marmorea (m. 0,18 X 0,16 X d) Id. (m. 0,23 X 0,12 X 0,03): 0,45): ...ANN... | ...HORIS D... | ... M LVCCEIVS A... | ... IVNIV...; d) id. (m. 0,23 x 0,12 x 0,003): RIAD... | ...RISQVE... | ... H I; e) Id. (m. 0,25 X 0,17 X 0,045): rBRIA NApe ... FORTVNAE A; g) Id. (m. 0,47 X 0,27 X 0,02): ...I ON... | ...IONESim... | ...TRONO... | ...T...; f) Id. (m. 0,18 X 0,10 X 0,02): D M RVBRIA SECVNDILLA RVBRIO BERYLIO CON IVGI CARISSIMO ET SIBI FECIT
Un'altra urna cineraria ornata (m. 0,28 X 0,25) non aveva iscrizione. Tornarono in luce pure frammenti di sarcofagi marmorei ed una piccola cassa di terracotta (m. 0,40 X 0,29 × 0,18). Si rinvennero eziandio altri piccoli frammenti di bassorilievi del medesimo stile di quelli precedentemente scoperti (pag. 134), in alcuni dei quali si conserva parte della cornice, in altri piccoli avanzi di rappresentanza.
Fu pure scoperto un frammento di una lastra di alabastro (m. 0,28 X 0,26 X 0,02), e pezzi di una lastra di africano, una mensola marmorea (m. 0,27 X 0,26 0,13), due piccoli rocchi di colonna di marmo bianco (m. 0,24 X 0,08; 0,21 X 0,12), un bel capitello rettangolare, alto m. 0,23, un altro frammento della tavola fittile C.I.L. XV, 2545, mattoni con i bolli C.I.L. XV, 42, 712, 1068; inoltre il bollo (cfr. C.I.L. XV, 499): EX P TVR PR SAL APRONIAN ET PAETIN COS Fu pure raccolta una lucerna (C. I. L. XV, 6573, 9) ed un manico d'anfora con la marca: A T M
Dante Vaglieri.
Nel tratto a monte dell'ex vigna Jacobini, a m. 28,50 dalla via Portuense, si è riconosciuto un muro a cortina largo ni. 0,65 con a lato una tomba alla cappuccina. Sotto questa in direzione da est ad ovest so ne scopri un'altra scavata nel tufo (m. 1,80 X 0,53 X 0,60), la quale conteneva cinque crani con molte ossa. Un'altra simile (m. 2,50 X 0,97 X 0,46) prossima a questa, era vuota.
Dante Vaglieri.
Al Fornetto, nei lavori per l'allacciamento delle stazioni Termini e Trastevere è tornato in luce un bel coperchio di sarcofago marmoreo (m. 1,78 X 0,62 X 0,(J2) in forma di letto funebre. Vi è rappresentata la defunta, mancante della testa, sdraiata col gomito sin. appoggiato sul cuscino e su una coperta con frangia. È vestita di tunica e manto. Dietro a lei in piedi un bambino, coperto di tunica, che regge con la sin. un piatto con frutta.
Si scoprirono le seguenti iscrizioni: 1. Lastra marmorea (m. 0,35 X 0,26 X 0,08): PHILVMENVS ANNIAE FELICI TATI CONIVGI KA RISSIME BENE MERENTI SIT EI BENE QVI DIXERIS OSSVA TISI-BENE QVESCANT SIC sic; 2. Frammento di urna cineraria (m. 0.19 x 0,19): ...D | ...COIVX ET FILL... | ...BENEMEREN... | ...FECERVN ARCADIO VIVIX... | ...LVII; 3. Lastra marmorea (m. 0,34 x 0,21 X 0,04): D M TI CLAVDIVS FORTIS ET CLAVDIA EVHODIA FECERVNT SIBI ET SVIS LIB LIBERTABVSQVE POS TERISQVE EORVM; 4. Id. (m. 0,50 X 0.20 X 0,03): D... CL ZOSIM MATRI PIENTISSIMA (sic) FECERVNT CL TI FIL THALLIA ET IVLIA C. FIL PROCVLA NEPOS IN QVEM LOCVM SVNT DVO SARCOPHAGA LONGVMP VII LATVM P IIII; 5. Id. (m. 0,22 X 0,17 X 0,02): D M Q TREBONIVS GRA PHICVS DONAVIT AMICIS CARISSIMIS LCAMERIO ATTICO ET L CAMERIO EVTY CHO D F
E inoltre mattoni col bollo C.I.L. XV, 90 a, nel quale esemplare si legge chiaramente: EX PARR FAD PET PROCV APR ET PAE COS ed altri coi bolli ib. 516, 795 b, 864, 973, 1051, 1069b. Si raccolse poi un'ermetta di giallo antico; una marionetta (neurospaston) di terracotta (m. 0,10) con un foro attraverso la testa e uno attraverso il corpo all'attaccatura delle braccia, ora mancanti; altri frammenti di cornici; due monete di bronzo.
