Storia
CronologiaProgetto di Piano regolatore dell'architetto l'architetto Florestano Di Fausto, secondo lo spirito delle direttive segnate dal Capo del Governo:
"La piazza del Parlamento sarà sistemata con la costruzione di un grande edificio destinato al Ministero degli Esteri per i servizi di propaganda, di cultura e di incremento dell'attività italiana all'estero. Nello stesso edificio troveranno anche adeguata e definitiva sistemazione la notevole biblioteca del Ministero e l'archivio storico. Il progetto dell'arch. Di Fausto si svolge asimmetrico fra via di Campomarzio e via della Missione, culminando su piazza del Parlamento in una alta massa architettonica che sarà centro visuale dal Corso, e che chiuderà così la bella Piazza romana, nel cui fondo le ampie tazze superstiti della Fontana del Bernini (distrutta per dar luogo nel cortile del Palazzo Innocenziano alla nuova Aula del Parlamento) sono state dall'architetto inserite nella composizione dell'edificio con felice e nuova soluzione.
Il nuovo insieme architettonico ha spiccati caratteri di romanità e di ambientazione, e, mentre è soluzione di dettaglio, partecipa anche di un più vasto piano regolatore della città che lo stesso architetto Di Fausto ha annunciato ed espresso nelle sue linee di massima, secondo lo spirito delle direttive segnate dal Capo del Governo nel memorabile discorso pronunciato lo scorso anno in Campidoglio. Disse in tale occasione il Duce: 'Fra cinque anni Roma deve apparire meravigliosa a tutte le genti: vasta, ordinata e potente come ai tempi di Augusto. Il problema di Roma era così con nitida e concisa parola posto all'esame degli studiosi. In verità, con la conservazione delle espressioni caratteristiche della città antica.
Dopo aver affermato come la febbrile ed ansiosa ricerca di orientamento verso qualcosa che segni praticamente e definitivamente - nella configurazione multiforme della città millenaria - la nuova epoca storica che viviamo, sia nata, come tutte le manifestazioni del momento, dalla volontà del Capo del Governo, l'architetto Di Fausto afferma come le parole del Duce debbano essere interpretate nello spirito e non nella lettera. Sembra quindi inesatto al Di Fausto pensare che ove il Capo del Governo accenna al giganteggiare dei monumenti nella necessaria solitudine, abbia egli inteso condannare alla distruzione innumerevoli manifestazioni d'arte e di storia di età antiche e recenti, allo scopo solamente di riportare alla luce o trarre addirittura dalle profondità del suolo mutili avanzi di Roma Imperiale. Giganteggiare nella solitudine, afferma il Di Fausto, vale certo per i tragici monconi della via Appia, per la Tomba di Cecilia Metella sulla sconfinata nostalgia dell'Agro, per le possenti ossature delle Terme e per il mirabile complesso dei Fori Imperiali, fino al Palatino della città quadrata.
Giganteggiare nella solitudine vale certo per le opere che, pure assediate inevitabilmente dalla tumultuante vita moderna, debbono non essere contaminate dalle sovrastrutture deturpanti, sovrapposte o immediate. Ecco infatti l'Augusteo spogliarsi delle sconce casupole cresciutegli d'intorno, ecco il superbo Foro di Augusto riprendere il suo vasto respiro col ricollegarsi agli altri Fori imperiali adiacenti. Si tratta sempre però, afferma il Di Fausto, di opere nelle quali non è completamente distrutta la organicità delle forme e la importanza delle masse, così che esse sono ancora capaci di emozione anche visiva, tale cioè da riportare i nostri spiriti nelle inquiete ferree età anteriori, e non sono solamente invece fredde e mute segnalazioni di interesse esclusivamente storico ed archeologico. La storia essendo insomma il risultato di lotte e di civiltà che si succedono necessariamente e si sovrappongono, sorge evidente e naturale il diritto delle manifestazioni più recenti, più adeguate e più consone anche al nostro spirito di esprimersi, se necessario, anche a danno delle precedenti.
Non è stato detto anche della necessità di distruggere la Basilica di San Pietro allo scopo di riportare alla luce il settore del Circo Neroniano sul quale gravita la immensa mole Cristiana? Noi, continua il Di Fausto, risalendo il corso dei secoli, affermiamo che nessuno pensa oggi a condannare i Pontefici del Rinascimento per aver essi dato mano alla sommaria demolizione della vetusta Basilica primitiva, il monumento incontrastabilmente più insigne e magnifico della civiltà e della storia cristiana. Era fatale, era forse necessario che sullo stesso suolo sacrato dalle tombe dei martiri e dalle ricordanze secolari, fulgesse mirabile per i secoli a venire l'opera massima della Rinascenza e del Barocco.
