Storia
CronologiaInaugurazione della via Felice. Lunga 2787 metri, il nuovo tracciato parte da Trinità dei Monti e arriva a Santa Croce in Gerusalemme, passando per Santa Maria Maggiore.
Uno degli Obelischi del Mausoleo di Augusto, viene innalzato dietro l'abisde di Santa Maria maggiore. Per allacciare l'Esquilino col Pincio, viene posto in dirittura col grande rettifilo aperto da Sisto V
In un area della Villa Barberini, angolo Quattro Fontane e Via XX Settembre, viene realizzato uno Sferisterio, campo destinato al gioco del pallone con bracciale all'uso toscano.
Presso l'angolo della via Quattro Fontane con la piazza dell'Esquilino, di rimpetto alla casa Gostanzi, alla profondità di met. 8,50 è stato scoperto un cunicolo murato, il quale attraversa la strada ad angolo retto, e poi volge verso il Viminale. È notevole perchè ancora vi corre l'acqua. Misura nella luce met. 1,35 x 0,72.
Rodolfo Lanciani.
Giacomo Fassi apre una bottega di ghiaccio, mescita di birra e grattachecca romana a via delle Quattro Fontane.
Cortei funebri del generale Giacinto Carini e di Carlo Felice Barberini Colonna:
Il trasporto funebre è stato imponente per il concorso grande di gente. Tutta la guarnigione di Roma era sotto le armi, disposta lungo la strada, da fontana di Trevi a Porta Pia. Reggevano i cordoni del feretro Benedetto Cairoli, Domenico Farini, Michele Amari, Quintino Sella, Niccola Fabrizi, Luigi Torelli, Francesco Crispi, Cesare Bonelli.
Al cimitero vi fu una scena commoventifisima. La signora Carini con le bambine, appena partito il corteo funebre, non ostante le preghiere degli amici, era uscita di casa ed aveva preceduto l’arrivo del corteggio a Campo Verano. Vi basti questo per immaginarvi lo strazio di quella povera donna.
Certe curiose combinazioni succedono e possono succedere solo a Roma: Il corteo funebre del generale Carini è passato per via delle Quattro fontane, davanti alla gran cancellata del palazzo Barberini presso la quale era schieratoun battaglione del 4.° reggimento di fanteria.
Un ora dopo, dal palazzo Barberini è uscito un altro corteo funebre; quello di Don Carlo Felice Barberini Colonna, duca di Castelvecchio, nato nel 1817, ciambellano di S. M. Apostolica, bali dell'ordine Gerosolimitano, e colonnello della Guardia nobile pontificia, col grado di tenente generale anche lui.
E tutte le guardie nobili di S. S., ben inteso vestite in borghese, lo hanno accompagnato insieme alla confraternita dei Sacconi (chiamiti così perchè vestono un rozzo sacco di tela) alla quale il defunto apparteneva.
Gli sarebbe spettato per nascita il magiorascato di casa Barberini, ma rimasto vedovo di una Falconieri nel 1849 con due sole figlie, rinunziò in favore di suo fratello secondogenito il principe Enrico. Era un uomo grandemente caritatevole, Le ‘sue due figlie, diventate quasi fiorentine per matrimonio, sono sposate a due fratelli, il principe Tommaso Corsini e Don Piero Corsini marchese di Lajatico, e son tenute a Firenze come il modello delle mogli, delle madri, delle gentildonne.
M'immagino che Leone XIII avrà mandato a prender le nuove anche del suo tenente generale, e siccome dal palazzo Barberini alla casa dove è morto il Carini ci son pochi passi, è probabile (se non volete dir probabile dite possibile) che ‘la stessa. persona abbia fatto per conto del' Papa un viaggio e due servigi allo stesso tempo.
