Storia
CronologiaInaugurazione della fontana di Piazza del Quirinale.
Papa Paolo V concede il palazzo Cardinalizio e la chiesa di San Cosimato ai monaci benedettini di San Paolo fuori le Mura, in permuta del monastero di San Saturnino de Caballola, prossimo alla demolizione per l'ampliamento della Piazza del Quirinale.
Per ampliare la piazza del Quirinale, viene abbattuta la chiesa di San Saturnino de Caballo e la torre riutilizzata come campanile.
iniziano i lavori per lo spostamento dei Dioscuri del Quirinale nella nuova collocazione in divergenza. La fontana di Sisto V viene rimossa e ricostruita nel terzo cortile del convento dei Santi Apostoli.
Le tre sezioni del secondo Obelisco dell'Augusteo, sono montate presso il basamento realizzato a Piazza del Quirinale.
Inaugurazione dell'Obelisco del Quirinale.
A seguito della nuova fase di scavi intrapresi presso l'area del Tempio dei Dioscuri, la fontana di Campo vaccino viene smantellata. La vasca viene riutilizzato per ornare una nuova fontana nella Piazza del Quirinale.
Inaugurazione della nuova fontana del Quirinale.
Il principe Tommaso di Savoia, duca di Genova e fratello della regina Margherita, dopo le nozze con la principessa Isabella di Baviera, giunge a Roma accolto alla stazione dai Reali. Il Corteggio svila dalla Stazione sino alla Reggia del Quirinale. A sera, nella piazza, viene organizzata una fiaccolata in loro onore:
"Allo 4,15 pomeridiane del giorno 28 il treno speciale col quale viaggiavano gli sposi entrava nella stazione di Roma: la Locomotiva era adorna di bandiere bavaresi e italiane. Di bandiere italiano e bavaresi era pavesata la città fino dalla mattina: le finestre delle strade per le quali dovevano passare i principi per andare alla reggia erano adorni di arazzi e di tappeti.
Dopo mezzogiorno tutti i negozi erano stati chiusi e alle 2 le Associazioni, riunitesi in piazza dei Santi Apostoli, s'erano avviate processionalmente verso la stazione con le musiche ed una infinità di bandiere.
Appena essi comparvero sulla porta esterna della stazione proruppe un applauso immenso, fragoroso dalla folla che circondava il piazzale. Gli sposi montarono in una carrozza di gran gala tirata da tre pariglie e preceduta da un picchetto di corazzieri. Agli sportelli cavalcavano il generale Maraldi comandante la divisione di Roma e il capitano dei corazzieri...
Avvicinatosi il corteggio alla reggia, il Re, il principe di Napoli, il duca d'Aosta, il principe Arnolfo fratello della sposa scesero a' piedi dello scalone. Il Re aiutò la principessa a scendere di carrozza e, datole braccio, l'accompagnò nella sala dove l'attendevano la Regina e la duchessa di Genova.
Intanto le Associazioni, che con le loro bandiere avevano seguito le carrozze reali, s'erano schierate sotto il balcone del Quirinale ed acclamavano gli sposi. Pochi minuti dopo, spalancati i battenti della loggia sopra al portone, il duca e la duchessa di Genova si sono affacciati insieme alla madre del principe Tommaso ed al principe di Napoli.
Al loro apparire gli applausi raddoppiarono e facendosi sempre più insistenti dovettero comparire altre due volte insieme al Re ed alla Regina."
Il popolo assalta il Palazzo del Quirinale. Vengono sparati colpi di fucile ed è colpito a morte il Monsignor Palma, affacciato alla finestra del Palazzo.
Funerali di Vittorio Emanuele II al Pantheon. Nell'occasione l'edificio viene addobbato solennemente. Una gigantesca placca funeraria, con l'epigrafe "Vittorio Emanuele II - Padre della Patria" (temporaneamente sovrapposta al fregio), viene realizzata dalla fonderia di Alessandro Nelli fondendo il bronzo dei cannoni strappati agli austriaci durante le guerre d'indipendenza del 1848, del 1849 e del 1859:
"Fu un triste giorno quello del 17 gennaio. La mattina la salma del re era deposta sul primo gradino della scalea, e ai suoi piedi era posata la cassa di piombo foderata internamente di raso bianco, rivestita di noce e foderata esternamente di velluto rosso. Otto sott’uffiziali dei corazzieri con delle tracolle di seta a nappine d'oro hanno sollàvato il corpo e lo hanno deposto nella bara. Chiuso il manto sopra il petto del Re, fu posato un crocifisso di bronzo a croce nera, e fissato al manto in modo che non dovesse muoversi col rimuovere la salma.
La cassa fu chiusa dapprima con una lastra di cristallo incastrata a coulisse, poi monsignore Anzino, elemosiniere del Re, collocò lungoi margini del cristallo un nastro scarlatto sul quale furono posti quattro suggelli ai quattro angoli. Dopo di che la cassa fu coperta col. coperchio di piombo è noce. Erano circa le dieci quando il feretro usci dal Quirinale. La veduta presentata dalla Piazza del Popolo era magnifica, imponente. Il corteggio attraversava la piazza rasentando i cancelli d'ingresso del Pincio, e girato l'obelisco, la riattraversava imboccando il Corso.
Il Pincio, dai cancelli fino al più alto parapetto, le gradinate, le rampe, tutto era stipato, gremito di persone. Tra l'uscita dalla via del Babbuino e l'ingresso nel Corso sviluppavasi la parte integrale del corteggio, dall'ufficialità fino al carro e al seguito. Il centro della. piazza, era affatto sgombro e deserto, mentre la gente pigiavasi intorno alla musica dei vigili, che appiè dell'obelisco mandava incessanti concenti funebri.
Il carro funebre era tirato da otto cavalli bardati di nero, spariva quasi sotto le corone. Superbo effetto producono gli emblemi reali deposti su esso. Il carro era preceduto da un drappello di trombettieri, dal clero, fiancheggiato dai grandi ufficiali dello Stato, e seguito dai Capi di missione, dagli inviati speciali dei Governi esteri, dagli Ambasciatori, dai Cavalieri della Santissima Annunziata, dal Principe imperiale di Germania, dall'arciduca Ranieri, dal maresciallo Canrobert, dal figlio del maresciallo Mac-Mahon, dal duca di Braganza, figlio della regina Pia, dal principe Guglielmo di Baden, dal conte Roden, rappresentante la regina Vittoria. Il principe Amedeo si mise in mezzo a loro. Egli procedeva -cogli occhi bassi, coll’ elmo calato sulla fronte. Veniva dietro il generale Medici, a cavallo, con in mano la spada del defunto. Seguiva immediatamente il carro il cavallo di battaglia, bardato e gualdrappato di nero, quello stesso che Vittorio cavalcava quando fece il solenne ingresso di Roma.
Reggevano i cordoni del feretro Crispi, Tecchio, Depretis, De Sanctis, Ricasoli e Della Rocea. Correnti, che indossava l' uniforme di segretario del Gran Magistero Mauriziano, portava su un cuscino la Corona ferrea. La magistratura, colle sue toghe rosse, produceva un effetto mirabile. Tra le persone più osservate del corteo era un gruppo formato da generali mutilati nelle patrie battaglie. La selva delle 2000 bandiere delle Associazioni, dei Municipi, dei veterani e dei reggimenti dell'esercito, tutte velate a lutto, produceva un effetto meraviglioso. Il generalo Cialdini procedeva a capo della rappresentanza dei veterani. I sindaci Belinzaghi, Peruzzi, Giustinian e Sandonato, erano a capo delle rispettive deputazioni municipali, preceduti da Ruspoli, facente funzione di sindaco di Torino.
