Storia
CronologiaDemolendosi una casa nella via del Pozzo, per il prolungamento della via del Tritone, è stato trovato il seguente titolo sepolcrale in lastra marmorea scorniciata: D M LPACCIVS ATHENIO ET VLPIA ARETHVSA SE VIVI COMPARAVERVN' SIBI ET SVIS LIBERTIS LIBERTABVSQVE POSTERISQVE EORVM H M D M H.
Allargamento del Corso con la demolizione di via Cacciabove.
Roma, conscia dell'avvenire che l'attende, continua ad ampliare le sue vie e ad abbellirle. Ci occupammo già delle demolizioni di via del Gesù: ora tocca la volta a quelle di via Cacciabove.
Il progetto fissato era di proseguire la battuta via del Tritone, andando a imboccare sul Corso, di contro al prospetto del palazzo Chigi. Già il piccone demolitore risuonava, quand'ecco parte della popolazione si mostra malcontenta del nuovo tracciato, e apre una campagna per ottenere lo sbocco della nuova strada non già sul davanti del palazzo Chigi, ma propriamente nel mezzo della piazza: così sarebbe rimasta in bella vista la magnifica colonna che Marco Aurelio e Lucio Vero innalzarono al loro padre adottivo Antonino Pio; così, come sfondo, avrebbe campeggiato il palazzo Wedekind.
La questione fu portata nel Consiglio comunale romano; ma senza frutto. Intanto i lavori in via Cacciabove proseguono: e per il 28 di questo mese devono essere finiti, secondo il progetto stabilito.
I fratelli Bocconi (imprenditori del Nord Italia che avevano già pochi anni prima inaugurato un grande edifico commerciale a Milano nel 1879), acquistano un lotto sulla Via del Corso (per la cifra ingente di 900.000 lire). I nuovi magazzini dovranno fornire in un unico luogo tutto ciò che occorre ai ricchi borghesi dell’epoca, un luogo in cui l’esposizione delle merci è visibile anche dall’esterno e dove i clienti possano entrare liberamente senza avere in mente qualcosa di preciso da acquistare. Viene indetto quindi un concorso di progettazione per il nuovo edificio che abbia una pianta più libera possibile, con ampie vetrate espositive su strada. Il concorso viene vinto dall'architetto romano Giulio de Angelis, in collaborazione con l’ingegnere Sante Bucciarelli.
Costruendosi la chiavica della nuova via del Tritone, nel tratto compreso fra il Corso e S. M. in Via, sono stati ritrovati sei piloni di un portico o pilastri di travertino, porzione del quale esiste ancora ben conservata sotto il palazzo Piombino. Molti interpilastri sono chiusi con muro di mattoni mal cementati, e le stanzuole quadrilatere, racchiuse fra codeste pareti, sono pavimentate con selcioni da strada, arrotondati e consunti. Dal vivo d'una parete s' è cavato il bollo rotondo : EXPRCVMES5A_ IN ed un pezzo di labro di dolio col bollo quadiato: L RVSTI A F M
Rodolfo Lanciani
Inaugurazione del Grandi Magazzini “Alle città d’Italia” nel Palazzo Bocconi a Via del Corso. Pesenzia il re Umberto I.
Demolizioni a Piazza Colonna. Concorso accademico pel nuovo Palazzo del Parlamento da realizzarsi al loro posto:
"Mi chiedete notizie del Concorso pel nuovo Palazzo del Parlamento? La commissione chiamata a giudicare i progetti presentati da una cinquantina di concorrenti non ha ancora pronunziato la sua sentenza; anzi ha appena incominciato l'esame dei disegni esposti. La maggior parte dei quali, per verità, sarebbe più adatta a un mercato, a un edifizio per qualche fiera enologica, che non ad un palazzo legislativo. Abbondano le cupole, i lucernari, i campanili, e non manca perfino qualche imitazione della torre Eiffel. Si dice il peccato, ma non il nome del peccatore, epperciò lascio anch'io volentieri nella penna i nomi degli architetti che intervennero a questa gara. Noto la cura speciale del maggior numero di essi per riscaldare o rinfrescare, secondo le stagioni, i nostri onorevoli, e noto pure gli sforzi che quasi tutti hanno fatto per collocare la buvette in luogo comodo e facilmente accessibile, il che assicura i destini della patria.