Noto il futto per quelli che suppongono impossibile la vita di queste due Rome tanto differenti una a ridosso dell'altra. In teoria certe difficoltà sembrano immense: in pratica non appatiscono; neppure; gli angoli si smussano e si antptondano , le persone ben educate si tirano ciascuna un tantin da parte per non darsì spinte © tutto va per il meglio, sotto questo aspetto, nella migliore dello Rome possibili.
Ugo pesci.
Nella casa Feliciani, in via dei Giardini n. 17, alla profondità di 6 metri è stato trovato un toro di marmo, spettante al noto gruppo mitriaco, ed un capitello corinzio alto met. 0,75.
Per far posto a nuove costruzioni, viene demolito lo Sferisterio Barberini su via XX Settembre. Un nuovo impianto viene costruito in un lotto libero tra via Sallustiana e Via Calabria.
Gabriele D'annunzio si trasferisce da via XX Settembre 10 (dopo 4 anni di permanenza), a via delle Quattro Fontane 159 (dove risiede per altri due anni).
Il Conte Terenzio mamiani muore nel Villino a Via Varese 4, dove abitava negli ultimi tempi, ospite del comm . Astengo.
« La salma del Mamiani imbalsamata dai dottori Tassi e Marchiafava, rimase esposta tre giorni nella cappella ardente del villino di via Varese. Il numero delle firme e dei telegrammi di condoglianza fu stragrande.
Alle quattro pomeridiane della domenica 24 maggio erano raccolte in piazza dell'Indipendenza le rappresentanze ufficiali del Senato, della Camera, dell'esercito, delle Marche, delle associazioni popolari romane ed altre ed altre.
Alle quattro e mezza il corteo sfilò per via Castelfidardo; di là volse a sinistra e seguì via Venti-Settembre fino al crocevia al palazzo del Drago; poi prese via delle Quattro fontane fino a via Nazionale, e per via Nazionale giunse verso le sei alla stazione ferroviaria, dove la salma rimase fino al giorno seguente, alle 10 del mattino, ora in cui partì alla volta di Pesaro, prima ed ultima dimora del grande italiano.
Aprivano il corteo un plotone di vigili e uno di guardie municipali, immediatamente seguiti da un battaglione di fanteria. Poi si avanzava il carro funebre. I cordoni erano tenuti dal generale Durando presidente del Senato, e dall'onor. Biancheri presidente della Camera dei Deputati; dal generale Caravaglia, per l'esercito, dal ministro Coppino per il governo; dall'onorevole Cadorna per il Consiglio di Stato; dal prefetto Gravina, per la provincia di Roma; dall'onorevole Vaccai, per il municipio di Pesaro; dal duca Leopoldo Torlonia, per il municipio di Roma. Il Torlonia rappresentava pure i comuni di Milano e di Genova. Seguivano gran numero di ufficiali delle diverse armi, varii generali, un contrammiraglio, molti senatori e moltissimi deputati.
Sul carro mortuario si vedeva la uniforme di ministro sardo che il Mamiani indossò quando, nel gabinetto presieduto dal conte di Cavour, ebbe il portafoglio della pubblica istruzione. La base scompariva sotto le corone di fiori.
Parlarono: il senatore Fiorelli, per l'accademia de' Lincei; l'onor. Biancheri per la Camera; il ministro dell'istruzione pubblica, per il governo; Baldassarre Avanzini direttore del Fanfulla, in nome dell'associazione della stampa; l'onorevole Vaccai, per l'accettazione della salma in nome del municipio pesarese. Il duca Torlonia, come sindaco di Roma, rammentò la gloria d'avere avuto il Mamiani consigliere municipale sempre dal settanta in poi. Infine parlò a nome del senato e, possiamo dire, a nome della scienza, il professore Moleschott.
Le quattro vie percorse dal maestoso corteggio erano affollatissime. »
Trasporto della Salma del deputato Agostino Bertani, dall'Albergo Italia alla stazione Termini.
