Storia
CronologiaIl Comune approva il piano regolatore del nuovo Quartiere Esquilino permettendo l'esproprio di tutti i terreni interessati. Per facilitare l'edificazione della vasta area, viene suddivisa in tre zone di espansione.
Sullo stesso colle Esquilino, sotto la facciata meridionale del casino maggiore della villa Palombara, fra le rovine del magnifico edifizio imperiale ivi esistito negli orti Lamiani, tornò a luce un pavimento litostrato, fatto di grandi lastre quadrangolari divise da fasce, e su di esso una statua marmorea di giovane Fauno portante sull’omero un paniere ricolmo di frutta e di uva. Non molto lungi, nello stesso edifizio, si scoprì pure il rimanente di quel vasto ambulacro lungo ben 75 metri incontrato l’anno scorso, nonchè un altro tronco di quelle colonne, che in numero di dieci oltre a nove pilastri ne sorreggevano la volta.
Giuseppe Fiorelli.
Lungo il lato sud della nuova piazza Dante, nell'area degli orti Lamiani, si trovarono in una sala termale un frammento di statua virile; una statua acefala di Minerva; altra statuetta acefala forse di Psiche con residui di ali sulle spalle; e pezzi di una statua maggiore del vero, ritraente forse un Fauno. In altro sito dei giardini medesimi si raccolsero cinque capitelli, una testa marmorea, ed una tessera di osso con qualche avanzo di lettere.
Giuseppe Fiorelli.
Eseguiti alcuni saggi di scavo fra la piazza Dante ed il viale Manzoni, nel luogo ov'era stata antecedentemente scoperta una memoria epigrafica del Castro degli Equiti singolari (Bull. 1874. p. 182), sì rimisero a luce alcune celle a volta, disposte lungo due lati consecutivi di un grande rettangolo o cortile, adorno di numerose fontane, vasche e piccoli ninfei, le cui nicchie sono rivestite di grossolano musaico. La costru zione laterizia dei muri è del miglior secolo, ed i condotti che alimentavano dette fontane sono anepigrafi. A breve distanza dal luogo indicato si trovò il frammento d'iscrizione: ...ARGENTEA... | ...DOMITTO MO… ed altro scritto a grandi e belle lettere ...AVIO... | ...CEG... | ...O C....
Si ebbe inoltre un cinerario, con residuo dell'epigrafe sepolcrale: S | PT | TYCH | CTISSI | A VIXIT | VLLA QVE | CET SIBI | A S E nonchè due lastre marmoree, nelle quali rimangono parte di due titoli: EI.... DESE... LIBERTI... QVOD EST VIAA...; D m S VITALIS... IVLIANO I.. qVI MILIT...
Giuseppe Fiorelli.
Gli scavi proseguiti a cura del Municipio attorno gli avanzi degli edifizi imperiali degli orti Lamiani, hanno recato la scoperta di alcune camere, con pareti di ottima opera reticolata adorne di pitture non prive di merito. Queste rappresentano vedute di giardini, con uccelli in atto di volare fra le piante, o di posarvisi sopra.
Rodolfo Lanciani.
Ad oriente del casino della villa Palombara, sono state scoperte alcune camere dell'edificio principale degli orti Lamiani, intieramente spogliate dei loro ornamenti, salvo alcuni brani d’ intonaco nelle pareti, con affreschi rappresentanti vedute di giardini.
Rodolfo Lanciani.
Presso l'angolo sud-ovest della piazza Dante, sono state estratte dal nucleo di un muro di fondamento tre teste di divinità, con la doratura assai ben conservata.
Rodolfo Lanciani.
Nella piazza Dante sono stati trovati otto grandi massi di travertino, grezzi di cava, la maggior parte segnati con sigle bipedali a vernice rossa, di questa forma.
Presso la piazza Dante è stata scoperta porzione di im ninfeo degli orti lamiani. L'edifizio è rotondo, e dovea misurare 18 metri di diametro. Nella parete perimetrale, dipinta in nero per l'altezza dello zoccolo, bianca nel resto, si aprono quattro nicchioni quadrati, destinati forse a contenere vasi di fiori, i quali erano collocati sopra scaglioni di peperino. Nel centro del circolo v'è un bacino di fontana, con la sponda di mattoni rivestita d'intonaco e dipinta in nero.
Sul lato ovest della piazza Vittorio Emmanuele, è stato ritrovato un ulteriore avanzo del lunghissimo porticato ad archi e piloni degli orti Lamiani, il quale incomincia ad apparire nella piazza Dante, dirigendosi verso i Trofei di Mario.
Rodolfo Lanciani.
In piazza Dante facendosi lo sterro per aprire una grotta da vino. si sono rinvenuti, alla profondità di m. 2,50, cinque antichi sepolcri formati di tegoloni con copertura alla cappuccina. Essi erano in gran parte guasti, e contenevano sparsi qua e là pochi avanzi di ossa umane.