Questo concorso, come sapete, è puramente accademico, giacchè per ora col vento che tira, non c'è alcuna probabilità che si edifichi un nuovo palazzo pel Parlamento. Qualcuno ha detto che i sullodati architetti hanno fatto dei castelli in Ispagna, la qual cosa è conforme al vero. Non era però un castello in Ispagna il palazzo Piombino che il municipio di Roma ha fatto demolire in piazza Colonna.
Ormai di quel goffo e pesante casamento non rimane più traccia; l'area è sgombra e l'aspetto della Colonna Antonina ci guadagna esteticamente un tanto. Ma è chiaro che ora converrà sistemare la piazza. Che cosa sorgerà in luogo del palazzo Piombino? I Francesi hanno un giuoco di società, nel quale si domanda: qu'y mettra-t-on? Ciascuno ci mette quello che vuole e così accade appunto per la sistemazione della piazza Colonna. Chi ci vorrebbe mettere un giardino, chi una fontana monumentale, chi magari una galleria come quella di Milano con annessi baritoni e ballerini a spasso. Le proposte si moltiplicano, e, vista l'incontentabilità umana, sarebbe forse il caso di ricordare il famoso sonetto del Porta sulla manna degli Ebrei. Io, se fossi Domeneddio, non so davvero che cosa metterei in piazza Colonna; forse ci starebbe bene la statua equestre del Sindaco che ha ordinato la demolizione del palazzo Piombino senza darsi pensiero del modo di riempire il vuoto. E vero che nella capitale, quando si tratta di cose municipali, tutto si concentra nel vuoto!
Ed è anche vero che la Roma centrale è stata purtroppo dimenticata fin qui. Ciò che doveva farsi fin dal principio lo si fa ora che le finanze municipali sono esauste. L'area scoperta non dovrà certo rimanere così, ma se una mente pratica avesse regolato fin dal principio il colossale movimento edilizio, l'abbellimento che si voleva dare alla capitale del regno, più che spendere milioni, per esempio, nella passeggiata de' Parioli o in quella del Gianicolo ove non si vede anima viva, si avrebbe a quest'ora e già terminato qualche cosa di più utile e di più decoroso nel centro.
Basta dare uno sguardo alle altre città che han progredito per capire che han cominciato per abbellire e rendere più comoda la parte dove ferve la vita cittadina. Chi concepì l'ingrandimento di Parigi, tanto per dare un esempio, partiva certo da questo concetto. Tutti i gran boulevards con l'ultimo venuto, l'avenue de l'Opéra, sono grandi arterie del cuore parigino, da dove il moto e la vita si spande fino alle piazze di Neuilly e di Montmartre.
A Roma invece per colpa degli antichi, perdonabili perchè non avevano piani regolatori, e per colpa riconosciuta dei moderni, abbiamo invece tutto il contrario.
San Pietro, la più bella piazza del mondo, il Popolo, Santa Maria Maggiore, il Laterano stanno tutti fuori di mano; per vederli occorre traversare strette ed indecenti strade. Piazza Vittorio Emanuele abbellita ora da un giardino veramente bello, l'Indipendenza, la Via Veneto, la più grande delle nuove strade, opere tutte dei moderni, sono anche esse fuori di mano e lontane qualche chilometro dal centro. Cosicchè il cuore di Roma tanto per le opere antiche come per le moderne è rimasto quello ch'era, cioè a dire stretto e meschino, senza nessuno di quei tagli, di quelle aperture grandiose che classificano ora le grandi città.
San Marcello, San Carlo al Corso, il largo Sciarra sono, figuratevi! chiamati piazze, e non rappresentano in paragone nemmeno la metà d'un boulevard, d'una avenue, d'un Corso, d'una street o strasse qualunque.
