Storia
CronologiaEsondazione del fiume Tevere che entra da Porta del Popolo, giungendo ai piedi del Campidoglio.
Papa Paolo II Barbo sposta i Ludi del Carnevale da testaccio alla via Lata, presso il suo nuovo palazzo.
Il Papa riforma gli statuti confermando l'esborso richiesto alla comunità ebraica per l'organizzazione dei giochi, quantifìcato in 1130 fiorini, aggiungono come nuovo obbligo, di correre il palio «die Lune ante Dominicam Carnis privii», essendo i giorni di Carnevale destinati anche ad altri spettacoli buffi dello stesso tipo: le corse dei fanciulli cristiani, dei vecchi, delle asine, dei bufali. Sono inoltre organizzati banchetti pubblici offerti al popolo e ai magistrati.
Papa Paolo II provvede a rettificare il tracciato della Via Lata riconducendola sostanzialmente a quello antico.
Un gravissimo incendio distrugge completamente il monastero della Maddalena del Corso. in attesa della ricostruzione del complesso, le monache sono rifugiate nel vicino palazzo di monsignor Verospi.
La Regina Cristina di Svezia, dopo aver passato alcuni giorni a Villa Giulia per riposarsi dal lungo viaggio, entra trionfalmente a Roma da Porta del Popolo.
Chirografo papale che conferisce ai maestri di strade piena autorità di rettificare, allargare e liberare da ingombri strade e piazze, espropriando e demolendo a tal fine, in tutto o in parte, palazzi e case; il decreto inoltre convalidava retroattivamente le demolizioni già intraprese, in particolare in piazza Colonna, in piazza del Collegio Romano, in piazza Venezia, lungo la via del Gesù e lungo il Corso.
Papa Alessandro VII, per evitare l'imbuto stradale che condizionava le cerimonie d'ingresso in città, i cortei carnevaleschi e le corsa dei cavalli berberi, commissiona a Carlo Fontana e Felice della Greca la demolizione dell'Arco di Portogallo al Corso. Per giustificare la distruzione della vestigia, sentenziano che l'arco era realizzato con spolia e su fondazioni di età precedente, non era «né antico né trionfale, ma abbellito di diversi ornamenti antichi».
Con la demolizione della casa di Jacopino del Conte, la fontana del Facchino viene ricollocata sulla facciata principale di palazzo De Carolis Simonetti.
Un certo Napoleoni ottiene licenza di acquafrescaio aprendo un locale nell'isolato proprietà dell'Ospedale di San Giacono a Piazza Sciarra. Il caffè si componeva di tre stanze riunite con archi, due camerini riservati e altrettanti spazi negli ammezzati.
La famiglia Ricci, nuovi proprietari del Caffè di piazza Sciarra, associano all'impresa un caffettiere veneto. Il locale prende di Veneziano.
Nicolas-Jean Hugou de Bassville, segretario dell'Ambasciatore francese a Napoli ed inviato a Roma per propagandare la causa della Rivoluzione francese, viene assalito dalla folla antirivoluzionaria e papalina mentre transita in carrozza per Via del Corso. Al grido “Morte ai giacobini!”, viene malmenato e colpito da un fendente di rasoio alla gola. La carrozza ripara a palazzo Palombara in piazza Colonna, dove Basseville era ospite con la sua famiglia del banchiere francese Moutte. Muore nelle sue stanze dopo alcune ore di agonia. A seguire, viene saccheggiato Palazzo Mancini, sede dell'Accademia di Francia.
Scavi Lovatti nell'siolato tra la via Lata e Condotti, portano alla scoperta di resti antichi, forse di uno dei due templi menzionati dai Regionarii e attribuiti a Spes e a Fortuna Nova.
Papa Pio VII, torna a Roma passando da Porta del Popolo. Il capitano del corpo del Genio Benedetto Piernicolo, realizza a spese della nobiltà romana un arco di trionfo all'imbocco del Tridente. Per tre notti la città resta illuminata.
Al Palazzo Fiano, all'angolo di via del Corso con Piazza S. Lorenzo in Lucina, viene aperto in alcuni locali negli scantinati, il primo teatro di marionette. Animatore principale è Filippo Teoli, considerato l'inventore del personaggio di Cassandrino, una marionetta che interpretava ruoli di satira politica e sociale, attirando il pubblico colto e raffinato di Roma.
"Il teatro era composto da una platea, contenente 33 banchi in due file: da 3 palchetti di prim'ordine, due dei quali ricavati da uno stanzino del sottoscala, e uno di questi destinato alla polizia. Il 3° palchetto era stato ricavato dalla metà del vano della porta n. 2, corispondente sulla piazza in Lucina; da un palchettone, con pavimento di tavole, cui si saliva per tre gradini.
Nell'ambiente della platea vi erano due logge in aggetto, addossate ai muri laterali per tutta l'estensione della medesima, incominciando dall'arco dove era il palchetto dell'Ecc. casa Fiano, fino alla Bocca d'Opera, con una tavola sul davanti, dipinta a balaustra.
Nell'interno di queste, due sedili di tavola, fissati al muro. Nell'interno di detti loggiati, i muri erano dipinti a mezza tinta, riquadrati con fascetta e filetto di bucchero. La prima di queste logge aveva l'ingresso dalla scala del Palazzo. Alla seconda si accedeva per mezzo di una scaletta interna, corrispondente all'ingresso del Palchettone.
L'Orchestra, divisa dalla Platea da un parapetto di tavola, aveva tre ingressi, due laterali con sportello e l'altel mezzo. Dentro vi erano tre sedili di tavole per gli orchestrali e il Capo Orchestra e n. 4 leggii appoggiati alla fronte del Palcoscenico, costruiti con tavole scorritore, onde prolungarli per comodo di due suonatori. Un altro leggio fisso, sostenuto da mensola era per il contrabasso, ed un altro simile per il Capo Orchestra.
Nel teatrino erano, inoltre, disseminate 60 sedie ordinarie nuove. Il soffitto della platea era di tela tirata e dipinta a riquadri e ghirlande. La Bocca d'Opera, composta con armature in legno in piedi ed a traverso, foderata di tavole, aveva ai lati due Pilastri dipinti con ornati e arabeschi.
Il Palcoscenico era costruito di correnti travicelli e legni in piedi. Da questo palèo, per mezzo di una scaletta di legno con poggiamano si saliva al piano mezzanino, diviso in due da un tramezzo. Nella prima parte c'era un vano di finestra verso la piazza, con sportelli, vetri e ringhierino di ferro. Nel secondo ambiente il vano di finestra corrispondeva al sottoportico d'ingresso alla scala del Palazzo, con sportelli, vetri e ferrata ordinaria.
Da questo secondo ambiente si scendeva mediante una scala di legno al pianterreno e da qui si poteva andare sia in platea che nei due palchetti ricavati dal sottoscala. Al botteghino si entrava dalla porta n. 3 di Piazza S. Lorenzo in Lucina."
La famiglia Ruspoli affitta il pianterreno del palazzo al Corso. Nei saloni inaugura il Caffè Nuovo, giudicato tra i più belli d'Europa.
Visita di Pio IX alla Basilica di Santa Maria del Popolo. Un comitato spontaneo popolare, composto tra gli altri da Ciceruacchio, ha costruire un arco di trionfo temporaneo in legno, collocato all'ingresso di Piazza del Popolo, dal lato di Via del Corso, dove transitato il corteo papale. Autore del progetto dell'Arco fu l'architetto Felice Cicconetti.
Il Caffè Nuovo a Palazzo Ruspoli viene totalmente ristrutturato e illuminato a gas
Festeggiamenti per l'anniversario dell'amnistia concessa ai condannati politici da Pio IX l'anno precedente (17 luglio).
Antonio Boncompagni Ludovisi, incarica lo scultore Carlo De Ambrogi di realizzare (nel cortile di Palazzo Venezia), una grande statua effimera del papa Pio IX.
La statua viene trasportata in piazza del Popolo alle nove di sera dell'11 Luglio, accompagnata da un'immensa folla, da porre su un alto basamento a tre gradoni sui quali è riportato, a lettere d'oro, il testo dell’amnistia. Ai quattro angoli del monumento troviamo le statue della Religione, della Carità, della Prudenza e della Giustizia.
Sul piedistallo l'iscrizione “A PIO IX O. M. il Patriziato Romano Affratellatasi al Popolo nella Gratitudine E Nell’Amore Verso Tanto Pontefice”; negli altri lati tre, bassorilievi con scene del pontificato del Ferretti. Immediatamente sopra, un pellicano, un’aquila, una civetta e un cigno sostengono quattro festoni, a preludio della grande statua del Santo Padre, che svetta sulla sommità, con indosso abiti sacerdotali e triregno, le braccia aperte verso il popolo e lo sguardo rivolto in alto.
Per l'occasione, l'architetto Nicola Carnevali, direttore dei festeggiamenti, progetta sul Pincio una macchina pirotecnica rappresentante un Tempio dedicato alla Pace, su commissione del principe Torlonia.
A causa di voci insistenti su una possibile strage di liberali, il governo (con il consenso del Papa e del cardinal Gizzi) decide comunque di sospendere i festeggiamenti ufficiali, rimandandoli a quando la Guardia Civica fosse stata meglio organizzata.
Il Teatrino di burattini di Palazzo Fiano viene dismesso e gli ambienti riportati a bottega. Vincenzo Sebastiani (esattore del Patrimonio Boncompagni Ottoboni), affitta a Rosa Massoni: "una Bottega sotto il Palazzo Fiano con un ingresso in Via del Corso n. 418 e quattro ingressi sulla Piazza di S. Lorenzo in Lucina n ...... e quattro camere al mezzanino superiori alla suddetta Bottega, con ingresso tanto dalla scala del Palazzo quanto dal Portoncino sul Cantone della Suddetta Piazza".
Alla Ditta Massoni, subentrò in seguito la Ditta Tebros,
poi la Farmacia Roberts e attualmente il negozio di abbigliamento Grido.
A Via del Corso sono impiantati i nuovi lampioni di illuminazione e le condutture per il gas.
Prova generale di illuminazione a gas in Via del Corso.
Alle ore 7 cominciano ad essere illuminate a gas la Via Papale, Piazza di San Pietro (dove sono realizzati 4 lampioni a Candelabro con sette luci), il Corso, il Campidoglio (dove sono posizionati 18 lampioni), Piazza del Gesù e Piazza Venezia. L'Officina ed il gasometro di Via dei Cerchi inizia la sua attività producendo 60.000 mc. di gas al giorno.
In occasione del ritorno del Papa Pio IX, viene costruire un arco di trionfo temporaneo in legno, collocato all'ingresso di Piazza del Popolo, dal lato di Via del Corso.
Il caffè Veneziano si rinnova, con divani di velluto rossi, tapezzerie verdi e soffitto bianco illuminato da lampade a gas. La polizia avvia un inchiesta per l'abbinamento dei colori che inneggia al tricolore italiano.
I fratelli Antonio e Paolo Francesco D'Alessandri trasferiscono il loro studio fotografico da via del Babuino 65 a via del Corso 12.
Tito Monaci inizia a lavorare alla prima edizione della Guida commerciale, scientifica e artistica della città di Roma (Guida Monaci), iniziando la sua attività di editore in via del Corso 277.
Alessandro Ricci, gestore del nuovo caffè Veneziano a Piazza Colonna, trasferisce l'attività al Caffè Nuovo, al pian terreno di Palazzo Ruspoli al Corso.
La fontana presso la facciata di Palazzo Vitelli a Via del Corso 442 viene trasferita a Via della tribuna di San Carlo.
In Via del Corso innanzi al n. civ. 182, alla profondità di met. 0,60 s'incontrò un muro laterizio, con due frammenti d'iscrizioni marmoree: C...VMMIDIV C...MMIDIO PATRI SVO SII… 2 CAFE CA... CO... LI… Avanti il n. civ. 201, alla profondità di met. 1,00 furono trovati sul principio di agosto cinque parallelepipedi di tufo, ed a poca distanza si rinvenne ana mano di statua marmorea mancante delle dita, un frammento di ornato medioevale, ed un pezzo di capitello di un pilastro piano in marmo bianco.
Giuseppe Fiorelli.
In piazza Sciarra, alla profondità di met. 0,50 si raccolse un mattone col bollo: R S P OF DOM S I e d'innanzi la chiesa di s. Maria in Via Lata, alla profondità di met. 0,80 fu rinvenuta una statua di marmo bianco, grande al vero, acefala e monca, destinata in una fogna a servire di copertura.
Giuseppe Fiorelli.
Funerali di Vittorio Emanuele II al Pantheon. Nell'occasione l'edificio viene addobbato solennemente. Una gigantesca placca funeraria, con l'epigrafe "Vittorio Emanuele II - Padre della Patria" (temporaneamente sovrapposta al fregio), viene realizzata dalla fonderia di Alessandro Nelli fondendo il bronzo dei cannoni strappati agli austriaci durante le guerre d'indipendenza del 1848, del 1849 e del 1859:
"Fu un triste giorno quello del 17 gennaio. La mattina la salma del re era deposta sul primo gradino della scalea, e ai suoi piedi era posata la cassa di piombo foderata internamente di raso bianco, rivestita di noce e foderata esternamente di velluto rosso. Otto sott’uffiziali dei corazzieri con delle tracolle di seta a nappine d'oro hanno sollàvato il corpo e lo hanno deposto nella bara. Chiuso il manto sopra il petto del Re, fu posato un crocifisso di bronzo a croce nera, e fissato al manto in modo che non dovesse muoversi col rimuovere la salma.
