Storia
CronologiaIl Cardinale Pietrp Barbo fa prelevare una vasca ovale in granito rosa dalla piazza antistante la chiesa di San Giacomo al Colosseo. Originariamente scoperta nelle Terme di Carcalla, collocandola di fronte al suo Palazzo a piazza della Concha (oggi piazza venezia).
Papa Paolo II Barbo sposta i Ludi del Carnevale da testaccio alla via Lata, presso il suo nuovo palazzo.
Il Papa riforma gli statuti confermando l'esborso richiesto alla comunità ebraica per l'organizzazione dei giochi, quantifìcato in 1130 fiorini, aggiungono come nuovo obbligo, di correre il palio «die Lune ante Dominicam Carnis privii», essendo i giorni di Carnevale destinati anche ad altri spettacoli buffi dello stesso tipo: le corse dei fanciulli cristiani, dei vecchi, delle asine, dei bufali. Sono inoltre organizzati banchetti pubblici offerti al popolo e ai magistrati.
In attesa che le condotte dell'acquedotto vergine giungano davanti Palazzo Venezia, si avvia lo spostamento della statua fluviale (chiamata Marforio per una scritta presente ma ora scomparsa, con scritto "Mars in foro"), dalla piazzetta davanti al Carcere mamertino, con l'obiettivo di affiancarla alla vasca già presente a piazza della Concha. Durante lo spostamento della scultura, viene anche scoperta una vasca, che però viene lasciata al campo vaccino (e pochi anni dopo riutilizzata come abbeveratorio). Flaminio Vacca descrisse nelle sue Memorie il ritrovamento della tazza in granito: «… et inanti detto Marforio, volendolo levare, trovorno una gran tazza di granito, quale hoggi serve alla fonte che stà in mezzo del Foro Romano; serve per dar da bere alle bestie, che in quel loco se ne fa mercato».
Viene inaugurata la fontana di piazza della Concha, adossando al Vividarium la vasca già presente nella piazza e usando come sfondo una colossale statua di Marforio.
La fontana di piazza della Concha viene modificata. Il condotto dell'Acqua Vergine è troppo basso, e non permette di raggiungere una buona pressione. Pertanto la vasca in granito viene posizionata in una piscina per ovviare il problema della pressione mentre il grande gruppo marmoreo viene spostato in piazza del Campidoglio, sul muro dell'incompiuto terzo palazzo.
La Vasca della fontana di Piazza Venezia viene sostituita con una nuova più piccola di forma esagonale, scoperta in una vigna dei Farnese presso porta San Lorenzo e conservata nel cortile di Palazzo Farnese. La vecchia vasca viene trasportata a Piazza Farnese per affiancare la gemella, già li trasferita in passato.
Chirografo papale che conferisce ai maestri di strade piena autorità di rettificare, allargare e liberare da ingombri strade e piazze, espropriando e demolendo a tal fine, in tutto o in parte, palazzi e case; il decreto inoltre convalidava retroattivamente le demolizioni già intraprese, in particolare in piazza Colonna, in piazza del Collegio Romano, in piazza Venezia, lungo la via del Gesù e lungo il Corso.
Alle ore 7 cominciano ad essere illuminate a gas la Via Papale, Piazza di San Pietro (dove sono realizzati 4 lampioni a Candelabro con sette luci), il Corso, il Campidoglio (dove sono posizionati 18 lampioni), Piazza del Gesù e Piazza Venezia. L'Officina ed il gasometro di Via dei Cerchi inizia la sua attività producendo 60.000 mc. di gas al giorno.
Decreto di esproprio emesso dal Prefetto di Roma, per la realizzazione del piano particolareggiato di via Nazionale. Per raggiungere Piazza Venezia, si decide l'allargamento di via San Romualdo, con le demolizioni sul fronte sinistro, la Chiesa di San Romualdo con annesso Ospizio dei Camaldolesi e Palazzo Frangipane Vincenzi.
Nel centro della piazza di Venezia, in suolo di scarico ed a poca profondità, è stato ritrovato uno scaglione di base marmorea del secolo IV o V. Vi rimangono le lettere: IE ...| OBICI ...| OPV LIS ...| VE ...| Q LEGIONVM ...| NIBVSQ ...| VELANTE ...| OCOMITI ...| ON
Rodolfo Lanciani.
L'architetto Andrea Busiri Vici, viene incaricato dal sindaco di realizzare un progetto per un nuovo ingresso alla Via Nazionale dalla Piazza di Venezia al Campidoglio.
"Il proseguimento della via del Corso si compirebbe prolungando l'asse con sezione costante sino alla via del Foro Trajano, e taglio parziale in prospetto dei palazzi Torlonia e Mereghi. In cotal guisa, sono rispettati il Sepolcro di Bìbulo, e la Casa di Giulio Romano, lo sarebbe ancora nella sua integrità il palazzo monumentale di Venezia. Sul nuovo largo verrebbe trasferita la fontana di piazza Colonna decorandola maggiormente. Il palazzo Torlonia, venendo a scoprire nel taglio la sua corte di onore, migliorerebbe notevolmente nel prospetto, poiché il lato anteriore verrebbe aperto, ed un portico a tre arcate ne costituirebbe il sontuoso ingresso che con un grande ambulacro condurrebbe sino all'opposta piazza dei SS. XII Apostoli."
L'Impresa Tramways ottiene la concessione per una nuova tramvia a cavalli, collegamento da Termini a piazza Venezia per via Nazionale.
A seguito della caduta del governo di Agostino Depretis, viene istituita una nuova commissione per decidere le specifiche del monumento da erigere in onore del re Vittorio Emanuele II.
Il nuovo bando, sempre di livello internazionale, non specificava più il luogo dove far sorgere il monumento. Le scelte possibili sono piazza di Termini, piazza Vittorio Emanuele II, il colle del Pincio, il rione Prati o il colle del Campidoglio.
Viene inoltre lasciata ampia scelta sulla tipologia architettonica: statue, archi trionfali, pantheon, archi semplici e/o piazze monumentali.
L'Impresa Tramways inaugura la tramvia Piazza Venezia Via Nazionale Termini. La trazione è a due cavalli, ma nel tratto molto acclive da largo San Romualdo a piazza Magnanapoli sono aggiunti due muli, realizzando una quadrupla trazione animale.
A seguito del mutato clima politico, sia al governo che nei rapporti con la Francia, viene accantonato il progetto di Nénot, vincitore del primo Concorso per il monumento a Vittorio Emanuele II.
La commissione reale, decide di esaminare approfonditamente il problema del luogo dove collocare il monumento, nominando tre sottocommissioni che dovranno esaminare le proposte principali: il colle del Campidoglio, il Pantheon e la piazza della stazione Termini.
Durante il dibattito viene fatto notare, dati alla mano, che la soluzione sul colle del Campidoglio (proposta nel precedente concorso nel progetto di Piacentini e Ferrari) aveva il pregio di una superficie su cui costruire il monumento (potendo demolire il convento dell'Ara Coeli, già di proprietà comunale).
Il Consiglio Comunale adotta il Piano regolatore redatto dall'ing. Viviani, sostanzialmente identico a quello del 1873 con alcune modifiche.
Vengono redatti i piani esecutivi, da sottoporre all'approvazione governativa per una serie di opere pubbliche considerate assolutamente necessarie, da realizzarsi con il concorso finanziario dello Stato: Palazzo di Giustizia in Prati; Palazzo dell'Accademia delle Scienze; Piazza d’Armi; Caserme in viale delle Milizie (due reggimenti di fanteria) e a Castro Pretorio (reggimento di artiglieria), nuovo Ospedale Militare al Celio; Ministero della Guerra in via XX Settembre; Palazzo delle Belle Arti in via Nazionale; Policlinico (inizialmente previsto dal Comune a Porta Maggiore, ma mai realizzato in quella sede)
Vengono inoltre pianificati: Traforo Umberto I (per collegare piazza di Spagna a via Nazionale); Stazione ferroviaria a Trastevere (più a nord, all'interno delle mura di come venne poi realizzata); Magazzini Generali sulla via Ostiense; Mattatoio a Testaccio; nuovi ponti sul Tevere.
Le principali opere urbanistiche sono: trasformazione dell'area tra la stazione Termini e via Nazionale come nuovo ingresso monumentale (con la realizzazione della fontana delle Naiadi e dell'emiciclo porticato di piazza Esedra); una serie di opere “per la riforma della fognatura della città e per il risanamento del sottosuolo”.
Definiti vari allargamenti: piazza Venezia e piazza di Trevi; via del Corso (parzialmente su Piazza Colonna); via di Monserrato; da Via dei Giubonari a ponte Sisto (non realizzato); Via dei Delfini - Tribuna Campitelli; Piazza Montanara fino a Piazza Campitelli (per liberare la visuale sul Teatro di Marcello).
Definite nuove strade di collegamento: prosecuzione della via Nazionale fino a Ponte Sant'Angelo (con larghezza di 20 metri); Via del Tritone (Piazza Barberini Corso); via Zanardelli (Piazza Navona Prati); Via Arenula Largo Argentina (Via Nazionale Trastevere); Piazza Venezia Fori Colosseo; via Cavour e via Giovanni Lanza (per collgeare il nuovo quartiere Esquilino);
Risanamento igienico-sanitario delle aree insalubri e la destinazione a verde pubblico di oltre 200 ettari (sistemazione del Colle Oppio e Gianicolo); ampliamento di Testaccio; edificazione di una parte di Trastevere (nei pressi di piazza San Cosimato), Colle Aventino e Celio; completo rinnovamento urbano del Ghetto (con demolizioni, rialzamento del suolo e nuove abitazioni).
Viene inoltre programmata la realizzazione di un nuovo quartiere a maglia ortogonale fuori Porta del Popolo: il Flaminio, “di estensione di circa 18 ettari e che potrebbe contenere 9mila abitanti”, con una monumentale strada circondata da parchi che portava da Porta del Popolo a Ponte Milvio, poi lambiva i Parioli e giungeva fino all'Acqua Acetosa, la Passeggiata Flaminia.
La commissione per il Monumento Nazionale, bandisce un secondo concorso, molto più preciso del precedente.
Aperto solo ad artisti italiani, specifica come il luogo di costruzione, il colle del Campidoglio.
La tipologia di edificio, avrebbe dovuto rivaleggiare per grandiosità, con le più importanti costruzione realizzate dagli antichi Romani e dai papi.
Un monumento la cui tipologia si ispirasse al progetto di Ettore Ferrari e Pio Piacentini (arrivato II al precedente concorso), ovvero un'imponente costruzione in marmo contraddistinta da gradinate ascendenti, con un ampio e maestoso colonnato sulla sua sommità, e con una statua equestre di Vittorio Emanuele II di Savoia al centro.
Pubblicato sulla Gazetta Ufficiale del Regno, il bando del secondo concorso per il Monumento a Vittorio Emanuele II.
Discussioni sulla decisione di collocare il Monumento a Vittorio Emanuele sul Campidoglio secondo il nuovo bando di concorso.
"Ci fu recentemente una vivace discussione alla Camera su questo concorso. L'on. Bonghi protestò, ed ora sentiamo che l'Accademia di S. Luca protesta pure, contro la collocazione del monumento in Campidoglio, pel timore di guastare l'antico col moderno. Preferirebbero la piazza di Termini. Ma il Ministero e la Commissione tengono fermo; e del resto oggi sarebbe difficile revocare un concorso bandito ai quattro venti.
La discussione avvenuta e che si prolunga ancora nella stampa e nei circoli artistici e nelle società archeologiche, ci induce a far conoscere i punti essenziali del concorso e la pianta che lo accompagna. La Commissione Reale ha mantenuto come nel primo programma il carattere internazionale del concorso al quale ammette tutti gli stranieri. Citiamo ora testualmente le disposizioni essenziali del concorso:
Il monumento, sorgerà sull'altura settentrionale del Colle Capitolino, nel prolungamento dell'asse del Corso, ed in prospetto ad esso. La spianata del monumento sta all'altezza di metri 27 dal piede della scalea. La scalea e la spianata non potranno uscire dai limiti dell'area stabilita dalle linee A-B-C-D-E-F-G-H nel tipo unito.