Uscito alle 10 del Quirinale, il carro si arrestò all'una e ventidue minuti innanzi al Pantheon. Mentre si toglievano le corone dal carro per poterne estrarre la salma del Re, entrarono nel tempio tutti gli ufficiali superiori di mare e di terra ed i grandi ufficiali dello Stato che si disposero alla destra dell'entrata, i senatori dietro di loro. Dal lato opposto si posero i deputati, e proprio all'angolo sinistro dell'altare, #2 cornueepistole, davanti ai cuscini di velluto rosso disposti per terra, i Reali principi, Duca d'Aosta, Principe reale di Prussia, Duca di Braganza, Arciduca Ranieri, Principe di Baden. Poi venivano il maresciallo Canrobert, lord Roden, il barone di Boyens, tutti gli inviati straordinari, le ambasciate e le legazioni presso il Quirinale.
La salma di Vittorio Emanuele, portata da dieci corazzieri, venne deposta sulla cima del catafalco che rappresentava una grandiosa scalinata in granito, circondata da quaranta candelabri a molti ceri disposti su due gradinate. I maestri di cerimonia coprono il feretro con la funerea coltre in velluto nero, tagliata da una gran croce d'argento, sul cui centro venne deposto.il cuscino colla corona reale e lo scettro. Dinanzi venne collocato l'elmo del Re, e dietro l'onorevole Correnti depose la corona ferrea, mentre il generale Medici, primo aiutante di campo, portava la spada del redentore d'Italia. Le bandiere dell'esercito stavano aggruppate nello spazio che rimane fra il catafalco e la porta.
L'aspetto della chiesa era di stile severissimo ed imponente, Dall'alto del lucernario spiccava la stella d'Italia in fondo azzurro, e giro giro dal tamburo scendevano dei maestosi panneggiamenti bianchi che erano fermati attorno al cornicione, sul quale splendeva di molta luce una ghirlanda di ceri che. si fletteva sugli stemmi delle principali città italiane. Le colonne erano scoperte; ma tutti gli altari illuminati e ornati a.bruno fanno risaltare meglio l'architettura del tempio. Data l'assoluzione al cadavere, tutti partirono lasciando la salma del gran Re in custodia della guardia d'onore. Ma il suo vero custode sarà il riconoscente popolo d'Italia."
Nella piazza del Quirinale, e precisamente nello spazio compreso fra il casino Rospigliosi dell'Aurora, e la porta d'ingresso alle stalle del Bernini, si è ritrovata parte della platea a sacco in iscaglie di selce, che è attribuita alle sostruzioni del tempio del Sole.
Benchè lo strato superiore di questa platea sia stato distrutto da Sisto V, essa misura ancora oltre a met. 3 di spessezza, ed è profilata verso oriente dal lastricato della via, che divideva il tempio del Sole delle terme Costantiniane.
Rodolfo Lanciani.
Dimostrazioni popolari per il Re Umberto I e la regina Margherita, di ritorno a Roma dopo il viaggio per l'Italia e lo scampato attentato a Napoli.
Grandi folli si radinano lungo il percorso dalla Stazione Termini al Quirinale, Piazza del Popolo e Piazza Colonna, quest'ultima illuminata con luce elettrica.
"L'anfiteatro dell'esedra di Termini, di cui diamo il disegno, al passaggio del real treno, fece un effetto grandioso, imponente. Esso fu progettato dal signor Settimio Giampietri che n' ebbe molte lodi."
XIX compleanno della Regina Margherita:
"In occasione del ventinovesimo natalizio della Regina, la città di Roma era imbandievata. La Regina ricevette i ministri, i presidenti del Parlamento, le Case civile e militare, lo dame di Corte, il Prefetto, le Deputazioni provinciale e comunale, ed altri personaggi.
La sera un banchetto di famiglia al Quirinale assisterono lo dame d'onore. Vi furono musiche e illuminazione. Giunsero telegrammi al Qui rinale da tutte lo parti del regno. prosentanti omaggi. Numerosi telegrammi provincie amiunziarono che fu festeggiato il natalizio con Concerti è illaminazioni.
A Roma, in quella sera la città era illumninata: Corso ed in piazza Colonna folla straordinaria. Alle 8 comparve il concerto municipale; la folla chiese subito l'inno reale che fu eseguito e replicato duo volte fra grandi applausi.
D'un tratto alcuni giovanotti gridarono: Al Quirmale! Detto fatto. Fu chiesta ed ottenuta una grando bandiera, il concerto municipale si mise anche esso in marcia, e la folla dei dimostranti, al suono della marcia reale, si recò alla piazza del Quirinale.
Quivi nuove grida entusiastiche, nuove acclamazioni. La Regina comparve poco dopo sulla loggia del Quirinale, insieme al Re ed al Principe di Napoli; il popolo non cessava d'applaudire.
Le insistenti acclamazioni obbligarono la Regina a presentarsi altre due volte a ringraziare. Poi la folla dei dimostranti, sempre preceduta dalla musica, ritornò in piazza Colonna. Anche nei teatri principali fu chiesto ed eseguito fra grandi applausi l'inno reale."
Il Principe Imperiale di Germania Federico Guglielmo in visita a Roma. Lo accolgono alla Stazione Termini il Re Umberto I, il Principe di Napoli e il Principe Amedeo, i dignitari di corte, i ministri, il Presidente del Senato Tecchio, quello della Camera Farini e l'Ambasciatore di Germania, il Sindaco Torlomia e il Presidente del Consiglio Depretis. Dopo una tappa al palazzo del Quirinale:
"Il principe Federico Guglielmo, partito da Genova dopo la mezzanotte del 16 corrente, giunse a Roma 35 minuti dopo il mezzogiorno del 17 dicembre. Erano ad incontrarlo alla stazione il re Umberto, il principe Vittorio Emanuele ed il duca d'Aosta. V'erano altresì le presidenze delle due Camere, i ministri, i grandi ufficiali dello Stato, ed una numerosa rappresentanza della colonia tedesca, comprese parecchie signore.
Quando il principe scese dal vagone, abbracciò e baciò ripetutamente il re, poi i due principi: quindi montò con loro in una carrozza di corte, salutato dagli applausi entusiastici della popolazione affollata sul piazzale della stazione. Il Re Umberto vestiva l'uniforme di generale italiano e portava il grande cordone dell'Aquila nera. Il Principe di Napoli era in tenuta d'allievo della scuola militare ed il Principe Amedeo da generale con decorazioni. Il principe imperiale indossava l'uniforme bianca di feld-maresciallo, elmo con pennacchio bianco e nero a cascata ed il petto aveva ornato di una quantità di decorazioni, fra le quali spiccava il cordone dell'Annunziata.
L'equipaggio era di mezza gala e si componeva di sette landò, tirati da due cavalli. Uno squadrone di corazzieri apriva la marcia. Il nostro disegnatore signor Paolocci per rammentare tale importante fatto ha scelto un punto di vista nuovo e bellissimo. Esso, addossato al Quirinale, ci presenta il corteggio, che, svoltati i colossi di Fidia e Prassitele, sta per varcare la soglia del palazzo.
