Storia
CronologiaIl principe Tommaso di Savoia, duca di Genova e fratello della regina Margherita, dopo le nozze con la principessa Isabella di Baviera, giunge a Roma accolto alla stazione dai Reali. Il Corteggio svila dalla Stazione sino alla Reggia del Quirinale. A sera, nella piazza, viene organizzata una fiaccolata in loro onore:
"Allo 4,15 pomeridiane del giorno 28 il treno speciale col quale viaggiavano gli sposi entrava nella stazione di Roma: la Locomotiva era adorna di bandiere bavaresi e italiane. Di bandiere italiano e bavaresi era pavesata la città fino dalla mattina: le finestre delle strade per le quali dovevano passare i principi per andare alla reggia erano adorni di arazzi e di tappeti.
Dopo mezzogiorno tutti i negozi erano stati chiusi e alle 2 le Associazioni, riunitesi in piazza dei Santi Apostoli, s'erano avviate processionalmente verso la stazione con le musiche ed una infinità di bandiere.
Appena essi comparvero sulla porta esterna della stazione proruppe un applauso immenso, fragoroso dalla folla che circondava il piazzale. Gli sposi montarono in una carrozza di gran gala tirata da tre pariglie e preceduta da un picchetto di corazzieri. Agli sportelli cavalcavano il generale Maraldi comandante la divisione di Roma e il capitano dei corazzieri...
Avvicinatosi il corteggio alla reggia, il Re, il principe di Napoli, il duca d'Aosta, il principe Arnolfo fratello della sposa scesero a' piedi dello scalone. Il Re aiutò la principessa a scendere di carrozza e, datole braccio, l'accompagnò nella sala dove l'attendevano la Regina e la duchessa di Genova.
Intanto le Associazioni, che con le loro bandiere avevano seguito le carrozze reali, s'erano schierate sotto il balcone del Quirinale ed acclamavano gli sposi. Pochi minuti dopo, spalancati i battenti della loggia sopra al portone, il duca e la duchessa di Genova si sono affacciati insieme alla madre del principe Tommaso ed al principe di Napoli.
Al loro apparire gli applausi raddoppiarono e facendosi sempre più insistenti dovettero comparire altre due volte insieme al Re ed alla Regina."
Convenzione edilizia stipulata tra lo Stato Pontificio e il Cardinale Francesco Saverio de Mérode per l'urbanizzazione nei suoi terreni al Viminale. Baricentro del Quartiere sarà la Nuova Strada Pia.
Inaugurazione dell'Albergo Quirinale a Via Nazionale.
Resti di maggiore importanza vennero a luce nei lavori della via nazionale, sia presso il giardino Aldobrandini, che nelle fondamenta del palazzo Antonelli, di fronte alla chiesa di s. Caterina da Siena.
Quivi comparve il grande emiciclo che prospettava lo stadio delle Terme di Costantino, con una parte delle mura dello stesso stadio con nicchie, nonchè varie stanze, frammenti di colonne, ed un’ampia scala dispogliata de’ suoi marmi, che metteva al piano superiore dell'edifizio medesimo.
Giuseppe Fiorelli.
I lavori di sistemazione della via Nazionale al Quirinale portarono la scoperta di una parte del vasto emiciclo dello stadio o palestra, innanzi alle Terme Costantiniane, della cui esistenza sotto il giardino Aldobrandini non avevano dubitato i topografi.
Delle medesime Terme tornò pure a luce nello scorso mese, presso la via della Consulta, un ambiente largo circa m. 5,80, con residui del suo pavimento marmoreo, nonchè un muro di costruzione laterizia in forma di abside, il quale internandosi sotto il palazzo, in corrispondenza di un muro consimile esistente presso il lato orientale non ancora interamente dissotterrato, costituiva l'altro limite dell'indicata palestra.
All'interno di questo emiciclo è addossato un terrapieno fatto di scaglioni marmorei e selci, e disposto a guisa di gradini. Sembra che tale abside segnasse, il termine occidentale delle menzionate Terme, poichè esternamente ad esso apparvero avanzi considerevoli di una strada lastricata a grandi poligoni, che dirigendosi verso la non discosta palazzina Antonelli, tiene dall'altro lato una serie di solide costruzioni laterizie dell'epoca antoniniana, con piani soprapposti.
Fra le terre si raccolsero taluni bolli di mattoni spettanti alle figuline di Domitia Lucilla, oltre a pochi frammenti insignificanti di epigrafi sepolcrali.
Giuseppe Fiorelli.
I lavori proseguiti pel taglio delle terre, e per la demolizione dei fabbricati nella via Mazzarino e nel giardino Aldobrandini, hanno fatto conoscere da quali officine fossero usciti i mattoni impiegati in quella fila di botteghe del tempo degli Antonini, corrispondenti alle X Tabernae dei Regionari, poste sul limite del grande emiciclo o exedra dello Stadio presso le Terme Costantiniane.
Si lessero in alcuni di essi i bolli della officina Domitiana, in altri quello dei predi di Caio Giulio Apollinare, ed in altri il consolato di Serviano e Varo rispondente all’ anno 134 dell'e. v.
Poco lungi dallo stesso luogo, e propriamente nella via Mazzarino sotto il palazzo Rospigliosi, con poche reliquie delle mura delle stesse Terme, si scoprirono frammenti di sculture, parte di una tazza marmorea, la cui ansa esibisce strumenti di sacrificio con disco e prefericolo, altra parte di vaso in porfido, ed un pezzo del piede di un thymiaterion marmoreo, ove in bassorilievo è scolpita in buono stile una ierodula danzante.
Vi si rinvenne inoltre un torso di Giove di non cattivo stile, con tracce di colori nei capelli e nella barba, alquante teste di marmo, parte di un bassorilievo dell’ ultima epoca imperiale, parecchie anfore, monete comuni di bronzo, e molte lucerne, alcune delle quali di argilla finissima col monogramma cristiano.
Giuseppe Fiorelli.
Consacrazione della chiesa episcopale di San Paolo entro le mura.
Nella Via Nazionale, sotto il palazzo Rospigliosi, e propriamente fra l'orto Mercurelli e la via Mazzarino, apparvero alcuni muri di opera laterizia, che costituivano una delle grandi sale delle Terme di Costantino, aderente all’esedra ornata di portici, nonchè una stanza con pezzi del suo pavimento, e più frammenti di cornici di marmo colorato. Vi si trovò pure gran parte di una statua di Marte, un’ erma di Bacco imberbe, una testa barbata forse ritratto, un pezzo di cristallo di monte, e tre capitelli corintii di giallo antico.
Seguì la scoperta di tre muri di età anteriore, con arco a tutto sesto, che avevano nell’opposto lato un lungo andito con altri archi a volta, su cui erasi disteso il piano di un edifizio più recente. Nei bolli dei mattoni onde questi archi erano fatti, s’ incontrarono quelli noti co’ nomi dei consoli Gallicano e Vetere (a. 150 e. v.), Macrino e Celso (a. 164 e. v.), uno che offre leggiera variante alla epigrafe edita dal Fabretti (p. 515 n. 202): ed altro simile a quello pubblicato dallo stesso dotto illustratore (p. 521, n. 355).
Qui si videro ricomparire nel medesimo sito due muri a cortina, con archi e mensole, in tutta la lunghezza del nuovo tratto di via, i quali chiudendo il lato orientale della cinta esterna delle Terme, avevano a destra gli avanzi di camere più antiche, ove a livello delle Terme stesse si raccolse un capitello corintio; una statuetta di Mercurio priva della testa; un'ermetta di rosso antico, con testa di Satiro coronato di edera e corimbi, mancante però del petto e del mento; porzione di un grande disco marmoreo, con fascia intorno di animali in rilievo; un torso acefalo di statuetta muliebre, avente il monile e la veste; una testa di Paride; un busto acefalo, forse ritratto; ed un braccio della statua di un fanciullo, con più pezzi del pavimento sectile delle medesime Terme.
Demolite le anzidette mura, si trovarono nelle fondamenta adoperati per materiali di costruzione quattro parallelepipedi di travertino segnati di rosso, mezzo capitello ionico, e poco lungi fra le terre tre pezzi di fistula aquaria, uno con epigrafe T FL CLAVDI CLAVDIANI, altro con la medesima iscrizione da un lato, e dalla parte opposta APOLAVSTVS FECIT, l’ultimo portante le lettere L NA.... (C)LEMENTIS. Nè mancarono frammenti di sculture, quali un braccio di statua di Ercole poco maggiore del naturale, un torso di statuetta di Silvano avente in mano varie frutta, col pallio ripiegato sull’ omero, parte d’ una statuetta di Niobide, oltre il residuo di un musaico a colori con nascimenti di fogliami, ed un pezzo di epistilio marmoreo, in cui restano le lettere STAN alte m. 0.13, appartenuto forse alla grande iscrizione delle Terme.
Attirò maggiormente la nostra attenzione una fontana comparsa in prossimità delle descritte rovine, consistente di un muro con nicchia nel mezzo, decorato da pilastri e riquadrature, festoni, quadretti figuranti Genii alati in bighe o cavalcando mostri marini, fasce di musaici e conchiglie, oltre a quattro scalette marmoree, per le quali l’acqua discendeva in un sottoposto bacino. Nell’aggregato poi delle botteghe conosciuto col nome di X tabernae, si rinvenne altra parte di fistola in piombo col nome VLPIA EVTYCHIA, un pezzo di colonna di breccia corallina, ed altro di granito del Giglio bigio e rossastro.
Giuseppe Fiorelli.
Scoperto un frammento di statua muliebre, che il sig. Rossi incontrò nelle fondamenta della sua casa in via Nazionale (18?); un pezzo di colonna di granito rosso, giacente alla profondità di mezzo metro nella via dei Prefetti, tra i numeri civici 50 e 51; e sei pezzi di fistule aquarie in piombo, che il sig. Spithòver scoprì nella sua villa, posta nella strada Venti Settembre, la quale com’è noto occupa il sito degli antichi Orti Sallustiani. Le dette fistule confermano tale attribuzione, portando tre pezzi di esse da un capo l’epigrafe : ORTORVM SALLVSTIANOR IMP SEV ALEXANDRI AVG e dall’altro capo ma sulla faccia opposta: NAEVIVS MANES FECIT. Ogni pezzo inoltre ha un numero pure in rilievo, cioè XII. XII. XIV.
Giuseppe Fiorelli.
Nella via Nazionale, e propriamente fra l'orto Mercurelli e la via Mazzarino, sotto il palazzo Rospigliosi, continuò la scoperta di quella località che potè quali, ficarsi per criptoportico appartenuto a ricca abitazione. Rimesso a luce il lato meridionale di esso, comparve l'ordine medesimo delle decorazioni, con altra fontana avente la scaleita marmorea per la discesa delle acque, ed i quadretti laterali di musaico, uno dei quali tuttavia conservato figura un Genio in biga, e porta scritto in lettere bianche su fondo scuro NOTHI. Si scoprì in quelle vicinanze una fistula aquaria, con l'epigrafe TAVIDI QVIET... e XX nell'opposto lato.
Rimpetto al descritto muro altro ne sorgeva in linea esattamente parallela, con eguali ornati a musaico, che insieme al primo formava una specie di ambulacro, il cui termine resta ancora a determinare.
Si disotterrò pure l'estrema parte orientale della grande esedra dello Stadio o Palestra, situata di fronte alle Terme Costantiniane, e vi si trovò porzione della strada lastricata a poligoni di selce, che rasentando in salita l’emiciclo, continuava dall’ altra parte attraverso le X tabernae ultimamente distrutte. Dietro l’imbasamento dell’esedra cominciò poi a comparire una sala od ambulacro, con volta dipinta a paesaggi nello stile che dicesi pompeiano, e poco discosto si rimisero a luce due capitelli corintii con parte di architrave marmoreo, ed una scala larga più di un metro, che dal piano inferiore verso la via della Consulta ascendeva ad un edifizio soprastante.
Giuseppe Fiorelli.
Nel proseguimento della via Nazionale, continuandosi il taglio delle terre sotto il palazzo Rospigliosi, nel declivio del Quirinale, s'incontrarono altri avanzi di fabbriche private di epoca diversa, sottostanti alle Terme Costantiniane, presso le quali si raccolse una statuetta di putto dormiente sopra pelle di leone, larga alla base met. 0.80; e metà di una testa marmorea, quasi di grandezza naturale, coperta da pileo come nel tipo solito delle figure dei Daci.
Vi si scoprirono pure quindici anfore, ed al livello delle Terme, nella parte superiore, un avanzo di musaico bianco e nero a figure geometriche di non cattivo stile.
Furono quindi rimessi a luce muri laterizii, attaccati esteriormente alla grande exedra delle menzionate Terme, in direzione dell'orto Mercurelli; archi in continuazione del criptoportico o ninfeo, annunziato precedentemente; ed infine sotto la palazzina Lattanzi, accanto alla chiesa di s. Silvestro, residui delle mura urbane di Servio, con indizi di abitazione privata, ivi costruita nei tempi imperiali.
Giuseppe Fiorelli.
Sul declivio del Quirinale, in continuazione della via Nazionale, di sotto alle fondamenta degli edifizi, apparve il suolo vergine diviso in quattro strati, dei quali il primo alto met. 0.75 di cappellaccio, il secondo di met. 0.56 di terra vergine disciolta, il terzo di met. 1.40 di terra vergine compattissima, il quarto di argilla biancastra. Nell’altro taglio delle stesse terre, tra l’orto Mercurelli e la via Mazzarino, si scoprirono mura dell’ epoca costantiniana, con porta di mediocre grandezza ed arco piano, il tutto di opera laterizia. Ivi presso, aperto un profondo fosso per la fognatura, seguendo la linea della nuova strada, si rintracciarono grandi muri trasversi a breve distanza l’uno dall’altro, appartenuti senza dubbio ad un edifizio privato, ricoperto poi nella costruzione delle Terme; e si terminò di rimettere a luce quei muri laterizii, che attaccandosi al raggio esterno della grande esedra, costituivano tre anditi con finestre, cortina e porte di comunicazione fra loro. Tra gli oggetti rinvenuti nei dintorni si notarono parecchi frammenti di vasi italo-greci; una testa di giovinetto in marmo statuario; un torsetto panneggiato in rosso antico ed un frammento d'’ iscrizione in cui si legge: VIG GIORDAN... REI TIBERIVS TRIB...
Giuseppe Fiorelli.
Nella via Nazionale, continuandosi gli sterri per formare il piano del nuovo tracciato presso gli avanzi delle Terme di Costantino, nella parte espropriata del giardino Aldobrandini sul declivio del Quirinale, fu intrapresa la costruzione della grande fogna in molta profondità, e nel più basso strato di argilla che vi è stato scoperto (p. 99).
Si incontrarono pozzi antichissimi, scavati nel vergine e rivestiti internamente di lastroni convessi di cappellaccio, con piccoli incavi praticati lateralmente a regolare distanza per potervi discendere, come nell'altro pozzo rimesso a luce sull'Esquilino, non lungi dal recinto di Servio presso il così detto Auditorio di Mecenate.