L'insieme del monumento sarà composto delle seguenti parti: a) La statua equestre in bronzo da porsi sulla detta spianata nella linea di prolungamento dell'asse del Corso; b) Un fondo architettonico, il quale, dovendo servire anche a nascondere gli edifici posteriori, avrà nel mezzo, sulla larghezza di almeno 30 metri, l'altezza di almeno metri 29, e nel rimanente l'altezza di almeno m. 24. Esso si comporrà di un portico, o loggia, o altro partito architettonico, di qualunque forma piaccia al concorrente, tenuto conto anche delle visuali sui fianchi, lasciando però sull'asse una distanza dalla facciata laterale della chiesa, non minore di metri 10; c) Le scalee, che saliranno alla nuova spianata del monumento.
I concorrenti dovranno nel fondo architettonico, od anche nelle scalee, rammentare con l'arte storica o simbolica, pittorica o statuaria, gli uomini e gli avvenimenti, che, sempre in relazione a Vittorio Emanuele, padre della Patria, meglio cooperarono alla indipendenza e libertà nazionale.
I concorrenti dovranno presentare: a) Il modello in rilievo della statua equestre di Vittorio Emanuele, nella misura di centimetri 80 d'altezza non compreso lo zoccolo; b) I disegni del progetto complessivo nella scala di 1/200 per le piante, e di 1/100 per gli alzati; c) Il dettaglio nella scala di 1/40 del monumento propriamente detto, con la rappresentazione della figura equestre, ed il dettaglio della parte di mezzo del fondo architettonico; d) La descrizione delle opere, ed il conto preventivo particolareggiato, steso, per la parte costruttiva, in base all'elenco dei prezzi annesso al capitolato per i lavori del trasferimento della capitale in Roma¹. Il concorrente è dispensato dal fornire i computi risguardanti le sottomurazioni e fondazioni, ritenendo assegnata a queste opere la somma totale di un milione di lire.
La spesa totale non dovrà eccedere la somma di nove milioni di lire italiane, tanto per ciò che si riferisce alla costruzione, alle sottomurazioni ed alle fondazioni, quanto per ciò che riguarda la statuaria, la pittura e le decorazioni d'ogni specie.
All'autore del progetto giudicato migliore e degno di venire eseguito, sarà affidata, con debito compenso, la direzione artistica della parte architettonica, o la esecuzione della statuaria, in tutto od in parte, quando la Commissione Reale lo stimi opportuno, e con quelle modificazioni al progetto e norme di attuazione, che verranno stabilite da essa. Se all'autore, in seguito al giudizio inappellabile della Commissione Reale, non verrà affidata nè parte della esecuzione, nè la direzione artistica dell'opera, spetterà ad esso, a titolo di premio, il compenso totale e definitivo di 50,000 lire. Altre 50,000 lire potranno venire divise dalla Commissione Reale fra i migliori concorrenti, quando al merito relativo dei progetti si accompagni, secondo il giudizio di essa, un certo grado di merito effettivo.
I progetti premiati diventeranno proprietà dello Stato.
Questo programma, che determina l'indole del monumento ed il suo collocamento, soddisfa in parte coloro che voleano il monumento in Campidoglio, poichè lo prescrive alzato sull'elevazione della quale il Campidoglio fa parte, e sorride alla pittura storica chiamandola a concorrere coll'architettura e colla scultura all'opera grandiosa che deve eternare la riconoscenza degli italiani verso il Padre della patria. Intaccando su larga superficie quel masso di catapecchie e costruzioni volgari che si addensa di fianco al Campidoglio, connette con nuovi abbellimenti questa parte cospicua di Roma colla via Nazionale, e crea uno sfondo monumentale alla arteria principale della città, il Corso, secondando il movimento di trasformazione della vecchia Roma nella Roma nuova, capitale d'Italia. È un programma che promette un concorso migliore del primo. Architetti e scultori sono all'opera, giacchè la consegna dei progetti deve incominciare il 15 novembre prossimo e durerà sino alle 5 pom. del 15 dicembre, termine fatale.
Nel gennaio 1884, si aprirà probabilmente l'esposizione dei progetti. Intanto facciamo voti che gli artisti italiani non si lascino una seconda volta strappare il diritto d'esprimere col più grande monumento nazionale dell'Italia la gratitudine e l'ammirazione della patria per il Re che ne rappresenta la risurrezione ed il rinnovamento."
Le Sorelle Adamoli aprono il proprio negozio a Piazza Venezia, in un ambiente al Piano terra di Palazzo Venezia.
Iniziano le demolizioni presso l'Aracoeli per la costruzione del Vittoriano, tra cui la Torre di Paolo III, il convento dell'Aracoeli, Via Macel de Corvi.
La Società Anonima Italiana Omnibus, Tramways e Trasporti, promossa dal comm. Desiderio Baccelli inaugura la tratta che collega piazza Montanara - piazza Mignanelli.
Negli scavi per il muro esterno di sostruzione al monumento di V.E., nell'area dell'antica casa Alberganti in via Giulio Romano, è stato scoperto un grosso pilone di opera laterizia del secolo III, ed un frammento di capitello corinzio di buon lavoro, del diametro di m. 0,81.
Nello scavo per il primo pilone del portico, verso occidente, furono rinvenuti tre denari d'argento dell'imperatore Ottone (IV ?), di casa Guelfa.
Dalla casa in demolizione in via di Marforio n. 103 e 104, provengono due noti frammenti di architrave col nome di un referendario apostolico, e l'iscrizione C.I.L. VI, 9974
Rodolfo Lanciani.
A seguito dell'entrata in servizio della della Stazione di Roma Trastevere, la SRTO chiede e ottiene la concessione per nuove linee tramviarie: da piazza Venezia a San Pietro per corso Vittorio Emanuele; da piazza Venezia alla stazione di Trastevere per ponte Garibaldi, con raccordo alla linea di San Paolo; da via Cernaia a Sant'Agnese per via XX Settembre con diramazione da Porta Pia a Porta Salaria.
In occasione dei lavori pel monumento a Vittorio Emanuele, in Campidoglio, a m. 4 di profondità dal piano di piazza Venezia, demolendosi un muro moderno, è stata rinvenuta una statua marmorea, alla metà del vero, rotta in tre pezzi e mancante di parte delle gambe e delle braccia. Rappresenta Bacco, coi capelli che gli scendono sugli omeri, e col capo coronato di edera.
Questa statua, che faceva parte di un gruppo, conserva sul dorso il braccio di un'altra figura con mano la quale poggia sulla spalla sin., dove pure si annoda una fascia che attraversa il busto diagonalmente.
Fin dallo scorso mese di gennaio in un cunicolo, parallelo alla gradinata di Aracoeli, a m. 4 circa di profondità, sotto il piano di piazza Venezia, è stata posta in luce una stanza con volta a botte, e con affreschi rozzamente eseguiti. Nulla può ancora dirsi intorno a questa costruzione, essendo tuttora inaccessibile per l'ingombro delle terre e delle macerie.
Per i lavori di fondazione d'un nuovo pilone nel lato occidendale del monumento al re Vittorio Emanuele, si è trovata, alla profondità di circa quattro metri dal piano della via Giulio Romano, un'antica stanza, che misura m. 3,30 di lunghezza per m. 2,25 di larghezza, ed è alta m. 2,50.
È costruita in laterizio ed addossata alla rupe capitolina. Le pareti erano intonacate ed adorne di dipinti entro cornici ed inquadrature di color rosso. Delle pitture restano appena qua e là languide tracce; e possono soltanto riconoscersi una figura con velo agitato dal vento, e n altra parte un oggetto in forma di pigna con due aquile ai lati. Il pavimento era battuto a tasselli bianchi e neri, seuza verun disegno od ornato.
Da alcuni avanzi di muri laterizi, che sono stati osservati sopra la descritta camera, sembra che un'altra simile stanza vi fosse sovrapposta; al piano della quale, e forse in comunicazione diretta con essa, era un cunicolo scavato nel vivo della roccia, che si dirige verso il lato settentrionale del colle. Un simile cunicolo è apparso a circa m. 3 di maggiore profondità.
Fra le terre si è rinvenuta una statuetta sedente, alta m. 0,36, che rappresenta la Fortuna o l’Abbondanza. Oltre la testa, mancano l'avambraccio destro e la parte superiore del cornucopia sostenuto con la mano sinistra. Nel plinto è incisa, a piccoli caratteri, ed in due parti distinte, l'iscrizione PER VOCE SANCTO DEO SABAZI PEGASI D SACERDOT ATTIA CELERINA D. Un'altra epigrafe votiva alla stessa divinità si rinvenne, tre anni or sono, circa il medesimo luogo (v. Notizie 1889 p. 225). E, come in essa, è ricordato il dono votivo di una statua di Mercurio, fatto da M. Furio Claro saneto invieto Sabazi, così il monumento ora scoperto si palesa egualmente come l'offerta di un simulacro di un'altra divinità, fatta Sancto deo Sabazi da Attia Celerina, per voce[m] Pegasi sacerdoi(îs).
Nel fondare un nuovo pilone verso l'angolo nord-ovest del monumento nazionale al re Vittorio Emanuele, alla profondità di cirea 10 metri dal livello della via Giulio Romano, è stato scoperto un tratto di antica strada, a poligoni di selce, per la lunghezza di quasi 7 metri. Accenna a salire verso la costa occidentale del colle.
Nel cavo sono stati incontrati avanzi di fabbriche laterizio, e massi rettangolari di travertino che ne formavano la sostruzione. Sopra un antico pavimento, che era a circa 7 metri di profondità, ma rotto e tagliato da posteriori costruzioni, sì rinvenne una mola in pietra vulcanica, del diametro di m. 1,05 alla bocca.
Fra le terre poi furono raccolti i seguenti oggetti: Torso di statua virile, alto m. 0,50. È coperto da una sola pelle di capretto, la quale, annodata colle zampe sulla spalla destra, è sostenuta dal braccio sinistro, ove fa seno e contiene grappoli d'uva e frutta diverse. Testa marmorea di fanciullo, in parte guasta, alta m. 0,19. Mano di statua, lunga m. 0,10, che stringe un'asta. Frammento di bassorilievo, alto m. 0,13, largo m. 0,17,*sul quale rimangono le teste di due cavalli ed il braccio di una figura che ne regge il freno. Piccolo capitello d'osso, che reca scolpiti tre arboscelli.e serviva forse per decorazione di un mobile: è alto m. 0,073, ed ha il diametro di m. 0,05 in alto, e m. 0,085 in basso.
Sono state inoltre recuperate undici lucerne fittili, di terra ordinaria e di tarda età, una delle quali porta in rilievo la croce, un’altra ha il monogramma P. Cavandosi poi le fondamenta per un altro pilone, prossimo a quello sopra indicato, in mezzo a terre di scarico, che si trovano addossate alla viva roccia fino alla profondità di circa 15 metri dal piano della strada, si è scoperto un piedistallo marmoreo, alto m. 0,75 X 0,583 X 0,41, che mostra di aver subìto la violenza del fuoco.
È stata pure rinvenuta una grossa lastra marmorea, di m. 0,26 X 0,18, che sembra aver appartenuto ad un piccolo fregio od architrave di porta, al cui lato destro, entro un doppio cerchio ornato di globetti e rombi alternati, leggesi la parola HTOYMENOC nel monogramma.
Luigi Borsari.
La SRTO ottiene in concessione le nuove linee tramviarie, piazza Venezia - stazione Termini (attraverso via Cavour) e piazza Venezia - piazza del Popolo (attraverso via Ripetta). Sono inoltre previsti un collegamento della linea di San Giovanni da via Cavour al largo Brancaccio (attraverso via Giovanni Lanza) ed il prolungamento della linea di San Paolo (da piazza Bocca della Verità a Piazza venezia, passando per via di Sant'Eufemia lungo il Foro Romano, sotto il Campidoglio, via della Consolazione, e la via Bonella).
Per i nuovi lavori di fondazione al monumento di Vittorio Emamele, presso il viadotto che congiungeva il palazzo di Venezia con le fabbriche di Aracoeli, si è recuperato un lastrone marmoreo, con cornice alto, m. 0,56, largo m. 0,28, sul quale è incisa l'iscrizione votiva:
D VALERIVS CHAEREAS Q Q P P CVM D VALERIO CHAEREAN IVN FIL Q Q ET P AELIO ALEXANDRO FRATRE PROTOMEN SERAPIS EX P X EX VISO COLE...
Un mattoncino quadrato, raccolto fra le terre nel cavo medesimo, porta il bollo quadrangolare C.I.L., XV, 583 2.
Giuseppe Gatti.
Dagli sterri per le nuove costruzioni sulla fronte del monumento a Vittorio Emanuele, di contro alla via della Ripresa dei barberi, provengono tre frammenti di antiche sculture. Il primo è una testa di donna di età matura, con capelli discriminati e lisci, che le scendono dalla fronte fino a coprire ambedue le orecchie. Manca del naso ed è alta m. 0,25.
