Storia
CronologiaNel giardino de PP. di Monte Citorio si vedeva sopra terra eretta l'estremità d'una gran colonna di granito orientale reputata da molti autori falsamente la supposta colonna citatoria, nel passato pontificato d'Innocenzo XII, allhora che fabricò ivi appresso la Curia, si divulgo che sarebbe stata cavata e portata sulla piazza della medesima Curia, il che non segui, hora S. B. la fa scoprire tutta, ed è stata ritrovata alta palmi 67 et la base guasta posta all'istesso piano di Piazza Colonna e disopra v'è intagliato in lettere greche Traiano Augusto, la base l'hanno scoperta nella casa che è quasi a mezzo il vicolo che è alle radici del Monte Citorio che viene da una banda formato dal muro del monastero delle monache di Campo Marzo.
Francesco Fontana dissotterra i resti del basamento della colonna di Antonio Pio. I materiali sono spostati di pochi metri in alcuni capanni a Piazza Montecitorio: "Fu questa mattina con l'intervento di molti personaggi fatta dal cav. Frane. Fontana l'operazione di tirare al piano della strada il piedestallo della Colonna Antonina alla forma che si legge descritta nel l'annessa relazione, restando delusi coloro che credevano dovervisi ritrovare sotto qualche numero di medaglie, se pure non sono tra il medesimo et il primo piano della platea di trevertino che attaccato adesso con perni impiombati è venuto fuori unito al medesimo."
I frammenti della colonna di Antonio Pio, depositati in alcuni capannoni a Montecitorio, sono danneggiati da un incendio.
Durante alcuni scavi presso il monastero di Santa Maria della Concezione a Campo Marzio, viene scoperta una colonna di marmo cipollino alta 11,81 metri con capitello corinzio. Dopo essere stata estratta viene adagiata in Piazza Montecitorio.
Papa Pio VI trasferisce la base della Colonna di Antonio Pio dal deposito a Montecitorio ai Musei Vaticani. I frammemti in granito rosso della colonna, sono adibiti al restauro dell'Obelisco della Meridiana di Augusto, Montecitorio, ritrovato nel 1748, dopo la decisione di posizionarlo al centro della piazza di Montecitorio. La scelta viene effettuata poiché il granito rosso, presente solo in Egitto, non poteva essere più importato, sia per questioni politiche che economiche.
Si concludono i restauri e la ricollocazione dell'Obelisco della meridiana di Augusto al centro della piazza Montecitorio.
Sistemati a Piazza di Montecitorio i fili elettrici del telegrafo elettrico da attivare tra Roma e Terracina. Il primo ufficio telegrafico di Roma, viene installato nel Casamento a piazza Montecitorio 127.
Apre il Caffè Guardabassi a Piazza Di Montecitorio 117. Sorbetteria napoletana con déjeuners alla forchetta.
Anche a Roma l'elettricità comincia a sostituire il gas nell'illuminazione delle località più centrali.
"Le prime lampade elettriche ad arco voltaico sono state collocate in piazza Monte Citorio e in piazza Colonna. La luce viva e biancastra che esse danno produce de' bellissimi effetti sulla base della colonna Antonina, sul portico di Vejo e sullo scuro e massiccio palazzo Chigi.
Tutta la piazza è molto bene rischiarata, con gran piacere di chi suole andarvi a fare una passeggiata e dei "mercanti di campagna" che hanno l'abitudine di darvisi ritrovo nelle primissime ore di sera.
Le lampade collocate in piazza Colonna sono sormontate da una specie d'ombrello per impedire alla luce di disperdersi in alto. Quei grandi ombrelli sono stati per qualche giorno argomento delle conversazioni dei bighelloni romani: adesso tutti vi hanno assuefatto l'occhio, e l'illuminazione elettrica entrerà presto nelle abitudini della popolazione di Roma, come è già in quella di Milano.
Si sta lavorando per illuminare con lampade simili il Corso, da piazza Colonna a piazza Venezia, e si fanno gli studi per l'illuminazione elettrica della piazza di Termini e di via Nazionale.
Apertura della seconda sessione della XVI Legislatura del Parlamento Nazionale, inaugurata con un discorso letto da re Umberto:
"La cerimonia della inaugurazione procedette con le consuete norme. La Regina ed il principe di Napoli, uscendo dal Quirinale alle 10 e mezza con tre carrozze di mezza gala giunsero al palazzo di Montecitorio allle 10.45 e presero posto nella tribuna abitualmente destinata al corpo diplomatico, nella quale erano anche le dame di Corte.
