Storia
CronologiaEsondazione del fiume Tevere che entra da Porta del Popolo, giungendo ai piedi del Campidoglio.
Carlo VIII di Francia, ottiene dal papa Alessandro VI il permesso di entrare a Roma. Dopo aver attraversato il Tevere a Ponte Milvio, entra con le sue truppe da porta del Popolo, dove riceve in dono le chiavi di tutte le porte di Roma. Prende poi alloggio nel palazzo del Cardinale Barbo.
150 Mercenari Svizzeri dal Canton Uri sotto il Comando del Capitano Kaspar von Silenen, dopo avere percorso un lungo e tortuoso cammino lungo quasi 800 km, entrano a Roma dalla Porta del Popolo. Giunti al Vaticano, sono benedetti dal papa Giulio II, che li aveva arruolati per diventare guardia pontificia.
Durante il sacco di Roma, Ascanio e Vespasiano Colonna, saccheggiano e danno fuoco alla villa prediletta di Clemente VII, alle pendici di Monte Mario, compromettendo definitivamente, il completamento del sontuoso progetto.
Papa Sisto V incarica Domenico Fontana di recuperare i due obelischi presenti tra le rovine del circo Massimo. Trovati entrambi rotti in tre pezzi, vengono restaurati per essere collocati a a piazza del Popolo e a piazza San Giovanni in Laterano.
Sotto la direzione di Domenico Fontana, viene eretto a Piazza del Popolo uno dei due obelischi del Circo Massimo.
La Regina Cristina di Svezia, dopo aver passato alcuni giorni a Villa Giulia per riposarsi dal lungo viaggio, entra trionfalmente a Roma da Porta del Popolo.
Appena dieci giorni dopo la proclamazione della Repubblica Romana, a Trastevere scoppia una violenta insurrezione popolare contro l'occupazione francese. La scintilla della rivolta fu l'esasperazione dei trasteverini e degli abitanti dei rioni popolari per le requisizioni forzate, il saccheggio delle chiese e l'imposizione di nuovi simboli repubblicani che urtavano il sentimento religioso.
La rivolta segna il momento di rottura definitiva tra i "patrioti" repubblicani, composti da intellettuali e borghesi, e la massa dei cittadini che vedeva nei francesi solo degli occupanti dediti al saccheggio. La repressione fu particolarmente dura, e a Piazza del Popolo molti insorti catturati vennero fucilati per dare un esempio alla cittadinanza.
Papa Pio VII, torna a Roma passando da Porta del Popolo. Il capitano del corpo del Genio Benedetto Piernicolo, realizza a spese della nobiltà romana un arco di trionfo all'imbocco del Tridente. Per tre notti la città resta illuminata.
Giuseppe Valadier riceve dalla Commissione degli abbellimenti della città di Roma, l'incarico della sistemazione di piazza del Popolo, prevedendo l’abbattimento dei conventi di S. Agostino e di S. Bonaventura per la realizzazione di una passeggiata a giardino.
Avvio della demolizione dei chiostri del Convento agostiniano di Santa maria del Popolo, per poter ubicare gli emicicli e le rampe di risalita al parco del Pincio. Le colonne spogliate ai demoliti chiostri quattrocenteschi, sono reimpiegate a decoro della Casina e del belvedere.
Il Consiglio dei lavori pubblici e delle fabbriche civili, sfiduciando Valadier nell'impresa di sistemare la piazza del Popolo, e decide di affidare il difficile compito di "giungere a una simbiosi arte-natura" a Berthault e a Guy de Gisors.
Dopo il ritorno di Louis-Martin Berthault in Francia, Giuseppe Valadier riprende i lavori di sistemazione di piazza del Popolo, mettendo in opera dei lavoro di terrazzamenti secondo i disegni di Berthault , con l’unica eccezione che per ascendere alla sommità del Pincio, ove era l’Accademia Reale Imperiale di Francia collegata attraverso una nuova strada, è prevista una rampa continua di due viali asimmetrici.
Entrano da Porta del Popolo le truppe del generale Michele Carascosa, avanguardia dell'esercito di Murat.
Francesco Monti, Domenico Taschini e Luigi Onelli vengono decapitati a piazza del Popolo.
La fontana di Piazza del Popolo viene spostata a Piazza di San pietro in Montorio e sostituita da una nuova, progettata dal Valadier.
Giustiziati i due carbonari Targhini e Montanari. L’esecuzione viene eseguita da Mastro Titta a Piazza del popolo.
La creazione di nuovo spazio espositivo a Piazza del Popolo, aveva posto l’attenzione sulla necessità della creazione di un sistema espositivo organico e regolare, al di fuori della pratica privatistica delle visite negli studi. Un gruppo composto da artisti e da sostenitori delle arti si riunisce a Palazzo Colonna per organizzare modalità e tempi di un’esposizione pubblica annuale, da svolgere in una sede ancora da definire. Prima riunione per la fondazione della Società degli Amatori e Cultori di Belle Arti.
Visita di Pio IX alla Basilica di Santa Maria del Popolo. Un comitato spontaneo popolare, composto tra gli altri da Ciceruacchio, ha costruire un arco di trionfo temporaneo in legno, collocato all'ingresso di Piazza del Popolo, dal lato di Via del Corso, dove transitato il corteo papale. Autore del progetto dell'Arco fu l'architetto Felice Cicconetti.
Festeggiamenti per l'anniversario dell'amnistia concessa ai condannati politici da Pio IX l'anno precedente (17 luglio).
Antonio Boncompagni Ludovisi, incarica lo scultore Carlo De Ambrogi di realizzare (nel cortile di Palazzo Venezia), una grande statua effimera del papa Pio IX.
La statua viene trasportata in piazza del Popolo alle nove di sera dell'11 Luglio, accompagnata da un'immensa folla, da porre su un alto basamento a tre gradoni sui quali è riportato, a lettere d'oro, il testo dell’amnistia. Ai quattro angoli del monumento troviamo le statue della Religione, della Carità, della Prudenza e della Giustizia.
Sul piedistallo l'iscrizione “A PIO IX O. M. il Patriziato Romano Affratellatasi al Popolo nella Gratitudine E Nell’Amore Verso Tanto Pontefice”; negli altri lati tre, bassorilievi con scene del pontificato del Ferretti. Immediatamente sopra, un pellicano, un’aquila, una civetta e un cigno sostengono quattro festoni, a preludio della grande statua del Santo Padre, che svetta sulla sommità, con indosso abiti sacerdotali e triregno, le braccia aperte verso il popolo e lo sguardo rivolto in alto.
Per l'occasione, l'architetto Nicola Carnevali, direttore dei festeggiamenti, progetta sul Pincio una macchina pirotecnica rappresentante un Tempio dedicato alla Pace, su commissione del principe Torlonia.
A causa di voci insistenti su una possibile strage di liberali, il governo (con il consenso del Papa e del cardinal Gizzi) decide comunque di sospendere i festeggiamenti ufficiali, rimandandoli a quando la Guardia Civica fosse stata meglio organizzata.
In occasione del ritorno del Papa Pio IX, viene costruire un arco di trionfo temporaneo in legno, collocato all'ingresso di Piazza del Popolo, dal lato di Via del Corso.
Primo servizio di collegamento con omnibus, con partenze ad orario prestabilito, sul tragitto piazza del Popolo – San Pietro, gestito dall'Impresa Romana degli Omnibus di Francesco Marini.
Primo concorso per la realizzazione di una nuova sede per l'Esposizioni di Belle Arti, organizzate nei locali della Dogana di Piazza del Popolo:
"Vennero presentati più di 40 progetti, esposti nell'aula del Collegio Romano, ora Liceo Ennio Quirino Visconti. Non era stata fissata nè la somma da spendere, nè l'area dove il palazzo doveva essere innalzato: però fra gli artisti romani prevaleva l'idea di occupare col nuovo palazzo quell'area quasi abbandonata che si stende dietro uno degli emicicli di piazza del Popolo, proprio dirimpetto al Pincio. L'area non sarebbe bastata, ma per fare un lavoro a modo e veramente grandioso, bastava buttar giù due fienili ottenendo così che l'edifizio rimanesse isolato da ogni parte, in una posizione elevata, ed in una località frequentatissima, perchè Roma, contrariamente alle leggi geometriche, ha uno dei suoi centri alla periferia.
Naturalmente, mancando i dati più necessari, il concorso risultò tale che ai giudici non fu possibile formarsi un criterio esatto per giudicare. C'erano de' progetti meschini nel concetto e nelle forme, e ce n'erano degli stupendi, ma troppo grandiosi. Mancava poi specialmente una cosa molto necessaria: la voglia di costruire il palazzo. Sicchè il concorso finì senza nessun risultato e non se ne parlò più fino al 1877."
La Impresa Tramways, dopo il successo della tramvia a cavalli di via Flaminia, prolunga il binario al di là del Tevere, oltre ponte Milvio, per consentire un veloce trasporto dei materiali da costruzione dalle sue cave a Grottarossa, nell'edificazione del quartiere Prati.