"Il trasporto della salma fu fatto in Roma, dall'albergo d'Italia dove mori l'illustre patriota, alla stazione ferroviaria con grande concorso di popolo. Il municipio di Milano volle che quel trasporto fosse fatto a sue spese incaricandone il municipio di Roma. Il corteo percorse Via delle Quattro Fontane, Via Nazionale e Piazza di Termini. Coprivano il carro fiori e corone, una delle quali bellissima mandata dal presidente del Consiglio.
Reggevano i cordoni del feretro l'on. Correnti e l'assessore municipale Vimercati per la città di Milano, il colonnello Majocchi per i Mille, l'on. Cairoli per il Comizio de' Veterani 1848-49, il duca Torlonia per la città di Roma, il banchiere Lemmi per la famiglia, il senatore Tamaio per la Massoneria, il dottor Baccelli per l'associazione Medica italiana, l'on. De Riseis per la Camera dei deputati.
Seguiva il feretro un lungo stuolo d'amici, fra i quali i ministri Coppino e Grimaldi, il generale Cosenz, molti senatori e deputati.
Alla stazione il feretro fu deposto in una sala tramutata in cappella ardente. Il Correnti fece un bellissimo discorso rammentando la parte avuta dal Bertani nelle Cinque Giornate. Parlarono anche il Cairoli ed il Crispi; il dottor Panizza a nome dell'estrema sinistra, l'avvocato Marcora a nome della democrazia milanese.
La sera dello stesso giorno, 2 maggio, la salma partì per Milano e vi giunse nelle prime ore pomeridiane del giorno 3, accompagnata dall'assessore Vimercati e da alcuni parenti del defunto. Il feretro era stato posto in un carro merci convertito in camera mortuaria."
Manifestazioni di protesta di una folla di operai disoccupati, davanti alla sede del Ministero dell'Interno a Palazzo Braschi, che sfociano in saccheggi e scontri per le strade di Roma:
"Gli operai disoccupati avevano mandato alcuni loro delegati a palazzo Braschi. Il Fortis sottosegretario di Stato ebbe un colloquio con questi delegati la sera del 7 corrente: essi dovevano riferirne ai loro compagni alle 2 pom. del giorno seguente in piazza Cavour, nei prati di Castello.
Circa tremila operai si erano riuniti a quell'ora per sapere quale fosse la risposta del governo. Esaltati dai discorsi fatti mentre aspettavano i delegati, gli operai accolsero malamente il risultato delle pratiche fatte da quei loro colleghi.
Si mossero tutt'insieme gridando ed avviandosi verso il centro della città, dove dai prati di Castello si arriva direttamente in dieci minuti, passando il ponte di Ripetta, costruito da alcuni anni dove era l'antico Porto. Il ponte sbocca nella via di Ripetta della quale è molto più alto: per conseguenza vi sbocca da una parte per mezzo di una rampa, dall'altra per mezzo di una scalinata.
Arrivati in Ripetta e passando di fianco al palazzo Borghese, poi dalla piazza di San Lorenzo in Lucina, i dimostranti potevano trovarsi subito nel Corso e nelle vie principali che vi fanno capo. Infatti presero quella direzione, giacchè il passaggio del ponte fu loro impedito soltanto da un ispettore — il disgraziato Battirelli, vittima del ministro Crispi — e da 40 o 50 guardie di P. S. che egli potè raccogliere lì per lì quando gli fu dato l'ordine di recarsi a quel posto. La truppa arrivò e sbarrò il ponte — come si vede nel nostro disegno — quando i dimostranti già erano passati ed imperversavano nelle vie principali.
A piazza San Lorenzo in Lucina la massa dei dimostranti si disgregò in due o tre gruppi. Il principale si avviò per via Frattina, che sbocca nel Corso dirimpetto alla piazza qui sopra nominata, e va diritta a piazza di Spagna. In via Frattina vi sono molti negozi importanti.