Partendo da queste premesse, a risolvere il grande traffico del centro della Capitale il Di Fausto propone anzitutto due attraversamenti fondamentali:
a) Da piazza Sciarra al Circo Agonale, la grande spina fondamentale del triangolo di maggiore intensità di vita: piazza Venezia, largo Goldoni, piazza della Chiesa Nuova con le divergenti piazza Sciarra-piazza di Trevi, piazza Sciarra-piazza della Pilotta, ausiliarie per lo smistamento del traffico ascendente e discendente del nodo Tunnel-Tritone, via Nazionale-Quirinale. b) Da piazza Montecitorio a piazza del Gesù con le ausiliarie per il Campidoglio, per il Teatro di Marcello verso l'Isola Tiberina, risolutive del flusso fra il centro storico e i quartieri popolari di Trastevere e industriali di Testaccio e San Paolo.
Quindi per l'inquadramento generale aggiunge alcune essenziali direttive minori: 1. Da piazza del Pantheon a piazza Campo Marzio con le ausiliarie divergenti per il largo Goldoni e per piazza Nicosia.
Da piazza del Pantheon a piazza Mattei; 2. Da piazza Pasquino a piazza della Minerva; 3. Dal nodo Campo Marzio al Ponte Umberto; 4. Dal largo Zanardelli alla Chiesa Nuova e al Ponte Vittorio Emanuele per via dei Coronari; 5. Dalla Chiesa Nuova al Ponte Gianicolense.
È tuttavia da tener presente che così vasta e profonda visione di definitivo assestamento del centro pulsante della Capitale - segnata oggi dall'architetto Di Fausto solo nelle sue grandi linee - è suscettibile di graduale ed anche parziale realizzazione; è tale, cioè, da consentire ad ogni momento la maggiore armonizzazione delle necessità e delle possibilità. Ma, fin d'ora, è opportuno affermare che, sventrando ed ampliando, bisogna tener conto della necessità fondamentale che i nuovi spazi non riescano dannosi alle opere create in diverso ambiente, e che le nuove prospettive riescano a concludersi nella necessaria ossatura architettonica di equilibrio. È ovvio, d'altronde, che le opere previste saranno convenientemente integrate dalla conseguente opera archeologica per le zone antiche portate in evidenza dalle demolizioni. Restauri, segnalazioni e riesumazioni, interesseranno specialmente la Roma degli Antonini, le Terme di Nerone e di Agrippa, l'Iseo Campense, la Curia e i Giardini Porticati di Pompeo, il Foro Olitorio, il Teatro di Marcello e i Portici di Ottavia, nonché la vasta zona di Campo Marzio."
Dando una prima picconata sul tetto di una vecchia casa nel vicolo Soderini, Mussolini da inizio alle demolizioni per l'isolamento del Mausoleo di Augusto.
Antonio Muñoz. L'isolamento del Mausoleo di Augusto.
Ecco che si compie finalmente l'antico voto degli studiosi, degli artisti, di quanti sentono la grandezza delle nostre memorie: il Mausoleo di Augusto viene liberato e restaurato. Benito Mussolini intervenendo personalmente a dare il primo colpo di piccone, e pronunciando dinanzi al venerando monumento un discorso, ha voluto sottolineare la grande importanza dell'evento: ha voluto significare che questa volta il grande lavoro a cui per ordine suo si accinge il Governatorato di Roma, non è, come gli altri finora eseguiti in questi ultimi dodici anni, un'opera di carattere edilizio od archeologico, ma un'impresa che racchiude un profondo significato spirituale e politico.
Siamo dinanzi alla tomba di Augusto, del fondatore dell'impero che giunse al dominio di tutto il mondo antico, di colui che nel suo nome rappresenta l'idea più elevata della romanità. Il Mausoleo di Augusto, liberato dalle indegne costruzioni che lo contaminavano, diverrà il centro sacro della latinità; il luogo a cui dovrann affluire tutte le genti d'Italia, come fanno ora alla tomba dell'Ignoto ai piedi del Campidoglio; la méta di pellegrinaggio di quanti popoli si vantano di appartenere alla razza latina.
[...]
Da molti decenni si vagheggiava l'idea della liberazione del monumento insigne, ma le difficoltà sembravano insormontabili; si trattava di abbattere un gran numero di case per un'area vastissima, urtando gli interessi di gran numero di proprietarii; di conciliare la sistemazione archeologica con quella non meno importante di Piano Regolatore in un quartiere cosi centrale della città, a due passi dal Corso.