Il principe di Napoli vestiva la uniforme di tenente del 5º reggimento fanteria e portava al collo le insegne dell'Ordine supremo dell'Annunziata.Il corteggio reale uscì dal Quirinale alle 10.45 e giunse a Montecitorio qualche minuto prima delle 11. Era composto di sei berline dorate ricchissime. Cinque di esse erano tirate da quattro cavalli: una precedeva; quattro seguivano la carrozza reale attaccata a sei cavalli, nella quale erano il re, il duca d'Aosta ed il duca di Genova.
Il disegno del nostro Paolocci raffigura il momento nel quale la carrozza reale si ferma davanti al padiglione eretto esternamente all'ingresso principale di Montecitorio.
Muovono incontro al re i presidenti delle due Camere, i ministri, e le deputazioni del Senato e della Camera estratte a sorte per ricevere Sua Maestà. Forma un quadrato davanti all'ingresso del palazzo, per trattenere la folla, la legione degli allievi carabinieri, e lo squadrone corazzieri guardie di S. M. che faceva parte del corteggio reale, si vede schierato facendo fronte al palazzo di Montecitorio, innanzi all'obelisco.
Le truppe della guarnigione ed alcuni battaglioni venuti dalle guarnigioni vicine facevano ala lungo lo stradale dal Quirinale a Montecitorio.
Nel percorrerlo, tanto nell'andare quanto al ritorno dalla seduta inaugurale, il Re la Regina ed il principe ereditario furono salutati con vive ed affettuose dimostrazioni di simpatia dalla folla, accalcata dovunque nonostante il tempo piovigginoso."
Il Discorso della Corona (dal numero 20 novembre)
"Ad alcuni pare troppo alto, e quasi millantatore; altri, e sono i più, si rallegrano di parole entusiastiche che sollevano gli animi e fanno battere il cuore d'ogni italiano.
Il discorso comincia col proclamare che « l'Italia forte delle sue armi, sicura nelle sue alleanze ed amica con tutti i Governi continua il suo corso ascendente; è nella famiglia dei grandi Stati ove va a paro coi primi, nè più teme il regresso »; termina col rinnovare la fede di Vittorio Emanuele negli « alti ideali », con la certezza che rimanendo « sulla via della libertà" non mancheranno all'Italia « con le simpatie de' popoli, i premi della fortuna ». Naturalmente anche nel discorso della Corona italiana « gli sforzi per la conservazione della pace » sono all'ordine del giorno; persino in Africa « le giuste armi" non si apprestano che mirando alla pace, « pace del forte ». Affettuosi, sentiti i saluti ai soldati e ai marinai. Quanto al programma della sessione..."
Manifestazioni di protesta di una folla di operai disoccupati, davanti alla sede del Ministero dell'Interno a Palazzo Braschi, che sfociano in saccheggi e scontri per le strade di Roma:
"Gli operai disoccupati avevano mandato alcuni loro delegati a palazzo Braschi. Il Fortis sottosegretario di Stato ebbe un colloquio con questi delegati la sera del 7 corrente: essi dovevano riferirne ai loro compagni alle 2 pom. del giorno seguente in piazza Cavour, nei prati di Castello.
Circa tremila operai si erano riuniti a quell'ora per sapere quale fosse la risposta del governo. Esaltati dai discorsi fatti mentre aspettavano i delegati, gli operai accolsero malamente il risultato delle pratiche fatte da quei loro colleghi.
Si mossero tutt'insieme gridando ed avviandosi verso il centro della città, dove dai prati di Castello si arriva direttamente in dieci minuti, passando il ponte di Ripetta, costruito da alcuni anni dove era l'antico Porto. Il ponte sbocca nella via di Ripetta della quale è molto più alto: per conseguenza vi sbocca da una parte per mezzo di una rampa, dall'altra per mezzo di una scalinata.