La cassa fu chiusa dapprima con una lastra di cristallo incastrata a coulisse, poi monsignore Anzino, elemosiniere del Re, collocò lungoi margini del cristallo un nastro scarlatto sul quale furono posti quattro suggelli ai quattro angoli. Dopo di che la cassa fu coperta col. coperchio di piombo è noce. Erano circa le dieci quando il feretro usci dal Quirinale. La veduta presentata dalla Piazza del Popolo era magnifica, imponente. Il corteggio attraversava la piazza rasentando i cancelli d'ingresso del Pincio, e girato l'obelisco, la riattraversava imboccando il Corso.
Il Pincio, dai cancelli fino al più alto parapetto, le gradinate, le rampe, tutto era stipato, gremito di persone. Tra l'uscita dalla via del Babbuino e l'ingresso nel Corso sviluppavasi la parte integrale del corteggio, dall'ufficialità fino al carro e al seguito. Il centro della. piazza, era affatto sgombro e deserto, mentre la gente pigiavasi intorno alla musica dei vigili, che appiè dell'obelisco mandava incessanti concenti funebri.
Il carro funebre era tirato da otto cavalli bardati di nero, spariva quasi sotto le corone. Superbo effetto producono gli emblemi reali deposti su esso. Il carro era preceduto da un drappello di trombettieri, dal clero, fiancheggiato dai grandi ufficiali dello Stato, e seguito dai Capi di missione, dagli inviati speciali dei Governi esteri, dagli Ambasciatori, dai Cavalieri della Santissima Annunziata, dal Principe imperiale di Germania, dall'arciduca Ranieri, dal maresciallo Canrobert, dal figlio del maresciallo Mac-Mahon, dal duca di Braganza, figlio della regina Pia, dal principe Guglielmo di Baden, dal conte Roden, rappresentante la regina Vittoria. Il principe Amedeo si mise in mezzo a loro. Egli procedeva -cogli occhi bassi, coll’ elmo calato sulla fronte. Veniva dietro il generale Medici, a cavallo, con in mano la spada del defunto. Seguiva immediatamente il carro il cavallo di battaglia, bardato e gualdrappato di nero, quello stesso che Vittorio cavalcava quando fece il solenne ingresso di Roma.
Reggevano i cordoni del feretro Crispi, Tecchio, Depretis, De Sanctis, Ricasoli e Della Rocea. Correnti, che indossava l' uniforme di segretario del Gran Magistero Mauriziano, portava su un cuscino la Corona ferrea. La magistratura, colle sue toghe rosse, produceva un effetto mirabile. Tra le persone più osservate del corteo era un gruppo formato da generali mutilati nelle patrie battaglie. La selva delle 2000 bandiere delle Associazioni, dei Municipi, dei veterani e dei reggimenti dell'esercito, tutte velate a lutto, produceva un effetto meraviglioso. Il generalo Cialdini procedeva a capo della rappresentanza dei veterani. I sindaci Belinzaghi, Peruzzi, Giustinian e Sandonato, erano a capo delle rispettive deputazioni municipali, preceduti da Ruspoli, facente funzione di sindaco di Torino.
Uscito alle 10 del Quirinale, il carro si arrestò all'una e ventidue minuti innanzi al Pantheon. Mentre si toglievano le corone dal carro per poterne estrarre la salma del Re, entrarono nel tempio tutti gli ufficiali superiori di mare e di terra ed i grandi ufficiali dello Stato che si disposero alla destra dell'entrata, i senatori dietro di loro. Dal lato opposto si posero i deputati, e proprio all'angolo sinistro dell'altare, #2 cornueepistole, davanti ai cuscini di velluto rosso disposti per terra, i Reali principi, Duca d'Aosta, Principe reale di Prussia, Duca di Braganza, Arciduca Ranieri, Principe di Baden. Poi venivano il maresciallo Canrobert, lord Roden, il barone di Boyens, tutti gli inviati straordinari, le ambasciate e le legazioni presso il Quirinale.
La salma di Vittorio Emanuele, portata da dieci corazzieri, venne deposta sulla cima del catafalco che rappresentava una grandiosa scalinata in granito, circondata da quaranta candelabri a molti ceri disposti su due gradinate. I maestri di cerimonia coprono il feretro con la funerea coltre in velluto nero, tagliata da una gran croce d'argento, sul cui centro venne deposto.il cuscino colla corona reale e lo scettro. Dinanzi venne collocato l'elmo del Re, e dietro l'onorevole Correnti depose la corona ferrea, mentre il generale Medici, primo aiutante di campo, portava la spada del redentore d'Italia. Le bandiere dell'esercito stavano aggruppate nello spazio che rimane fra il catafalco e la porta.
L'aspetto della chiesa era di stile severissimo ed imponente, Dall'alto del lucernario spiccava la stella d'Italia in fondo azzurro, e giro giro dal tamburo scendevano dei maestosi panneggiamenti bianchi che erano fermati attorno al cornicione, sul quale splendeva di molta luce una ghirlanda di ceri che. si fletteva sugli stemmi delle principali città italiane. Le colonne erano scoperte; ma tutti gli altari illuminati e ornati a.bruno fanno risaltare meglio l'architettura del tempio. Data l'assoluzione al cadavere, tutti partirono lasciando la salma del gran Re in custodia della guardia d'onore. Ma il suo vero custode sarà il riconoscente popolo d'Italia."
Dimostrazioni la sera dell'Attentato al Re Umberto I, in visita a Napoli. La folla si riunisce a Piazza Colonna, al Corso ed al Campidoglio.
L'architetto Andrea Busiri Vici, viene incaricato dal sindaco di realizzare un progetto per un nuovo ingresso alla Via Nazionale dalla Piazza di Venezia al Campidoglio.
"Il proseguimento della via del Corso si compirebbe prolungando l'asse con sezione costante sino alla via del Foro Trajano, e taglio parziale in prospetto dei palazzi Torlonia e Mereghi. In cotal guisa, sono rispettati il Sepolcro di Bìbulo, e la Casa di Giulio Romano, lo sarebbe ancora nella sua integrità il palazzo monumentale di Venezia. Sul nuovo largo verrebbe trasferita la fontana di piazza Colonna decorandola maggiormente. Il palazzo Torlonia, venendo a scoprire nel taglio la sua corte di onore, migliorerebbe notevolmente nel prospetto, poiché il lato anteriore verrebbe aperto, ed un portico a tre arcate ne costituirebbe il sontuoso ingresso che con un grande ambulacro condurrebbe sino all'opposta piazza dei SS. XII Apostoli."
Nei disterri per l'ampliamento del primo tronco di via Tiburtina. fra le mura ed il cimitero pubblico, sono stati trovati altri avanzi di sepolcri non posteriori al primo secolo dell'impero, violati in epoca assai antica.Vi rimanevano questi titoletti:
Lastrina da colombario di bigio: C IVLI HIMERI MELEAGRLDIS L
Simile, graffita rozzamente: FLAMMA COCCEIA F SIBI ET CERTAE CONSERVAE-SVAE V ANN XX
Lastra di marmo: D M PRIMVS ET SE RINA SEVERI FILIO B M F VI ANNO VNO D
Cippo di travertino: MINVCIA C L RVFA IN FRONTE P XIIX IN AGRO P XXIIII
Cinerario quadrato di marmo: M ANTONIVS DIOGNET VIX ANN L V AVRVNCEIA HEDONE
Frammento di cinerario cilindrico: D M RAGONIO POLYTIMO RAGONIVS P A CCIAN VS PATRONVSLIB B M F ET CALLIGENIAE CONIVGI EIVS
Rodolfo Lanciani.
Durante la corsa i Barberi travolgono la folla, 15 tra morti e feriti. Questa sarà l'ultima edizione della manifestazione.
« Ma eccoci in piazza del Popolo donde i barberi prendono le mosse. C'è uno steccato con palchi e gallerie, ed entro a quelle si pigia la gente avida dello spettacolo violento. Passano prima carroe e e maschere e monelli: e il baccano si dilata, cresce, cresce, ciassorda. Furiose munate di coriandoli imbiancano cappelli ed abiti. E si vocia sempre, si ride.
Allo squillare di trombe, dal ‘fondo della piazza, si avanza a passo serrato un mezzo pelottone di cavalleria pesante, fiancheggiato da carabinieri a cavallo: poi viene un manipolo di guardio di pubblica sicurezza, e di. pompiori coll elmo; e la moltitudine, incalzata da quelle schiere, piega, sì ritira a stento, e alla fino sgombra la via destinata ai corridori.
Sono le cinque e mezzo. Il cannone tuona annunciando la corsa; la folla si agita e freme di curiosità, di gioia selvatica. Nello steccato si butta nuova rena gialla per rendere più morbida la mossu dei barberi che sbuffano, scalpituno e, alla fine, tutti undici, quanti sono, vengono slanciati liberi dui mossieri a carriera aperta. Che volo!
Che scalpitio! Gittan fuoco dagli occhi sporgenti, e bava e sangue dalla bocca, colla criniera al vento, snelli, fulminei. Barrivano alla meta. Chi ha vinto? Il primo premio consiste d'un palio di dodici metri di stola in sofà paonazza e trecento cinquanta lire, è vinto da un cavallo sauro con stella bianca in fronte.
Uno dei barberi, rimasto indietro, arrischia intanto di uccidere la folla che si rinchiude dietro ai primi corridori, ignara dell'undecimo ritardatario. S'ode un urlo... Qualche infelico è calpostato.
Più gravi disgrazie avvennero il 21 febbraio. Una gran folla assisteva al corso delle carrozze e alla corsa dei barberi. Vi assistevano anche il Re e la Regina | col principe soreditàrio. Para che i segnali della mossa dei barberi non siano stati intesi, perchè allo sbocco di piazza San Lorenzo in Lucina la moltitudine non s'accorse dell'arrivo dei cavalli che furibondi la investirono.
Quale scena d'orrore!... Chi l'ha vista ne freme ancora. Vi furono 15 tra feriti e morti, fra i quali un ragazzo israelita di dieci anni. Il Re si recò al letto dei feriti e dei moribondi per confortarli. Il giorno 21 febbraio 1882 rimarrà triste nella cronaca dei carnevali romani. »
Apoteosi di Garibaldi a Roma:
"Il movimento della città è insolito. Il Corso formicola di gente; gli strilloni bandiscono gridando giornali e i supplementi straordinari; la via è sparsa di polvere gialla; le botteghe sono chiuse; i balconi sono addobbati a lutto, e qua e là tra le stoffe nere, e le strisce argentee e gli scacchi, verdeggiano ghirlande di quercia; dalle finestre, dalle logge, dalle terrazze pendono le bandiere nazionali abbrunate, anche ai palazzi delle Ambasciate e dei Consolati: commuove intimamente a vedere anche l'Ambasciata austriaca pigliar parte al lutto nazionale; ogni casa passa un garibaldino vestito della camicia rossa, la medaglia al petto, la fascia nera al braccio... è un'apparizione che rievoca alla memoria l'epopea del nostro risorgimento e ridesta nel cuore le giovani febbri patriottiche; sul primo due, tre bandiere; poco dopo i magazzini sono chiusi entro i caffè, i casotti degli acquaioli e dei venditori di giornali, gli spacci di tabacchi e sale; e la gente si affolla ai veroni, alle finestre, ai più piccoli vani, e la piazza del Popolo rigurgitante è andata in assedio; è qui che deve formarsi il corteo, al quale partecipa il Municipio.
L'ora del convegno è alle 3. Mentre si attende all'ordine del corteo, osservo che verso la via entrata al Pincio si aggruppano gli stendardi multicolori formando quasi che si dice un bel colpo d'occhio. Sono costellazioni di medaglie e di nastri, è un bagliore di ori e di sete appena mitigato dai diafani veli neri. Serpeggiando con la corrente della folla, apprendo un particolare curiosissimo: alcune donnicciuole e qualche vecchio patriotta hanno fatto celebrare della messa in suffragio della grande anima dell'eroe!...
Le piazze brulicano, ai cantoni s'ingorga; la gradinata di Santa Trinità dei Monti, a guardia di via Condotti, è come un tappeto di facce umane steso pel lungo.
Ma un'occhiata al carro. È grandioso, a base doppia, con su il gruppo allegorico. Ai lati rettangolari della parte più bassa, tutta di legno scuro, borchie e festoni bronzei. Dai quattro angoli sporgono quattro teste di leone. In mezzo, sul davanti, spiega le ali un'aquila. Il ripiano di questa prima base termina in una piattaforma più piccola che si prolunga in gradini all'innanzi. Sulla piattaforma s'innalza un piedistallo, dove sta immobile, bello a quasi parlarci, il busto del generale Garibaldi, modellato dallo scultore Ferrari. Dietro al busto, tanta quanta è grande, s'alza la statua della Libertà in atto di porre una corona di alloro su quella testa gloriosa. Ai tre lati verticali della seconda base tre bassorilievi colorati in bronzo raffigurano i tre ingressi trionfali del generale Garibaldi, a Roma, a Napoli, a Palermo. Dal ripiano della prima base pende un'ampia gualdrappa di velluto nero che copre la ruota cadendo in pieghe, le quali sono intessute di rami di palma. Due iscrizioni: a sinistra, abborrite i nemici della patria; a destra, O Roma, o morte.
