Storia
CronologiaPapa Pio IV fa allargare il primo tratto di Via Nomentana per metterla in asse con la nuova Porta Pia e con via Antica Semita, l'attuale via XX Settembre.
Papa Urbano VIII, su richiesta di alcuni nobili della Dalmazia (devoti al santo papa del III secolo Caio), incarica gli Architetti Peparelli e Della Grace della ricostruzione della chiesa di San Caio a via Pia.
In un area della Villa Barberini, angolo Quattro Fontane e Via XX Settembre, viene realizzato uno Sferisterio, campo destinato al gioco del pallone con bracciale all'uso toscano.
Regio decreto in cui si approvata la Proposta della sottocommissione governativa per l'esproprio, per ragioni di pubblico servizio dei monasteri (comprese le chiese e gli orti retrostanti) di S. Teresa (articolato in 97 ambienti, per complessivi 8.990 metri quadrati) e dell'Incarnazione (composto di 146 vani e 17.650 metri quadrati complessivi).
Il Barone Adolfo di Reinach, banchiere di Trieste, acquista dalla Duchessa Chigi la villa Torlonia a Porta Pia, al prezzo di L. 700.000.
Avvio degli sterri per la fondazioni del nuovo edificio del Ministero delle Finanze. Relazione di Raffaele Canevari:
E pertanto l’'area che la pubblica amministrazione prescelse per fabbricare su parte di essa il palazzo del Ministero delle Finanze fu l’orto annesso al convento della Certosa di mq. 70630 avente confine colla via Venti Settembre e la via del Maccao, gli edifizi della Certosa e l'ospizio di Termini. Quest'area non presentava in superficie fabbrica veruna nè ruderi di antichi edifizi. Un viale di allori la divideva in due; la porzione maggiore verso la Porta Pia, e lungo la via del Maccao aveva un livello di 64" circa sullo zero dell’ idrometro di Ripetta con lieve inclinazione verso il viale anzidetto che trovavasi prossimamente alla quota 61"; a partire da esso il terreno rapidamente scendeva al livello medio 58" per mantenersi poi nel resto quasi perfettamente orizzontale. L'acquedotto Felice e due suoi rami traversavano a piccolissima profondità questo terreno.
Il perimetro del nuovo edificio veniva pertanto determinato da un rettangolo col lato maggiore lungo 300 metri paralello alla via Venti Settembre, e distante da essa per 20 metri, e col lato minore della lunghezza di 120" paralello all’ospizio di Termini. Si racchiudeva così una superficie di 36000 mq.
Il 1 aprile 1872 ponevasi mano ai lavori di sterro ed alla deviazione dell'acquedotto Felice. La straordinaria ampiezza dell’edifizio, rese necessario di abbandonare il sistema di costruzione per piani orizzontali, e di adottare invece la disposizione a scaglioni, incominciando da uno dei lati minori e progredendo verso il lato opposto, e così fu incominciato lo sterro sulla fronte minore verso l’ospizio di Termini e per la intera sua estensione frontale di metri 120; parte destinata a residenza della Corte dei Conti, mentre era destinato al Debito Pubblico il lato opposto.
Inaugurazione del Palazzo del Ministero delle Finanze:
"Riunita l'Italia a Roma, confermato il voto per il trasporto immediato della capitale del Regno da Firenze all'antica capitale del mondo venne subito la necessità di costruire nuovi e vasti edifizi atti a contenere i pubblici uffici amministrativi di una nazione di 28 milioni. V'era anche una ragione politica per farlo: bisognava dimostrare ai Romani ed all'Europa che ormai per l'Italia il possesso di Roma era questione di essere o di non essere e che gli italiani, come il centurione di Tito Livio( la cui statua, secondo l'idea dell'on. Sella doveva sorgere in questo palazzo) avevano detto tutti d'accordo Hic manebimus optime.
Vittorio Emanuele non aveva ancora pronunziato in parlamento il suo famoso: — A Roma ci siamo e ci resteremo — quando fu deliberato dal ministero di far costruire lungo la via Venti Settembre un grande edifizio che potesse contenere il ministero delle finanze, la direzione generale del debito pubblico, e la Corte de' Conti. Fu scelta quella località perchè parve che l'ampliamento di Roma, sarebbe avvenuto come in altre città presso la stazione ferroviaria; forse la costruzione di questo palazzo in altra località avrebbe dato a questo ampliamento un'altra direzione più logica e meno incomoda; ma ormai è il caso di dire come Mosea Lamberti — Cosa fatta capo ha — ed adattarsi a salire sul lembo orientale della collina del Quirinale.
Questa parte della città è spesse volte rammentata nella storia di Roma antica. Qui era il famoso Aggere di Servio Tullio all'epoca dei Re; di qui si andava al campo scellerato dove si seppellivano vive le Vestali colpevoli; di qui per la via di Nomentum al monte Sacro. All'epoca imperiale v'erano ville e giardini e luoghi deliziosissimi, specie presso le terme fatte costruire da Diocleziano poco lontano, precisamente dirimpetto alla stazione ferroviaria, delle quali rimangono ancora tanti e preziosi avanzi, metamorfosati dal genio di Michelangelo nella chiesa della Madonna degli Angeli. Nel medio evo questa regione più lontana dal centro rimase più d'ogni altra desolata e disabitata; vi fu costruita, due o tre secoli sono, qualche villa, e precisamente dove è ora una parte del ministero delle finanze eravi il giardino de' Marchesi Olgiati, famiglia di origine milanese e notissima nella storia. Il 20 Settembre 1870, quando le truppe entrarono in Roma per la breccia di porta Pia, l'attuale via Venti Settembre (allora corso Porta Pia), era una lunga strada fiancheggiata da due alti muri che intercludevano a destra e a sinistra vigne e poderi di monasteri.
Fu qui, a destra della strada per chi si dirige a Porta Pia, che fu stabilito di costruire un edifizio lungo 300 metri, largo 120 per il ministero delle finanze, dando l'incarico della costruzione al comm. Raffaele Canevari ingegnere nel Genio Civile.
Scelto un rettangolo di 36,000 metri quadrati avente il suo maggior lato parallelo alla via Venti Settembre, il primo aprile 1872 fu posta mano ai lavori di sterro per le fondamenta. Si dovette incominciare a deviare il condotto dell'acqua Felice che attraversava l'area prescelta in tutta la sua lunghezza, e non fu lavoro di poca importanza. Lo stesso fu incominciato sulla fronte minore che guarda la città; al cadere di settembre s'incominciarono l'escavazioni a sezione ristretta lungo tutto quel fianco per uno sviluppo di circa 140 metri, armando gli scavi nel modo ordinario di mano in mano che proseguiva il loro approfondimento. Le difficoltà incominciavano; il 19 d'ottobre a 9 metri sotto il livello del terreno non s'era ancora trovato un suolo non tocco, e si incontrava invece il colmo di una cava di pozzolana, con tutti gli indizi di un prossimo franamento. E diversi franamenti ebbero luogo alcuni giorni dopo e fu manifesto, contro tutte le previsioni, che esistevano delle gallerie sotterranee, probabilmente cave di pozzolana anticamente sfruttate, e che dal piano stradale fino alla sommità di queste gallerie esisteva un grosso strato di riporto, e nel resto macerie di antichi edifizi attraversate in varie direzioni da muri che ancora necessitavano l'uso delle mine per essere demoliti. Fu quindi indispensabile di spingere gli scavi al disotto del livello di queste gallerie di pozzolana fino a raggiungere un suolo perfettamente sicuro e non tocco dalla mano dell'uomo. E finalmente il 12 novembre di quell'anno 1872, trovatosi un solidissimo banco intatto di tufo terroso, s'incominciò la fondazione dei muri. Ma le difficoltà non erano terminate, anzi incominciavano appena. Vaste frane si verificarono durante l'anno 1873, occupato tutto nei lavori di scavo e di fondazione; vi furono pur troppo, per quante precauzioni fossero prese, anche delle vittime umane; e le fondazioni furono terminate solamente nel giugno 1874, cioè due anni e due mesi dopo il principio del lavoro, invece che un anno dopo, come era stato previsto. Si erano estratti 385 mila metri cubi di terra e si erano costruiti 75,000 metri cubi di muratura.
I geologi e gli archeologi possono trovare un vasto argomento ai loro studi nelle osservazioni e nelle scoperte che furono fatte compiendosi questo immenso rivolgimento di terra. Una commissione composta del senatore Ponzi geologo, del prof. Cremona e dell'on. Sella relatore, si occupò specialmente delle osservazioni geologiche, e l’onor. Sella ne riferì egli stesso alla Reale Accademia de' Lincei da lui presieduta.
Quanto agli oggetti rinvenuti ed alle scoperte archeologiche fatte nell'area dove ora sorge il palazzo, basterebbero per fondare un museo e per scrivere un libro. Gli oggetti, colonne, statue, bronzi, bassorilievi, terre cotte, mosaici, utensili, ossa umane seppellite forse 24 secoli prima, furono raccolti e riposti nel prossimo chiostro della Certosa. La più importante scoperta fu quella dell'opera di difesa edificata da Servio Tullio, una specie di campo trincerato cinto da un grosso muro formato da grandi blocchi di tufo diligentemente squadrati e messi al posto senza cemento, e difeso da un largo fossato; e non servirono meno alla storia topografica di Roma le rovine di edifizi addossati a questo muro, le quali dimostravano come l’Aggere Serviano avesse, fino dal cadere dell’epoca repubblicana, cessato di essere considerato come difesa della città.
Oltre all'Aggere Serviano furono trovati i vestigi del serbatoio d'acqua delle terme Diocleziane, e del calidarium delle terme stesse. I frammenti di un bellissimo musaico, una testa colossale giudicata il ritratto di Tito Flavio Vespasiano, una statua colossale della quale alcuni frammenti furono rinvenuti misti fra i materiali da costruzione di un'epoca posteriore, figurano fra gli oggetti scavati.