Arrivati in Ripetta e passando di fianco al palazzo Borghese, poi dalla piazza di San Lorenzo in Lucina, i dimostranti potevano trovarsi subito nel Corso e nelle vie principali che vi fanno capo. Infatti presero quella direzione, giacchè il passaggio del ponte fu loro impedito soltanto da un ispettore — il disgraziato Battirelli, vittima del ministro Crispi — e da 40 o 50 guardie di P. S. che egli potè raccogliere lì per lì quando gli fu dato l'ordine di recarsi a quel posto. La truppa arrivò e sbarrò il ponte — come si vede nel nostro disegno — quando i dimostranti già erano passati ed imperversavano nelle vie principali.
A piazza San Lorenzo in Lucina la massa dei dimostranti si disgregò in due o tre gruppi. Il principale si avviò per via Frattina, che sbocca nel Corso dirimpetto alla piazza qui sopra nominata, e va diritta a piazza di Spagna. In via Frattina vi sono molti negozi importanti.
Ebbero tutti le vetrine e i cristalli rotti. Giunto in piazza di Spagna il gruppo principale voltò a destra per via Due Macelli, dove fece gravi danni al "Grande Orfeo". Nella nostra doppia pagina anche questo episodio è reso con molta evidenza: l'edifizio d'aspetto grandioso e disadorno dirimpetto al Cafè Chantant danneggiato, è il Collegio di Propaganda; in fondo si scorge piazza di Spagna e la colonna dell'Immacolata.
Il gruppo principale continuò le sue devastazioni in via del Tritone, poi si avviò verso i quartieri alti portandovi lo spavento e finì per capitare in piazza dell'Esquilino fra due o tre compagnie di fanteria, che lo dispersero arrestando i riottosi alle intimazioni.
Un altro gruppo intanto erasi diretto per il Corso verso Montecitorio dove i deputati si trovavano adunati in seduta. Il piccolo distaccamento di truppa che fa il servizio di guardia, durante le sedute, fu ritirato in un cortile interno, mentre si mandavano a chiamare rinforzi. Il portone principale del palazzo fu chiuso per un quarto d'ora: il questore de Riseis rimase però sulla gradinata esterna al suo posto, potendovi esser necessaria la sua presenza.
Sopraggiunta altra truppa e fatte le intimazioni di legge, i dimostranti si persuasero ad andarsene, dirigendosi di fianco al Pantheon e per piazza della Minerva, verso il nuovo corso Vittorio Emanuele. Piombati sopra il negozio di chincaglierie dei fratelli Finocchi che ha sei grandi porte, unite fra loro da vetrine, nel tratto fra piazza del Gesù ed il teatro Argentina, spezzarono insegne, vetrine e quanti oggetti vi si contenevano.
L'aspetto di quelle turbe tumultuanti scatenate per le vie di Roma non era davvero rassicurante. Si compiacevano di maltrattare o spaventare chiunque incontravano, a piedi o in carrozza, gridando sempre. Fortunatamente avevano armi: si erano bensì provveduti di mezzi di distruzione rovesciando e depredando un carro di legna e portando via i badili ad alcuni spazzini municipali.
Non incontrarono in nessun luogo alcuna seria resistenza, mancando qualunque criterio direttivo nella repressione dei disordini. Si facevano correre carabinieri e guardie di P. S. in carrozzelle o botti nei punti più minacciati, ma vi giungevano quasi sempre quando la bufera era già passata. Tutto ciò continuò fino a dopo le 5 pomeridiane.
A quell'ora, fatti molti arresti e disperse le bande dei tumultuanti, ritornò un po' di calma nella città. Subito sbucarono fuori dai vicoli luridi e lontani gli stracciaroli, a far loro bottino dei rottami di cristalli dei quali in molte strade era addirittura ricoperto il selciato. Per quella sera i teatri e quasi tutti i caffè rimasero chiusi: Roma fu percorsa in tutte le direzioni da numerose pattuglie di truppa."
L'anarchico Frattini fa esplode una bomba presso Montecitorio. Vengono ferite sei persone:
"L'avvenimento della settimana è la bomba di Roma. Domenica sera, 18, mentre la piazza Colonna era gremita, scoppiò una bomba sull'angolo tra Montecitorio e il palazzo Chigi, ferendo più o meno gravemente sei persone, fra le quali un coraggioso carabiniere, il Ceccon, che aveva tentato di spegnere la miccia. Se quel carabiniere non avesse fermato la bomba che rotolava pel vicolo verso Piazza Colonna, è certo che le vittime si sarebbero contate a centinaia. "
"Il concerto di piazza Colonna è stato funestato da un fattaccio, come lo chiamano i giornali romani. Se ne parla a lungo nella Rivista politica; qui dirò soltanto che dopo lo scoppio la vastissima farmacia Ottoni, a Montecitorio, aveva l'aspetto di una ambulanza in giorno di battaglia. Parecchi medici erano intenti a dar le prime cure ai feriti che giungevano accompagnati e sorretti da pietosi cittadini. Il doloroso spettacolo destava raccapriccio.