La giornata grigia comincia a rischiararsi verso le 4: quando il corteo è lì per muoversi, come per incanto tace il vento, e il sole sfolgorando per l'azzurro volta discaccia i nembi. Non c'è più pericolo che la pioggia venga a turbare la mesta cerimonia.
Circa un'ora ci è voluto a disporre il corteggio. Lo hanno diviso in cinque gruppi. Nel primo la fanfara municipale, il labaro del comitato, le società elementari. Nel secondo un altro concerto, gli alunni degli Istituti secondari classici e tecnici, gli studenti dell'Università, il Circolo artistico internazionale, i Circoli anticlericali. Nel terzo un altro concerto, la Consociazione operaia. Nel quarto, la fattura dei reduci, le Associazioni militari, i sodalizi massonici, la presidenza del Comitato. Nel quinto il carro, le rappresentanze, gli invitati.
Alle 4 muove il corteggio da Piazza del Popolo, sfilano le bandiere, sfilano le Associazioni e i concerti muti, raccolti, a passo lento: ci vuole un'ora e mezzo prima che si muova il carro tirato da otto cavalli bianchi parati a lutto, con piume nere in testa. Le bandiere sono cinquecento di tutte le forme, di tutti i colori, vanno a una a una, a gruppi di quattro, di otto.
Il carro è seguito sotto le corone, che non lasciamo scoprire nemmeno lo scudo fumoso donato da Palermo a Garibaldi o da Garibaldi a Roma. Ve n’è di stupende: una di semprevivi gialli con l'iscrizione: i francesi del 1848 a Garibaldi; una grande e bella dell'Istituto di Parigi; un'altra della Società della Lega italiana pure di Parigi, intrecciata di margheritine di vero fiori con arte squisita; altra superba della colonia italiana di Vienna, due dei Municipi di Lione e di Nimes; due o tre arrivate oggi stesso di Parigi; e ce n'è una perfino dell'attrice Virginia Marini che l'ha ordinata per telegrafo da Madrid ove si trova; sono più di 200, tantoché tante da formare una piramide, e non si sono potute mettere tutte sul carro, perché non ci stavano.
La prima bandiera è nera, in forma quadra con l’iscrizione: Roma a Garibaldi. Sono belli i gruppi delle bandiere universitarie in mezzo alle quali scorgi l’Oniriani e il professore Todaro, e della bandiera dei medici; bellissima, meravigliosa, quella della bandiera donata al Comune di Roma che portavano i pompieri in alta tenuta dagli elmi scintillanti, e quella della bandiera del Circolo internazionale, che si può dire riassumano se n’è l’arte del mondo.
E le Società sono numerosissime; ci si sono conosciuti deputati, senatori, magistrati, professori, alti impiegati, militari, tutti il cavaliere. — Nicotera, di La Porta, il generale Carroli, tra le tesi, Garibaldi b. di tutti, mi diceva un giovine studente della Facoltà di Diritto all'Università. La legione di reduci, dei veterani, degli ex-militari della guardia nazionale era lunga e folta: immense le Società di Circoli anticlericali; molti i massoni con i loro minuscoli veri neri agli occhielli; fitta la schiera dei giornalisti; i garibaldini che non indossavano la camicia rossa portavano una fascia rossa avvolta al braccio nero al braccio; parecchie Associazioni di operai portavano dei nastri mezzo rossi e mezzo bianchi.
Il carro era preceduto e seguito da un drappello di garibaldini ai comandi del generale Haug, circondato da 40 legionari, ognuno dei quali due nomi ricordava due fatti d'arme. Dietro al carro veniva la bandiera francese, il labaro dei Vosgi. Un'onda infinita di popolo segue l'unghissimo e fittissimo asse del corteo; n'è tesi: un discreto signore vestito a nero, tra le quali distingue una famosa libera pensatrice, la Culet.
Il colpo d'occhio del Corso non si può ritrarre in iscritto: lo spettacolo visto da Piazza del Popolo è romano, per dir tutto in una parola. Quella tupa di stendardi abbrunati, i velluti neri, i ricami argentati, gli arazzi, quella danza immensa di colori e di teste, i balconi gremiti di signore quasi tutte vestite a lutto, divise militari, abiti neri, berretti o camicie rosse, sino al primo rione, bianche, azzurre. È intanto dalla Torre Capitolina suona a rintocchi il campanone, e dalle finestre e dalle logge si agitano i fazzoletti, e piovono fiori e corone, e alla vista del carro scoppia un applauso, si scopre la testa, si fa silenzio, e succede un urlo sordo e prolungato come un grido di entusiasmo represso a stento col dolore.
Malauguratamente tra o quattro momenti di panico, prodotti forse da atti o grida artificiali, hanno alterato una sola solennità della commemorazione. Da Piazza San Carlo a Piazza Sciarra, quasi a ogni quarto d'ora, era un fuggi fuggi, un grido di spavento, un pigia pigia, non si sa perché, non si sa come.
Alle 5, il corteo spuntava in Campidoglio, dove gli spettatori si accalcavano sugli angoli altri come se attendessero l'arrivo di un Cesare, parato in trionfo per la via Sacra. Quando il carro si fermò, e le bandiere si furono disposte in bell'ordine sulle due gradinate, formando come due ale ai monumenti, l'onor. Bovio montò sul carro, a prevenire brevi parole. Evocò Cesare, Cola di Rienzi, e concluse che Garibaldi è l'ideale armato di una civiltà incamminata. Dopo, disse con voce docile alcuni fogli scritti il Sargent, presidente del Consiglio Comunale di Parigi, che fu accolto da una vera ovazione popolare; a lui rispose con anima ed efficacia il Canvassini, conchiudendo che sulla tomba di Garibaldi Francia e Italia, parlatesi di vista, si riconoscono.
Finiti i discorsi, tutti interrotti da applausi, il busto dell'Eroe venne tolto dal carro e portato da alcuni garibaldini in alto su un piedistallo. Il Sindaco funzionante di Roma gli pose sul capo una corona d'alloro e di quercia... Il momento era supremo... I concerti intonarono l'Inno di Garibaldi, il campanile suonò a distesa, il popolo tutto quanto occupava il monte fu un uragano di applausi. Il venerando Fabrizi fece la consegna del busto pronunziando poche commoventissime parole; gli rispose il Duca Torlonia, sindaco funzionante, presenti gli assessori e i consiglieri in abito nero e cravatta bianca... I concerti tornarono a suonare, il campanile proseguì i suoi rintocchi, e in ogni parte del Campidoglio, dove si scende tutta storia dai monti, riecheggiò clamoroso il grido di Viva Garibaldi!... il grido dell'Italia riconoscente! Parve che Roma celebrasse in una volta sola cento trionfi, e avesse l’apoteosi ad unice Eroe di Europa: codesta del Marchesi è la migliore definizione che si sia data di Giuseppe Garibaldi!
Alle 8 la cerimonia era compiuta senza disordini, solennemente, correttamente, come degno di Roma.
Iniziano le demolizioni al Corso, nell'isolato del Convento delle Convertite. Il Caffè Morteo, luogo di ritrovo dei giornalisti della zona, si trasferisce nei locali al pian terreno di Palazzo Ruspoli, già sede del Caffè Nuovo.
Allargamento del Corso con la demolizione di via Cacciabove.
Roma, conscia dell'avvenire che l'attende, continua ad ampliare le sue vie e ad abbellirle. Ci occupammo già delle demolizioni di via del Gesù: ora tocca la volta a quelle di via Cacciabove.
Il progetto fissato era di proseguire la battuta via del Tritone, andando a imboccare sul Corso, di contro al prospetto del palazzo Chigi. Già il piccone demolitore risuonava, quand'ecco parte della popolazione si mostra malcontenta del nuovo tracciato, e apre una campagna per ottenere lo sbocco della nuova strada non già sul davanti del palazzo Chigi, ma propriamente nel mezzo della piazza: così sarebbe rimasta in bella vista la magnifica colonna che Marco Aurelio e Lucio Vero innalzarono al loro padre adottivo Antonino Pio; così, come sfondo, avrebbe campeggiato il palazzo Wedekind.
La questione fu portata nel Consiglio comunale romano; ma senza frutto. Intanto i lavori in via Cacciabove proseguono: e per il 28 di questo mese devono essere finiti, secondo il progetto stabilito.
Festa dei Moccoletti al Corso per la fine del Carnevale romano:
"Finito il Corso dell'ultimo giorno del carnevale, quando la notte comincia ad involgere in una penombra vaporosa tutto il Corso, qua e là ai balconi delle case appare qualche lumicino, che dopo un agitarsi convulso si spegne, per riapparire quasi subito duplicato, quadruplicato, centuplicato. In distanza sembrano faville, che il vento agita di continuo.
Il giuoco consiste nell'accendere il proprio moccolo e spegnere il moccolo del vicino: tutto si mette in opera per ispegnere i moccoli: ventole, lunghe canne con fazzoletti a bandoliera bagnati, mazzi di fiori, soffietti, cappelli e persino i soprabiti: come si mette in opera tutta la destrezza per tenerli accesi. La festa dei moccoletti resta sempre uno degli spassi più caratteristici di Roma, cento volte descritto e illustrato, ma che tenterà sempre la matita degli artisti."
Con regio decreto, la Società romana di storia patria viene riconosciuta come ente morale con sede a Roma presso la Biblioteca Vallicelliana al convento dei Filippini.
In un cavo aperto nel mezzo della piazza del Popolo, sul prolungamento dell'asse del Corso, e fra lo sbocco di questa strada e l'obelisco, alla profondità di m. 4,00, è stato scoperto il selciato dell'antica via Flaminia.
Rodolfo Lanciani.
Dinanzi alla chiesa di S. Carlo, nel centro stesso della via del Corso ed alla profondità di m. 3,95, è stato scoperto il pavimento della Flaminia, in eccellente stato di conservazione.
Rodolfo Lanciani.
I fratelli Bocconi (imprenditori del Nord Italia che avevano già pochi anni prima inaugurato un grande edifico commerciale a Milano nel 1879), acquistano un lotto sulla Via del Corso (per la cifra ingente di 900.000 lire). I nuovi magazzini dovranno fornire in un unico luogo tutto ciò che occorre ai ricchi borghesi dell’epoca, un luogo in cui l’esposizione delle merci è visibile anche dall’esterno e dove i clienti possano entrare liberamente senza avere in mente qualcosa di preciso da acquistare. Viene indetto quindi un concorso di progettazione per il nuovo edificio che abbia una pianta più libera possibile, con ampie vetrate espositive su strada. Il concorso viene vinto dall'architetto romano Giulio de Angelis, in collaborazione con l’ingegnere Sante Bucciarelli.
Funerali del generale Luigi Mezzacapo nella chiesa di San Giacomo al Corso.
« Tutta la guarnigione di Roma era sotto le armi per rendere gli ultimi onori al fu difensore di Venezia. In attesa di questa militare dimostrazione tutte le vie, per le quali doveva passare il corteo, erano gremite di gente.
Alle dieci antimeridiane del 31 gennaio sei sotto-ufficiali d'artiglieria salirono all'abitazione del generale, posta sul Corso presso la chiesa di Gesù e Maria, ne presero il feretro, che deposero sull'affusto di cannone tirato da sei cavalli. Un immenso stuolo di ufficiali di tutte le armi, fra i quali distinguevansi parecchi degli attachés militari delle ambasciate, seguiva quel carro funerario, d'un carattere spiccatamente militare.
Ricopriva la cassa una ricca coltre di ganzo d'oro, bordeggiata di velluto nero rialzato da ricchi ricami di lamina d'oro e d'argento: la coltre spariva quasi sotto le corone di fiori. Sul cuscino brillavano l'elmo, la spada e le decorazioni del defunto. Seguiva il carro, il cavallo favorito del generale: i cordoni erano retti dai ministri Ricotti, Brin e Pessina, dai deputati Cairoli e Tajani, dal prefetto marchese Gravina, dal generale Pianell, dall'assessore Bastianelli.
Facevano ala gli allievi del collegio militare. Il lutto era condotto dal figlio del generale, l'avvocato Gaetano, intorno a cui si stringevano i vecchi amici del bravo soldato fra' quali spiccavano La Porta, Nicotera, Crispi, Correale, Marselli, San Giuseppe, Zanardelli e Medoro Savini. L'onorevole Maurigi, deputato di Trapani, rappresentava la città natale di Mezzacapo. Per imponenza rimarcavasi il gruppo dei generali. Il corteo fece una breve sosta alla piazza di Termini. Le sciabole degli ufficiali si abbassarono fino a terra: i borghesi, il popolo, mossi da un sentimento di spontaneo omaggio si scoprirono con un movimento rapido il capo....»
Presso lo sbocco di via Frattina nel Corso, costruendosi un nuovo braccio di cloaca, alla profondità di metri 3 è stato scoperto il pavimento di un'antica strada, che sembra dirigersi verso la piazza di s. Lorenzo in Lucina.
Rodolfo Lanciani.
Anche a Roma l'elettricità comincia a sostituire il gas nell'illuminazione delle località più centrali.
"Le prime lampade elettriche ad arco voltaico sono state collocate in piazza Monte Citorio e in piazza Colonna. La luce viva e biancastra che esse danno produce de' bellissimi effetti sulla base della colonna Antonina, sul portico di Vejo e sullo scuro e massiccio palazzo Chigi.