Ed una rete di gallerie e di cunicoli trovati anche a molta profondità hanno dimostrato che non si erano tentate solamente le viscere della terra per estrarne la pozzolana; ma i cunicoli tracciati sotto le antiche strade servivano manifestamente allo scolo delle acque, come lo dimostravano i sottilissimi strati di materia argillosa e calcarea di cui erano rivestite le loro pareti e le volte.
Sicchè venti secoli fa Roma aveva quello che le manca nell'anno di grazia 1879: vale a dire un igienico e ben inteso sistema di fognatura.
Ho già detto, e tutti lo sanno, che il ministero delle finanze conta tanti impiegati quasi quanti tutti gli altri ministeri riuniti, cioè 2500 distribuiti fra il ministero delle finanze e le due dipendenti, ma distinte e separate aziende: direzione generale del Debito pubblico e Corte de' Conti. Il ministero delle finanze, cui si dovrebbe aggiungere de jure se non di fatto anche quello del Tesoro, si compone del Segretariato generale, delle Direzioni generali del Tesoro, del Demanio e Tasse, delle Imposte dirette, delle Gabelle, della Ragioneria generale e di altri uffizi minori, ed ognuna di queste Direzioni generali conta un numero almeno doppio d'impiegati di un intero ministero degli antichi Stati Italiani, per esempio del Granducato di Toscana.
Il palazzo di Via Venti Settembre contiene questa numerosa popolazione in locali che richiedono uno speciale sistema di repartizione. Il nuovo edifizio pertanto, che fu terminato solamente nel 1876, è costituito da un corpo centrale dove ha sede il ministero delle finanze, e da due corpi laterali o fianchi, di cui quello a sinistra di chi guarda l'ingresso principale, cioè quello più vicino a Porta Pia, è occupato dalla direzione generale del Debito pubblico; quello a destra, ossia più vicino al centro della città, è occupato dalla Corte de' Conti. Ognuna di queste tre grandi parti ha ingressi, scale, cortili e prospetti separati.
I cortili sono tre; uno centrale e due laterali che prendono rispettivamente nome dal Debito pubblico e dalla Corte dei Conti. Il pubblico ha accesso soltanto al cortile centrale, molto vasto, e di grandiosa apparenza architettonica come si vede dal disegno del nostro Paolocci. Ai quattro angoli di esso si aprono gli ingressi ai piani superiori e le scale per le quattro Direzioni generali che occupano ciascuna un'ala simmetrica del fabbricato. Una scala distinta conduce al primo piano alla residenza del Ministro ed alle sale per il Consiglio, della più vasta delle quali il professore Mariani ha dipinto la volta; anche di questa l'ILLUSTRAZIONE darà il disegno in uno dei prossimi numeri. Al primo piano, nelle stanze che guardano sul cortile centrale, vi sono gli uffici del Segretariato centrale, e il gabinetto del Ministro, e le sale per le adunanze delle Commissioni; al secondo piano la Ragioneria generale.
Al pian terreno sotto i portici vi sono le Casse del Tesoro e del Debito pubblico, ed intorno al cortile sono aggruppati tutti gli uffici coi quali il pubblico può aver che fare direttamente, per pagamenti, riscossioni, cambio di titoli, spedizione di buoni del tesoro e di mandati sopra le casse dello Stato.
Della superficie totale di 36000 metri quadrati occupata dal palazzo, qualche cosa più della metà è occupata da costruzioni. In altezza l'edificio ha sei piani, oltre le grandi soffitte; cioè il piano terreno e tre piani occupati dagli uffici, il piano de' sotterranei dove sono concentrati i servizi di riscaldamento, di ventilazione, ecc.; il piano delle latrine dove sono gli immensi archivi, il deposito del denaro dello Stato e la collezione completa dell'opera più voluminosa fin qui stampata in Italia.... il gran libro del Debito pubblico.
Visto da uno dei quattro belvederi posti sul punto più alto dei due corpi laterali, lo spettacolo della copertura di questo immenso edifizio è imponente. Sulla parte centrale del tetto nasce una strada larga quattro metri, — quanto una buona strada di campagna, — e lunga un chilometro che percorre il vertice, la linea di displuvio dell'intero palazzo. La strada fa capo ai quattro belvederi, in ciascuno de' quali si trova un gran serbatoio di acqua Marcia, per mezzo de' quali qualsiasi punto del fabbricato minacciato d'incendio può essere rapidamente inondato.
L'altezza dell'edifizio sul piano stradale è di circa 30 metri; i fondamenti discendono fino a 12, in alcuni punti fino a 18 metri sotto il piano stradale, e questa grande profondità è stata utilizzata, come ho detto disopra, per dispovi grandi locali ad uso d'archivio.
Per avere un idea della capacità di questo edifizio basta dire che nella ala di fabbricato occupata dal Debito pubblico solamente da' primi dello scorso novembre, perchè terminata dopo le altre, in occasione de' funerali di Re Vittorio Emanuele, trovarono comoda stanza tre reggimenti di fanteria e la intiera legione Allievi carabinieri; senza che la loro presenza fosse neppure avvertita dagli impiegati che occupano il rimanente dell'edifizio.
La parte architettonica del palazzo non è precisamente ciò che si può concepire di più ricco e di più grandioso, e non lo può essere. Lo scopo imposto era di spendere il meno possibile: il ministero non voleva un palazzo, ma un fabbricato adatto ad essere comoda sede della vasta amministrazione. Il dato elementare era di poter dare ad ogni tre impiegati un ambiente di 4 o 5 metri d'altezza e di 15 o 20 metri di superficie. Con questo dato, e con la lunghezza del fabbricato e la moltiplicità de' piani, non poteva venir fuori che una specie di grande caserma. Però fu fatto ogni sforzo, e non inutilmente, per menomare l'effetto poco artistico quanto all'esterno; quanto all'interno poi meritano di essere vedute le sale della presidenza della Corte de' Conti, quella per le udienze pubbliche della Corte stessa, la biblioteca del Ministero, le sale del ministro delle finanze, la grande sala per le riunioni parlamentari e per il Consiglio, e molti altri locali, tutti disposti e distribuiti talmente da corrispondere nel miglior modo possibile all'uso cui son destinati.
La spesa totale dell'edifizio è difficile calcolarla esattamente. Ragguagliando la superficie coperta si avrebbero circa 500 lire per metro quadrato, cioè un totale di 16 milioni, senza poi tutto il resto: qualcosa meno però di quanto spendono i privati nel costruire una casa a Roma. In rapporto ai preventivi, il conto definitivo riuscirà superiore di un 5 o 6 0/0, risultato questo assai rimarchevole quando si pensa alle difficoltà e alla vastità della costruzione e specialmente agli ostacoli impreveduti trovati nello scavo delle fondamenta.
L'edifizio fu eseguito con due successivi appalti. La parte sotto terra venne eseguita rapidissimamente, cioè in 14 o 15 mesi dopo terminato lo scavo, cosa affatto nuova in Roma, dove finora la costruzione di vasti edifizi procedeva assai lentamente.
I disegni e le illustrazioni di questo palazzo inviati alla Mostra internazionale di Parigi meritarono dai giurì internazionale la sola medaglia d'oro conseguita dall'Italia per opere di architettura.
Perchè il palazzo possa dirsi veramente finito mancano poi le decorazioni dei frontoni delle due facciate principali, quella sulla via Venti Settembre, e quella opposta che guarda verso Castro pretorio e piazza della Indipendenza. Queste decorazioni messe a concorso furono aggiudicate a due giovani e valorosi artisti: Pietro Costa autore del progetto di monumento di Vittorio Emanuele a Torino, ed Ercole Rosa che innalzerà la statua colossale di Vittorio Emanuele a Milano.
L'idea dell'onor. Sella di mettere nel cortile principale la statua del centurione di Tito Livio che pianta l'insegna, con sotto l'iscrizione Hic manebimus optime, pare sia stata abbandonata. Forse il ricordo è sembrato troppo classico."
UGO PESCI.
Nell'ex-convento di s. Teresa, continuandosi i lavori edilizi sotto la direzione del Genio militare, per l'adattamento del fabbricato ad uffici dell'Amministrazione centrale della Guerra, nel cortile verso la via Venti settembre si scoprirono due camere dipinte, con pavimento di musaico bianco e nero a grandi squame.
Lo stile delle pitture è quello generalmente noto col nome di pompeiano, e per quanto potè argomentarsi, esse camere appartennero ad un'abitazione privata dei tempi imperiali.
Giuseppe Fiorelli.
Per gli avanzi poi che taluno asseri scoperti nelle fondamenta del nuovo palazzo Mariani, all'angolo di via Venti settembre con la piazza di s. Bernardo, deve dirsi che essi sono stati da tempo immemorabile visibili nei sotterranei del già opificio Luswergh. Essi consistono in una fila di celle di varia ampiezza, racchiuse da pareti in opera laterizia, e disposte lungo il lato nord di un grande quadrato o cortile. È osservabile una stanza, forse tricliniare, la quale comunica col cortile per mezzo di una apertura ornata e sostenuta da due colonne.
La parte del fabbricato scoperta e distrutta negli anni 1868 e 1872, la quale corrispondeva lungo il lato sud del cortile, è descritta nel Bull. della C. A. M. anno I, fasc. II. Nuova, ma non inattesa, è la scoperta di parte del selciato del Vicus portae collinae innanzi la caserma dei corazzieri reali, alla profondità di met. 1,00 sotto la via Venti settembre. Questo tratto di selciato fa seguito all’altro lungo 500 metri, scoperto l'anno 1870 sotto la stessa via, fra il real palazzo ed il quadrivio delle Quattro fontane.
Giuseppe Fiorelli.
A] disotto della gradinata per cui si ascende alla chiesa della Vittoria, è stato rinvenuto un ripostiglio contenente parecchie centinaia di vasellini italo-greci e laziali; figurine votive in terracotta, e frammenti di utensili in bronzo.