Vengono realizzati due nuovi raddoppi intermedi. Il deposito delle vetture è realizzato a circa due chilometri da piazza del Popolo, in località villa Massani (circa all'altezza dell'attuale palazzetto dello sport).
Lavori di allargamento della Porta del Popolo per agevolare il traffico intenso, aumentato con l'istituzione di una linea di omnibus a cavalli (collegante piazzale Flaminio a ponte Milvio).
Per poter aprire due nuovi fornici laterali, si avvia la demolizione dei due Bastioni quadrati, poste a protezione della porta.
Funerali di Vittorio Emanuele II al Pantheon. Nell'occasione l'edificio viene addobbato solennemente. Una gigantesca placca funeraria, con l'epigrafe "Vittorio Emanuele II - Padre della Patria" (temporaneamente sovrapposta al fregio), viene realizzata dalla fonderia di Alessandro Nelli fondendo il bronzo dei cannoni strappati agli austriaci durante le guerre d'indipendenza del 1848, del 1849 e del 1859:
"Fu un triste giorno quello del 17 gennaio. La mattina la salma del re era deposta sul primo gradino della scalea, e ai suoi piedi era posata la cassa di piombo foderata internamente di raso bianco, rivestita di noce e foderata esternamente di velluto rosso. Otto sott’uffiziali dei corazzieri con delle tracolle di seta a nappine d'oro hanno sollàvato il corpo e lo hanno deposto nella bara. Chiuso il manto sopra il petto del Re, fu posato un crocifisso di bronzo a croce nera, e fissato al manto in modo che non dovesse muoversi col rimuovere la salma.
La cassa fu chiusa dapprima con una lastra di cristallo incastrata a coulisse, poi monsignore Anzino, elemosiniere del Re, collocò lungoi margini del cristallo un nastro scarlatto sul quale furono posti quattro suggelli ai quattro angoli. Dopo di che la cassa fu coperta col. coperchio di piombo è noce. Erano circa le dieci quando il feretro usci dal Quirinale. La veduta presentata dalla Piazza del Popolo era magnifica, imponente. Il corteggio attraversava la piazza rasentando i cancelli d'ingresso del Pincio, e girato l'obelisco, la riattraversava imboccando il Corso.
Il Pincio, dai cancelli fino al più alto parapetto, le gradinate, le rampe, tutto era stipato, gremito di persone. Tra l'uscita dalla via del Babbuino e l'ingresso nel Corso sviluppavasi la parte integrale del corteggio, dall'ufficialità fino al carro e al seguito. Il centro della. piazza, era affatto sgombro e deserto, mentre la gente pigiavasi intorno alla musica dei vigili, che appiè dell'obelisco mandava incessanti concenti funebri.
Il carro funebre era tirato da otto cavalli bardati di nero, spariva quasi sotto le corone. Superbo effetto producono gli emblemi reali deposti su esso. Il carro era preceduto da un drappello di trombettieri, dal clero, fiancheggiato dai grandi ufficiali dello Stato, e seguito dai Capi di missione, dagli inviati speciali dei Governi esteri, dagli Ambasciatori, dai Cavalieri della Santissima Annunziata, dal Principe imperiale di Germania, dall'arciduca Ranieri, dal maresciallo Canrobert, dal figlio del maresciallo Mac-Mahon, dal duca di Braganza, figlio della regina Pia, dal principe Guglielmo di Baden, dal conte Roden, rappresentante la regina Vittoria. Il principe Amedeo si mise in mezzo a loro. Egli procedeva -cogli occhi bassi, coll’ elmo calato sulla fronte. Veniva dietro il generale Medici, a cavallo, con in mano la spada del defunto. Seguiva immediatamente il carro il cavallo di battaglia, bardato e gualdrappato di nero, quello stesso che Vittorio cavalcava quando fece il solenne ingresso di Roma.
Reggevano i cordoni del feretro Crispi, Tecchio, Depretis, De Sanctis, Ricasoli e Della Rocea. Correnti, che indossava l' uniforme di segretario del Gran Magistero Mauriziano, portava su un cuscino la Corona ferrea. La magistratura, colle sue toghe rosse, produceva un effetto mirabile. Tra le persone più osservate del corteo era un gruppo formato da generali mutilati nelle patrie battaglie. La selva delle 2000 bandiere delle Associazioni, dei Municipi, dei veterani e dei reggimenti dell'esercito, tutte velate a lutto, produceva un effetto meraviglioso. Il generalo Cialdini procedeva a capo della rappresentanza dei veterani. I sindaci Belinzaghi, Peruzzi, Giustinian e Sandonato, erano a capo delle rispettive deputazioni municipali, preceduti da Ruspoli, facente funzione di sindaco di Torino.
Uscito alle 10 del Quirinale, il carro si arrestò all'una e ventidue minuti innanzi al Pantheon. Mentre si toglievano le corone dal carro per poterne estrarre la salma del Re, entrarono nel tempio tutti gli ufficiali superiori di mare e di terra ed i grandi ufficiali dello Stato che si disposero alla destra dell'entrata, i senatori dietro di loro. Dal lato opposto si posero i deputati, e proprio all'angolo sinistro dell'altare, #2 cornueepistole, davanti ai cuscini di velluto rosso disposti per terra, i Reali principi, Duca d'Aosta, Principe reale di Prussia, Duca di Braganza, Arciduca Ranieri, Principe di Baden. Poi venivano il maresciallo Canrobert, lord Roden, il barone di Boyens, tutti gli inviati straordinari, le ambasciate e le legazioni presso il Quirinale.
La salma di Vittorio Emanuele, portata da dieci corazzieri, venne deposta sulla cima del catafalco che rappresentava una grandiosa scalinata in granito, circondata da quaranta candelabri a molti ceri disposti su due gradinate. I maestri di cerimonia coprono il feretro con la funerea coltre in velluto nero, tagliata da una gran croce d'argento, sul cui centro venne deposto.il cuscino colla corona reale e lo scettro. Dinanzi venne collocato l'elmo del Re, e dietro l'onorevole Correnti depose la corona ferrea, mentre il generale Medici, primo aiutante di campo, portava la spada del redentore d'Italia. Le bandiere dell'esercito stavano aggruppate nello spazio che rimane fra il catafalco e la porta.
L'aspetto della chiesa era di stile severissimo ed imponente, Dall'alto del lucernario spiccava la stella d'Italia in fondo azzurro, e giro giro dal tamburo scendevano dei maestosi panneggiamenti bianchi che erano fermati attorno al cornicione, sul quale splendeva di molta luce una ghirlanda di ceri che. si fletteva sugli stemmi delle principali città italiane. Le colonne erano scoperte; ma tutti gli altari illuminati e ornati a.bruno fanno risaltare meglio l'architettura del tempio. Data l'assoluzione al cadavere, tutti partirono lasciando la salma del gran Re in custodia della guardia d'onore. Ma il suo vero custode sarà il riconoscente popolo d'Italia."
Dimostrazioni popolari per il Re Umberto I e la regina Margherita, di ritorno a Roma dopo il viaggio per l'Italia e lo scampato attentato a Napoli.
Grandi folli si radinano lungo il percorso dalla Stazione Termini al Quirinale, Piazza del Popolo e Piazza Colonna, quest'ultima illuminata con luce elettrica.
"L'anfiteatro dell'esedra di Termini, di cui diamo il disegno, al passaggio del real treno, fece un effetto grandioso, imponente. Esso fu progettato dal signor Settimio Giampietri che n' ebbe molte lodi."
Portati ornai da qualche tempo a compimento i lavori della porta Flaminia, non essendovi più luogo ad aspettarsene altre scoperte, a noi corre il debito di ripigliare e concludere la esposizione dei marmi scolpiti o scritti, che ne tornarono in luce. Non molto, in vero, ci resterà ad esporre: perciocché i monumenti di cui si tratta, col venire adoperati ad infarcire i torrioni di Sisto IV, furono sì crudamente rotti e malconci, che per lo più dai loro frammenti, e dalle parti scompagnate e disperse non può ricavarsi la forma primitiva dell'edilìzio al quale appartennero, o veramente il senso ed il tenore del testo epigrafico da cui furono spezzati.
Prendendo a considerare con attenzione i molti e grandi frammenti di membri architettonici, che per cura di questa Commissione si conservano presso la piazza del Popolo, dietro l'emiciclo dirimpetto al Pincio, da un occhio esperto con facilità si ravvisa, come oltre un certo numero di marmi e pietre, appartenenti a piccoli edilizi sepolcrali, ed altre memorie funebri di vario genere, vi siano parecchie parti di tre sepolcri di granmole, e di architettura ornatissima, che si elevarono già sui margini della via Flaminia, iu prossimità della porta omonima di Aureliano, della quale ci fu dato rivedere le vecchie torri onoriane.