Tutta la piazza è molto bene rischiarata, con gran piacere di chi suole andarvi a fare una passeggiata e dei "mercanti di campagna" che hanno l'abitudine di darvisi ritrovo nelle primissime ore di sera.
Le lampade collocate in piazza Colonna sono sormontate da una specie d'ombrello per impedire alla luce di disperdersi in alto. Quei grandi ombrelli sono stati per qualche giorno argomento delle conversazioni dei bighelloni romani: adesso tutti vi hanno assuefatto l'occhio, e l'illuminazione elettrica entrerà presto nelle abitudini della popolazione di Roma, come è già in quella di Milano.
Si sta lavorando per illuminare con lampade simili il Corso, da piazza Colonna a piazza Venezia, e si fanno gli studi per l'illuminazione elettrica della piazza di Termini e di via Nazionale.
Un incendi scoppia a Palazzo Chighi Odescalchi ai SS. Apostoli, distruggendo quattordici stanze e una gran parte del secondo piano abitato dal principe Baldassare III Odescalchi:
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"L'anno è cominciato male per la famiglia Odescalchi e per i pompieri di Roma, che si chiamano Vigili — a non vigilando.
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Il fuoco ha distrutto quattordici stanze del palazzo Odescalchi, già Chigi, e avanti Colonna di Gallicano, in piazza SS. Apostoli, un palazzo scuro, con facciata severa disegnata dal Bernini e da Carlo Maderno.
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Lo scalone del palazzo è magnifico: il fuoco lo ha rispettato, ma ha distrutto una gran parte del secondo piano abitato dal principe Baldassare III Odescalchi e dalla sua famiglia. Dicono che origine dell'incendio sia stato un lumicino della capannuccia o presepio col quale s'erano divertiti nella giornata i tre bambini del principe, don Innocenzo, donna Flaminia e donna Paola.
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Il principe, benché o perché figlio di una fervente cattolica, è libero pensatore: ma la principessa, senza esser punto bigotta, non sdegna le ingenue e pie consuetudini delle famiglie toscane, scendendo per li rami da que' Rucellai che facevano ombra ai Medici di Firenze.
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La principessa, avvisata dalle bambinaie, si rifugiò in fretta e furia con i figlioli in casa Colonna, quasi di rimpetto. Ebbe appena tempo di portar via seco qualche oggetto di gran valore. Il principe e il di lui fratello — don Ladislao Odescalchi, bellissimo tipo atletico di razza slava, e come figlio e nipote di una polacca deve corrergli nelle vene del sangue slavo — l'accompagnarono e poi tornarono in piazza. Le fiamme divampavano terribili e i pompieri non erano ancora arrivati. Il famoso "soccorso di Pisa" di storica lentezza, è ormai superato.
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A un tratto capitò il Re. Umberto, avendo veduto il bagliore delle fiamme dal Quirinale, era sceso per la via Nazionale, in cappello basso, accompagnato da due aiutanti di campo. Si avvicinò al palazzo finché dei tizzoni non gli caddero ai piedi. La folla che aveva fischiato i pompieri, arrivati tardi al loro dovere, acclamò per istinto il sovrano sempre sollecito d'ogni sventura. E quando, più d'un ora dopo se n'andò via, vedendo ormai l'incendio domato, lo accompagnò con nuove acclamazioni fino al Quirinale.
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In poco più di due ore il fuoco aveva intanto distrutto una quantità di oggetti di valore incalcolabile, oltre ad un'ala di palazzo della quale rimangono i soli muri maestri e la facciata annerita. Il principe Odescalchi è da un pezzo un infaticabile raccoglitore di preziose curiosità: compra quanto può trovare da comprare un appassionato, ricco di milioni. Ho visto in casa sua dei magnifici arazzi, degli smalti di Limoges veramente preziosi, degli avori e dei trittici del XIV e del XV secolo, delle meravigliose sculture in legno. Le fiamme si sbizzarrirono appunto nelle sale dove egli aveva raccolta la maggior parte delle sue collezioni delle quali gli rimane poco più di quanto è depositato al museo di arte industriale di San Giuseppe a Capo le Case, alla cui fondazione egli contribuì largamente dieci anni sono.
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Adesso il Municipio di Roma ha sospeso dall'ufficio l'architetto Ingami colonnello de' Vigili. Una vittima era necessaria. Ma sarà prudente comprare nuove macchine che agiscano senza bisogno di immolare un comandante ogni qual volta piglia fuoco una casa.
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Dicono che il principe Baldassare III Odescalchi, mentre l'incendio gli faceva un danno di quasi un milione, fumando una sigaretta, dicesse filosoficamente: — Sono cose che accadono, — e più del danno si dolesse dell'infelice prova fatta dai vigili concittadini.
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Non esito a crederlo perché il principe Baldassare Odescalchi — noto alla Società Romana fino alla morte del padre, avvenuta ai primi dell'anno scorso, col nomignolo di Don Balduccio — ha sempre avuto il ticchio di parere un originale, e lo è sempre stato. Don Balduccio, che il barone de Renzis oggi suo amico politico rassomigliava sedici anni sono, nel Fanfulla, ad un semel poco cotto, esordì nel mondo come autore drammatico facendo rappresentare al teatro Niccolini di Firenze una sua tragedia intitolata Imelda dei Lambertazzi. La tragedia fu fischiata con particolare impegno dagli amici del giovine patrizio romano. Allora — fu nel 1869 — Don Balduccio aveva 25 anni ed era stato addetto alla legazione italiana a Vienna, essendovi ministro il marchese Gioacchino Pepoli.
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Nel 1870 Don Balduccio precedette le truppe italiane quando sconfinarono al ponte di Borghetto. Un giorno, essendo il quartier generale del Cadorna all'osteria della Storta sulla via Flaminia, Don Balduccio vi arrivò nel pomeriggio, a cavallo, accompagnato da una numerosa scorta di capi musica di villaggio, montati alla buttera, alla quale si era aggiunto anche il marchese Ruggero Maurigi di Castel Maurigi, oggi sua collega alla Camera. Don Balduccio veniva a fare atto di adesione al nuovo governo ed a portare a cena al suo castello di Bracciano — l'antico feudo d'Isabella Orsini — i suoi amici giornalisti che alla Storta non avevano trovato di che sfamarsi.
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Più tardi fu della Commissione che portò a Firenze il plebiscito di Roma e appena ebbe l'età fu eletto deputato di Civitavecchia. In politica ha avuto degli accessi di conservatorismo e di radicalismo: fu amico di Rattazzi e lo è stato di Don Paolo Borghese. Una volta diceva di essere uno dei tre soli veri repubblicani conservatori d'Europa: il secondo era Castelar: mi dispiace di essermi dimenticato il nome del terzo.
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Attivo presidente del Circolo artistico internazionale, cortese protettore di artisti, amabilissimo padrone di casa, Don Balduccio ha sempre avuto nella conversazione intima un frasario suo particolare, nel quale predominano due aggettivi di fabbrica moderna ed esotica: l'abbrutito ed il rammollito. È fuori di dubbio che i due epiteti saranno toccati ai pompieri di Roma parecchie volte.
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Per quanto gravissima la disgrazia che gli è toccata, il principe Odescalchi se ne potrà consolare facilmente: i suoi averi glielo permettono. Mentre farà riedificare il palazzo di piazza Santi Apostoli egli anderà ad abitarne un altro che s'è fatto costruire in questi ultimi anni nei prati di Castello, appena passato il ponte di Ripetta, sullo stile dei palazzi fiorentini del quindicesimo secolo.
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E non gli mancherà voglia né tempo di rifare le collezioni che oggi si deplorano perdute."
Carnvale di Roma:
"Anche a Roma quest'anno il Carnevale non è stato molto animato. Riuscì abbastanza bene l'ultimo Corso al quale presero parte parecchi carri e che terminò con i moccoletti, la solita passeggiata con le fiaccole e la cremazione del Carnevale.
Nella passeggiata con le fiaccole parvero molto bene riusciti i trasparenti che rappresentavano i soppressi biglietti di Banca. Del Carnevale fu abbruciato un simulacro modellato con molto gusto artistico.
Riuscirono bene le feste popolari nel Foro Agonale volgarmente chiamato Piazza Navona, sebbene l'insolito rigore della stagione non fosse molto propizio ai divertimenti all'aperto.
Al Circolo artistico internazionale che (come dicemmo a suo tempo) si è trasferito in un nuovo locale espressamente costruito, vi fu la solita festa da ballo in costume. La sala da ballo era trasformata in un pezzo di campagna svizzera coperta di neve e illuminata dalla luce elettrica: in fondo erasi costruito un chalet.
Da questa zona quasi glaciale si passava alla zona torrida, attraversando una sala ridotta a patio spagnolo dai fratelli Bellieure, per arrivare poi nelle grotte dentro le quali si serviva la cena."
Inaugurazione del Grandi Magazzini “Alle città d’Italia” nel Palazzo Bocconi a Via del Corso. Pesenzia il re Umberto I.
Il Nuoco Caffè Morteo, al pianterreno di Palazzo Ruspoli, cessa l'attività lasciando i locali alla Banca Nazionale, che li usa per la sua nuova sede.
In tre sale del Palazzo Marignoli, nell'angolo tra il Corso e via delle Convertite, si trasferisce da Palazzo Verospi il Caffè di Giacomo Aragno.
Nei locali presenti al pianterreno di Palazzo Odescalchi a via del Corso, apre il negozio di oggettistica Sarteur.
Demolizione di Palazzo Piombino. Piazza Colonna estende il confine con la retrostante Piazza delle Rose. La sede del negozio di alta orologeria Hausmann & Co., si trasferisce provvisoriamente a via Bocca di Leone.
Ettore Franceschini inaugura a via del Corso 141, un emporio specializzato nella vendita di "Maglierie; Mode e novità da uomo e da donna, seterie, biancherie, lanerie; Sartorie speciali per bambini".
La Società Anonima Italiana Omnibus, Tramways e Trasporti, promossa dal comm. Desiderio Baccelli inaugura la tratta che collega piazza Montanara - piazza Mignanelli.
Commmemorazione in occasione del tredicesimo anno dalla morte di Benedetto Cairoli:
"La domenica 8 settembre, compiendosi il trigesimo della morte di Benedetto Cairoli, se ne fece a Roma la commemorazione, che riuscì imponente e solenne. Tutte le associazioni romane e molte venute dalle provincie, si riunirono la mattina in Piazza del Popolo; poi giunsero Menotti Garibaldi circondato da un gruppo di veterani, i Reduci portando una grande corona d'alloro, da porsi sul monumento dei Cairoli al Pincio, un simpatico gruppo di garibaldini colla tradizionale camicia rossa.
Salirono l'erta del Pincio, dove deposero la corona, poi alla volta del Campidoglio. Il corteggio era lunghissimo, più di cento le bandiere, dai balconi sventolavano le bandiere nazionali abbrunate a mezz'asta. Sopra un carro abbrunato, tirato da sei cavalli morelli, spiccava il busto di Benedetto Cairoli, opera di Ettore Ferrari.
Attraverso le vie del Corso, del Plebiscito, di Aracceli e la salita delle tre Pile, il corteggio giungeva a mezzogiorno in piazza del Campidoglio. I Palazzi Capitolini erano ornati di bandiere e panneggiamenti.
A mezz'asta, abbrunata, la bandiera sventolava pure sulla gran porta del Palazzo Senatorio. Innanzi alla porta del Palazzo dei Conservatori, i vigili tenevano le bandiere dei rioni ed il gonfalone della città. Nell'atrio del Palazzo stavano raccolti il sindaco, gli assessori e i consiglieri comunali.
Nel centro era eretto un basamento drappeggiato di velluto rosso e trine di oro, sul quale doveva essere collocato il busto. L'arrivo del corteggio è salutato da un lungo applauso, si cerca di porre il busto sul basamento a ciò eretto, ma non ci si riesce, e gli oratori Menotti Garibaldi e il sindaco Guiccioli pronunciano i loro discorsi attorno al carro. Il busto del Cairoli fu il giorno appresso collocato nell'aula delle sedute del Consiglio comunale."
Demolizioni a Piazza Colonna. Concorso accademico pel nuovo Palazzo del Parlamento da realizzarsi al loro posto:
"Mi chiedete notizie del Concorso pel nuovo Palazzo del Parlamento? La commissione chiamata a giudicare i progetti presentati da una cinquantina di concorrenti non ha ancora pronunziato la sua sentenza; anzi ha appena incominciato l'esame dei disegni esposti. La maggior parte dei quali, per verità, sarebbe più adatta a un mercato, a un edifizio per qualche fiera enologica, che non ad un palazzo legislativo. Abbondano le cupole, i lucernari, i campanili, e non manca perfino qualche imitazione della torre Eiffel. Si dice il peccato, ma non il nome del peccatore, epperciò lascio anch'io volentieri nella penna i nomi degli architetti che intervennero a questa gara. Noto la cura speciale del maggior numero di essi per riscaldare o rinfrescare, secondo le stagioni, i nostri onorevoli, e noto pure gli sforzi che quasi tutti hanno fatto per collocare la buvette in luogo comodo e facilmente accessibile, il che assicura i destini della patria.
