Storia
CronologiaUna fontanella collocata a via dei pastini viene spostata, per migliorare la viabilità presso il vicolo della Spada di Orlando.
Apertosi un cavo sull'imbocco di via de' Pastini per iscoprire una vecchia cloaca, alla profondità di met. 1,70 sotto il piano stradale si trovò una platea di muro a sacco, pavimentata di lastre di granitello, grosse met. 0,05. La platea fu troncata, come lo era stata antecedentemente, a breve distanza, allorché fu costruito il chiavicene che scende parallelamente alla via. Si trovarono parimenti molti scaglioni di marmo, e pezzi di cornici, ch'io non ho visto, ma che mi furon descritte dall'ispettore Calandrelli.
Il piano di granito era di met. 1,19 più alto di quello dell'antica piazza. Nello istesso anno l'architetto Giulio Podesti, sottofondando la casa posta fra la via dei Pastini e quella del Sole, alla profondita di met. 2,50, scoprì il proseguimento della platea, e ne potè determinare la spessezza in met. 1,65.
Si vide attraversata da un canale rettangolare, diretto verso la piazza della Maddalena. L'architetto Podesti scoprì pure un tronco di colonna di granito bigio, largo nel diametro met. 1,00.
Nella piazza del Pantheon, e precisamente dinanzi l'imbocco della via de' Pastini è stato scoperto il piano dell'antica area, commessa di grandi travertini. Vi si è pure raccolto uno scaglione di colonna di granito rosso.
Rodolfo Lanciani.
Essendo incominciati i lavori di riduzione per uso di Borsa e Camera di Commercio della vecchia Dogana di Terra in piazza di Pietra, sono state riconosciute molte particolarità rispetto la disposizione architettonica del tempio, fra gli avanzi del quale fu costruita la Dogana.
Si sono potuti determinare con esattezza rigorosa gli assi maggiore e minore del rettangolo, e per conseguenza il numero delle colonne dei lati paralleli all'uno ed all'altro asse. Sono state ritrovate tracce delle, cripte sottoposte al pronao ed alla cella, della gradinata rivolta verso la via Lata ecc.
Il giorno 15 settembre, nel cavo sotto la colonna angolare dalla parte di via de' Pastini, è stato trovato il titoletto sepolcrale, edito nelle Notizie del mese precedente.
Da altri cavi sono stati scoperti i seguenti oggetti: un lastrone di granito; un rammento del cornicione del tempio; altro frammento di statua colossale di marmo; frammenti vari ornamentali e figurati di poco conto.
Fondandosi la casa che forma angolo sulla via de' Pastini, fu scoperto altro tratto di platea lastricato di marmi, ed un bellissimo pezzo di cornicione.
Progetto di Piano regolatore dell'architetto l'architetto Florestano Di Fausto, secondo lo spirito delle direttive segnate dal Capo del Governo:
"La piazza del Parlamento sarà sistemata con la costruzione di un grande edificio destinato al Ministero degli Esteri per i servizi di propaganda, di cultura e di incremento dell'attività italiana all'estero. Nello stesso edificio troveranno anche adeguata e definitiva sistemazione la notevole biblioteca del Ministero e l'archivio storico. Il progetto dell'arch. Di Fausto si svolge asimmetrico fra via di Campomarzio e via della Missione, culminando su piazza del Parlamento in una alta massa architettonica che sarà centro visuale dal Corso, e che chiuderà così la bella Piazza romana, nel cui fondo le ampie tazze superstiti della Fontana del Bernini (distrutta per dar luogo nel cortile del Palazzo Innocenziano alla nuova Aula del Parlamento) sono state dall'architetto inserite nella composizione dell'edificio con felice e nuova soluzione.
Il nuovo insieme architettonico ha spiccati caratteri di romanità e di ambientazione, e, mentre è soluzione di dettaglio, partecipa anche di un più vasto piano regolatore della città che lo stesso architetto Di Fausto ha annunciato ed espresso nelle sue linee di massima, secondo lo spirito delle direttive segnate dal Capo del Governo nel memorabile discorso pronunciato lo scorso anno in Campidoglio. Disse in tale occasione il Duce: 'Fra cinque anni Roma deve apparire meravigliosa a tutte le genti: vasta, ordinata e potente come ai tempi di Augusto. Il problema di Roma era così con nitida e concisa parola posto all'esame degli studiosi. In verità, con la conservazione delle espressioni caratteristiche della città antica.
Dopo aver affermato come la febbrile ed ansiosa ricerca di orientamento verso qualcosa che segni praticamente e definitivamente - nella configurazione multiforme della città millenaria - la nuova epoca storica che viviamo, sia nata, come tutte le manifestazioni del momento, dalla volontà del Capo del Governo, l'architetto Di Fausto afferma come le parole del Duce debbano essere interpretate nello spirito e non nella lettera. Sembra quindi inesatto al Di Fausto pensare che ove il Capo del Governo accenna al giganteggiare dei monumenti nella necessaria solitudine, abbia egli inteso condannare alla distruzione innumerevoli manifestazioni d'arte e di storia di età antiche e recenti, allo scopo solamente di riportare alla luce o trarre addirittura dalle profondità del suolo mutili avanzi di Roma Imperiale. Giganteggiare nella solitudine, afferma il Di Fausto, vale certo per i tragici monconi della via Appia, per la Tomba di Cecilia Metella sulla sconfinata nostalgia dell'Agro, per le possenti ossature delle Terme e per il mirabile complesso dei Fori Imperiali, fino al Palatino della città quadrata.