La Roma monumentale ci presta in questo caso uno dei suoi più interessanti panorami. Oltre il gruppo dei celebri colossi, della grandiosa fontana, alla quale sovrasta il magnifico obelisco di granito rosso trovato vicino al mausoleo di Augusto ai tempi di Pio VI, si vedono sfilare prospetticamente la facciata della villa Colonna, architettura barocca d'un effetto grandioso, la chiesa di S. Silvestro, ed in fondo, al disopra della facciata pur barocca di S. Caterina da Siena, troneggia la celebre torre delle milizie.
Al Quirinale, salito lo scalone, e traversata la grande anticamera chiamata ancora Salone degli Svizzeri, il principe incontrò la Regina sul limitare della prima sala dalla quale si accede, a sinistra, ai saloni che precedono la sala del trono, a destra, ad una galleria che conduce alla sala da ballo, a quella de' pranzi di gala, ed a tutto l'appartamento che si apre per le feste di Corte.
La Regina era circondata dalle sue dame di Corte e di palazzo, e dai principali dignitari della casa civile del Re. Il principe Federico Guglielmo che, come ognun sa, ha per la nostra Regina un affetto paterno, le strinse la mano e la baciò in fronte con effusione.
Questa è la scena intima che il nostro Paolucci ha potuto ritrarre e che riproduce con la massima esattezza l'incontro del principe con la nostra amata sovrana (pubblicato nel volume del 6 gennaio 1884).
In piazza del Quirinale la folla, sempre acclamando, volle vedere il principe Federico Guglielmo che s'affacciò, a capo scoperto, insieme al Re ed alla Regina."
Nella notte dal 30 al 31 ottobre, tre persone che rincasando traversavano la piazza del Quirinale, sì accorgono che esce del fumo da un'apertura semicircolare esistente sopra una porta del palazzo, verso la via del Quirinale.
Lo spazio rimasto internamente disponibile nell’androne di detta porta serviva a deposito provvisorio di mobilio, e vi si trovavano în questo momento molti di grande valore artistico fatti vemire da Torino e da altre residenze reali per il quartiere dell'imperatore Guglielmo II.
Funerali del Generale Pari:
"Dagli appartamenti superiori del Quirinale fino al piano terreno, la bara fu portata a braccia dai corazzieri, i quali poi la deposero sopra un affusto di cannone tirato da tre pariglie montate da artiglieri. I corazzieri si misero poi attorno al carro funebre stando a piedi col moschetto a bilanciarm.
Come fu giunto il corteo in Piazza Trevi, la bara fu trasportata in chiesa dei santi Vincenzo ed Anastasio, ove ricevette la benedizione. Durante il tragitto dal Quirinale alla chiesa i cordoni della bara furono tenuti dal principe di Napoli, da Bertolè-Viale e dal ministro della Real Casa conte Visone, dal gen. Abate, dal gen. Pallavicini, comandante il corpo d'armata di Roma, dal comm. Armellini, sindaco di Roma dal cav. Bucci, sindaco di Faenza.
Tutta la guarnigione prese parte alla funebre cerimonia. È stata ammiratissima la corona con largo nastro rosso e nero, recante la seguente iscrizione: L'imperatore di Germania in memoria del valoroso ufficiale e servo fedele del suo re."
Festeggiamenti per le nozze d'argento dei Reali. L'Imperatore di Germania Guglielmo II giunge a Roma. Viene organizzato un corteggio lungo Via nazionale, passaggio dalla stazione al palazzo del Quirinale:
"Com'e' bella Roma in festa! com'e' splendida! Non so trovare un riscontro a tanta folla festosa, a tanta vivacità per queste vie, che sono diventate quelle di una grande metropoli. La folla è enorme. In molti punti, si va al passo. Le vetture, cariche, non possono quasi più circolare. I treni riversarono migliaia e migliaia d'italiani e di stranieri. Si calcolano a dugentomila i forestieri venuti. Si odono tutti i dialetti, tutte le lingue. L'appetito e la sete sono messi a dura prova; nei ristoranti, nei caffè, nelle birrerie, chi può conquistarsi una bistecca o una limonata, è bravo. Non è solo la curiosità che ha spinto tanta gente a venire a Roma: dai discorsi, di cui ho potuto rapire delle frasi, si capisce che l'affetto pei Sovrani, per questi Reali italiani, buoni, modesti, preoccupati dal pensiero costante della prosperità e della grandezza d'Italia, è un affetto vero, è un affetto sincero, è una generale, grande dimostrazione di simpatia. I sovrani, i principi, i rappresentanti di tutte le nazioni, qui convenuti, per porgere i loro augurii ai Reali, rendendo testimonianza visibile di reverenza a re Umberto e alla regina Margherita, affermano l'Italia, confermano Roma, questa Roma, capitale intangibile d'Italia.
L'arrivo e il passaggio dei Sovrani di Germania per Roma fu veramente trionfale. Alla mattina di giovedì (20), dopo tanti giorni di azzurro implacabile, così detestato dagli agricoltori invocanti la pioggia, una nebbia alquanto fitta gravava sulla città; ma, verso le otto e mezzo, il sole compare in un cielo limpidissimo. Tutte le vie imbandierate: in via Nazionale, le bandiere italiane unite alle bandiere tedesche. La via Nazionale, così parata a festa, con quella doppia fila di pennoni da cui sventolano le orifiamme stemmate delle città italiane, con tanti arazzi rossi, fiammanti, ai balconi, alle finestre, e persino con quella sabbia gialla seminata lungo la via, presenta un pittoresco spettacolo, aumentato dalla folla indescrivibile, animatissima, anche nelle logge improvvisate. La loggia del palazzo Huffler, tutta incorniciata di grappoli di fiori color viola, è un amore. Le signore, coi loro ombrellini aperti, mettono tante altre note gaie nel quadro.
Lungo via Cavour, sono allineati i veterani, i reduci, le fratellanze, le altre associazioni; nel piazzale della stazione, disposti in doppio cordone i carabinieri; nel viale che conduce a piazza Termini, i cordoni sono formati dalla cavalleria e dal Genio; nell'interno della stazione, lungo il marciapiede, è schierato il battaglione dell'11° di fanteria, colle bandiere del reggimento. Ma il gruppo più brillante, un gruppo stupendo, è formato alla stazione dagli ufficiali, rappresentanti il 13° reggimento usseri residenti a Francoforte, di cui è proprietario re Umberto. È una bella uniforme: kolbac, giubba turchina con alamari bianchi e stivaloni. Il gruppo più grazioso è, invece, formato da alcune giovanette della colonia tedesca a Roma, tutte vestite di bianco, coi capelli sciolti; alcune d'esse piccine, quasi invisibili. Sono guidate da altre signore, pure vestite di bianco, con grandi mazzi di rose da offrirsi all'Imperatrice.