Le soluzioni si erano presentate numerose; le proposte più diverse erano state affacciate da vari competenti; la Commissione del Piano Regolatore del 1931 pose per la prima volta il problema sopra una via concreta, innestandolo con quello delle comunicazioni tra la parte alta della città ed il quartiere dei Prati, prolungando verso l'Augusteo, attraverso il Corso, la strada che congiungerà il nuovo viale panoramico alle falde del Pincio con il Ponte Cavour.
Posta cosi la questione sopra un terreno pratico, è stato possibile trovare i mezzi ingenti per affrontare l'opera, che per l'anno del Bimillenario di Augusto, 1937, sarà certamente compiuta. Così il ricordo del tempo non lontanissimo in cui si era pensato di radere al suolo i ruderi del Mausoleo per ricavarne area fabbricabile saranno definitivamente dimenticati.
E intanto, come è noto, è stato bandito tra gli architetti italiani un concorso per la costruzione della nuova sala dei concerti, l'Auditorium, che sorgerà all'ingresso della Passeggiata Archeologica, come fondale della Via dei Trionfi; zona quanto mai adatta per la centralità, per il silenzio che vi regna, per gli ampi spazi circostanti utili allo stazionamento delle vetture.
Dal Cinquecento, quando il monumento fu trasformato in giardino pensile, fino ai nostri giorni la tomba imperiale ha avuto diverse destinazioni; fu ridotta a circo per giostre di tori, per corse di cavalli, per spettacoli pirotecnici (i celebri fochetti riprodotti in un acquarello del Pinelli che è al Museo di Roma) poi a circo equestre e perfino a teatro di pulcinella e dei burattini: specie dopo il 1880 quando fu coperta a cupola, e battezzata col nome di Anfiteatro Umberto I. Abbandonata poi per parecchi anni fu prescelta, con felicissima idea, per le audizioni dei concerti sinfonici.
Il nostro illustre storico, Ettore Pais, ha scritto: Mi sia lecito ricordare il tempo non ancor molto lontano, quando, negli anni della mia giovinezza, giusto per la prima volta a Roma, visitai il Mausoleo, mentre vi si rappresentava una volgare commedia.
Più tardi l'edificio venne destinato a più nobili usi; ed anche oggi i romani vi si recano per audizioni musicali, ed assai spesso per ascoltare concerti e le divine musiche di insigni maestri stranieri. Ma ad ogni italiano che abbia la piena coscienza della nobiltà della sua stirpe, il Mausoleo di Augusto dovrebbe ispirare ben altri pensieri.
Questo insigne monumento, che la fortuna ci ha in parte riservato, dovrebbe invece farci ripensare alla maestà dell'antica storia di Roma, alla grandezza delle gesta che dall'Imperatore vi erano commemorate.
Si presentano infatti alla mente accesa il ricordo delle lunghe e sanguinose guerre civili, alle quali Augusto pose fine, le vittorie e le conquiste dei nostri grandi avi attraverso la Gallia, la Spagna, la Germania, la Penisola Balcanica, l'Africa e l'Asia. Anziché accorrervi per udire buona musica straniera, dovrebbe ripensare alla grandiosa espansione e preponderanza politica delle antiche genti di Roma e d'Italia.
Il Mausoleo di Augusto ricorda non solo agli italiani, ma a tutti i popoli civili, quel glorioso periodo in cui l'Italia, maestra nelle arti della guerra e della pace, non soggetta a preponderanza straniera, dettò leggi e insegnò civiltà a tutto il mondo».
Come si presenterà l'Augusteo, dopo demolite le costruzioni che da ogni parte lo soffocano, è una questione che oggi ci si presenta con carattere di immanenza. La maggior parte di quanti hanno pensato all'isolamento del Mausoleo Imperiale lo immaginano come qualche cosa di simile a quello di Adriano, o Castel Sant'Angelo, e alla Tomba di Cecilia Metella; insomma un monumento grandioso che possa giganteggiare nello spazio libero che gli si aprirà d'intorno e darci un altro esempio, della grandiosità dell'architettura dei romani, che, come disse Goethe, costruivano per l'eternità.
Gli artisti e gli archeologi dei secoli scorsi, il du Pérac, il Piranesi, il Canina, e tanti altri, fino quasi ai nostri giorni, hanno immaginato il Mausoleo come un alto basamento di pietra, sormontato da vari ordini rientranti, e sorreggente un altissimo tumulo di terra piantato di cipressi, che raggiungeva l'altezza di oltre 40 metri.
