Storia
CronologiaFaustino Anderloni, direttore tecnico della Banca italo-germanica (subentrata alla società di Credito), presenta domanda al sindaco per la licenza edilizia per la costruzione di una palazzina a Piazza Indipendenza.
Il giuramento Umberto del Re al Macao.
Il giuramento. prestato il 12 gennaio dalle truppe al nuovo Re Umberto, è riuscito in tutte le grandi città d'Italia una cerimonia solenne, imponentissima; più che altrove naturalmente a Roma. Le truppe occupavano lo spiazzato del Macao, schierate su diverse linee in quadrato. Il re Umberto era accompagnato dal principe Amedeo e dal ministro della guerra, colla scorta di corazzieri e carabinieri. Appena il nuovo Re comparve alla folla, questa fece il più profondo silenzio; gli uomini si scoprirono.
Il Re, pallidissimo, mostravasi oltremodo afflitto; spesso tergevasi una lagrima. Appena giunto il corteggio, le truppe proruppero in un formidabilé ùrrà. Il Re percorse immediatamente la fî'onte di battaglia, quindi andò a collocarsi nel mezzo del quadrato, circondato dal suo stato maggiore e da grandissimo numero di ufliciali non comandati di servizio. Le bandiere di tuttii reggimenti furono portate presso il Re. Nel frattempo, la folla, rotto il quadrato si portò nel mezzo. A stento si senti la lettura della formola del giuramento. Le truppe non aveano ancora finito di pronunziare il 9/40, che la folla prorompeva in nuovi applausi e in grida di Viva Umberto! Viva il re d'Italia! Viva il figlio det Re galantuomo ! Viva Casa Savoia!
Era finita la imponente cerimonia del giuramento; il re era andato a prender posto per assistere al defîlé in piazza dell'Indipendenza, 0 le truppe rompevano per sezioni; ma la folla mandò a monte tutto; i soldati erano confusi colla moltitudine plaudente. Nella via Venti Settembre l'entusiasmo toccò il delirio. Il Re si trovò separato dal suo seguito e circondato da una calca che l’acclamava, ventolando i fazzoletti e agitando i cappelli. Vedendo di non poter più raggiungere la sua scorta, il Re mosse solo verso il Quirinale, sempre stretto dalla folla che a stento permetteva alsuo cavallo di moversi lentamente. Non era raro il veder gente che asciugavasi gli occhi a tale spettacolo. Il Re era in preda alla più profonda emozione.
I dintorni del Quirinale erano addirittura impraticabili; molte donne svennero; le grida erano assordanti. Allora il Re fece un cenno additando il palazzo, quasi a dire che ivi giaceva ancora un cadavere, e come per incanto si fece un profondo silenzio. Occorse parecchio tempo prima che Umberto potesse farsi strada e penetrare nel Quirinale.
Rassegna delle truppe al Macao per il Natalizio del Re umberto I.
"Il 14 marzo l'Italia solennizzò il giorno natalizio del suo giovane re. Per espresso desiderio di lui vennero ommesse nelle grandi città tutte le festività consuete in queste circostanze, che avrebbero potuto turbare la mestizia, il lutto nel quale per la morte di Vittorio Emanuele sono ancora assorte la reale famiglia e l’Italia: perciò non altre pompe v'ebbero che quelle eselusivamente militari.
Bellissima specialmente riusci a Roma la rassegna delle truppe di presidio, passata da re Umberto al Macao. Comandava le truppe il generale Bruzzo, quegli che or ora venne chiamato al ministero della guerra. È un bello e fiero soldato il soldato italiano, e spettacolo che rinvigorisce l'animo è il veder sfilare le compatte schiere dei fanti, i baldi lancieri, i bersaglieri veloci e, come esclama l'Aleardi, dire: « Son nostrì! » Alla rassegna. assiste vano, în carrozza, la regina Margherita e il principe di Napoli col principe di Carignano. A cavallo, tra i generali; trovavasi anche il principe Amedeo allora allora ritornato da Vienna. Dopo la rassegna la folla segui i reali d'Italia sino al Quirinale, dove li acclamò."
La Banca tiberina ottiene l'approvazione di un progetto relativo ad un palazzo di consistenti dimensioni, a quattro piani, per il senatore Giacomo Astengo, su progetto dell’ingegnere riccardo Mazzanti.