Rodolfo Lanciani.
Nella via Venti settembre, presso il bivio della Salaria, si è trovato il muro di sostruzione dell'Aggere serviano, identico nelle dimensioni, nella struttura, nelle qualità dei materiali agli altri frammenti scoperti nel vicino palazzo delle Finanze. Quivi pure è tornato in luce il selciato della grande strada che conduceva alla porta Collina. Finalmente, presso l’angolo di detto palazzo delle Finanze, ove ha sede la Corte dei conti, è stato rinvenuto un tubo di piombo, del diametro di met. 0,10, con l’epigrafe AVRELIVS.... ME VS.... FECIT $
Rodolfo Lanciani.
Dinanzi al palazzo delle Finanze, in via Venti Settembre, è stata ritrovata a fior di terra una mirabile piscina dei giardini di Sallustio, la conservazione della quale è perfetta. Consta di due gallerie lunghe almeno met. 50, larghe met. 2,20, parallele fra loro, e divise da una fila di pilastri di met. 1,00 x 0,70. Le volte a crociera hanno spiracoli di met. 0,60 in quadro. La costruzione è laterizia fino all'altezza di met. 1,40, e di pietra nel culmine. L'altezza totale, misurata dal pavimento al cervello della volta, è di met. 4,05.
Rodolfo Lanciani.
Iniziano i lavori di costruzione del nuovo prospetto del Ministero della Guerra a via Pia. Sono demolite le chiese di Santa Teseresa e della Santissima incarnazione del divin verbo.
Per far posto a nuove costruzioni, viene demolito lo Sferisterio Barberini su via XX Settembre. Un nuovo impianto viene costruito in un lotto libero tra via Sallustiana e Via Calabria.
Dirimpetto al palazzo delle Finanze, nel terreno Spithover sulla via Venti settembre, si stanno eseguendo i cavi di fondazione delle nuove case. Sono stati scoperti muri laterizi della buona epoca imperiale, con archi a tutto sesto di grandi mattoni, segnati con bolli.
Un collo d'anfora col sigillo HONOR. Una base di colonna, col toro intagliato a foglie di quercia. Alcuni pesi, cosidetti da tessitore, ed il seguente pezzo d'iscrizione: M FABIV FECIT MO ET AI
Rodolfo Lanciani.
In via Venti Settembre demolendosi un muro per costruire una conduttura, tra i materiali di costruzione fu rinvenuto sul finire dello scorso marzo un pezzo di giallo brecciato, rappresentante uno scudo di Achille, con rilievi che ritraggono le scene descritte nel lib. XVIII dell'Iliade. Intorno all'orlo dello scudo sono ripetuti i versi di Omero, in caratteri minutissimi. Questo frammento fu dal proprietario donato al Municipio di Roma, per essere esposto accanto alla tavola iliaca nel Museo Capitolino.
Il sig. Giuseppe Spithoever cominciò gli scavi del ninfeo negli orti Sallustiani, sotto la vigilanza dell'ing. cav. Rololfo Lanciani, il quale intorno alle scoperte finora avvenute in quel luogo e nelle adiacenze, compilò il rapporto che qui appresso trascrivo:
Furono rinvenute finora cinque opere di scultura, di non comune importanza, queste sono: 1. Statua marmorea grande al vero, rappresentante il giovinetto Endimione addormentato sulle rupi del Latmos. Benchè la scultura sia men che perfetta, pure la rarità della rappresentanza rende questo marmo pregevolissimo. 2. Statua marmorea alquanto minore del vero, rappresentante Leda col cigno stretto al seno, sul motivo della Leda capitolina. Il volto è alquanto corroso; il cigno è appena riconoscibile. 3. Statua marmorea grande al vero, riproduzione trascurata del Fauno di Prassitele. Manca della testa e delle mani. Al tronco d'albero è sostituita una stele. 4. Statua marmorea grande al vero, di personaggio barbato e togato. Manca delle braccia. 5. Figura di montone in rosso antico, molto danneggiata. I num. 1,2, 4, 5, sono stati trovati negli sterri per le nuove strade del quartiere, e nelle fondazioni delle nuove case sull'area già occupata dagli orti Sallustiani. Il n.3 è stato trovato negli scavi del ninfeo. Per ciò che spetta alla topografia degli orti Sallustiani, due scoperte meritano speciale attenzione.
La prima è quella del selciato della Salaria, a circa 150 met. dalla porta Collina, dalla quale aveva origine. È avvenuto presso l’attuale bivio delle vie Venti settembre e di porta Salaria.
La seconda è quella delle fondamenta del famoso tempio di Venere Ericina, più comunemente detta Venus hortorum Sallustianorum. Il tempio, fondato com'è sul terrapieno Serviano, ha sostruzioni robustissime, grosse più che due metri, profonde dodici.
Sono costruite a scaglie di selce, impastate col cemento fra le shadacchiature, delle quali possono riconoscersi i più minuti particolari. In due mesi di lavoro continuo, non si è riusciti a demolirne che una piccola parte, non ostante l’uso della dinamite. Dalla pianta delle fondamenta può dedursi, che il tempio fosse periptero esastilo. All’infuori degli accennati muri -a sacco, non è stato ritrovato il più piccolo frammento d’architettura. Ho visto un solo tronco di colonna di granito rosso, troppo piccolo per potersi attribuire ad una fabbrica così grande.
Sulla via Venti Settembre, quasi dirimpetto il portone del palazzo delle Finanze, sono stati ritrovati alcuni ruderi di opera laterizia-reticolata, orientati con l’asse del tempio della Venere Sallustiana. Vi si distingue una fila di celle, di m. 4,10 X 4,50, addossate ad un SO assai robusto, e (in parte) coperte con volta a tutto sesto.
Rodolfo Lanciani.
Nell'angolo della Villa Barberini con la via Venti Settembre e col vicolo sterrato di S. Niccolò da Tolentino, si sta discoprendo un vasto e elegante fabbricato dei buoni tempi.
Vi si distingue, fino da ora, un'area quadrilunga, larga m. 7,90, lunga oltre ai 40 m., sui lati maggiori della corrono due porticati a pilastri di cortina di m. 1,20 X 1,00, i quali riposano s cuscini di travertino. L'ala orientale del portico è larga m, 4,40, ed ha pavimen di mosaico bianco. La parete di fondo è intonacata di signino, sul fo sono app cate incrostazioni marmoree.
L'ala occidentale non è ancora pienamente scoperta. Però vi si ravvisa. particolare curioso, ed è questo. Il pavimento a musaico bianco è stato ricoperta in epoca più recente, da un selciato a pentagoni basaltini.
Rodolfo Lanciani.
Nei disterri pel nuovo Ministero della guerra, si incominciarono a scoprire avanzi di fabbricati vastissimi del secolo III dell'impero. È molto difficile rilevarne la pianta, stante che i muri si abbattono man mano che vengono ad apparire nella fronte di scavo. Sembra che non si tratti di case o di palazzi privati, ma piuttosto di una fabbrica disposta alla maniera di castra o di horrea. I dipinti murali che ho visti sino ad ora, appartengono alla più rozza maniera del secolo IV.
Gli oggetti più notevoli raccolti in questi scavi, sono due colli di anfora con iscrizione. La prima iscrizione è dipinta a color nero, da mano abilissima ed in modo perfetto.
Rodolfo Lanciani.
Negli scavi del palazzo del Ministero della guerra, sono stati ritrovati i due seguenti frustuli d'una istessa iscrizione, a lettere di tipo severiano: a) NVM MARCI, b) ENT VSC, i quali non mancano d’importanza, essendo noto come l'area del palazzo in costruzione occupi parte della domus della gente Nummia.
Nell'anno 1629 costruendosi dai Barberini l'attigua chiesa di S. Caio, fu scoperto il piedistallo di M. Nummio Albino, cos. 246-263, C.I L. VI, 1748. Nell’anno 1877 costruendosi dal sig. Mariani la casa, posta fra s. Caio e la piazza di s. Bernardo, fu scoperto il frammento di iscrizione, Bull. com. 1877, p. 168, n. 145, dedicata ad un M. Nummio Attidi(ano?) da uno o più municipî africani.
Fra le dignità di questo personaggio, è notata anche quella di curatore del municipio Tusculano: laonde sarà facile supplire le sigle della seconda linea del frammento.
Rodolfo Lanciani.
Vengono tolte le impalcature sulla facciata del nuovo Ministero della Guerra:
"Allorchè dal ministero Lanza si prese nel 1870 la decisione di trasportare immantinenti la capitale da Firenze a Roma, i vari uffici ministeriali furono accomodati alla meglio, e in modo provvisorio, in alcuni conventi espropriati.
All'amministrazione della guerra toccò il convento dei frati Agostiniani (errore Conventuali), cui affidavasi la chiesa dei santi Apostoli, celeberrima fra quelle di Roma, anche perchè nel suo portico interno sta la sepoltura di Michelangelo, dalla quale il cadavere venne di notte tempo trafugato, e quella del dotto cardinale Bessarione.
Il ministero della guerra si sentiva a disagio in quel convento, e si mise alla ricerca d'una sede adatta. Gli studi furono molti. Alla fine si scelse l'ex-convento delle Barberine, che già serviva da ospedale militare. Furono abbattuti i muraglioni e le celle del chiostro.
E si lavorò per più anni dal genio militare. Le impalcature che ne nascondevano la fronte sulla via 20 Settembre sono cadute da pochi giorni, e la facciata del nuovo ministero della guerra è apparsa intera. È lunga centosessanta metri; l'edifizio ha due piani, oltre il terreno con tre avancorpi: uno nel centro, con due metri d'aggetto, gli altri due laterali con una sporgenza di ottanta centimetri.