Non c'è dubbio che il monumento era costituito nella parte inferiore da un grande basamento circolare di ottantasei metri di diametro, rivestito di lastre di travertino, alto circa dodici metri. Al disopra di questo basamento circolare verdeggiava un tumulo coperto di alberi, in mezzo al quale sorgeva un secondo ordine architettonico, di diametro assai minore, contenente forse una cella superiore, e sormontato dalla statua di Augusto.
L'ingresso era fiancheggiato da due obelischi, che, come è noto, furono ritrovati in pezzi nel secolo XVI, e rialzati uno da Domenico Fontana dietro l'abside di Santa Maria Maggiore e l'altro, oltre due secoli dopo, da Pio VII, in Piazza del Quirinale. Che cosa rimane di questa ingente mole che sovrastava la pianura del Campo Marzio, e doveva dominare nel pa norama di Roma?
Il basamento anulare rivestito di pietra, che partiva da un piano circa cinque metri più basso di quello stradale odierno, quasi certamente, avendo perduto il suo rivestimento di travertino, apparirà non più alto di dodici metri; l'altezza cioè appena del primo piano di un palazzo. Del corpo centrale superiore rimangono dei resti, visibili nel cortile interno di via dei Pontefici e nei corridoi circolari dell'anfiteatro, non più alti in totale di quindici o sedici metri dal piano di oggi.
A riparare a questo aspetto di poca grandiosità che il monumento verrà a presentare, non c'è che un mezzo; e cioè la ricostruzione del tumulo marmoreo. Questo tumulo, piantato coi verdi cipressi descritti da Strabone, circonderebbe, senza nasconderli, i resti del secondo portico centrale, e così il Mausoleo, senza poter raggiungere l'altezza che aveva in origine, quando la seconda cella superiore era integra, potrebbe mostrarsi tuttavia con un effetto sommainente pittoresco, e costituire uno sfondo bellissimo delle nuove vie che si dirigevano verso di esso.
E all'ingresso dovranno collocarsi le copie delle tavole di bronzo che vi erano in antico, sulle quali era inciso il celebre testamento di Augusto, Index Rerum a Se Gestarum, a noi note attraverso la copia che è nel tempio di Ancira in Asia Minore.
Quando, morto Augusto, secondo racconta Svetonio, fu aperto il suo testamento vi si trovò tra l'altro un sommario della sua vita, fatto per essere inciso in bronzo davanti al suo Mausoleo. Di esso furono inviate copie in tutte le provincie, e in varie città si volle riprodurre il memorabile scritto.
[...]
Antonio Muñoz, Ispettore generale delle Antichità e Belle Arti del Governatorato di Roma
Avvio delle demolizioni per realizzare isolamento del Mausoleo di Augusto. Gli scavi archeologici sono a cura di Guglielmo Gatti: scompare l'Ospedale di San Rocco e il Campanile della Chiesa; edifici sul lato via del Corso.
A seguito delle demolizioni dell'Anfiteatro Correa, partono gli scavi archeologici a cura di Guglielmo Gatti. Le osservazione diretta del monumento, dopo essere stato liberato dalle sovrastrutture dell'Auditorium, confermano il precario stato di conservazione delle murature antiche e impose ad Antonio Muñoz (incaricato di occuparsi della sistemazione del rudere), maggiore cautela nella redazione del progetto definitivo. In due disegni, ipotizza inizialmente di lasciare il rudere nello stato in cui si presentava dopo i lavori di sbancamento, senza la ricostruzione del cono arboreo.
Il progetto definitivo risarcisce le murature diroccate senza ricostruzioni arbitrarie; l'anello inferiore viene raccordato a quello superiore da una scarpata su cui si piantano cipressi, ripristinando le zone verdi esistenti in origine secondo fonti antiche.
Il monumento si rapporta con il vuoto della piazza e con gli edifici porticati che la circondano, proiettandosi in una dimensione atemporale, metafisica. Le linee informatrici dell'intervento erano state fornite indirettamente dallo stesso Mussolini che in un discorso del 1925 affermava che «i monumenti millenari della nostra storia devono giganteggiare nella necessaria solitudine». Si trattava quindi di adottare il metodo del diradamento urbano, sostenuto da Gustavo Giovannoni, liberando i monumenti antichi dalle sovrapposizioni di epoche diverse.
Una risposta adeguata alle esigenze scenografiche, celebrative del regime; l'alto contenuto simbolico del monumento, in quanto sacrario del fondatore dell'Impero romano, Augusto, veniva inoltre strettamente correlato alla adiacente Ara Pacis che, in quegli stessi anni, veniva restaurata e collocata tra la piazza e il lungotevere.