Due di cotesti monumenti erano di forma quadrata, ed uno di forma circolare. Di questo ultimo furono ricuperati moltissimi avanzi, sì del rivestimento del corpo rotondo, tagliato a bugne piane; e sì della base, con le sue modanature vagamente intagliate. Non può quasi esser dubbio, che tali avanzi non debbano assegnarsi a quel monumento medesimo, il cui massiccio notammo essere segnato nella pianta del Bufalini, pochi passi fuori della porta Flaminia, a sinistra; e che perciò dovea esistere ancora nella seconda metà del secolo XVI.
Vi si acconciano e le dimensioni ed il grado di curvatura di più marmi che possediamo, dei quali più sotto si darà in succinto la descrizione. Se questo monumento ebbe, come quello di Cecilia Metella, un gran cartello nell'alto con la iscrizione, può darsi che nel medesimo stesse infìssa, o la epigrafe di Quinto Trebellio Cattilo, questore della Gallia narbonese, circa i tempi di Claudio3; o quella di Caio Gallonio, e del prefetto del pretorio Quinto Marcio Turbone, dell'età di Adriano; ovvero una terza, che daremo nell'articolo presente: giacche tutte e tre queste lapidi, essendo in forma di cartello, ed essendo massicce e grandissime, poteano bene adattarsi ad un sepolcro rotondo di vasta mole.
Di un altro monumento di forma quadrata, e molto decorato anche questo, si hanno pure alcuni frammenti estratti dai muri della torre sinistra. Dalle medesime strutture essendosi ricavata ad un tempo anche la iscrizione del console Lucio Nonio Asprenate, che ricorrea, come sembra, sul fregio dell'edilizio, non sarà forse improbabile congettura il supporre, che a tale cospicuo personaggio avesse appartenuto il monumento di cui si tratta.
I molti marmi scolpiti, che per suoi rivendica il terzo edifizio, alla natura istessa delle loro rappresentanze, dichiaransi adoperati nel sepolcro di un qualche rinomato agitatore circense. Avvertimmo già da lungo tempo, che in cotesti marmi si hanno per certo a riconoscere gli avanzi del mausoleo di Publio Elio Gutta Calpurniano, auriga fortunato e famoso, dei tempi forse di Adriano, o dei primi Antonini: monumento che durava ancora nel secolo VIII, poco al di fuori della porta Flaminia, siccome raccogliesi dall'Itinerario Einsiedlense, il quale registra la lunga iscrizione di detto sepolcro immediatamente dopo la legge di Marco Aurelio, e di Severo Alessandro, concernente la esazione dei dazi, che stava collocata dinanzi la medesima porta.
La suddetta iscrizione, che sembra mancare di qualche parte e che dal compilatore dell'itinerario non fu descritta con piena esattezza, è stata di poi presa a disamina, e dottamente supplita dal Friedlaender: qualche nuova osservazione vi aggiunse in appresso anche il Wilmanns.
Insieme colla coincidenza del luogo cospira nell'appropriazione teste accennata eziandio la considerazione della forma del monumento. Perchè i frammenti che abbiamo icuperati del sepolcro dell'auriga si acconciano a formare un monumento quadrato: e che tal fosse quello di Calpurniano ce lo dà ad intendere il fatto, che l'autore dell'itinerario suddetto trascrisse, dividendola in tre parti, la epigrafe del mausoleo; apponendo alla prima la indicazione in ipsa via flaminia; alla seconda: item ibidem in ipso monumento; e medesimamente alla terza: item in ipso monumento: con che si viene a fare intendere, che le tre divisioni della iscrizione appellano a tre lati del monumento; rimanendone forse priva soltanto la parte posteriore di esso.
Cosa tanto più verisimile, in quanto che sembra evidente, che il descrittore abbia, per inavvertenza, trasposto l'ordine delle leggende, siccome i recenti espositori di questa lapide hanno saviamente osservato: il che in effetto potea facilmente intervenire copiandosi, dopo la iscrizione della fronte, prima quella del lato sinistro, e poi quella del lato dritto. Opinò per tanto il Wilmanns, che la epigrafe fosse incisa su di una base quadrata: ma di presente ci sembra possa affermarsi ch'ella si leggesse in diversi lati del monumento. Accennammo noi già, che avremmo tentato di dare in disegno un'idea dell'insieme di questo edilizio, traendo profitto dai frammenti superstiti, che spettano sicuramente al medesimo. Ma, chiamati tutti questi pezzi a rassegna, abbiamo veduto, che la sola parte inferiore e media di esso erano capaci di un ristauro, che quasi non ammetta dubbiezza; laddove quello della parte superiore avrebbe a riuscire di necessità più o meno arbitrario. Si aggiunge, che un grande marmo coi nomi di tre cavalli, appartenuto di sicuro alla struttura di detto sepolcro, per la mancanza assoluta di qualunque parte corrispondente non si potea ravvisare dove, o in qnal modo vi fosse stato inserito.
Laonde ci è sembrato più savio partito il restringerci a farne una descrizione succinta, che valga a dare un'idea della forma e della sontuosità di questo funebre monumento. Sorgeva dunque il sepolcro, di forma rettangola, su di un basamento riccamente intagliato, di cui possediamo alcune parti, che più sotto ricorderemo. Si ergeva su questo una mole quadrata, nei lati, o specchi, della quale erano scolpite di basso rilievo, una per lato, le quadrighe correnti, nel momento decisivo di girare le mete. Di cotesti rilievi abbiamo undici frammenti, spettanti a tre quadrighe diverse: indizio anche questo che, raffrontandosi con quello della iscrizione divisa in tre parti, può confermare il sospetto, che il lato posteriore del monumento non fosse così riccamente decorato come i tre più esposti alla vista dei passanti. Dicevamo testé, che in ciascuno dei lati figurava una sola quadriga.
Ne può credersi altrimenti al considerare, che ciascuna quadriga, eseguita nella proporzione di circa due terzi del vero, occupa una larghezza di metri 4,45, compresivi i due pilastri che racchiudono la composizione. Con cinque frammenti, che benissimo si ricommettono, abbiamo potuto formare pressoché intera una quadriga. Con franco e maestrevole artificio, sebbene di lavoro non molto accurato (trattandosi di cosa da osservarsi ad una certa distanza) vi si esprime la foga e l'ansietà dei cavalli anelanti alla meta, incalzati dal flagello dell'auriga; le vene si gonfiano per lo sforzo sotto i muscoli dei focosi animali.
Nell'armatura dei cavalli è notabile quella striscia di cuoio che ne stringe i garetti delle zampe anteriori, onde ovviare ai danni di qualche sforzo anormale e soverchio; prattica non ignota alla moderna ippiatria, ma che in fatto di antichi monumenti non rammentiamo di avere osservato altrove. Della figura dell'auriga si è pur conservata una buona parte, ma senza la testa.
Essendosi nel medesimo luogo trovata una testa di cavallo circa il vero, di tutto rilievo, simile di stile e di arnese a quelle dei cavalli, possiamo di buon dritto inferirne, che una marmorea quadriga di tutto rilievo, guidata senz'altro dalla figura di Calpurniano, dovea formare il corona-mento dell'edifizio sepolcrale. Resterebbe quindi ad immaginarsi soltanto quel piano del monumento che servia di sostegno alla quadriga medesima: ma questa parte, nella quale, secondo noi, si leggeva la triplice iscrizione, sembra essere al tutto scomparsa ; il che non ci ha consentito di eseguire in disegno il ristauro di questo nobile mausoleo; facile del resto, e sicuro.
Che un semplice auriga si facesse un sepolcro di tanta magnificenza, ed in luogo sì cospicuo della Flaminia, ninno potrà meravigliarsene, il quale ricordi le ingenti somme che sovente fruttavano agli aurighi le loro vittorie ; secondo impariamo, non meno da classiche testimonianze, che dalle loro stesse iscrizioni. Ed ecco il monumento di un auriga, il quale con la sua sontuosità ci dimostra, come costoro, gonfi dell'aura popolare che li esaltava, si argomentassero di perpetuare, col fasto dei loro funebri marmi, quella vana rinomanza e quel grido, che gli avea lusingati, accompagnandoli durante la vita, ma l'eco del quale non dovea durar lungo tratto di là dalla tomba.
Ennio Quirino Visconti, Carlo Ludovico; Vespignani.
XIX compleanno della Regina Margherita:
"In occasione del ventinovesimo natalizio della Regina, la città di Roma era imbandievata. La Regina ricevette i ministri, i presidenti del Parlamento, le Case civile e militare, lo dame di Corte, il Prefetto, le Deputazioni provinciale e comunale, ed altri personaggi.
La sera un banchetto di famiglia al Quirinale assisterono lo dame d'onore. Vi furono musiche e illuminazione. Giunsero telegrammi al Qui rinale da tutte lo parti del regno. prosentanti omaggi. Numerosi telegrammi provincie amiunziarono che fu festeggiato il natalizio con Concerti è illaminazioni.
A Roma, in quella sera la città era illumninata: Corso ed in piazza Colonna folla straordinaria. Alle 8 comparve il concerto municipale; la folla chiese subito l'inno reale che fu eseguito e replicato duo volte fra grandi applausi.