Nei lavori medesimi, fra l'orto Mercurelli e la via Mazzarino, sotto il palazzo Rospigliosi, abbattuti i pilastri sottoposti alle Terme, si vide che erano essi composti di massi di travertino, larghi ed alti oltre un metro, con linee rosse formanti nessi, nei quali sembrano essere riconoscibili i segni della cava.
Nei lavori medesimi della via Nazionale si raccolsero i seguenti oggetti. Bronzo. Undici monete, ventinove frammenti incerti, e serrature. Osso. Quattordici aghi crinali. Terracotta. Nove lucerne, due anfore, tre frammenti di fregio e di antefissa, quattro vasetti, un mattone col bollo: CALLISTVS CN DOM TVL ed un piccolo avanzo di vaso aretino, con figurina virile ed animali, nonchè il sigillo SEXMP.
Giuseppe Fiorelli.
Allorchè nel Bullettino del Settembre 1876 (pag. 102) si annunziarono i moltissimi avanzi di antichi edifizî scoperti nel proseguimento dei lavori della via nazionale, che il Comune di Roma aveva fatto operare nello spazio compreso fra la via dei Serpenti ed il largo innanzi la chiesa di santa Caterina da Siena: e si trattò dei tre fabbricati di pianta e forma consimile che erano stati discoperti entro l'indicato spazio, e precisamente nella Villa Aldobrandini, tenendoli con qualche probabilità per le Decem Tabernae del libro delle Regioni; ci riservammo trattare in altro articolo del ninfeo di ragguardevole casa privata scoperto egualmente nel citato tratto della via nazionale, entro il giardino del palazzo Rospigliosi, e quasi aderente al grandioso recinto delle terme di Costantino.
Siccome l'illustre collega, sig. comm. Giovanni Battista de Rossi, si è riservato di trattare intorno alla pertinenza di quella nobile abitazione, delle cui ruine fa parte l'accennato ninfeo, così noi volentieri ci asterremo dallo esporre qualche memoria epigrafica che vi fu rinvenuta, o qualunque altra cosa che potesse condurne a toccare la detta quistione; e ci limiteremo ad una mera descrizione architettonica di quelle osservabili ruine, delle quali omai non si conserva che una minima parte. Così noi avremo liberato l'egregio collega da questa più fastidiosa e meno erudita parte della sua trattazione.
A traverso il pendìo del monte Quirinale, nella costa del medesimo rivolta a mezzo giorno, si estendeva l'area annessa alla casa già più volte ricordata, per uso di piccola villa o giardino; il quale giacendo ad un piano certamente più basso, stante la inclinazione del monte, richiedea valide sostruzioni per sostegno delle terre, e per mettere in piano la parte più elevata dell'edificio. Ad ornare tali sostruzioni — la cui estensione nel maggior lato superava i metri quaranta —vennero in esse opportunamente ricavate delle forme rette e concave, le une e le altre inclinate, come può rilevarsi dalla icnografia e dalla relativa ortografia delineate nelle tavole I$^{a}$ e II$^{a}$; nelle quali veggonsi anche le varie cadute d'acqua dall'alto al basso; ciò che fa senza dubbio reputare che la villa si estendesse innanzi alle medesime.
Un'idea più concisa ed esatta della enunciata decorazione può dedursi dalla riproduzione che ne diamo nella tavola III; in essa i particolari, per agevolarne la intelligenza, sono stati rappresentati in cromolitografia. Sopra un continuato basamento verticale di lastre di marmo bianco, con sottoposto zoccolo di marmo simile, alto met. 1,20, si eleva il muro inclinato dalla verticale, alto in complesso col basamento, la cornice di finimento e fascia, metri 4,45.
Il muro è diviso in varî scomparti verticali, ineguali di larghezza, ornati da pilastrini, alcuni con guide di fiori sopra fondo azzurro scuro, altri con baccelli bianchi ed azzurri, con capitelli compositi, al collarino dei quali con nastri bianchi sono appesi graziosissimi festoni di foglie e frutti, il tutto condotto in musaico.
Nei grandi compartimenti determinati dai pilastri descritti ornati con festoni, il fondo è ricoperto da piccoli pezzi di pomice insieme connessi con solido stucco, e dipinti a color giallo; sul qual fondo spiccano tre gigli, o tulipani, con verdi steli tutti in musaico del genere di quelli acquatici: essi hanno origine dal piano a foggia di recipiente, o piccola vasca, inserita fra il basamento ed il muro di sostruzione, che raccoglieva l'acqua dei vari getti da descriversi.
Oltre la decorazione dei pilastri, festoni e fiori, anche una piccola pittura musiva vedesi nel centro del compartimento sopra fondo nero, rappresentante una quadriga condotta da una figura con palma in mano a guisa di auriga vincitore: sulla cui testa sembra posi una corona, o ne spicchino dei raggi lucenti. Nel suddetto quadro leggesi l'iscrizione: AETHONI mancante dell'asta superiore nella seconda lettera. La descritta pittura distaccata conservasi nell'ufficio della Commissione archeologica comunale.
Tramezzano alternativamente gli scomparti rettilinei altri scomparti curvilinei, egualmente ricoperti con pezzi di pomice dipinti in rosso, con doppi festoni, quadretto consimile a musaico, e tulipani, ovvero un getto di acqua fra due pilastri, uno baccellato ed altro con guida di fiori: quale getto d'acqua uscendo all'altezza della sommità dei capitelli dolcemente fluiva sgocciolando su piccole lastre di marmo sopraposte ed inclinate una sull'altra, con partito già noto nelle antiche fontane, e che produce all'occhio l'effetto di una scala: discendea poi l'acqua fino alla vasca posta a livello del basamento.
Corona l'ordine dei pilastrini una cornice modinata con fasce di musaico nero e rosso tramezzate da conchiglie a foggia di ovoli, e quindi un'alta gola dritta formata di pomice color giallo, listello rosso, e fascia egualmente gialla: la qual cornice nei compartimenti curvi vedesi profilata negli angoli ove distaccavansi dalle rette le linee curve.
L'insieme di tale vaghissima decorazione ricorda quelle di altri ninfei o fontane di epoche anteriori, come alcune di quelle discoperte a Pompei, ovvero anche di quelle che posteriormente vennero con molta eleganza inventate, o imitate, dai nostri grandi architetti nella villa e nel palazzo D'Este in Tivoli, nei palazzi Altemps e Massimi in Roma, ed il molti altri d'Italia.
Riserbandosi, come si è detto, il sig. Comm. de Rossi la illustrazione delle memorie topografiche di questi luoghi, noi ci limiteremo a notare che la struttura ed il carattere del monumento da noi descritto sembrano attribuirlo al declinare dell'epoca degli Antonini: e di ciò dà indizio anche la circostanza che in edificio sottostante al ninfeo, e più antico di esso, furono trovati due bolli di mattoni che si daranno più sotto, l'uno dell'anno 150, l'altro del 164 dell'êra nostra.
Aggiungiamo qui sotto l'elenco degli oggetti rinvenuti in quel tratto di suolo cui si estende la presente illustrazione, cioè nell'area già in parte occupata dalla via Mazzarino e dal giardino Rospigliosi. La massima parte di tali oggetti è già registrata negli elenchi del nostro Bullettino, ai quali perciò faremo richiamo.
Statua di Giove, circa la metà del vero, di bello stile (Bull. 1876, p. 213, n.º 1); Statua di Marte, circa la metà del vero, mancante delle gambe e delle braccia, di tipo simile al Marte o Achille borghesiano (Bull. ibid. n.º 3); Erma di Ercole giovane, grande al vero, con attributi bacchici, di buona scultura (Bull. loc. cit. p. 217, n.º 9); Testa virile, calva, barbata, di buona scultura (Ibid. p. 217, n.º 12); Statuetta di pescatore dormiente, di bizzarra invenzione, già servita per ornamento di una fontana (Ibid. p. 216, n.º 18); Statuetta di Ninfa, sedente, di mediocre scultura. (Esiste presso il sig. Principe Rospigliosi); Tazza baccellata con ovolo e filo di perle sul labro (Bull. 1876, p. 220, n.º 16); Frammento di rhyton, cavalcato da un Amorino. (Nei magazzini della Commissione); Torso virile, in marmo, assai danneggiato. (Ivi); Piccola base di marmo, già sostegno di un busto di Scipione Africano, siccome attesta l'iscrizione alquanto corrosa: P. CORNELIVS·P·F / SCIPIO
Frammento d'iscrizione opistografa relativa ad uno degli Antonini: .....N·N Y M / O·PIO·FELICI / S S I M / BRITANNIC..... / .....NO·PIO·F
Altro frammento: .....S·MIHEI·ES..... / .....FVNDERE..... / .....ES·DEME.....
N.º 71 canali od embrici o frammenti di questi in marmo, quasi tutti distinti con numeri e segni (Bull. p. 230). Due grandi capitelli corinzii (Nei magazzini della Commissione). Tre rocchi di colonna di granito orientale (Ivi).
Cinque fistole aquarie con iscrizione. Una di queste, che porta il nome di Tito Avidio Quieto, è divulgata più indietro nell'articolo del ch. cav. C. L. Visconti, intorno una tavola di patronato, concernente un Avidio Quieto. Delle iscrizioni delle altre quattro riserbiamo la pubblicazione all'esimio collega Comm. G. B. de Rossi.
Parecchi grandi tegoloni, trovati in costruzione nella cornice del Ninfeo con questa iscrizione: LIVLIRVFI / TONNEIANA·ZOSIMI cioè: L(ucii) Julii Rufi — Tonneiana Zosimi. ovvero con la seguente: CHILARI / ROMANI cioè: C(aii) Hilari Romani.
In un fabbricato che avea servito di sostruzione a quello del Ninfeo illustrato nel presente articolo si rinvennero in opera dei mattoni coi bolli seguenti:
OPVS·FIG·GALLICANO ET VETERE COS / OFFICSATVRNIN (testa di toro) Opus fig(linum) Gallicano et Vetere co(nsulibus) — offic(ina) Saturnin(i). Spetta all'anno dell'êra volgare 150. .....PEIO MACRN PIV VEN CEL / EXPPLAVTI AQVILINO F / D (topo) O (Pom)peio Macrin(o), P(ublio) Juventi(o) Cel(so) ex p(raediis) Plautii Aquilin(i) — of(ficina) do(liaris). Spetta all'anno 164.
Virginio Vespignani
Secondo concorso per la realizzazione di un Palazzo sede dell'Esposizioni di Belle Arti:
"Allora fu bandito un nuovo concorso assegnando per il palazzo in fieri, uno spazio di terreno sulla via Nazionale accanto all'antica chiesa di San Vitale, vale a dire poco lontano dal Quirinale che sovrasta agli orti de' conventi, da' quali è occupata ancora una larga zona di terra fra la Via Nazionale e la Via 20 settembre.
La somma da spendersi non fu fissata: però si diceva allora che il governo avrebbe concorso per mezzo milione; la provincia ed il comune complessivamente per un altro mezzo. Sopra un milione pareva proprio di poterci contare: non bastava per un edifizio di quella importanza, ma era già molto, e avendolo a disposizione si potevano cominciare tranquillamente i lavori, colla sicurezza di vederli poi terminati a cura o del Governo o del Municipio."
Nei lavori per rinforzare le fondamenta del palazzo Rospigliosi, ed assicurare l'edifizio in seguito al largo taglio delle terre nella via Nazionale sotto il Quirinale, si fecero cavi stretti e profondi, e sopra il ninfeo o criptoportico, di cui già fu detto, e che con validi argomenti fu attribuito ad una casa di T. Avidio Quieto, si incontrò un pavimento litostrato a piccoli esagoni di pietre colorate, sotto cui si poterono vedere gl'indizî di altro pavimento ad opera spicata.
Nella continuazione poi degli sterri per il prolungamento della stessa via si trovarono: Oro. Un cerchietto piccolissimo. Argento. Una moneta. Bronzo. Ottantanove monete; un braccio di piccola statuetta; una foglia alta met. 0,65; una cerniera. Marmo. Un frammento di fregio intagliato da due lati, lungo met. 0,95 alto met. 0,20; un resto d'iscrizione con le lettere DNZIA; cinque frammenti di statua; due pesi di basalte; una lastra di portasanta lunga met. 0,40 per met. 0,34; due pezzi di giallo antico: una lastra di rosso antico. Terracotta. Due mattoni con bolli: ùna lucerna con bollo C OPPI RES; tre lucerne semplici; un pezzo di lucerna con soggetto osceno; un clipeo di lucerna con iscrizione: ANNVM NOVM FA STVM FEL ICEM MIH HIC
In varî fondi di vasi aretini si lessero i bolli: MV NATI; 2. AISP MOY; 3. CELER PASIN; 4. CTITI AE HO; 5. SAF; 6. CRISPI; 7. ISAR; 8. NCLV; 9. CELL; 10. IFAV ONI; 11. RAS; 12. VILN; 13. oPAR; 14. M SER RVFI; 15. M SER FIGVLI
Si ebbero inoltre due piccoli balsamarî, diciassette paste lenticolari di vetro, altri globuletti per collana, due aghi crinali, ed un cucchiaio d'osso.
Giuseppe Fiorelli.
I lavori di sistemazione pel secondo tronco della via Nazionale, essendo stati proseguiti negli ultimi mesi attraverso gli strati di terreno vergine fino alla profondità di circa met. 4,00 sotto l'antico livello della collina, hanno dato luogo a scoperte che si riferiscono esclusivamente alla geologia del suolo urbano. Soltanto in vicinanza del palazzo Sacripante sono apparse alcune costruzioni laterizie, le quali sembrano far parte delle Terme Costantiniane.
Parimenti in quel tratto della via Magnanapoli, che divide la villa Aldobrandini dalla chiesa dei ss. Domenico e Sisto, è stato scoperto un frammento di muraglione di costruzione Serviana, a grandi massi di tufo disposti alternativamente per fianco e per testata, lungo met. 8,00, largo met. 1,45. Questo frammento si collega senza dubbio agli altri avanzi dell'antico recinto della città, venuti fuora in vicinanza della casa Antonelli.
Nel corso degli accennati lavori sono stati raccolti i seguenti oggetti. Due pesi di marmo bigio con l'iscrizione: EX AD II ARII; EX AD III ARII. Quattro frammenti d'iscrizioni contenenti tre o quattro lettere ciascuno, uno dei quali sembra aver appartenuto al titolo sepolcrale di un Fulvio: D m FVLV EC
Alcuni bolli di mattoni delle fornaci di Pletorio Nepote e di M. Allio Clemente, della gente Statilia; sei lucerne una delle quali con bollo COPPIRES; trentaquattro monete; una corniola con intaglio rappresentante un Genietto in atto di guidare un ippocampo; un'onice con rappresentanza dello scorpione; due stadere di bronzo, rotte in minuti frammenti, coi pesi in forma di busti virili laureati e galeati, i quali ultimi oggetti furono rinvenuti nell'area di proprietà Aldobrandini.
Giuseppe Fiorelli.