Il ministro all'Educazione Nazionale, presi gli ordini dal Duce, ha dato disposzioni per l'inizio dei lavori di sistemazione dell'Ara pacis:
Nell'ultima sessione del Consiglio dei Ministri è stato approvato uno schema di Decreto-Legge col quale vengono attribuiti al Ministro dell'Educazione Nazionale speciali poteri per la ricostruzione dell'Ara Pacis di Augusto.
Giuseppe Bottai, allorché era Governatore di Roma, aveva curato particolarmente la preparazione del bimillenario augusteo ed aveva caldamente patrocinato la ripresa dei lavori per riportare alla luce i resti dell'Ara, ancora compresi nella fondazione del palazzo Almagià, che un tempo fu dei Boncompagni Ludovisi Ottoboni duchi di Fiano.
Il Ministro dell'Educazione Nazionale, presi gli ordini dal Duce, al quale tanto sono a cuore le gloriose memorie imperiali, egli ha dato le opportune disposi zioni per il sollecito inizio dell'impresa che restituirà a Roma l'insignissimo tra i monumenti della storia e dell'arte dell'Urbe, come lo ha riconosciuto l'accademico d'Italia Roberto Paribeni.
È la terza, e questa sarà la definitiva, escavazione dei resti dell'Ara, che fu abbattuta nel medievo ed in qualche sua parte ridotta in frammenti nel luogo stesso della sua erezione.
Come già ricordò su queste pa gine Giuseppe Moretti, direttore del Museo Nazionale Romano, nel Cinquecento il caso fece affiorare e tornare al rinato culto dell'arte vari grandi scomparti del recinto marmoreo che, fastosamente decorato di figure e di fregi, aveva per secoli protetto, esaltandolo, il simbolico altare centrale dedicato alla Pace Augusta e sul quale i magistrati, i sacerdoti e le vergini vestali sacrificavano nel giorno anniversario del ritorno a Roma di Augusto dopo le felici imprese condotte nelle provincie di Gallia e di Spagna.
Come si rileva dalla monumentale Storia de gli scavi di Roma del Lanciani, esularono nel secolo decimosesto a Firenze, acquistati dal cardinal Ricci per il Granduca, i frammenti più belli e meglio figurati, tuttora conservati agli Uffizi. Per renderne più agevole il trasporto il porporato li fece segare per mezzo, lasciando a Roma le parti del rilievo interno con i festoni. Al cuni di questi, furono venduti nel 1584 dai Capranica al cardinal Ferdinando de' Medici, il quale li fece collocare sulla fronte della sua villa pinciana: altri andarono per duti e per caso se ne rinvenne uno, ora al Museo Nazionale, che aveva servito come pietra tombale nella chiesa del Gesù.
Nel 1859, nel consolidare le fondazioni del palazzo Fiano, si ebbe un secondo trovamento. I nuovi resti andarono per la maggior parte a costituire, in un prosieguo di tempo, il primo nucleo della raccolta principale al Museo delle Terme un frammento passò al Vaticano: un altro, con la collezione del marches Carana, acquistata da Napoleone III, fini al Louvre.
Il terzo tentativo avvenne nel 1863, condotto con meditato criterio tecnico e con metodo scientifico, predisposto sugli studi italiani e stranieri fatti fino allora intorno al monumento di lavori che erano bene avviati furono interrotti per... il cambiamento del ministro dell'Istruzione Pubblica. Essi furono diretti dall'ingegner Mariano Edoardo Cannizzaro, il quale, allorché ebbe l'inaspettato ordine di sospensione, aveva già approntato il necessario per estrarre sette grandi fregi ornati, e particolarmente quello famoso con i Flamini, tuttora immerso nel fango.
Giuseppe Bottai ha ora dato il via per concludere la mirabile intrapresa. Già le pompe sono in funzione, in quanto le acque di infiltrazione, prima che negli con scorrevano strati permeabili ed affluivano al Tevere per via naturale, sono oggi in buona parte fermate e ristagnate a quattro o cinque metri sotto il piano del Corso Umberto alla profondità, cioè, in cui si trova l'Ara, proprio sotto l'angolo rientrante che fa via in Lucina, in direzione di via del Giardino, prima di proseguire a tergo del palazzo della Banca d'Italia sino a via dei Prefetti.