D'un tratto alcuni giovanotti gridarono: Al Quirmale! Detto fatto. Fu chiesta ed ottenuta una grando bandiera, il concerto municipale si mise anche esso in marcia, e la folla dei dimostranti, al suono della marcia reale, si recò alla piazza del Quirinale.
Quivi nuove grida entusiastiche, nuove acclamazioni. La Regina comparve poco dopo sulla loggia del Quirinale, insieme al Re ed al Principe di Napoli; il popolo non cessava d'applaudire.
Le insistenti acclamazioni obbligarono la Regina a presentarsi altre due volte a ringraziare. Poi la folla dei dimostranti, sempre preceduta dalla musica, ritornò in piazza Colonna. Anche nei teatri principali fu chiesto ed eseguito fra grandi applausi l'inno reale."
In un cavo aperto nel mezzo della piazza del Popolo, sul prolungamento dell'asse del Corso, e fra lo sbocco di questa strada e l'obelisco, alla profondità di m. 4,00, è stato scoperto il selciato dell'antica via Flaminia.
Rodolfo Lanciani.
Dinanzi alla chiesa di S. Carlo, nel centro stesso della via del Corso ed alla profondità di m. 3,95, è stato scoperto il pavimento della Flaminia, in eccellente stato di conservazione.
Rodolfo Lanciani.
Preparativi per la visita di Stato dell'Imperatore di Germania Guglielmo II:
Il Consiglio comunale istituisce un plotone di guardie municipali a cavallo da "adibire per i servizi di sorveglianza nelle feste pubbliche e per le comunicazioni fra i vari punti della città e del suburbio, dove la distanza è enorme".
L'architetto comunale Giocchino Ersoch è stato incaricato di realizzare un palco in stile eclettico intorno all'obelisco di piazza del Popolo e un quinta scenica al fondo di piazza del Campiglio (in vista del ricevimento in suo onore), collegando Palazzo Senatorio e Palazzo Nuovo con una costruzione effimera in stile.
Viene inoltre completato il monumento dedicato ai Caduti di Dogali alla Stazione Termini. L'obelisco viene innalzato di due metri, installando il piedistallo in granito di Baveno (appartenente all'obelisco Sallustiano) regalato dai Boncompagni Ludovisi al Municipio nel 1883.
A Piazza Esedra, agli angoli della nuova fontana, vengono sistemati quattro leoni di gesso accucciati.
Davanti agli appartamenti per gli ospiti (nella manica lunga del Palazzo del Quirinale) sono demolite tutte le fabbriche, per realizzare una vista su nuovi giardini. Tra queste la chiesa della Maddalena e di Santa Chiara.
"Al Quirinale si lavora alacremente sotto la direzione del marchese di Villamarina che, per quest'occasione, ha riunito qui molti tesori ch'erano sparsi nelle diverse Reggie d'Italia. Il marchese di Villamarina sa a memoria l'inventario di tutti i palazzi reali. A lui pertanto è riuscita facile, assai più che a qualunque altro, la scelta degli oggetti da far trasportare a Roma per accrescere ornamento e lustro al Quirinale. Nè vi prenda timore ch'egli non li disponga in bell'ordine, per modo che ne risulti un complesso armonico. Diamine! Il marchese di Villamarina è anche Presidente dell'Accademia di Santa Cecilia dove si dettano le leggi dell'armonia. L'appartamento dell’ Imperatore sarà una meraviglia."
Commmemorazione in occasione del tredicesimo anno dalla morte di Benedetto Cairoli:
"La domenica 8 settembre, compiendosi il trigesimo della morte di Benedetto Cairoli, se ne fece a Roma la commemorazione, che riuscì imponente e solenne. Tutte le associazioni romane e molte venute dalle provincie, si riunirono la mattina in Piazza del Popolo; poi giunsero Menotti Garibaldi circondato da un gruppo di veterani, i Reduci portando una grande corona d'alloro, da porsi sul monumento dei Cairoli al Pincio, un simpatico gruppo di garibaldini colla tradizionale camicia rossa.
Salirono l'erta del Pincio, dove deposero la corona, poi alla volta del Campidoglio. Il corteggio era lunghissimo, più di cento le bandiere, dai balconi sventolavano le bandiere nazionali abbrunate a mezz'asta. Sopra un carro abbrunato, tirato da sei cavalli morelli, spiccava il busto di Benedetto Cairoli, opera di Ettore Ferrari.
Attraverso le vie del Corso, del Plebiscito, di Aracceli e la salita delle tre Pile, il corteggio giungeva a mezzogiorno in piazza del Campidoglio. I Palazzi Capitolini erano ornati di bandiere e panneggiamenti.
A mezz'asta, abbrunata, la bandiera sventolava pure sulla gran porta del Palazzo Senatorio. Innanzi alla porta del Palazzo dei Conservatori, i vigili tenevano le bandiere dei rioni ed il gonfalone della città. Nell'atrio del Palazzo stavano raccolti il sindaco, gli assessori e i consiglieri comunali.
Nel centro era eretto un basamento drappeggiato di velluto rosso e trine di oro, sul quale doveva essere collocato il busto. L'arrivo del corteggio è salutato da un lungo applauso, si cerca di porre il busto sul basamento a ciò eretto, ma non ci si riesce, e gli oratori Menotti Garibaldi e il sindaco Guiccioli pronunciano i loro discorsi attorno al carro. Il busto del Cairoli fu il giorno appresso collocato nell'aula delle sedute del Consiglio comunale."
Corsa dei Butteri a Piazza del Popolo per i Festeggiamenti del Carnevale:
A Roma, il carnevale assunse un carattere più festoso assai che a Milano. Basterebbe a provarlo il Circo romano in Piazza del Popolo, colle corse dei butteri, sotto un sole magnifico, a un soffio carezzevole quasi di primavera, successo ai zeffiretti pungenti delle settimane scorse, al cospetto d'una folla interminabile.
La piazza, in occasione del divertimento (che si è ripetuto per due giornate di fila, il 3 e il 4 gennaio) fu addobbata con buon gusto. Tutto all'ingiro, fu eretto uno steccato; un anfiteatro bellissimo fu improvvisato con una miscela di colori smaglianti, un vero quadro tizianesco.
Le corse dei butteri destarono interesse. Nel primo giorno, vinse "Garofalo" un cavallo della duchessa di Sermoneta, e nel secondo giorno, idem, fra acclamazioni infinite. Seguirono le corse dei somarelli: corse per modo di dire, perchè gl'intelligenti quadrupedi preferirono starsene tranquilli.
Ne nacque, perciò, un tumulto indiavolato fra gli spettatori romani; il pollice verso non è bastato; volarono cuscini e buccie, volò tutto, meno i somarelli: gli asini non volano più!
Festeggiamenti del Carnevale a Piazza del Popolo:
"Nella stessa Piazza del Popolo, ci fu un'altra gara, ma ben più seria, e importante. In quel gran circo costruito, che offriva una certa illusione della Roma antica, seguì la gara delle bande di quattordici città, che formano corona intorno a Roma. Diciotto in tutto! E ciascuna era composta da 30 a 45 bandisti!... Che numero di sinfonie! E che trombe!... Le trombe di Gerico furono eclissate. I premi erano di 800, 400, e 300 lire, e furono aggiudicati da un giurì, in un palco, alla presenza d'una moltitudine indescrivibile.
Anche a Roma, al Costanzi, si volle allestire la festa dei bambini, che accorsero mascherati, in folla, fra cui un Adamo e Eva graziosi. Vi fu una distribuzione di confetti e di baci senza fine. I bimbi premiati ricevettero un bono per farsi fotografare dal Schemboche. — S'ebbe anche un corso storico.
Il corso del giovedì grasso riuscì la cosa più pazza di questo mondo. Fra le due piazze di Venezia e del Popolo, la gente infuriava, smaniava per ammirare i carri mascherati. Questi furono sei, salutati da battimani, urli, fiori e altri vegetali diversi. Il carro sfolgorante d'oro: "Ogni medaglia ha il suo rovescio" riportò la palma. Da una parte, c'era un congresso di scienziati che studiavano la linfa Koch, e dall'altra molti personaggi di nazioni diverse se la spassavano fra trofei d'armi: la situazione del momento. Lo ideò e lo decorò il signor Camillo De Rossi.
Bisognerebbe intingere la penna nei colori dell'iride per descrivere i balli, ch'ebbero luogo al Quirinale. Riuscirono splendidi di magnificenza, come sempre. La nostra graziosa regina Margherita fu la vera regina della festa superba. Nel primo ballo intervenne, assai osservato, Erberto Bismarck: e nell'ultimo, comparì tutto il neonato ministero, meno l'on. Colombo, occupato a studiare senza indugio i problemi che gli si presentano gravi, sfingi del deserto economico."