Nell'istessa area a due metri sotto il livello stradale si è scoperta una camera sepolcrale, lunga poco più di tre metri. L'ingresso con soglia di travertino stava nella parete nord, ed aveva ai lati due nicchie (m. 0,42 x 0,26 x 0,62; 0,18 X 0,18 X 0,32). Lungo le pareti est ed ovest erano due casse di terracotta (m. 2,15 X 0,53 X 0,45; 1,82 X 0,45 X 0,40). A cinque metri dalla linea Trastevere-Civitavecchia, sempre nell'istessa area, a m. 3,50 sotto il livello stradale si è scoperta una fogna (m. 0,35 X 0,50) fatta in opera reticolata e coperta con tegoloni quadrati con la marca (cfr. C. I. L. XV, 298-300): SAT M FORTV Sotto la fogna correva una conduttura di piombo, dai cui frammenti si ottiene la leggenda: ...CAEDICI CRESCENTis...
Dante Vaglieri.
A vigna Pia, nei lavori per il nuovo tronco ferroviario verso il terreno dei frati di s. Carlo, si sono rinvenute tre tombe ed un frammento marmoreo iscritto (m. 0,38 X 0,26 X 0,06) scorniciato: QVAE V A XIIX M DVIIII SIBI ET SVIS
Dante Vaglieri.
Al Fornetto nei lavori per l'allacciamento delle stazioni di Termini e di Trastevere sono tornati in luce le seguenti iscrizioni: 1. Lastra marmorea (m. 0,30 X 0,13 X 0,03) scorniciata: ...NDRO ... CERV ... NDER AREN ... M VII ... RISQVE; 2. Id. (m. 0,28 x 0,25 X 0,055): D M CORNELIA IVLIANE sic DE ANNIA FVNDANA DONATI CAV ACCEPIT sic C IVLIVS HYPNVS SI BI ET SVIS LIBERTIS LIBER TABVSQVE POSTERISQVE E O R; cioè: D. m. Cornelia Iuliane de Annia Fundana donati(onis) cau(sa) accepit. C. Iulius Hypnus sibi et suis libertis libertabusque posterisque eor(um); 3. Id. (m. 0,19 X 0,19 X 0,05): D T FLAV... QVA... T FLAVIS... LIBERTO DVLcissimo; 4. Id. (m. 0,50 X 0,30 X 0,08): (in greco) IOULIA PREIMIGENEI A MAIA POLLAS to CACA GYNAIKAS OUK FYGON MOIRAS ZKCE CA KALOS ANELY CA EIS OIKON OPOU MOI TOPOS EYCEBI I C APEKEITO IOULIS IERAS AN NIR TI GAMETI MNHMOCYNHC AGATHIS TAUTE PEGRAPSE FILON; 5. Cippo cinerario con coperchio, ornato di patera e prefericolo (m. 0,44 x 0,30): DIS MANIBVS SACR VM LVCRETIVS GRAPTE CN LVCRETIVS AGA THOPVS CONIVGI SVAE e sul plinto: BENEMERENTI FECIT ET SIBI ET SVIS LIBERTIS LIBERTABVSQ POSTE RISQ EORVM Un altro cippo cinerario non iscritto (m. 0,31 × 0,32 X 0,06) ha sulla fronte un uccello che becca un ramo; 6. Id. (m. 0,12 X 0,13 X 0,02): ...ON... | ...VIXIT A... | ...die BVS VI; 7. Id. (m. 0,13 X 0,09 X 0,025): FILIN... QFA...; 8. Id. (m. 0,17 X 0,13 X 0,03): ...XII VIT...