Il ministro dell'Educazione Nazionale, riconoscendo che l'iniziativa non ha soltanto un valore archeologico e quin di di un interesse limitato soltanto agli studiosi, ma, invece, nel clima del risorto Impero, assume, e sopratutto, un carattere politico per il significato che eventi dell'era fascista le conferiscono, ha voluto dare l'annuncio dell'inizio dei lavori alla Radio parlando nelle Cronache del Regime», comunicando, pure, quali saranno i criteri da seguire per addivenire all'estrazione delle gli parti dell'Ara ancora nascoste. Impresa tecnica di notevole difficoltà: ma che sarà attuata con mezzi che consentono tutte le arditezze.
I congegni utilizzati nei recenti lavori di consolidamento della torre pendente di Pisa saranno adoperati per dare appoggio al palazzo Almagià, nel punto in cui fa angolo con via via in Lucina, e tenerlo sospeso finché le fondazioni, a tratto a tratto, saranno disfatte e rifatte e restituiranno i preziosi resti.
Anche la parte idraulica non sarà trascurata: gli strati umidi del terreno, permeati da vene capillari che, meccanicamente prosciugate, ne diminuirebbero la compagine e la resistenza, saranno contenuti da un bacino impermeabile, costruito per isolare la zona circoscritta dello scavo.
Cosi, tutto quanto si trovi ancora nel recinto sacro dell'Ara, e per un certo raggio intorno, sarà con diligenza estratto e trasportato al Museo Nazionale Romano per disporne la ricostruzione. Per fare, cioè, sono parole di Roberto Paribeni, quel grandioso gioco di pazienza che potrà restituire, quasi intera, l'Ara per la quale è stato scelto il definitivo collocamento.
Ne ha dato notizia, sempre alla Radio, Giuseppe Bottai comunicando le decisioni prese in seguito al parere espresso da una Commissione di studiosi da lui presieduta. Scartata la proposta di rinchiudere l'opera in un museo quella di ricostruirla nel luogo stesso dello scavo, creando un largo in via in Lucina mediante l'arretramento del palazzo Almagià, furono esaminati altri progetti di sistemazione.
Alcuni proponevano di erigerla nella Basilica di Massenzio, altri di darle spazio nell'isolato contemplato dal Piano Regolatore tra le piazze Borghese e in Lucina. Altri ancora avevano studiato di ricostruirla sulla via dell'Impero, presso il Foro di Augusto e di fronte alla Basilica diMassenzio.
È stato invece, opportunamente deciso che rimanga nel Campo Marzio, non dove la volle eretta il Senato, ma in stretto collegamento, topografico ed ideale, con i resti della tomba dell'Imperatore. E questa, ha chiarito il ministro, la soluzione meno arbitraria che lascia il monumento nella sua atmosfera. Quasi nel suo tempo, là dove la grande ombra riposa».
Le belle parole di Giuseppe Bottai hanno, dunque, annunciato al mondo che, per il bimillenario, il glorioso cimelio imperiale sarà sistemato nello spazio fronteggiante l'accesso alle cripte imperiali dell'Augusteo, che verrà limitato da una muraglia ad U in blocchi di travertino, coronata da statue di insigni personalità del tempo del primo Imperatore.
Il progetto di sistemazione è stato studiato attentamente dall'ingegnere Vittorio Morpurgo, il quale, per conto dell'Istituto Nazionale Fascista della Previdenza Sociale, cura la grandiosa opera che annulla nella Roma di Mussolini le miserie e le brutture, che, nel quartiere schiavone, soffocano l'Augusteo. Entro la muraglia, la custodia quasi una teca dell'Ara sarà formata da quattro robusti pilastri di granito portanti una copertura piana, Negli spazi tra custodia e muraglia, due brevi boschetti di lauro.
L'importanza eccezionale del monumento e la delicatezza del materiale di cui è composto non consentono che possa rimanere scoperto al sole ed alle intemperie. Opporturi accorgimenti saranno perciò adottati per garantirne la conservazi:ne. Comunque, l'Ara sarà bene in vista ed accessibile in modo da esser da tutti ammirata ed esaltata.
Ricostituita in Roma, per volontà del Duce, eternerà nei secoli le glorie dell'Impero.
CECCARIUS
A conclusione delle celebrazione per il bimillenario della nascita di Augusto, Mussolini inaugura il padiglione dell'Ara Pacis.
Inaugurazione della nuova Piazza Augusto Imperatore. I lavori di restauro del Mausoleo, eseguiti in base al progetto di sistemazione finale elaborato da Antonio Muñoz, sono in realtà ultimati soltanto sul lato occidentale esterno verso via Ripetta e proseguiranno fino al 1942, quando furono interrotti per i sopravvenuti eventi bellici.