Nell'avancorpo centrale, s'aprono tre grandi portoni, che mettono in un ampio vestibolo, ove reggono la vòlta dodici colonne di granito rosa del Sempione. Due finestre arcuate con cimase e davanzali, retti da mensole, fiancheggiano i portoni; e sopra s'eleva un ordine di pilastri corinzî, sormontati da una trabeazione, che ricorre su tutto il fabbricato. Negli interpilastri, si aprono cinque grandi finestre.
L'intero fabbricato formando isola, avrà pure sulla via Modena un'altra facciata, la quale, per il forte dislivello esistente con la via 20 Settembre consterà d'un piano di più. L'area, che occuperà l'intero palazzo, sarà di diciannove mila metri quadrati. Conterrà gli uffici dell'amministrazione centrale della guerra, il segretariato generale, il gabinetto del ministro, la direzione generale di artiglieria e genio, quella di fanteria e cavalleria, gli archivi, l'abitazione del ministro, gli alloggi per gli uscieri, l'ufficio di revisione, che trovasi tuttora a Firenze, e le scuderie per cinquanta cavalli.
Per rendere arieggiati ed illuminati tutti i locali vi sono aperti cinque cortili, uno de' quali ad architettura barocca e a due piani, posto all'angolo di via 20 Settembre con via Firenze: è il medesimo dell'antico monastero delle monache Barberine. Scopo del Genio militare, alla cui direzione venne affidata l'esecuzione del Palazzo, fu quello di spendere il meno possibile e di ottenere comode sedi per gli uffici: l'idea di erigere un monumento architettonico, per il quale sarebbero bisognate ingenti somme, fu esclusa affatto. Prima che siano condotti a termine i lavori interni, occorreranno almeno altri tre anni."
Negli scavi di fondazione pel nuovo palazzo del Ministero della Guerra, e precisamente verso il mezzo della facciata che è rivolta al sud, alla profondità di m. 4,00 sotto il piano delle cantine, di m. 8,00 sotto il piano dell' antico orto delle monache Barberino, è stata fatta un'importante scoperta, nell'area ove fu la casa di Vulcacio Rufino.
La scoperta consiste in un piedistallo di statua, scolpito in marmo, alto m. 1,40, largo met. 0,86, profondo met. 0,77 con l'urceo nel lato sinistro. Il lato destro, il quale oltre alla patera deve contenere la data della dedicazione, non è ancora visibile. L'iscrizione della fronte è a lettere ignobili ; l'A presenta quasi sempre la forma A, e le lettore E, F, L, T sono talvolta espresse con semplici asticciuole. Essendo ora impossibile fare sull'originale nuovi e maggiori studi, finché il piedistallo non sia estratto dal cavo, mi limito a dare l'iscrizione nel modo con cui mi fu possibile di trascriverla, appena avvenne la scoperta.
SINGVLARI AUCIORITATIS SPLENDORE POLLEN TI ADMIRABILISQUE ELOQUENTIAE BENI UOLENTIE FELICITATE GLORIOSO CUNC TARUMQ DIGNITAIUM FASTIGIA FABO RABILI MODERATIONE IUSIIIIAE SUPER UC CONS GRESSOUULCACIO RUFINO ORDIN PRAEI PRAETORIO COMITI PER ORLENTEM AECYPTI ET MESOPOTAMIAE PER PASDEMVICE SACRA IVDICANTI COMITI ORDINIS PRIMI INTRA CONSISTORI VM NVMIDIAE CONSVLARI PONTIFICI MAIORI OB INNVMRRABILES SVBLIMIS BENIGTATIS TIIVLOS RAVENNATES MONVMENTVM PFRENNIS MEMORIAE IN VESTIBVLO DOMVS STATVALI VENE RATIONE DICAVERVNT VT
Il piedistallo rimane al posto, sopra un pavimento marmoreo bellissimo, e appoggiato ad una parete incrostata pure di marmi. Vulcacio Rufino, era fratello di Galla, zio di Giuliano aug. e di Gallo cesare, parente di Vulcacio Gallicano, scrittore dei tempi di Costantino. La sua casa urbana confina a n. con quella dei Valerli, ad e. con quella dei Nummii, a s. probabilmente col Vicus Longus, ad o. con le Horrea Severiana.
Nelle fondamenta del Ministero della Guerra si ritrovarono, fuori di posto, i seguenti oggetti: Rocchio di colonna di breccia d'Egitto. Tazza di marmo liaccellata, integra, col suo balaustro di sostegno. Titolo inciso a lettere quasi corsive: VLPIA • EVTERPE • HIC SITA.
Quindi vi avvennero le scoperte seguenti.
Dentro quella porzione del chiostro delle monache Barberino, che sarà, conservata ed innestata alla nuova fabbrica, è stata rimessa in luce la fronte di un antico ninfeo, ornata di nicchie di varia forma e misura. La maggiore, rettangola, è larga m. 1,10, profonda m. 0,51, alta m. 1,35: le due laterali sono pure rettangole, larghe m. 0,55, profonde m. 0,40. Le due estreme sono curvilinee. Fondo, fianchi, architrave, e mostra di queste nicchie, sono decorati con bellissimi mosaici colorati a grandi tessere, rappresentanti ramoscelli fiioriti, rami di semprevivo, uccelli etc.
Questo grazioso avanzo appartiene alla casa di Valerio Vegeto. Dalla parte della chiesa di S. Caio, e della via Firenze, alla profondità di m. 6,90, sotto il piano delle cantine, sono stati trovati due vasi scanalati di marmo, di m. 0,65 di diametro, sostenuti da pieduccio parimenti scanalato. L'altezza totale della tazza e del sostegno è di m. 1,35.
Finalmente, verso il mezzo della fabbrica, si sta scoprendo un voltone a tutto sesto, con l'intradosso incrostato di tartari alla maniera dei ninfei. Sull'estradosso, già rivestito di mosaici ora perduti, giaceva un rocchio di colonna di breccia d'Egitto.
Rodolfo Lanciani.
In quella porzione del terreno già Barberini, ora Spithover, che è compresa dentro il muro serviano, alla profondità di m. 8,50 dall'antica superficie, ed alla distanza di m. 46,70 da detto muro, quasi dirimpetto all'avancorpo centrale del palazzo delle Finanze, sono stati scoperti due sepolcri arcaici, di tipo nuovo e singolarissimo, distanti l'uno dall'altro m. 2,50.
L'uno e l'altro sono composti di due mezzi cilindri di terracotta, lunghi il primo m. 1,50, il secondo m. 1,78, larghi nel diametro m. 0,36, messi a combaciare in modo, che formano un tubo rotondo, chiuso alle due estremità da tramezzi. Sull'orlo di ciascuna metà sporgono cinque manichi 0 bottoni, per mezzo dei quali potevasi facilmente muovere e maneggiare l'enorme fittile.
Io mi sono trovato presente alla scoperta del secondo avello. Le ossa stavano tutte al loro posto (impastate con melma finissima, penetrata attraverso gli interstizi dei battenti), ad eccezione del cranio, il quale è stato ritrovato in mezzo ai due femori.
Sul petto, ossia fra le costole, si è raccolta una fibula di rame, con l'ardiglione chiuso, al quale è appesa un'armilla pure di rame. Sulla spalla sinistra un' altra fibuletta. Sulla spalla destra due cerchiellini a spira. Dietro le vertebre delle schiena un globulo pure di metallo. Fra le tibie una fusaiola d'argilla.
L'altro cilindro conteneva, oltre gli ossami, una fusaiuola d'argilla; un arnese di ferro rotto in tre pezzi ; un anello di rame lavorato a giorno ; un orciuolo di tipo laziale tornito, con una sola ansa, largo alla bocca m-. 0,12 alto m. 0,115; altro simile, largo m. 0,076, alto m. 0,11; un coccio laziale con isporgeuze coniche, e strie segnate con l'unghia; una pignatta tornita a due anse, di buona fattura, larga m. 0,14, alta m. 0,122.
Rodolfo Lanciani.
Nell'area già dei Barberini in via del Quirinale, dirimpetto al portone grande del palazzo del Ministero della Guerra, scavandosi per le fondamenta della chiesa scozzese, sono stati ritrovati più pezzi di piedistallo marmoreo con iscrizione. Nello stesso luogo sono stati scoperti avanzi di un grande peristilio (corrispondenti a quelli scoperti sotto l'attiguo palazzo Caprara), con cuscini di travertino al posto, basi di marmo bianco e colonne di bigio.
Rodolfo Lanciani.
Nella costruzione dei piloni d'una casa prospiciente la via Venti Settembre, davanti al Ministero delle Finanze, e precisamente sotto il pilone n. 8, è stata trovata una camera tagliata nel tufo, posta a m. 14,50 sotto il piano stradale, ed in perfetto stato di conservazione.
Nelle sue pareti sono incavate delle piccole nicchie, terminanti a capuccina e di varie dimensioni. Nel centro vi ha un banco di tufo, alto m. 0,80, e largo m. 1,00. Due piccole scale, in parte interrate, conducono a due pozzi, anch'essi ricolmi di terra.
Nella parete che guarda mezzogiorno è un ingresso, conducente ad un cunicolo parimente tagliato nel tufo e lungo m. 2,40, il quale mette in altro cunicolo, e così via, formando una rete di cunicoli, larghi tutti m. 0,70, alti m. 2,00, ed alcuni colla pendenza del 40% al termine d'uno di essi si è trovato una camera, colla superficie di m. 3,80X2,10, contenente cinque nicchie; tre nella parete di fondo e due lateralmente a questa. In una di tali nicchie fu trovato ancora in posto un piatto di terracotta, di m. 0,90 di diametro, m. 0,12 di profondità, e m. 0,08 di spessore. Al centro della camera era uno scalino di tufo, con piccolo quadro ad incavo di m. 0,10, e con foro circolare di m. 1,00, di diametro, coperto da piccola volta, e con pavimento formato da tegole e battente rovesciato.