Battono le 12.15. I reali escono dal Quirinale, col principe di Napoli: sono con loro la duchessa Isabella, il duca d'Aosta, la principessa Letizia e il conte di Torino. La regina è un incanto, con quella mantellina ed abito di velluto color rubino a pizzi neri, con quel cappellino color oro a spilli di brillanti. Il passaggio dei reali è salutato da applausi vivissimi, dallo sventolio dei fazzoletti, ma già il treno imperiale è in vista; e, alle 12.50, entra sotto la tettoia colle bandiere italiana e tedesca intrecciate davanti alla macchina. La banda dell'11° reggimento suona l'inno germanico. L'Imperatore, nell'uniforme degli usseri, scende rapido, e stringendo la mano che gli porge il Re, in uniforme di generale, lo bacia in volto; quindi s'inchina a baciare la mano della Regina con grande espansione. Gli si legge la gioia di rivedere i Sovrani, di riveder Roma. Il Re aiuta a scendere dal vagone l'Imperatrice, che bacia la Regina, mentre l'Imperatore stringe la mano al principe di Napoli in uniforme di maggior generale. L'Imperatrice porta un abito grigio acciaio con guarnizioni in oro e pizzi; un cappellino dello stesso colore; e, intorno alla vita, il gran cordone dell'Aquila nera. Non è per nulla affaticata dal lungo viaggio, fatto direttamente da Berlino, e si volge a ricevere i fiori e gli omaggi delle fanciulle bianco-vestite, mentre Guglielmo passa in rivista la compagnia dell'11° fanteria. Il Re parla coll'Imperatore e coll'Imperatrice in francese; e la Regina in tedesco. E il corteo delle vetture si muove. Umberto è in una vettura di mezza gala con Guglielmo: le due Sovrane in un'altra successiva col principe di Napoli, e nelle altre vetture gli altri principi.
Un immenso applauso scoppia appena la folla scorge il corteo. In Piazza Termini lo spettacolo è meraviglioso. E, fino al Quirinale, i battimani si propagano; l'agitare dei fazzoletti è vivissimo. Le campane della chiesa americana, suonano l'inno imperiale: suonano le musiche militari. E si fa una nuova imponente dimostrazione al Quirinale. Si acclama agl'Imperiali, ai Sovrani d'Italia. Tutta la vasta piazza è rigurgitante di popolo: non s'ode che un grido solo, tuonante, continuato, un grido d'entusiasmo. Si apre il balcone, e compare per primo l'Imperatore a braccio della Regina; poi il Re a braccio dell'Imperatrice, la regina Maria Pia a braccio del principe di Napoli, e tutti gli altri principi e principesse. E quel grido si accentua ancor più, saluta i Sovrani, i principi: è un delirio di gioia."
Festeggiamenti per le Nozze d'argento dei reali. Concerto di Gala al Quirinale:
"Come fu delicato il pensiero dell'Imperatrice, la quale volle rendere omaggio reverente alla tomba del Gran Re, recandosi nel Pantheon!... Si fermò davanti alla tomba, in atto di meditazione. Poco dopo, entrò Guglielmo II, che depose alla tomba una corona d'alloro, e, in piedi, col capo chino e la palma della mano destra sugli occhi, stette in atto di preghiera. Nel silenzio del vasto tempio, dove dormono tanti grandi, quel momento era solenne.
Nella sera del 21, ebbe luogo al Quirinale, nella sala degli specchi, accanto al gran salone da ballo, un concerto mirabile, dato dal quartetto della Regina, composto dei maestri Sgambati, Monachesi, Masi, Jacobacci e Furino, ch'erano collocati in un angolo della sala sui loro leggii. Nel mezzo della sala, intorno a un divano circolare, sedevano l'Imperatrice, le regine Margherita e Maria Pia, la duchessa di Genova, la principessa Letizia, Guglielmo II, l'arciduca Ranieri, il duca di York e il principe Giorgio di Grecia. V'erano tutti i principi di Savoia, coi loro seguiti; i seguiti dei sovrani e degli altri rappresentanti esteri, le dame di Corte, i dignitari di Palazzo, gli ufficiali della Casa militare del Re e quelli del seguito dell'Imperatore. Umberto, non troppo appassionato della musica classica, fumava nel gabinetto attiguo, comparendo di tratto in tratto. Il momento in cui tutti questi alti personaggi entrarono nella sala fu imponente; e il mio collega artistico ne fermò subito i tratti sul taccuino per farne il disegno che vi mando.
Dopo il concerto, gl'Imperiali parlarono collo Sgambati, dicendogli che il suo nome è ben conosciuto in Germania. Infatti, egli è uno dei primi pianisti d'Europa; ed è stato il primo in Italia a scrivere una sinfonia in cinque parti a piena orchestra; i suoi quartetti sono famosi.
Mentre nella reggia, si svolgevano le armonie severe, le vie di Roma venivano illuminate a festa e cominciava la prima delle cinque promesse grandi illuminazioni dei monumenti artistici. Il Foro Traiano, il Colosseo, il Foro romano, la parte esterna del palazzo dei Cesari... apparvero, d'un tratto, a uno a uno, irradiati da un riflettore elettrico posto sulla specola del Campidoglio. Era una scena magica, e si rinnovò subito dopo, con altro aspetto, ai fuochi di bengala di varii colori, che fiammeggiavano fra i ruderi vetusti. L'enorme massa di popolo, che assisteva alla scena fantastica, era anch'essa illuminata da quei fasci di luce fulgidissima, e da quei lampi abbaglianti. Sulla torre capitolina, scintillava una gran stella. Nelle quattro sere successive l'illuminazione si ripetè in altri monumenti antichi.
Coll'intervento dei Sovrani, si è inaugurata la Esposizione Nazionale di Belle Arti. Fu una delle più solenni aperture per il numero e la qualità dei personaggi. L'esposizione è bella, Ha pitture preziose, sculture ragguardevoli. Francesco Jerace espone alcune teste e un Cristo, Ercole Rosa un busto del Manzoni. Monteverde, Cifariello ed altri sono pure ammirati. Fra le pitture si notano i pastelli del Michetti, un grande quadro di Chioggia del Bazzaro, bellissimo, nuove fantasie originali del vostro Ferraguti, e via via. Vi sono tutte le scuole, tutti i generi.
Ma l’arte che oggi signoreggia a Roma è l’arte di Verdi. La serata di gala all'Argentina col Falstaff fu una delle più memorabili per l’intervento di tutte le teste coronate e di tutti i principi, di tutti gli ospiti augusti. Un colpo d’occhio meraviglioso presentava tutto quell’insieme di splendide toelette, di uniformi, di decorazioni, di gioielli. La regina d’Italia vestiva un abito di raso bianco con uno strascico lunghissimo, orlato di piume, ricamato d’argento. Sul petto, un mazzo di geranii rossi, una tracolla rossa e un diadema di brillanti e perle sul capo. L’imperatrice aveva un abito di velluto mauve cangiante con ricami d’argento; quattro file di perle al collo e brillanti sul capo. I sovrani e i principi tutti vestivano l’alta uniforme militare. Le dame di Corte, il corpo diplomatico, gli ufficiali montenegrini nel loro pittoresco costume, tutto quel pubblico d’invitati in abito di società; molti deputati, senatori, i ministri Giolitti, Martini e Brin, letterati, artisti, formavano un insieme quale raramente si è veduto."