Questo concorso, come sapete, è puramente accademico, giacchè per ora col vento che tira, non c'è alcuna probabilità che si edifichi un nuovo palazzo pel Parlamento. Qualcuno ha detto che i sullodati architetti hanno fatto dei castelli in Ispagna, la qual cosa è conforme al vero. Non era però un castello in Ispagna il palazzo Piombino che il municipio di Roma ha fatto demolire in piazza Colonna.
Ormai di quel goffo e pesante casamento non rimane più traccia; l'area è sgombra e l'aspetto della Colonna Antonina ci guadagna esteticamente un tanto. Ma è chiaro che ora converrà sistemare la piazza. Che cosa sorgerà in luogo del palazzo Piombino? I Francesi hanno un giuoco di società, nel quale si domanda: qu'y mettra-t-on? Ciascuno ci mette quello che vuole e così accade appunto per la sistemazione della piazza Colonna. Chi ci vorrebbe mettere un giardino, chi una fontana monumentale, chi magari una galleria come quella di Milano con annessi baritoni e ballerini a spasso. Le proposte si moltiplicano, e, vista l'incontentabilità umana, sarebbe forse il caso di ricordare il famoso sonetto del Porta sulla manna degli Ebrei. Io, se fossi Domeneddio, non so davvero che cosa metterei in piazza Colonna; forse ci starebbe bene la statua equestre del Sindaco che ha ordinato la demolizione del palazzo Piombino senza darsi pensiero del modo di riempire il vuoto. E vero che nella capitale, quando si tratta di cose municipali, tutto si concentra nel vuoto!
Ed è anche vero che la Roma centrale è stata purtroppo dimenticata fin qui. Ciò che doveva farsi fin dal principio lo si fa ora che le finanze municipali sono esauste. L'area scoperta non dovrà certo rimanere così, ma se una mente pratica avesse regolato fin dal principio il colossale movimento edilizio, l'abbellimento che si voleva dare alla capitale del regno, più che spendere milioni, per esempio, nella passeggiata de' Parioli o in quella del Gianicolo ove non si vede anima viva, si avrebbe a quest'ora e già terminato qualche cosa di più utile e di più decoroso nel centro.
Basta dare uno sguardo alle altre città che han progredito per capire che han cominciato per abbellire e rendere più comoda la parte dove ferve la vita cittadina. Chi concepì l'ingrandimento di Parigi, tanto per dare un esempio, partiva certo da questo concetto. Tutti i gran boulevards con l'ultimo venuto, l'avenue de l'Opéra, sono grandi arterie del cuore parigino, da dove il moto e la vita si spande fino alle piazze di Neuilly e di Montmartre.
A Roma invece per colpa degli antichi, perdonabili perchè non avevano piani regolatori, e per colpa riconosciuta dei moderni, abbiamo invece tutto il contrario.
San Pietro, la più bella piazza del mondo, il Popolo, Santa Maria Maggiore, il Laterano stanno tutti fuori di mano; per vederli occorre traversare strette ed indecenti strade. Piazza Vittorio Emanuele abbellita ora da un giardino veramente bello, l'Indipendenza, la Via Veneto, la più grande delle nuove strade, opere tutte dei moderni, sono anche esse fuori di mano e lontane qualche chilometro dal centro. Cosicchè il cuore di Roma tanto per le opere antiche come per le moderne è rimasto quello ch'era, cioè a dire stretto e meschino, senza nessuno di quei tagli, di quelle aperture grandiose che classificano ora le grandi città.
San Marcello, San Carlo al Corso, il largo Sciarra sono, figuratevi! chiamati piazze, e non rappresentano in paragone nemmeno la metà d'un boulevard, d'una avenue, d'un Corso, d'una street o strasse qualunque.
Or dunque non c'è che da rallegrarsi, come vi dicevo, se il palazzo Piombino è stato atterrato. In arte non rappresentava un bel nulla. Le guide stesse, compresa la Treves-Bolaffio arricchita ora di tutte le novità degli ultimi anni, non lo nominavano. Dunque parce sepulto! Lo slargamento iniziato coll'edificio Bocconi e Marignoli, elegante architettura del Podesti, è sperabile oramai che segua fino alla così detta Piazza Sciarra. Solo allora il vero centro di Roma incomincerà a respirare. Per l'area libera vi ho già detto che i progetti non mancano.
L'amico Fanfulla vorrebbe di quell'area a mille e duecento lire al metro farne un giardinetto per le balie e per gli oziosi che volessero fumare la pipa al sole.
Un altro progetto che ho veduto in lavorazione assomiglia a questo, ma è più monumentale e forse di non disprezzabile effetto. In esso è ripetuta nell'area Piombino un'altra piazza Colonna, compresa anche un'altra colonna dedicata con i suoi bassorilievi alle battaglie del risorgimento italico. La galleria verrebbe nel fondo, prospicente il palazzo Weghedin. Ne sentiremo delle belle come a Firenze per la celebre questione tricuspidale. Intanto, con non poca fatica per provvedermene, vi do i tre progetti che esistono.
Quello dell'ingegnere Mazzanti (neo-consigliere) fu il primo e stabilì, con molta praticità, l'ufficio al quale deve servire ciò che può erigersi su quell'area.
Seguirono il Piacentini ed il De Mauro erigendo anch'essi edifizi al medesimo scopo. Sicchè può dirsi che dalle persone tecniche come dalla cittadinanza si riconosce l'area Piombino come il solo punto per dotare la città d'una galleria o foro — chiamateli come volete, — ossia d'un punto di ritrovo coperto mancante fino ad ora.
Riportando un piccolo schizzo dei tre progetti non è mia idea farvi l'elogio e la critica di alcuno. Saremo in tempo quando saranno aumentati i progetti, o quando l'onorevole Calcedonio Inghilleri, tolta la pesante ed inutile inchiesta, permetterà ai nuovi venuti di filar dritto fino alla fine sugli abbellimenti ed i miglioramenti della città.
Antonio D'Alessandri trasferisce il suo studio fotografico da via del Corso 12 a Via Condotti 61.
Festa del plebiscito:
"A Roma subito dopo il XX settembre si festeggia il 2 ottobre, anniversario del plebiscito, e la seconda festa non è meno importante della prima. La premiazione delle scuole municipali fu quest'anno eseguita nella serra del Palazzo dell'Esposizione perchè il tempo rovinava spesso la funzione maestosa che si faceva nella Piazza del Campidoglio; bandiere dappertutto, musiche in più piazze ed illuminazione straordinaria del corso.
È stabilito poi che in codesta sera abbia termine la musica a Piazza Colonna — quella musica serale ch'è stata il sollievo e la disperazione di tutte le signorine e di tutte le mamme nelle serate calde dell'estate. Immaginate perciò l'affluenza delle belle frequentatrici, i nascosti rimpianti delle popole, i velati dispiaceri dei painetti innamorati.
Da uno studio profondo sulla Piazza Colonna d'estate, ne verrebbero fuori macchiette e bozzetti interessanti...
Ipsilonne."
La bottega alta orologeria Hausmann & Co. si sposta a palazzo Fiano, in via del Corso 406.
Festeggiamenti del Carnevale a Piazza del Popolo:
"Nella stessa Piazza del Popolo, ci fu un'altra gara, ma ben più seria, e importante. In quel gran circo costruito, che offriva una certa illusione della Roma antica, seguì la gara delle bande di quattordici città, che formano corona intorno a Roma. Diciotto in tutto! E ciascuna era composta da 30 a 45 bandisti!... Che numero di sinfonie! E che trombe!... Le trombe di Gerico furono eclissate. I premi erano di 800, 400, e 300 lire, e furono aggiudicati da un giurì, in un palco, alla presenza d'una moltitudine indescrivibile.
Anche a Roma, al Costanzi, si volle allestire la festa dei bambini, che accorsero mascherati, in folla, fra cui un Adamo e Eva graziosi. Vi fu una distribuzione di confetti e di baci senza fine. I bimbi premiati ricevettero un bono per farsi fotografare dal Schemboche. — S'ebbe anche un corso storico.
Il corso del giovedì grasso riuscì la cosa più pazza di questo mondo. Fra le due piazze di Venezia e del Popolo, la gente infuriava, smaniava per ammirare i carri mascherati. Questi furono sei, salutati da battimani, urli, fiori e altri vegetali diversi. Il carro sfolgorante d'oro: "Ogni medaglia ha il suo rovescio" riportò la palma. Da una parte, c'era un congresso di scienziati che studiavano la linfa Koch, e dall'altra molti personaggi di nazioni diverse se la spassavano fra trofei d'armi: la situazione del momento. Lo ideò e lo decorò il signor Camillo De Rossi.
Bisognerebbe intingere la penna nei colori dell'iride per descrivere i balli, ch'ebbero luogo al Quirinale. Riuscirono splendidi di magnificenza, come sempre. La nostra graziosa regina Margherita fu la vera regina della festa superba. Nel primo ballo intervenne, assai osservato, Erberto Bismarck: e nell'ultimo, comparì tutto il neonato ministero, meno l'on. Colombo, occupato a studiare senza indugio i problemi che gli si presentano gravi, sfingi del deserto economico."
"A Roma, le tradizioni carnevalesche si mantengono più intatte che a Milano. Il veglione in bianco che ebbe Inogo al teatro Costanzi, fa una graziosa novità. Supponete che il manifesto per quel veglione avesse detto: Maschere o non maschere, nessuno potrà entrare al Costanzi, se non è vestito di bianco. È moltissime erano le maschere vestite di bianco: dall’ uomo appena uscito dal bagno che si drappeggia in un lenzuolo come una statua greca, al cuoco candido immacolato, all'originale coperto tutto di pezzetti di zucchero autentico, alla facile conquistatrice ornata di camelie e bianca come panna montata. Una nuvolaglia nivea di stoffe, piume, veli, trine.... dava un aspetto fantastico, e sopratutto nuovo al Costanzi, che meritava bene quattro tratti di matita per ricordo. Fu un successo.
Anche il festival in piazza del Popolo è riuscito benissimo. L'illuminazione, fatta dalla ditta Fantappi di Firenze, gareggiava con quelle dell’Ottino di patriotica memoria. Dall'obelisco centrale e da due antenne laterali partivano una grande quantità di catenelle a cui erano appesi cirea ventimila lumini variopinti.
E a tanta Iuce, si ballava disperatamente.
Si ballò anche nel Padiglione dell’Allegria, piantato per la circostanza. Ivi, delle signorine, lanciavano dei nastri colorati con in cima qualche confetto. Del corteo storico, abbiamo fatto cenno nel numero antecedente. Fu una sfilata pittore sca, un richiamo a tempi che furono.
Lo chiamavano il corteo senatoriale. Un senatore di Roma, cavalieri, paggi, giullari, vestiti dal Lamperti, comparvero e ricomparvero acclamati al gran Corso.
I loro cavalli caracollavano; l'ilarità animava i componenti del corteo; perfino gli armigeri, l'austera giustizia e il trucolento boia, che vi facevano parte, distribuivano barzellette al popolo. Nel Corso, riuscitissimo e accolto con generale soddisfazione, fu il carro delle statue di bronzo.
C'era, nel mezzo, una Giuditta, imitazione libera del'Donatello, e stringeva nella sinistra la testa d’Oloferne; nella destra, la daga. Ma basta: di tutte le curiosità più spiccate del carnevale romuleo, il nostro corrispondente artistico, riempì due pagine, che saranno gustate."
Inaugurazione ufficiale del Carnevale romano, con grande concorso di gente in piazza del Popolo:
"Roma soltanto ha avuto quest'anno il carnevale per le strade, e con maggior brio dell'anno scorso. Domenica 21, si fece l'inaugurazione ufficiale con grande concorso di gente specialmente in piazza del Popolo ove, su disegno dell'architetto Aureli, fu costruito un vasto e bel circo romano col relativo podio ed un grande arco di trionfo prospiciente il Corso.
Il circo (tutto in tavole dipinte in marmo bianco e grigio) è di effetto architettonico piacevolissimo; all’intorno girano delle vaste gradinate adorne di labari di diversi disegni e chiuse in alto da uno steccato o muro in legno con colonnini e grossi vasi di fiori di effetto gaio, fra i quali corrono dei festoni di lauro.
La cerimonia d'inangurazione del Carnevale cominciò con l'entrata di Pasquino dalla porta del Popolo nella piazza omonima; fatta quivi una breve sosta, circondato dalle sue guardie d'onore, egli parlò al popolo romano, annunziando principiata l'era delle baldorie carnevalesche. Pasquino si recò poi, per il Corso e via Nazionale, al teatro Costanzi ove fece la distribuzione dei premi al veglione de' Bambini.
Il corteo era composto così: dieci cavalieri costtaghi che aprivano la marcia (la presenza dei quali non so spiegarmela, per verità, in altro modo che... pensando ad una futura alleanza politica....); una banda di suonatori vestiti alla greca; tre carri rappresentanti i Tre evi (antico, medio e moderno), quindici paggi a piedi portanti labari; il carro di Pasquino tirato da 6 cavalli rappresentante una galea (nave) tutta dorata ed argentata; sul davanti, a poppa, la statua di Nettuno tra due cavalli marini, nel mezzo l'albero con la vela, verso la prua la statna di Pasquino. Questi era circondato da soldati vestiti di bianco all'antica romana; chiudeva il corteo un altro concerto vestito alla greca.