Proposta di progetto per un monumento in onore di Vittorio Emanuele a Via Nazionale.
"Si parla molto a Roma di un progetto di monumento che l'architetto Giulio Tadolini ha presentato, e che dovrebbe erige nell'esedra della via Nazionale.
Ne diamo il disegno, e una breve descrizione, Le Alpi formano il corpo del monumento. Dall'alto della mole giganteggia la statua equestre di Vittorio Emanuele in atto di salutare la Nazione. Il foro del Cenisio, che si scorge nel centro, scopre intieramente la linea della via Nazionale, Ai quattro lati sono collocati 4 gruppi: il Genio dell'Indipendenza che leva in alto con la sinistra la bandiera nazionale, e colla destra brandisce la spada, ha un leone al fianco.
Il Genio dell'Industria addita ad un putto, simbolo della generazione nascente, il foro del Cenisio, insegnandogli in esso una gloria della civiltà e del lavoro. La Libertà si appoggia col braccio sinistro sulla Lupa Romana, stringendo in mano lo Statuto, mentre con la destra impugna il giavellotto. L'Arte, che siede in atto di meditare, con la sinistra tien ritta una tavola e con la destra regge un compasso: al suo destro lato si vede il busto di Cavour già compiuto, al lato opposto un putto scolpisce il ritratto di Garibaldi. Sulla sommità del fòro è scolpita un'aquila, che stringe fra gli artigli un. serpente. Dall'altra parte un'altra aquila innalza lo stemma di Casa di Savoia.
Se il progetto riesce a passare dalla carta al granito ed al bronzo, sarebbe questo un monumento veramente nazionale e grandioso, e auguriamo anche noi che si trovino i mezzi per effettuarlo."
Decreto di esproprio emesso dal Prefetto di Roma, per la realizzazione del piano particolareggiato di via Nazionale. Per raggiungere Piazza Venezia, si decide l'allargamento di via San Romualdo, con le demolizioni sul fronte sinistro, la Chiesa di San Romualdo con annesso Ospizio dei Camaldolesi e Palazzo Frangipane Vincenzi.
Presso il punto ove il vicolo Mazarino interseca la via Nazionale, si è scoperto il proseguimento del ninfeo ornato di musaico descritto negli antecedenti rapporti. Nell'ultimo compartimento della parete nord del ninfeo o criptoportico, è tornata in luce una targa di mosaico policromo esprimente una quadriga.in corsa, sui margini della quale è scritto: PHOEN IX — INGENVO. Nel medesimo luogo fu scoperta una chiavichetta a capanna, con tegoli portanti il bollo: COMINI PROCVLI|EXPRDOMLVCIL, altri bolli dispersi nel suolo di scarico: COPPINATALI; C HILARI ROMANI; L IVLIRVFI TONNEIANA ZOSIMI e molti frammenti di statue; una lucerna col bollo FLORENT; alcuni pozzi rivestiti di lastre di cappellaccio; molti vasi, tazze, orciuoli di manifattura italo-greca e laziale; alcuni grani di collana in argilla, e questa iscrizione in lastra di marmo di met. 0,24 x 0,29: ATTICVS PHRODITI AVG L VBICVLO VILICVS AVDIAE PRIMAE ...TVBERNALI MERITAE DE SE
Rodolfo Lanciani.
Via Nazionale viene inaugurata con una cerimonia e aperta al traffico delle carrozze e del passeggio.
Costruendosi una nuova ala del palazzo Rospigliosi-Pallavicini, sull'angolo delle vie Mazarino e Nazionale, è stata scoperta la prosecuzione del ninfeo, di stile imitante l'egizio, della casa di Avidio Quieto.
Quest'ultimo tratto si distingue dagli altri, in quanto che lo spazio della parete del ninfeo che divide le due ultime fontane, in luogo di essere semplicemente rivestito di pomici, con targa a mosaico nel centro, come si era verificato negli altri spazî, è ornato invece di una grande pittura a musaico in colori perfettamente conservata. La scena, alta met. 1,90 larga met. 2,12, rappresenta l'approdo di una nave nel porto.
Il porto è chiuso da un molo in opera quadrata, costruito ad archi e piloni, con colonnette di ormeggio sulla banchina: dietro il molo appariscono scali e banchine di approdo, con gradini che discendono fino al livello delle acque. Alla sinistra della scena s'innalza il faro, rivestito di marmi a bugna, il quale è rettangolo nella parte inferiore e circolare nella parte superiore. La nave presenta la poppa agli ormeggi, ed ha le vele e le bandiere ancora spieglte al vento. Della ciurma si distinguono almeno quattro individui, intenti alla manovra del timone e dei canapi.
Il quadro è chiuso da una cornice di globuli a smalto.
Rodolfo Lanciani.
Continuandosi gli sterri nella via del Quirinale, seguono ad apparire le sostruzioni delle Terme Costantiniane, nelle quali sono inseriti avanzi di edifici privati anteriori. Vi si rinvengono molti sigilli figulini dell’era dioclezianea.
Nella casa Sacripante, posta all'angolo delle vie Mazarino e Quirinale, rimovendosi il cippo di Postumio Festo (Corpus VI, 1416) è stato trovato un lastrone di travertino, che gli serviva di plinto. Vi è inciso il seguente titolo sepolcrale: C SELICIVS C F MEN | SELICIA C L FLORA | SELICIA C L AMOENA | C SELICIVS C L IIVRIICA | M FARQVITIVS M L... | ...LA VI ANNIS XVI...
Dalle fondamenta delle dette Terme sottoposte al palazzo Pallavicini, è stato tratto un frammento di lastra di bigio, con le sigle: ...EGI TVR DVA...
Rodolfo Lanciani.
Nel disterro per la costruzione del palazzo della Banca nazionale, fra le vie Mazarino e de’ Serpenti, sono state scoperte alcune buone costruzioni laterizie, alle quali spettano i bolli presso il Fabretti VII, n. 275, 328, 513, 181; altro, nel quale si leggono le lettere CLAVDI GEMELLI; alcune anse di anfore coi sigilli TI CAMILI MELISSI; FOALBLIO L Q R | FXIIII; una lucerna fittile col rilievo del Pastor Buono ed il sigillo ANNISER; ed un capitellino di marmo bianco.
Nei disterri per la via Mazzarino, condotti a traverso la strada delle Terme di Costantino, sono stati scoperti ad un livello assai basso alquanti cunicoli scavati nel cappellaccio, ed intonacati di cemento; vespai o stufe sottoposte ai pavimenti pensili delle sale; un tronco di colonna di granito rosso, lungo met. 1,70, di diam. met. 0,44; un capitello corinzio di marmo, alto met. 0,80, di diametro met. 0,56; altro capitello composito di pilastrino isolato con foglie ad acqua, alto met. 0,30: tutto un sistema di chiaviche o condotture, con le sponde laterizie e copertura alla cappuccina, ed alcuni avanzi di pavimenti di marmo.
Rodolfo Lanciani.
Presso il bivio di via Mazarino con la via Nazionale, sono state scoperte e demolite alcune pareti di edificio privato, l'epoca del quale è indicata da queste figuline: C LICINIDONACIS palma; FALERNI DVO DOMITIORV LVCANI ET TVL...; EXOFFICINANA ... ENIANA MEM PMEMMICASSI; OPVSDOL EXPRLVCIL VER SEVER ESAB COS; OPDOLEXFIGPVBLIANIS PRAEMILIAE S SEVERAE CF; L AL L I MAXIMI; Q OPPINATALIS; L VALERI SEVERI
Si è pure trovato un collo d'anfora con iscrizione a pennello, in cui sembra leggersi CAECILIORVM.
Rodolfo Lanciani.
Nell'area delle terme di Costantino, sull'angolo delle vie Nazionale e Mazarino, sono stati ritrovati alcuni elegantissimi fregi di terracotta, di argomento atletico, posti per copertura di una chiavica, che sembra certamente contemporanea alle terme stesse.
Rodolfo Lanciani.
Funerali del generale Giuseppe Avezzana, figura di spicco del Risorgimento, ex Ministro della Guerra della Repubblica Romana e fervente repubblicano e irredentista.
Il corteo funebre percorre via Nazionale, con la partecipazione di migliaia di persone e numerose associazioni patriottiche.
Durante il trasporto della salma a Campo Verano avvengono scontri tra gruppi di radicali e repubblicani e le forze dell'ordine, "per il sequestro di una bandiera dell'Italia irredenta e una corona dell’altra società Alpi Giulie".
Re Umberto I partecipa alla posa della prima pietra del Palazzo delle Belle Arti in via Nazionale:
"Sua M. il Re pone la prima Pietra del Palazzo dell'Esposizione permanente di Belle Arti.
Il giorno dello Statuto, nelle ore pomeridiane, S. M. il Re invitato dal Municipio di Roma, collocò la prima pietra del futuro palazzo della Esposizione di Belle Arti. Di questo palazzo l’Illustrazione ha dato altra volta il disegno, opera del giovane architetto romano signor Pio Piacentini. L’area dove sorgerà il palazzo è lungo la nuova via Nazionale, attigua alla chiesa di S. Vitale, una delle più antiche di Roma, come quella che vuolsi fondata nel 416 da Papa Innocenzo I. Dalle altre parti l’area destinata al palazzo è circoscritta dalla prosecuzione della via Milano che la separa dal villino del signor Hüffer ora in costruzione, dalla Via Nazionale, e dal pendio del colle Quirinale.
La superficie, ceduta dal Demanio al Municipio di Roma, non supera i 5600 metri quadrati, mentre l’Esposizione di Torino occupa uno spazio di 14,800 circa. Però costruendo il palazzo a due piani si spera di rimediare in parte alla ristrettezza dell’area, e di fare opera degna di Roma e dell’arte Italiana.
Alla cerimonia del collocamento della prima pietra assistevano tutte le autorità governative e municipali. Fece un breve discorso l’onor. De Sanctis ministro della istruzione pubblica, cui rispose D. Emanuele Ruspoli, Sindaco di Roma. Fu questo anzi l’ultimo atto pubblico compito dal Ruspoli che non essendo stato rieletto consigliere municipale nelle ultime elezioni suppletive ha dovuto presentare al governo del Re la domanda delle sue dimissioni.
I numerosi invitati, fra’ quali un grosso numero di artisti, assistevano alla cerimonia da una tribuna costruita appositamente a ferro di cavallo intorno al pozzo scavato per collocare la prima pietra. Ora sono incominciati per conto del Municipio i lavori di sterro, e la Prefettura ha accordata al Comune la richiesta facoltà di dare in appalto la costruzione del palazzo per trattativa privata."
L'Impresa Tramways inaugura la tramvia Piazza Venezia Via Nazionale Termini. La trazione è a due cavalli, ma nel tratto molto acclive da largo San Romualdo a piazza Magnanapoli sono aggiunti due muli, realizzando una quadrupla trazione animale.
Nell'area del palazzo dell'Esposizione, in via Nazionale, sono stati scoperti grossi muri a cortina, con archi ciechi di mattoni bipedali. A piedi del muragliono più vicino alla via si è trovata una graziosa fontanella in marmo, alta met. 0,30, larga nel diametro met. 1,00, con quattro nicchiette a semicercliio. In ciascuna di esse v' era un getto d' acqua, con testa leonina per boccaglio, e la consueta scaletta. Gli spazi fra una nicchia e l'altra sono ornati con tridenti, conchiglie, o piante palustri. Quivi pure sono stati trovati frammenti di lapide.
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Rodolfo Lanciani.
In via Nazionale, nel giardino annesso alla chiesa americana di S. Paolo, souo stati scoperti due dolii, larghi nel diametro met. 1,15.
Rodolfo Lanciani.
Nelle fondamenta del palazzo della Esposizione, è stato ritrovato un lastrone di marmo segato a metà, e contenente questa iscrizione:
IMPERATOR CAESAR
FL CONSTANTIniVS MAXIMVS
PIVS FELIX INVICTVS AVG
FILIVS DIVI CONSTANTI NEPOS
DIVICL a V D I
FORMAM AQVae VIRGINIS
VETVSTATE CONLAPSAM AFON
TIBVS RENOVATAM ARQJVATVRIS
EMINENTIBVS OMNIBVS DIRVTAM PECVNIA
SVA POPVLI ROMANI necESSARIOVSVI
TRIBVITEi hiIBERI
CVRANTE TVLLIO VALERIANO VC CVR
AQVARVMETMINICiae D N M Q_ E I V S
Rodolfo Lanciani.
Grande festeggiamenti di Carnevale. Festa gastronomica al Politeama, Fiera dei Vini all'Esedra di Termini e illuminazione di Via Nazionale con grandi archi tutti accesi a gas:
Il comizio agrario di Roma, fattosi iniziatore negli scorsi anni di una esposizione di vini, olii, ecc., che incominciava verso la fine del carnevale, pare che quest'anno non abbia voluto saperne. Il comitato del carnevale ha pensato allora ad una fiera gastronomica da farsi nel solito Politeama romano; edifizio privilegiato per aver reso al proprietario in pochi anni dieci volte più del capitale impiegato nella costruzione. A questa fiera c'è stato molto concorso di visitatori; ma in fatto di roba da mangiare, vedere e non potere neppur toccare è una ben meschina soddisfazione.
Sicchè c'era sempre più folla alla “prima fiera libera” di vini nazionali; un esempio di tutti i possibili dolori di ventre imbottigliati, che era stato sciorinato in quell'emiciclo chiamato “l'esedra di Termini” nel quale molti autori di progetti d'un monumento a Vittorio Emanuele collocherebbero quello da loro ideato, che si troverebbe così all'imbocco della via Nazionale.
Tutta la così detta esedra consiste in un muro semicircolare al quale erano addossati i banchi de’ venditori. E tutt'insieme la fiera non era la più bella cosa del mondo; ma serviva di pretesto per bere molto vino, e godersi un po’ d’aria aperta, giacchè quest’anno non si è parlato d'inverno. Ed il pubblico romano, indigeno ed importato, profittava volentieri dell'offerta occasione.
La cosa meglio riuscita è stata l'illuminazione della via Nazionale, a grandi archi tutti accesi a gas. S'era già fatta altre volta qualche cosa di simile, ma non tanto completo; quest’anno anche i quartieri alti avevano il loro Comitato e mettevano dell'impegno a far valere di non essere da meno dei bassi.
Il livello della via Nazionale, che scende leggermente da piazza Magnanapoli, cioè dal dorso del colle Quirinale fino ad un certo punto dove è, per modo di dire, la linea di separazione fra l'Esquilino ed il Viminale, e poi risale leggermente da questo punto fino alla piazza di Termini, pare fatto apposta per dare maggior risalto ad una illuminazione simile a quella ideata dal Comitato del Carnevale.
Vedere una strada lunga più d'un chilometro, molto larga, fiancheggiata da edifizi importanti e di bella architettura come il palazzo Tenerani, il palazzo Pascueri, il nuovissimo palazzo Hüffer, l’albergo del Quirinale, la casa Voghera, la chiesa inglese col suo campanile, e tanti altri — inondata di luce e stipata di gente, — è un bello spettacolo per chi non è ancora ristucco di baccani carnevaleschi.