Festeggiamenti per le Nozze d'argento dei reali. Per affermare il nuovo assetto politico dell'Italia e di Roma sotto la Casa di Savoia, si sono organizzati imponenti festeggiamenti, con l'invito di una buona parte delle case regnanti dell'epoca in Europa: l'Imperatore Guglielmo II e sua moglie Augusta Vittoria; la Regina di Portogallo, Maria Pia, con il figlio, il Principe Alfonso; l'Arciduca Ranieri d'Austria, in rappresentanza dell'Imperatore Francesco Giuseppe; il Duca di York, in rappresentanza della Regina Vittoria; il Granduca Vladimiro, in rappresentanza dello Zar di Russia; l'Ambasciatore Spagnolo Carlos Pontocarrero, Duca d'Alba, in rappresentanza del Re di Spagna; il Principe Giorgio di Grecia; il Principe ereditario del Montenegro Danilo; il Generale de Parseval, in rappresentanza del Re di Baviera; il Generale Fischer in rappresentanza del Re di Belgio; il Generale von Carlowitz, il rappresentanza del Re di Sassonia; l'Ammiraglio Bosch, in rappresentanza della Regina dei Paesi Bassi; il Visir Hassan Fehmi Pascià in rappresentanza del Sultano.
"Inoltre sono presenti i diplomatici di Argentina, Brasile, Cile, Colombia, Danimarca, Stati Uniti, Francia, Giappone, Messico, Monaco, Romania, Serbia, Svezia, Norvegia, Svizzera e Uruguay.
Alle cinque di pomeriggio, le associazioni operaie e i reduci si radunarono davanti al Quirinale e lanciarono in cielo 500 colombi che sganciarono migliaia di cartoline sulla folla.
La sera venne organizzato al Quirinale un altro pranzo di gala con gli ospiti stranieri, Guglielmo II elevò un brindisi ai Sovrani d'Italia.
Da ogni città, da ogni villaggio, da ogni proda d'Italia ravvivata dalla primavera che ride nell'aria e nei fiori; da ogni cuore italiano, da ogni labbro di ospite straniero venuto a Roma per la festa solenne, sale al trono di re Umberto I e della regina Margherita un saluto. Giammai vi fu saluto più unanime, più sincero, più meritato: giammai s'è visto un popolo che, più di questo, esprimesse con tanto slancio il suo affetto ai Sovrani che lo amano. Non è adulazione affatto il dire che tra la famiglia reale e la famiglia del popolo non sorgono barriere. Il Re buono e la Regina gentile, come sono italiani di nascita e ambedue cresciuti all'ombra dello stesso scudo dei Savoja, così ambedue vibrano all'unissono nell'amore di quest'Italia, di cui ammirano la costanza nei lunghi sacrifici, di cui cercano consolare con instancabile lena i dolori, di cui sognano la grandezza.
Furono innumerevoli, finora, le prove di bontà di questi sovrani; i quali, saliti tutti e due giovani sul trono, non si inebriarono un istante della loro esaltazione; ma posero subito mente ai bisogni del paese, ne seguirono ogni avvenimento ed esultarono ad ogni progresso. Il periodo degli eroismi sfolgoranti era passato: ma un altro periodo di altri eroismi, meno splendidi e non meno ammirabili, si apriva pei Reali e per tutti: quello del sacrificio quotidiano, silenzioso, dell'opera assidua di rigenerazione economica e morale. Re Umberto, salendo sul trono, si è posto a capo di tutti in questo compito doveroso; e sopratutto rivolse le sue cure alle classi diseredate, agl'infelici, che ieri stesso, nel gaudio della reggia non ha dimenticati, volendo che la nazione non a Lui pensasse con feste, bensì a loro colte beneficenze.
L'iniziativa caritatevole del Re suscitò subito una gara bella, generosa. Municipi, amministrazioni pie, istituti di credito, associazioni private, con uno slancio che eguaglia quelli de' giorni più sacri del patriottismo, gettarono le basi di nuovi asili di carità, o ne arricchirono altri. A Roma, si vuol erigere l'istituto nazionale "Umberto e Margherita", per gli orfani degli operai morti sul lavoro, si aprono all'uopo le pubbliche sottoscrizioni, e, d'ogni parte d'Italia, piovono le offerte. La Cassa di Risparmio di Milano, una delle prime d'Europa, non s'accontenta di concorrere anch'essa all'istituzione di Roma, ma ne fonda addirittura una di pianta, una di simile, coi soli suoi mezzi, pei figli dei lavoratori lombardi, sia delle officine, sia dei campi.
È un milione di lire che la Cassa di Risparmio di Lombardia, meglio amministrata di tutte le Banche privilegiate, ha regalato per quest'opera pia. Genova festeggia il venticinquesimo anniversario delle nozze dei sovrani, fondando un Istituto per gli orfani dei marinai. Palermo apre nell'ospedale una nuova sala per gli ammalati e Torino risponde all'appello di Roma e fonda nuovi posti negl'istituti di beneficenza.
Il municipio di Napoli istituisce un ospizio per il ricovero e per l'educazione dell'infanzia abbandonata. Nelle altre città, nelle città minori, la gara non è meno fervida. A tutte le miserie non si può riparare; molte, le più cocenti, forse, sfuggono all'occhio della carità ufficiale; ma, intanto, è tutta una larga fioritura di beneficenze che spunta come d'incanto, alla parola dei Sovrani concordi in questo desiderio, in questo volere gentilissimo. Le stesse feste di Roma — il grande torneo, che avrà luogo martedì alla Villa Borghese, rappresentando quattro fasi che determinarono l'evoluzione di Casa Savoja, — saranno a scopo di carità, la luce più bella di questo secolo, che ne illumina grandiosamente la fine.
Roma, la città eterna, è destinata a vedere tutte le manifestazioni del sentimento. Ieri, accoglieva interminabili schiere di pellegrini per celebrare il giubileo di Leone XIII; oggi, accoglie un'altra folla per celebrare le nozze d'argento d'Umberto e di Margherita. Ieri, tutti i sovrani, tutti gli Stati mandavano al Santo Padre regali ricchissimi e felicitazioni; oggi, i sovrani stranieri vengono in persona o mandano apposta principi del sangue o altissimi rappresentanti per felicitare il re e la regina d'una nazione che ha saputo guadagnarsi un posto non ultimo nel mondo.
La venuta degl'imperiali di Germania può essere considerata erroneamente da qualcuno a Parigi come un nuovo dispetto alla Francia; ma dove la passione non fa velo, è giudicata come atto di cortesia squisita, come nuovo pegno d'amicizia, di famigliarità cordiale. L'accoglienza entusiastica che Roma fece agl'Imperiali è la prova di quanto fu gradita questa visita dei sovrani d'una fra le nazioni più potenti d'Europa. Un'altra testa coronata, Maria Pia, regina di Portogallo, la figlia più giovane di Vittorio Emanuele, ha riveduto la sua cara Italia certo con gran gioia. Alla festa di suo fratello Umberto e di Margherita, non poteva mancare questa gentile sovrana che in Portogallo ha conquistate le simpatie di tutti, facendovi amare il nome d'Italia. Ogni volta che a Lisbona si presenta in un luogo pubblico, tutti, ricchi e poveri, le fanno dimostrazioni affettuose gridando: Viva a rainha!... Quando qualcuno le parla d'Italia, le vengono le lagrime agli occhi; poich'ella non può scordare questa terra di affetti e di memorie, mentre sa così bene, sul trono di Portogallo, rendere onore alla memoria del re Luigi.