Ebbero tutti le vetrine e i cristalli rotti. Giunto in piazza di Spagna il gruppo principale voltò a destra per via Due Macelli, dove fece gravi danni al "Grande Orfeo". Nella nostra doppia pagina anche questo episodio è reso con molta evidenza: l'edifizio d'aspetto grandioso e disadorno dirimpetto al Cafè Chantant danneggiato, è il Collegio di Propaganda; in fondo si scorge piazza di Spagna e la colonna dell'Immacolata.
Il gruppo principale continuò le sue devastazioni in via del Tritone, poi si avviò verso i quartieri alti portandovi lo spavento e finì per capitare in piazza dell'Esquilino fra due o tre compagnie di fanteria, che lo dispersero arrestando i riottosi alle intimazioni.
Un altro gruppo intanto erasi diretto per il Corso verso Montecitorio dove i deputati si trovavano adunati in seduta. Il piccolo distaccamento di truppa che fa il servizio di guardia, durante le sedute, fu ritirato in un cortile interno, mentre si mandavano a chiamare rinforzi. Il portone principale del palazzo fu chiuso per un quarto d'ora: il questore de Riseis rimase però sulla gradinata esterna al suo posto, potendovi esser necessaria la sua presenza.
Sopraggiunta altra truppa e fatte le intimazioni di legge, i dimostranti si persuasero ad andarsene, dirigendosi di fianco al Pantheon e per piazza della Minerva, verso il nuovo corso Vittorio Emanuele. Piombati sopra il negozio di chincaglierie dei fratelli Finocchi che ha sei grandi porte, unite fra loro da vetrine, nel tratto fra piazza del Gesù ed il teatro Argentina, spezzarono insegne, vetrine e quanti oggetti vi si contenevano.
L'aspetto di quelle turbe tumultuanti scatenate per le vie di Roma non era davvero rassicurante. Si compiacevano di maltrattare o spaventare chiunque incontravano, a piedi o in carrozza, gridando sempre. Fortunatamente avevano armi: si erano bensì provveduti di mezzi di distruzione rovesciando e depredando un carro di legna e portando via i badili ad alcuni spazzini municipali.
Non incontrarono in nessun luogo alcuna seria resistenza, mancando qualunque criterio direttivo nella repressione dei disordini. Si facevano correre carabinieri e guardie di P. S. in carrozzelle o botti nei punti più minacciati, ma vi giungevano quasi sempre quando la bufera era già passata. Tutto ciò continuò fino a dopo le 5 pomeridiane.
A quell'ora, fatti molti arresti e disperse le bande dei tumultuanti, ritornò un po' di calma nella città. Subito sbucarono fuori dai vicoli luridi e lontani gli stracciaroli, a far loro bottino dei rottami di cristalli dei quali in molte strade era addirittura ricoperto il selciato. Per quella sera i teatri e quasi tutti i caffè rimasero chiusi: Roma fu percorsa in tutte le direzioni da numerose pattuglie di truppa."
A Via delle Quattro Fontane, crollano i tramezzi di una casa in ristrutturazione. Il Re Umberto I accorre sul luogo del disastro e da supporto ai soccorsi:
"Nella mattina dell'8 gennaio, in una casa in costruzione presso le Quattro Fontane e adiacenti al giardino del Quirinale, caddero due volte del secondo piano, trascinando fra le macerie; nei sotterranei, dall'altezza di circa sei metri, tre operai.
Accorsero guardie, vigili con delegati e altre antorità, e si cominciarono subito i lavori di salvamento. Dopo qualche tempo di lavoro, furono estratti dalle macerie due degli operai, uno con qualche scalfittura e un altro leggermente ferito.
A mezzogiorno, mentre si eseguiva il lavoro per estrarre il terzo operaio, S.M. il Re, lasciando il Cosiglio dei ministri coi quali era in seduta per la solita relazione, accorse sul luogo della disgra accompagnato dagli aiutanti Pallavicini e Accini. Il Re, commosso, volle scendere egli medesimo nei sotterranei mediante una scala a piuoli, incoraggiando vivamente quelli che lavoravano a salvare il tezzo operaio.