Il secondo è egualmente una testa muliebre, giovanile, con capelli ondulati sulla fronte e raccolti in trecce dietro la nuca. Le manca parte del naso, ed è alta m. 0,22.
Il terzo è un piccolo torso virile, con parte della gamba sinistra, alto m. 0,27. Una pelle, che sembra di capretto, gli copre le spalle e risalendo dal fianco destro è annodata sulla spalla sinistra. La testa era impernata.
Giuseppe Gatti.
La SRTO attiva la trazione elettrica della linea piazza Venezia San Paolo.
Si avvia l'esercizio di una linea con trazione ad accumulatori da piazza Venezia a porta Pia (attraverso via Nazionale). La tratta da piazza Venezia a piazza Magnanapoli resterà però alimentata con filo aereo, per l'elevata pendenza del tracciato.
Sono attivate due nuove linee di tram elettrici Termini - Via delle Terme - Via Nazionale - San Pietro e Termini - Via Volturno - San Pietro.
Attivata la trazione elettrica a filo aereo nella tratta da piazza Venezia a San Pietro (per corso Vittorio Emanuele ed il ponte provvisorio in ferro).
Il sistema di elettrificazione a filo aereo dei mezzi pubblici è esteso alla tratte da San Pietro a piazza del Popolo e via della Scrofa. Ciò che rende possibile un percorso circolare da piazza Venezia a San Pietro e ritorno a piazza Venezia.
Il Consiglio Comunale di Roma delibera sulla toponomastica, per omaggire il defunto Re Umberto I. La galleria in costruzione sotto il Quirinale viene denominata Galleria Umberto I e Via del Corso cambia il nome di Corso Umberto I. Per la realizzazione dell'opera e proseguire la strada verso piazza di spagna, verranno sacrificati il lato sinistro del Palazzo Boccapaduli Gentili Del Drago e la chiesa di San Nicola in Arcione. A sera viene organizzata una grande dimostrazione popolare di lutto. "Alle ore 21 un immenso corteo delle Associazioni con bandiere abbrunate partì da piazza del Popolo tra fitte ali di popolo in religioso silenzio, traversò il Corso, piazza Venezia e sì recò al Campidoglio.
Il sindaco e il Consiglio Comunale, che avevano allora deliberato sulle onoranze ad Umberto con singolare unanimità, ricevettero il Comitato del corteo nella sala degli Orazii e Curiazii.
Il sindaco pronunziò un applaudito discorso concludendo così: “ Romani, il Re è morto, evviva il Re!Lungo il passaggio del corteo, composto di migliaia e migliaia di persone, tutti i pubblici esercizi furono chiusi."
La SRTO attiva una nuova linea a trazione elettrica, dalla stazione di Trastevere alla stazione Termini (in trazione elettrica mista, con filo aereo e accumulatori in via Nazionale, attraverso piazza Venezia, via del Plebiscito, corso Vittorio Emanuele, via di Torre Argentina, via Arenula, ponte Garibaldi, piazza d'Italia e il viale del Re).
Il negozio delle Sorelle Adamoli viene rilevato dal nipote Pietro Tortima e sis sposta a Via del Plebiscito 107, presso botteghe ubicate su due piani al Palazzo Doria.
Per la realizzazione del Vittoriano, si procede alla demolizione degli edifici che si affacciano su Piazza Macel de' Corvi. I resti del Sepolcro di Gaio Publicio Bibulo sono preservati e isolati.
In un cavo per i fondamenti della gradinata del monumento al re Vittorio Emanuele, in vicinanza del sepolcro di Bibulo, sono stati rimessi all'aperto gli avanzi di un grosso muro di fondazione in pietrame; e accanto ad esso alla profondità di m. 7,90 dal piano stradale, si è trovato un sarcofago in tufo contenente ossa umane sconvolte e frammiste alla terra, coperto da un grosso lastrone parimente di tufo.
Giuseppe Gatti.
Intrapresi i lavori per la costruzione del nuovo fabbricato, che sorgerà in piazza Venezia, nell'area già occupata dal palazzo Torlonia, alla profondità di m. 7,25 sotto il piano stradale è stato scoperto, nel fondare il pilone sull'angolo prospiciente il Corso Umberto I, un tratto di antico selciato stradale, limitato da una guida in travertino. Su questa si trovò poggiato un cippo terminale, pure in travertino, alto m. 2,00, largo m. 0,75.
Nello sterro si sono recuperate due colonne scanalate, di cipollino, lunghe m. 2,40, diam. m. 0,30; una colonna di palombino, in due pezzi, lunga m. 2,15, diam. m. 0,30; un rocchio di colonna in marmo bianco, lungo m. 1,10, diam. m. 0,25.
Nei lavori pel monumento al re Vittorio Emanuele è stato trovato un antico mensolone di marmo (m. 0,64 X 0,28 X 0,30), che nella fronte porta scolpita una testa di ariete, il cui collo finisce con foglie ornamentali d' acanto. La scultura è di buona fattura e ben conservata.
Giuseppe Gatti.
Al di sotto dell'antico selciato stradale scoperto nell'area ove sorgeva il palazzo Torlonia, in piazza Venezia, si sono rinvenuti due pezzi di fistole acquarie, di medio modulo, in direzione trasversale della strada predetta. In uno di questi tubi plumbei si legge, ripetuta sopra ambedue i lati, l'iscrizione: LAVRENTI VC REGIONE VII
Nell'altro, che è frammentario, resta soltanto la metà della stessa leggenda, egualmente ripetuta in ambo i lati: VC REGIONE VII. L'antica strada era fiancheggiata da una serie di grandi cippi terminali, in travertino, alti m. 1,90 X 0,75 X 0,45. Ne sono stati scoperti cinque, posti alla distanza di m. 4,15 l'uno dall'altro: sono tutti anepigrafi.
Negli sterri è stato recuperato un bellissimo busto in marmo, rotto in tre pezzi, ma perfettamente conservato in tutte le sue parti e di buona fattura. Rappresenta una giovane donna imperiale, ed è alto, compreso il pieduccio, m. 0,70. Si raccolsero pure fra la terra frammenti di colonne diverse, in marmo bianco, bigio e di granitello; due altri piccoli rocchi di colonne baccellate a spira, in marmo giallo; un peso di marmo, di forma ovale; varî pezzi di utensili in rame e in ferro, bruciati e assai consunti; ed alcuni frammenti epigrafici tra cui una Lastrina di marmo, di m. 0,19 X 0,12:
D M OCTAVIAE
QVIETE PONTIA
DANAE FECIT FIL
IAE SVAE CARISSIM
E VIXI TANNIS XY
MESES DVO DIEBY
Giuseppe Gatti.
Il palazzo Torlonia è abbattuto per permettendo un'adeguata visione dell'Altare della Patria da via del Corso.
Continuandosi in piazza di Venezia lo sterro dell' area, ove sorgeva il palazzo Torlonia, sono stati recuperati varî altri frammenti di marmi architettonici, piccoli avanzi di sculture ed alcune anfore fittili.
Sono stati inoltre raccolti questi tre frammenti epigrafici: a) Urna cineraria quadrata, di m. 0,20 per lato, ornata sui fianchi di rosoni a rilievo: sulla fronte vi si legge: CIVLI VERI MIL COH VIII PR P V QVIETI ORIVNDI EX CIVITATE CELEIAE QVI MILITAVAN XIIII MENSIBYS... C REGINIVS P ...SCOMM anipularis.... b) Frammento di lastra marmorea, di m. 0,09 X 0,10: ... CIT FLA ... ENTIAN ... NEMER ... QVIXIt c) Frammento di cippo marmoreo, di m. 0,23 X 0,20: ... DONATI ... MNESV ... CIT PAX ... BIO VIX ... I M VI.
Due pezzi di mattoni con bollo di fabbrica sono stati trovati nel medesimo sterro, i quali riproducono i noti sigilli C.I.L. XV, 5637 e 1563a.
Giuseppe Gatti.
Continuandosi lo sterro nell'area già occupata dal palazzo Torlonia, in piazza di Venezia, sono stati recuperati questi due frammenti epigrafici: a) frammento di lastra marmorea, di m. 0,22 X 0,20: D... L PVLLAENIO... VALERIA TIGRIS ALVMNO SVO FECIT VIXIT ANN VI ... D V b) altro frammento di lastra marmorea, di m. 0,18 X 0,10: IT SIBI ...A TEGID ....VIS LINERTI ...RISQ FOR
Dal medesimo luogo provengono: una lucerna, in bronzo, di forma comune, tutta guasta dal fuoco; e varî pezzi di mattoni che riproducono i noti sigilli, editi nel C.I.L. XV, n. 276, 1007, 1029 a, 1056 (due esemplari), 1073.
Giuseppe Gatti.
Continuandosi gli sterri nell'area ove sorgeva il palazzo Torlonia, fra la piazza di Venezia e la via de' Fornari, sono tornati all' aperto vari resti di antiche fabbriche in laterizio, in mezzo alle quali si è trovato un pavimento a lastre di marmi colorati, totalmente consunto dal fuoco.
Fra la terra sono stati raccolti molti frammenti marmorei di decorazioni architettoniche, cioè: una colonna di marmo bigio, alta m. 2,00, diam. m. 0.40; altra dello stesso marmo, tortile, alta m. 1,60 X 0,22; altra, pure tortile, di marmo bianco, alta m. 1,80 X 0,30; altra di granitello, alta m. 1,75 X 0,28; uno scaglione di verde antico, alto m. 0,60; tre rocchi diversi di colonne in marmo bianco, del diametro di m. 0,15; basetta spettante ad una di tali colonne, del diam. di m. 0,18; altre quattro basi, col rispettivo diam. di m. 0,25, m. 0,30, m. 0,30 e m. 0,42; un capitello corinzio, alto m. 0,52 X 0,40; due frammenti di altri simili capitelli; due mensole, lunghe m. 1,35 X 0,55; un pezzo di cornice sagomata, rotta in due parti, che insieme misurano m. 1,40 X 0,35 X 0,30; un lastrone di marmo bianco, scorniciato, lungo m. 1,65 X 0,60 X 0,38; altri quattro lastroni, lisci, di m. 1,85 X 0,72, m. 1,95 X 0,55, m. 1,72 X 0,58; due massi rettangolari, che misurano m. 2 X 1,15 X 0,15 e m. 1,75 X 1,55 X 0,38; parte inferiore di cippo sepolcrale, alta m. 0,28 X 0,26, che da un lato porta scolpito il prefericolo, e sulla fronte restano le gambe di un uomo con le zampe anteriori di un cavallo; frammento d'angolo di sarcofago con putto alato, in rilievo; altro frammento laterale di sarcofago, con la figura di un grifo.
Furono parimenti trovate negli sterri medesimi le iscrizioni sepolcrali che seguono: Frammento di lastra marmorea, di m. 0,38 x 0,30, assai consunta per attrito. Frammento di stele, di m. 0,28 x 0,15, superiormente tagliata a semicerchio: D... T FLAVIC... LIB KAP... T FLA... POSID ...PA. Frammento di lastra marmorea, di m. 0,16 X 0,14: syMPHAEVs... sYMPHOR cARISSIMAE o NESIPHOFus fece RVNT ET Sibi ...RQE. Frammento di grande lastrone marmoreo, scorniciato, di m. 0,35 X 0,30, spettante ad una iscrizione onoraria: ...EMPLO VG N AD... M PROMOTO ...ERPET VO. Frammento d'iscrizione cimiteriale cristiana, di m. 0,28× 0,20: colomba AVRELIA SA ANNOS VI DEFVNTA B...
Giuseppe Gatti.
In piazza Venezia, continuandosi lo sterro nell’area del palazzo Torlonia verso la via dei Fornari, sono stati scoperti altri resti di antiche costruzioni di diversa età, alcuni dei quali sembrano appartenere a grandioso edificio pubblico. Fra la terra è stato raccolto un pezzo di cornice marmorea, di elegantissimo e fino intaglio, lungo m. 1,40 X 0,60 X 0,25 e perfettamente conservato.