Or dunque non c'è che da rallegrarsi, come vi dicevo, se il palazzo Piombino è stato atterrato. In arte non rappresentava un bel nulla. Le guide stesse, compresa la Treves-Bolaffio arricchita ora di tutte le novità degli ultimi anni, non lo nominavano. Dunque parce sepulto! Lo slargamento iniziato coll'edificio Bocconi e Marignoli, elegante architettura del Podesti, è sperabile oramai che segua fino alla così detta Piazza Sciarra. Solo allora il vero centro di Roma incomincerà a respirare. Per l'area libera vi ho già detto che i progetti non mancano.
L'amico Fanfulla vorrebbe di quell'area a mille e duecento lire al metro farne un giardinetto per le balie e per gli oziosi che volessero fumare la pipa al sole.
Un altro progetto che ho veduto in lavorazione assomiglia a questo, ma è più monumentale e forse di non disprezzabile effetto. In esso è ripetuta nell'area Piombino un'altra piazza Colonna, compresa anche un'altra colonna dedicata con i suoi bassorilievi alle battaglie del risorgimento italico. La galleria verrebbe nel fondo, prospicente il palazzo Weghedin. Ne sentiremo delle belle come a Firenze per la celebre questione tricuspidale. Intanto, con non poca fatica per provvedermene, vi do i tre progetti che esistono.
Quello dell'ingegnere Mazzanti (neo-consigliere) fu il primo e stabilì, con molta praticità, l'ufficio al quale deve servire ciò che può erigersi su quell'area.
Seguirono il Piacentini ed il De Mauro erigendo anch'essi edifizi al medesimo scopo. Sicchè può dirsi che dalle persone tecniche come dalla cittadinanza si riconosce l'area Piombino come il solo punto per dotare la città d'una galleria o foro — chiamateli come volete, — ossia d'un punto di ritrovo coperto mancante fino ad ora.
Riportando un piccolo schizzo dei tre progetti non è mia idea farvi l'elogio e la critica di alcuno. Saremo in tempo quando saranno aumentati i progetti, o quando l'onorevole Calcedonio Inghilleri, tolta la pesante ed inutile inchiesta, permetterà ai nuovi venuti di filar dritto fino alla fine sugli abbellimenti ed i miglioramenti della città.
Echi del carnevale. Il veglione della Stampa. I carri storici. La festa al Circolo Artistico:
"Ancora due pagine sul carnevale di Roma, il più bello che in quest'anno la penisola dei carnevali abbia avuto. Primeggiò il "Veglione della Stampa", al Teatro Costanzi nella notte del 25 febbraio.
Che folla!... Un torrente umano si riversò al Costanzi dalle 10 della sera alle 3 del mattino. Si calcola che sieno intervenute diecimila persone.
Il teatro presentava un magnifico colpo d'occhio. Ogni giornale di Roma aveva addobbata una propria loggia. Il Diritto, organo della democrazia, era rappresentato da un organo enorme. Graziosa la loggia del Rugantino, giornale scritto in romanesco. Rappresentava un'osteria romana con cucina, dove tre belle trasteverine, nel loro costume, distribuivano sorrisi, piatti e bicchieri ricolmi. Elegante la loggia del Fanfulla, col busto di Fanfulla eseguito dal Monteverde. Quella dell'Italia era piena di piante d'aranci: l'interno rappresentava un giardino con una Mignon. Sul davanti della loggia si leggeva: Le pays où fleurit l'oranger!
Una parola anche sulle "mascherate". Il "Trionfo di Vittoria Colonna", fu il carro più osservato. Povera Marchesana di Pescara!... Chi mai avrebbe detto a lei, così nemica delle pompe mondane, e così amica dell'ombra de' chiostri, che l'avrebbero presa a soggetto d'uno spasso carnevalesco?...
L'insigne poetessa ascetica era rappresentata sul carro magnifico dalla poetessa signora Clelia Bertini, che sedeva in alto e aveva a' suoi piedi i più illustri nomini del cinquecento: Benvenuto Cellini, Raffaello, Giulio Romano, Paolo Veronese, Pietro Aretino. Non mancavano due dame d'onore e paggi. Sul davanti del carro v'erano le statue della Poesia e della Storia, e, dietro, il genio della Fama e i versi di Veronica Gambara per Vittoria Colonna:
O della nostra etade unica gloria, Donna saggia, leggiadra, anzi divina! Un altro bel carro rappresentava Amore vince la forza. Entro una conchiglia, un amore si faceva trascinare da un leone.