E a Roma, come abbiam detto, pare non lo siano ancora: perchè se quest'anno è mancato al Carnevale il concorso delle consuete mascherate organizzate dagli artisti, se non c'è stata gran ricchezza di carri e di carrozze, il popolino si è divertito recando il solito; si è affollato in via Nazionale, in piazza Navona, e per il Corso; da per tutto dove c'era da divertirsi senza gran spesa.
E l'ultima sera di Carnevale, nonostante la catastrofe dei barberi, migliaia e migliaia di maschere si affollarono per il Corso fino a notte inoltrata. Era una scena curiosa vedere una folla fitta e taciturna fermata davanti all'ospedale di San Giacomo, — ch'è pure sul Corso, — dove avevano portato i feriti e da dove poco prima era uscito il Re accolto da un caloroso applauso di gratitudine per il buon cuore dimostrato; e a pochi metri più in là le brigate allegre di mascherine, di pulcinelli in mezzo alla gente.
Quando le maschere si avvicinavano all'ospedale tacevano, salvo a ricominciare a far chiasso pochi passi lontano. Intanto quel povero diavolo del calzolaio Imperi andava all'altro mondo; la gente di buon senso domandava ad irato la abolizione del barbaro divertimento, ed il consigliere Venturi stava studiando il modo di proporre il rinvio di tale abolizione, qualora venisse proposta al Consiglio municipale.
Funerali del Generale Giacomo Medici. Il corteo funebre parte dall'Albero del Quirinale, dove risiedeva ed era stata allestita la camera ardente e finisce al cimitero del Verano, dove viene tumulato.
Il Conte Terenzio mamiani muore nel Villino a Via Varese 4, dove abitava negli ultimi tempi, ospite del comm . Astengo.
« La salma del Mamiani imbalsamata dai dottori Tassi e Marchiafava, rimase esposta tre giorni nella cappella ardente del villino di via Varese. Il numero delle firme e dei telegrammi di condoglianza fu stragrande.
Alle quattro pomeridiane della domenica 24 maggio erano raccolte in piazza dell'Indipendenza le rappresentanze ufficiali del Senato, della Camera, dell'esercito, delle Marche, delle associazioni popolari romane ed altre ed altre.
Alle quattro e mezza il corteo sfilò per via Castelfidardo; di là volse a sinistra e seguì via Venti-Settembre fino al crocevia al palazzo del Drago; poi prese via delle Quattro fontane fino a via Nazionale, e per via Nazionale giunse verso le sei alla stazione ferroviaria, dove la salma rimase fino al giorno seguente, alle 10 del mattino, ora in cui partì alla volta di Pesaro, prima ed ultima dimora del grande italiano.
Aprivano il corteo un plotone di vigili e uno di guardie municipali, immediatamente seguiti da un battaglione di fanteria. Poi si avanzava il carro funebre. I cordoni erano tenuti dal generale Durando presidente del Senato, e dall'onor. Biancheri presidente della Camera dei Deputati; dal generale Caravaglia, per l'esercito, dal ministro Coppino per il governo; dall'onorevole Cadorna per il Consiglio di Stato; dal prefetto Gravina, per la provincia di Roma; dall'onorevole Vaccai, per il municipio di Pesaro; dal duca Leopoldo Torlonia, per il municipio di Roma. Il Torlonia rappresentava pure i comuni di Milano e di Genova. Seguivano gran numero di ufficiali delle diverse armi, varii generali, un contrammiraglio, molti senatori e moltissimi deputati.
Sul carro mortuario si vedeva la uniforme di ministro sardo che il Mamiani indossò quando, nel gabinetto presieduto dal conte di Cavour, ebbe il portafoglio della pubblica istruzione. La base scompariva sotto le corone di fiori.
Parlarono: il senatore Fiorelli, per l'accademia de' Lincei; l'onor. Biancheri per la Camera; il ministro dell'istruzione pubblica, per il governo; Baldassarre Avanzini direttore del Fanfulla, in nome dell'associazione della stampa; l'onorevole Vaccai, per l'accettazione della salma in nome del municipio pesarese. Il duca Torlonia, come sindaco di Roma, rammentò la gloria d'avere avuto il Mamiani consigliere municipale sempre dal settanta in poi. Infine parlò a nome del senato e, possiamo dire, a nome della scienza, il professore Moleschott.
Le quattro vie percorse dal maestoso corteggio erano affollatissime. »
Nel disterro generale per le fondamenta del palazzo della Banca Nazionale, da erigersi nell'isola circoscritta dalle vie Nazionale, de' Serpenti, e Mazzarino, sono stati ritrovati alquanti muri a cortina di mattoni, facenti parte probabilmente della domus di Tiberio Giulio Frugi (cf. Bull. com. VI, 124.).
Talune pareti conservano intonachi dipinti di rozza maniera; ma la fabbrica è stata spogliata e devastata al punto, che i soli oggetti ricuperati in 60 mila metri cubi di scavo sono: tre anfore assai malconcie, ed un bollo figulino delle fornaci domiziane.
Tanto maggior sorpresa ha quindi recato la scoperta di una statua marmorea, di proporzione assai maggiore del vero (metri 2,10), alla quale mancano soltanto gli avanbracci. Il simulacro rappresenta Antinoo, nel pieno fiore della sua giovanile bellezza, e rassomiglia al tipo ben noto del Museo Capitolino. La figura è ignuda; le serve di sostegno un tronco d'albero, al quale si avviticchia un tralcio di vite. La scultura nondimeno è assai danneggiata, per essere stata lungamente esposta all’azione dell'acqua, e per aver poi perduta la superficie liscia, a causa di una ripulitura a cui fu malamente sottoposta in antico. I guasti cagionati dall'acqua sono più visibili nella parte inferiore, essendo bucherellate le gambe ed il tronco a cui la figura si appoggia. La statua è stata rinvenuta in piedi, ben equilibrata, ma posata sopra uno strato di rottami, all'altezza di un metro e mezzo sul pavimento della camera; il che significa che il trasporto in questo luogo del simulacro, è avvenuto quando l'edificio era già caduto in rovina.
Rodolfo Lanciani.
Trasporto della Salma del deputato Agostino Bertani, dall'Albergo Italia alla stazione Termini.
"Il trasporto della salma fu fatto in Roma, dall'albergo d'Italia dove mori l'illustre patriota, alla stazione ferroviaria con grande concorso di popolo. Il municipio di Milano volle che quel trasporto fosse fatto a sue spese incaricandone il municipio di Roma. Il corteo percorse Via delle Quattro Fontane, Via Nazionale e Piazza di Termini. Coprivano il carro fiori e corone, una delle quali bellissima mandata dal presidente del Consiglio.
Reggevano i cordoni del feretro l'on. Correnti e l'assessore municipale Vimercati per la città di Milano, il colonnello Majocchi per i Mille, l'on. Cairoli per il Comizio de' Veterani 1848-49, il duca Torlonia per la città di Roma, il banchiere Lemmi per la famiglia, il senatore Tamaio per la Massoneria, il dottor Baccelli per l'associazione Medica italiana, l'on. De Riseis per la Camera dei deputati.
Seguiva il feretro un lungo stuolo d'amici, fra i quali i ministri Coppino e Grimaldi, il generale Cosenz, molti senatori e deputati.
Alla stazione il feretro fu deposto in una sala tramutata in cappella ardente. Il Correnti fece un bellissimo discorso rammentando la parte avuta dal Bertani nelle Cinque Giornate. Parlarono anche il Cairoli ed il Crispi; il dottor Panizza a nome dell'estrema sinistra, l'avvocato Marcora a nome della democrazia milanese.
La sera dello stesso giorno, 2 maggio, la salma partì per Milano e vi giunse nelle prime ore pomeridiane del giorno 3, accompagnata dall'assessore Vimercati e da alcuni parenti del defunto. Il feretro era stato posto in un carro merci convertito in camera mortuaria."
Continuandosi gli sterri per le fondamenta del nuovo palazzo della Banca Nazionale, sono stati messi in luce numerosi avanzi di fabbriche private con resti di pitture parietarie, da assegnarsi alla fine del secolo terzo dell'impero. È stata scoperta altresì una strada con pavimento a poligoni di lava basaltica, la quale divide queste fabbriche private dal lato meridionale delle Terme costantiniane.
Sono pure venuti in luce molti avanzi architettonici, tra i quali voglionsi ricordare due colonne, una di granito e l’altra di tufo con rivestitura di stucco.
Rodolfo Lanciani.
Continuati gli sterri per la fondazione del palazzo della Banca, sulla via Nazionale, si raccolsero varî frammenti marmorei di ornato architettonico, cioè capitelli, colonne scanalate di pavonazzetto, architravi, cornici di elegante disegno e di non spregevole lavoro.
Notevole si è il rinvenimento di quattro grossi blocchi di pavonazzetto, in ognuno dei quali è inciso in caratteri corsivi ed in rozzissime lettere, da giudicarsi a quanto pare del settimo o dell'ottavo secolo dell’éra nostra, una leggenda: Urani trib. et Not. che si ripete pressochè identica in tutti.
Anche a Roma l'elettricità comincia a sostituire il gas nell'illuminazione delle località più centrali.
"Le prime lampade elettriche ad arco voltaico sono state collocate in piazza Monte Citorio e in piazza Colonna. La luce viva e biancastra che esse danno produce de' bellissimi effetti sulla base della colonna Antonina, sul portico di Vejo e sullo scuro e massiccio palazzo Chigi.
Tutta la piazza è molto bene rischiarata, con gran piacere di chi suole andarvi a fare una passeggiata e dei "mercanti di campagna" che hanno l'abitudine di darvisi ritrovo nelle primissime ore di sera.
Le lampade collocate in piazza Colonna sono sormontate da una specie d'ombrello per impedire alla luce di disperdersi in alto. Quei grandi ombrelli sono stati per qualche giorno argomento delle conversazioni dei bighelloni romani: adesso tutti vi hanno assuefatto l'occhio, e l'illuminazione elettrica entrerà presto nelle abitudini della popolazione di Roma, come è già in quella di Milano.
Si sta lavorando per illuminare con lampade simili il Corso, da piazza Colonna a piazza Venezia, e si fanno gli studi per l'illuminazione elettrica della piazza di Termini e di via Nazionale.
Nell'area, ove sorgerà il nuovo palazzo della Banca Nazionale, sulla via omonima, a considerevole profondità, e presso il luogo ove si rinvennero i varî frammenti architettonici, è stato messo in luce un pavimento a musaico bianco e nero, di circa 16 m. q. di superficie, di non fino lavoro, da attribuirsi alla fine del secondo secolo dell’ impero.
Il campo del musaico è diviso da una decorazione a treccia in varî riquadri o spartizioni, delle quali sei sole rimangono, e di queste appena due discretamente conservate.
Nei riquadri veggonsi figure atletiche o gladiatorie, alcune intere, altre a solo busto e collocate alternativamente.
Giuseppe Gatti e Luigi Borsari.
Nelle fondazioni del nuovo palazzo della Banca Nazionale in via Nazionale, si recuperò un frammento marmoreo di calendario, largo m. 0,13, alto m. 0,10, relativo ai giorni 10, 11, 12, 18 aprile.
Festa dello Statuto con la rivista al Macao. Nell'occasione, viene inaugurato il Monumento ai Cinquecento caduti di Dogali, posto di fronte alla stazione Termini. Presenti i sovrani, i membri del governo, molti parlamentari e il Sindaco Leopoldo Torlonia. La Piazza Termini cambia nome nell'occasione in Piazza dei Cinquecento. Una lapide commemorativa viene anche posta su Palazzo Senatorio:
"La rivista del giorno dello Statuto a Roma fu fatta, secondo il consueto, nel piazzale del Macao. Re Umberto vi si recò accompagnato dal principe ereditario, dal ministro della guerra, dal capo di stato maggiore dell'esercito e da un numeroso stato maggiore del quale facevano parte gli addetti militari delle potenze estere..."
Segue l'inaugurazione del monumento a Termini: "La legione allievi carabinieri disposta in quadrato circondava lo spazio intorno all'obelisco, a sinistra del quale erano i superstiti di Dogali e le rappresentanze de' corpi che presero parte ai combattimenti di Dogali e di Saati. Il Re, tornando dalla rivista, entrò nel quadrato, salutò i superstiti, poi la Regina che lo aveva preceduto in carrozza e le rappresentanze del Parlamento. Quindi il sindaco Torlonia lesse un discorso. I palchi eretti per l'inaugurazione erano stipati di gente: v'erano molte signore, deputati, senatori, sindaci di alcune principali città d'Italia e molti altri invitati..."
"Aggiungiamo qui che esso consiste in un antico obelisco innalzato sopra una base di granito di Baveno; sopra di essa si ergono quattro edicole faciali che portano le tavole in bronzo nelle quali sono scritti i nomi dei morti in caratteri d'oro. Le tavole sono alte metri 2.49 per 1.60 di larghezza. Al disopra delle edicole faciali sonvi quattro are, su ciascuna del'e quali posa un'aquila in bronzo. Alcune delle decorazioni sopra dette non sono ancora terminate, e furono supplite provvisoriamente con modelli di legno.
Il disegno del monumento è opera dell'architetto comm. Azzurri. Le iscrizioni apposte al monumento furono dettate dall'onorevole Ruggero Bonghi.
Esse dicono: "A dì 26 gennaio 1887 — 548 italiani — Assaliti improvviso nel deserto di Dogali — Da molte migliaia di abissini — Lontano lontano dai cari loro — Non esitarono, non trepidarono, non si arretrarono — Col nome d'Italia nel cuore — E non pensosi di altro che di onorarlo — Sostarono, combatterono, morirono — Suggellando col sangue versato in comune — L'unità recente dell'antica patria. "Qui nel nome di Roma — Che ricorda eroismi non numerabili — E infinite battaglie — Il municipio — E cittadini di ogni parte d'Italia — Tennero a dovere — Elevare di tanta virtù — Un monumento perenne."
L'obelisco fu trovato il 5 luglio del 1883 negli scavi intrapresi in via Sant'Ignazio, per cura della commissione archeologica municipale. Il prof. Schiaparelli, illustrandone i geroglifici, ha affermato che esso proviene dalle cave di Siene, presso la prima cateratta del Nilo e che fu lavorato verso il 1400 avanti Gesù Cristo. Le quattro facce sono coperte d'iscrizioni dello stile del regno di Rames II. Si crede che l'obelisco sia stato portato in Roma da Eliopoli. Misura in altezza 6.m34 e alla base i lati sono di 0,77."
"Il nostro Paolocci, nel disegno che si pubblica in questo numero, ha rappresentato il corteggio reale mentre ritorna al Quirinale dopo la rivista e l'inaugurazione del monumento ai caduti di Dogali. La scena è in via Nazionale, in quel tratto dove si sta costruendo il palazzo della Banca Nazionale. Il Re procede qualche passo avanti del suo stato maggiore, dietro il quale sono le carrozze della Regina e del seguito.