L'imperatore d'Austria-Ungheria ha inviato a Roma il figlio del vicerè dell'ex-Regno lombardo-veneto, l'arciduca Ranieri, già un'altra volta venuto nella capitale per le esequie di Vittorio Emanuele. Il duca di York, figlio del principe di Galles, rappresenta la regina Vittoria, che, bisognosa di quiete alla sua tarda età, rimane nella pace di villa Palmieri, sotto il mite cielo che la rinfranca. Da Pietroburgo, sono giunti, in nome dello czar, il granduca e la granduchessa Vladimiro; da Madrid, un ambasciatore straordinario, il duca d'Alba, Carlo Pontocarrero y Palafor, parente dell'ex-imperatrice dei Francesi; e, da Atene, il principe Giorgio, secondogenito del re di Grecia, capitano di corvetta e luogotenente della marina olandese. Danilo principe ereditario del Montenegro; il generale von Carlowitz di Sassonia appartenente a un'alta famiglia; il generale Fischer rappresentante il Belgio; e il maresciallo Hassan Fehmi pascià, rappresentante della Turchia, appartengono alla schiera che hanno recato al trono gli omaggi dei loro Stati. Nel Quirinale, non si erano mai veduti, raccolti festosamente insieme, tanti personaggi."
"Fin dal mattino di sabato, illuminata dal più fulgido sole di primavera, Roma presentava un aspetto eccezionale, Indescrivibile la folla, indescrivibile la ressa verso il Quirinale. Alla mattina i Reali ricevettero nel loro appartamento privato tutti i principi del sangue in una festa intima, affettuosa. Gli appartamenti erano tramutati in giardini. Vere montagne di mazzi di fiori sorgevano negli appartamenti della Regi Le rose primeggiavano spandendo profumi inebbrianti, in mezzo a ricchi doni, a indirizzi, a pergamene.
Alla deputazione del Senato e della Camera, ai loro indirizzi, il Re rispose nobili parole. La Regina era tutta premura colle alte rappresentanze, coi dignitari dello Stato; raggiava di bellezza e di gaudio. Ciò che fece impressione graditissima fu la visita dei sindaci delle principali città d'Italia, di Roma, di Milano, Torino, Genova, Napoli, Palermo, Venezia e Cagliari, ricevuti nella sala del trono. Intanto la folla, ingrossatasi sempre più davanti al Quirinale, chiamava Umberto cogli applausi insistenti. Il Re andò al balcone colla Regina, seguito da tutti i sindaci. Anche questo fu uno dei momenti più belli e memorandi. La dimostrazione del popolo, allora raggiunse la nota più alta e si protrasse entusiastica.
Ma un'altra dimostrazione avveniva, ancor più colossale: quella delle cinquecento associazioni coi loro concerti, colle loro bandiere, radunatesi nella piazza dell'Indipendenza. Si formò un corteo a cui si aggiunse la cittadinanza, la moltitudine crescente come mare. Apriva il corteo il plotone di guardie municipali; venivano i sindaci delle Romagne, i veterani; i reduci delle patrie battaglie, le associazioni di Roma.... È impossibile dare l'elenco di tutti. Alle cinque il corteo arrivò sotto il Quirinale; allora dal cortile delle scuderie reali furono lanciati cinquecento colombi, dei quali sessantaquattro avevano attaccati, all'estremità, dei pacchetti di cartoline finissime bianche, rosse e verdi, contenenti versi.
A circa venti metri d'altezza, i pacchetti si sciolsero e migliaia di cartoline tricolori caddero sulla moltitudine. Un effetto graziosissimo! Il sole, verso il tramonto, inondava la piazza, e una nuvola d'oro avvolgeva la moltitudine, avvolgeva i Sovrani, che alle acclamazioni comparvero di nuovo al balcone a salutare. Qui la scena divenne indescrivibile. Appena apparvero i Reali e il Principe ereditario, scoppiò un applauso frenetico. Tutti gridavano evviva, tutti battevano le mani, agitavano i cappelli, i fazzoletti. Il Re, visibilmente commosso, salutava militarmente; la Regina agitava il fazzoletto. E la dimostrazione si protraeva, mentre il tramonto del sole dietro la cupola di San Pietro, gettava gli ultimi bagliori gloriosi.
Alla sera, ebbe luogo il pranzo di gala. Nella sala degli arazzi, stavano soli i Sovrani e i Principi nazionali ed esteri; nella sala da ballo, sedevano a una tavola imbandita per duecentoventi coperti, i collari dell'Annunziata, ì ministri, il segulio dei Sovrani e tutte le autorità. Alla fine lel pranzo di gala, re Umberto pronunziò un brindisi in francese, col cuore pieno di gioia e di riconoscenza. Rispose con vera effusione l’imperatore Guglielmo in tedesco, chiudendo in italiano? Bevo alla salute delle Loro Maestà il Re e la Regina d’Italia.
Giorno e notte le vie di Roma erano brulicanti di popolo. Dove suonavano le bande, si chiedeva l'inno reale con grida di Viva il Re! Nei circoli, si commentavano i decreti reali d'amnistia, pubblicati nella giornata; si leggevano i dispacci delle dimostrazioni di simpatia delle altre città italiane e delle colonie italiane all’estero.
Come l’imperatore Guglielmo disse nel suo brindisi, originale e caratteristico com’egli è sempre, gli entusiastici omaggi presentati alle Loro Maestà in questi giorni risuonano alle nostre orecchie come una bella melodia, ispirata dall'amore di un popolo Sovrano. Siamo commossi, — aggiungeva Guglielmo II — fino in fondo del cuore nel vedere un intero popolo associarsi alla bella festa di famiglia del suo Re. Vediamo in tale fatto una testimonianza delle intime relazioni fra la Casa Reale € il popolo italiano.
Permettetemi di finire per oggi con queste parole imperiali che sono la più bella sintesi di Queste feste."
Dimostrazioni di protesta contro i Francesi per le stragi d'Aiguesmortes:
"Gli assembramenti cominciano in piazza Colonna. Una colonna di dimostrauti sta per infilare la via del Tritone, ma trova un cordone di guardie e di carabinieri, che si opponene al passaggio: i dimostranti sforzarono il cordone, e avanzano con una bandiera calata loro da una finestra, verso il palazzo Rospigliosi, sede dell'ambasciatore francese presso il Vaticano, penetrano nel cortile ma vengono fermati dai carabinieri e dalle guardie.
Da palazzo Rospigliosi, il gruppo s'ingrossa e scende per via Nazionale, ottenendo dal palazzo Odescalchi una bandiera tedesca, e intanto un altro gruppo, al suono dell'inno di Garibaldi, va per fare una dimostrazione ostile davanti al palazzo Farnese, dove risiede l'ambasciatore della repubblica francese.
Questo secondo gruppo diviene subito legione. Fornendosi per via di pietre e sventolando cinque bandiere avute lì per lì, i dimostranti muovono per via del Mascherone che sbocca in piazza Farnese, ma trovano la via sbarrata dai carabinieri e dai soldati. I dimostranti allora si concentrano, e, con impeto, si scagliano contro il cordone militare e irrompono in piazza Farnese, e coi soliti fischi e grida, cominciano a prender di mira coi sassi le finestre del palazzo dell'ambasciatore.
Sotto la gragnuola dei sassi, scrosciano i vetri. È una devastazione completa, cui si vorrebbe dare una coda, atterrando il portone del palazzo, e bruciandolo. Già, con un trave, sette dimostranti si servono come di una catapulta per sfondare la porta. Già si grida: Petrolio Petrolio! Ma smettono vedendo avanzarsi finalmente un rinforzo di carabinieri e di bersaglieri.