Si rinvennero pure: un rocchio di colonna baccellata, in pavonazzetto, lungo m. 0,40, col diametro di m. 0,14; due rocchi di granito bigio, l'uno lungo m. 0,90, diam. m. 0,32, l’altro lungo m. 0,55, diam. m. 0,18; tre altri rocchi di colonne in marmo bianco, del diametro di m. 0.20, lunghi rispettivamente m. 0,92, m. 0,90 e m. 0,64; un capitello alto m. 0,60, tutto guasto e consunto; un frammento di piccola cornice, o di zoccolo, in porfido; due altri pezzi di cornice in rosso antico; una testa muliebre, in marmo, alta m. 0,40, mancante in gran parte del volto, con acconciatura di capelli dell'età di Adriano; un torso di statuetta ignuda; un pezzo di base di candelabro; una testa di leone; due piccoli frammenti spettanti a sarcofagi, con resti di figure in rilievo, d'arte assai mediocre.
Oltre i descritti marmi, si recuperarono nel medesimo sterro due iscrizioni sepolcrali, che erano state già vedute e copiate in altri tempi, ma poi erano andate perdute. La prima è incisa a grandi lettere sopra un cippo di travertino, che ora è rotto nella parte inferiore, e dice: SEX VALERIVS C F VOL FIRMINVS VIENNAE MILES COH IIII PR GALLI MILITAVIT ANN XVIIII vixit, anN XXXXI t. f. i. Questo cippo fu trovato circa la metà del secolo XVIII nella vigna Pelucchi, posta fra le vie Pinciana e Salaria. Trovasi edito, con qualche varietà di lettura, nel C.I.L. vol. VI, n. 2549.
L'altra iscrizione è la seguente, incisa sopra una lastra marmorea con cornice di m. 0,26,16: dis. ma. L SHETCIO FR ONTONI ATHENIA AMAN DA CONIVGI BENE MERENTI FEC ET SIBI POSTERISO suis
Questa lapide fu trascritta circa il 1520 dall'Accursio, il quale la vide intiera « in domo Pauli Pini, regione Columnae : dopo quel tempo era totalmente scomparsa. È pubblicata nel predetto volume del C.I.L. n. 26552. Finalmente fu trovato un gruppo di circa duemila monete del basso impero, di piccolo modulo, che dovranno essere ripulite per poterle riconoscere e classificare; una lucerna bilicne, in bronzo, con coperchio a cerniera, lunga m. 0,085, alta m. 0,06; diciannove lucerne fittili, di forma comune, senza ornati, parecchie delle quali sono mancanti di qualche parte; cinque anfore in terracotta; un grande dolio rotto nell'orlo superiore; ed un catillo di macina in pietra albana.
Giuseppe Gatti.
Dai movimenti di terra, che proseguono nell'area dei demoliti palazzi Torlonia, fra la piazza Venezia e la via dei Fornari, provengono gli oggetti antichi qui appresso indicati:
Marmo. Rocchio di colonna di marmo bianco, lungo m. 1,28, diam. m. 0,25; altro simile, lungo m. 0,78, diam. m. 0,24; piccolo pezzo di colonna tortile, lungo m. 0,20, diam. m. 0,12; due mezze colonne di granito rosso orientale, lunghe ciascuna m. 1,55, diam. m. 0,20; colonna di marmo bianco, lunga m. 1,72, diam. m. 0,20, tutta corrosa e guasta dal fuoco; capitello spettante a detta colonna, alto m. 0,22, anch'esso consunto dal fuoco; simile capitello di marmo bianco, discretamente conservato, con piccole teste muliebri scolpite nel mezzo dei ricci d'angolo; due basi rotonde, del diam. di m. 0,18; altre due basi più piccole, del diam. di m. 0,10; frammento di cornice con semplice modinatura, lungo m. 0,15, alto m. 0,04; piede di candelabro baccellato, alto m. 0,30; tronco di statua panneggiata, alto m. 0,42, assai consumato; altro torso di statuetta, alto m. 0,20; mascherone femminile, per fontana, diam. m. 0,35; peso circolare di marmo bianco, diam. m. 0,18; altro simile peso, di basalte; lastra marmorea, con cornice, alta m. 0,15 x 0,13, su cui leggesi in caratteri assai minuti il titolo sepolcrale: D M QVETVS FABIVS VIXIT ANNIS LXXX MILIT ANN XXVII FECIT aVR FABIANVS ...TRI SVO.
Metallo. Varî pezzi di caldai, catini ed altri recipienti di rame, in gran parte schiacciati e consunti; manico di simile vaso, in rame, lungo m. 0,18, decorato all'estremità con un'aquila ad ali spiegate; lucerna di bronzo, ornata nel centro con una testina muliebre in rilievo; chiave di ferro lunga m. 0,08.
Terracotta. Otto anfore, di varia forma e grandezza; venticinque lucerne monolicni, di forma comune, senza ornati; una simile. con delfino in rilievo sul piatto: un'altra ornata con la croce latina, e due col monogramma cristiano; tre pezzi di tegole, su cui sono impressi i bolli di fabbrica, già conosciuti, di Allieno Proclo, di L. Lanio Felicissimo e di L. Aurelio Rufo (C.I.L. XV, 143, 755, 882).
Giuseppe Gatti.
Continuandosi gli sterri nell'area del palazzo Torlonia, fra } piazza Venezia e la via dei Fornari, è stato trovato un altro pezzo di tubo acquario in piombo con la leggenda (cfr. Notizie 1903, pag. 462): fl.a STERI VC
Quasi al centro dell'area medesima, alla profondità di m. 6,20, è stata Bre. un'altra condottura d'acqua. Tre fistole di questa condottura sono inscritte, e su tutte e tre è segnato in belle lettere il sigillo: R VILEX OF HILARIANI cioè: R(egionis) VII, ex of(ficina) Hilariani. In un altro pezzo della condottura medesima leggesi soltanto il numero VIII. Sono stati pure raccolti nello stesso luogo i seguenti oggetti:
Marmo. Due rocchi di colonne baccellate; quattro basi di colonne; una lastra di portasanta, lunga m. 1,00 X 0,21; due mensole, di cui una reca scolpita una maschera, l'altra un fiore; frammento posteriore di testa muliebre con ricca acconciatura di capelli; frammenti di vaso, senza ornati; coperchio d'urna cineraria, di m. 0,38 X 0,27; vari piccoli pezzi di ornati in rilievo ed i frammenti epigrafici che seguono: 1. Frammento di grande lastra marmorea, largo m. 0,90 X.0,60, su cui questo avanzo d'iscrizione votiva: AVENTINVS A V... | P P TABELLAR S... | BASEM MARMORIB... | EX VOTO ...| C A FRVCTVOSO COLLIB...; 2. Frammento di m. 0,19 X 0,07: ... IS M ...|... HEC ...|... P AC ...|... CONT... ANT ...|... RENT; 3. Frammento di lastra, terminata superiormente a timpano, largo m. fio X 0,09: M QVAM ...|... PERVENINT NVC ...|... XXIIII ME III; 4. Frammento di m. 0,12 × 0,10: NIO | IT; 5. Simile, di m. 0,22 × 0,12: ...OS DE...
Quest'ultimo frammento appartiene all'elogium sottoposto alla effigie di un magistrato, dell'età repubblicana, che, come console o proconsole, trionfò di qualche popolo nemico di Roma, e facilmente era una copia privata di quello che pubblicamente era inciso sulla base della statua dedicata al personaggio medesimo nel Foro di Augusto.
Terracotta: Sette anfore di varia altezza; un vasetto comune, a due manichi, alto m. 0,09; tre lucerne semplici, una delle quali porta impresso nel fondo il nome COMAVNIS (C. XV, 6382 a).
Bronzo. Vaso, alto m. 0,30, del diametro di m. 0,14, ossidato e schiacciato; manico di vaso, lungo m. 0,22, terminato alle estremità con due piccole mani.
Giuseppe Gatti.
Sterrandosi per la fondazione di un nuovo pilone della gradinata di accesso al monumento al re Vittorio Emanuele II, è stata scoperta, quasi nel centro del monumento stesso, dirimpetto alla via della Ripresa, un'ampia stanza di circa m. 6 X 8, costruita in buona opera laterizia. Le pareti conservano in basso qualche piccolo avanzo delle lastre marmoree, di cui erano rivestite. Il pavimento, che trovasi a m. 6,63 dalla bocca del cavo e a m. 4,43 sotto il livello della piazza di Venezia, è in marmi colorati, ad opus sectile. Nel mezzo si ha un quadrato, di m. 2,40 per lato; attorno ad esso la superficie è divisa in tanti altri quadrati, di m. 1,20, ed è circondata da una larga fascia. Il quadrato centrale è tutto a squame; gli altri esprimono rosoni, fogliami e corna bovine intrecciate. In più punti si hanno tracce di violento incendio; ma in generale il musaico è abbastanza bene conservato.
Questa grande aula verso est comunica con un'altra stanza, di cui è stato scoperto soltanto un angolo: ed anche qui ricorreva lo stesso pavimento in opera di commesso, a marmi colorati, ma in gran parte distrutto.
Verso ovest, e a piccola distanza dalla parete della stanza sopra descritta, si è rimesso in luce un tratto di antica strada, lastricata coi soliti poligoni di selce. Questa però trovasi a livello più basso, essendo a m. 7,55 dalla bocca del cavo e a m. 5,35 dal piano di piazza Venezia.
Fra la terra sono stati raccolti: un frammento di fronte di sarcofago, su cui erano rappresentate le fatiche di Ercole; due capitelli corinzii, alti m. 0,38; varî avanzi di vasi in lamina di rame, bruciati dal fuoco; ed un frammento di cippo sepolcrale marmoreo, di m. 0,30 X 0,25, su cui leggesi: DIS MANIBVS | VALERIAE | ...NICE
Giuseppe Gatti.
Inaugurata la stazione tramviaria di piazza Venezia.
Per i lavori di sterro, che sono stati proseguiti nell'area del palazzo Torlonia, in piazza di Venezia, si sono rinvenuti i seguenti oggetti:
Marmo. Parte inferiore, dalle ginocchia ai piedi, di statua virile togata; metà di piede nudo, appartenente a grande statua; capitello ionico, alto m. 0,22, diam. m. 0,20; due piccoli capitelli con rilievi, alti m. 0,15, diam. m. 0,10; frammento di fregio, ornato con fogliami: rocchio di colonna tortile, alto m. 0,27, diam. m. 0,12; altro liscio, alto m. 0,31, diam. m. 0,10; varî frammenti di grossi scaglioni in porfido, in giallo, in serpentino; lastrone, con cornice, alto m. 0,90, largo m. 0,60, la cui iscrizione, dedicata all'imperatore Antonino Caracalla e scarpellata per oltre la metà, può essere restituita come appresso: IMP Caesari | M AV Rellio | ANTONino pio | FELIC AV g. parth. max. | BRIT MA x. germ. max. | PONT MA x.trib. pot. xvi | IMP III COS. iiii. p. p. | PRO COS | DOMINO N invictissimo | PAELIVS..... | PROC MCnetae numini | EIVS semper | DEVOTIssimus
L'ultima frase è posta soltanto ad esempio. La dedicazione si riferisce alla fine dell'anno 218, quando Caracalla, reduce dalla vittoria Germanica, fu salutato mperator per la terza volta, ed aggiunse agli altri cognomi onorifici quelli di Yelix e Germanzieus.
Il monumento però potrebbe essere stato dedicato anche nell'anno seguente; ed in questo caso- nel v. 3 sarebbe stata indicata la XVII potestà tribunizia.
Terracotta. Piatto rossastro, del diam. di m. 0,22; grande catino, alto m. 0,18, diam. m. 0,67; altro simile, alto m. 0,12, diam. m. 0,34; tre anfore, alte in media m. 0,50; due frammenti di mattoni coi noti bolli di fabbrica C.I.L. XV, 200 e 10000.
Bronzo. Vasetto con manico rotto in parte, alto m. 0,25, diam. alla bocca m. 0,12, al piede m. 0,06; due manichi di vaso, a forma di mezzaluna, lunghi m. 0, 17; frammenti di altri vasi consunti dal fuoco.
Giuseppe Gatti.
Nel palazzo Buonaparte a Piazza Venezia, viene inaugurato il Cinematografo Venezia.
Il Caffè Faraglia si trasferisce dai locali del Palazzo di Montecani nel nuovo Palazzo delle assicurazioni Generali. Occupa i primi quattro saloni tra Piazza venezia e via Nazionale. Il Messaggero scrive prima dell'inaugurazione: "Il Gran Caffè Faraglia rappresenta il trionfo del buon gusto e non poteva essere diversamente poichè ideò la disposizione e gli addobbi l'insigne prof. Basile, il quale oltre al Faraglia ebbe collaboratori intelligentissimi nel Ducret che disegnò e mise in opera sapientemente il mobilio e gli arredamenti ispirati al moderno stile inglese, sobrio, serio, simpaticissimo; il pittore Mataloni che decorò con originalità, spesso assai felice, le varie sale, esornò di quindici gruppi femminili che non offendono alcun occhio pudico, il bel salone del Caffè; il Radaelli che abbellì l'ambiente con apparecchi di illuminazione elettrica, elegantissimi e ben appropriati alle varie sale".