La folla si accalca contenuta a stento da una doppia ala delle truppe che, dopo avere sfilato davanti ai sovrani in piazza dell'Indipendenza, sono andate a schierarsi nuovamente sul loro passaggio. Quella stessa folla seguendo il corteggio reale, riempi poco dopo la piazza del Quirinale, ed acclamando i Sovrani, li obbligò a comparire due volte sul balcone della reggia."
Negli sterri che si eseguiscono per le fondamenta della Banca Nazionale, e precisamente al cavo n. 55, si è scoperto un pozzo di forma circolare, del diametro di m. 0,65, rivestito internamente con lastre di cappellaccio. Il pozzo è interamente riempito di argilla e sabbia di filtrazione, e nello spurgo, che sinora se ne è fatto sino a m. 9 di profondità, sono stati recuperati dodici vasi fittili, ordinarî, non molto antichi, della forma di oenochoe. Si ritrassero pure numerosi frammenti spettanti a vasi consimili.
Al cavo n. 59, in detta località, è stato messo in luce un pavimento a mosaico grossolano, bianco e nero, tutto sconnesso e privo di qualunque disegno.
Negli sterri pei lavori del nuovo palazzo della Banca Nazionale, nella via Nazionale, è stata rinvenuta un’anfora di buona fattura, nel cui collo è impressa in rettangolo la marca Chi Rho (Monogramma di Cristo).
Furono pure scoperte fistole acquarie di vario modulo, con la seguente leggenda ripetuta tre volte: C GALERIVS OFF. Le ultime lettere sono evanescenti nei tre esemplari.
Il capo del governo Francesco Crispi, bandisce un secondo concorso di idee, per la realizzazione di un un unico palazzo dove collocare le due Camere del Regno. A sei anni da un primo concorso senza vincitori, in cui non era stata definita una collocazione certa, viene ora proposta l'area di Magnanapoli (tra la Villa Aldobrandini e il Convento dei Santi Domenico e Sisto). Il concorso si conclude con la premiazione ex aequo di cinque architetti: Basile, Broggi, Moretti, Sommaruga, Ristori. Il progetto non viene comunque portato a compimento.
L'imperatore di Germania Guglielmo II arriva a Roma in visita di stato:
"Il principe Enrico di Prussia, fratello dell'Imperatore, ha raggiunto Guglielmo II al confine italiano andando con esso a Roma nel treno imperiale. È già noto che il conte Erberto di Bismarck, ministro di Stato, figlio del gran Cancelliere, accompagna egli pure l'imperatore nel suo viaggio.
Erano alla stazione a riceverlo re Umberto, col principe ereditario, il duca d'Aosta e il duca di Genova, con le loro case militari; il presidente del Consiglio, i generali Pallavicini e D'Oncieu comandanti dell'VIII corpo e della divisione di Roma, il prefetto Gravina ed il prosindaco marchese Guiccioli. Nessun altro era stato ammesso nella stazione.
Verso il piazzale esterno era stato eretto un padiglione in velluto e broccato: copriva il marciapiede un ricco tappeto di Bruxelles. Alle due estremità del padiglione s'ergevano due pennoni che sorreggevano, quello di destra lo stendardo imperiale tedesco, quello di sinistra lo stendardo italiano.
Guglielmo II ed Umberto I presero posto insieme al principe di Napoli, in una carrozza di Corte scoperta, con le livree rosse, preceduta dai battistrada. Percorsero la piazza di Termini dove è stata rinnovata l'antica fontana, e s'avviarono per Via Nazionale. La grande strada, lungo la quale s'innalzavano più di 300 pennoni, eguali a quello del quale diamo il disegno, era straordinariamente affollata. Dai balconi e dalle finestre stipate di signore cadevano sulla carrozza fiori e piccole bandiere con i ritratti dei due sovrani e i colori delle due nazioni alleate.
La carrozza dei due sovrani dovette farsi strada lentamente in mezzo alla folla fino al portone del Quirinale. Entrati nella reggia i sovrani, i principi ed il loro seguito, le acclamazioni che li avevano accompagnati fino dalla stazione continuarono, mentre Guglielmo II presentava i suoi omaggi alla regina Margherita, alla duchessa d'Aosta ed alle duchesse Elisabetta ed Isabella di Genova che lo ricevettero circondate dalle loro dame. Pochi minuti dopo l'Imperatore col Re, la Regina, i principi e le principesse si affacciavano al terrazzo ch'è sulla porta del Quirinale; poi vi comparivano soli i due sovrani più d'una volta.
La bandiera germanica sventolava sul Quirinale insieme a quella italiana.
Guglielmo II ha ricevuto subito dopo il suo arrivo i ministri, i sottosegretari di Stato, i presidenti dei due rami del Parlamento, i generali che si trovano in Roma, e la Giunta Municipale alla quale si erano aggiunti dieci consiglieri scelti dal Sindaco. Il comune di Roma ha voluto in questa occasione mostrarsi splendido. La sua rappresentanza è andata alla reggia in gran pompa, con vetture di gala e livree ricche e nuove, preceduta dal corpo delle guardie municipali a cavallo recentemente formato, e con numeroso seguito di trombettieri e donzelli che portavano il gonfalone del Comune ed i 16 stendardi dei rioni di Roma.
Si prepara in onore di Guglielmo II una grande dimostrazione popolare. Roma è piena di forestieri e d'italiani di tutte le provincie. A molti non è stato possibile trovare alloggio e la stazione è tutt'altro che bella e clemente.
Nella gita da farsi ne' dintorni di Roma compresa nel programma della visita imperiale, Guglielmo II visiterà probabilmente Tivoli e la Villa Adriana."
"Abbiamo già detto nel numero passato che Guglielmo II, accompagnato dal principe Enrico di Prussia, dal conte Erberto di Bismarck e da altri personaggi della sua Corte, giunse a Roma alle 4, 10 pomeridiane del giorno 11 corrente. Fino dalla mattina v'era grande movimento per le strade della città, rallegrate da uno splendido sole autunnale. Facevano ala, per lo stradale dalla stazione al Quirinale, le truppe della guarnigione e gran parte di quelle riunite a Roma per la rivista, sotto gli ordini del tenente generale conte Paolo d'Oncieu de la Batie comandante la divisione di Roma. La legione allievi carabinieri formava un gran quadrato sul piazzale esterno della stazione, tenendo lontana la folla dagli ingressi.
Un colpo di cannone annunziò l'arrivo del treno imperiale; la gran campana del Campidoglio rispose a quel colpo rintoccando a festa. Sul marciapiede della stazione era schierata una compagnia del 5° fanteria con musica e bandiera. Il treno imperiale, con due locomotive inghirlandate ed imbandierate, con i colori italiani e tedeschi entrò lentamente sotto la tettoia: la musica intuonò l'inno prussiano Heil dir im Sieger-kranz (salve, o cinto dal lauro della vittoria).
Guglielmo II era in piedi sulla piattaforma. Scese primo andando diretto incontro a re Umberto, che si era avvicinato al vagone; lo abbracciò e lo baciò quattro volte, sulle bocca e sulle guancie. L'Imperatore aveva l'aspetto sorridente: vestiva l'uniforme rossa di colonnello del reggimento d'ussari della guardia ch'egli ha comandato per qualche tempo. Dopo aver baciato re Umberto, l'Imperatore si rivolse al principe Vittorio Emanuele; lo baciò due volte, poi dette una stretta di mano al duca d'Aosta e al duca di Genova. Re Umberto gli presentò prima l'onorevole Crispi cui Guglielmo strinse la mano, poi gli altri personaggi della sua casa.
I saluti e le presentazioni durarono una diecina di minuti, dopo i quali Re ed Imperatore si avviarono verso l'uscita. Al loro comparire sotto il baldacchino eretto fuori della stazione, la folla immensa li accolse con una lunga ed entusiastica acclamazione. I due sovrani presero posto in una carrozza a due cavalli ed il corteggio si mosse verso il Quirinale.
Nella prima carrozza vi erano due aiutanti di campo e due maestri di cerimonie del Re.
Nella seconda l'Imperatore Guglielmo e il re Umberto: la precedevano e la seguivano i corazzieri. Il generale D'Oncieu cavalcava a destra, il capitano Werner comandante dei corazzieri a sinistra.
Nella terza carrozza erano il principe Enrico di Prussia e il principe di Napoli. Nella quarta il duca d'Aosta e il duca di Genova. Tanto il Re come gli altri principi di casa Savoia portavano al collo le insegne dell'Ordine dell'Aquila Nera.
Nella quinta carrozza v'erano il conte Erberto Bismarck, l'onorevole Crispi, il conte di Solms ambasciatore tedesco ed il von Liebenau gran maresciallo di corte dell'Imperatore. Nella sesta il generale Wittich, il generale von Hahnke, il conte Visone ed il generale Pasi. Nelle seguenti le altre persone del seguito dell'Imperatore e della casa militare del Re d'Italia. Un drappello di corazzieri chiudeva il corteggio.
Quando questo ebbe traversata la piazza di Termini e fu giunto all'esedra che serve d'ingresso a via Nazionale, s'offerse allo sguardo dell'imperatore tedesco uno spettacolo veramente meraviglioso. Lungo la via Nazionale più di centomila persone si affollavano sui marciapiedi dietro le truppe, alle finestre, sui tetti, sulle gradinate, sulle inferriate. Il palazzo dell'Esposizione, che ha una spaziosa gradinata davanti, era stato preso d'assalto fino da mezzogiorno. Le finestre disponibili s'erano vendute a prezzi favolosi; il gran palco fatto costruire dalla Banca Nazionale sul terreno di sua proprietà non avrebbe potuto contenere una persona di più.
Dalle finestre, imbandierate ed ornate di parati di fiori e di verzura, si gettavano fiori e piccole banderuole con i ritratti dei due Sovrani. Parecchie bande musicali distribuite lungo la strada suonavano l'inno tedesco. Guglielmo II, la cui fisionomia, non severa ma impassibile, tradisce difficilmente lo stato dell'animo, salutava con rigida compostezza alzando il braccio destro ed avvicinandosi al kolback l'indice ed il medio: ma nel suo occhio chiaro ed espressivo si leggeva facilmente che quella accoglienza eragli graditissima. Le grida, le acclamazioni entusiastiche accompagnarono la carrozza dei due Sovrani fino al Quirinale. La folla tentò più volte di rompere i cordoni della truppa, appena passato il corteggio: poi si precipitò per tutte le vie laterali verso la piazza del Quirinale, dove gli applausi ripetuti, insistenti continuarono per più d'un quarto d'ora, fino a quando cioè non si videro due staffieri di corte venuti a mettere un arazzo sul parapetto del balcone.
Entrato nella reggia italiana, Guglielmo II fu ricevuto a' piedi del grande scalone dal conte Cesare Gianotti primo maestro di cerimonie di S. M. e ff. di prefetto di palazzo che, precedendolo, lo accompagnò fino al salone detto degli Svizzeri, dove attendeva l'Imperatore S. M. la Regina con le principesse Letizia, Elisabetta e Isabella, e la marchesa ed il marchese di Villamarina.
Guglielmo salì lo scalone tenendosi alla destra del Re ed appena giunto davanti alla Regina prese la mano che essa gli stendeva e gliela baciò. Quindi baciò la mano alle principesse mentre il principe Enrico s'inchinava davanti alla Regina e le baciava egli pure la mano.
La Regina al braccio dell'Imperatore, la principessa Letizia a braccio del Re, la duchessa di Genova madre a braccio del principe Enrico, e la principessa Isabella a braccio del Principe ereditario, passarono nella sala azzurra dove furono presentate all'Imperatore la duchessa Sforza Cesarini, la contessa Marcello e la principessa Pallavicini dame di corte, la duchessa Massimo di Rignano, la contessa di Santaflora e la marchesa Calabrini dame di palazzo.
Dalla sala azzurra i Sovrani e le principesse passarono nella sala da ballo dove erano riuniti i cavalieri dell'Annunziata, i grandi dignitari dello Stato e della Corte, i presidenti del Senato e della Camera con gli uffizi delle due presidenze, il comandante del IX corpo d'esercito e quello della divisione di Roma, il prefetto, ed il prosindaco con la giunta municipale.
Le presentazioni furono brevissime perchè giungeva fino alla sala da ballo il fragore degli applausi, annunziando che la popolazione desiderava di salutare nuovamente l'Imperatore. Questi strinse la mano al generale Della Rocca, agli onorevoli Biancheri e Farini, al generale Pallavicini, ed espresse in poche ma cordiali parole al marchese Alessandro Guiccioli ff. di Sindaco il piacere di essere stato accolto tanto festosamente nella capitale d'Italia.
Gli applausi intanto continuavano. Finalmente comparvero sul balcone l'Imperatore col Re, la Regina, la principessa Letizia, le due duchesse di Genova, il principe Enrico, il principe di Napoli, il duca d'Aosta e il duca di Genova. L'Imperatore rispondeva alle acclamazioni agitando il kolback che aveva in mano e sorridendo di soddisfazione. Girò più volte intorno lo sguardo non potendo trattenersi dall'ammirare lo stupendo panorama di Roma ed il non meno stupendo spettacolo della folla che a perdita d'occhio riempiva non soltanto la piazza ma tutte le strade che vi fanno capo. Prima di ritirarsi Guglielmo II fece un nuovo saluto allargando le braccia come se volesse comprendere in un solo abbraccio quel popolo che ricordava d'aver veduto dieci anni sono, su quello stesso balcone, il Kronprinz Federico sollevare nelle braccia il principe di Napoli allora fanciullo...
Diremo qui che i principali personaggi del seguito dell'Imperatore sono il conte Erberto Bismarck (segretario di Stato per gli esteri), il gran maresciallo di corte Von Liebenau, il generale Hahnke capo del gabinetto militare di S. M. germanica, ed il consigliere Lucanus, ex sottosegretario di Stato al ministero de' culti, ora capo del gabinetto civile di S. M. Il signor di Liebenau si trova da 15 anni al fianco del suo giovine sovrano: il generale Hahnke ed il consigliere Lucanus, benchè occupino da pochi mesi i loro elevatissimi uffici, godono tutta la fiducia dell'Imperatore."
Pietro Gentilini, fonda un laboratorio artigianale di biscotti. Il forno si trova a Porta San Lorenzo 28/30, mentre a via Daniele Manin 41 il negozio al dettaglio. Segue l'apertura di una succursale a via Nazionale 195. Tipici prodotti sono i wafer, le fette biscottate e i famosi biscotti e la pizza romana.
Festa dello Statuto a Piazza indipendenza:
"Alle 8 precise del 5 giugno, quando il cannone dava annuncio che re Umberto usciva dal Quirinale, il più bel sole sfolgorava sulla capitale in festa, per la ricorrenza dello Statuto.
Via Nazionale, il piazzale di Termini, la via alberata della stazione, e su fino all'ingresso del Macao, ove dovea aver luogo la rivista, s'addensava la folla, fra cui molte signore e signorine in vesti eleganti. I poggioli, i balconi, i terrazzi dei villini di piazza dell'Indipendenza e dî via San Martino erano gremiti di gente: dalle finestre sventolava la bandiera tricolore.