Auche in Campo dei Fiori, dove sorge il monumento a Giordano Bruno, gran folla: tumultava, e cercava di irrompere anch'essa; ma non riuscì a sfondare i cordoni militari.
Dimostrazioni ostili furono fatte anche dinanzi al Collegio francese in via Santa Chiara e ad altri edifici francesi.
In via del Mascherone, si fece persino un tentativo di barricate, com'è ricordato nel nostro disegno."
Arrivo dei duchi d'Aosta a Roma dopo il matrimonio: "Gli sposi arrivarono la mattina di sabbato 6 luglio alle ore 9 e mezza. Erano ad attenderli alla stazione il Principe di Napoli, il Conte di Torino, il generale Ponzio Vaglia, i sottosegretari di Stato, il prefetto, il presidente della deputazione provinciale, il sindaco ed altre autorità dvili e militari.
Appena il treno si fermò discese il Duca d'Asta che aiutò a discendere la Duchessa. Gli sposi strinsero la mano al Principe di Napoli, al Conte di Torino e quindi entrarono nel salone reale. Intanto una compagnia degli allievi carabinieri con bandiera e musica rendeva gli onori militari, li pubblico nell'interno della stazione e fuori applaudiva agitando i fazzoletti. La Duchessa ringraziò e si trattenne affabilmente a parlare con le autorità.
Alle ore 9.45 i Principi uscirono dalla stazione, accolti da entusiastici applausi dalla folla ed al suono della marcia reale. Davanti alla stazione era schierata l'ufficialità del presidio, le associazioni e folla immensa che acclamava gli sposi, mentre le truppe, che facevano ala, presentavano le armi I Duchi d'Aosta ed i Principi presero posto nelle berline di gala, quindi i1 corteo si mosse verso il Quirinale.
Procede un battistrada di Corte; segue la berlina con un aiu-tante di campo del Duca d'Aosta e un gentiluomo di servizio della Duchessa d'Aosta. Viene poi un drappello di corazzieri e la berlina con gli sposi. Il generale Orcro ed il capitano dei corazzieri cavalcavanu ai lati. S'avanzano poi le berline col Principe di Napoli e il Conte di Torino e al loro seguito un drappello di corazzieri.
Il corteo sfila al passo. All'ingresso di via Nazionale e lungo la via, dalle finestre si agitano i fazzoletti. Dopo il palazzo dell'Esposizione la folla si staccò dai marciapiedi e circondò la berlina con grandi evviva ed applausi. Da questo momento la dimostrazione assunse un aspetto popolare, entusiastico. Fu un continuo urrà fino al Quifinale.
La piazza del Quirinalo, era gremita di folla plaudente. I Duchi d'Aosta salirono il grande scalone ai cui piedi furono ricevuti dal conte Giannotti. I Sovrani ed i loro seguiti vennero ad incontrare i Duchi d'Aosta nel salone di entrata. L'incontro fu affettuosissimo. Il Re la Regina abbracciarono e baciarono il Duca e la Duchessa che era visibilmente commossa. I Sovrani ed i principi si recarono quindi ella vicina galleria dove segui la presentazione alla Duchessa d'Aosta del cavalieri dell'Annunziata, dei preaidenti del Senato e della Camera e dei ministri.
Dopo un quarto d'ora la duchessa usci al balcone avendo a destra il Duca, e a sinistra la Regina e il Principe di Napoli. Le associazioni colle bandiere schierate sotto il balcone, e la folla fecero una dimostrazione enrusiastica e prolungata. La Duchessa saluta chinando leggermente la testa, La Regina pure salutò la popolazione agitando il fazzoletto; la folla rispose col grido di 'Viva la Regina'. La Principessa Elena si mostrò assai lieta e commossa della entusiastica accoglienza. E volle subito render partecipe della gioia le propria madre, Contessa di Parigi, narrandole in lungo telegramma l'accoglienza ricevuta."
Il re di Serbia Alessandro I giunge con treno speciale a Roma, nella cui stazione di Termini era schierata una compagnia del 1° fanteria: "sul piazzale esterno, presso alla porta d’ingresso, stavano numerosi ufficiali ad attenderlo. S. M. il Re, accompagnato dal generale Ponzio-Vaglia, da numeroso seguito e dai ministri, gli andò affabilmente incontro, mentre la banda suonava l'inno serbo e gli applausi risuonavano, saluto all'ospite regale. 1 due Sovrani si abbracciarono e baciarono; quindi passarono in rivista la compagnia d’onore, soggetto d'uno dei nostri disegni. Re Alessandro era in alta tenuta di generale serbo: divisa rossa con spalline d'oro e stivaloni; berretto di pelo bianco. È bruno, d'aspetto deciso, simpatico; ha baffi nacenti. Essendo: molto miope, porta gli occhiali. Parla speditamente l'italiano, e in italiano s'intrattenne coi ministri. Finite le presentazioni, i Reali preceduti dai corazzieri in alta tenuta, si recarono al Quirinale; molte case erano imbandierate, molta folla lungo le vie."
Feteggiamenti per il Cinquantenario dello Statuto. "Alla mattina, grande rivista al Macao. Alle 14, sfilano le berline di gala colle rappresentanze del Senato e della Camera: vanno al Campidoglio, dove la festa toccherà l'apice della solennità. Grandi orifiamme sventolano in piazza del Quirinale a pennoni che portan gli stemmi delle città italiane e corone d'alloro. La gradinata della chiesa di Ara Coli nereggia d'una folla compatta che, all'apparie dei Sovrani, lancia all'aria un evviva fragoroso.
Nella sala del Campidoglio, un'altra scena. Tutto intorno, pendono le bandiere regalate dai municipii italiani per la liberazione di Roma. Il trono è eretto all'ombra del gonfalone rosso e arancio della città eterna. Folla di senatori, di deputati e di trecento sindaci. Fra gli abiti neri brillano le uniformi militari, ma, caso strano, non vi sono signore.
Il ritorno dei Sovrani al Quirinale fu un'altra scena. Le associazioni popolari erano là, ad attendere i Reali. Le loro cento venti bandiere s'agitavano in festa. Immense le ovazioni ai Sovrani, che comparvero al balcone; il Re, austero, agitando l'elmo, la Regina; sorridente, agitando il fazzoletto bianco.
Alla sera, illuminazione fantastica con quelle grandi palme laminose in Piazza Colonna col Colosseo e col Foro Romano illuminati a bengala."
Nel pomeriggio del 16 maggio, dopo che si è diffusa la notizia che il Re aveva respinte le dimissioni del Ministero Salandra, tutta la città mosse verso il Quirinaie, improvvisando una dimostrazione d'entusiasmo patriottica.
Il presidente degli USA Woodrow Wilson arriva a Roma per una visita, in vista della preparazione della Conferenza di Pace di Parigi e prima della firma del trattato di Versailles.
Viene accolto alla Stazione dal Re Vittorio Emanuele III. Segue una sfilata davanti alla folla gremita a via Nazionale, fino al Quirinale.
Le bandiere degli oltre 300 corpi di armata si muovono verso il Quirinale. Un grante corteo si ritrova alla stazione Termini, si sofferma a piazza Esedra, percorre via Nazionale e raggiunge la reggia del Quirinale.