L'originalità di questa costruzione, il non trovarvisi nè ossa nò ceneri, fanno escludere l'idea di sepolcreto o catacomba; la strana pendenza dei cunicoli e la loro costruzione, non acccnano ad opere di drenaggio o ad altri lavori idraulici, sicché dobbiamo piuttosto riconoscere in questo labirinto sotterraneo uno speleo di Mitra; e così si spiegheranno le uicchie ed i banchi di tufo, tutte cose proprie del culto mitriaco. Probabilmente la camera colle cinque uicchie , ov' era il piatto, era luogo destinato ai sacrifici, mentre nella prima si dovrebbe riconoscere il triclinium.
Luigi Borsari.
Il Conte Terenzio mamiani muore nel Villino a Via Varese 4, dove abitava negli ultimi tempi, ospite del comm . Astengo.
« La salma del Mamiani imbalsamata dai dottori Tassi e Marchiafava, rimase esposta tre giorni nella cappella ardente del villino di via Varese. Il numero delle firme e dei telegrammi di condoglianza fu stragrande.
Alle quattro pomeridiane della domenica 24 maggio erano raccolte in piazza dell'Indipendenza le rappresentanze ufficiali del Senato, della Camera, dell'esercito, delle Marche, delle associazioni popolari romane ed altre ed altre.
Alle quattro e mezza il corteo sfilò per via Castelfidardo; di là volse a sinistra e seguì via Venti-Settembre fino al crocevia al palazzo del Drago; poi prese via delle Quattro fontane fino a via Nazionale, e per via Nazionale giunse verso le sei alla stazione ferroviaria, dove la salma rimase fino al giorno seguente, alle 10 del mattino, ora in cui partì alla volta di Pesaro, prima ed ultima dimora del grande italiano.
Aprivano il corteo un plotone di vigili e uno di guardie municipali, immediatamente seguiti da un battaglione di fanteria. Poi si avanzava il carro funebre. I cordoni erano tenuti dal generale Durando presidente del Senato, e dall'onor. Biancheri presidente della Camera dei Deputati; dal generale Caravaglia, per l'esercito, dal ministro Coppino per il governo; dall'onorevole Cadorna per il Consiglio di Stato; dal prefetto Gravina, per la provincia di Roma; dall'onorevole Vaccai, per il municipio di Pesaro; dal duca Leopoldo Torlonia, per il municipio di Roma. Il Torlonia rappresentava pure i comuni di Milano e di Genova. Seguivano gran numero di ufficiali delle diverse armi, varii generali, un contrammiraglio, molti senatori e moltissimi deputati.
Sul carro mortuario si vedeva la uniforme di ministro sardo che il Mamiani indossò quando, nel gabinetto presieduto dal conte di Cavour, ebbe il portafoglio della pubblica istruzione. La base scompariva sotto le corone di fiori.
Parlarono: il senatore Fiorelli, per l'accademia de' Lincei; l'onor. Biancheri per la Camera; il ministro dell'istruzione pubblica, per il governo; Baldassarre Avanzini direttore del Fanfulla, in nome dell'associazione della stampa; l'onorevole Vaccai, per l'accettazione della salma in nome del municipio pesarese. Il duca Torlonia, come sindaco di Roma, rammentò la gloria d'avere avuto il Mamiani consigliere municipale sempre dal settanta in poi. Infine parlò a nome del senato e, possiamo dire, a nome della scienza, il professore Moleschott.
Le quattro vie percorse dal maestoso corteggio erano affollatissime. »
Presso lo sbocco di via Firenze nella via del Quirinale, nel sito già occupato dalla chiesa di S. Caio, è stato scoperto un antico ambiente sotterraneo coperto a volta lunettata, e ricolmo di rottami per due terzi. NeUa lunetta verso oriente si veggono traccio di un eccellente affresco, rappresentante Miti-a taurottono, fra i due Genii dei solstizii.
Questo affresco fu ab antico ricoperto di tinta bianca, e sul nuovo strato fu ripetuto il gruppo mitriaco (in proporzione alquanto minore), con alto rilievo di stucco. Anche di questa seconda rappresentazione è quasi scomparsa ogni traccia.
A poca distanza dal descritto mitrèo, si è ritrovata una bella testa giovanile mamorea, di buona conservazione.
Rodolfo Lanciani.
Inaugurazione a Via XX settembre 30 dell'Hotel Royal o Albergo Reale, di proprietà di Giovanni Mazzeri.
Essendosi posto mano alla fondazione del nuovo monastero di s. Susanna, in via Venti Settembre, presso la caserma delle Guardie del Re, si è rinvenuto un lastrone marmoreo, che in origine costituiva la fronte di un sarcofago baccellato. L'antica scoltura fu totalmente scarpellata, e ne restano appena poche tracce. Nel rovescio vi si legge, inciso a grandi lettere, l’epitaffio cristiano: LEA QVEVX ANNOS LX | BEN MEN IMP | ETEM PEC (colomba su ramo d’olivo).
Giuseppe Gatti.
Facendosi il cavo per una piccola fogna sotto il marciapiedi della via Venti Settembre, dinanzi al monastero di s. Susanna, si sono incontrati avanzi di antiche costruzioni in laterizio; ed è stato ricuperato un capitello marmoreo, di rozza fattura e ridotto in cattivo stato.
A seguito dell'entrata in servizio della della Stazione di Roma Trastevere, la SRTO chiede e ottiene la concessione per nuove linee tramviarie: da piazza Venezia a San Pietro per corso Vittorio Emanuele; da piazza Venezia alla stazione di Trastevere per ponte Garibaldi, con raccordo alla linea di San Paolo; da via Cernaia a Sant'Agnese per via XX Settembre con diramazione da Porta Pia a Porta Salaria.
Per le fondazioni del monumento a Quintino Sella, fu aperto un cavo, che misura m. 4,80 di lato, disposto secondo l’asse mediano del palazzo delle Finanze, sul prospetto della via Venti Settembre. Ivi, alla profondità di m. 1,90, sotto il piano stradale, sonosi rinvenuti tre muri laterizî tra loro normali e di grossezze differenti. Il muro di mezzo, grosso m. 1,40 è stato spezzato per esplorare il sottosuolo, e si è rilevato che aveva la profondità di m. 3,60 e che era piantato sopra un banco di terra tufarina dello spessore di circa m. 2, al disotto del cp esistono dei vuoti di gallerie sotterranee.
Fra le terre scavate si rinvennero varî frammenti di embrici bipedali, in uno de'quali era impresso il bollo (C.I.L. XV, 1088). DOL DE PR DOM LVC ulpius ANICETIAN FEc
In altro frammento si legge un avanzo di bollo, che sembra riprodurre quello edito nel C.I.L. XV, 375: L BRVTTIDI AVG... | OPVS DOL EX...
D. Marchetti.
Alla presenza di re Umberto, viene inaugurato il Monumento a Quintino Sella, posto nel piazzale antistante il Ministero delle Finanze su via XX Settembre.
In via Venti Settembre, scavandosi per una fogna alla distanza di circa m. 200 da porta Pia, è tornato in luce un muro di eccellente cortina laterizia, largo m. 0,85, che traversa quasi perpendicolarmente la detta strada.
Giuseppe Gatti.
Sull'angolo della via Venti Settembre con la via Firenze si è posto mano ad un grande sterro per la costruzione di una chiesa metodista-episcopale.
Sono apparse costruzione antiche in opera laterizia. Un mattone, tratto da quelle rovine, porta il bollo del secolo quarto, C.I.L XV, n. 1642. Fra le terre si è raccolto un pezzo di lastra marmorea.
Giuseppe Gatti.
Sull'angolo della via Firenze con la via Venti Settembre, continuandosi lo sterro per la costruzione di una chiesa metodista episcopale, sono stati scoperti altri avanzi delle antiche fabbriche spettanti alla casa dei Nummii Albini.
Una parte considerevole di siffatto edificio fu riconosciuta, alcuni anni or sono, nei lavori pel prolungamento di via Firenze e nelle fondazioni del Ministero della Guerra (cfr. Bull. archeol. com. 1886, p. 17 sgg., tav. IV, n. 3). I muri ora tornati in luce sono ia continuazione, verso nord-ovest, di quelli scoperti nel 1885.
Gli oggetti ritrovati fra le terre sono i seguenti: Marmo. Statua di giovanetto che suona la tibia traversa alta, compreso lo zoccolo, m. 1,15: manca la testa e l'avambraccio destro. La figura è riproduzione di un originale attribuito a Prassitele. Una copia ne è nel Braccio Nuovo del Museo Vaticano (Helbig, rer 19); un altro nel Museo Capitolino (ib: 130).
Per la letteratura sopra questo tipo, che, come si è detto, viene da un originale di Prassitele, cfr. Friedrich-Wolters Bausteine 1501, 1502. La statuetta è ignuda, e solo la spalla sinistra è coperta dalla pelle di una tigre, parte della quale scendeva lungo il tronco d'albero, cui la figura stessa era appoggiata. Si rinvenne rotta in più pezzi, che sono stati ricomposti. È ben modellata, e di eccellente esecuzione artistica.
Statua di Ninfa, ignuda nella metà superiore, che sostiene con ambo le mani una grande conchiglia. È alta, compreso lo zoccolo, m. 1,00: e manca soltanto la testa, che era riportata ed impernata sul collo. Plinto di statuetta, della quale rimangono i soli piedi con un frammento di tronco d'albero. Piccola testa muliebre, alta m. 0,11 coi capelli raccolti sul vertice e legati da nastro.
Mano di statuetta, di piccolissime proporzioni. Parte superiore di una face, alta m. 0,21. Frammento di transenna. Frammento di fregio, di m. 0,25 X 0,10. — Terracotta. Frammento di fregio, di m. 0,25 X 0,15, ove in rilievo è rappresentato un putto che cavalca un animale marino. Quattro pezzi di tegoloni, improntati coi bolli €. LZ. £. XV, n. 474, 680, 846, 1451: gli ultimi tre spettano all'anno 123; il primo è incirca contemporaneo.