Alla rivista per la Festa dello Statuto, il princine ereditario viene presentato per la prina volta all'esercito. Nell'occasione della festa, il Re umberto I pone la prima pietra d'uno degli edifizi di piazza Vittorio Emanuele:
L'Illustrazione Italiana. 25 giugno 1882.
La festa dello Statuto si solennizzava un tempo nel mese di marzo, proprio all'anniversario della promulgazione dello Statuto.... Fu proposto ed accettato dal Parlamento che la festa fosse rimandata alla prima domenica di giugno, cioè ad una stagione nella quale, secondo il proponente, non sarebbe piovuto neppure a volere. Ma le predizioni metereologiche del governo furono fallaci come lo sono quelle del successore di Mathieu de la Drome, e per un lungo seguito d'anni avendo qualche cosa da bagnare bastava metterla fuori della finestra il giorno dello Statuto. O prima o dopo era pioggia sicura, e se non guastava la rivista della mattina annacquava di certo l'olio preparato nei bicchierini per l'illuminazione della sera.
Quest'anno, un gran lutto nazionale avendo fatto ritardare di quindici giorni la festa nazionale, sono state sventate le cabale metereologiche, e la commemorazione dello Statuto è stata illuminata dal più bel sole del mondo. Da tutte le parti d'Italia hanno mandato a dire alla capitale che la giornata è stata da per tutto bellissima, e dalla capitale hanno fatto sapere alle sessantanove provincie del regno che si son divertiti dalla mattina alla sera e tutto è andato benone.
Alla rivista non è stato il signor di Keudell l'oggetto della universale ammirazione: la sua uniforme bianca di corazziere della guardia, eguale a quella del principe di Bismarck, s'ammira ormai da sette anni e non può più parer nuova a nessuno. L'ammirazione di tutti è stata quest'anno per il principe di Napoli a cavallo, in uniforme d'allievo del collegio militare, che ha galoppato accanto al Re su e giù per il piazzale del Castro pretorio, davanti le cinque linee sulle quali erano schierate le truppe. I giornali romani hanno trascurato un particolare: fra le truppe passate in rivista anche dal giovine principe c'era il 3° fanteria della brigata Piemonte, ne' di cui quadri il Re suo padre è stato iscritto all'età di 14 anni.
Lo stesso giorno il Re mise la prima pietra d'uno degli edifizi che circoscriveranno la gran piazza Vittorio Emanuele nel quartiere dell'Esquilino. È un monumento che Roma edifica al gran Re aspettando che la commissione presieduta dal Depretis decida se il monumento nazionale deve erigersi al Campidoglio od a piazza di Termini. Al Campidoglio vi sono molte tradizioni storiche, anzi eroiche, e pochissimo posto: al piazzale di Termini un po' più di posto, molte meno tradizioni e grande abbondanza di polverone.
La piazza Vittorio Emanuele occuperà una grande area dove erano una volta, al principio del secolo XVIII, le ville del duca di Palombara e del duca di Nunez, ed in mezzo alla quale sorgono ancora i ruderi del Ninfeo d'Alessandro Severo e de'così detti trofei di Mario ch'erano, a' tempi dell'antica Roma, un castello dell'Acqua Giulia. Dove ora è la chiesa di S. Eusebio dicono vi fosse la villa di Mecenate; ma quando gli archeologi dicono non bisogna crederli molto sicuri del fatto loro. — Informi quel povero Foro d'Agrippa. Ha esistito? Baccelli dice sì, e Bonghi dice no. —
È certo ed indiscutibile però che presto, dove ora si ammassa il polverone e fa turbine il vento, vi sarà una gran piazza circondata di palazzi, una bella aggiunta alla città nuova sorta in questi ultimi dodici anni accanto alla Roma antica. Perchè, volere o non volere, a scosse, a spinte ed a sbalzi, ma pure in dodici anni s'è fatto molto con mezzi relativamente scarsi, e si farà moltissimo con poco di più, senza la volata lirica dell'onorevole Seismit-Doda, assessore municipale capitolino, che vuole 300 milioni da spendere pigliandoli in prestito.
L'Illustrazione Italiana. 25 giugno 1882.