Questo malaugurato incidente toglierà una parte del solito pubblico ai concerti di piazza Colonna dove si va per udir le note dei bombardoni e dei bombardini e non lo scoppio delle bombe. E pensare che questo era l'unico divertimento concesso, nelle serate d'estate, al buon pubblico romano, o, per meglio dire, a quella parte del pubblico romano che non può assentarsi dalla capitale!"
"È un anarchico anche quel tale che la questura di Roma crede abbia lanciato la bomba in Piazza Colonna; secondo le ultime notizie, il dubbio è ormai certezza. Il reo avrebbe confessato: esso si chiama Primo Frattini ed è d'Orvieto. Costui è il vero tipo di quegli spostati che nulla di buono essendo riusciti a fare nel mondo, accusano della loro miseria la Società. Oh! la Société! la Société! esclamava il personaggio di un antico vaudeville francese. Oggi, pur troppo, il vaudeville si è mutato in tragedia!
Primo Frattini ha fatto per breve tempo il soldato ed è stato condannato per insubordinazione; a Orvieto ha avuto un'altra condanna per oltraggio alla forza pubblica. Poi è passato al servizio di una levatrice, da ultimo esercitava la professione del mitingaio e scriveva opuscoli sconclusionati. Privo di qualsivoglia cultura, egli non possedeva che un repertorio di frasi raccolte nelle riunioni dei socialisti e degli anarchici. I suoi correligionari lo rinnegano e dicono di non averlo mai conosciuto, il che pare poco verosimile, trattandosi di un uomo che prendeva la parola in tutte le occasioni solenni.
Comunque sia, bisogna lasciare ai magistrati la cura di scoprire la verità. Intanto però qualche giornale incomincia a sostenere che il Frattini non ha mai avuto la testa a segno. E se l'autorità giudiziaria, come spesso avviene, indugerà un anno o sei mesi a fare il dibattimento, gli avvocati dimostreranno che l'accusato non è che un povero pazzo, e che la Società matrigna ha torto di volerlo tener responsabile delle sue azioni. Il carabiniere Cecon è ancora all'ospedale, ma sta meglio e potrà fra qualche tempo riprendere il suo servizio. Gli daranno probabilmente la medaglia al valor militare. Un giornale della capitale, dopo aver riferito questa notizia, aggiunge che il carabiniere Cecon è nato colla camicia! Sta a vedere che si dovrà dare la medaglia al Frattini, anziché al carabiniere."
Tumulti al Pantheon: pellegrini francesi oltraggiano la tomba del Re, Roma insorge in un plebiscito patriottico.
"Molti gruppi di pellegrini si recavano a visitare il Pantheon. Naturalmente, si soffermavavo davanti alla tomba del Gran Re. E parecchi, specie spagunoli e ungheresi, scrissero il loro nome sul registro dei visitatori. Tutto era proceduto con ordine sino al mezzogiorno. A quell'ora, il veterano di guardia alla tomba reale s'accorse che tre individui appartenenti al gruppo di pellegrini francesì avevano scritto sul registro Vive le pape! Indignato, disse: “Chi ha scritto qui Vive le pape? si facci: conoscere. Nessuno si fece avanti: ma alcuni, in tono di protesta, mormorano parole poco confacenti al sacro recinto. Esasperati, i pochi cittadini presenti, rintuzzarono le parole offensive.
Sopraggiunsero due carabinieri ai quali il veterano denunciò la cosa. I carabinieri cercarono di scoprire i tre male inspirati, ma invano. Intanto, molti altri pellegrini e altri cittadini erano sopravvenuti, e a un certo punto, quando i carabinieri mostravansi decisi a condorre alla sezione due pellegrini che più davano sospetto d'essere i colpevoli, i loro compagni si diedero a gridare: Liberté, liberté liberté, s'il vous plait; à l'ambassade, à l'ambassade! I cittadini allora reagirono gridando: In questura, in questura, alle Carceri nuove!