Nel giorno seguente e successivi si fecero nel circo Romano di piazza del Popolo le corse con le dighe e quelle coi Vutteri; spettacoli, anche questi, eminentemente romani e che armonizzano a meraviglia con tutto l'insieme, se ne togli ...quei famosi cosacchi.
Avrò forse occasione di parlarvi anche del veglione della stampa, nel quale i giornalisti romani hanno saputo fare della réclame allé loro idee ed alle loro Appendici; e del veglione degli studenti dove si è potuto fischiare con tutto il comodo un pseudo rettore, senza incorrere nelle censure ministeriali e tanto meno nelle sospensioni.
C'è stata anche la solita fiera enologica; il solito ballo al circolo artistico. Nel gran mondo ufficiale il successo più completo lo ha ottenuto il teatrino del barone e della baronessa de Bruck, all'ambasciata Austro-Ungarica, dove lady Dufferin marchesa d’Ava si è mostrata attrice fine e piena d'intelligenza (come è fine ed intelligente scrittrice) recitando una commedia inglese col signor Reunel Rod, il biografo di Federigo III. Così ambasciatrice inglese ha dato il suo saluto a Roma, prima di partire per Parigi."
Echi del carnevale. Il veglione della Stampa. I carri storici. La festa al Circolo Artistico:
"Ancora due pagine sul carnevale di Roma, il più bello che in quest'anno la penisola dei carnevali abbia avuto. Primeggiò il "Veglione della Stampa", al Teatro Costanzi nella notte del 25 febbraio.
Che folla!... Un torrente umano si riversò al Costanzi dalle 10 della sera alle 3 del mattino. Si calcola che sieno intervenute diecimila persone.
Il teatro presentava un magnifico colpo d'occhio. Ogni giornale di Roma aveva addobbata una propria loggia. Il Diritto, organo della democrazia, era rappresentato da un organo enorme. Graziosa la loggia del Rugantino, giornale scritto in romanesco. Rappresentava un'osteria romana con cucina, dove tre belle trasteverine, nel loro costume, distribuivano sorrisi, piatti e bicchieri ricolmi. Elegante la loggia del Fanfulla, col busto di Fanfulla eseguito dal Monteverde. Quella dell'Italia era piena di piante d'aranci: l'interno rappresentava un giardino con una Mignon. Sul davanti della loggia si leggeva: Le pays où fleurit l'oranger!
Una parola anche sulle "mascherate". Il "Trionfo di Vittoria Colonna", fu il carro più osservato. Povera Marchesana di Pescara!... Chi mai avrebbe detto a lei, così nemica delle pompe mondane, e così amica dell'ombra de' chiostri, che l'avrebbero presa a soggetto d'uno spasso carnevalesco?...
L'insigne poetessa ascetica era rappresentata sul carro magnifico dalla poetessa signora Clelia Bertini, che sedeva in alto e aveva a' suoi piedi i più illustri nomini del cinquecento: Benvenuto Cellini, Raffaello, Giulio Romano, Paolo Veronese, Pietro Aretino. Non mancavano due dame d'onore e paggi. Sul davanti del carro v'erano le statue della Poesia e della Storia, e, dietro, il genio della Fama e i versi di Veronica Gambara per Vittoria Colonna:
O della nostra etade unica gloria, Donna saggia, leggiadra, anzi divina! Un altro bel carro rappresentava Amore vince la forza. Entro una conchiglia, un amore si faceva trascinare da un leone.
Notiamo anche Cola di Rienzi a una festa. A proposito di questo tribuno, un effetto d'ilarità produsse il carro la Salita del Campidoglio, con Cola di Rienzi e due suoi imitatori moderni, in cui tutti riconoscevano Checco Ceccapiclier e Pietro Sbarbaro. C'era anche la sua brava arringa di Cola, cioè dello "Spirito gentil" cantato dal Petrarca.
La festa al Circolo Artistico Internazionale fu la migliore sorpresa. Il salone fu convertito in una immensa miniera d'oro. Un fulgore abbarbagliante! Oro dappertutto... e dappertutto luce elettrica che pioveva dalle screpolature delle roccie aurifere. I sedili erano macigni. C'era il crogiuolo per l'oro, i fornelli per fonderlo... Gli artisti indossavano splendidi costumi da minatori. I soci spagnuoli del Circolo diedero un concerto arabo."
Celebrazioni del centenario della nascita di Shelley
"L'anno scorso, gli spiriti colti festeggiarono anche in Italia, con pubblicazioni, il primo centenario della nascita del poeta e a Viareggio gli si prepara ora un monumento.
Il 21 giugno, s'inaugurava per cura di quel Municipio una lapide nel palazzo Verospi, in onore di lui che ivi scriveva il Prometeo e I Cenci; saggi drammatici, dove lo Shelley riprodusse in uno le serene bellezze della musa classica, e nell'altro le tetre ispirazioni della musa romantica.
Alla inaugurazione della lapide, assistettero varii uomini politici e letterati. L’on. Roseo parlò a nome del sindaco di Roma, ricordando come il poeta fosse amante e sostenitore convinto delle libertà popolari oggi trionfanti. Questo particolare biografico è ricordato dalla lapide.
Il Cimitero dei protestanti è una proprietà dell'ambasciata tedesca. Il municipio di Roma, dopo lunghe trattative, si è accordato per trasferirlo più lontano fuori di porta San Paolo, lasciando però intatti i ricordi monumentali degli uomini celebri, come appunto îl modesto monumento che racchiude il cuore di Percy Bysshe Shelley e a cui, nel pomeriggio del 21 giugno, la colonia inglese e molti cittadini deposero belle corone."
Funerali civili di Silvio Spaventa. Il corteo parte dalla sua Casa a via dei Due Macelli.
"A Silvio Spaventa, del quale anmunziammo la morte nell'ultimo numero, furono rese solenni onoranze funebri a spese dello Stato e la sua salma fu deposta nel cimitero di Roma. Il Consiglio di Stato radunatosi a sezioni riunite deliberò di collocare il busto dell'illustre estinto nell’aula del Consiglio e di promuovere una solenne commemorazione che sarà fatta da Ruggiero Bonghi."
"Tutto il giorno, era stato continuo l'affluire dei visitatori alla camera ardente nella casa ove Silvio Spaventa era spirato, e dove re Umberto aveva mandato una corona di fiori freschi, legata con nastro di seta nera, sul quale leggevasi: "A Silvio Spaventa Umberto I.
Alle 5,20, la bara fu portata dagli amici sul carro e ricoperta di corone. Precedevano un plotone di guardie municipali, un altro di vigili, un battaglione del 70° con musica e bandiere e il concerto comunale.
Il carro era fiancheggiato dagli uscieri del Senato, della Camera, del Consiglio di Stato e dei ministri. I cordoni erano retti: adestra, da Farini, Giolitti, Tabarrini, ecc., a sinistra, da Zanardelli, Genala, generale di S. Marzano, ecc. Seguivano gli altri ministri, i sottosegretari di Stato, 300 fra senatori e deputati e altre rappresentanze dell'esercito, dell'armata, delle società patriotiche. Dopo, le carrozze dei fiori, seguivano altre ventidue carrozze mandate dal Senato, dalla Camera, dai Ministeri.
Il corteo era chiuso da un plotone del 70°. A piazza Termini, il corteo si è sciolto. Molti amici del defunto vollero, per altro, seguire la salma fino a Campo Verano, dove la salma venne seppellita."
I Funerali del Ministro Gelana:
"Furono celebrati il 10 novembre e riuscirono imponentissimi. La popolazione vi partecipò largamente. L'itinerario e i cerimoniali furono i soliti. Il corteo era aperto dalla banda municipale e chiuso da un battaglione di fanteria.
Il feretro, tirato da quattro cavalli, era letteralmente coperto di magnifiche corone, come si vede nel nostro disegno preso da una finestra mentre passava accompagnato dal Giolitti, e da tutti gli altri ministri, eccettuato il Martini e le alte cariche del Regno. Il corteo si è fermato alla chiesa di Sant'Andrea delle Fratte al Corso, dove si dette l'assoluzione alla salma, e quindi proseguì per via Frattina, Corso e via Nazionale.
Il corteo arrivò a mezzogiorno alla stazione, e quivi si sciolse. La bara fu deposta nella camera ardente e coperta tutta di corone; e alla sera, scortata dal sottosegretario generale Sani, parti per Soresina, luogo natale dell'estinto, dove gli vennero tributati altri onori solenni."
Giunge a Roma una carovana di velocipedisti lombardi (una sessantina dei migliori): "Fu il cav. Johnson, presidente del Veloce-Club di Milano, che ideò la loro bella passeggiata da Milano a Roma. La carovana dei ciclisti si divise in due squadre, che sì riunirono a Castelnuovo di Porto ed entrarono a Roma insieme, trionfalmente. Una enorme folla li accolse: andò loro incontro anche S. M. la Regina. La lunga schiera passò per Ponte Molle, via Flaminia, piazza del Popolo, fino a piazza della Minerva."
II Gara Nazionale di Tiro a Segno: "S'inaugura il tiro a segno di Tor Quinto. Un imponente corteo de' tiratori muove in mezzo a una folla sterminata da piazza Termini, percorre le via Nazionale, del Corso, Fontanella di Borghese, della Scrofa, la salita dei Crescenzi e si schiera in piazza del Pantheon.
Il corteo è composto da 301 società. Sono 3285 tiratori in tutto. La società più numerosa è quella di Roma. Precedono il corteo le guardie municipali e gli allievi Carabinieri. Quindi viene la rappresentanza del Comitato centrale della gara, composto dai deputati Menotti Garibaldi, Fortis, Galletti, signor Silvano Lemmi, colonnello Guastalla e comm. Ferrando. La rappresentanza dell'esercito reca una stupenda corona destinata alla tomba di Vittorio Emanuele. Questa corona è deposta sulla tomba del gran Re dal Comitato cent della gara, dalla presidenza della federazione ginnastica italiana, dalle rappresentanze delle società e dell'esercito, mentre, le scorte di Roma, a cui fanno ala i vigili di Roma rimangono nell'atrio del Pantheon. Lungo tutto il percorso del corteo, applausi della folla ai tiratori, applausi alle bandiere, e grida di Viva l'Italia!
Nel pomeriggio, tutte le rappresentanze colle bandiere e colle musiche, si sono riunite oltre Ponte Molle, sulla via del Lazio; il corteo dei tiratori sfila lungo lo stradone di Tor di Quinto e ivi si schiera. Tutte le bandiere si sono raccolte dinanzi al padiglione reale. Scoppiano applausi ai Sovrani che giungono; si trovano già ad attendere le Loro Maestà nella tribuna reale tutti i ministri, i sottosegretari, le rappresentanze della Camera e del Senato, molti generali in divisa, senatori e deputati. L'onorevole Crispi pronuncia un discorso, a cui risponde l'avv. Nova pei tiratori bresciani."
Giovanni Battista Faraglia inaugura il Caffè Faraglino nel Palazzo di Montecatini, angolo su via del Corso. Tra le decorazioni uno splendido lampadario all'angolo sul Corso.
Mentre în piazza Sciarra si eseguivano lavori di scavo pe una fogna dall'Amministrazione giudiziale dei casamenti Sciarra, e per interesse della Cassa di Risparmio di Milano, alla profondità di quattro metri e mezzo, e precisamente al livello delle acque sotterranee, gli operai s'imbattono în un grande masso. Liberato dalla terra, appare un tronco di statua, mancante delle braccia e della testa, coperto da un ampio paludamento, a di e di discreta fattura. La statua era di grandi dimensioni, perchè il tronco rinvenuto è lungo m. 2.90. Si crede che essa abbia fatto parte dell'arco dell'Acquedotto vergine, che attraversava in questo punto il Corso:
"Le ricerche eseguite, ma inutilmente, in prossimità del tronco, per cercare la testa e le braccia, e i lavori di scavo della fogna, hanno fatto tornare in luce avanzi di costruzioni in pietra appartenenti all’acquedotto, di cui nei sotterranei del palazzo Sciarra esistono tuttora due grandi arcate. La scoperta ha molto eccitato la curiosità del pubblico romano, che affollavasi tutto il giorno attorno allo scavo, e che numeroso assistette alla estrazione della statua, nonostante l'ora assai mattutina in cui l'estrazione fu eseguita. Dicesi che la casa Sciarra voglia accampar dei ritti sul rinvenimento; per ora, la statua venne deposta nel Magazzino archeologico comunale, dove gli studiosi potranno esaminarla."
Il Caffè Liquoreria Falchetto, si trasferisce dal demolito Palazzo Piombino, al pianterreno di Palazzo Chigi, all'angolo con il Corso. Assume il nuovo nome di Caffè Cillario.
Corteo funebre del generale Enrico Cosenz: "La pioggia disturbò la cerimonia solenne. Fin dalle ore nove di sabato mattina, le vie per le quali doveva passare il corteo dell'illustre generale, erano affollatissime, non ostante il cattivo tempo: alle finestre, molte signore. Il corteo è aperto da uno squadrone d'allievi rabinierì colla musica della legione allievi carabinieri. Segue il comando delle truppe; quindi mezzo reggimento cavalleggieri di Catania su due squadroni, una brigata di due battaglioni del 13° d'artiglieria, ecc, Mentre le truppe avanzano, la salma vien collocata sopra un alfusto di cannone. È racchiusa in tre casse: una di noce con borchie dorate, una di zinco, e una terza di castagno, imbottita di raso celeste e merletti. Una targa di ottone porta la scritta Enrico Cosenz — tenente generale — morto în Roma il 28 set tembre 1898. Sul feretro posto l'elmo, la spada e la sciarpa del generale con una magnifica corona inviata dal Re....
