Storia
CronologiaVittoria Frangipane della Tolfa (nipote di Paolo IV Carafa), dopo la morte del marito Camillo Orsini, dona ai Gesuiti le sue proprietà situate tra il palazzo Salviati e la chiesa di San Mancuto, per ampliare la sede del Collegio romano. Con la sua elemosina, sul sito viene anche costruita la chiesa di Santa Maria Annunziata al Camilliano.
Il cardinale nipote Filippo Boncompagni pone la prima pietra del nuovo edificio del Collegio romano, eretto alle spalle della precedente sede, che verrà demolita poco dopo, integrando l'area nell'ambito della nuova costruzione.
Papa Gregorio XIII ed il padre generale gesuita Claudio Acquaviva d'Aragona inaugura il Collegio Romano.
Il Duca Salviati vende ai Gesuiti il suo palazzo presso il Collegio ronano per 40.769 scudi. La Compagnia riesce a permettersi una così ingente spesa, in virtù di un previo accordo con il principe Pamphilj, proprietario dell'edificio adiacente, che offre di riacquistare esattamente la metà della proprietà Salviati, per una cifra di 20.384 scudi, al fine di rettificare lo spazio della piazza, diminuendo l'ingombro sull'attuale angolo est, e permettendosi di completare il lato nord del proprio Palazzo, aggiungere una nuova magnifica ala barocca.
Chirografo papale che conferisce ai maestri di strade piena autorità di rettificare, allargare e liberare da ingombri strade e piazze, espropriando e demolendo a tal fine, in tutto o in parte, palazzi e case; il decreto inoltre convalidava retroattivamente le demolizioni già intraprese, in particolare in piazza Colonna, in piazza del Collegio Romano, in piazza Venezia, lungo la via del Gesù e lungo il Corso.
In occasione del Concilio Vaticano I, viene realizzato un numento provvisorio in cartongesso, dedicato al Principe degli Apostoli, di fronte al Collegio Romano.
Il nuovo obelisco dell'Iseo Campese scoperto durante una campagna di scavi del Lanciani, tra la Tribuna della chiesa e il Convento di Santa Maria sopra Minerva, viene estratto con gli argani, e trasportato in depositato a Piazza del Collegio Romano.
L'obelisco scoperto alcuni giorni sono nella via di s. Ignazio, fra la tribuna della Minerva e la biblieteca Casanatense, è stato liberato dalla terra nella sua piena lunghezza. Trovasi in uno stato di conservazione assolutamente perfetta, e forma coppia con quello del Pantheon, essendo ambedue scolpiti nella stessa grana di marmo, lunghi medesimamente m. 6,45, e appartenenti allo stesso Faraone Ramsete il grande.
Il nuovo obelisco deve la sua perfetta conservazione al fatto dell’essere stato rovesciato, quando il piano dell’ Iséo trovavasi già coperto da uno strato di scarico, grosso circa due metri; di modo che in luogo di infrangersi contro il lastrico del dromos, venne a riposare sopra un letto cedevole e molle.
Del monumenti egiziano, fece la seguente descrizione il sig. dott. E. Schiaparelli:
Obelisco monolite di granito rosso di Siene, alto m. 6,34, avente alla base un lato di circa 77 centimetri, integro in ogni parte.
Le quattro faccie di esso non hanno una superficie perfettamente piana, ma bensì alquanto convessa come nell’obelisco di Lugsor, e sono coperte per intiero di iscrizioni geroglifiche, incise profondamente e trattate con quello stile largo, grandioso ed elegante, che è proprio dei regni di Seti I e di Ramesse II.
A giudicare dall'aspetto suo attuale, dovette portare infissa nel vertice del pyramidion una piccola sfera di bronzo o di altro metallo: questa però gli sarebbe stata aggiunta dopo che dall'Egitto fu trasportato a Roma, secondo la consuetudine praticata per parecchi obelischi. Come tutti gli altri monumenti egiziani della stessa natura, l’obelisco recentemente trovato si compone di due parti egualmente essenziali, del pyramidion e del tronco. Quello, secondo il concetto degli Egiziani, rappresenta il Dio Ra o il sole raggiante, e questo riproduce un fascio di raggi, che emana da esso e che scende verticalmente a riscaldare e a fecondare la terra. Queste due parti sono separate l’una dall'altra dal regno del cielo: sopra di esso sta il sole simboleggiato dal pyramidion, e da esso scende un fascio di raggi sino a toccare il suolo, rappresentato quello dal tronco e questo dalla base dell'obelisco.
La punta del monolite fu vista, senza dubbio, nell’anno 1719, quando si scavarono le fondamenta della biblioteca Casanatense. Ho potuto accertare che la presenza di quel pinnacolo, coperto di geroglifici, non solo attrasse l’attenzione dei lavoranti, ma che il terreno fu « sgrottato > per una profondità di circa 70 centimetri, per meglio riconoscere la natura del monolite. Contuttociò la scoperta fu tenuta nascosta, non trovandosene fatta menzione nè dal Ficoroni nè dall'Oliva che visitarono gli scavi della Casanatense, e ne lasciarono erudite memorie.
Il nostro obelisco ha appunto questo carattere speciale, e si può ritenere come un monumento che simboleggia il Faraone Ramesse II,il Sesostri dei Greci, i cui cartelli reali e i cui titoli sono incisi sulle quattro faccie di esso.