Nei lavori per il monumento al Re Vittorio Emanuele, in un cavo d'angolo vorso Piazza Venezia, e quasi sul limite del luogo dove correva la via Macel de Corvi, a poco più di quattro metri sotto il piano della piazza, è stata scoperta l'antica pavimentazione della via Flaminia.
Adiacenti a questa via verso Piazza Venezia tornarono a luce alcuni filari di parallelepipedi di tufo sopra muratura laterizia. Avevano lo spessore di m. 0,60 ed erano stati danneggiati fino da tempo antico.
Dante Vaglieri.
Nella fondazione di un pilone isolato sulla sinistra del monumento a Re Vittorio Emanuele, s'incontrarono altri avanzi del tracciato della Flaminia, già più innanzi, cioè più vicino a piazza Venezia, riconosciuti nei precedenti lavori (Notizie 1908, pag. 262 Dallo sterro, alla profondità di m. 4, furono estratti i seguenti marmi: Un capitello di stile corinzio, alto m. 0,40, male conservato e anche rotto nell'abaco.
Un basamento di marmo greco, appartenente a grande pilastro con cornici e plinto completamente intagliati a ricchi motivi di palmette e fiori, in uno stile purissimo. È frammentato nella parte sinistra; misura m. 0,72 di lunghezza e m. 0,27 d'altezza.
Una lastra rettangolare di marmo lunense, alta m. 0, 44, larga m. 0,31, ritagliata sopra un rivestimento di capitello di pilastro, come apparisce dalla sua parte posteriore. Anteriormente, è contornata da .rozza cornice, e contiene una figura di Priapo coperta soltanto da breve clamide allacciata alle spalle. La figura della rustica divinità vedesi di fronte; è crinita e barbata, appoggia la mano destra sul corno di un montone e solleva coll'altra mano la ronca. Ai suoi lati servono di sfondo due alberetti; e da una parte è contrapposto al montone una specie di grossa conca o rozzo cratere.
Frammento di lastra marmorea con avanzo d'iscrizione a lettere irregolari, alte mm. 35: ...NIAE... | ...TICL APR... | ...ALVMN... | ...MO ET…
Per gli sterri fatti sulla fronte del monumento al Re Vittorio Emanuele, e propriamente sull'asse di questo, a sud del monumento antico esistente all'angolo delle vie di s. Marco e Macel de’ Corvi, alla profondità di m 1 sotto l’attuale piano stradale, è stato messo alla luce un angolo formato da doppî filari di parallelepipedi di tufo, disposti uno nel senso della larghezza e due nel senso della lunghezza. Ciascun parallelepipedo aveva lo spessore di m. 0,60, un'altezza uguale e una lunghezza di ‘m. 1,20. Rappresentava probabilmente la platea del monumento su accennato, poichè l'interno della costruzione a parallelepipedi era formato con una solida gettata di 3 detriti di tufo e calce, la quale si estendeva fin sotto il monumento; ed inoltre l'insieme della stratificazione aveva il medesimo orientamento di questo.
Sempre a motivo degli stessi lavori di sterro, in un cavo che corrisponde all'angolo della via Giulio Romano con la via di Marforio e alla profondità di m. 1,50 sotto il piano stradale fu scoperto un blocco di travertino lungo m. 1,05, largo. m. 0,55, alto m. 0,55, che trovavasi in posto e doveva appartenere alla‘ sostruzione di un monumento sepolcrale lungo la crepidine sinistra della via Flaminia.
Angiolo Pasqui.
Trasporto dei pezzi per la statua equestre del Monumento a Vittorio Emanuele II:
"Nella notte del 24, su due carri appositi trascinati da otto pariglie di cavalli, furono trasportati a Piazza Venezia due dei giganteschi pezzi di quella statua, opera del Chiaradia, e cioè la parte posteriore e la parte superiore del cavallo, su cui poserà il torso del Re.
I lavori di caricamento, iniziati la mattina avanti, riuscirono difficilissimi. Si dovette abbattere, per farli uscire, buona parte del portico esistente nell'ospizio di San Michele e prospicente la fonderia Bastianelli dove fu fatta la fusione.
Gli immensi massi di bronzo, del peso complessivo. di circa otto tonnellate, protetti da nizze di castagno, furono quindi trascinati a forza di argani fino sulla via. Occorsero poi sedici uomini per collocare i pezzi sulle piattaforme dei carri.
Il convoglio si mise in moto alle 2 del mattinò proseguendo per Via Anicia, Via San Francesco, Viale del Re, Ponte Garibaldi (foto mostranono il passaggio all'isola tiberina), Corso Vittorio, Piazza Venezia; ai piedi del monumento il convoglio non giunse che la mattina del 25 alle 8.
Appena i due pezzi saranno sistemati sulla base che li attende verranno trasportate le altre parti della gigantesca statua, cioè la parte centrale del cavallo e il torso del Re. I lavori di collocamento definitivo, di saldatura, di pattinatura, di indoratura totale richiederanno altri quattro mesi."
La SRTO, in occasione dell'Esposizione Universale, avvia l'esercizio della prima linea speciale, la Y (da piazza Venezia per l'esposizione etnografica a Piazza d'Armi).
La SRTO, in occasione dell'Esposizione Universale, avvia l'esercizio della seconda linea speciale, la X (ancora da piazza Venezia per l'esposizione artistica a Valle Giulia).
Alla presenza della famiglia reale, del presidente del Consiglio Giovanni Giolitti e di seimila sindaci provenienti da tutta Italia viene inaugurato il Vittoriano.
Il monumento non ancora ultimato, viene aperto al pubblico in occasione degli eventi collegati all'Esposizione Universale e per le celebrazioni del cinquant'anni dell'Unità d'Italia. La data è scelta corrisponde alla festa nazionale dello Statuto Albertino.
Roma si è destata sotto una densa cortina di nuvole che minacciavano la pioggia. Dai cipressi di Monte Mario ai pini di Villa Medici, dai lauri del Gianicolo alle palme del Palatino è tutto un manto di piombo che si addensa sulle case e prolunga la sensazione incresciosa del crepuscolo. Le duecento mila persone che si sono affrettate dentro la cinta onoriana scrutano con malinconia quell'impenetrabile cortina. Le bandiere che pendono da ogni finestra (io non ne ho vedute mai tante, per nessuna festa) rimangono immobili lungo l'asta, nella calma opprimente dello scirocco. E verso le 7 comincia a piovere, una pioggia sottile che dà l'impressione di dover continuare tutta la giornata. Ma il miracolo avviene poco dopo: un'improvvisa folata di vento squarcia la nuvolaglia del cielo: le bandiere sventolano come vivificate, la gente che già affolla le vie si rialza dall'accasciamento in cui l'aveva posta la previsione di una festa mancata. In meno di mezz'ora, gli ultimi cirri si disperdono verso il mare e il più bel sole che mai abbia visto, "cosa maggiore di Roma„, risplende in tutta la sua gloria nel cielo senza macchia.
Oramai tutta la popolazione di Roma, (i suoi seicentomila abitanti, i suoi duecentomila ospiti) ha invaso le strade della città. Il Corso è nero di folla: per un chilometro e mezzo (che tale è la lunghezza della via cittadina) i romani si addensano cercando di assistere allo scoprimento della statua. E siccome questa è nell'asse della strada, si può scorgere fino dall'obelisco della Piazza del Popolo. Di tanto in tanto la musica di un reggimento che passa per recarsi al suo posto fa battere i cuori con gl'inni della patria. Si applaude, si grida, si parla: è come una lieve ebbrezza che si estende su tutta la città, che scoppia improvvisamente al passaggio dei cortei, sieno essi formati dai fanciulli delle scuole o dai veterani scintillanti di medaglie. E il sole divampa su quei colori e su quei clamori mentre il vento che fa garrire la stamina delle bandiere reca lontano il rombo indefinibile di quell'entusiasmo.
Del resto, anche nel recinto degli invitati si ha lo stesso fenomeno di applausi, di grida, di entusiasmo. Visto nel sole mattutino il monumento biancheggia tutto come una montagna di marmo. Chi nota più i difetti? Per giungervi bisogna traversare la siepe dei seimila sindaci, bisogna fendere la folla delle signore, bisogna oltrepassare le rappresentanze dei reggimenti che recano tutti i vessilli d'Italia: da quello glorioso di Genova Cavalleria che porta sulla sua asta la medaglia al valore del 1750, fino a quello dei Cavalleggeri di Treviso, che ancora non ha avuto il suo battesimo di sangue e di gloria. Ma che mirabile visione di colore, fra lo scintillio delle armi, la porpora delle camicie rosse, le note chiare dei vestiti muliebri, l'oro delle statue, il candore del marmo: una visione che sembra sconfinare dai limiti imposti alla materia, per compendiarsi coi suoni delle musiche, coi clamori degli applausi, col grande trionfo dell'estate romano. Vi è stato un istante (quando il corteo reale è entrato nel recinto) che questo insieme ha assunto il suo significato più alto.
Era veramente un trionfo secolare, il trionfo guerresco e civile che gl'italiani tutti celebravano alla virtù della loro stirpe. Per la prima volta tutti i principi di Casa Savoia si trovavano riuniti; e tre generazioni di sovrani, dalla Regina Margherita al Principe di Piemonte, sembrano rappresentare dinnanzi agli occhi degli italiani la continuità della sua storia, il Patto di fede e di amore che il popolo e il re avevano cementato nel sangue di una vittoria comune. A questo sentimento ha dato maggior risalto un fatto nobilissimo che mi è sembrato veramente degno di Roma; nel momento in cui è caduto il velo che copriva la statua, le musiche hanno suonato l'Inno di Mameli. Allora, timidamente da prima, a piena voce in seguito i presenti lo hanno accompagnato in coro. Nobile pensiero dovuto non so a chi, questo che rompendo le consuetudini ufficiali si è voluto riallacciare con l'ideale armonia della musica, la grande cerimonia d'oggi con quella luminosa primavera romana quando intorno alle mura del Gianicolo erano accorsi in una disperata difesa i cavalieri gentili d'Italia. E nessuna apoteosi poteva riuscire più degna per il Poeta che ne aveva scritto le strofe, il poeta bello, appena ventenne, amato dalle donne e dalla gloria, che in un impeto di amore era venuto a cercare la morte nel bacio sanguinoso della sua grande amante: Roma!
E queste cose ognuno le sentiva e ognuno viveva una vita nella breve ora del giorno indimenticabile. Intorno alla statua d'oro del Re, vi erano tutte le rappresentanze d'Italia: vi erano i reduci di tutte le battaglie e di tutte le glorie dal novantenne Coccanari che è l'ultimo superstite della Costituente romana al tenente di vascello Paolini che sul vasto petto di marinaro ha l'onore unico di portare la medaglia d'oro al valor militare! Mezzo secolo di storia che si avvicenda e che dimostra come il giorno in cui l'Italia abbia a chiamare i suoi figli, si troveranno nuovi soldati per difenderne i confini e nuovi poeti per infiammare gli animi alla vittoria.
Dopo l'inaugurazione siamo ritornati a vedere il monumento. Si era tanto parlato della statua del Chiaradia e se ne era detto tanto male, che a molti è apparsa una violazione. Nella sua immensa mole dorata, apparisce snella ed elegante; e fra le sculture (non sempre belle) che adornano il monumento apparisce delle migliori. Più discusso e più discutibile è invece il fregio dello Zanelli per l'Altare della Patria. I difetti che furono notati nel bozzetto si fanno più evidenti: è modellato deliziosamente ma è opera di cesello e non di scultura. Inoltre tutte quelle gambe penzolanti in linea retta danno la sensazione poco decorativa di un teatro di burattini. Inoltre il poco aggetto delle figure oltre a renderle quasi invisibili fa sì che gli altorilievi della base della statua appariscano più solidi di questi su cui dovrebbero riposare. Inoltre la figura centrale di Roma è una smilza Minerva Arcaica, senza carattere, senza rilievo, senza grandiosità. Ma per giudicare di questi e di altri difetti bisognerà aspettare che il Dazzi abbia esposto il suo lavoro. Oramai la lotta è impegnata e siamo agli ultimi colpi: fra un mese sapremo a chi spetta la vittoria che per conto mio non può essere dubbia.