E inoltre un sarcofago marmoreo (m. 0,17 X 0,40 x 0,25) col cadavere; mattoni coi bolli C.I.L. XV, 226, 780 c; e lucerne. Nell' interno di un muro fu riconosciuta una conduttura di terra cotta (m. 0,38 X 0,13) riempita di ossa umane.
Dante Vaglieri.
Al Fornetto a m. 3,40 sotto il piano di campagna si è rinvenuto un bassorilievo in marmo (m. 0,68 X 0,42 X 0,66). Vi sono rappresentati due busti, quello a sinistra di uomo sbarbato, piuttosto calvo, di età avanzata; e quello a destra di donna, egualmente di età avanzata, con capelli divisi.
Tra i due busti in alto si ha l'iscrizione: STAGLA M AMNIA P VATERI CL PTOLEMAE VIVIT Si è rinvenuto pure un angolo di sarcofago marmoreo striato, su cui si vede un animale con collare e il piede di una figura. Provengono pure, a mio avviso, dall' istessa località due iscrizioni presentate all'Ufficio per la licenza di esportazione di Napoli.
Una di esse, incisa con belle lettere su una lastra marmorea (m. 0,57 X 0,14 X 0,035), dice: AE. IVNONI AEDEM T RVBRIA NAPE Non credo che si possa separare questa dalle altre iscrizioni di Rubria Nape qui rinvenute, tra le quali una è una dedicazione alla Fortuna (v. sopra pag. 176 cfr. p. 107).
L'altra incisa su una stele (m. 0,48 X 0,245 X 0,028) dice: D M P RVBRIO FE LICISSIMO ALVMNO DVL CISSIMO QVI VIX ANN IIII MENS XI H VI RVBRIVS SOTER VITRICVS EIVS FECIT È di provenienza ignota il seguente frammento d'iscrizione (m. 0,18 X 0,10 X 0,06), presentato all'Ufficio per le licenze di esportazione di Napoli: ...VM AV... | ...E AD TIBERIM PA... | ...RIM AD EVRIPV... | ...M A D PISCINA
Questo frammento, che ricorda tre località, il Tevere, l'Euripo ed una piscina, deve appartenere ad un insigne monumento epigrafico urbano anche per la bellezza delle lettere e lo spessore del marmo.
Dante Vaglieri.
In un cavo a sud del nuovo fabbricato per la stazione di allacciamento si è incontrata una piccola stanza, larga m. 1,86, con muri in opera reticolata e con un gradino in muratura, rivestito di intonaco rosso a fine cocciopesto, alto m. 9,18, largo m. 0,62.
Entro questa stanza si conservava, a m. 4,50 sotto il piano della via, un avanzo del pavimento a mosaico a tesselle bianche e nere. Esso ha in giro una fascia nera, larga m. 0,36 nei lati e m. 0,20 verso il gradino; segue una fascia bianca, larga m. 0,06 e altra nera a una sola fila, larga m. 0,01. Nel centro vedesi un circolo nero a doppia fila, del diam. di m. 0,20; entro questo un altro nero, pieno, del diam. di m, 0,09. Agli angoli poi, in campo bianco, sono due pugnali, uno per angolo, con impugnatura, elsa e lama, a tesselle nere, lunghi m. 0,41.
Dante Vaglieri.
Facendosi lo sterro per la costruzione del nuovo cavalcavia, presso Vigna Pia, si sono incontrati due avanzi di antichi pavimenti. Uno, alla profondità di m. 1,70, è formato con mattoncini a spina pesce; il secondo, m. 0,70, sotto all'altro, è a mosaico bianco.
Dante Vaglieri.
Ad un chilometro dalla porta Portese, nel costruire la nuova fogna sulla strada che muove dalla sinistra della via Portuense, fu messo allo scoperto un muro a sacco avente la direzione da est a ovest, rivestito nella facciata, che guardava nord, di opera reticolata. Lo spessore del muro era di m. 0,60.