Furono inoltre recuperati: Due lastroni di breccia (broccatello), di cui l'uno misura m., 0,86X0,68X 0,25; l’altro m. 0,70 X 0,35 X 0,20. Due frammenti di colonne d’alabastro, l'uno di m. 0,20 X 1,40; l'altro di m. 0,75 X 0,32. Un pezzo di transenna in travertino, di m. 0,55 X 0,45. Un peso di calcare
Giuseppe Gatti.
Nella fondazione del pilone sull'angolo nord-est della nuova chiesa metodista-episcopale in via Firenze, alla profondità di circa 9 metri, si è incontrato un cunicolo scavato nel tufo, che ha la direzione da nord a sud, ed è alto m. 2,00, largo m. 1,80.
Verso nord termina in due nicchie quadrate, a forma di croce, profonde m. 2,00; verso sud si è trovato interrotto da un muro di costruzione non antica. Sull'angolo nord-ovest del fabbricato medesimo, cioè presso la via Venti Settembre, è stato scoperto un piccolo tratto di muraglione in grandi parallelepipedi di tufo, che sì dirige verso sud-est.
Alla distanza poi di m. 18 dalla via Firenze, entro l'area dello stesso fabbricato ed alla profondità di m. 1,50 si è trovato un tubo acquario di piombo, lungo m. 1,30, che porta il nome: T FLAVI SABINI (fratello di Vespasiano)
Questo personaggio spetta certamente alla famiglia imperiale dei Flavii, che in quella regione ebbe la propria casa ad Malum punicum, ove nacque Domiziano. Fra le terre è stato raccolto un frammento di samba marmorea, appartenente ad una statua di fanciullo.
Giuseppe Gatti.
Presso l'angolo di via Firenze e via Venti Settembre, ove per la costruzione della chiesa metodista-episcopale sono stati scoperti altri avanzi delle fabbriche spettanti. ai Nummii Albini (cfr. Nolizie 1898, p. 418), si è incontrata un'antica fogna, che ha direzione parallela alla predetta via Firenze. Era formata di grandi tegoli con copertura a capanna; e su due di essi è improntato il bollo delle figline Quinziane dall'imperatore Traiano (C. I. L. XV, 439).
Giuseppe Gatti.
Proseguendosi i lavori di fondazione della nuova chiesa americana in via Firenze, presso l'angolo orientale del fabbricato, è stata scoperta la parte superiore di una colonna, che sembra tuttora al suo posto primitivo. Essa ha il diametro di m.0,50 e sì compone di più rocchi. Il primo, alto m. 1,10, è di tufo scanalato e presenta molte traccie dell'antico rivestimento di stucco ; l’altro, non ancora dissotterrato, è in peperino. Due frammenti di capitello ionico, in travertino, sono stati trovati al disopra della descritta colonna e forse ad essa appartenevano.
Giuseppe Gatti.
Negli sterri per la nuova chiesa americana sull'angolo di via Venti Settembre e via Firenze, sono stati ritrovati: un pezzo di panneggio di statua, in marmo bianco; un frammento di cornice, ingiallo antico, e varie lastrine squadrate di marmo bianco, che dovettero appartenere ad un pavimento ; un frammento di colonna scanalata in tufo, lungo m. 0,37; ed un piccolo frammento di capitello dorico, in travertino. Nel sito medesimo è stato compiuto lo sterro di una colonna, formata di vari rocchi trovata al suo posto. Al primo rocchio di tufo, alto m. 1,15, era sottoposto un altro rocchio di pietra sperone, anch'esso scanalato ed alto m. 1,10.
Il diametro della colonna è di m. 0,60. Essa poggia sulla propria base di travertino, alta m. 0,30, del diametro di m. 0,70 ; e questa è piantata sopra un fondamento a massi squadrati di tufo, il quale è congiunto perpendicolarmente con un altro tratto di simile costruzione. Il piano di posa della base è a m. 5 sotto il livello stradale della via Venti Settembre.
Giuseppe Gatti.
Nel cavo per costruire una piccola fogna entro l'area, ove si sta edificando la nuova chiesa americana, presso l'angolo di via Firenze e via Venti Settembre, è stato recuperato un braccio di statua marmorea lungo m. 0,48, di buona fattm'a e bene modellato, mancante delle estremità della mano.
Giuseppe Gatti.
Il sig. Pietro Cantarini, negoziante di ferramenta in via Venti Settembre n. 53, abbassando il terreno lungo la parete di un magazzino sottostante al suo negozio, per aver modo di collocarvi lunghe verghe di ferro, ha scoperto l'angolo di una antica camera, con pareti rivestite di grosso intonaco dipinto a varî colori; e quivi in mezzo alla terra ed a rottami di anfore fittili ha rinvenuto giacente una bella statua muliebre, in marmo, mancante delle braccia e della testa che era lavorata a parte ed innestata nel collo.
La statua è alta m. 1,35, compreso il plinto; e rappresenta una figura di donna che insistendo sulla gamba destra, porta la gamba sinistra, leggermente piegata, in avanti. Essa è rivestita di lunga tunica ed ampio manto, il quale avvolge tutta la persona fino alle ginocchia e ricade dalla spalla sinistra lungo il fianco.
Per alcuni lavori di ampliamento negli edifici annessi al Grand Hotel, dal lato della via Venti settembre, sono stati rimessi all'aperto, alla profondità di tre metri dal livello stradale, resti di un'antica costruzione in laterizio con archi in tegoloni, forse appartenenti al lato settentrionale delle terme diocleziane. Fra la terra si è raccolta un'ara arcaica, in peperino, alta m. 0,90 X 0,73 X 0,80; un frammento di grossa lastra di travertino, su cui restano le lettere LIE alte m. 0.11; una base marmorea di colonna, diam. 0,15; un catino in terracotta, ddiam. di m. 0,28; una lucerna di terra rossa fina, senza ornati, rotonda, col diam.
di m. 0,07.
Giuseppe Gatti.
Sterrandosi a via Venti Settembre nell'area fra l'orfanotrofio di Termini e il palazzo che porta il n. 98, per il nuovo Garage des Thermes, lungo il muro di confine sulla via suddetta, è stata scoperta per un tratto di circa dieci metri, la parte inferiore di un'opera idraulica.
Era costituita di due muri in pietrame, larghi m. 0,90 e distanti tra loro m. 0,85. Nell'interno e nel fondo concavo era rivestita con fine coccio pisto dello spessore di m. 0,03 e due cordoni, pure di coccio pisto, ricorrevano agli angoli formati dalle pareti col fondo. Il piano di questo era a m. 0,60 sopra il piano di via Venti Settembre, ed aveva l'inclinazione verso sud-ovest.
Dante Vaglieri.
Il muro così detto Serviano, rimesso a luce in prossimità di via delle Finanze nell'area del nuovo palazzo del Ministero per l'agricoltura misura circa m. 11,50 di lunghezza e circa m. 3,70 di larghezza. Misurato nella sua sezione maggiore, ha circa m. 4,10 di altezza e si compone di sette filari, comprendendovi anche il primo superiormente, in gran parte corroso. Questi filari sono composti di blocchi aventi una lunghezza varia e una larghezza di m. 0,60 per 0,60, disposti, come di solito, in un filare per testa e nell'altro per lato.
A m. 21,50 da questo tratto, ne è venuto in luce un altro, lungo m. 11 (v. fig. 1, C), a quattro filari, che va in direzione leggermente spostata verso nord in relazione al primo. Questo secondo tratto è stato demolito. Al punto segnato nella fig. 1 con la lettera D se ne scoprì un altro tratto, scomposto per antiche frane causate da cave di pozzolana. È tornato in luce pure un tratto di una seconda cinta di mura Serviane (fig. 1, E), formato di un solo filare di massi, i quali riposano sul vergine. Questa seconda cinta probabilmente limitava l'aggere. È da notarsi qui, come negli altri casi, sul piano di posa, una specie di cementazione fatta con argilla, destinata a produrre un perfetto ripianamento. Nella fig. 3 si vede chiaramente la marca.
Il tratto di mura a blocchi di nenfro, di circa un piede di altezza, scoperto, come l'Ufficio Scavi aveva preveduto, per l'esistenza di simili mura a villa Spithoever e al Palatino, è tornato in luce a monte delle mura serviane nel punto segnato A nella fig. 1. Scoperta interamente questa preziosa reliquia, si è veduto che un solo e brevissimo tratto si trova a posto (fig. 4), perchè il suo proseguimento è scompaginato per una frana sotterranea (fig. 5, 6).
Lo strato a posto, che si compone di tre soli filari, è sostenuto da un terreno argilloso, che riposa sopra uno strato pure plastico, ma formato da bolo ocraceo e da detriti vulcanici, che si presenta con andamento quasi uniforme in tutta questa zona al disopra di un banco di pozzolana. La frana ha principio, in prossimità del tratto conservato, con un taglio reciso (v. fig. 6 in prossimità della canna metrica), che parrebbe recar traccia anche di colpi di piccone; e, poichè questo taglio è certamente anteriore alla costruzione del muro, fu necessariamente ricolmato, per formare il piano di posa al muro stesso.
La prosecuzione degli scavi ha fatto riconoscere che quel taglio altro non era se non la fossa di un sepolcro ad inumazione, che per piccoli indizi potrà riferirsi ai più antichi sepolcri di questo rito. Tale fatto fu comprovato dalla presenza di avanzi di uno scheletro (fig. 8), frammisto al terreno di franamento. L'epoca è determinata da una piccola fibula di bronzo, formata da un filo interno rivestito da una spirale sottilissima (fig. 7, pag. 510). Che poi si trattasse di un sepolcro e non di un cadavere disperso fra il terreno sconvolto, lo provano i soliti scaglioni di tufo trachitico (v. fig. 8, cf. fig. 9), i quali si sovrapponevano come una volticina al cadavere e che lo hanno seguito nel franamento, conservando, anche nella scomposizione e nella decomposizione della loro forma primitiva, una curva, che, integrata e ricomposta, corrisponde a quanto fu rilevato in casi simili in questi antichissimi seppellimenti.