E dopo la nuova visita al monumento.... è cominciata una giornata fantastica, un rincorrersi di gente per le strade, signore che vendevano fiori o sindaci che visitavano i monumenti, musiche che traversavano la città e grida e applausi di entusiasmo. Chi può dire quello che è successo dopo? Tutte le ville rigurgitavano di gente, tutte le strade erano piene di popolo, tutti i caffè erano zeppi di passanti, tutte le esposizioni affollate di visitatori. Per ventiquattro ore, una festa mostruosa ha tenuti tesi i nervi e i sensi dei romani. Per ventiquattro ore si è avuta un'orgia di suoni, di colori e di forme. E quando a notte gli undicimila razzi della girandola hanno incendiato dal Pincio il cielo di Roma, è sembrata veramente l'apoteosi di fuoco di questa grande giornata di entusiasmo che ha dato in noi tutti l'impressione profonda che qualcosa di grande e di misterioso era compiuto per sempre. Il voto secolare degli italiani dispersi, che sul principio di un secolo nuovo proclamavano al mondo la loro trionfale risurrezione.
Diego Angeli
Il Caffè Faraglia si allarga occupando con un ristorante anche il lato destro del Palazzo delle Assicurazioni a Piazza Venenzia.
Apoteosi Esercito reduce dalla Libia all'Altare della patria, con il saluto delle bandiere alla statua del Gran Re. Presenti il re Vittorio Emanuele III, la Regina Elena e la Regina Madre Margherita.
La SRTO istituisce la nuova linea 21 da piazza Venezia a Valle Giulia. L'esercizio è inizialmente limitato alla piazza d'Armi.
La SRTO inaugura la sua ultima linea tramviaria, la 25 (da piazza Venezia al largo Berchet fuori porta San Pancrazio). Contemporaneamente viene soppressa la linea limitata 3A da piazza Venezia alla stazione di Trastevere.
Presso il Vittoriano, si svollge la Commemorazione del III anno di guerra.
Il presidente degli USA Woodrow Wilson si reca in visita al Foro romano, accompagnato da Corrado Ricci.
Segue l'altare della Patria, il Colosseo, il Pantheon e il Monumento a Garibaldi ed una udienza con Papa Benedetto XV.
Il giorno seguente riparte per Genova.
A Piazza Venezia, per una settimana, viene allestita una mostra delle armi sottratte all’esercito austriaco alla fine del primo conflitto mondiale.
La linea 24 dei trasporti pubblici, proveniente dalla Madonna del Riposo, è prolungata da San Pietro a piazza Venezia.
Con un solenne corteo lungo via Nazionale, la salma del Milite Ignoto viene trasportata dalla Stazione Termini a Santa Maria degli Angeli, dove si svolge un solenne ufficio funebre e poi all'Altare della Patria, dove viene timulata alla presenza di re Vittorio Emanuele III.
Convegno Bandistico Italiano all'Augusteo. Alla chiusura (il 17 ottobre) della manifestazione, il direttore Alessandro Vessella dirige sedici bande che eseguono l'inno del piave, sulla scalinata dell'Altare della Patria.
Si conclude la Marcia su Roma. Il giorno dopo la rinuncia del Re a firmare il decreto per lo stato d'assedio, entrano in città le squadre di venticinquemila fascisti. Il Quartier generale del Comando è installato all'Hotel Bristol di Piazza Barberini. Mussolini giunge a Roma in mattinata e incontra il re per l'incarico di formare il nuovo governo. L'elenco dei ministri viene presentato al sovrano la sera stessa; il re acconsente anche ad una sfilata delle squadre fasciste al monumento per il Milite ignoto e di fronte al Quirinale.
V anniversario della battaglia del piave. Il Capo del governo Benito Mussolini, parla ai combattenti dal balcone di Palazzo Venezia.
Variazione nell'itinerari dei trasporti pubblici. La linea 19 instradata per via Nazionale anziché per via Cavour. La linea 22 è prolungata da piazza Venezia a piazza Indipendenza. La linea 2, anziché terminare alla stazione di Trastevere, svolta per via Induno e fa capolinea al piazzale di porta San Paolo. La linea 25 è prolungata in Monteverde dal largo Berchet alla via Alessandro Poerio, all'incrocio con la via Guerrazzi.
In seguito all'edificazione del quartiere parioli, è istituita la linea 34 del servizio pubblico (in partenza da piazza Venezia raggiunge via Bertoloni e terminare al momento su un raddoppio posto circa in corrispondenza dello stadio Parioli). Un secondo collegamento è dato dalla linea 35 che ha itinerario identico alla linea 31 già in esercizio (ossia da piazza Santa Croce in Gerusalemme al quartiere Parioli, ma che all'incrocio con via Bertoloni svolta a sinistra sul nuovo impianto e termina su un raddoppio di precedenza).
Prolungamento della linea 24 tramviaria (proveniente dalla Madonna del Riposo) da piazza Venezia a piazza Indipendenza.
Soppressione della linea 21 del Tram (da piazza Venezia a Valle Giulia). Vengono istituite le linee 41 e 42, che danno luogo ad un nuovo lungo itinerario circolare che interessa il quartiere Parioli.
Nuovi percorsi nel servizio pubblico. Nuova linea 44 (da piazza Verbano a piazza della Chiesa Nuova), 45 (da piazza Verbano a via Andrea Doria) e 46 da piazza Indipendenza a via Andrea Doria. Modifiche alle linee del quartiere Pinciano, con la soppressione della linea 2 rosso e l'istituzione di una ennesima coppia di linee con terminale ad anello, le 18 nero e 18 rosso. Le due linee hanno capolinea comune a porta San Paolo e per piazza Venezia raggiungono il quartiere Pinciano. Attivato un nuovo servizio tramviario per l'ippodromo di Capannelle, nei giorni di corse. I vagoni tramviari partono da piazza Venezia (Cavour, Lanza, Merulana e giungono a piazza san Giovanni dove si immettono sulla linea STFER della via Appia Nuova). Il tratto di servizio in comune con la STFER porta con varie complicazioni.
Umberto Nobile accolto in trionfo a Roma dopo la trasvolata polare:
"Veramente solenne è stato il ricevimento alla stazione da parte del Ministero dell’Aeronauti e del Governatore di Roma e coll'intervento delle maggiori autorità della capitale.
L'imponente corteo, a capo del quale è l'automobile col generale Nobile e alcune autorità, si snoda attraverso le vie della città affollate da un pubblico plaudente, ac mante, commosso. Una pioggia di fiori cade dall'alto; lo spettacolo è meraviglioso, surge alla grandezza dell’apoteosi.
Si compone il corteo, che tra gli evviva del popolo plaudente e commosso, per; via Nazionale, Piazza Venezia — dove sosta brevemente per un tacito e devoto saluto al Milite ignoto e dopo aver attraversato Corso Umberto, giunge a palazzo Chigi.
Piazza Colonna è gremitissima. L'incontro fra l'on. Mussoli e il generale Nobile, alla presenza di tutti i sottosegretari di Stato, è veramente commovente. Quando il Duce, insieme col Nobile e i suoi cinque compagni, appare al balcone d'angolo di Palazzo Chigi, un immenso clamore si leva dalla folla.
L'on. Mussolini, con un forte discorso, saluta i vincitori del mistero e del rischio, rievocando le ore di trepidazione quando la lio, pregio ed orgoglio d'Italia, per due giorni tacque. «Roma fu triste è parve che un velo di malinconia avvolgesse gli uomini e le cose: ma quando Roma seppe che avevate attitito la mèta fu uno di gioia. Dio vi aveva assistito»
L'on. Mussolini, appare commosso e, dopo avere stretto calorosamente la mano all’ Eroe del Polo, lo abbraccia e lo bacia tra un irrefrenabile impeto di applausi."
Solenni onoranze funebri di Armando Diaz, Duca della Vittoria. Presenziano il Re e il Duce. La salma viene portata in corteo dalla sua abitazione presso porta Flaminia, attraverso via del Corso, fino all'Altare della Patria, in modo da consentire alla folla popolare, di rendere omaggio.
Segue il trasporto nella basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, dove si svolgono i funerali e la salma viene tumulata.
L'autotreno del grano prende il via da piazza Venezia, alla presenza del Re e dell'on. Mussolini e di altre autorità, per un viaggio di propaganda nell'Italia Meridionale e nelle isole, per promuovere l'autosufficenza autarchica in campo alimentare.1
Iniziano i lavori di demolizioni per liberare i Fori imperiali e per la realizzazione della Via dei Colli. Abbattuto Palazzo Desideri a Piazza Venezia.
L'aerovascello Dox2 Umberto Maddalena, aquistato dal Governo italiano, sorvola Roma e Palazzo Venezia diretto al lago Massaciuccoli.
Ieri si è riunita al Ministero dei lavori pubblici la Commissione istituita per l’esame dei progetti esecutivi per l’esecuzione del Piano Regolatore di Roma. Sono intervenuti il Governatore di Roma, principe Boncompagni, e il senatore Corrado Ricci. In seguito all'approvazione di massima, data dal Capo del Governo e dalla stessa Commissione alla proposta del senatore Ricci per la sistemazione di piazza Venezia e delle adiacenze del monumento a Vittorio Emanuele II, la predetta Commissione ha proceduto all'esame dei vari particolari del progetto della grande esedra arborea, tracciando le fondamentali modalità tecniche, artistiche e prospettiche dell'opera. Ha quindi ritenuto che sulla base di tali direttive possa senz'altro essere studiato e compilato il progetto esecutivo da parte dei competenti uffici del Governatorato d'intesa col proponente senatore Ricci. Il Governatore di Roma ha assicurato che il progetto stesso potrà essere completato e portato all'esame definitivo della Commissione entro breve termine.
Ecco la lettera diretta al Capo del Governo dal senatore Corrado Ricci circa la sistemazione delle adiacenze del monumento a Vittorio Emanuele:
« Eccellenza, La sistemazione delle adiacenze del monumento a Vittorio Emanuele II è parsa sempre un problema grave. Diverse perciò le soluzioni proposte, ma tutte discusse assai, e talora non soddisfacenti, nemmeno per gli stessi progettisti. Arduo, infatti, trovare il modo di dare assetto architettonico a uno svariarsi così singolare e irregolare di piani, di edifici e di ruderi; imposti i primi dalla natura e ai cataclismi.
A levante lo scavo del Foro Traiano coi suoi colonnati infranti e l'ampia curva del Mercato di Traiano; a destra, la disforme spianata derivata dalle incaute demolizioni di piazza Aracoeli. Ai lati, quindi, del grande Monumento in ogni sua parte rigorosamente simmetrico, e in continuazione di piazza Venezia (che è ugualmente nelle masse e nei profili, se non nel tipo architettonico, simmetrica, un disordine senza pari di linee prospettiche, e di aspetti, case d'ogni tempo, ora alte, ora basse, chiese e palazzi inclinati per ogni verso, rimasti così dopo la scomparsa delle strade su cui corrispondevano.
Come rimediare a tutto ciò? In qual modo risolvere il problema e creare un ambiente architettonico che rispetti il vecchio e lo raccordi col nuovo? Il pensiero degli artisti corse in genere a quanto in condizioni pressoché simili, aveva fatto il Bernini col Colonnato di San Pietro, appunto per nascondere, ai lati della spianata antistante alla immensa basilica, tutto un formicolìo di costruzioni disuguali. Idea sicuramente ottima, ed attuazione stupenda; ma meno difficile che non sia nel caso nostro, perchè non v’erano là monumenti dell’importanza di Santa Maria di Loreto o della Colonna Traiana, nè ruderi da paragonare a quelli del Foro; e se anche vi sorgevano edifici alquanto notevoli come la porta vaticana di Paolo V, né il Bernini, né Alessandro VII, né il loro tempo avevano tali scrupoli da arrestarsi, dinanzi ad essi, nella colossale impresa. In ogni modo anche per i lati del nostro Monumento l'idea berniniana di alzare due porticati, che nascondessero le retrostanti anomalie, è prevalsa.
Ecco perciò proposte due costruzioni a portico, o rettilinee o in curva. Senonché esse, non collegate al Monumento stesso, come i loggiati di San Pietro, sì da formare un complesso unico, si vedrebbero staccate per quasi una trentina di metri, per dar posto alle due strade a levante e a ponente del Campidoglio. Esse non sarebbero altro che due nuovi Monumenti d'incerta destinazione, e costosissimi perchè non sarebbe certo consentito di farli meschini di linee e di materia. Oltracciò, a levante, il nuovo edificio nella sua moderna integrità verrebbe imposto ai ruderi del Foro Traiano, e precisamente della Basilica Ulpia, errore, a mio avviso, oltre che nel riflesso archeologico, anche in quello scenografico.