Si raccolsero fra le terre asportate due piccoli rocchi di colonne: uno, di marmo bianco, con baccellature, lungo m. 0,85, diam. m. 0,25; l’altro di bigio, lungo m. 0,80, diam. m. 0,30. Inoltre si ebbero una testa marmorea, del tutto consunta, alta m. 0,22; un piccolo frammento di vaso cinerario, in marmo, decorato con rosoni; un pezzo di gamba ed un avanzo di plinto marmoreo, sul quale rimane solo l’estremità di una zampa leonina.
Giuseppe Gatti.
Intrapreso nel grande terrapieno rimasto sulla piazza Dante, un piccolo sterro per ricavarvi una cantina, sono stati raccolti parecchi frammenti di marmo, cioè: testa virile alta m. 0,4o, con la faccia del tutto consunta; pezzo di gamba appartenuta a statua più grande del vero; plinto di statua, sul quale resta un avanzo di pelle leonina; rocchio di colonna di bigio, lungo m. 0,78, diam. m. 0,30 altro rocchio di colonna, in marmo bianco, baccellata, lungo m. 0,82, diam. m. 0, 22
Giuseppe Gatti.
Togliendosi il terrapieno che occupa gran parte della piazza Dante, per costruirvi un edificio in uso delle casse postali di risparmio, sono incominciati ad apparire molti avanzi di antiche costruzioni, quasi tutte spettanti a muri di fondazione, di cui potrà determinarsi la natura e la destinazione, solo quando il vasto sterro sarà intieramente compiuto.
In questi lavori sono stati raccolti due frammenti di tegole; uno dei quali ha impresso il sigillo rettangolare di C. Ilaro Romano (C.I.L. XV, 1186), l'altro reca il bollo egualmente rettangolare: CVSPI DEMET R. Il cognome di questo figulo, che qui è scritto intieramente Demetri, deve riconoscersi nel sigillo edito nel citato volume del C.I.L. n. 970, ove leggesi lo stesso nome CVSPI col cognome abbreviato nelle sole lettere DE.
Giuseppe Gatti.
In piazza Dante sono tornati in luce parecchi altri muri di costruzione, taluno a cortina, e qualche piccolo tratto a reticolato, e avanzi di pavimento a mosaico bianco. Fra la terra si sono rinvenuti: una base marmorea rotta alla metà, di m. 0,70 X 0,20; un'altra di peperino, rettangolare, di m. 0,20 X 0,50 X 0,35; un termine di marmo bianco di m. 1,30 X 0,22 X 0,28; un tronco di colonna di bigio, baccellata, di m. 0,95 X 0,45.
Dante Vaglieri.
A piazza Dante, continuandosi gli sterri per l'edificio delle Casse di risparmio postali, si sono rinvenuti: un piccolo rocchio di colonna di bigio (m. 0,45 X 0,20); un torso di statua marmorea virile nuda (m. 0,40 X 0,30); la metà posteriore di una testa muliebre (m. 0,19 X 0,15); una testa marmorea virile, imberbe, con capelli ricci, male conservata (m. 0,21 X 0,20); una testa muliebre di terracotta (m. 0,11 X 0,10); un capitello corinzio (m. 0,25 X 0,12); tre anfore senza anse, alte in media m. 0,75; e cinque mattoni con bollo, tre dei quali riproducono gli esemplari editi nel C.I.L. XV, 127, 1300, 1365; gli altri due hanno il sigillo di forma rettangolare, e sono i seguenti: a) M ARRI DIOGEN b) M ANTONI FELICIS
Tra i materiali di demolizione, provenienti dal vecchio lastricato del cortiletto che precede il chiostrino annesso alla basilica di s. Croce in Gerusalemme, furono recentemente trovate le seguenti iscrizioni, le quali sono state murate nella parete del chiostrino medesimo. 1. Lastra marmorea (m. 0,64 X 0,51): ANANVS | IVLIVS FESTVS | ANNIVS ANVLLINVS | LATINIVS PRIMOSVS | NVMMIVS TVSCVS | CASSIVS DION | CAECINA SABINVS | CAECINA TACITVS | ACILIVS GLABRIO | A...LIVS FAVSTINVS | IVNIVS TIBERIANVS | IRIVS NEPOTIANVS | IVS ALBINVS | IADES
Alcuni nomi indicano chiaramente a quale tempo la lastra si debba attribuire: Annius Anullinus Abbanus: console nel 295 e praefectus urdî nel 306 e 307 sino al 27 agosto, e poi un'altra volta nel 312 dal 27 ottobre al 29 novembre, vale a dire subito dopo la vittoria di Costantino a Ponte Milvio; Cassius Dion console nel 291 e praefectus urbi nel 296; Nummius Tuscus, console con Anullino, e praefectus urbi nel 302-303; Iunius Tiberianus, console con Dione, praefectus urbdiî nel 291 e nel 303; Virius Nepotianus console nel 301. Quello che si chiama nella lapide Aelius Faustinus, il cui nome forse si volle correggere, potrebbe essere Pompeius Appius Faustinus praefectus urbi nel 300 (cfr. pure (C.I.L. VI, 814 d). Iulius Festus dovrebbe essere quello che si dice praetor urbanus nel cippo C.I.L.314 e (cfr. De Rossi, negli Annali dell’Inst. 1854, pag 36). Un A. Caecina Tacitus, praeses della Baetica e console in anno ignoto ricorre in C.I.L. VIII, 10988. Albinus potrebbe essere M. Nummius Ceionius Annius Albinus della lapide C.I.L. VI, 814 bd. Gli altri sono finora ignoti. Ma certamente un Acilius Glabrio e un Caecina Sabinus non è strano che sieno menzionati in un latercolo di nobili romani. Personaggi della gente latinia non si ricordano per questo tempo: Latinius Primosus potrebbe ancor essere un discendente dell'imperatore gallicano Postumo.