Per gli stessi lavori, in vicinanza del muro a reticolato, e alla profondità di m. 2,00 dal piano stradale, furono trovate tre colonne costruite con laterizi, ricoperte d'intonaco e scanalate. Verso l'imoscapo misuravano m. 0,65 di diametro: giacevano spezzate, tutte in una direzione, cioè verso nord, ed erano distanti l'una dall’altra m. 2,50 circa.
Le colonne e il muro reticolato accennavano ad un'ala di atrio; anche i materiali raccolti nello sterro sembrano convalidare questa congettura, poichè si ricuperarono in quantità considerevole lastre di palombino, tagliate ad ottagoni, di m. 0,18 di massima larghezza; tre frammenti di antefisse variate, la più completa delle quali, con maschera a bassissimo rilievo e con palmetta, un frammento di lastra fittile con incastro da inserirsi in un canaletto e con due ordini di archetti e di rozzi girali compìti sopra da piccole palme. Queste decorazioni conservano traccie di policromia.
Con questi avanzi di ornamento si raccolse un frammento di tegola con bollo rettangolare (C.I.L. XV, 1444); una rozza e piccola anforetta, alta m. 0,18; una lancetta di bronzo, sulla quale aderisce una laminetta, che rappresenta la custodia; un piccolo stilo di osso a fusello e un'asticella di bronzo con estremità inferiore forata e con due uncini, uno piccolo in basso e rivolto in su, l'altro più grande in alto e rivolto in giù. Questo strano utensile, di cui molti altri esempî si conoscono, non è altro che l’ansa di una lucerna di bronzo.
Propriamente sulla via Portuense, al secondo chilometro, nel fare una fogna, fu scoperto per circa tre metri di larghezza, un tratto della via antica, a grandi poligoni di basalte, limitato solo da una parte con crepidine a filari dello stesso materiale.
Angiolo Pasqui.
Eseguendosi gli sterri per la costruzione di una fogna a sud della nuova stazione di allacciamento Termini-Trastevere, alla distanza di m. 34,70 dalla via della Magliana e di fronte all’Osteria dei due Leoni di proprietà Corsetti, si è incontrato un complesso di tombe a cassettoni che formavano battente, sui quali poggiavano i tegoloni che separavano ciascun sepolcro da quello sottostante. Simili sepolcri furono rimessi alla luce presso la via Portuense (cfr. Notizie 1892, pag. 97). Fra la terra si rinvenne un frammento di capitello di pilastro in marmo bianco con una palmetta fra due girali (alt. m. 0,55, largh. m. 0,40).
Angiolo Pasqui.
Sul lato della Via Portuense, verso il Tevere, nella vigna già Costa, facendosi un cavo per fogna, sono tornate a luce quattro antefisse di terracotta frammentate. In una vedesi la parte inferiore di una menade che cammina a sinistra preceduta da una pantera che volge indietro la testa; in un'altra una protome sul cuì capo ha principio una alta palmetta (la protome è fiancheggiata da girali e palmette); in una terza vedonsi girali intrecciati; in una quarta una testa femminile radiata, fiancheggiata da due serpenti. Proseguendosi i lavori per l'allacciamento della stazione di Trastevere a quella di Termini, si sono rinvenute fra la terra due tegole coi bolli C.I.L. XV, 1094e e 904.
Angiolo Pasqui.
A via Portuense 169 viene inaugurazione di una lapide dedicata ai Caduti del quartiere Portuense San Pancrazio nella Prima guerra mondiale.
La fabbrica della Società anonima Oliere a via Portuense viene trasformata in un mendicicomio gestito dalle suore di carità di Santa Giovanna Antida Thouret, che accolgono persone senza casa e senza possibilità economiche.
Il Duce Mussolini con la posa della prima pietra, dà inizio ai lavori per la costruzione di un grande stabilimento Società Anonima Promotrice Industrie Agrarie, distilleria di alcol carburante dallo zucchero di sorgo.
Bombardamenti alleati allo scalo ferroviario di Trastevere e di nuovo all'Ostiense, che si dimostrò un'altra volta impreciso, più di quello precedente.
Le bombe cadono su via delle Conce, via dei Magazzini Generali (distrutti i magazzini Taburet) e via Pellegrino Matteucci (distrutta la tipografia Salomone).