E poi i due emicicli non sorgerebbero come il Colonnato di San Pietro, prima del monumento a guisa d'immenso peristilio; bensì, con minore ragionevolezza, di fianco, e nasconderebbero totalmente o quasi, visuali magnifiche come quelle del Mercato di Traiano e del Foro d'Augusto. E allora? Giuseppe Sacconi, senza precisare il suo pensiero, vide come in sogno (uso una frase di Michelangelo) presso ai fianchi del suo Monumento, un fondo arboreo.
L'idea balenò in seguito ad altri. Ora da quella idea nasce la mia proposta, ampliata e concretata in una forma che ritengo (dico ritengo) nuova. Incorniciare, anzi isolare il Monumento da tutte le anomalie vicine, con una immensa esedra arborea, che a sinistra movendo di contro alla Chiesa della Madonna di Loreto si apra solo per far posto al Viale dei Fiori, lasciando vedere in fondo il Colosseo; e a destra movendo di contro il Palazzetto di Venezia, si apra solo per far posto alla via del Campidoglio, lasciando vedere la cima, ornata di pini, della Rupe Tarpea. Non altre forme architettoniche o scultorie vicino al Monumento; non altri candori marmorei; ma le ombre e il verde dei cipressi e dei pini in quei meravigliosi aspetti che la natura immutabile ha dato loro e che convengono ugualmente alle ruine, come agli edifici integri, d'ogni tempo, d'ogni stile, d'ogni culto civile o religioso.
Un viale a due filari, appunto, di cipressi e di pini (perchè il verde e l’ombra siano senza stagione, ossia perenni) col suo terreno alto tre o quattro gradini dal piano della piazza, perchè abbia certa grandiosità quasi di scalea teatrale, necessaria alla nobiltà del luogo, e non sia un giardinetto dal parterre rigonfio e banale. Sotto il viale, sedili di travertino, a linee semplici e romane.
E poiché è frequente il caso di solennità che si compiono nel Monumento, ed evitare il solito alzamento di aste provvisorie con trofei o aquile di legno o di cartapesta, siano da ogni lato collocati bei pili di bronzo, basi di antenne su cui s'inalberano, ad ogni occasione, bandiere e stendardi. Dietro alla curva alberata di ponente, risorgano edifici tali da ricomporre la piazza d'Aracoeli necessaria al raccoglimento delle linee convergenti delle scalee, delle rampe e dei palazzi Capitolini. A quegli edifici, non più alti del Palazzetto di Venezia, e parimenti oscuri, sarà di magnifica testata all'incontro della scala di Aracoeli, la piccola e grandiosa Chiesa di Santa Rita, la quale, con tre lati scoperti, risolverà il problema edilizio e artistico di quel punto piuttosto stretto.
E, si consideri che le colonne disuguali e rotte e i marmi della Basilica Ulpia e del Tempio di Traiano, avranno un fondo di verde; e, se altri resti affioreranno, saranno conservati tra gli alberi, senza che un edificio, da costruirvi sopra, renda necessaria la loro manomissione. E ben si sa come ogni orma d'antichità sia assai bella quand'è cinta di vegetazione. Sarà possibile, inoltre, con lo scavo del Foro, spingersi sino al Viale, nel cui percorso si avrà da ogni lato e di fronte, l'incanto di monumenti cospicui e famosi. Io credo perciò che la mia proposta conduca a una buona soluzione di tutte le difficoltà che « il loco varo » presenta. Né si trascuri infine il fatto che tale soluzione farà risparmiare allo Stato e al Governatorato molti e molti milioni, allontanando anche il pericolo che, a cose fatte, l'assetto architettonico si riveli infelice. Gli alberi sono sempre, e dovunque, cagione di bellezza e di ristoro. Con perfetto ossequio, Corrado Ricci. »
Celebrazione del XII annuale dei Fsci di combabattimento. Il Duce Mussolini parla dal balcone di piazza Venezia a 100.000 persone radunate a Piazza Venezia.
Viene casualmente arrestato a Piazza Venezia l'anarchico Angelo Pellegrino Sbardellotto, fermato da un agente di polizia che lo trovò in possesso di una pistola e di un ordigno. Era in procinto di attentare alla vita di Mussolini.
In occasione del X anniversario della Marcia su Roma, il Duce Mussolini inaugura Via dell'Impero e la risistemazione di Piazza Venezia.
Segue una massiccia sfilata di mutilati della Grande Guerra come ideale ricongiungimento dell'abnegazione patriottica moderna con il ricordo della potenza antica.
Giovanni Faraglia cede la proprietà del Caffè di Palazzo Venezia che cessa le attività.
Solenne celebrazione del X annuale della fondazione dell'Arma dell'Areonautica. Sua maestà il Re Vittorio Emanuele III passa in rassegna quattro mila piloti nel piazzale interno del Quirinale. Il Duce Mussolini appunta sulla bandiera dell'Arma la medaglia conferitale per le magnifiche azioni contro i ribelli di Cirenaica. Preceduto dal Ministro Italo Balbo, il corteo si reca poi a rendere omaggio al Milite Ignoto.
Adunata a Roma di 15,000 carabinieri in congedo: "Dopo aver reso omaggio al Re al Quirinale, si sono adunati in Piazza Venezia dove hanno tributato una vibrante dimostrazione al Duce. Ai valorosi militi è stato concesso l'onore di montare la guardia alla Mostra della Rivolune Fascista."
Celebrazioni per il XV Annuale della fondazione dei Fasci di combattimento. Grande adunata con acclamazione del Duce Mussolini a Piazza Venezia.
In occasione del genetliaco del re, viene organizzata una rivista militare, da Piazza Venezia alle nuove vie Imperiali. Le Forze armate della Capitale e gli ex combattenti sfilano, davanti al Duce Mussolini.
Il Duce Mussolini annuncia l'inizio delle guerra d'Etiopia. Il discorso viene pronunciato dal Balcone di Piazza Venezia davanti una piazza gremita di persone.
Uomini e donne consegnano le proprie fedi presso un bancone allestito su un gradone dell'Altare della Patria. Il principe Filippo Andrea VI Doria Pamphili rifiuta di innalzare bandiere fasciste alle finestre del suo palazzo, suscitando violenti manifestazioni di un gruppo fascista.
Dal balcone di Palazzo Venezia, Mussolini proclama alla folla l'entrata delle truppe italiane in Addis Abeba.
Dal balcone di Palazzo Venezia, Mussolini proclama alla folla la rinascita dell'Impero "sui Colli fatali di Roma".
La legione dei fasci italiani all'estero, di ritorno dall'Africa Orientale, sfila dalla Stazione su Via Nazionale, acclamata dalla folla, e vengono passati in rivista dal Duce Mussolini davanti al Palazzo Venezia.
Celebrazioni del XIV annuale della marcia su Roma. Una enorme folla è radunata a piazza Venezia per assistere al discorso del Duce Mussolini.
Festeggiamenti del genetliaco del Re Vittorio Emanuele III a Piazza Venezia, con la rivista delle truppe del Presidio di Roma.
In occasione del XIV annuale della Milizia Nazionale, il Duce Benito Mussolini onora all'Altare della patria, i legionari caduti in Africa. Le legioni della Milizia sono schierate a Piazza venezia.
XVIII annuale della fondazione dei Fasci di comabattimento:
"Il duce rientrato a Roma dopo il trionfale viaggio in libia e' stato salutato dalle camicie nere dell'urbe con una fervida dimostrazi dal balcone di palazzo venezia, il_capo,. ricorrendo il xviii annuale della fondazione dei fasci, ha pronunciato un vibrante discorso ed ha concluso il suo dire con il monito: ricordare e prepararsi!"
All'Altare della Patria, si svolge la Cerimonia della consegna delle ricompense al valor militare dei Legionari caduti combattendo in Spagna:
"Il Duce Mussolini celebra sull'Altare della Patria l'eroismo dei Legionari caduti combattendo in Spagna per il trionfo della civiltà fascista. La cerimonia, imponente e solenne, si è svolta alla presenza della Delegazione tedesca, dei Ministri, dei Marescialli d'Italia, delle rappresentanze del Parlamento, del Partito e delle Forze Armate."
Festeggiamenti del genetliaco del Re Vittorio Emanuele III al Vittoriano, con le truppe del Presidio di Roma, schierate a Piazza Venezia. Presenzia il Duce Mussolini.
Il Gran Consiglio del Fascismo, riunito a palazzo venezia, stabilisce che l'Italia esca dalla Società delle Nazioni. Il Duce Mussolini annuncia subito la decisione dal balcone, alla folla riunita a piazza Venezia.
Adunata di 1500 rumeni. Dopo aver acclamato il Duce Mussolini affacciato al Balcone di Palazzo Venezia, ricevono in dono dal Governatore Piero Colonna, un frammento del Foro di Traiano.
II giorno di visita di Adolf Hitler a Roma. Alle 10 Duce Mussolini (in divisa di Comandante della milizia) insieme al Ministro degli Esteri Ciano, si recano al Quirinale ad incontrare l'ospite. I due gerarchi giungono poi al Pantheon, dove depongono alcuni mazzi di fiori sulle tombe dei Savoia. Dopo la visita al Palazzo Littorio per rendere omaggio all'Ara dei caduti fascisti, si recano all'Altare della Patria, dove passano attraverso cinquemila uomini in perfetta divisa: a destra milizie tedesche, a sinistra italiane. Sfilata su via dell'Impero. Dopo pranzo, partono da Palazzo Venezia per dirigersi al Campo Roma presso l'aeroporto di Centocelle, assistono a una manifestazione militare alla quale parteciparono 50.000 fra Balilla e Avanguardisti. Raduno di nazionalsocialisti residenti a Roma alla Basilica di Massenzio. A sera il Fuhrer parte per Napoli.
XVI annuale della marcia su Roma. A Piazza Venezia, centocinquantamila persone acclamano il Duce, impegnato con unincontro a Palazzo Venezia tra il ministro degli esteri tedesco Joachim von Ribbentrop, Mussolini e il ministro italiano Galeazzo Ciano. Durante il colloquio, Ribbentrop parla di un possibile patto di alleanza fra Germania e Italia, argomentando che, forse nel giro di tre o quattro anni, un confronto armato contro Francia e Regno Unito sarebbe stato inevitabile.
XX Annuale della Vittoria. Il Duce Mussolini parla ad una immensa folla raccolta a Piazza Venezia e lungo le vie Imperiali:
"Dopo venti anni la Vittoria riconsacrata dal Fascismo coincide con l'inizio della vera pace secondo giustizia per tutti.
Nel cielo politico dell'Europa la zona dell'azzurro tende ad estendersi. Uomini responsabili lavorano a questo scopo, ma sarebbe imprudente e poco fascista abbandonarsi ad ottimismi esagerati e prematuri. Vi sono uomini i quali, sentendosi particolarmente battuti dalla rettilinea, veramente pacifica, europea ed umana politica dell'Asse, sognano ad occhi aperti aleatorie e impossibili rivincite. Per questo, o camerati, bisogna ancora dormire colla testa sullo zaino, come facevamo in trincea.
Camerati! Tornando alle vostre case dopo questa gloriosa giornata romana, fate vivere in voi e tramandate nei vostri figli, che hanno l'inestimabile privilegio di crescere nel clima imperiale del Fascismo, lo spirito della Vittoria, che significa: dovere, coraggio, dedizione assoluta alla Patria."
Festeggiamenti del genetliaco del Re Imperatore Vittorio Emanuele III al Vittoriano, con le truppe del Presidio di Roma, schierate a Piazza Venezia. Presenzia il Duce Mussolini.
Il primo ministro di Gran Bretagna Sir Arthur Newille Chamberlain ed il segretario di Stato Lord Edward Halifax, giungono in visita diplomatica a Roma. La delegazione viene accolta alla Stazione Termini dal Duce Mussolini. Il giorno seguente, accompaganti dal conte Galeazzo Ciano, rendono omaggio al Milite Ignoto e sono ricevuti a Palazzo Venezia. Nel pomeriggio partecipano ad un saggio ginnico militare allo Stadio dei Marmi al Foro Mussolini e ad serata di Gala al Teatro dell'Opera.