Si riuscì, finalmente, a scoprirlo e tuttora in vita, ma impigliato con le gambe in mezzo ai rottami. Si temeva che avesse spezzate le gambe. Alle ore 2 e mezzo, sempre col Re presente, sî lavorava ancora per smuovere con tutte le precauzioni le macerie, affine di liberare il disgraziato. 11 Re faceva coraggio all'infelice, porgendogli dei bicchierini di cognac. Alle 4 e un quarto, il lavoro di liberazione ebbe termine.
Il Re che non si era mai mosso dal suo posto, assistette al collocamento sulla barella dell'operaio, che aveva una gamba fortemente contusa ma non rotta. Il ferito mormorava: Grazie, Maestà! E il Re: Sta tranquillo, chè non è niente. Non parlare, che ti fa male.
Mentre il povero operaio era condotto all'ospedale ove raggiunse gli altri due compagni, Umberto ritornava a piedi alla reggia, accompagnato dalle autorità e dal popolo. Allora avvenne una dimostrazione imponente. Si gridava: Viva il Re! Viva il nostro padre! Viva il padre degli operai! Molti piangevano.
La casa crollata apparteneva a un signore inglese. Furono arrestati il costruttore, il direttore dei lavori e un suo aiutante, che danno la colpa all'umidità."
Viene ampliato il Palazzo Galloppi con un nuovo fabbricato su via Quattro Fontane.
In via Quattro Fontane, rinforzandosi le fondazioni del casamento posto al n. 143, a m. 4 sotto il piano stradale e alla distanza di m. 3,40 dal ciglio del marciapiede, è stato riconosciuto un tratto di antica strada romana, a grossi poligoni di lava basaltina.
Giuseppe Gatti.
La Gelateria Fassi si sposta da Via delle Quattro Fontane a piazza Navona. La nuova sede al piano terra di Palzzo de Cubis, chiamata Caffè-gelateria Nino all'Agonale, è dota di una delle prime refrigeratrici elettriche di importazione tedesca.
Inizia l'eliminazione del tram da alcune zone centrali. Sono abbandonati i binari in piazza e via San Claudio, nelle vie del Pozzo e del Pozzetto e in via del Tritone fino al largo Tritone con variazioni di percorso per le linee 26, 27, 28, 28 rosso, 29 (La linea 26 è deviata, in piazza dell'Esedra, per via Nazionale, il Traforo, via dei Serviti, via del Tritone, piazza Barberini seguendo poi il precedente itinerario per via San Nicolò da Tolentino; la 27 è deviata per via del Tritone, il Traforo, via Nazionale, piazza Esedra seguendo poi il precedente itinerario per via delle Terme; le 28 e 28 rosso, dopo il Traforo, sono deviate per via dei Serviti, proseguendo poi per via del Tritone, piazza Barberini e via Quattro Fontane; la 29 è deviata per via dei Serviti, il Traforo, via Nazionale e via Depretis).
Attentato in Via Rasella durante il transito a piedi di una compagnia del I battaglione del Reggimento Polizei SS Bozen, composta da 156 uomini tra ufficiali, sottufficiali e truppa, in assetto di guerra, con mitraglatrici montate su carrelli in testa e in coda alla colonna. Lo studente in medicina Rosario Bentivegna, con la copertura di un altra giovane studentessa, Carla Capponi fanno brillare una mina collocata in un carrettino metallico da spazzino. Subito dopo, due squadre dei GAP Centrali, una di sette uomini l'altra di sei, al comando di Carlo Salinari (Spartaco) e Franco Calamandrei (Cola), lanciano a mano bombe da mortaio leggero Brixia, modificate per esplodere per accensione della miccia, e sparano con armi leggere. L'azione si concluse con la morte di 32 militari e 110 feriti. persero la vita nell'attentato almeno altri due civili italiani tra cui il tredicenne Piero Zuccheretti. I gappisti non subirono perdite. I superstiti del Bozen, coadiuvati da forze tedesche e fasciste affluite sul posto, iniziarono a rastrellare la popolazione della zona circostante, arrestando abitanti e passanti. I rastrellati sono fatti allineare sotto contro la cancellata di accesso a Palazzo Barberini e quindi condotti in parte presso l'intendenza della Polizia dell'Africa Italiana (PAI), in parte presso il palazzo del Viminale, dove nelle cantine, circa trecento persone sono trattenute per accertamenti sino alla mattina successiva.