A via del Porto Fluviale, una bomba cadde sullo Stabilimento di Arti Grafiche Luigi Salomone, per fortuna prontamente evacuato. Viene completamente sventrata la grande sala contenente le macchine tipografiche, dove rimane in piedi solo una delle sei finestre ad arco, mentre viene risparmiata la parte dello stabilimento con la direzione e gli uffici.
Nella zona degli Alberghi Suburbani alla Garbatella, viene centrato il lotto 41 (l'albergo bianco) sede dell’Opera Nazionale Maternità e Infanzia. Era pieno di bambini, ma per fortuna la maggior parte riuscirono a salvarsi.
Presso la raffineria di oli minerali Permolio, sulla via Portuense, durante i lavori di ampliamento degli impianti, sono scoperti due colombari nel banco di tufo, con ricche decorazioni a stucco e affresco. La Soprintendenza alle Antichità di Roma, in accordo con il direttore dell'Istituto Nazionale Centrale del Restauro Cesare Brandi, decidono di rimuovere completamente le tombe e trasferirle nel Museo Nazionale Romano.
Durante lavori di sterro per la realizzazione di alcuni box auto nell'area tra le vie Riccardo Bianchi, Ettore Paladini, viale di Vigna Pia e via Portuense, venne alla luce una nuova porzione dell'enorme Necropoli Portuense.
Il monumento ai Caduti della Prima guerra mondiale della Parrocchietta e della Magliana (rimosso negli anni Novanta in occasione della rettifica e ampliamento del tracciato della via Portuense, e conservato presso i magazzini della Sovrintendenza Capitolina) viene viene ricollocato nell'area verde tra via del Casaletto e via Fulvio Palmieri/presso il viadotto di via Portuense.
Monumenti
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IBM Headquarters
2016 edifici
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San Francesco di Sales a Via Portuense
2005 chiese
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Nuova Fiera di Roma
2000 edifici
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Caserma Della Polizia Di Stato a Ponte Galeria
2000 caserme
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Municipio del Comune di Fiumicino
1995 edifici
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Centro Nazareth
1971 conventi
☆ ☆ ☆ ★ ★
Cappella Gesù Maestro della Casa Generalizia Congregazione delle Pie Discepole del Divin Maestro
1967 cappelle
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Viadotto Astral a Fiumicino
1957 ponti
☆ ☆ ☆ ★ ★
Gesù Divino Lavoratore
1955 chiese
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Casa ONMI al Portuense
1939 scuole
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Nuovo Monastero della Santissima Annunziata delle Turchine
1939 conventi
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Cappella del nuovo Monastero della Santissima Annunziata delle Turchine
1939 cappelle
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Ex Distilleria S.A.P.I.A.
1938 edifici
☆ ☆ ★ ★ ★
Ospedale Lazzaro Spallanzani
1936 ospedali
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Stazione ferroviari di Ponte Galeria
1936 stazioni
☆ ☆ ★ ★ ★
Santorio Polmonare Forlanini
1934 ospedali
☆ ☆ ☆ ★ ★
Cave di tufo dell'Ospedale Forlanini
1930 cave
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Lotto IACP Portuense
1926 edifici
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Monumento ai caduti del quartiere Portuense San Pancrazio nella prima guerra mondiale
1923 memoriali
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Monumento ai caduti dei quartieri Parrocchietta e Magliana nella prima guerra mondiale
1923 memoriali
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Palazzo dei Ferrovieri al Portuense
1913 palazzi
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Nuova Stazione di Trastevere
1911 stazioni
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Vaccheria Riccioni
1910 casali
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Memoriale ai fiumaroli naufragati
1899 memoriali
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Ex Fabbrica Soc. Anonime per le Oliere
1895 fabbriche
☆ ☆ ☆ ★ ★
Forte Portuense
1877 fortificazioni
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Stazione ferroviaria di Portaportese
1859 stazioni
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Cimitero del Casaletto
1857 cimiteri
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Colombari di Vigna Pia
1850 colombari
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Cappella del Borgo dei Massimi
1849 cappelle
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Borgo dei Massimi
1849 casali
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Palazzetto della dogana di Fiumicino
1819 edifici
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Parrocchietta o san Camillo al Casaletto
1772 chiese
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Torre Alessandrina a Fiumicino
1662 torri
☆ ☆ ☆ ★ ★
Porta Portese
1643 porte
☆ ☆ ☆ ★ ★
Vigna De Rodianis
1630 casali
☆ ☆ ☆ ★ ★
Convento di San Francesco a Ripa
conventi
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Porta Portuense
porte
☆ ☆ ☆ ★ ★
Horti Caesaris
archeologia
☆ ☆ ☆ ★ ★
Santa Maria del riposo a Vigna murata
cappelle
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Ædicula Herculis Cubantis
archeologia
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Templum Fortunae Fortis al I miglio della via Campana
templi
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Ninfeo presso gli Horti Caesaris
archeologia
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Sepolcreto di Vigna Costa
necropoli
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Murales dell'esercito di Montezuma
murales
☆ ☆ ☆ ★ ★