Alle 8 e un quarto, il Re, preceduto da un plotone di corazzieri è seguito da un numeroso stato maggiore nel quale notavansi tutti gli attachés militari estori, entrò nel piazzale del Macao. In questo erano allincato su cinque linee le truppe del presidio sotto gli ordini del comandaute il IX corpo d'esercito; generale di San Marzano.
Sua Maestà si portò al galoppo alla destra della prima linea formata dalla legione dei carabinieri reali dal collegio militare, e cominciò la rivista. Perminata questa, il Re andò a collocarsi in piazza dell'Indipendenza per assistere allo sfilamento delle truppe,
Perfotto l'ordine dello sfilamento. L'uniformità della cadenza del passo, il buon allineamento e la regolarità delle distanze furone ammirabili.
Terminato lo sfilamento, Umberto s'intrattenne col ministro della guerra, sempre circondato dal suo stato maggiore come spicca nel nostro disegno. La folla, intanto, applandiva."
Sistemandosi il terreno avanti il prospetto del palazzo della Banca Nazionale, si è trovato un muro laterizio, grosso m. 2,60, che si dirige verso l'interno del palazzo, e di cui fu già scoperto un simile tratto nella fondazione della facciata. Altri avanzi di muri sono stati pure trovati dinanzi alla porta centrale, costruiti tutti in mattoni; ad eccezione di uno che apparisce d'età relativamente moderna, ed è formato principalmente con frantumi di marmi antichi. È grosso m. 3,10, e contiene pezzi di colonne, capitelli, trabeazioni ed anche qualche frammento di statua.
Si sono raccolti nello sterro due frammenti di mattoni, che portano i bolli degli anni 134 e 150, ed alcuni pezzi di fregio in terracotta.
Per i lavori di sistemazione dell'area dinanzi al palazzo della Banca Nazionale, sono stati scoperti altri informi avanzi di muri laterizi, piantati sopra massi squadrati di travertino, che misurano m. 1,35 in lunghezza, m. 1,16 in larghezza e m. 0,66 in altezza.
Fra le terre si è trovato un capitello marmoreo d'ordine corinzio, alto m. 0,83, di bell'intaglio, ma alquanto danneggiato; e da un muro antico si è tolto un pezzo di mattone col bollo figulo dell'anno 135.
Si è inoltre scoperto, alla profondità di circa m. 4,50, un piccolo pezzo di pavimento ad opera tessellata. È inquadrato di lastrine di giallo antico, con filetti di marmo nero.
Luigi Borsari.
Festeggiamenti per le nozze d'argento dei Reali. L'Imperatore di Germania Guglielmo II giunge a Roma. Viene organizzato un corteggio lungo Via nazionale, passaggio dalla stazione al palazzo del Quirinale:
"Com'e' bella Roma in festa! com'e' splendida! Non so trovare un riscontro a tanta folla festosa, a tanta vivacità per queste vie, che sono diventate quelle di una grande metropoli. La folla è enorme. In molti punti, si va al passo. Le vetture, cariche, non possono quasi più circolare. I treni riversarono migliaia e migliaia d'italiani e di stranieri. Si calcolano a dugentomila i forestieri venuti. Si odono tutti i dialetti, tutte le lingue. L'appetito e la sete sono messi a dura prova; nei ristoranti, nei caffè, nelle birrerie, chi può conquistarsi una bistecca o una limonata, è bravo. Non è solo la curiosità che ha spinto tanta gente a venire a Roma: dai discorsi, di cui ho potuto rapire delle frasi, si capisce che l'affetto pei Sovrani, per questi Reali italiani, buoni, modesti, preoccupati dal pensiero costante della prosperità e della grandezza d'Italia, è un affetto vero, è un affetto sincero, è una generale, grande dimostrazione di simpatia. I sovrani, i principi, i rappresentanti di tutte le nazioni, qui convenuti, per porgere i loro augurii ai Reali, rendendo testimonianza visibile di reverenza a re Umberto e alla regina Margherita, affermano l'Italia, confermano Roma, questa Roma, capitale intangibile d'Italia.
L'arrivo e il passaggio dei Sovrani di Germania per Roma fu veramente trionfale. Alla mattina di giovedì (20), dopo tanti giorni di azzurro implacabile, così detestato dagli agricoltori invocanti la pioggia, una nebbia alquanto fitta gravava sulla città; ma, verso le otto e mezzo, il sole compare in un cielo limpidissimo. Tutte le vie imbandierate: in via Nazionale, le bandiere italiane unite alle bandiere tedesche. La via Nazionale, così parata a festa, con quella doppia fila di pennoni da cui sventolano le orifiamme stemmate delle città italiane, con tanti arazzi rossi, fiammanti, ai balconi, alle finestre, e persino con quella sabbia gialla seminata lungo la via, presenta un pittoresco spettacolo, aumentato dalla folla indescrivibile, animatissima, anche nelle logge improvvisate. La loggia del palazzo Huffler, tutta incorniciata di grappoli di fiori color viola, è un amore. Le signore, coi loro ombrellini aperti, mettono tante altre note gaie nel quadro.
Lungo via Cavour, sono allineati i veterani, i reduci, le fratellanze, le altre associazioni; nel piazzale della stazione, disposti in doppio cordone i carabinieri; nel viale che conduce a piazza Termini, i cordoni sono formati dalla cavalleria e dal Genio; nell'interno della stazione, lungo il marciapiede, è schierato il battaglione dell'11° di fanteria, colle bandiere del reggimento. Ma il gruppo più brillante, un gruppo stupendo, è formato alla stazione dagli ufficiali, rappresentanti il 13° reggimento usseri residenti a Francoforte, di cui è proprietario re Umberto. È una bella uniforme: kolbac, giubba turchina con alamari bianchi e stivaloni. Il gruppo più grazioso è, invece, formato da alcune giovanette della colonia tedesca a Roma, tutte vestite di bianco, coi capelli sciolti; alcune d'esse piccine, quasi invisibili. Sono guidate da altre signore, pure vestite di bianco, con grandi mazzi di rose da offrirsi all'Imperatrice.
Battono le 12.15. I reali escono dal Quirinale, col principe di Napoli: sono con loro la duchessa Isabella, il duca d'Aosta, la principessa Letizia e il conte di Torino. La regina è un incanto, con quella mantellina ed abito di velluto color rubino a pizzi neri, con quel cappellino color oro a spilli di brillanti. Il passaggio dei reali è salutato da applausi vivissimi, dallo sventolio dei fazzoletti, ma già il treno imperiale è in vista; e, alle 12.50, entra sotto la tettoia colle bandiere italiana e tedesca intrecciate davanti alla macchina. La banda dell'11° reggimento suona l'inno germanico. L'Imperatore, nell'uniforme degli usseri, scende rapido, e stringendo la mano che gli porge il Re, in uniforme di generale, lo bacia in volto; quindi s'inchina a baciare la mano della Regina con grande espansione. Gli si legge la gioia di rivedere i Sovrani, di riveder Roma. Il Re aiuta a scendere dal vagone l'Imperatrice, che bacia la Regina, mentre l'Imperatore stringe la mano al principe di Napoli in uniforme di maggior generale. L'Imperatrice porta un abito grigio acciaio con guarnizioni in oro e pizzi; un cappellino dello stesso colore; e, intorno alla vita, il gran cordone dell'Aquila nera. Non è per nulla affaticata dal lungo viaggio, fatto direttamente da Berlino, e si volge a ricevere i fiori e gli omaggi delle fanciulle bianco-vestite, mentre Guglielmo passa in rivista la compagnia dell'11° fanteria. Il Re parla coll'Imperatore e coll'Imperatrice in francese; e la Regina in tedesco. E il corteo delle vetture si muove. Umberto è in una vettura di mezza gala con Guglielmo: le due Sovrane in un'altra successiva col principe di Napoli, e nelle altre vetture gli altri principi.
Un immenso applauso scoppia appena la folla scorge il corteo. In Piazza Termini lo spettacolo è meraviglioso. E, fino al Quirinale, i battimani si propagano; l'agitare dei fazzoletti è vivissimo. Le campane della chiesa americana, suonano l'inno imperiale: suonano le musiche militari. E si fa una nuova imponente dimostrazione al Quirinale. Si acclama agl'Imperiali, ai Sovrani d'Italia. Tutta la vasta piazza è rigurgitante di popolo: non s'ode che un grido solo, tuonante, continuato, un grido d'entusiasmo. Si apre il balcone, e compare per primo l'Imperatore a braccio della Regina; poi il Re a braccio dell'Imperatrice, la regina Maria Pia a braccio del principe di Napoli, e tutti gli altri principi e principesse. E quel grido si accentua ancor più, saluta i Sovrani, i principi: è un delirio di gioia."
Festeggiamenti per le Nozze d'argento dei reali. Concerto di Gala al Quirinale:
"Come fu delicato il pensiero dell'Imperatrice, la quale volle rendere omaggio reverente alla tomba del Gran Re, recandosi nel Pantheon!... Si fermò davanti alla tomba, in atto di meditazione. Poco dopo, entrò Guglielmo II, che depose alla tomba una corona d'alloro, e, in piedi, col capo chino e la palma della mano destra sugli occhi, stette in atto di preghiera. Nel silenzio del vasto tempio, dove dormono tanti grandi, quel momento era solenne.
Nella sera del 21, ebbe luogo al Quirinale, nella sala degli specchi, accanto al gran salone da ballo, un concerto mirabile, dato dal quartetto della Regina, composto dei maestri Sgambati, Monachesi, Masi, Jacobacci e Furino, ch'erano collocati in un angolo della sala sui loro leggii. Nel mezzo della sala, intorno a un divano circolare, sedevano l'Imperatrice, le regine Margherita e Maria Pia, la duchessa di Genova, la principessa Letizia, Guglielmo II, l'arciduca Ranieri, il duca di York e il principe Giorgio di Grecia. V'erano tutti i principi di Savoia, coi loro seguiti; i seguiti dei sovrani e degli altri rappresentanti esteri, le dame di Corte, i dignitari di Palazzo, gli ufficiali della Casa militare del Re e quelli del seguito dell'Imperatore. Umberto, non troppo appassionato della musica classica, fumava nel gabinetto attiguo, comparendo di tratto in tratto. Il momento in cui tutti questi alti personaggi entrarono nella sala fu imponente; e il mio collega artistico ne fermò subito i tratti sul taccuino per farne il disegno che vi mando.
Dopo il concerto, gl'Imperiali parlarono collo Sgambati, dicendogli che il suo nome è ben conosciuto in Germania. Infatti, egli è uno dei primi pianisti d'Europa; ed è stato il primo in Italia a scrivere una sinfonia in cinque parti a piena orchestra; i suoi quartetti sono famosi.
Mentre nella reggia, si svolgevano le armonie severe, le vie di Roma venivano illuminate a festa e cominciava la prima delle cinque promesse grandi illuminazioni dei monumenti artistici. Il Foro Traiano, il Colosseo, il Foro romano, la parte esterna del palazzo dei Cesari... apparvero, d'un tratto, a uno a uno, irradiati da un riflettore elettrico posto sulla specola del Campidoglio. Era una scena magica, e si rinnovò subito dopo, con altro aspetto, ai fuochi di bengala di varii colori, che fiammeggiavano fra i ruderi vetusti. L'enorme massa di popolo, che assisteva alla scena fantastica, era anch'essa illuminata da quei fasci di luce fulgidissima, e da quei lampi abbaglianti. Sulla torre capitolina, scintillava una gran stella. Nelle quattro sere successive l'illuminazione si ripetè in altri monumenti antichi.
Coll'intervento dei Sovrani, si è inaugurata la Esposizione Nazionale di Belle Arti. Fu una delle più solenni aperture per il numero e la qualità dei personaggi. L'esposizione è bella, Ha pitture preziose, sculture ragguardevoli. Francesco Jerace espone alcune teste e un Cristo, Ercole Rosa un busto del Manzoni. Monteverde, Cifariello ed altri sono pure ammirati. Fra le pitture si notano i pastelli del Michetti, un grande quadro di Chioggia del Bazzaro, bellissimo, nuove fantasie originali del vostro Ferraguti, e via via. Vi sono tutte le scuole, tutti i generi.
Ma l’arte che oggi signoreggia a Roma è l’arte di Verdi. La serata di gala all'Argentina col Falstaff fu una delle più memorabili per l’intervento di tutte le teste coronate e di tutti i principi, di tutti gli ospiti augusti. Un colpo d’occhio meraviglioso presentava tutto quell’insieme di splendide toelette, di uniformi, di decorazioni, di gioielli. La regina d’Italia vestiva un abito di raso bianco con uno strascico lunghissimo, orlato di piume, ricamato d’argento. Sul petto, un mazzo di geranii rossi, una tracolla rossa e un diadema di brillanti e perle sul capo. L’imperatrice aveva un abito di velluto mauve cangiante con ricami d’argento; quattro file di perle al collo e brillanti sul capo. I sovrani e i principi tutti vestivano l’alta uniforme militare. Le dame di Corte, il corpo diplomatico, gli ufficiali montenegrini nel loro pittoresco costume, tutto quel pubblico d’invitati in abito di società; molti deputati, senatori, i ministri Giolitti, Martini e Brin, letterati, artisti, formavano un insieme quale raramente si è veduto."
Continuandosi gli sterri nell'area adiacente al palazzo della Banca Nazionale, alla profondità di m. 12, è stato scoperto un avanzo di antico pavimento a tasselli bianchi e neri, con semplici fascie di riquadratura.
Giuseppe Gatti.
Dimostrazioni di protesta per le stragi d'Aiguesmortes:
"Gli assembramenti cominciano in piazza Colonna. Una colonna di dimostrauti sta per infilare la via del Tritone, ma trova un cordone di guardie e di carabinieri, che si opponene al passaggio: i dimostranti sforzarono il cordone, e avanzano con una bandiera calata loro da una finestra, verso il palazzo Rospigliosi, sede dell'ambasciatore francese presso il Vaticano, penetrano nel cortile ma vengono fermati dai carabinieri e dalle guardie.
Da palazzo Rospigliosi, il gruppo s'ingrossa e scende per via Nazionale, ottenendo dal palazzo Odescalchi una bandiera tedesca, e intanto un altro gruppo, al suono dell'inno di Garibaldi, va per fare una dimostrazione ostile davanti al palazzo Farnese, dove risiede l'ambasciatore della repubblica francese.
Questo secondo gruppo diviene subito legione. Fornendosi per via di pietre e sventolando cinque bandiere avute lì per lì, i dimostranti muovono per via del Mascherone che sbocca in piazza Farnese, ma trovano la via sbarrata dai carabinieri e dai soldati. I dimostranti allora si concentrano, e, con impeto, si scagliano contro il cordone militare e irrompono in piazza Farnese, e coi soliti fischi e grida, cominciano a prender di mira coi sassi le finestre del palazzo dell'ambasciatore.