L'Accademia d’arte drammatica lasciando il Villino Durante e si sposta a via Quattro Fontane 20.
Attivata la Corsia Preferenziale sull'itinerario piazza Esquilino, via Cavour, via Panisperna, via Milano, via F. Crispi, via Sistina, via Quattro Fontane, via De Pretis, piazza Esquilino.
L'Accademia d'Arte drammatica trasferisce la propria sede da Via Quattro Fontane a via Bellini 16.
Monumenti
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Palazzo dell'Istituto Mobiliare Italiano e dell'Ufficio Italiano Cambi
1950 edifici
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Galleria di Palazzo Barberini
1949 musei
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Palazzo della Famiglia Barberini
1938 edifici
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Palazzo dell'Istituto Romano Beni Stabili a Via delle Quattro Fontane
1938 edifici
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Cinema teatro Quattro Fontane
1938 cinematografi
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Palazzo Tenerani
1870 palazzi
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Collegio Scozzese
1864 edifici
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Palazzetto Tenerari
1840 edifici
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Sferisterio Barberini
1814 impianti sportivi
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Targa del Rione Monti a Via delle Quattro Fontane
1748 targhe
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San Dionigi Areopagita
1653 chiese
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Convento e chiostro dei Trinitari Scalzi di Spagna
1634 conventi-chiostri
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Cappella di palazzo Barberini
1625 cappelle
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Palazzo Barberini
1612 ville
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Giardino di Villa Barberini
1612 giardini
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Sant'Andrea degli Scozzesi
1600 chiese
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Manica lunga del Palazzo del Quirinale
1590 edifici
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Fontana del Tevere alle Quattro fontane
1588 fontane
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Fontana di Giunone alle Quattro fontane
1588 fontane
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Fontana dell'Arno alle Quattro fontane
1588 fontane
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Fontana di Diana alle Quattro fontane
1588 fontane
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Palazzo Mattei Albani Del Drago alle Quattro Fontane
1587 palazzi
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Fontana del Convento di San Carlino
fontane
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Palazzetto Scalambrini
edifici
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Mura serviane nei sotterranei di Palazzo Galloppi Volpi
fortificazioni
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Madonna di palazzo Galloppi Volpi
edicole sacre
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Casa Koch
palazzi
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Lapide in memoria di Johann Anton Koch
targhe
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Lapide in memoria dei caduti alle fosse ardeatine catturati nei rastrellamenti tedeschi a Via Rasella
targhe
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Targa della vecchia piazza Grimana ora Barberini
targhe
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Madonna dell'immacolata di via degli Avignonesi
edicole sacre
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Madonna col bambino a via San Vitale
edicole sacre
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Palazzina del Cardinale Annibale Albani
palazzi
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Casa settecentesca a via delle Quattro Fontane 29
edifici
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Targa in memoria di Johann Christian Reinhart
targhe
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Fontana di Palazzo Barberini
fontane
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Ninfeo di Palazzo Albani Del Drago
fontane
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Ninfeo di Bacco nella Sala delle Colonne a Palazzo Barberini
fontane
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Fontana del giardino di Palazzo Barberini
fontane
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Ninefo del giardino di Palazzo Barberini
fontane
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Mitreo Barberini
mitrei