Dopo più di trent’anni l'Ara Pacis torna ad essere visibile anche dal Lungotevere grazie al contributo dell Rotary club che dona grandi vetrate da collocarsi tra i pilastri, originariamente color porfido, della teca Morpurgo, in sostituzione dei muri (realizzati tra i tra pilastro e pilastro per impedire azioni vandaliche sul monumento).
La Sovraintendenza Comunale di Roma avvia uno scavo archeologico lungo l'intero perimetro del parterre della Piazza Augusto Imperatore. L'indagine estesa per oltre due ettari, ha compreso il Mausoleo di Augusto, l'area a esso circostante e, per una consistente ampiezza e profondità, l'area antistante al Monumento. L'ampia e mirata campagna di indagini archeologiche preliminari
è dettata dalla necessità di veriicare la fattibilità del progetto vincitore di un concorso pubblico di progettazione per la riqualiicazione dell'intera piazza e per la valorizzazione del Mausoleo.
I primi risultati degli scavi condotti all'esterno del Monumento e in particolare il ritrovamento delle basi dei due obelischi post augustei che iancheggiavano il Mausoleo e la piazza lastricata. I dati emersi dalle indagini all’interno del Mausoleo e lo studio degli alzati hanno permesso di avanzare nuove ipotesi circa l'assetto planimetrico del monumento e l'altezza originaria dell'imponente anello esterno.
In questo contesto, di grande importanza si è rivelato lo scavo condotto in profondità all'interno di una delle sostruzioni del monumento, costruite tra i primi due muri anulari esterni, dove si è conservata gran parte dell'interro originario di età augustea. L'interpretazione della sequenza degli strati sovrapposti, alternati a solidi battuti di cantiere, è stata condotta unitamente all'analisi stratigraica degli elevati adiacenti, rivelando così una strettissima relazione di natura costruttiva. È stato così chiarito che le sostruzioni più esterne del Mausoleo, realizzate con altissime pareti in opera reticolata del tutto prive di fori pontai, erano in antico completamente interrate.
Tali stratiicazioni hanno restituito cospicui materiali edilizi e ceramici residuali compresi tra la tarda età repubblicana e la prima età augustea, provenienti dalla demolizione di un importante complesso edilizio che verosimilmente doveva sorgere nell'area.
Nella zona antistante il Mausoleo, dopo la demolizione della moderna scalinata che dava accesso all'area e l'asportazione di uno strato di interro, con deposizioni di tombe a fossa e a cappuccina, rasato a circa quota m 13 s.l.m. all'epoca della costruzione dei soprastanti ediici rinascimentali, è stato messo in luce un tratto di pavimentazione in lastre di travertino, alla quota media di m 10,58 s.l.m. Tale pavimentazione si ricollega ad altri tratti di lastricati pavimentali scoperti negli anni ‘50 e già in vista prima dell'inizio degli scavi. Il lastricato presenta una tessitura a tolda di nave con lastre dello spessore medio di m 0,29/0,3314; la lunghezza e la larghezza delle lastre è variabile, ma costante nell’ambito di ognuna delle file; una fila in corrispondenza con l'ingresso ha lastre poste ortogonalmente e di ampiezza maggiore (m 1,41); analoga fila di lastre è presente sul lato occidentale del lastricato.
Il lastricato non è in asse con il Monumento ma è allineato lungo la direttrice centro Mausoleo - centro Pantheon ed è stato messo in opera con vari accorgimenti tecnici di correzione ottica afinché, avvicinandosi, non se ne percepisse il disassamento. Piazza lastricata e obelischi sono frutto di un progetto di risistemazione dell'area esterna realizzato da un successore di Augusto, ed è possibile siano opera dell'intensa attività edilizia lavia nel Campo Marzio. Haselberger ha ipotizzato che il lastricato sia databile al più tardi entro la ine del I secolo d.C. (età Flavia, Domiziano) e che il grafito rafigurante gli elementi architettonici del Pantheon adrianeo, inciso sul piano lastricato, sia da mettere in relazione con il cantiere per la lavorazione dei marmi del Pantheon allestito presso il Mausoleo.
In una successiva fase di risistemazione, il lastricato venne ridotto in estensione per la messa in opera del condotto fognario; la nuova piazza mantenne l'ampiezza originaria mentre il limite in profondità fu rideinito sulla linea del condotto fognario che segue il disassamento della piazza e non è quindi perpendicolare all'asse del dromos ma perpendicolare alla direttrice centro Pantheon –
centro Mausoleo.