Sepolcreto della borgata Fornetto
necropoli
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Cappella di Casa Vittoria
cappelle
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Basolato della via Campana a Pozzo Pantaleo
archeologia
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Necropoli di Pozzo Pantaleo
necropoli
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Mansio di Pozzo Pantaleo
archeologia
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Sepolcri del Drugstor
sepolcri
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Cave di Tufo Portuensi
cave
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Casale della tenuta di Vigna Pia
casali
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Parco del Forlanini già Vigna Jacobini
parchi
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Sepolcreto di Vigna Jacobini
necropoli
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Edicola del Divino amore a Via Portuense
edicole sacre
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Casino dela Meridiana a Vigna Jacobini
ville
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Scalino del Cardinale
casali
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Cappella del Sanatorio Cesare Battisti
cappelle
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Villa Santucci Maraini
ville
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Sanatorio Cesare Battisti
ospedali
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Casa Littoria Portuense
edifici
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Edificio a Via portuense 553
edifici
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Parco di Villa Flora o Villa Signorini
parchi
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Villa Signorini già Casa generalizia dell'Ordine dei Servi di Maria
ville
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European Hospital
ospedali
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Casale al Divin Maestro a Vigna Consorti
casali
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Villa San Giuseppe
conventi
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Cappella di Villa San Giuseppe
cappelle
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Cappella dell'Istituto Santissimo Crocifisso
cappelle
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Cappella Fantini
cappelle
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Castelletto di Villa Ceccarelli o Scaramella
ville
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Casale di Via Portuense 813
casali
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Cappella di San Giovanni al Castello della Tenuta dei Massimi
cappelle
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Castello della Tenuta dei Massimi
castelli
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Riserva naturale della Tenuta dei Massimi
riserve
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Santa Maria Madre della Divina Grazia
chiese
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Torretta della Fortificazione di Ponte Galeria
torri
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Chiesola Serlupi a Ponte Galeria
chiese
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Necropoli di Castel Malnome
necropoli
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Idrovore di Ponte Galeria
edifici
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Domus rustica sulla via Campania presso la Fiera di Roma
domus
☆ ☆ ☆ ★ ★
Torre della Bufalora
torri
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Acquedotto Portuense
acquedotti
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Basolato della Via Campana
archeologia
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Campus Salinarum Romanarum
archeologia
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Edificio dell'epigrafe dei Conductores
archeologia
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Tempio di Portuno a Fiumicino
sepolcri
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Deposito di Cereali presso la stazione di Porto
casali
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Casali della Tenuta Torlonia a Porto
casali
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Villa Torlonia alla Tenuta a Porto
ville
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Oasi di Porto
parchi
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Arco di San Marta a Portus
porte
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Porto di Traiano
archeologia
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Anfiteatro di Portus
anfiteatri
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Area Archeologica di Portus
archeologia
☆ ☆ ☆ ★ ★
Palazzo Imperiale di Portus
domus
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Magazini Severiani a Portus
archeologia
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Basilica di Portus
chiese
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Casino di caccia della tenuta Torlonia a Porto
casali
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Cimitero Vecchio di Fiumicino
cimiteri
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Magazini Traianei a Portus
archeologia
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Terme della Lanterna a Portus
terme
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Foro Olitorio a Portus
archeologia
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Portico di Claudio a Portus
archeologia
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Fortificazioni alto medievali di Portus
fortificazioni
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Ponte 2 Giugno
ponti