Dinanzi alla chiesa di San Marcello il corteo fa sosta e otto sottufficiali trasportano il feretro nella chiesa, dove ha luogo l'assoluzione della salma. Sulla piazza fanno ala due plotoni di vigili, mentre il concerto comunale eseguisce la marcia funebre di Chopin. Compiuta la cerimonia religiosa il corteo riprende la sua marcia, scio gliendosi all'Arco di Santa Bibbiana. Lo squadrone, la mu sica e le due compagnie della legione allievi carabinieri, più il battaglione bersaglieri accompagnano la salma fin al cimitero di Campo Verano, dove viene sepolto."
Apre un nuovo punto vendita dei Biscotti Gentilini al piano terra di Palazzo Lezzani, in Via del Corso 66. Nell'immobile risiede con la famiglia, il fondatore Pietro Gentilini.
In un locale a Corso Umbero I 335, di proprietà di Giuseppe Cocanari fotografo ed ottico professionista, iniziano le proiezioni cinematografiche alla Edison, della Sala Iride.
Il Consiglio Comunale di Roma delibera sulla toponomastica, per omaggire il defunto Re Umberto I. La galleria in costruzione sotto il Quirinale viene denominata Galleria Umberto I e Via del Corso cambia il nome di Corso Umberto I. Per la realizzazione dell'opera e proseguire la strada verso piazza di spagna, verranno sacrificati il lato sinistro del Palazzo Boccapaduli Gentili Del Drago e la chiesa di San Nicola in Arcione. A sera viene organizzata una grande dimostrazione popolare di lutto. "Alle ore 21 un immenso corteo delle Associazioni con bandiere abbrunate partì da piazza del Popolo tra fitte ali di popolo in religioso silenzio, traversò il Corso, piazza Venezia e sì recò al Campidoglio.
Il sindaco e il Consiglio Comunale, che avevano allora deliberato sulle onoranze ad Umberto con singolare unanimità, ricevettero il Comitato del corteo nella sala degli Orazii e Curiazii.
Il sindaco pronunziò un applaudito discorso concludendo così: “ Romani, il Re è morto, evviva il Re!Lungo il passaggio del corteo, composto di migliaia e migliaia di persone, tutti i pubblici esercizi furono chiusi."
Il Thea-Room del Comitato Carità e Lavoro, si trasferisce dalla precedente sede di via Condotti, a Corso umberto 4-9. Il Comitato, è stato costituito dalla principessa Pallavicini, con lo scopo di provvedere lavoro agli artisti poveri e di procurarne la vendita aprendo magazzini e botteghe.
Nel fare un cavo sull'angolo del Corso Umberto I con la via delle Muratte, a m. 6,50 sotto il livello stradale, è stato scoperto un pilastro, costruito in laterizio e tramezzato da un grande parallelepipedo di travertino, che misura m. 1,30 X 1,40 X 0,70.
Quivi si è trovato un mensolone di marmo, lungo m. 0,58 X 0,28, guasto e assai danneggiato; un pezzo di piccolo sarcofago marmoreo, ed un frammento di cippo in peperino, alto m. 0,22 X 0,18 X 0,34, che conserva questo avanzo di iscrizione sepolcrale: M P POMP PVP MA POSTER IN P XII
Giuseppe Gatti
Al Campo da Tiro della Farensina si svolge la IV Gara generale Campionati Mondiali di Tiro a Segno.
Per l'occasione sono realizzate vaste e monumentali strutture provvisorie: "Sabato, 18, ebbe Iuogo a Roma la solenne inaugurazione della IV gara del tiro a segno nazionale. La cerimonia d'inaugurazione alla Farnesina fu preceduta dalla formazione in Campidoglio e dallo sfilamento del corteo per via Aracoeli, via del Plebiscito Corso Umnberto I e Piazza del Popolo, fino al campo del tiro. Apriva la marcia la bandiera della società di tiro a segno di Roma; seguivano’un plotone delle guardie municipali, la musica del 94° reggimento: veniva quindi la bandiera d'Italia fiancheggiata dal cav.
Macagnini direttore del corteo, dal sindaco dì Pisa e da altri membri del Comitato; poi, formando un pittoresco gruppo nel mezzo, lo scudo di Roma e lo stendardo di Torino. Poco dopo il corteo arrivarono alla Farnesina le LL. MM., i membri del corpo diplomatico, i ministri, quanto ba di più eletto la capitale.
Il presidente del Consiglio, on. Zanardelli, pronunziò il di scorso inaugurale con slancio giovanile, salutando con parole elevate 6 vibranti i giovani italiani accorsi alla nobile gara delle armi.
Dopo l’applaudito di. si recarono alla galleria del tiro; e di là il Re sparò tre colpi. "
Nei lavori di sterro per la costruzione della nuova fogna che deve allacciare quella di via del Tritone con l'altra di via della Scrofa, è stato trovato, in prossimità dei magazzini Bocconi, un pezzo di mattone che Dia il bolla E circolare inedito e fin qui sconosciuto: IVVENTI SATVRNINI Ex F SEI A E S ISAVRIC OPVS DOLIAR ASIATICO II COS
È dell’anno 125, e nel cerchietto porta in rilievo la protome di Mereuro, volta a destra, con la borsa e il caduceo ai due lati. Per i medesimi lavori in piazza di Montecitorio, alla profondità di quattro metri sotto il piano stradale, si sono incontrati piccoli avanzi di muri, costruiti parte in laterizio e parte in pietrame.
Giuseppe Gatti.
Nello sterro per la costruzione della nuova fogna dalla via del Tritone a quella del Campo Marzio, presso l'angolo del magazzino Bocconi è stato scoperto, alla profondità di m. 6,50 dal piano stradale, un tratto di antica strada a grandi poligoni di selce; ed in piazza Colonna, dirimpetto all'angolo del palazzo Chigi, è riapparso un simile tratto di pavimento stradale, il quale trovasi a livello più alto, cioè a m. 5,50 sotto il piano della piazza.
In quest'ultimo luogo si è rinvenuto un pezzo di condottura in piombo, che doveva traversare obliquamente la via Flaminia, dirigendosi verso sud-est. Questo pezzo di tubo aquario, che ha il maggiore diametro di m. 0,08 ed è lungo m. 0,50 porta a belle lettere rilevate l'iscrizione: I PHOEBIANI TRIB CHO PR VIG cioè: . Mancano il prenome e il gentilizio del tribuno, che ebbe la cura di sovrainten- dere alla condottura la quale doveva portar l'acqua alla stazione della prima coorte dei vigili.
Questa, com'è noto, era nelle vicinanze dell'odierna via di S. Marcello, e trovavasi sul confine fra la settima e la nona regione. La direzione, che aveva la fistola plumbea ora scoperta, è appunto verso quella parte e conferma l'ubicazione della predetta stazione. È conosciuto un altro simile tubo aquario, col nome di Ti. Claudio Juventino centurione della prima coorte dei vigili (C. I. L. XV, 7245), ma ne è ignota la provenienza.
Frà la terra rimossa nei predetti lavori si è recuperato: un rocchio di colonna di africano, lungo un metro, col diametro di m. 0,47; un piccolo frammento di ca| pitello ed un pezzo di cornice intagliata, in marmo; due pezzi di mattoni coi bolli del secondo secolo, (C. I. L. XV, nn. 373 e 1298) ed i frammenti d'iscrioni sepolerali incise su lastre di marmo.
Giuseppe Gatti.
La libreria Treves (editore di opere come L'Illustrazione Italiana) si trasferisce a Corso Umberto (via del Corso) 174.
Scoppia una bomba al Caffè Aragno:
"L'alma Roma, alla vigilia del ritorno dei Sovrani, e dell'arrivo del Re Giorgio di Grecia, è stata rallegrata dallo scoppiò di due, anzi di tre bombe; o, per meglio dire, delle scatole di latta, con entro polvere, chiodi, pezzi di ferro.
La prima scoppiò davanti alla porta del noto Caffè Aragno, all'angolo del vecchio Corso in Via della Mercede, alle 18.29 di mercoledì 14, mentre la gente era ivi, come sempre, affollata in quella elegante borsa... delle chiacchiere.
L'individuo che fece esplodere la bomba, piccolo, rossiccio, con barbetta, cappello a cencio, fu visto da tutti quando depose la valigietta contenente la scatola pericolosa e la ricoprì con un mantello di loden; si è trovato dove bevve della birra, dove comperò la polvere e i chiodi, ma lui... non si è trovato.
L'insuccesso della Questura incoraggiò forse, lo stesso malvagio individuo, od un suo degno emulo, a commettere un altro consimile vandalico scherzo nell' interno della Basilica di San Pietro a Roma, domenica verso le 11 e mezza mentre stava: per finire la messa davanti all'altare detto di Clemente XIII. Quivi in fatti a quell'ora un forte scoppio spaventò le poche centinaia di devoti che trovavansi in chiesa.
L'esplosione fu prodotta da una scatola di latta simile in tutto a quella scoppiata davanti al Caffè Aragno. Non fece altri danni all’infuori di annerire le lastre di marmo, per il raggio di mezzo metro, davanti alla tomba canoviana di Papa Rezzonico.
Quella del Caffè Aragno invece aveva prodotto scottature alla faccia di un Maroni, disegnatore di giornali, che era seduto ad un tavolino vicino alla bomba.
Domenica stessa poi, nel pomeriggio, scoppiava un petardo sotto il tunnel che dai Due Macelli va in Via Nazionale passando sotto al Quirinale.
Questa triplice esplosione ha messo sossopra a Roma la Questura, che non ha trovato nè gli autori degli odiosi scherzi, nè le loro sicure traccie; sebbene il ministero dell'interno abbia stabilito un premio di 1000 lire per chi saprà scuoprirli ed arrestarli."
Nella demolizione del palazzo Theodoli, al Corso Umberto I, è stato scoperto un frammento di lastra marmorea iscritta (m. 0,27 x 0,18): ...M ...TENNIA ...IDIOVELLIA ...TORICI FIL ...TISSIN...
A un metro sopra il livello stradale, si è rinvenuto un parallelepipede di travertino (m. 0,50 X 0,51 X 0,42), sul quale restano poche lettere alte m. 0,24: II CIVM A quattro metri sotto il livello stradale. sono tornati in luce due blocchi di travertino (m. 2,08 X 1,00 X 1,00), fra cui esiste un muro a cortina (m. 2,35 X 0,85); segue un ingresso (m. 1,50).
Dante Vaglieri.
Inaugurazione del nuovo Palazzo dell'Unione Militare a via Tomacelli.
Nel corso Umberto I, nella demolizione del palazzo Theodoli, si è rinvenuto un torso di statua muliebre marmore.
Dante Vaglieri.
La ditta fiorentina Furlan e Salomoni inaugura il Cinema Teatro Americano nel cortile del Palazzo di via del Corso Cinema 4.
Alle 8.30, il re Vittorio Emanuele III si reca in carrozza al Pantheon per assistere alla messa in requiem di Umberto I.
Il muratore romano Antonio D'Alba, nascosto tra le colonne di palazzo Salviati, spara alcuni colpi di rivoltella. Il sovrano esce indenne dall'attentato:
"Stamane, mentre il Re e la Regina, colla scorta dei corazzieri, si recavano al Pantheon per assistere alla messa in suffragio di Re Umberto, all'altezzà di Via Lata sono stati oggetto di un attentato: un individuo si è tato verso il gruppo dei corazzieri sparando due colpi di rivoltella. 11 maggiore dei corazzieri, Lang, si è precipitato davanti al Re e gli ha fatto scudo con la persona restandò gravemente ferito.
I Sovrani, nonostante questo, hanno proseguito per il Pantheon; e dopo la messa, usciti dal Pantheon per il Corso, si sono recati all'ospedale di San Giacomo a visitare il maggiore Lang. Al passaggio molta gente si era affollata per il Corso e i Soyrani sono stati oggetto di grandissima dimostrazione, che si è poi rinnovata alla loro uscita dall'ospedale. La folla ha accompagnato quasi di corsa i Reali fino alla Reggia.
L'autore dell’attentato è stato arrestato: è un muratore romano, certo Antonio D'Alba di Cesare, di anni 21, abitante in via della Polveriera. Il D'Alba non è affatto conosciuto alla Questura come vagabondo o come affiliato alla setta anarchica."
Nuove demolizioni per la costruzione della Galleria Colonna. Scompare il Palazzo Lanci Bonaccorsi e l'Hotel Central.
Trionfali accoglienze di Roma alle sue truppe reduci dalla vittoria, che rientrano a Roma da Porta del Popolo. ll sindaco Prospero Colonna porge il saluto della Capitale al Generale Chionetti.
I Fasci di combattimento romani, prendono in affitto dei locali a via del Corso 101 per farne la loro prima sede.
Inizia la rinnovazione del Corso Umberto e Vittorio, con la totale sistema dei servizi esistenti nel sottosuolo, la pavimentazione della carreggiata, e la sistemazione dei maciapiedi.