A ridosso del lato orientale della scala d'accesso al Monumento lo scavo ha rimesso in luce un tratto di lastricato in travertino posto alla quota di m 10,17/10,15 s.l.m.; il lastricato è in relazione con il primo gradino della scala29, ed è l'unico lacerto, sinora rinvenuto, della più antica pavimentazione della piazza.
Nella parte centrale della piazza è riscoperta una lacuna di spoliazione del lastricato la modalità di smazzettatura dei blocchi indicherebbe che è opera di calcararii.
Iniziano i restauri del Mausoleo di Augusto. I lavori prevedono il consolidamento delle murature, la copertura di alcune stanze, l'impermeabilizzazione degli ambienti, la sistemazione dei pavimenti e il consolidamento delle quattro scale. I lavori sono finanziati da 6 milioni di euro messi a disposizione dalla Fondazione Telecom, in aggiunta ai 4,2 milioni di fondi comunali e statali già stanziati.
Nel corso degli scavi per la riqualificazione di piazza Augusto Imperatore, viene scoperto un cippo di travertino, riferibile al all'ampliamento del pomerio effettuato da Claudio nel 49 d.C..
Apre al pubblico la nuova Piazza Augusto Imperatore. I lavori della nuova piazza, iniziati a maggio 2020, su progetto del gruppo Urbs et Civitas guidato dall’architetto Francesco Cellini vincitore del concorso internazionale del 2006, hanno avuto l'obiettivo di riconnettere l'area del Mausoleo di Augusto allo spazio urbano circostante.
Il sindaco Gualtieri, e la presidente del I municipio Bonaccorsi partecipano alla Cerimonia d'inaugurazione di Largo dei Lombardi, dopo i lavori di riqualificazione e pedonalizzazione
Un lavoro articolato, frutto di una collaborazione proficua tra pubblico e privato con il contributo determinante della società Edizione Spa che ha effettuato l’investimento, della Soprintendenza speciale archeologica, belle arti e paesaggio, della Sovrintendenza capitolina ai Beni culturali, del I Municipio, degli assessorati di Roma Capitale alla mobilità e ai lavori pubblici.
Nel 2023, la società Edizione S.p.A., proprietaria della maggioranza delle aree dell’ex Palazzo INPS affacciato sulla piazza, ha presentato una proposta spontanea di riqualificazione urbana dell'area.
L'intervento ha valorizzato l'antico fornice monumentale presente nella piazza, trasformandolo in una galleria di collegamento naturale tra via del Corso e l'area del Mausoleo di Augusto, migliorando l’accessibilità pedonale verso piazza Augusto Imperatore.
Il progetto di riqualificazione ha previsto inoltre la realizzazione di una nuova pavimentazione della piazza, con l'impiego di materiali tradizionali romani (basalto, travertino, sanpietrini); la revisione del sistema di pendenze, la modifica della scala in travertino che collega la Piazza a Via di Tribuna di San Carlo, il rinnovo dell'illuminazione pubblica (Areti ha installato 3 nuovi punti luce per un totale di 9 lampade, tutte al led, da 53 watt ), la rimozione della struttura di noleggio bici, lo postamento dell'edicola verso via del Corso, la realizzazione di un nuovo sistema di dissuasori in ferro, il mantenimento degli accessi per mezzi di soccorso e per i fruitori dell'edificio adiacente e la ripavimentazione del marciapiede su via di Tribuna di San Carlo.
Per completare i lavori di restauro al Mausole di Augusto, inizia l'abbattimento dei cipressi piantati intorno al sepolcro circolare.
Sul Mausoleo di Augusto, vengono trapiantati i nuovi Cipressi ornamentali.
Monumenti
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Targa ad Antonio Nibby
2018 targhe
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Giardini di Piazza Augusto Imperatore
1938 giardini
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Teca dell'Ara Pacis
1938 musei
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Statua di San Carlo
1937 statue
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Statua di Sant'Ambrogio
1937 statue
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Collegio degli Illirici
1934 conventi
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Palazzo Est di Piazza Augusto Imperatore
1934 edifici
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Fontana del INPS a Piazza Augusto Imperatore
1934 fontane
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Palazzo Nord di Piazza Augusto Imperatore
1934 edifici
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Palazzetto Torlonia a Via Tomacelli
1908 edifici
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Anfiteatro Correa
1780 teatri
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Palazzo Gerona Correa
1700 palazzi
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Ara Pacis
-9 archeologia
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Ustrinum Domus Augustæ
-14 archeologia
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Mausoleo di Augusto
-28 sepolcri
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Museo dell'Ara Pacis
musei