"A Roma, le tradizioni carnevalesche si mantengono più intatte che a Milano. Il veglione in bianco che ebbe Inogo al teatro Costanzi, fa una graziosa novità. Supponete che il manifesto per quel veglione avesse detto: Maschere o non maschere, nessuno potrà entrare al Costanzi, se non è vestito di bianco. È moltissime erano le maschere vestite di bianco: dall’ uomo appena uscito dal bagno che si drappeggia in un lenzuolo come una statua greca, al cuoco candido immacolato, all'originale coperto tutto di pezzetti di zucchero autentico, alla facile conquistatrice ornata di camelie e bianca come panna montata. Una nuvolaglia nivea di stoffe, piume, veli, trine.... dava un aspetto fantastico, e sopratutto nuovo al Costanzi, che meritava bene quattro tratti di matita per ricordo. Fu un successo.
Anche il festival in piazza del Popolo è riuscito benissimo. L'illuminazione, fatta dalla ditta Fantappi di Firenze, gareggiava con quelle dell’Ottino di patriotica memoria. Dall'obelisco centrale e da due antenne laterali partivano una grande quantità di catenelle a cui erano appesi cirea ventimila lumini variopinti.
E a tanta Iuce, si ballava disperatamente.
Si ballò anche nel Padiglione dell’Allegria, piantato per la circostanza. Ivi, delle signorine, lanciavano dei nastri colorati con in cima qualche confetto. Del corteo storico, abbiamo fatto cenno nel numero antecedente. Fu una sfilata pittore sca, un richiamo a tempi che furono.
Lo chiamavano il corteo senatoriale. Un senatore di Roma, cavalieri, paggi, giullari, vestiti dal Lamperti, comparvero e ricomparvero acclamati al gran Corso.
I loro cavalli caracollavano; l'ilarità animava i componenti del corteo; perfino gli armigeri, l'austera giustizia e il trucolento boia, che vi facevano parte, distribuivano barzellette al popolo. Nel Corso, riuscitissimo e accolto con generale soddisfazione, fu il carro delle statue di bronzo.
C'era, nel mezzo, una Giuditta, imitazione libera del'Donatello, e stringeva nella sinistra la testa d’Oloferne; nella destra, la daga. Ma basta: di tutte le curiosità più spiccate del carnevale romuleo, il nostro corrispondente artistico, riempì due pagine, che saranno gustate."
Dopo la morte del generale Napoleone Giuseppe Carlo Paolo Bonaparte, nella sua residenza all'Albergo Di Russia, il Re Umberto da disposizioni per i funerali e ordina un lutto di corte di 90 giorni. Senato e Camera commemorano il principe con affettuose parole, il Sindaco in Consiglio ricorda che Girolamo era stato «il vincolo d’amicizia fra noi e la Francia.
"I funerali ebbero luogo il 20, Affollatissime le vie che il corteo doveva percorrere, non ostante îl tempo piovoso, Da parecchie case pendevano le bandiere abbrunate. Il Re accompagnò la salma alla porta dell'Hotel de Russie attendendo, a capo scoperto, che sfilassero tutte le rappresentanze. Il corteo si pose in moto alle ore 9. Presiedevano la truppa, il clero colla croce, la banda musicale, la Real Casa e il Corpo diplomatico, ch'erano fiancheggiati da quaranta vigili in grande uniforme.
Verano tutti i ministri plenipotenziari; tutti gli ambasciatori, tranne quello di Francia. La curiosità era eccitata dall’ambasciatore cinese nel suo costume. — Dopo il corpo diplomatico, procedeva, tirato da sei cavalli neri, il carro funebre; modesto carro, senza emblemi imperiali, e con poche corone; quelle dei Sovrani è dei Principi. Le altre corone erano disposte in due altri carri parati alutto. Fiancheggiavano il carro funebre, sedici corazzieri in grande uniforme e sedici staffieri della Real Casa con torcie; — venivano dopo, due suore, quelle che avevano assistito il principe nella malattia; ‘e Vittorio, pallidissimo, col Duca degli Abruzzi che rappresentava il Re. Il principe Rolando e Carlo Bonaparte, il principe Murat, tutti i ministri, le rapresentanze del Senato e della Camera, del Consiglio di Stato, dell'esercito e della marina, e molti senatori, moltissimi deputati e altre autorità, venivano dopo.
Chiudevano il corteo i Reduci delle patrie battaglie, le rappresentanze dell'Università, i circoli, la truppa. Cinquanta carrozze seguivano il corteggio che impiegò due ore per andare da Piazza del Popolo alla Stazione, da cui la salma doveva partire per la sepoltura provvisoria di Superga, secondo aveva disposto S. M. il Re.
Ma, ormai, è il momento del viaggio. Dalla sala della seconda classe della stazione tramutata in cappella ardente, la bara è posta nel treno speciale. Arrivano i sovrani, Clotilde, i principi Vittorio e Letizia, la Duchessa di Genova e il duca degli Abruzzi. Il Re bacia ripetutamente la sorella, che va coi figli ad accomregnare la bara. È uno scambio di baci, di lagrime. Alle 5,45, il treno parte, salutato un'ultima volta, e arriva a Torino alle 8 della mattina del dì dopo, ricevuto da una gran folla, dalla truppa, dal Duca di Gemova colla consorte e dal Conte di Torino vestiti a Intto..."
Inaugurazione ufficiale del Carnevale romano, con grande concorso di gente in piazza del Popolo:
"Roma soltanto ha avuto quest'anno il carnevale per le strade, e con maggior brio dell'anno scorso. Domenica 21, si fece l'inaugurazione ufficiale con grande concorso di gente specialmente in piazza del Popolo ove, su disegno dell'architetto Aureli, fu costruito un vasto e bel circo romano col relativo podio ed un grande arco di trionfo prospiciente il Corso.
Il circo (tutto in tavole dipinte in marmo bianco e grigio) è di effetto architettonico piacevolissimo; all’intorno girano delle vaste gradinate adorne di labari di diversi disegni e chiuse in alto da uno steccato o muro in legno con colonnini e grossi vasi di fiori di effetto gaio, fra i quali corrono dei festoni di lauro.
La cerimonia d'inangurazione del Carnevale cominciò con l'entrata di Pasquino dalla porta del Popolo nella piazza omonima; fatta quivi una breve sosta, circondato dalle sue guardie d'onore, egli parlò al popolo romano, annunziando principiata l'era delle baldorie carnevalesche. Pasquino si recò poi, per il Corso e via Nazionale, al teatro Costanzi ove fece la distribuzione dei premi al veglione de' Bambini.
Il corteo era composto così: dieci cavalieri costtaghi che aprivano la marcia (la presenza dei quali non so spiegarmela, per verità, in altro modo che... pensando ad una futura alleanza politica....); una banda di suonatori vestiti alla greca; tre carri rappresentanti i Tre evi (antico, medio e moderno), quindici paggi a piedi portanti labari; il carro di Pasquino tirato da 6 cavalli rappresentante una galea (nave) tutta dorata ed argentata; sul davanti, a poppa, la statua di Nettuno tra due cavalli marini, nel mezzo l'albero con la vela, verso la prua la statna di Pasquino. Questi era circondato da soldati vestiti di bianco all'antica romana; chiudeva il corteo un altro concerto vestito alla greca.
Nel giorno seguente e successivi si fecero nel circo Romano di piazza del Popolo le corse con le dighe e quelle coi Vutteri; spettacoli, anche questi, eminentemente romani e che armonizzano a meraviglia con tutto l'insieme, se ne togli ...quei famosi cosacchi.
Avrò forse occasione di parlarvi anche del veglione della stampa, nel quale i giornalisti romani hanno saputo fare della réclame allé loro idee ed alle loro Appendici; e del veglione degli studenti dove si è potuto fischiare con tutto il comodo un pseudo rettore, senza incorrere nelle censure ministeriali e tanto meno nelle sospensioni.
C'è stata anche la solita fiera enologica; il solito ballo al circolo artistico. Nel gran mondo ufficiale il successo più completo lo ha ottenuto il teatrino del barone e della baronessa de Bruck, all'ambasciata Austro-Ungarica, dove lady Dufferin marchesa d’Ava si è mostrata attrice fine e piena d'intelligenza (come è fine ed intelligente scrittrice) recitando una commedia inglese col signor Reunel Rod, il biografo di Federigo III. Così ambasciatrice inglese ha dato il suo saluto a Roma, prima di partire per Parigi."
La SRTO ottiene in concessione le nuove linee tramviarie, piazza Venezia - stazione Termini (attraverso via Cavour) e piazza Venezia - piazza del Popolo (attraverso via Ripetta). Sono inoltre previsti un collegamento della linea di San Giovanni da via Cavour al largo Brancaccio (attraverso via Giovanni Lanza) ed il prolungamento della linea di San Paolo (da piazza Bocca della Verità a Piazza venezia, passando per via di Sant'Eufemia lungo il Foro Romano, sotto il Campidoglio, via della Consolazione, e la via Bonella).