Fu in questo momento cle sopraggiunsero due guardie municipali e due di questura con un funzionario di pubblica sicurezza. A questi, uno dei pellegrini più sospettati, un giovinetto smilzo, biondo, pallido, si rese confesso. I carabinieri lo presero in mezzo e lo trassero fuori dal Pantheon. Nello stesso tempo, si arrestava pure l'altro suo complice; e il terzo; — tutti tre francesi.
Giunti che furono gli arrestati sulla piazza, dalla folla che nel frattempo si era adunata in piazza, parti una fischiata assordante, e alcuni popolani non seppero tenersi dall’infliggere una lezione a pugni agli arrestati, mentre erano fatti salire in botte. Le carrozze volarono via verso la sezione di Monterone, in mezzo ai fischi della folla sempre crescente. Il peggio fu che alcuni dei pellegrini si permisero di censurare gli arresti, e di proferire ingiurie contro il nostro paese, e contro il Re. Il popolo fu loro addosso; e se taluni poterono sottrarsi colla fuga, altri ne presero quante ne hanno potuto sopportare. Il popolo era indignatissimo e da tutti si gridava: Come? noi li rispettiamo, ed essi ce’ insultano?
Per tutta Roma, si produsse un'agitazione straordinaria. Si organizzò, in un lampo, una dimostrazione solenne, con bandiere. Si gridò a più riprese “ Viva l'Italia, Viva il Re!, davanti agli alberghi che ricettavano pellegrini. All'albergo Milano, carabinieri e guardie impedirono a stento che i cittadini , esasperati, entrassero! Per salvarsi, i Pellegrini si rifugiavano entro le porte delle case. In Piazza Colonua, passava un omnibus carico di pellegrini: la folla lo accolse a fischiate; lo inseguì; e voleva prenderlo d'assalto; ma ne fa impedita dalle guardie.
Il Pantheon, che, intanto, era stato chiuso, alle 3 e mezzo fu riaperto al pubblico. Una folla enorme di cittadini di ogni classe, si recò alla tomba di Vittorio Emanuele; molte associazioni vi trassero con bandiere, e alcune di queste vennero legate ai cancelli del tempio. Mille e mille firme, anche di stranieri, fra cui fransi, coprirono i registri all'uopo aperti nel Pantheon.
Fu un plebiscito imponente , che si ripetò la sera, in piazza Colonna, dove si fecero falò dei giornali clericali. A Firenze, Torino, Napoli, Palermo, Genova, Brescia, e in altre città, si fecero dimostrazioni patriotiche. I pellegrini dovettero tutti ripartire da Roma."
Una bomba, destinata all'aula della Camera, scoppia sotto una finestra del Palazzo di Montecitorio, provocando 2 morti. L'attentato è una reazione ai provvedimenti contro i fatti di Sicilia.
In piazza di Montecitorio, rinforzandosi le fondamenta dell'albergo Milano, a m. 2 sotto il livello stradale si è scoperto un avanzo di muro a cortina lungo m. 2,50, grosso m. 0,50. Presso il medesimo è apparso nel cavo un piccolo pilastro laterizio.
Giuseppe Gatti.
In piazza di Montecitorio, rinforzandosi le fondamenta sull'angolo del palazzo Wedekind, è stato recuperato un frammento di busto marmoreo, assai danneggiato. Si conserva soltanto il pieduceio di sostegno, e parte del petto della figura, che era vestita di clamide.
Giuseppe Gatti.
Nei lavori per rinforzare le fondazioni del palazzo Wedekind, sull'angolo che guarda la piazza di Montecitorio, si è rinvenuto un frammento di piccolo torso mu- liebre, alto m. 0,17. Sulle spalle e sul petto scendono i capelli in ciocche ondulate.
Giuseppe Gatti.
Nei lavori di sterro per la costruzione della nuova fogna che deve allacciare quella di via del Tritone con l'altra di via della Scrofa, è stato trovato, in prossimità dei magazzini Bocconi, un pezzo di mattone che Dia il bolla E circolare inedito e fin qui sconosciuto: IVVENTI SATVRNINI Ex F SEI A E S ISAVRIC OPVS DOLIAR ASIATICO II COS
È dell’anno 125, e nel cerchietto porta in rilievo la protome di Mereuro, volta a destra, con la borsa e il caduceo ai due lati. Per i medesimi lavori in piazza di Montecitorio, alla profondità di quattro metri sotto il piano stradale, si sono incontrati piccoli avanzi di muri, costruiti parte in laterizio e parte in pietrame.