Il sepolcreto sì estendeva quindi al disotto delle mura di nenfro fino a raggiungere un centro abitato, che doveva essere difeso con apparecchi murarî, di forma molto più elementare. L'andamento delle mura di nenfro, non concorda in tutto con quello delle mura Serviane, ma tende piuttosto a circuire quella parte del Quirinale, e farci supporre l'esistenza di un'acropoli speciale nella zona compresa tra la villa Spithoever e le terme Diocleziane.
Lo scavo in quest'area ha messo poi in luce dei vasi sepolcrali di impasto italico. Nella località indicata in pianta con le lettere e f (tig. 1) vennero in luce sette vasi. 1. Di tipo più antico sembra un piccolo vaso, che per le sue brevi dimensioni non può riferirsi ad un cinerario, ma doveva far parte di corredo funebre (fig. 10). Dentro non vi era se non un colaticcio del terreno adiacente, portatovi dalle acque di infiltrazione attraverso i larghi spazî lasciati dalla piccola scogliera che proteggeva il sepolcro. Il passaggio delle acque dagli strati superiori doveva essere in realtà molto attivo in questi sepolcri, quando si consideri che gli strati su cui riposavano, benchè poco permeabili, pure si trovano a piccola distanza altimetrica dalle pozzolane, per loro natura permeabilissime; 2. Vaso piriforme d'impasto italico (fig. 11); 3. Vasetto con ansa a doppio anello, impasto italico, striature oblique sul ventre alt. m. 0,075 (fig. 12); 4. Vaso piriforme, impasto e tecnica come i precedenti, alt. m. 0,11 (fig. 18); 5. Alta ciotola con manico anulare, labbro restringente in alto, alt. m. 0,115 (fig. 14); 6. Ciotoletta con manico anulare con orlo slabbrato, alt. m. 0,06 (fig. 15); 7. Vaso tipo Villanova, mancante del labbro e di parte del collo; ha il ventre decorato con doppia linea a zig-zag (fig. 16); 8. Ciotola piriforme con labbro svasato (fig. 17); 9. Vaso con ventre emisferico, collo conico rientrante e piccolo labbro sporgente (fig. 18); 10. Vaso piriforme con manico verticale tra il collo al ventre (fig. 19). 11. Collo di piccolo vaso con decorazioni derivate dalla svastica (alt. m. 0,55, fig. 20).
La scoperta più importante è costituita da due frammenti di un cinturone di bronzo (fi. 21, 22), modesto esemplare di un ornamento che, in forma più splendida, si ammira nel corredo dei sepolcri cornetani, in quelli falisci, e in qualche saggio avuto dalle necropoli della bassa umbria e altrove. ui fu scoperta pure una grande fibula di bronzo ad arco.
Nella località e (fig. 1) vennero in luce i vasi seguenti: 12. Vaso con due anse ed apofisi alla sommità del ventre (alt. m. 0,16) (fig. 23); 13. Vaso a ciotola emisferica con quattro apofisi (alt. m. 0,09; diam. alla bocca m. 0,12) (fig. 24); 14. Attingitoio con manico a due fori (alt. m. 0,55; diam. alla bocca m. 0,06) . (fig. 25); 15. Ciotoletta a corpo emisferico con manici piatti rettangolari (alt. m. 0,04; diam. alla bocca m. 0,10) (fig. 26); 16. Ciotoletta con manici rettangolari che si protraggono dal corpo di forma conica (fig. 27); 17. Ciotola con manico a doppio foro elevato, strie stondate sulla sommità del ventre, labbro conico, di tecnica più progredita (fig. 28); 18. Vaso piriforme (alt. m. 0,12; diam. alla bocca m. 0,09) (fig. 29). 19. Vaso a corpo sferico e collo conico, con piccolo labbro sporgente, decorato con greca, a doppia linea ottenuta con l'impressione di cordicelle e altre zone (fig. 30). Fu trovato lungo lo scoscendimento, di cui è stata data la rappresentanza nella fig. 9; 20. Vaso di forma simile al precedente con decorazione sul ventre, formata da solchi paralleli punteggiati esternamente. Trovato nello stesso scoscendimento. I fittili rinvenuti in questo lato della necropoli in prossimità della seconda cinta Serviana, sono manufatti o lavorati con tornio primitivo a lento giro. Il vaso numero 17 segna un piccolo progresso nella forma e nella tecnica. Tutti poi i detti fittili ci riportano al periodo in cui si confonde il rito dei pozzi con quello delle fosse, ma forse appartengono a quest'ultima forma di seppellimento, non avendoci alcun vaso conservato il più piccolo accenno di cremazione.
Nel punto d (fig. 1) sono venuti in luce: 21. Vaso a ventre sferoidale, collo conico, labbro leggermente sporgente, apofisi sul ventre e ansa anulare verticale (fig. 31); 22 e 23. Questi vasi segnano un manifesto progresso sugli altri, entrando nel periodo del tornio e della cottura uniforme non più a fuoco libero. Ricordano il vaso n. 17, ma vi è di forma accuratissima il manico schiacciato e con perimetro angolare in alto nel n. 22 (diam. alla bocca m. 0,115), e accurato benchè tondeggiante nel 23 (di cui è conservato solo il manico di m. 0,064). Il collo, anzichè rientrante, è sporgente e leggermente arcuato, come nelle coppe in cui si imitano le ossature metalliche, rivestite di lamine.
Questi due vasi furono rinvenuti a notevole distanza dai precedenti e più a settentrione (fig. 1, d). Si tratta certamente di un ampliamento della necropoli primitiva, che, esposta più al mezzogiorno, ha occupato in generale il posto preferito dalle prime colonie. Sembra che si debba constatare una individuazione della parte più settentrionale e più alta del Quirinale, donde parrebbe dipartirsi anche il Viminale e l'esistenza qui di un centro primitivo, notevolmente distante dal Palatino, Velia, Aventino e Capitolino.
Un solo bucchero di terra grigiastra è qui tornato in luce, un piccolo infundibolo, (fig. 52) che, mancando altri oggetti dello stesso periodo, può ritenersi essere stato qui portato in tempi posteriori; è da escludersi intanto che questo piccolo vaso fosse di uso privato essendo di terra malcotta e di forma comunissima nei corredi funebri del IV secolo.
Fra le terre si sono rinvenute parecchie terrecotte architettoniche, che non so a quali edifizii possano appartenere (fig. 33): a) frammenti di cornici terminali, con cimasa rappresentante le antefisse di un edificio e colonne rudimentali in rilievo che sostengono la trabeazione; negli interassi, palmette con estremità ravvolte a voluta. Se ne trovarono di due dimensioni (m. 0,26; m. 0,12); b) frammento di cornice con ovoli e fregio, in cui si veggono teste scheletriche di ariete bendato alternate con rosette; c) frammento di protome leonina, appartenente a grondaia; d) parte posteriore di una testa virile recinta di lauro, appartenente ad un grande fregio figurato; e) rozzo rifacimento della nota figura femminile seduta sui fiori; f) frammento delle scene riguardanti l' Odissea; 9) frammento di rappresentanze bacchiche, relative a scene di sacrificio; h) frammenti di figure femminili circondate da meandri e fiorami, della forma più pura ed originale; i) frammento di nota figura femminile di fronte, intrecciata ad ornati; k) frammento della nota figura di donna seduta, appartenente alla scena della Nike che doma il toro; l) altri frammenti di composizione non definita.
Tutti questi ornamenti, rinvenuti nel punto 9 (fig. 1) formavano parte di decorazioni applicate in calce negli epistili e nei coronamenti.
Provengono invece dal punto a due frammenti, che sono i soli avanzi di decorazioni applicate in costruzioni lignee, con ornati costituiti da meandri e palmette. Appartengono forse a due parti dello stesso edificio, l'una maggiore, la trabeazione, l'altra minore, i capreoli frontali. È notevole pure un frammento della solita antefissa rappresentante la Diana persica, anche qui rinvenuto.
Altri frammenti sono di minore importanza. Fra le terre si sono rinvenute due teste marmoree, l’una ritratto di nomo sbarbato (m. 0,37 X 0,20) (v. fig. 34), l’altra rappresentante (figg. 35-36), e quattro iscrizioni: 1. Frammento di un'erma in marmo bianco (m. 0,33 X 0,27) (fig. 37) che doveva portare il ritratto di Socrate; 2. Frammento di tavola marmorea scorniciata (m. 0,37 X 0,20): M LABIEN FECIT SIBI ET IV TA; 3. Frammento di lastra marmorea: (m. 0,13 X 0,07): ..IEXE...M ET N...; 4. Id. (m. 0,20 × 0,20): ...ODVLCI... E inoltre i mattoni con i bolli C. I. L. XV, 1088e CERDO CALPETANI
Si ebbero pure questi altri frammenti marmorei: un sostegno di statua, formato da un tronco di palmizio, di forma accuratissima; un frammento di labrum rettangolare, ove resta una parte di manico con foglie eleganti (m. 0,39 X 0,33); un frammento di fregio a fogliami; un frammento di piccola cornice con foglie incise; un frammento di colonna scanalata di giallo antico e altri frammenti marmorei. Inoltre un medio bronzo di Faustina seniore (Cohen 217) e piccoli bronzi di Claudio Gotico (87), Valente (47), Giuliano filosofo (151), Teodosio I (o suoi figli) ed un provisino del senato romano; quattro vasetti di terracotta figulina molto rustici, dell'altezza media di m. 0,10, con la bocca di m. 0,10 di apertura, piriformi, con quattro buchi sui lati ed uno nel fondo ('); e lucerne (C..I.L. XV, 6445; 6502 con gladiatore armato di gladio e scudo; 6502 con un leone che stringe nella bocca un corno di un capriolo che gli sta sotto; 6502 [di forma n. 19, C.I.L. XV, tav. 2]; 6593, 102; VIINAT CONSON con cane seguìto da un uomo in corsa; testa di guerriero frigio; pantera che sbrana un leone ecc. ece.).