Giunge a Roma una carovana di velocipedisti lombardi (una sessantina dei migliori): "Fu il cav. Johnson, presidente del Veloce-Club di Milano, che ideò la loro bella passeggiata da Milano a Roma. La carovana dei ciclisti si divise in due squadre, che sì riunirono a Castelnuovo di Porto ed entrarono a Roma insieme, trionfalmente. Una enorme folla li accolse: andò loro incontro anche S. M. la Regina. La lunga schiera passò per Ponte Molle, via Flaminia, piazza del Popolo, fino a piazza della Minerva."
Girandola per il Giubileo della liberazione di Roma: "Festa del fuoco, che nella sera sfolgorò sul Pincio e chiamò ad ammirarla tutta Roma che si sparse ai Prati di Castello. Sul ponte Margherita, nel Corso, in via Ripetta e in piazza del Popolo, la moltitudine era indescrivibile. Caratteristici i tetti delle case ch'erano di gente come piazze. Con tanta folla, non s'ebbe a deplorare il minimo incidente. Infinito l'entusiasmo, infiniti gli applausi allo spettacolo veramente fantastico."
La linea a cavalli via del Plebiscito - piazza del Popolo (per le vie della Scrofa e di Ripetta) inizia ad essere esercitata con trazione elettrica ad accumulatori.
A Piazza del Popolo viene organizzato un Torne Medievale Equestre Schermistico: "L'idea di offrire uno spettacolo estivo alla popolazione romana con un torneo medioevale, fu propugnata dal forte schermitore Agesilao Greco che trovò subito adesioni fra maestri e dilettanti. La cosa non si potè attuare senza difficoltà, ma il successo ne fu grandissimo."
Il sistema di elettrificazione a filo aereo dei mezzi pubblici è esteso alla tratte da San Pietro a piazza del Popolo e via della Scrofa. Ciò che rende possibile un percorso circolare da piazza Venezia a San Pietro e ritorno a piazza Venezia.
Il Consiglio Comunale di Roma delibera sulla toponomastica, per omaggire il defunto Re Umberto I. La galleria in costruzione sotto il Quirinale viene denominata Galleria Umberto I e Via del Corso cambia il nome di Corso Umberto I. Per la realizzazione dell'opera e proseguire la strada verso piazza di spagna, verranno sacrificati il lato sinistro del Palazzo Boccapaduli Gentili Del Drago e la chiesa di San Nicola in Arcione. A sera viene organizzata una grande dimostrazione popolare di lutto. "Alle ore 21 un immenso corteo delle Associazioni con bandiere abbrunate partì da piazza del Popolo tra fitte ali di popolo in religioso silenzio, traversò il Corso, piazza Venezia e sì recò al Campidoglio.
Il sindaco e il Consiglio Comunale, che avevano allora deliberato sulle onoranze ad Umberto con singolare unanimità, ricevettero il Comitato del corteo nella sala degli Orazii e Curiazii.
Il sindaco pronunziò un applaudito discorso concludendo così: “ Romani, il Re è morto, evviva il Re!Lungo il passaggio del corteo, composto di migliaia e migliaia di persone, tutti i pubblici esercizi furono chiusi."
Al Campo da Tiro della Farensina si svolge la IV Gara generale Campionati Mondiali di Tiro a Segno.
Per l'occasione sono realizzate vaste e monumentali strutture provvisorie: "Sabato, 18, ebbe Iuogo a Roma la solenne inaugurazione della IV gara del tiro a segno nazionale. La cerimonia d'inaugurazione alla Farnesina fu preceduta dalla formazione in Campidoglio e dallo sfilamento del corteo per via Aracoeli, via del Plebiscito Corso Umnberto I e Piazza del Popolo, fino al campo del tiro. Apriva la marcia la bandiera della società di tiro a segno di Roma; seguivano’un plotone delle guardie municipali, la musica del 94° reggimento: veniva quindi la bandiera d'Italia fiancheggiata dal cav.
Macagnini direttore del corteo, dal sindaco dì Pisa e da altri membri del Comitato; poi, formando un pittoresco gruppo nel mezzo, lo scudo di Roma e lo stendardo di Torino. Poco dopo il corteo arrivarono alla Farnesina le LL. MM., i membri del corpo diplomatico, i ministri, quanto ba di più eletto la capitale.
Il presidente del Consiglio, on. Zanardelli, pronunziò il di scorso inaugurale con slancio giovanile, salutando con parole elevate 6 vibranti i giovani italiani accorsi alla nobile gara delle armi.
Dopo l’applaudito di. si recarono alla galleria del tiro; e di là il Re sparò tre colpi. "
Dopo che è stato inaugurato il Traforo del Quirinale, la linea San Pietro - via Due Macelli viene prolungata fino a via Nazionale. La nuova linea, partendo da San Pietro, raggiunge piazza Cola di Rienzo, passa sul ponte Margherita e attraverso piazza del Popolo, via del Babuino, piazza di Spagna, via della Mercede e via Due Macelli giunge al Traforo; immettendosi poi in via Nazionale, fa capolinea alla stazione Termini
Viene elettrificata l'ultima linea ancora con trazione a cavalli, quella da piazza del Popolo a ponte Milvio.
Alla presenza di una grande folla e di personalità politiche, tra cui l’on. Salvatore Barzilai, autore del testo dell’iscrizione, viene inaugurata una Lapide dedicata alla memoria di Angelo Targhini e Leonida Montanari a Piazza del Popolo, presso il luogo della loro esecuzione.
Nell'ambito dei festeggiamenti per i cinquant'anni dell'Unità d'Italia, il Re Vittorio Emanuele II, partecipa alla cerimonia di inaugurazione delle Mostre programmate per l'Esposizione Universale a Roma.
La cerimonia iniziana alle ore 10.30, con la solenne seduta reale, dove intervengono S. M. il Re, alte cariche di Corte, i ministri e sottosegretari di Stato, le presidenze e le rappresentanze ufficiali del Senato e della Camera, i senatori e deputati, gli ambasciatori e ministri plenipotenziari esteri, le rappresentanze dell’esercito e della marina, con i comandanti dei corpi di stato maggiore, le alte cariche dello Stato, i sindaci e segretari generali de’ capoluoghi di Provincia, invitati dal sindaco di Roma, il prefetto, le presidenze del Consiglio e della Deputazione provinciali e, naturalmente, i consiglieri comunali.
I festeggiamenti giubilari proseguono alle 14.30 a Villa Cartoni, dove si inaugura la Mostre internazionali di Belle Arti.
Alle 22, il Municipio organizza un grande ricevimento nei Palazzi Capitolini. Da piazza del Popolo, dalla torre capitolina e da Monte Mario, vengono illuminati con riflettori elettrici i principali monumenti, e nelle maggiori piazze, straordinariamente illuminate, hanno luogo concerti musicali oltre ai trattenimenti organizzati dai diversi Comitati. La data gloriosa viene salutata a mezzanotte da un colpo di cannone sparato dall'alto del Gianicolo:
"La prima giornata di codeste teste e commemorazioni è stata quella che si dice una giornata campale. Una seduta reale assolutamente straordinaria nella mattinata, l'inaugurazione di una esposizione internazionale nel pomeriggio, un grande ricevimento la sera in Campidoglio hanno fatto si che tutti gl'invitati a queste feste e cerimonie si siano dovuti trovare mobilizzati ed in perfetta tenuta per quindici ore, almeno, dalle nove del mattino alla mezzanotte. Si fa dunque qualche cosa per la Patria anche ai giorni nostri
Tutti, tutti si sono buttati con fervore, con entusiasmo a rendere grandiose queste giornate solenni; tutti, dai venditori ambulanti ai principi romani, cominciando col profondere per ogni dove ed in ogni forma i colori nazionali su tutta la superfìcie di Roma. Dalle colossali cravatte tricolori svolazzanti del limonaro girovago, alle bandierine tricolori sventolanti dall'alto dei traileys dei trams o dai frontini dei cavalli dei hottari ; dalle banderuole delle finestrino degli ammezzati delle piti umili case, alle bandierone delle sedi principesche e delle ambasciate, è stata una inebriante festa di colori, infiammata dallo splendore del sole primaverile, che è entrato come elemento essenziale a creare quell’entusiasmo patologico a pressione elevata, che tutti abbiamo qui respirato specialmente dall’alba del 27 alla mezzanotte del 28 marzo, anzi dalla mezzanotte del 27, giacché a quell'ora, dal Gianicolo, dove tanto latin sangue gentile cadde in difesa dell'italianità contro i francesi invasori e pallisti, nel ’49, dal Gianicolo, su cui grandeggia il superbo monumento di Garibaldi, e dove Passo soffrì e morì, dal Gianicolo tuonò su Roma il primo colpo di cannone a salutare l’alba festiva!
Un altro colpo di cannone, alle dieci un quarto del mattino del 27, annunciava l'uscita dall'alto Quirinale del corteo reale che per la salita di Magnanapoli, via Nazionale, piazza Venezia, piazza dell'Ara Coeli portava il Re, la Regina, i personaggi della Corte al Campidoglio, il cui campanone spandeva su Roma le sue onde sonore festose.