Pyramidion: Rappresentazione identica sopra tutte quattro le faccie. Nella parte superiore di ciascuna, vedesi rappresentato il disco solare; sotto di esso sta lo scarabeo colle ali distese; e sotto ancora sono incisi i cartelli reali, nome e prenome di Ramesse II.
Questo complesso di simboli rappresenta, a mio credere, l'apoteosi di Ramesse II, e simboleggia la sua unione col sole, rappresentato da due dei suoi simboli, il disco e lo scarabeo. Non conosco altro obelisco, nel cui pyramidion vi sia una rappresentanza simile a questa: però le scene, che si trovano incise sulla maggior parte di essi, hanno un significato poco diverso.
Tronco: Sopra ognuna delle quattro faccie è incisa una colonna verticale di iscrizioni.
Faccia I. « Il cielo. Il Dio Oro sovrano del Sud e del Nord, toro forte figlio di Tum, re dell'alto e basso Egitto, Rauserma-sotepenra, (prenome di Ramesse II), figlio di Ra, Ramessu amato da Ammone (nome proprio di Ramesse II), sovrano perfetto di pensieri come Tum, signore dei diademi, Ramessuamato da Ammone, amato da Ra, Oro dei due orizzonti ».
Faccia II. « Il cielo. Il Dio Oro sovrano del Sud e del Nord, toro forte amato dalla Verità, re dell’alto e basso Egitto, Rausermàa-sotepenra, figlio di Ri, Ramessu amato da Ammone, che trascina (dietro a se) tutti i popoli colla sua forza, signore delle. due regioni (dell'Egitto), Rauserma-sotepenra, amato da Ra, Oro dei due orizzonti».
Faccia III: «Il cielo. — Il dio Oro sovrano del Sud e del Nord, toro forte amato da Ra re dell’alto e basso Egitto, Rauserma-sotepenra, figlio di Ra, Ramessu amato da Ammone, che moltiplica le offerte in Eliopoli, la sede dello splendore, il signore dei diademi, Ramessu amato da Ammone, amato da Tum signore di Eliopoli ».
Faccia IV. « Il cielo. — Il dio Oro sovrano del Sud e del Nord, toro forte amato dalla Verità, re dell'alto e basso Egitto Rauserma-s0 tepenra, figlio di Ra, Ramessu amato da Ammone, che compie i templi dei suoi progenitori, il signore delle due regioni (dell'Egitto), Ra ALL rmfî-sotepenri, amato da Ra, Oro dei due orizzonti ».
Le predette iscrizioni non contengono alcuna notizia speciale, che si riferisca a qualche avvenimento importante del regno di Ramesse II; esse contengono però alcune espressioni, che caratterizzano assai bene quel momento della storia egiziana, e fra esse specialmente quella in cui è detto, che Ramesse II fece compire i templi dei suoi antenati.
Questo invero è uno dei tratti, che meglio contraddistinguono il regno di Ramesse, da quello di tutti gli altri Faraoni che lo precedettero e lo seguirono, perchè appunto Ramesse, oltre a un numero infinito di monumenti suoi proprî, con cui coperse l'Egitto durante il suo lunghissimo regno, fece pure ingrandire e ultimare parecchi grandiosi templi, iniziati da Seti I suo padre, e fra gli altri il tempio di Abido, la sala ipostila di Karnak, e il tempio funebre di Quenah; cosicchè per questo rispetto, i regni di Seti I e di Ramesse II si confondono l’uno coll’altro, e non rappresentano che un solo momento nella storia dell'architettura e della scultura egiziana.
Sulla provenienza del nostro, e degli altri obelischi rinvenuti prima d'ora nell'Iséo, non fu lasciata alcuna notizia dagli antichi scrittori. Essi però provengono certamente da Eliopoli, e tutti, eccettuato quello della Minerva, che appartiene ad un periodo molto meno antico, fanno parte di una stessa serie di obelischi di varie dimensioni, che Ramesse II fece erigere intorno al tempio del sole in Eliopoli, da lui grandemente ampliato, come risulta da due iscrizioni sincrone, rinvenute nella necropoli di Menfi, non meno che da una indicazione dell’ obelisco che sorge attualmente sulla piazza del Pantheon.
Rodolfo Lanciani.
L'Obelisco recentemente scoperto dal Lanciani presso gli scavi all'Iseo Campense, viene trasferito dal deposito a Piazza del Collegio Romano e Innalzato sul monumento ai Caduti di Dogali alla Stazione Termini.
Monumenti
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Capannina meteorica del Collegio Romano
1787 torri
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Targa mondezzaro a Piazza del Collegio Romano
1742 targhe
☆ ★ ★ ★ ★
Collegio Romano
1582 scuole
☆ ☆ ☆ ☆ ★
San Marta al Collegio Romanio
1573 chiese
★ ★ ★ ★ ★
Palazzo Doria Pamphilj
1489 palazzi-corte
☆ ☆ ☆ ★ ★
Ninfeo di Palazzo Doria Pamphilj
fontane
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Cappella di Palazzo Doria Pamphilj
cappelle
☆ ☆ ☆ ★ ★
Madonna dell'immacolata di palazzo Doria
edicole sacre
☆ ☆ ☆ ★ ★
Monastero e chiostro di San Marta
conventi-chiostri
☆ ☆ ★ ★ ★
Stanze di San Luigi al Collegio Romano
cappelle
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Ninfeo nel secondo cortile del Collegio Romano
fontane
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Cappella della Prima Primaria nel Collegio Romano
cappelle