Giganteggiare nella solitudine vale certo per le opere che, pure assediate inevitabilmente dalla tumultuante vita moderna, debbono non essere contaminate dalle sovrastrutture deturpanti, sovrapposte o immediate. Ecco infatti l'Augusteo spogliarsi delle sconce casupole cresciutegli d'intorno, ecco il superbo Foro di Augusto riprendere il suo vasto respiro col ricollegarsi agli altri Fori imperiali adiacenti. Si tratta sempre però, afferma il Di Fausto, di opere nelle quali non è completamente distrutta la organicità delle forme e la importanza delle masse, così che esse sono ancora capaci di emozione anche visiva, tale cioè da riportare i nostri spiriti nelle inquiete ferree età anteriori, e non sono solamente invece fredde e mute segnalazioni di interesse esclusivamente storico ed archeologico. La storia essendo insomma il risultato di lotte e di civiltà che si succedono necessariamente e si sovrappongono, sorge evidente e naturale il diritto delle manifestazioni più recenti, più adeguate e più consone anche al nostro spirito di esprimersi, se necessario, anche a danno delle precedenti.
Non è stato detto anche della necessità di distruggere la Basilica di San Pietro allo scopo di riportare alla luce il settore del Circo Neroniano sul quale gravita la immensa mole Cristiana? Noi, continua il Di Fausto, risalendo il corso dei secoli, affermiamo che nessuno pensa oggi a condannare i Pontefici del Rinascimento per aver essi dato mano alla sommaria demolizione della vetusta Basilica primitiva, il monumento incontrastabilmente più insigne e magnifico della civiltà e della storia cristiana. Era fatale, era forse necessario che sullo stesso suolo sacrato dalle tombe dei martiri e dalle ricordanze secolari, fulgesse mirabile per i secoli a venire l'opera massima della Rinascenza e del Barocco.
Partendo da queste premesse, a risolvere il grande traffico del centro della Capitale il Di Fausto propone anzitutto due attraversamenti fondamentali:
a) Da piazza Sciarra al Circo Agonale, la grande spina fondamentale del triangolo di maggiore intensità di vita: piazza Venezia, largo Goldoni, piazza della Chiesa Nuova con le divergenti piazza Sciarra-piazza di Trevi, piazza Sciarra-piazza della Pilotta, ausiliarie per lo smistamento del traffico ascendente e discendente del nodo Tunnel-Tritone, via Nazionale-Quirinale. b) Da piazza Montecitorio a piazza del Gesù con le ausiliarie per il Campidoglio, per il Teatro di Marcello verso l'Isola Tiberina, risolutive del flusso fra il centro storico e i quartieri popolari di Trastevere e industriali di Testaccio e San Paolo.
Quindi per l'inquadramento generale aggiunge alcune essenziali direttive minori: 1. Da piazza del Pantheon a piazza Campo Marzio con le ausiliarie divergenti per il largo Goldoni e per piazza Nicosia.
Da piazza del Pantheon a piazza Mattei; 2. Da piazza Pasquino a piazza della Minerva; 3. Dal nodo Campo Marzio al Ponte Umberto; 4. Dal largo Zanardelli alla Chiesa Nuova e al Ponte Vittorio Emanuele per via dei Coronari; 5. Dalla Chiesa Nuova al Ponte Gianicolense.
È tuttavia da tener presente che così vasta e profonda visione di definitivo assestamento del centro pulsante della Capitale - segnata oggi dall'architetto Di Fausto solo nelle sue grandi linee - è suscettibile di graduale ed anche parziale realizzazione; è tale, cioè, da consentire ad ogni momento la maggiore armonizzazione delle necessità e delle possibilità. Ma, fin d'ora, è opportuno affermare che, sventrando ed ampliando, bisogna tener conto della necessità fondamentale che i nuovi spazi non riescano dannosi alle opere create in diverso ambiente, e che le nuove prospettive riescano a concludersi nella necessaria ossatura architettonica di equilibrio. È ovvio, d'altronde, che le opere previste saranno convenientemente integrate dalla conseguente opera archeologica per le zone antiche portate in evidenza dalle demolizioni. Restauri, segnalazioni e riesumazioni, interesseranno specialmente la Roma degli Antonini, le Terme di Nerone e di Agrippa, l'Iseo Campense, la Curia e i Giardini Porticati di Pompeo, il Foro Olitorio, il Teatro di Marcello e i Portici di Ottavia, nonché la vasta zona di Campo Marzio."
Monumenti
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Targa dell'alluvione del 1870 presso Via dei Pastini
1870 targhe
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Orfanotrofio di Santa Maria in Aquiro e Collegio Salviati
1541 conventi-chiostri
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Edificio settecentesco a via dei Pastini 114
edifici
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Edificio settecentesco a via dei Pastini 119
edifici
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Fontana di via della Spada d'Orlando
fontane
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Incoronazione della vergine a via dei Pastini
edicole sacre