Tutta Roma era nelle vie e nelle piazze: La festa ufficiale era attorniata da una vera, grande festa di popolo acclamante; così che nel glorioso recinto chiuso di Campidoglio, sulla classica piazzi fatta sgombare dalla folla, nel magnifico salone degli Orazii e Curiazii, riservato agl'invitati di qualità, si aveva quasi, malgrado la solennità, una sensazione di vuoto, in confronto con la ressa popolare delle vie e piazze, a stento attravessate, ed invase da un entusiasmo irrefrenabile.
Nella grande aula capitolina era tutto quanto Roma accoglie e può offrire di solenne: le cavalieresse dell'Annunziata, da donna Elena Cairoli Sizzo a donna Ra: Itele Marcora; i presidenti delle due Camere, i ministri, ormai in partibus, i sindaci di Roma e delle grandi città, ufficiali generali, diplomatici in splendide uniformi, dame e cavalieri in aggruppamenti accidentali pittoreschi per la varietà delle toilettes primaverili ed il luccichio delle decorate uniformi, uomini della politica, della scienza, dell’arte, compreso Ermete Novelli, col petto e la marsina cosparsi di decorazioni, e Tommaso Salvini, appoggiarne, sotto il peso di stelle, croci e crachats i suoi ottanta anni di gloria al piedestallo del busto di Garibaldi. Non mancava Matilde Serao, intenta, col lorgnon , ad analizzare le toilettes delle dame, e pronta a fissare la figura alta e severa della Regina Elena nel momento in cui al braccio del Re, e nel cospetto di tutto quel magnifico uditorio in piedi ed acclamante, entravano a prendere posto sul trono, seguiti dal Duca d'Aosta dal Conte di Torino e dal Duca di Genova.
Dei discorsi non vi parlo: tutti li hanno letti nei giornali. Il momento solenne fu per il discorso del Re, il primo, — discorso breve, ma intenzionalmente significativo, riunente le idee e la forma del primo ministro che se ne va, Luzzatti, dedicate, quasi, al primo ministro che viene, Gioì itti. Al discorso, detto con voce ferma, sonora, ma calma, gli applausi risposero, quasi ogni volta, per segnale di Tommaso Salvini, ad ogni frase toccante i sentimenti dei convenuti. Fu esso il grande numero della seduta capitolina. Gli altri tre discorsi, cioè gl’indirizzi del Senato e della Camera, già noti, ed il discorso del Sindaco di Roma, Ernesto Nathan, sproporzionatamente lungo, furono accolti da un silenzio rispettoso, ma rassegnato.
Due ore, appena, di tregua rimasero libere per tutto il mondo di cerimonia; e in quelle due ore c’era da rifarsi un poco dalla stanchezza, rinfrescarsi, rifocillarsi; poi in marcia tutti al lato opposto di Roma, da Sud a Nord, dall’Arce capitolina, alla Valle Giulia, alla vigna Cartoni, all'inaugurazione formale — non sostanziale — della grande Esposizione internazionale di arte. Sulla scalea del palazzo felicemente ideato dal Bazzani e nel salone d'onore si raggruppava lo stesso pubblico decorato, militare, diplomatico, parlamentare che raccoglievasi due ore prima in Campidoglio. I ministri dimissionari erano li, in tutta la solennità delle loro uniformi, sotto il cui splendore nascondonsi gl’intimi sentimenti inesplicabili di chi si sa designato al sagrifìcio dell’andarsene o a quello, non meno grave, del rimanere.
11 palazzo delle belle arti c’è, l'esposizione non c'è ancora, ma ci sarà, man mano, nei giorni venturi. Tutti ammirano dell' edificio la arandiosità e l’armonia. Fra gli ammiratori è il miliardario americano, Pierpont Morgan, ammirato alla sua volta per la fioritura del suo naso solenne non meno che per la rinomanza dei suoi milioni e del suo mecenatismo. L’ambiente è delizioso. Valle Giulia, solcata dall’ampio viale lungo il quale sorgono eleganti e festosi i padiglioni stranieri, belli nelle loro decorazioni boreali, ed ornati da grandi orifiammi multicolori agitati dall’aura primaverile, è di effetto incantevole.
Le trombe squillano, la folla si move; è il corteo reale che si avanza, nell’ordine e nell’insieme medesimo che abbiamo visto in Campidoglio. Il Re, la Regina, i principi sono sotto il trono; gli inchini, gli ossequi si susseguono rapidamente, e cominciano i discorsi — quattro discorsi; quattro come nella mattinata in Campidoglio, quattro e quattro otto, aprendo la nuova serie" il conte di San Martino, imperturbabile; poi, col suo bel vocione, la sua faccia serena e contenta, il senatore Secondo Frola, che, presidente del Comitato generale dell'Esposizione di Torino, reca a Roma il saluto, applaudito, dcU’operoso Piemonte; quindi il ministro per gli affari esteri di ieri e di domani, marchese Di San Giuliano; ed infine l'ambasciatore francese, signor Barrère, decano del corpo diplomatico, giacché questa esposizione internazionale di arte ha anche il suo contenuto diplomatico.
Finiti i discorsi, l'entusiasmo prorompe invadendo tutta vigna Cartoni, e di là rovesciandosi di nuovo in Roma, mentre gli studenti fanno attorno al Corteo Reale una dimostrazione clamorosa, illuminata dal sole ridente, che nascondesi dietro la gran mole della cupola di San Pietro.
Roma si accinge ai tripudi della sera: la luce del crepuscolo si tramuta, per oggi, in alba sorprendente di una nuova giornata luminosa; ogni finestra, ogni piano, ogni facciata di casa diventa, a poco a poco, risplendente per migliaia e migliaia di ondeggianti fiammelle ; una miriade di fiaccole danno bagliori ed ombre inconsuete ai monumenti; due riflettori del genio incrociano su Roma, dal Campidoglio al Monte Mario, i loro fasci raggianti; tutta l'urbe è ài nuovo formicolante nelle vie e nelle piazze; mentre la folla dei decorati e degli uniformati sale, per la seconda volta nella giornata, il Colle Capitolino, ad ammirare le bellezze dei tre palazzi classici, riuniti col tanto discusso porticato intercomunicante, e raccoglienti in una pompa di luce e di fiori i sovrani e i dignitari dello Stato e del mondo ufficiale ad un trattenimento artistico — epilogo delle fatiche di questa prima giornata commemorativa."
Il Discorso del Re in Campidoglio per il cinquantennario dell'Unità d'Italia.
"Sul Campidoglio, vaticinato dal sommo Poeta latino, eterno come Roma, stanno oggi attorno al Re i liberi rappresentanti del Parlamento, dei Municipi, simboli viventi dell'unità politica indissolubile e delle franchigie locali. Io Vi saluto, evocando la memoria dei pensatori, degli eroi e dei martiri, ai quali dobbiamo la Patria!
In questo convegno nazionale, irresistibile e fervido, esce dai nostri petti il giuramento di rendere l'Italia sempre più libera, più felice, più rispettata nel mondo (applausi). Nelle legittime impazienze, aspiranti a migliori fortune, giova riconoscere che non si riparano in breve tempo gli effetti di lunghi secoli vissuti nella divisione e nel servaggio (applausi).
Per il nostro paese corse un’età anche più miseranda di quella dipinta dal Segretario fiorentino quando, mancata la concordia dei cuori e delle armi, la disciplina del carattere, l'obbedienza spontanea a quelle leggi che sono sostanza di vita e di salute, all'Italia vinta e doma si tolse ogni virtù di pensiero, ogni potere militare e civile.
E occorre figgere lo sguardo in quelle calamitose profondità a misurare di quale sforzo titanico fu capace l’animo della Nazione per rivolgere le sorti di un volgo avvilito in quelle di un popolo libero e geloso dei suoi diritti. Nella nostra virile modestia non si dimentichi l’ufficio che la storia ha assegnato all’Italia. Esso esprime con il ricongiungersi di sparse genti infelici il diritto intangibile delle nazioni a vivere indipendenti (grandi applausi). Grida di: Viva il Re!) Con Roma capitale, l'Italia rappresenta la tranquilla convivenza della Chiesa con lo Stato, che garantisce piena e feconda libertà alla religione come alla scienza (applausi).
Quest'opera dei padri, dei redentori della patria, non può apparire meno elevata delle due precedenti civiltà di Roma.
Il Padre mio di venerata memoria, in un discorso solenne, diceva: "Fra i maestosi avanzi della grandezza antica non ci sembri modesta la grandezza nuova. L'antica per lo spirito del tempo fu universale, la nuova è nazionale. Dalla prima si ebbe un’Italia romana, si ha dall’altra una Roma italiana. Quella fu l'espressione della forza, questa è l'espressione del diritto e, come ogni diritto, Roma italiana è inviolabile (applausi).
Devota all’indipendenza di ogni popolo, l'Italia saprà custodire la propria che è il retaggio di tutta la sua storia antica e recente e contribuirà con le opere della pace al progresso universale in una ascensione continua verso ideali sempre più alti.