Sotto la gragnuola dei sassi, scrosciano i vetri. È una devastazione completa, cui si vorrebbe dare una coda, atterrando il portone del palazzo, e bruciandolo. Già, con un trave, sette dimostranti si servono come di una catapulta per sfondare la porta. Già si grida: Petrolio Petrolio! Ma smettono vedendo avanzarsi finalmente un rinforzo di carabinieri e di bersaglieri.
Auche in Campo dei Fiori, dove sorge il monumento a Giordano Bruno, gran folla: tumultava, e cercava di irrompere anch'essa; ma non riuscì a sfondare i cordoni militari.
Dimostrazioni ostili furono fatte anche dinanzi al Collegio francese in via Santa Chiara e ad altri edifici francesi.
In via del Mascherone, si fece persino un tentativo di barricate, com'è ricordato nel nostro disegno."
Arrivo dei duchi d'Aosta a Roma dopo il matrimonio: "Gli sposi arrivarono la mattina di sabbato 6 luglio alle ore 9 e mezza. Erano ad attenderli alla stazione il Principe di Napoli, il Conte di Torino, il generale Ponzio Vaglia, i sottosegretari di Stato, il prefetto, il presidente della deputazione provinciale, il sindaco ed altre autorità dvili e militari.
Appena il treno si fermò discese il Duca d'Asta che aiutò a discendere la Duchessa. Gli sposi strinsero la mano al Principe di Napoli, al Conte di Torino e quindi entrarono nel salone reale. Intanto una compagnia degli allievi carabinieri con bandiera e musica rendeva gli onori militari, li pubblico nell'interno della stazione e fuori applaudiva agitando i fazzoletti. La Duchessa ringraziò e si trattenne affabilmente a parlare con le autorità.
Alle ore 9.45 i Principi uscirono dalla stazione, accolti da entusiastici applausi dalla folla ed al suono della marcia reale. Davanti alla stazione era schierata l'ufficialità del presidio, le associazioni e folla immensa che acclamava gli sposi, mentre le truppe, che facevano ala, presentavano le armi I Duchi d'Aosta ed i Principi presero posto nelle berline di gala, quindi i1 corteo si mosse verso il Quirinale.
Procede un battistrada di Corte; segue la berlina con un aiu-tante di campo del Duca d'Aosta e un gentiluomo di servizio della Duchessa d'Aosta. Viene poi un drappello di corazzieri e la berlina con gli sposi. Il generale Orcro ed il capitano dei corazzieri cavalcavanu ai lati. S'avanzano poi le berline col Principe di Napoli e il Conte di Torino e al loro seguito un drappello di corazzieri.
Il corteo sfila al passo. All'ingresso di via Nazionale e lungo la via, dalle finestre si agitano i fazzoletti. Dopo il palazzo dell'Esposizione la folla si staccò dai marciapiedi e circondò la berlina con grandi evviva ed applausi. Da questo momento la dimostrazione assunse un aspetto popolare, entusiastico. Fu un continuo urrà fino al Quifinale.
La piazza del Quirinalo, era gremita di folla plaudente. I Duchi d'Aosta salirono il grande scalone ai cui piedi furono ricevuti dal conte Giannotti. I Sovrani ed i loro seguiti vennero ad incontrare i Duchi d'Aosta nel salone di entrata. L'incontro fu affettuosissimo. Il Re la Regina abbracciarono e baciarono il Duca e la Duchessa che era visibilmente commossa. I Sovrani ed i principi si recarono quindi ella vicina galleria dove segui la presentazione alla Duchessa d'Aosta del cavalieri dell'Annunziata, dei preaidenti del Senato e della Camera e dei ministri.
Dopo un quarto d'ora la duchessa usci al balcone avendo a destra il Duca, e a sinistra la Regina e il Principe di Napoli. Le associazioni colle bandiere schierate sotto il balcone, e la folla fecero una dimostrazione enrusiastica e prolungata. La Duchessa saluta chinando leggermente la testa, La Regina pure salutò la popolazione agitando il fazzoletto; la folla rispose col grido di 'Viva la Regina'. La Principessa Elena si mostrò assai lieta e commossa della entusiastica accoglienza. E volle subito render partecipe della gioia le propria madre, Contessa di Parigi, narrandole in lungo telegramma l'accoglienza ricevuta."
II Gara Nazionale di Tiro a Segno: "S'inaugura il tiro a segno di Tor Quinto. Un imponente corteo de' tiratori muove in mezzo a una folla sterminata da piazza Termini, percorre le via Nazionale, del Corso, Fontanella di Borghese, della Scrofa, la salita dei Crescenzi e si schiera in piazza del Pantheon.
Il corteo è composto da 301 società. Sono 3285 tiratori in tutto. La società più numerosa è quella di Roma. Precedono il corteo le guardie municipali e gli allievi Carabinieri. Quindi viene la rappresentanza del Comitato centrale della gara, composto dai deputati Menotti Garibaldi, Fortis, Galletti, signor Silvano Lemmi, colonnello Guastalla e comm. Ferrando. La rappresentanza dell'esercito reca una stupenda corona destinata alla tomba di Vittorio Emanuele. Questa corona è deposta sulla tomba del gran Re dal Comitato cent della gara, dalla presidenza della federazione ginnastica italiana, dalle rappresentanze delle società e dell'esercito, mentre, le scorte di Roma, a cui fanno ala i vigili di Roma rimangono nell'atrio del Pantheon. Lungo tutto il percorso del corteo, applausi della folla ai tiratori, applausi alle bandiere, e grida di Viva l'Italia!
Nel pomeriggio, tutte le rappresentanze colle bandiere e colle musiche, si sono riunite oltre Ponte Molle, sulla via del Lazio; il corteo dei tiratori sfila lungo lo stradone di Tor di Quinto e ivi si schiera. Tutte le bandiere si sono raccolte dinanzi al padiglione reale. Scoppiano applausi ai Sovrani che giungono; si trovano già ad attendere le Loro Maestà nella tribuna reale tutti i ministri, i sottosegretari, le rappresentanze della Camera e del Senato, molti generali in divisa, senatori e deputati. L'onorevole Crispi pronuncia un discorso, a cui risponde l'avv. Nova pei tiratori bresciani."
Il re di Serbia Alessandro I giunge con treno speciale a Roma, nella cui stazione di Termini era schierata una compagnia del 1° fanteria: "sul piazzale esterno, presso alla porta d’ingresso, stavano numerosi ufficiali ad attenderlo. S. M. il Re, accompagnato dal generale Ponzio-Vaglia, da numeroso seguito e dai ministri, gli andò affabilmente incontro, mentre la banda suonava l'inno serbo e gli applausi risuonavano, saluto all'ospite regale. 1 due Sovrani si abbracciarono e baciarono; quindi passarono in rivista la compagnia d’onore, soggetto d'uno dei nostri disegni. Re Alessandro era in alta tenuta di generale serbo: divisa rossa con spalline d'oro e stivaloni; berretto di pelo bianco. È bruno, d'aspetto deciso, simpatico; ha baffi nacenti. Essendo: molto miope, porta gli occhiali. Parla speditamente l'italiano, e in italiano s'intrattenne coi ministri. Finite le presentazioni, i Reali preceduti dai corazzieri in alta tenuta, si recarono al Quirinale; molte case erano imbandierate, molta folla lungo le vie."
La SRTO attivata la trazione elettrica con filo aereo sulla diramazione da porta Pia per il Policlinico.
Sono attivate due nuove linee di tram elettrici Termini - Via delle Terme - Via Nazionale - San Pietro e Termini - Via Volturno - San Pietro.
A via Nazionale viene inaugurata l'Arena Nazionale, un teatro all'aperto con piccola tettoia.
Grande dimostrazione dei Romani ai bersaglieri in partenza per la guerra in Cina: "Alle 6 e mezzo, nel cortile della Caserma di San Francesco a Ripa un caporal-tromba dei bersaglieri suona assemblea. Immediatamente il cortile si riempie di soldati partenti. Si mettono su due righe. Ciascun tenente ha fatto l’appello del proprio plotone. Nessuno manca. Terminato l'appello, vi è un affettuoso scambio di saluti, di abbracci, di baci, fra ufficiali e soldati.
Alle 7 precise, a passo di corsa, escono dalla caserma. Precede la fanfara; seguono tutti gli ufficiali del 5° con a capo il tenente colonnello Ferrucci: vengono poi i quattro plotoni di partenti. Non appena i berretti rossi si mostrano sulla porta della caserma un applauso fragoroso parte dalla numerosa folla (tutta di trasfeverini) che staziona da oltre mezz'ora sulla piazza. I plotoni che hanno tentato di uscire a passo di corsa, fatti appena cinquanta metri, sono costretti mettersi a passo e non è più possibile mutare, tanta e tale è la folla acclamante.
Traversato il ponte Garibaldi, fin dalla Via Arenula si comincia a veder meglio la grandissima parte che la popolazione romana prende alla partenza. Una ventina di signorine allacciate in cinque finestre al terzo piano del palazzo Del Vecchio lanciano centinaia di mazzolini di fiori ai partenti. Sulla piazza Sant'Elena (in prossimità del teatro Argentina) si sono intanto raccolte la fanfara degli ex-militari, le Società di Tiro a Segno, associazione universitaria, fratellanza italiana, fratellanza militare, exbersaglieri, ex-carabinieri, ecc., tutte con bandiere.
Le fanfare intuonano allegre marcie; quindi insieme colle Società si mettono in testa al corteo che ormai si compone di oltre 50.000 persone. Ma la folla, la maggior folla la troviamo dal largo del Corso Vittorio Emanuele a Via del Plebiscito, e Via Nazionale. Tutta Roma vi è accorsa; dal principe romano al falegname, dalla dama alla stiratrice, dal senatore all'usciere della Camera, dal monsignore al sagrestano. E tutti applaudono.
Parecchi balconi di Via Nazionale sono ornati di bandiere, Affacciato al suo balcone, in Via Nazionale, di fronte al palazzo Aldobrandini, il presidente del Consiglio on. Saracco è commosso. I tramtways, impediti nella loro circolazione, servono di balcone a moltissimi che sì sono arrampicati fin sul cielo di essi.
Le adjacenze della ferrovia rigurgitano di altra folla, che ha acclamato i soldati di artiglieria giunti nella notte a Roma e che già hanno preso posto nello stesso treno che deve accompagnare i nostri bersaglieri.
Nelle sale di aspetto della ferrovia si sono intanto raccolti: il sottosegretario di stato alla guerra generale Zanelli, il sindaco principe Colonna con tutti gli assessori non esclusi quelli clericali; parecchi generali, il maggiore Agliardi, e una larga rappresentanza del ministero della marina.
Non era certo desiderio delle autorità politiche, militari e ferroviare, di far entrare la folla sotto la stazione. Ma contro la volontà della folla non si reagisce; i cordoni sono spezzati, i cancelli aperti, e dai diversi ingressi vere fiumane di popolo entrano sotto la grande tettoia gridando: Evviva l’esercito! Quando i bersaglieri, con la fanfara alla testa entrano sotto la stazione, l'entusiasmo è un delirio, Preso posto alla meglio nei vagoni loro destinati, continuano le scene affettuosissime, fra soldati e popolo.
Alle 8,40 i fischi delle due locomotive annunciano la partenza; allora vi è un secondo di profondo silenzio. Ma quando la prima vampata di vapore si sprigiona dagli stantuffi delle macchine e produce il primo mezzo giro delle ruote delle vetture, un grido solo sì innalza da migliaia di petti: Viva l’esercito, Viva Savoja, Viva l'Italia!"
Riapertura della linea in via Nazionale a trazione elettrica a filo aereo; la trazione ad accumulatori è completamente abolita.
La SRTO attiva una nuova linea a trazione elettrica, dalla stazione di Trastevere alla stazione Termini (in trazione elettrica mista, con filo aereo e accumulatori in via Nazionale, attraverso piazza Venezia, via del Plebiscito, corso Vittorio Emanuele, via di Torre Argentina, via Arenula, ponte Garibaldi, piazza d'Italia e il viale del Re).
In via Nazionale, di fronte al palazzo della Banca d'Italia, sterrandosi per la costruzione di alcuni grandi magazzini l'area del giardino Rospigliosi, sono stati rimessi allo scoperto alcuni muri laterizî. Questi sono la continuazione dello stesso edificio, che per l'apertura della via Nazionale fu quivi riconosciuto nell’anno 1876, e probabilmente appartenne alla gente Avidia (cfr. Notizie 1876, pag. 73).
In tale sterro fu recuperato: un rocchio di colonna, di giallo antico, lungo m. 0,95, col diametro di m. 0,80; un altro pezzo di colonnina baccellata, in marmo bianco, di m. 0,80X 0,25, ed un frammento di lastra marmorea, di m. 0,21 X 0,18, sul quale rimane questo avanzo epigrafico: RIS... PRISCILL... C V CO... RTVTV....
Fu pure raccolto fra la terra un pezzo di mattone col bollo di T. Vettio Fusco (C.I.L. XY, 1498), ed una lucerna fittile senza ornati, che nel fondo porta impresso il sigillo FORTIS.
Giuseppe Gatti.
Nell'area del giardino Rospigliosi, in via Nazionale, continuandosi gli sterri per la costruzione di nuovi magazzini, alla profondità di m. 6,15 dal piano della via odierna si è incontrata, per un tratto di oltre sei metri, un'antica strada romana, lastricata coi consueti poligoni di lava basaltina. Questa ha la direzione da sud a nord, ed è larga m. 8,20. Sotto di essa si è riconosciuta un'antica fogna costruita in opera laterizia.
Nello stesso cavo, parallelo alla via Nazionale e distante da essa m. 15, sono riapparsi altri muri laterizî rivestiti di semplice intonaco bianco, i quali appartennero a stanze, il cui pavimento in cocciopisto trovasi a m. 3,40 sopra il livello della via Nazionale.
Al disotto di uno di questi pavimenti è stata rimessa in luce una grossa lastra rettangolare, di marmo bianco, che misura m. 1,15 X 1,05 X 0,08. Essa è sagomata nei quattro lati, e nel mezzo ha un foro, al quale si trovò innestato un tubo aquario di piombo, del diametro di m. 0,07 X 0,04, che a lettere rilevate porta impresso il sigillo: TI: CLAVDI Q CRISPINI
Intorno a questa lastra, posta orizzontalmente, erano collocate altre quattro lastrine marmoree, grosse m. 0,03 ed alte m. 0,10, che le formavano sponda, in modo da costituire un bacino di piccola fontana. Questa costruzione appartenne ad uno di quegli edifici privati, dei primi secoli dell'impero, i quali furono poi ricoperti dalla costruzione delle grandi terme costantiniane.
Sono stati raccolti fra la terra altri due pezzi di colonna in giallo antico, del diametro di m. 0,30, simili a quello trovato nel mese scorso (cfr. Mozizie 1901, pag. 271). I due frammenti hanno complessivamente la lunghezza di m. 1,60.
Giuseppe Gatti.