Sono venuti in luce pure nell'istessa area muri di epoca imperiale figg. 38-44, dei quali si darà la pianta a scavo compiuto. È notevole un grande vano a volta, il cui arco ha una luce di m. 3,70 (v. fig. 43), e coperto di un mosaico a grossi cubi. In alto è stata scoperta una lunga fila di basi di piccole colonnine (v. fig. 44).
Dal lato di via Venti Settembre è venuto in luce un tratto di pavimento a mosalco a fondo nero e fascie bianche (m. 2 X 1) e dal lato di via delle Finanze un pozzo franato, scavato nel vergine, ricoperto di lastroni di travertino (diam. m. 0,90).
Nella villa Spithoever, nell'angolo nord dello sterro, a m. 2,50 sopra il livello stradale, si è scoperto un muro reticolato (m. 5 X 0,50). Sono tornati pure in luce due rocchi di colonne di travertino (m. 0,75 X 0,65; 0,60 X 0,53), una base pure di travertino (m. 0,18 X 0,55) e una bella base marmorea (m. 0,89 X 0,39) con plinto alto m. 0,11.
Dante Vaglieri.
Nell'area dove si costruisce il nuovo palazzo del Ministero di Agricoltura Industria e Commercio, sono stati rimessi a luce altri frammenti fittili appartenenti all'ornato architettonico.
Uno di essi, del periodo repubblicano, faceva parte di una cornice strigilata, destinata a ricoprire i capreoli sulla facciata di un'edicola o di un tempietto; un altro, pure di età repubblicana, era parimenti di un antepagmento, notevole pel motivo ornamentale di una palmetta, chiusa entro nastri che inferiormente si avvicinano e si risolvono in volute.
Gli altri, appartenenti al periodo imperiale, ripetono le decorazioni del così detto terzo stile pompeiano nel quale predominano i meandri con ricorsi di Satiri. Molti di questi frammenti decorativi conservavano i colori rosso e turchino.
Si rinvenne inoltre: la parte inferiore dell'erma di Socrate (cfr. Notizie, 1907, p. 520); un torso di statuetta marmorea (m. 0,35 X 0,20) (fig. 1); due braccia di statue marmoree (m. 0,67 X 0,18; m. 0,44 X 0,10); due frammenti di statue marmoree panneggiate (m. 0,42 X 0,24; m. 0,22 × 0,25); frammenti di cornice marmorea; un peso di marmo; piccoli rocchi di colonna, uno di africano (m. 0,28 X 0,30), due di marmo (m. 0,53 X 0,10; m. 0,27 X 0,09) e sei frammenti di mattoni con bollo (C.I.L. XV, 145, 292, 422, 837, 861, 1146 a).
Dante Vaglieri.
Nell'area tra le vie Venti Settembre, Castelfidardo, Cernala e Goito, dove sorgerà il nuovo palazzo per la Cassa Depositi e Prestiti, si sono scoperti avanzi di tre muri a reticolato in direzione da nord a sud, dello spessore di ni. 0,45 ciascuno.
Dante vaglieri.
Posa della prima pietra del palazzo Ministri dell'agricoltura, dell'industria e del commercio del Regno d'Italia.
I lavori per il nuovo anello tramviario, impongono lo spostamento del monumento a Quintino Sella da Via XX settembre a via Cernaia, in posizione simmetrica rispetto a quello di Silvio Spaventa.
La linea tramviaria 46 è prolungata ad entrambi gli estremi (da piazza Indipendenza al Policlinico e dal capolinea al quartiere Trionfale a piazza Bainsizza). La 25 è prolungata da piazza Barberini a via Piemonte. La 10 è sdoppiata nella 10 nero (che mantiene l'attuale itinerario) e nella 10 rosso (che limiterà il percorso tra l'Acqua Bullicante ed il Ministero delle Finanze, per le vie XX Settembre, Pastrengo, Cernaia e Volturno).
Il Palazzo Amici a Via XX settembre viene demolito per avviare la costruzione della nuova strada di collegamento tra Via XX settenbre e Via Veneto.
Roma perde lo status di Città Aperta. Il governatore Calvi di Bergolo viene rimosso dal generale tedesco Stahel. Le truppe tedesche circondano la sede dello stato maggiore dell'esercito a palazzo baracchini, minacciando gli alti ufficiali presenti di giurare fedeltà al neocostituito governo della Repubblica sociale italiana. Il colonnello del genio Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo, alle dirette dipendenze di Calvi di Bergolo, riesce a sfuggire alla cattura allontanandosi in abiti borghesi dal palazzo del Ministero della Guerra. Sarà a capo del Fronte Militare Clandestino sino 25 gennaio 1944, quando verrà arrestato, tradito da un delatore, morirà nella strage delle Ardeatine.
Un attentato organizzato da israeliani del movimento irgun distrugge la sede dell'ambasciata inglese presso la villa Torlonia di Bracciano.
Monumenti
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Ambasciata Britannica
1968 edifici
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Palazzo di Vetro
1939 edifici
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Palazzo della Famiglia Barberini
1938 edifici
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Palazzo dell'Istituto Romano Beni Stabili a Via delle Quattro Fontane
1938 edifici
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Monumento ai caduti della chiesa Metodista
1924 memoriali
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Convento di Santa Maria della Vittoria
1920 conventi
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Palazzo Cartoni
1910 palazzi
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Palazzo della Cassa depositi e prestiti
1910 palazzi
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Villino Volpicelli
1906 villini
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Ministero dell'Agricoltura Industria e Commercio
1902 palazzi
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Chiesa evangelica metodista in Castro Pretorio
1893 luoghi di culto
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Polietama Nazionale
1893 teatri
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Palazzetto Boncompagni a Villa Paolina
1889 edifici
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Ex Hotel Royal
1887 palazzi
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Palazzo Bourbon Artom
1884 palazzi
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Palazzo Caprara - Stato maggiore della difesa
1884 palazzi
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Chiesa presbiteriana scozzese di Sant'Andrea
1883 luoghi di culto
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Palazzo Amici
1883 palazzi
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Palazzo Calabresi
1882 palazzi
☆ ☆ ☆ ★ ★
Palazzo Ministero delle Finanze
1877 edifici
☆ ☆ ☆ ★ ★
Palazzo del Ministero della Guerra
1876 palazzi
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Palazzo Baracchini
1876 palazzi
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Palazzo Marini a Trevi
1876 palazzi
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Caserma Alessandro Negri di Sanfront
1870 caserme
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Lapide di Gregorio XVI dietro la Mostra dell'Acqua Felice
1835 targhe
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Sferisterio Barberini
1814 impianti sportivi
☆ ☆ ☆ ★ ★
Villa Paolina Bonaparte
1750 ville
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Fontane di Villa Paolina Bonaparte
1750 fontane
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Lapide dietro la Mostra dell'Acqua Felice
1696 targhe
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Santissima Incarnazione del Divino Verbo
1670 chiese
☆ ☆ ☆ ☆ ★
San Caio a Via Pia
1631 chiese
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Santa Teresa alle Quattro Fontane
1621 chiese
☆ ☆ ★ ★ ★
Santa Maria della Vittoria
1608 chiese
☆ ☆ ★ ★ ★
Santa Susanna alle Terme di Diocleziano
1592 chiese
☆ ☆ ★ ★ ★
Fontana dell'Arno alle Quattro fontane
1588 fontane
☆ ☆ ★ ★ ★
Fontana di Diana alle Quattro fontane
1588 fontane
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Lavatoio di Termini
1588 edifici
☆ ☆ ☆ ★ ★
Monastero di Santa Susanna
1587 conventi
☆ ☆ ★ ★ ★
Mostra dell'Acqua Felice
1585 fontane
★ ★ ★ ★ ★
Porta Pia
1561 porte
☆ ☆ ☆ ★ ★
Madonna della pietà a via XX Settembre
edicole sacre
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Portale del giardino Barberini
edifici
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Fontana del giardino di Palazzo Barberini
fontane
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Domus Valeri Vegeti
palazzi
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Ninefo del giardino di Palazzo Barberini
fontane
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Domus Vulcaci Rufino
palazzi
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Ninfeo di Palazzo Baracchini
fontane
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Domus Alfeni Ceioni Iuliani
domus
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Mura serviane presso la Caserma dei Corazzieri
fortificazioni
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Domus Nummiorum
domus
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Casa della gente Flavia
domus
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Ospizio degli Eremiti Camaldolesi Toscani
edifici
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Tempio arcaico sotto l'Ufficio Geologico
templi
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Necropoli Latinienses
necropoli
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Ambienti romani presso il Ministero dell'Agricoltura
archeologia
☆ ☆ ☆ ☆ ★
Dumus presso il Ministero delle Finanze
domus
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Museo Numismatico della Zecca Italiana
musei
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Cave di pozzolana presso il Ministero delle Finanze
cave
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Piscina dell'Aqua Marcia, Tepula, Iulia
cisterne
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Porticus Miliarensis
archeologia
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Palazzo di Via XX settembre 48
palazzi
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Porta Collina
porte
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Villa Alberini
ville
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Convento delle Ancelle del Sacro Cuore di Gesù
conventi
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Villa Costaguti Torlonia a Porta Pia
ville
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Museo storico dei bersaglieri
musei
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Monumento a Enrico Toti presso Porta Pia
memoriali
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Sacrario del Museo storico dei bersaglieri
cappelle
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Porta Nomentana
porte