Ed è fatidico che di tanti imperatori sul Colle aperto ai fasti consolari e alle istituzioni romane, resti solo il simulacro di Marco Aurelio, salutante il trionfo, illuminato dalla luce austera della virtù stoica (applausi); immagine sacra e propiziatrice di quel culto della legge morale e civile che la Patria nostra vuol osservare fidente in un sicuro avvenire di prosperità e di gloria (lunga ovazione)».
Dopo il discorso reale, lessero degl'indirizzi di occasione il presidente del Senato, Manfredi; il presidente della Camera, Marcora; poi pronunziò un discorso — ahi! troppo lungo — il sindaco di Roma, Ernesto Nathan. La cerimonia, veramente solenne, aveva durato meno di tre quarti d’ora e alle 11 e un quarto, fra le acclamazioni incessanti della folla, i sovrani e tutto il corteggio rientrarono al Quirinale, dal cui grande balcone il Re e la Regina dovettero presentarsi alla folla plaudente sulla Piazza.
Tre ore dopo il corteo reale, attraversando ancora tutta la città festante, moveva dal Quirinale a Villa Cartoni, fuori di Porta del Popolo, atteso dai ministri, dal corpo diplomatico, da una collana fiorita e splendente di dame e di personaggi, ad inaugurarvi l’Esposizione di Belle Arti internazionale. Anche questa, naturalmente, è stata una cerimonia di discorsi: hanno parlato il conte di San Martino, presidente dell'Esposizione di Torino; il ministro per gli affari esteri, marchese di San Giuliano, e l'ambasciatore di Francia, signor Barrère, decano del corpo diplomatico.
Dopo i discorsi sono passati davanti ai sovrani tutti i rappresentanti, ad uno ad uno, dei vari governi esteri, ed il Re ha accolto da ciascuno simpatiche parole d'augurio, ricambiate con ringraziamenti cortesi e vigorose strette di mano. Per le Esposizioni, l'importante è inaugurarle; il resto viene poi; ed anche per l’Esposizione di Roma tutto si è limitato all'inaugurazione esteriore ed al godimento della folla nell’ammirare il corteo, gl’invitati, se stessa, le bellezze dell’ampio pronao del palazzo e dell’ingresso trionfale, e le facciate dei padiglioni esteri ancora chiusi.
Tutta Roma era nelle vie, affollate, imbandierate, risonanti di evviva; e la sera tutta Roma fu ravvolta in un vero mare di luce, mentre in Campidoglio i sovrani assistevano ad uno spettacolo artistico e ad un ricevimento fastoso."
Trionfali accoglienze di Roma alle sue truppe reduci dalla vittoria, che rientrano a Roma da Porta del Popolo. ll sindaco Prospero Colonna porge il saluto della Capitale al Generale Chionetti.
I fratelli Rosati acquistano una latteria nel palazzo anoglo di Piazza del Popolo e via Ripetta e vi fondano un il Caffè Rosati.
Partiti da piazza del Popolo, migliaia di camicie nere marciarono per le vie della città, salutati dal balcone del Quirinale dal re Vittorio Emanuele III come dal duca della vittoria Armando Diaz.
Italo Balbo guida una spedizione punitiva fascista contro il quartiere di San Lorenzo. Il giorno prima alcuni operai avevano accolto con colpi d'arma da fuoco la colonna delle camice nere guidata da Giuseppe Bottai e Ulisse Igliori.
Si concludono a Roma le celebrazioni per il primo aniversario della Marcia su Roma dei fascisti. Le camicie nere, sfilano da Piazza del popolo al Vittoriano, mentre cinquecento aerei volteggiavano nel cielo della capitale. Le celebrazioni si conclusero con un ricevimento a Palazzo Venezia, al quale parteciparono il re, il governo e le più alte cariche civili e militari, e rappresentanti diplomatici: tutti resero omaggio al duce del fascismo, che per l'occasione aveva sostituito l'uniforme di caporale della Milizia con quella di presidente del Consiglio.
Nelll'VIII anniversario della fondazione dei fasci di combattimento, il duce Mussolini passa in rivista a Piazza del Popolo, gli avangardisti diciottenni inquadrati nella milizia volontaria. La consegna del moschetto agli avanguardisti passati nella Milizia Volontaria, si era precedentemente svolta nella nuova Caserma della Milizia volontaria sicurezza nazionale, appena inaugurata a Piazza d'Armi.
Solenni onoranze funebri di Armando Diaz, Duca della Vittoria. Presenziano il Re e il Duce. La salma viene portata in corteo dalla sua abitazione presso porta Flaminia, attraverso via del Corso, fino all'Altare della Patria, in modo da consentire alla folla popolare, di rendere omaggio.
Segue il trasporto nella basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, dove si svolgono i funerali e la salma viene tumulata.
A Piazza del Popolo si svolge la seconda leva fascista nel IX annuale della fondazione dei fasci di combattimento.
Adunata delle guide alpine italiane a Piazza del popolo. 350 Guide delle Alpi, dell'Appennino abruzzese e dell' Etna, convocate in Roma dal Club Alpino. Il gruppo viene passato in rassegna dal Capo del Governo Mussolini, rende omaggio al milite ignoto e ottiene un'udienza dal Santo Padre in Vaticano.
A Piazza del Popolo si svolge la IV Leva Fascista. Il Duce Mussolini e il ministro Paribeni assistono alla cerimonia.
Il Duce presenzia la manifestazione per la IV Leva Fascista a Pizza del Popolo.
In occasione del Natale di Roma, a Piazza del Popolo, alla presenza del Duce Mussolini, si svolge la cerimonia della VI Leva Fascista.
In servizio le prime linee filoviarie, 137 e 138 nel Quartiere Flaminio. Due percorsi che collegano Piazza del Popolo con Piazza Risorgimento e Ponte Milvio.
Inaugurazione di Quindici nuovi cipressi nei giardini dell'esedra di piazza del Popolo. Piantumazioni realizzate con l'obiettivo di ricostituire l'assetto originario della cortina arborea.
Inizia dallo Stadio dei Marmi di Roma il viaggio della fiamma olimpica lungo lo Stivale. Un atto simbolico che segna l'inizio di un viaggio lungo 63 giorni e 12.000 chilometri, che attraverserà tutte le 20 regioni e 110 province, passando da 60 siti patrimonio mondiale dell'Unesco.
Il viaggio della Fiamma Olimpica a Roma copre 30 chilometri con i luoghi più iconici della città. Prende il via alle 9.30 dallo Stadio dei Marmi, prosegue poi verso Borgo (ore 11.51), Piazza S. Pietro (ore 12.17), Largo Argentina (ore 12.54), il Gazometro, proprietà di Eni partner del viaggio (ore 14.44), Piazza del Campidoglio (ore 15.37), Piazza Esquilino (16.35) Piazzale Aldo Moro (ore 17.05). La passeggiata terminana poi a Piazza del Popolo.
Inizia dallo Stadio dei Marmi di Roma il viaggio della fiamma olimpica lungo lo Stivale. Un atto simbolico che segna l'inizio di un viaggio lungo 63 giorni e 12.000 chilometri, che attraverserà tutte le 20 regioni e 110 province, passando da 60 siti patrimonio mondiale dell'Unesco.
Il viaggio della Fiamma Olimpica a Roma copre 30 chilometri con i luoghi più iconici della città. Prende il via alle 9.30 dallo Stadio dei Marmi, prosegue poi verso Borgo (ore 11.51), Piazza S. Pietro (ore 12.17), Largo Argentina (ore 12.54), il Gazometro, proprietà di Eni partner del viaggio (ore 14.44), Piazza del Campidoglio (ore 15.37), Piazza Esquilino (16.35) Piazzale Aldo Moro (ore 17.05). La passeggiata terminana poi a Piazza del Popolo.
Monumenti
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Terrazza del Pincio e Mostra dell'Acqua Vergine
1834 fontane
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Hotel des Iles Britanniques
1823 palazzi
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Palazzo Torlonia a Piazza del Popolo
1823 palazzi
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Convento e chiostro degli Agostiniani di Santa Maria del popolo
1818 conventi
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Dogana di Piazza del Popolo
1816 caserme
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Prospetti e Ninfei di piazza del Popolo
1811 fontane
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Targa in memoria dell'istituzione delle sale espositive del Popolo
1804 targhe
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Archi di trionfo a Piazza del Popolo
1800 apparati effimeri
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Legnara di Ripetta Nova
1736 edifici
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Santa Maria dei Miracoli
1675 chiese
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Santa Maria di Montesanto
1661 basiliche
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Porta Flaminia
1562 porte
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Santa Maria del popolo
1475 basiliche
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Obelisco Flaminio
-10 obelischi
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Corsa dei Barberi
impianti sportivi
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Fontana dei leoni di piazza del Popolo
fontane
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Giardini dell'Emiciclo del Nettuno
giardini
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Fontane sarcofago di piazza del Popolo
fontane
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Monumento dei carbonari Targhini e Montanari
memoriali
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Targhe di Clemente VIII presso porta del popolo
targhe