Proseguendosi i lavori di sterro per il muro di sostegno della terra nel giardino Rospigliosi, parallelamente alla via Nazionale, in due punti diversi si sono incontrati avanzi di un muraglione formato con blocchi squadrati di tufo, ad un solo filare, largo m. 0,60.
Inoltre nel terreno destinato a nuovi magazzini, si sono continuati a scoprire altri muri laterizi di diverso snessore e a diverso livello; parte dei quali spetta ad antiche fabbriche private, il cui piano si trova ad oltre sei metri sotto il livello della via Nazionale, e parte spetta alle costruzioni delle terme costantiniane.
Giuseppe Gatti.
Continuandosi gli sterri nel giardino Rospigliosi, sulla via Nazionale, per costruirvi i nuovi magazzini della ditta Rovatti, è stata scoperta un'altra parte di quell'antico ninfeo di casa privata, che fu già riconosciuto nella primavera dell'anno 1876, quando si eseguiva in quel sito il taglio della terra per l'apertura della via Nazionale.
La parte ora scoperta, in continuazione del tratto già conosciuto, consiste in due riquadri, il cui fondo è ricoperto da minuti pezzi di pietra pomice fermati con calce e dipinti a colore rosso. Questi compartimenti sono decorati a musaico, in modo identico agli altri precedentemente scoperti, cioè con pilastrini, festoni, fiori e quadretti, ove sono rappresentati genietti che guidano bighe o quadrighe.
Tra i due scomparti rettilinei ve n' era un altro curvilineo, il quale fu poi intieramente chiuso da un grande pilone laterizio, largo due metri. Un simile muro venne costruito normalmente alla parete, poco appresso al quadretto che vedesi in mezzo al secondo scomparto. Fra la terra furono raccolti i seguenti oggetti: Piccolo busto marmoreo, acefalo, alto m. 0,30; antefissa di marmo, con aquila in rilievo, alta m. 0,30 X 0,22; frammento di cornicione sagomato, lungò m. 0,70 Xx 0,12; scheggione di basamento marmoreo, alto m. 0,34 X 0,20, su cui leggesi: ... AN ... CEBACTH ... TOY OEIG...AYTOKAPO ... ANH ... ON ...
Un mattone, che ricopriva una antica fogna in prossimità del ninfeo sopra descritto, reca il bollo rettangolare: Q GRA AROL. A destra del sigillo è figurato in rilievo un sistro, e a sinistra una secchia, noti emblemi del culto isiaco. Un altro pezzo di mattone, trovato circa lo stesso luogo, fra la terra, porta il bollo di Cn. Domizio Amando (C.I.L. XV, 1097 f), parimenti ornato del sistro.
Giuseppe Gatti.
Proseguendo i lavori nel giardino Rospigliosi, in via Nazionale, per la costruzione dei nuovi magazzini Rovatti, al di sotto della parete del ninfeo, di cui fu riferito nello scorso mese, è cominciata ad apparire una camera di privato edificio, in buona costruzione laterizia, il cui pavimento trovasi a cinque metri più basso del livello di via Nazionale.
Una delle pareti si vede ornata di dipinti rappresentanti prospettive architettoniche e figure, nello stile che suole dirsi pompeiano. Non è possibile nello stato presente dei lavori, procedere subito allo sterro completo di questa camera: ciò sarà fatto, appena lo permetteranno le condizioni di sicurezza per le fabbriche soprastanti.
Fra la terra si è recuperato un pezzo di lastra marmorea, di m. 0,62 X 0,37, su cui leggesi: cHARITE ....MERENTI ...I D XVII ...RITVS
Giuseppe Gatti.
Nell'area del giardino Rospigliosi, in via Nazionale, è stata liberata dalla terra l'antica stanza dipinta, di cui fu dato un cenno nelle Notizie degli scavi del mese passato. Il pavimento di essa, che trovasi a m. 4,50 sotto il piano di via Nazionale, è formato a musaico tutto bianco, con grossi tasselli neri regolarmente disposti ad eguali distanze fra loro.
La parete verso nord, larga m. 3,50, conserva quasi intieramente l'antica pittura, che è divisa in tre riquadri, tramezzati da larghe fascie di colore rosso e da altre più piccole turchine con filetti bianchi: il fondo della parete è tutto di colore giallo. Lo scomparto di mezzo è ornato in alto con un festoncino, sostenuto alle estremità da sottili pilastri, a fondo rosso, sui quali posano due pavoni; nel centro appariscono gli avanzi di un quadretto, nel quale appena si distinguono le tracce di due figure.
Sotto questi riquadri, che sono alti m. 2,00, corre uno zoccolo quasi tutto di color nero, alto m. 0,75; e al di sopra v'è un fregio, a fondo bianco, alto m. 1,15, sul quale sono dipinte prospettive architettoniche con figure, assai languide e deperite.
La parete ad est, di cui resta appena la parte inferiore, è dipinta a colore rosso cupo; l'intonaco delle altre due pareti, in gran parte perduto, presenta qua e là qualche traccia di coloritura.
Sul pavimento della stanza ora descritta si trovarono cinque anfore di terracotta, alte circa un metro; e fra la terra di scarico si raccolse un frammento di lastrone marmoreo, alto m. 0,40 X 0,25, ove si legge a grandi lettere del secolo quarto: ... IS FA ... ET NV ...
È stata pure rimessa in luce un'altra parte del muro del ninfeo, coperta di piccole pomici colorate, in continuazione di quella precedentemente scoperta, ma assai deperita. Vi sono due scomparti rettilinei con un'altra scaletta marmorea per la caduta dell'acqua, e frammezzo ad essi uno scomparto curvilineo. Le decorazioni dei pilastrini e dei quadretti in musaico sono quasi del tutto cadute.
Giuseppe Gatti.
Inaugurazione del Traforo Umberto I a Via Nazionale. "è stato finalmente inaugurato, presenti le autorità cittadine. Roma è una città nella quale i forti dislivelli hanno sempre resa difficile l’organizzazione delle rapide e comode comunicazioni, specialmente tramviarie, fra la parte alta e la parte bassa, mentre il continuo aumento della popolazione e del movimento rendevano più sensibile l'inconveniente."
Dopo che è stato inaugurato il Traforo del Quirinale, la linea San Pietro - via Due Macelli viene prolungata fino a via Nazionale. La nuova linea, partendo da San Pietro, raggiunge piazza Cola di Rienzo, passa sul ponte Margherita e attraverso piazza del Popolo, via del Babuino, piazza di Spagna, via della Mercede e via Due Macelli giunge al Traforo; immettendosi poi in via Nazionale, fa capolinea alla stazione Termini
Visita di stato del Re d'Inghilterra Edoardo VII. Il percorso dalla stazione Termini al Palazzo del Quirinale viene nobilitato da nuove fiorire monumentali.
Inaugura il nuovo Teatro Apollo a via Nazionale, struttura in muratura che sostituisce l'Arena Nazionale. Ad una sala maggiore si affianca una minore chiamata il Ridotto. Il programma artistico rispecchia le mode del tempo: operetta e spettacoli di varietà alternati a opere liriche.
Il presidente degli USA Woodrow Wilson arriva a Roma per una visita, in vista della preparazione della Conferenza di Pace di Parigi e prima della firma del trattato di Versailles.
Viene accolto alla Stazione dal Re Vittorio Emanuele III. Segue una sfilata davanti alla folla gremita a via Nazionale, fino al Quirinale.
Inaugurazione del cinema Sala Italia, realizzato nelle vecchie scuderie della Villa huffer su via Nazionale.
Le bandiere degli oltre 300 corpi di armata si muovono verso il Quirinale. Un grante corteo si ritrova alla stazione Termini, si sofferma a piazza Esedra, percorre via Nazionale e raggiunge la reggia del Quirinale.
Con un solenne corteo lungo via Nazionale, la salma del Milite Ignoto viene trasportata dalla Stazione Termini a Santa Maria degli Angeli, dove si svolge un solenne ufficio funebre e poi all'Altare della Patria, dove viene timulata alla presenza di re Vittorio Emanuele III.
Nella chiesa di San Paolo a Via Nazionale si svolgono i funerali solenni di Sidney Sonnino. Presenti Mussolini, i presidenti di Camera e Senato.
Funerali di Stato della Regina Margherita.
Il convoglio partito da Bordighera alle 11,30 del 10 gennaio, nel tragitto fino a Roma, effettua 92 soste per permettere l'omaggio delle popolazioni.
Alle ore 9, il convoglio giunge a Termini da dove iniziarono i solenni funerali con arrivo e la sepoltura della Regina al Pantheon.
Scoppia un incendio nel teatro Apollo a Via Nazionale. Trovano la morte per asfisia, quattro artiste di varietà.
Solenni onoranze funebri di Armando Diaz, Duca della Vittoria. Presenziano il Re e il Duce. La salma viene portata in corteo dalla sua abitazione presso porta Flaminia, attraverso via del Corso, fino all'Altare della Patria, in modo da consentire alla folla popolare, di rendere omaggio.
Segue il trasporto nella basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, dove si svolgono i funerali e la salma viene tumulata.
V Concorso Dux al Campeggio degli avanguardisti al Campo Dux.
A conclusione della manifestazione, i 50.000 avanguardisti sfilano a via Nazionale, dinanzi al podio del Duce Mussolini, eretto davanti alla Mostra della Rivoluzione Fascista.
La legione dei fasci italiani all'estero, di ritorno dall'Africa Orientale, sfila dalla Stazione su Via Nazionale, acclamata dalla folla, e vengono passati in rivista dal Duce Mussolini davanti al Palazzo Venezia.
Il Regente d'Ungheria Nicola de Horthy, giunge in visita a Roma per due giorni. Viene accolto dai sovrani alla stazione di Termini. La carrozza giunta a Piazza Esedra, si ferma per far leggere al Governatore di Roma Principipe Colonna, il saluto del popolo romano.
In occasione della visita di Hitler a Roma, le vie Imperiali sono decorate da grandi braciere di bronzo e nuovi lampioni. A Piazza Esedra vengono installati dei pennoni portabandiera, in sostituzione delle Fioriere (che vengono spostate nel giardino di via Marmorata a testaccio).
VI giorno di visita di Adolf Hitler a Roma. A bordo di una carrozza reale, Hitler accompagnato dal Re, lascia il Palazzo del Quirinale e percorrendo le vie romane fra una folla acclamante, arriva alla Stazione Termini e dopo aver passato la compagnia d'onore dei Granatieri, scambia i saluti col sovrano e si congeda dal Duce Mussolini, col quale si troverà poche ore dopo a Firenze.
Il Duce Mussolini celebra la conclusione della Mostra Augustea della Romanità (nell'ultimo giorno del Bimillenario della nascita di Augusto), con una sfilata di 18 battaglioni di legionari su Via Nazionale.
Il Duce Mussolini partecipa, da un palco realizzato sulla scalinata del Palazzo dell'Esposizioni, alla parata militare delle camicie nere a Via Nazionale,
Celebrazioni del XVI annuale della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale. Il Duce Mussolini presenzia alle cerimonie che iniziano presso l'Altare della Patria, proseguono con una sfilata davanti al Palazzo delle Esposizioni, e si concludono con esercitazioni ed esibizioni a Piazza di Siena.
Reduci della Spagna sfilano a via Nazionale: "Si erano ammassati in Piazza dell'Esedra i sei Battaglioni italiani e spagnoli che ebbero l'onore di sfilare in via Nazionale davanti al Duce Mussolini per il quale un podio era stato costruito davanti il Palazzo dell'Esposizione. La sfilata cominciò appena il Duce giunse sul podio assieme al Ministro Serrano Suner. Erano presenti il Ministro degli Esteri Conte Ciano e il Ministro Segretario del Portito. Autorità e rappresentanze erano adunate nelle tribune accanto al podio."
Le SS si impadroniscono dell'intera riserva aurea italiana custodita nella Banca d'Italia in via Nazionale: 118 tonnellate.
Rastrellamento a via Nazionale. 2000 uomini tra i venti e i quarant'anni cadono nella retata. Molti finiranno al lavoro coatto.
Alla Banca d'Italia a via Nazionale, torna l'oro sottratto dai tedeschi. Era stato portato in Alto Adige, a Fortezza sul Brennero, circa 50.000 kg.
Sono istituite le prime Corsie Preferenziali per autobus e taxi in Via Nazionale.
Nell'ambito della mostra Arte di frontiera, New York graffiti, allestita presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma, Keith Haring realizza sulla parete laterale dello stesso palazzo un lungo graffito fucsia raffigurante molte delle sue iconografie ormai tipiche: il canide, l'uomo in rivolta, la gioia di vivere. Qualche giorno dopo, l'artista interviene anche sulle pareti trasparenti del Ponte Pietro Nenni.
Monumenti
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Palazzo per Uffici della Banca d'Italia
1954 edifici
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Cinema Sala Italia
1920 cinematografi
☆ ☆ ★ ★ ★
Teatro Eliseo
1906 teatri
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Palazzo Calderai
1889 palazzi
☆ ☆ ★ ★ ★
Fontana delle Naiadi
1888 fontane
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Palazzo Marotti
1886 palazzi
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Fontana dei cavalli marini di palazzo Marotti
1886 fontane
☆ ☆ ★ ★ ★
Palazzo della Banca d'Italia
1886 palazzi
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Palazzo Carnevale a Via Nazionale
1886 edifici
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Palazzi di piazza Esedra
1886 palazzi
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Targa in memoria di Giacomo Medici
1883 targhe
☆ ☆ ☆ ★ ★
Palazzo di Via Nazionale 75
1880 palazzi
☆ ☆ ☆ ★ ★
Palazzo Venuti di Rugapiana
1880 palazzi
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Villa Hueffer
1879 villini
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Palazzo Pascucci
1879 edifici
☆ ☆ ★ ★ ★
Palazzo delle Belle Arti Esposizione 1883
1878 palazzi
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Palazzo Manfrin
1876 edifici
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Albergo Quirinale
1874 edifici
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Palazzo Cola
1872 palazzi
☆ ☆ ☆ ☆ ★
San Paolo dentro le mura
1872 chiese
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Palazzo Voghera
1871 palazzi
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Casino Franz
1871 palazzine
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Palazzo Tenerani
1870 palazzi
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Palazzo Rota
1869 palazzi
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Targa del Rione Monti a Via delle Quattro Fontane
1748 targhe
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Santa Caterina d'Alessandria in Thermis
1594 chiese
☆ ☆ ☆ ★ ★
Horti Bellaiani
1554 ville
☆ ☆ ★ ★ ★
San Vitale
402 basiliche
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Ambienti romani a via delle Tre Cannelle
archeologia
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Domus Avidiorum
domus
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Domus Frugi
domus
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Madonna col bambino a via Nazionale
edicole sacre
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Palazzo dei Marchesi Forani
palazzi
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Palazzo Morosi a Via Nazionale
edifici
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Ninfeo a via Nazionale 243
fontane
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Madonna col bambino di via Firenze
edicole sacre
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Targa in memoria di Giuseppe Verdi
targhe
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Madonna di via Torino
edicole sacre
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Parate Nazionali
apparati effimeri