Esultanza popolare a Piazza Venezia, per la caduta di Barcellona. "La folla dell'Urbe, e assieme al suo gran cuore batteva quello di tutte le folle d'Italia, ha esploso in una formidabile dimostrazione di esultanza per la caduta di Barcellona ed ha gridato al Duce il suo più alto orgoglio e la sua riconoscenza. Il Duce ha risposto a quel vibrante appello di popolo affacciandosi al balcone di Palazzo Venezia e ha pronunziato incisive parole che hanno mutato l'entturiasmo in delirio. Delle magnifiche truppe di Franco (Egli ha detto) e dai nostri intrepidi legionari non è stato battuto soltanto il Governo di Negrin. Molti altri tra i nostri nemici mordono in questo momento la polvere. La parola d'ordine dei rossi era questa: No pasaran; siamo passati e vi dico che passerem."
Presso l'Altare della Patria, si svolgono le elebrazioni per il XVI annuale dell'Aeronautica. Il Duce Mussolini consegna le ricompense al valore alla memoria dei caduti.
CLXXXV riunione del Gran consiglio del fascismo a Palazzo Venezia, "dopo aver preso cognizione del voto solenne ed unanime con la quale la costituente albanese aveva deciso di consegnare la corona di Albania al re d'Italia". Il Duce annuncia dal balcone, alla folla popolare radunata a piazza Venezia, la deposizione di re Zogu e proclama Vittorio Emanuele III sovrano d'Albania: «L’Albania è la Boemia dei Balcani, chi ha in mano l’Albania ha in mano la regione balcanica. L’Albania è una costante geografica dell’Italia. Ci assicura il controllo dell’Adriatico […] nell’Adriatico non entra più nessuno […] abbiamo allargato le sbarre del carcere del Mediterraneo».
Adunata delle donne fasciste. Sfilamento di settantamila partecipanti davanti al Duce Mussolini, lungo le Vie Imperiali.
Al Vittoriano e lungo le vie Imperiali, si svolgono le celebrazione della I Festa della Marina Militare. Il Duce Mussolini e il re Vittorio Emanuele III assistono alla rivista dei corpi militari dal palco realizzato a via dell'Impero. I reparti marinari della Gil e degli istituti nautici sono invece accampati al Campo Parioli, dove per le celebrazioni, è stata ricostruita la tolda della nave Littoria.
"Nell'anniversario di Premuda S. M. il Re Imperatore Vittorio Emanuele III e il Duce Mussolini hanno reso oltremodo solenne con la loro presenza la celebrazione delle glorie della nostra Marina. La cerimonia ha avuto inizio sull'Altare della Patria con la consegna delle ricompense al Valore a Marinai e alla Memoria di Marinai che s'eran distinti con atti eroici durante la guerra di Spagna e lo sbarco in Albania. Il Sovrano personalmente ha consegnato le onorificenze, delle quali S. E. l'Ammiraglio Cavagnari lega geva le motivazioni. E intanto i Vessilli e le Insegne, sì inchinavano di fronte al Vittoriano"
XVII annuale della marcia su Roma. La cittadinanza dell'Urbe si riversa sotto Palazzo Venezia "per esprimere al Duce, con una dimostrazione di incontenibile entusiasmo, la propria devozione."
Il Duce si reca poi in Campidoglio dove nella sala di Giulio il ministro Guardasigilli Grandi, gli consegna Il Libro secondo del Nuovo Codice Civile, e che viene poi consegnato al Governatore di Roma, il Principe Borghese.
Segue l'inaugura del tronco della via Imperiale (dal tratto urbano al piazzale del Mare di Ostia).
Al Vittoriano, si svolge il XXI annuale della Vittoria. Mons. Bartolomasi svolge una funzione religiosa presso l'altare della Patria, alla presenza del Duce Mussolini e del principe di Piemonte.
Inaugurandosi del nuovo Anno Accademico della Sapienza: "gli universitari fascisti dell'Urbe hanno anuto l'onore di montare la guardia"a Palazzo Venezia. Al distacco della guardia stessa, quando già la sera era scesa sulla città, la massa dei goliardi reduci dallo Studium Urbis, si è adunata assieme a una moltitudine di popolo in Piazza Venezia invocando ardentemente il Duce Mussolini."
Nel XVII Annuale della Milizia, i Moschettieri montano la guardia a Palazzo Venezia. Il Duce Mussolini assiste alla rivista militare.
Celebrazioni per il IV Annuale della Fondazione dell'Impero:
L'Italia Fascista ha celebrato il IV Annuale chiamando sull'Altare della Patria nella Giornata dell'Esercito, gli Eroi e le famiglie dei gloriosi Caduti delle campagne d'Africa di Spagna e d'Albania. Quaranta medaglie d’oro, tra le salve dei cannoni e il crepitio delle mitragliatrici, il Duce Mussolini ha appuntato sui petti dei valorosi e dei loro congiunti, Il popolo radunato nella Piazza ha voluto. dopo la cerimonia, con acclamazioni insistenti il Duce al balcone di Palazzo Venezia.
Dal balcone di Palazzo Venezia Mussolini annuncia alla folla la dichiarazione di guerra dell'Italia a Gran Bretagna e Francia:
"Questa lotta gigantesca non è che una fase dello sviluppo logico della nostra rivoluzione; è la lotta dei popoli poveri e numerosi di braccia contro gli affamatori che detengono ferocemente il monopolio di tutte le ricchezze e di tutto l'oro della terra; è la lotta dei popoli fecondi e giovani contro i popoli isteriliti e volgenti al tramonto, è la lotta tra due secoli e due idee.
Ora che i dadi sono gettati e la nostra volontà ha bruciato alle nostre spalle i vascelli, io dichiaro solennemente che l'Italia non intende trascinare altri popoli nel conflitto con essa confinanti per mare o per terra. Svizzera, Jugoslavia, Grecia, Turchia, Egitto prendano atto di queste mie parole e dipende da loro, soltanto da loro, se esse saranno o no rigorosamente confermate.
Italiani! In una memorabile adunata, quella di Berlino, io dissi che, secondo le leggi della morale fascista, quando si ha un amico si marcia con lui sino in fondo. Questo abbiamo fatto e faremo con la Germania, col suo popolo, con le sue meravigliose Forze armate. In questa vigilia di un evento di una portata secolare, rivolgiamo il nostro pensiero alla maestà del re imperatore, che, come sempre, ha interpretato l'anima della patria. E salutiamo alla voce il Führer, il capo della grande Germania alleata.
L'Italia, proletaria e fascista, è per la terza volta in piedi, forte, fiera e compatta come non mai. La parola d'ordine è una sola, categorica e impegnativa per tutti. Essa già trasvola ed accende i cuori dalle Alpi all'Oceano Indiano: vincere! E vinceremo!, per dare finalmente un lungo periodo di pace con la giustizia all'Italia, all'Europa, al mondo.
Popolo italiano, corri alle armi! e dimostra la tua tenacia, il tuo coraggio, il tuo valore!"
Leggera nevicata a Piazza Venezia e a San Saba.
Il ministro degli esteri giapponese, Matsuoka giunge in visita diplomatica a Roma. Viene accolto alla Stazione Ostiense dal ministro degli esteri Clano. Dopo l'incontro con il Duce Mussolini a Palazzo Venezia, affacciata dal balcone, riceve l'acclamazione popolare della folla adunata a Piazza Venezia. Nei giorni seguenti, rende omaggio al Milite gnoto e all'Ara dei Caduti per la Rivoluzione; viene ricevuto dal Papa Pio XII e dal segretario di Stato vaticano; ammira le vestigia del Foro dal Tabularium insieme al governatore Borghese; riceve i giornalisti a Villa Madama.
Dal balcone di Palazzo Venezia, il Duce Mussolini, affiancato dagli ambasciatori di Germania e Giappone, annuncia alla folla radunata in piazza, l'entrata in guerra dell'Italia contro gli Stati Uniti d'America.
Celebrazioni dell'Annuale della fondazione dell'Impero all'Altare della Patria. Il Re Imperatore Vittorio Emanuele III ed il Duce Mussolini consegnano le medaglie d'Oro al Valore Militare.
Celebrazioni della IV giornata celebrativa della Marina e del II annuale dell'intervento, presso l'altare della Patria. Il Re Imperatore Vittorio Emanuele, il Duce Mussolini, insieme ai Capi di Stato Maggiore delle Forze Armate e le Missioni del Paesi del Tripartito, conferiscono le Medaglie d'oro.
Rastrellamento tra piazza Venezia e Piazza di Spagna, un migliaio di civili restano bloccati, molti saranno inviati nei campi di lavoro forzato.
La Soprintendenza archeologica avvia scavi esplorativi legati alla Metro C, presso l'esedra destra di Piazza Venezia.
Presso lo scavo a Piazza della Madonna di Loreto, viene riscoperto l'Athenaeum di Adriano.
Avvio dei lavori al Cantiere per il prolungamento del Tram 8 a Piazza Venezia. Durante gli scavi vengono riscoperti (e poi rinterrati i resti del Xenodochio degli Anici, dell'VIII secolo.
Inaugurato il cantiere della stazione della Metro C a piazza Venezia. La durata dei lavori è prevista in dieci anni, costerà 700 milioni di euro, raggiungerà 45 metri di profondità, con otto livelli interrati, 27 scale mobili, 6 ascensori e 110 metri di banchine.
Ultima Tappa del Giro d'Italia. Poco prima del via ufficiale, la Carovana Rosa entra nella Città del Vaticano e nella Piazza dei Protomartiri Romani, riceve il saluto di Papa Leone XIV.
Dopo il via, i corridori raggiungeranno Ostia per poi fare ritorno in centro città e affrontare il circuito finale di 8 giri da 9,5 km ciascuno, con arrivo al Circo Massimo. Il tracciato si sviluppa interamente su strade cittadine: Via di San Gregorio, Viale delle Terme di Caracalla, Viale Guido Baccelli, Via del Circo Massimo, Lungotevere dei Pierleoni, de Cenci, dei Vallati, dei Tebaldi, Piazza Pasquale Corso Vittorio Emanuele II, Via del Plebiscito, Piazza Venezia, Via dei Fori imperiali, Piazza del Colosseo.
Monumenti
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Bunker di Palazzo Venezia
1939 ipogei
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Cripta del Milite Ignoto
1935 cappelle
☆ ☆ ☆ ★ ★
Giardini di Piazza Venezia e Fori
1931 giardini
☆ ☆ ★ ★ ★
Museo di Palazzo Venezia
1921 musei
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Monumento a Cesare Battisti
1916 memoriali
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Palazzo Assicurazioni delle Generali
1906 palazzi
☆ ★ ★ ★ ★
Vittoriano
1885 edifici
☆ ☆ ★ ★ ★
Concorso per il Monumento Nazionale
1877 edifici
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Canonica di Santa Maria di Loreto
1871 edifici
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Proprietà della Confraternita dei Fornai a Piazza Venezia
1745 edifici
☆ ☆ ★ ★ ★
Fontana dello sposalizio a palazzo Venezia
1730 fontane
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Cappella della Madonna delle Grazie
1699 cappelle
☆ ☆ ☆ ★ ★
Casa Pedacchia
1658 palazzi-corte
☆ ☆ ★ ★ ★
Palazzo D'Aste Rinuccini Bonaparte
1657 palazzi
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Passetto di Paolo III
1535 archi
☆ ☆ ★ ★ ★
Santa Maria di Loreto
1507 chiese
★ ★ ★ ★ ★
Palazzo Venezia
1451 palazzi-corte
☆ ☆ ★ ★ ★
San Marco evangelista al campidoglio
833 basiliche
☆ ☆ ☆ ★ ★
Athenaeum di Adriano
123 archeologia
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Convento e chiostro dell'Aracoeli
conventi-chiostri
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Bunker del Vittoriano
ipogei
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Museo Sacrario delle Bandiere delle Forze Armate al Vittoriano
musei
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Torre di Paolo III al Campidoglio
torri
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Insula dell'Aracoeli
domus
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Sepolcro di Caio Publicio Bibulo
sepolcri
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Casa di Giulio Romano
edifici
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Sepolcro di Claudio Sabino
sepolcri
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Palazzo Desideri
palazzi
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Palazzo Paracciani
palazzi-corte
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Casa di Virginio Stampa
edifici
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Palazzo Bolognetti Torlonia
palazzi-corte
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Torre degli Annibaldi a palazzo Venezia
torri
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Palazzo Frangipane Vincenzi
palazzi
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Torre della Carta di Palazzo Venezia
torri