Si conclude la Marcia su Roma. Il giorno dopo la rinuncia del Re a firmare il decreto per lo stato d'assedio, entrano in città le squadre di venticinquemila fascisti. Il Quartier generale del Comando è installato all'Hotel Bristol di Piazza Barberini. Mussolini giunge a Roma in mattinata e incontra il re per l'incarico di formare il nuovo governo. L'elenco dei ministri viene presentato al sovrano la sera stessa; il re acconsente anche ad una sfilata delle squadre fasciste al monumento per il Milite ignoto e di fronte al Quirinale.
Adunata di 25.000 Alpini a Roma: Dimostrazioni al Sovrano in Piazza del Quirinale; Messa solenne a San Pietro, con il saluto del papa Pio XI dalla finestra del Palazzo Apostolico; Omaggio al Milite ignoto; Assembramento all'interno del Colosseo, alla presenza del Duce Mussolini.
Si celebra il matrimonio tra Umberto di Savoia e Maria Josè del Belgio, nella cappella Paolina del Palazzo del Quirinale. Viene allestito un arco di trionfo posticcio a piazza Esedra (oggi a Via Luigi Enaudi) e alcune decorazioni a colonne presso i binari 18 19 della Stazione Termini. Oraganizzato un Corteo dei costumi nazionali, che da via XX Settembre giunge fino a Piazza del Quirinale.
I trasvolatori atlantici della Crociera aerea del Decennale (Italia-America del Nord) guidati da Italo Balbo, giungono a Roma per essere acclamati. Dopo un udienza reale al Quirinale, svilano lungo via dell'Impero e sotto l'Arco di Costantino, fino allo Stadio Palatino, dove sono premiati dal Duce Mussolini. Rinfresco al palazzo del Littorio. A sera, affaccati dal Palazzo Wedekind vengono acclamati dal Popolo romano.
Adunata a Roma di 15,000 carabinieri in congedo: "Dopo aver reso omaggio al Re al Quirinale, si sono adunati in Piazza Venezia dove hanno tributato una vibrante dimostrazione al Duce. Ai valorosi militi è stato concesso l'onore di montare la guardia alla Mostra della Rivolune Fascista."
II Adunata Nazionale dei Granatieri in congedo. Il Re e il Principe di Piemonte assistono alla sfilata in Piazza del Quirinale. Dalla terrazza del tempio di Venere e Roma il Duce risponde all'entusiastico omaggio del granatieri.
Il Regente d'Ungheria Nicola de Horthy, giunge in visita a Roma per due giorni. Viene accolto dai sovrani alla stazione di Termini. La carrozza giunta a Piazza Esedra, si ferma per far leggere al Governatore di Roma Principipe Colonna, il saluto del popolo romano.
VI giorno di visita di Adolf Hitler a Roma. A bordo di una carrozza reale, Hitler accompagnato dal Re, lascia il Palazzo del Quirinale e percorrendo le vie romane fra una folla acclamante, arriva alla Stazione Termini e dopo aver passato la compagnia d'onore dei Granatieri, scambia i saluti col sovrano e si congeda dal Duce Mussolini, col quale si troverà poche ore dopo a Firenze.
Nella sala del Trono al Quirinale, il re imperatore Vittorio Emanuele accetta ufficialmente per se e per i suoi Reali Successori la Corona d'Albania che la Missione albanese venuta da Tirana gli ha offerto:
Nello splendore della Sala del Trono al Quirinale si è svolta solennemente la cerimonia per l'offerta della Corona di Scanderbeg al Re d'Italia Imperatore d'Etiopia. La magnifica sala accoglieva per l'occasione i Collari dell'Annunziata, il Duce con i membri del Governo, e le alte cariche dello Stato fino d'aterza categoria compresa.
L'ingresso dei Sovrani seguiti dai Principi Reali è avvenuto mentre tutti i presenti s'inchinavano. Quadro solenne di fastosa regale imponenza. In un tal quadro il Presidente dei Consiglio, S. E. Verlaci, ha letto davanti al Rie Imperatore un indirizzo in lingua albanese che è stato poi tradotto in lingua italiana da un'alta personalÈtà della Missione.
Al termine della Lettura ii Sovrano ha risposto con parole esprimenti la gratitudine per il popolo albanese e accettando la Corona d'Albania. Moscia S. E. Verlaci fattosi presso Il trono, ha ossequiato il Sovrano e ha baciato la mano alla Regina Imperatrice. Noi qui offriamo una visione della cerimonia che si è svolta mentre la folla, che aveva nel frattempo gremito la piazza, acclamava il Re Imperatore, il Duce e il generoso popolo albanese che nel nome di Vittorio Emanuele III ha accomunato i suoi destini con quelli dell'Italia Imperiate."
Papa Pio XII si reca al Quirinale in visita ai Sovrani d'Italia:
"Pur nella grigia mattina i colori dei vessilli bianco rosso e verde e bianco giallo hanno spiccato in una fusione simbolica, tra la lietezza di ogni spirito cattolico ed italiano. Il corteo delle automobili uscito dalla Città del Vaticano ha sostato all'inizio della Via della Conciliazione e li il Pontefice Pio XII ha accolto il saluto del Governatore di Roma"
Il 43simo Giro d'Italia parte da Piazza del Quirinale per celebrare i Giochi della XVII Olimpiade.
Inaugurazione delle Scuderie del Quirinale ristrutturate come galleria d'arte.
Monumenti
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Terrazza del Quirinale
1866 edifici
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Palazzo San Felice
1864 palazzi
☆ ☆ ☆ ★ ★
Fontana dei Dioscuri a Piazza del Quirinale
1818 fontane
☆ ☆ ☆ ★ ★
Obelisco del Quirinale
1783 obelischi
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Coffe house di palazzo del Quirinale
1741 edifici
☆ ☆ ★ ★ ★
Scuderie pontificie del Quirinale
1722 edifici
☆ ☆ ★ ★ ★
Palazzo della Consulta
1721 palazzi-corte
☆ ☆ ☆ ★ ★
Meridiana del Quirinale
1628 statue
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Palazzo della Panetteria
1612 palazzi
☆ ☆ ☆ ★ ★
Cappella dell'Annunziata al palazzo del Quirinale
1609 cappelle
☆ ☆ ★ ★ ★
Ninfeo dell'Organo idraulico del palazzo del Quirinale
1596 fontane
★ ★ ★ ★ ★
Palazzo del Quirinale
1583 ville
☆ ☆ ☆ ★ ★
Scuderie Quirinali
musei
☆ ☆ ★ ★ ★
Statue dei Dioscuri al quirinale
statue
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Fontane gemelle del palazzo della Consulta
fontane
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Torre di Monte Caballo
torri
☆ ☆ ☆ ☆ ★
San Saturnino de Caballo
chiese
☆ ☆ ★ ★ ★
Cappella Paolina al Quirinale
cappelle
☆ ☆ ★ ★ ★
Gran Balli di Gala
apparati effimeri
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Fontana rocciosa dei giardini del Quirinale
fontane
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Fontana di Caserta nei Giardini del Quirinale
fontane
☆ ☆ ★ ★ ★
Giardini del Quirinale
giardini
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Fontana dei delfini o delle tartarughe dei giardini del Quirinale
fontane
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Fontana del drago dei giardini del Quirinale
fontane