Giuseppe Gatti.
In piazza di Montecitorio, per i lavori medesimi, si è recuperato un pezzo di lapide scorniciata, su cui leggesi questo avanzo di antica iscrizione sepolcrale.
Giuseppe Gatti.
Durante la prima riunione del Gran Consiglio del fascismo, allo scopo di trasformare le squadre d'azione in un vero e proprio corpo di forza armata, istituiscono la Milizia volontaria per la sicurezza nazionale: "La Camera si è riaperta senza presentare l'imponente aspetto delle altre riprese parlament.iri. Ma in Piazza Montecitot c'è stato però molto movimento non essendo mancata una nota esterna, di viva curiosità. Il solenne debutto, cioè, della Milizia per la sicurezza nazionale. I militi, in tenuta grigio-verde all'alpina e camicia nera, armati di moschetto, formavano col loro schieramento un reticolato che andava dall'estremo limite di Piazza Montecitorio al centro di Piazza Colonna. La folla, ammassata dietro i cordoni. ha seguito con fervoroso interesse tutti i movimenti della caratteristica milizia, sottolineando il passaggio attraverso lo sbarramento dei deputati più noti. Quando fu annunciato l'arrivo del Duce, con tre squilli di tromba, la coorte fascista presentò le armi e gli ufficiali comandanti di plotone salutarono, romanamente, alzando il braccio, mentre la banda intonava con festosità il canto Giovinezza, giovinezza. La prima giornata della ripresa parlamentare si è aperta coll'annuncio del fidanzamento di S. A. R. la principessa Jolanda. Tutti i deputati si sono alzati ad applaudire meno l'unico socialista presente : l'on. Bellotti (gli altri socialisti entrarono alla spiccialata appena finita la manifestazione dinastica). Dopo, Mussolini ha pronunciato un breve discorso metttendo in rilievo lo spirito con cui l'Italia aderisce alla limitazione degli armamenti: e la discussione si chiuse con l'approvazione delle convenzioni stipulate a Washington. All'uscita il Capo del Governo ha passato in rivista le squadre della Milizia Nazionale fra l'entusiasmo della folla ch'era rimasta fuori in attesa."
Esperimento di difesa contraerea nella Capitale. Vigili e Croce Rossa all'opera all'Esquilino e a Piazza di Montecitorio.
Chiude il Caffè Guardabassi a Piazza di Montecitorio.
Papa Pio XII inizia la tradizione papale di recarsi personalmente in piazza di Spagna a portare i fiori alla Colonna dell'Immacolata, in occasione della solennità mariana.
Il presidente Saragat dona al comune di Roma una parte del litorale appartenente alla tenuta presidenziale di Castel Porziano, che con una lunghezza di circa 2 km divenne la spiaggia libera più grande d'Europa.
La Giunta del Comune di Roma approva il progetto di riqualificazione ambientale di Piazza Montecitorio.
Inaugurazione della nuova sistemazione di piazza Montecitorio. Sono stati impiantati dodici selci-guida sulle gradinate antistanti il palazzo, permettendo all'obelisco di segnalare nuovamente l'ora.
Monumenti
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Ex Cinema Capranichetta
1947 cinematografi
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Targa in memoria di Marco Mastrofini
1876 targhe
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Palazzo Wedekind
1838 palazzi
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Palazzo Del Cinque a Montecitorio
1738 palazzi
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Fontana della Curia Innocenziana
1696 fontane
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Curia Innocenziana
1653 palazzi
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Palazzo della Casa degli Orfani di Santa Maria in Aquiro
edifici
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Madonna col bambino su Palazzo Chigi
edicole sacre
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Fontana di Piazza Montecitorio
fontane
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Obelisco di Montecitorio
obelischi
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Palazzo Capranica Macchi di Cellere
palazzi
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Targa del Hospitii Apostolici pauperum invalidorum presso la Curia Innocenziana
targhe
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San Biagio de hortis
chiese
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Madonna di via della Missione
edicole sacre