Questi rappresentanti dell’aristocrazia romana della fine del secolo III o del principio del IV d. C. si sono riuniti per una grande contribuzione, di 400,000 sesterzi a testa. E poichè il nostro frammento conserva quattordici nomi, ne ricaviamo che l'aes conlatum soltanto da costoro fu di cinque milioni e seicentomila sesterzi. Si tratterà probabilmente di qualche edifizio pubblico, che non possiamo identificare, l'iscrizione non essendo stata rinvenuta 7 s//u, ma adoperata come materiale di fabbrica.
Nessuno dei personaggi ricordati ebbe uffici pubblici in Roma durante il regno di Massenzio. Se anzi osserviamo che Annio Anullino fu praefectus urdi subito dopo la disfatta di quell'imperatore, e che taluno almeno di essi fece una dedica ad Ercole, in cui vedremmo volentieri un'adulazione a Massimiano (v. nota 1), possiamo ammettere che, in complesso almeno, non fecero parte dei seguaci di Massenzio. L'edificio quindi, per cui contribuirono, sarà da assegnare ad epoca posteriore alla restaurazione del governo di Costantino, o, con maggiore probabilità, ad epoca anteriore alla cacciata da Roma di Massimiano (a. 307).
2. Lastra marmorea (m. 0,34 X 0,44): DIS MANIB TI CLAVDIOF AVG L APHRODISIO TI CLAVDIVS PLAETORIANVS FILIVS SIBI ET LIBERTIS LIBERTABVSQVE POSTERISQ EORVM
3. Lastra marmorea: HIC REQVIE SCIT IN PACE ADE ODATVS VD PAL QVI VIXIT AN NVS PL M XXXXV DEPVIII ID IVN PC VIATORISVC HIC REQVIESCIT AVGVST
ACE CONIVX EIVS OVIVI. Nel v. 2 leggasi: v(ir) d(evotus), Pal(atinus). Sui Palatini v. Gothofredus, ad Cod. Theod. 6.30; Mommsen, Hermes 24, pag. 225 segg. L'iscrizione è del 496 d. C.
D. Vaglieri.
Dasli sterri a Piazza Dante sarà reso conto quando saranno finiti. Fra le terre è venuto in luce un frammento di grande iscrizione a belle e pendii lettere (m. 0,69 X 0,70): ...GVS MACE... EQVIT O...
Dante Vaglieri.
Nel fare un cavo per la fondazione dell'edificio per la Direzione generale delle Casse postali di risparmio, nell'area tra la piazza Dante e la via Galilei, a m. 19 da questa, ed a m. 20 dalla via Ariosto, si è scoperto un tratto dia ampio corridoio a volta, lungo m. 8, largo m. 2,50 ed alto, fino all'imposto della vôlta, m. 1,10, accuratamente intonacato e dipinto in giallo a riquadri, con pavimento a mosaico bianco. La volta a sacco, che ha lo spessore di m. 0,55, regge un pavimento di coccio pisto. In un altro cavo, distante m. 3,30 dal precedente, si è scoperto per m. 3 un altro tratto dello stesso corridoio.
Nello stesso cantiere, a m. 4 dalla via Galilei, presso l'angolo formato da questa via con la via Ariosto, è stata messa in luce una sala ampia m. 7,20 X 6,35 ed alta m. 7,30, con alle pareti avanzi molto deperiti, di bella decorazione pittorica policroma, a genietti alati ed encarpi. Il pavimento è a mosaico bianco, fasciato in nero all' intorno. Si rinvenne anche un frammento di mattone con bollo circolare ad una riga (C.I.L. XV, 1244 d).
Angiolo Pasqui.
Durante la costruzione del Palazzo delle Casse di Risparmio Postali a Piazza Dante, l'archeolog Giuseppe Gatti esplora una vasta aula absidata degli Horti Lamiani. La struttura, coperta da una volta a tutto sesto, era affiancata da altri vani minori a pianta rettangolare e si affacciava sul fosso labicano.
Il mercato degli abiti usati viene trasferito da piazza Dante a Via Sannio.
Monumenti