"L'impossibilità di sospende re il servizio tramviario lungo il Corso ha reso necessario il lancio di un ardito ponte provvisorio sul quale tuttora passano i pesantissimi carrozzoni della tramvia, mentre al di sotto squadre di operai lavorano incessantemente giorno e notte per il completamento della pavimentazione. Con questo primo gruppo di ope re volgenti ormai al termine, restano definitivamente sistemati il Corso Vittorio Emanuele da Piazza Venezia alla Chiesa Nuova.
Il tipo di pavimenzione adottato, come quello praticamente riconosciuto più confacente per resistenza, durata, elasticità ed igiene, è l'asfalto natuurale compresso, che viene collocato a caldo per uno spessore di mm. 50 sopra banco fondazione in calcestruzzo appositamente predisposto.
Al Corso Vittorio e Umberto, all'asfalto monolitico gettato senza interruzione si è preferito l'asfalto confezionato in mattonelle compresse, facilmente amovibili in caso di manomissioni del sottosuolo."
Si concludono a Roma le celebrazioni per il primo aniversario della Marcia su Roma dei fascisti. Le camicie nere, sfilano da Piazza del popolo al Vittoriano, mentre cinquecento aerei volteggiavano nel cielo della capitale. Le celebrazioni si conclusero con un ricevimento a Palazzo Venezia, al quale parteciparono il re, il governo e le più alte cariche civili e militari, e rappresentanti diplomatici: tutti resero omaggio al duce del fascismo, che per l'occasione aveva sostituito l'uniforme di caporale della Milizia con quella di presidente del Consiglio.
Fallisce un attentato al Duce ideato dal Deputato Socialista Tito Zaniboni e dal Generale Luigi Capello, appostati con un fucile alla finestra di una stanza dell'Albergo Dragoni a via del Pozzo 9, di fronte al balcone di Palazzo Chigi su via del Corso, da cui si sarebbe dovuto affacciare il Duce per celebrare l'anniversario della vittoria.
Umberto Nobile accolto in trionfo a Roma dopo la trasvolata polare:
"Veramente solenne è stato il ricevimento alla stazione da parte del Ministero dell’Aeronauti e del Governatore di Roma e coll'intervento delle maggiori autorità della capitale.
L'imponente corteo, a capo del quale è l'automobile col generale Nobile e alcune autorità, si snoda attraverso le vie della città affollate da un pubblico plaudente, ac mante, commosso. Una pioggia di fiori cade dall'alto; lo spettacolo è meraviglioso, surge alla grandezza dell’apoteosi.
Si compone il corteo, che tra gli evviva del popolo plaudente e commosso, per; via Nazionale, Piazza Venezia — dove sosta brevemente per un tacito e devoto saluto al Milite ignoto e dopo aver attraversato Corso Umberto, giunge a palazzo Chigi.
Piazza Colonna è gremitissima. L'incontro fra l'on. Mussoli e il generale Nobile, alla presenza di tutti i sottosegretari di Stato, è veramente commovente. Quando il Duce, insieme col Nobile e i suoi cinque compagni, appare al balcone d'angolo di Palazzo Chigi, un immenso clamore si leva dalla folla.
L'on. Mussolini, con un forte discorso, saluta i vincitori del mistero e del rischio, rievocando le ore di trepidazione quando la lio, pregio ed orgoglio d'Italia, per due giorni tacque. «Roma fu triste è parve che un velo di malinconia avvolgesse gli uomini e le cose: ma quando Roma seppe che avevate attitito la mèta fu uno di gioia. Dio vi aveva assistito»
L'on. Mussolini, appare commosso e, dopo avere stretto calorosamente la mano all’ Eroe del Polo, lo abbraccia e lo bacia tra un irrefrenabile impeto di applausi."
Inaugurazione della "Bottega del Libro Fascista" a Corso Umberto I 331.
Solenni onoranze funebri di Armando Diaz, Duca della Vittoria. Presenziano il Re e il Duce. La salma viene portata in corteo dalla sua abitazione presso porta Flaminia, attraverso via del Corso, fino all'Altare della Patria, in modo da consentire alla folla popolare, di rendere omaggio.
Segue il trasporto nella basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, dove si svolgono i funerali e la salma viene tumulata.
Uomini e donne consegnano le proprie fedi presso un bancone allestito su un gradone dell'Altare della Patria. Il principe Filippo Andrea VI Doria Pamphili rifiuta di innalzare bandiere fasciste alle finestre del suo palazzo, suscitando violenti manifestazioni di un gruppo fascista.
Avvio delle demolizioni per realizzare isolamento del Mausoleo di Augusto. Gli scavi archeologici sono a cura di Guglielmo Gatti: scompare l'Ospedale di San Rocco e il Campanile della Chiesa; edifici sul lato via del Corso.
Corso umberto I cambia nome in Corso del Popolo.
Dopo importanti lavori di ristrutturazione il Cinema Gioia riapre cambiando nome in Metropolitan. La sala, dotata di una grande platea e due gallerie, può ora ospitare 1600 persone.
Il Caffè Aragno viene ceduto all'Alemagna.
Alla presenza del Primo Cittadino della Capitale e di larghe rappresentanze del Governo, delle Forze Armate e del Comitato Organizzatore, la staffetta olimpica riprende la sua corsa dal Campidoglio per giungere (dopo aver attraversato Roma percorrendo il Corso e la via Flaminia), nello Stadio Olimpico alle ore 17,30, in concomitanza con Cerimonia d'Apertura. Si inaugurano le XVII olimpiadi. Le gare si svolgono: lotta grecoromana nella Basilica di Massenzio; Tiro a segno nei Poligoni di Tor di Quinto e Cesano; Tiro a volo al Campo Lazio ai Parioli; Pallacanestro e Sollevamento pesi al Palazzetto dello Sport al Flaminio; Scherma e Pentathlon moderno al Palazzo dei Congressi; Pallacanestro e Pugilato al Palaeur; Equitazione a Piazza di Siena e Pratoni del Vivaro; Pallanuoto alla piscine delle Rose; Hockey su prato allo Stadio dei Marmi; Cerimonia di apertura e chiusura, Atletica leggera allo Stadio Olimpico; Calcio allo Stadio Flaminio; Ginnastica alle Terme di Caracalla; Nuoto alle piscine del Foro italico; Penthatlon moderno tra il Golf Club dell'Acqua Santa e Passo Corese; Ciclismo al velodromo ed al Circuito temporaneo di Grottarossa (Via Cassia, Via di Grottarossa, Via Flaminia); Hockey su prato allo Stadio Tre Fontane. Tra le Aree d'allenamento: Centro sportivo dell'Acqua Acetosa, Stadio degli Eucalipti, Stadio della Farnesina, Stadio delle Terme di Caracalla, Stadio della Stella Polare e Stadio della Scuola Nazionale del Corpo Antincendiario.
Viene inaugurato un museo dedicata a Goethe in alcune stanze prese affitto al secondo piano della casa a via Corso 18.
Il Caffè Ronzi e Singer a piazza Colonna cessa l'attività.
Riapre la Casa di Goethe a via del Corso.
Dopo due anni di lavori di ristrutturazione effettuati dalla Medusa Cinema, riapre al pubblico il cinema Metropolitan. Con la demolizione delle gallerie e della platea, il complesso è stato trasformato in una multisala (quattro). In mattinata, un aperitivo alla presenza dell'attore Alberto Sordi, in serata il taglio del nastro ufficiale.
Monumenti
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Monumento a Pietro Mascagni
1948 memoriali
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Palazzo Est di Piazza Augusto Imperatore
1934 edifici
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Libreria del Littorio
1927 edifici
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Palazzo della Banca Commerciale Italiana
1916 palazzi
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Galleria di Piazza Colonna
1914 palazzi
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Galleria Salviati Mellini
1910 palazzi
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Palazzo del Monte dei Paschi di Siena già Albergo Moderno
1902 palazzi
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Palazzo dei Magazzini dell'Unione militare
1901 palazzi
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Targa in memoria di Shelley
1893 targhe
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Padiglioni di Piazza Colonna
1891 apparati effimeri
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Insegna della Ditta Sarteur
1888 insegne
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Palazzo Odescalchi al Corso
1885 palazzi
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Palazzo della Rinascente
1885 palazzi
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Teatrino Emma al Palazzo Marignoli
1876 teatri
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Palazzo Marignoli
1874 palazzi
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Convento del Terzo Ordine Riformato di San Francesco
1874 edifici
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Targa in memoria di Goethe a via del Corso
1872 targhe
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Palazzo Antonini
1867 palazzi
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Palazzo Theodoli
1866 palazzi
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Palazzo Cipolla
1864 palazzi
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Palazzo Topi
1861 palazzi
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Palazzo Lozzano poi Albergo Plaza
1855 palazzi
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Casamento Antonini
1844 edifici
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Casamento Stivani
1833 edifici
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Palazzo Lezzani
1830 palazzi
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Targa di Paolo III a San Giacomo in Augusta
1809 targhe
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Archi trionfali di Piazza del Popolo
1800 apparati effimeri
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Ninfeo di Dioniso di Palazzo Rondinini
1764 fontane
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Targa mondezzaro a via di San Giacomo
1761 targhe
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Palazzo Micheli Salviati Cesi Mellini
1750 palazzi
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Targa del Rione Pigna al Corso
1744 targhe
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Targa del Rione Trevi a Piazza Sciarra
1744 targhe
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Convento e chiostro della Santissima Trinità dei Castigliani
1733 conventi-chiostri
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Annunciazione di via della Vite
1731 edicole sacre
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Palazzo De Carolis Simonetti
1714 palazzi
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Oratorio dell'Arciconfraternita dei Santi Ambrogio e Carlo
1672 oratori
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Palazzo dell'Arciconfraternita dei Lombardi
1672 conventi-chiostri
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Palazzo Vitelli
1672 palazzi
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Targa di Alessandro VII a Via Lata
1665 targhe
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Palazzo Mancini al Corso
1662 palazzi
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Palazzo D'Aste Rinuccini Bonaparte
1657 palazzi
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Palazzo Manfroni
1645 palazzi
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Santa Maria in via lata
1639 basiliche
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Gesù e Maria in via Lata
1633 chiese
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Convento degli Agostiniani Scalzi a Via Lata
1615 conventi
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Santi Ambrogio e Carlo al Corso
1612 basiliche
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Palazzo Giustini Spada Piombino
1594 palazzi
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Palazzo Sciarra Colonna
1593 palazzi
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Fontana del facchino
1587 fontane
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Arcispedale di San Giacomo degli Incurabili
1585 ospedali
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San Giacomo in Augusta
1583 chiese
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Palazzo Chigi Aldobrandini
1580 palazzi-corte
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Porta Flaminia
1562 porte
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Curia generalizia dei servi di Maria a San Marcello al Corso
1559 edifici
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Palazzo Rucellai Caetani Ruspoli
1556 palazzi-corte
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San Marcello al Corso
1519 chiese
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Palazzo Doria Pamphilj
1489 palazzi-corte
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Festeggiamenti del Carnevale
1466 apparati effimeri
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Albergo Campidoglio
edifici
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Palazzetto di Via del Corso 277
edifici
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Palazzo Verospi Vitelleschi
palazzi
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Ninfeo di Palazzo Doria Pamphilj
fontane
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Fontana di palazzo Doria Pamphilj
fontane
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Portico e Horrea della via Lata
ipogei
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Diaconia di Santa Maria in via Lata
chiese
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Arcu Novus
archi
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Palazzetto Boncompagni
palazzi
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Targa del Rione Colonna a Piazza Sciarra
targhe
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Casa settecentesca a via della Caravita
edifici
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Arcate dell'Acquedotto Vergine nei sotterranei del palazzo Sciarra Colonna
acquedotti
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Arco dell'Acquedotto Vergine presso la Via Flaminia
archi
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Palazzo di San Giacomo a Piazza Sciarra
palazzi
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Palazzetto Sciarra Colonna
palazzi
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Palazzo Montecatini
palazzi
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Arco di Carbognano
archi
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Palazzo Guelfi Camajani Pericoli
palazzi
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Fontana di Flora di palazzo Guelfi Camajani
fontane
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Palazzo Lanci Bonaccorsi
palazzi
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Porticus Vipsania
archeologia
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Palazzo Verospi
palazzi
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Convento delle convertite
conventi
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Santa Maria Maddalena al corso
chiese
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Palazzo Raggi
palazzi
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Palazzo Ferri Orsini
palazzi
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Arco di Portogallo
archi
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Palazzo della Trinità dei Pellegrini al Campo Marzio
palazzi
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Tempio anonimo della Via Lata
palazzi
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Madonna col bambino di Palazzo Vitelli
edicole sacre
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Caseggiato a Via della tribuna di San Carlo
palazzi
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Casa Trevisani
edifici
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Edificio settecentesco a via del Corso 89
edifici
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Madonna addolorata a via della Frezza
edicole sacre
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Palazzo Puglieri Ginetti
palazzi
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Casa rinascimentale a via del Corso 37
edifici
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Palazzo di via del Corso 509
palazzi
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Madonna col bambino a via del Corso 23
edicole sacre
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Casa di Goethe
musei
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Palazzo Rondinini
palazzi-corte
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Palazzo Bracci
palazzi
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Palazzo D'Alessandri
palazzi
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Cinema Metropolitan
cinematografi
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Convento dei Carmelitani scalzi della provincia di Montesanto
conventi
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Targa di Clemente XIII a Santa Maria di Montesanto
targhe