Notiamo anche Cola di Rienzi a una festa. A proposito di questo tribuno, un effetto d'ilarità produsse il carro la Salita del Campidoglio, con Cola di Rienzi e due suoi imitatori moderni, in cui tutti riconoscevano Checco Ceccapiclier e Pietro Sbarbaro. C'era anche la sua brava arringa di Cola, cioè dello "Spirito gentil" cantato dal Petrarca.
La festa al Circolo Artistico Internazionale fu la migliore sorpresa. Il salone fu convertito in una immensa miniera d'oro. Un fulgore abbarbagliante! Oro dappertutto... e dappertutto luce elettrica che pioveva dalle screpolature delle roccie aurifere. I sedili erano macigni. C'era il crogiuolo per l'oro, i fornelli per fonderlo... Gli artisti indossavano splendidi costumi da minatori. I soci spagnuoli del Circolo diedero un concerto arabo."
Nei lavori di sterro per la costruzione della nuova fogna che deve allacciare quella di via del Tritone con l'altra di via della Scrofa, è stato trovato, in prossimità dei magazzini Bocconi, un pezzo di mattone che Dia il bolla E circolare inedito e fin qui sconosciuto: IVVENTI SATVRNINI Ex F SEI A E S ISAVRIC OPVS DOLIAR ASIATICO II COS
È dell’anno 125, e nel cerchietto porta in rilievo la protome di Mereuro, volta a destra, con la borsa e il caduceo ai due lati. Per i medesimi lavori in piazza di Montecitorio, alla profondità di quattro metri sotto il piano stradale, si sono incontrati piccoli avanzi di muri, costruiti parte in laterizio e parte in pietrame.
Giuseppe Gatti.
Nello sterro per la costruzione della nuova fogna dalla via del Tritone a quella del Campo Marzio, presso l'angolo del magazzino Bocconi è stato scoperto, alla profondità di m. 6,50 dal piano stradale, un tratto di antica strada a grandi poligoni di selce; ed in piazza Colonna, dirimpetto all'angolo del palazzo Chigi, è riapparso un simile tratto di pavimento stradale, il quale trovasi a livello più alto, cioè a m. 5,50 sotto il piano della piazza.
In quest'ultimo luogo si è rinvenuto un pezzo di condottura in piombo, che doveva traversare obliquamente la via Flaminia, dirigendosi verso sud-est. Questo pezzo di tubo aquario, che ha il maggiore diametro di m. 0,08 ed è lungo m. 0,50 porta a belle lettere rilevate l'iscrizione: I PHOEBIANI TRIB CHO PR VIG cioè: . Mancano il prenome e il gentilizio del tribuno, che ebbe la cura di sovrainten- dere alla condottura la quale doveva portar l'acqua alla stazione della prima coorte dei vigili.
Questa, com'è noto, era nelle vicinanze dell'odierna via di S. Marcello, e trovavasi sul confine fra la settima e la nona regione. La direzione, che aveva la fistola plumbea ora scoperta, è appunto verso quella parte e conferma l'ubicazione della predetta stazione. È conosciuto un altro simile tubo aquario, col nome di Ti. Claudio Juventino centurione della prima coorte dei vigili (C. I. L. XV, 7245), ma ne è ignota la provenienza.
Frà la terra rimossa nei predetti lavori si è recuperato: un rocchio di colonna di africano, lungo un metro, col diametro di m. 0,47; un piccolo frammento di ca| pitello ed un pezzo di cornice intagliata, in marmo; due pezzi di mattoni coi bolli del secondo secolo, (C. I. L. XV, nn. 373 e 1298) ed i frammenti d'iscrioni sepolerali incise su lastre di marmo.
Giuseppe Gatti.
Fallisce un attentato al Duce ideato dal Deputato Socialista Tito Zaniboni e dal Generale Luigi Capello, appostati con un fucile alla finestra di una stanza dell'Albergo Dragoni a via del Pozzo 9, di fronte al balcone di Palazzo Chigi su via del Corso, da cui si sarebbe dovuto affacciare il Duce per celebrare l'anniversario della vittoria.
Monumenti