Grande rivista per il genetliaco del Re al Macao con la Benedizione della Bandiera della Brigata Roma:
« La rivista per il genetliaco del Re e la benedizione delle bandiere non poterono farsi a Roma la mattina del 14 a causa del cattivo tempo, e furono rinviate alla domenica seguente, 21 corrente. Tale rinvio fu causa il giorno stesso di un vivo incidente parlamentare. Il deputato Compans di Brichanteau avendone chieste spiegazioni al ministro della guerra, non parendogli il cattivo tempo motivo sufficiente, il generale Ricotti rispose non esservi altra ragione oltre quella di soddisfare al desiderio universale della popolazione romana di assistere alla rivista. Ed aggiunse che la rivista e consegna delle bandiere si sarebbero fatte un altro giorno.
Quando lo permetterà il Papa! interruppe il deputato Nicotera, facendosi eco d'una voce corsa, secondo la quale l'autorità superiore ecclesiastica rappresentata dal cardinale vicario Parocchi non avrebbe consentito di celebrare la funzione religiosa. Il generale Ricotti per dimostrare col fatto l'inesattezza di quella voce o almeno la sua fermezza innanzi al Vaticano, ordinò, col consenso del Re, che la solennità militare avvenisse la mattina del 16.
Le truppe erano disposte su quattro linee nel piazzale del Macao, nel quale erano stati preparati de' posti riservati per i rappresentanti del Parlamento, della Provincia e del Municipio, per il Corpo diplomatico e i grandi dignitari dello Stato. La prima linea, formata dal 79.° e del 7.° fanteria, in mezzo ai quali stavano gli allievi del Collegio militare, era comandata dal colonnello brigadiere Luigi Pelloux, comandante la nuova brigata Roma: la seconda, formata dall'80.° e 8.° fanteria, con al centro una compagnia di pontieri, era comandata dal maggior generale Pagnamenta, comandante la brigata Cuneo: la terza, formata dal 1.° bersaglieri, 15.° artiglieria e una brigata del genio, era comandata dal colonnello brigadiere Galleani di Sant'Ambrogio: la quarta finalmente, formata dal reggimento Cavalleggeri Lucca e da una brigata del 12.° artiglieria, ubbidiva al maggiore generale Crotti di Rossi di Costigliole comandante la settima brigata di cavalleria.
Comandava tutte le truppe il tenente generale conte Paolo d'Oncieu de la Batie comandante della divisione di Roma; le presentò al Re il tenente generale marchese Pallavicini di Priola comandante il nono corpo d'esercito. Il Re entrò alle dieci e cinque minuti sul piazzale del Macao, insieme al principe di Napoli, seguito da un numeroso stato maggiore, nel quale risaltavano le figure dei generali Ricotti, Pallavicini, Cosenz, del signor di Keudell ambasciatore di Germania, in uniforme di capitano dei corazzieri bianchi, e degli addetti militari di Francia, d'Austria, d'Inghilterra, di Russia, di Spagna, della repubblica Argentina, del Portogallo e del Giappone, non chè della ambasciata birmana, giunta di fresco. Fermatosi davanti la fronte del 79.° fanteria, Re Umberto con voce vibrata lesse l'ordine del giorno che abbiamo riportato più sopra. Le truppe ed il popolo risposero col grido di Viva il Re.
Re Umberto ed il principe di Napoli, passando al galoppo davanti alla carrozza della Regina, che era giunta sul piazzale pochi momenti prima del Re, andarono poi a prender posto di faccia all'altare eretto sul prolungamento del portico della caserma d'artiglieria. I colonnelli Reghini e Pagliano, comandanti del 79.° e dell'80.° fanteria, portarono essi stessi le due bandiere all'altare e le presentarono a Monsignor Anzino cappellano di Corte incaricato di benedirle.
Dopo la breve cerimonia, avvenuta nelle stesse forme di sopra descritte, i sottotenenti portabandiera andarono a collocarsi sulla fronte dei rispettivi reggimenti ed il Re percorse la fronte delle quattro linee. La sfilata delle truppe si è fatta come di consueto in piazza dell'Indipendenza. La Regina ha preso posto davanti al villino de' conti della Somaglia; il Re, il corpo diplomatico e lo stato maggiore erano schierati a sinistra della carrozza Reale. I reggimenti e le bandiere della brigata Roma furono calorosamente acclamati dalla folla al loro passaggio davanti ai Sovrani ed al principe ereditario.
Le bandiere della brigata Roma sono state donate da un comitato di signore romane e consegnate al generale d'Oncieu de la Batie dalla duchessa Vittoria Sforza Cesarini nata Colonna, dama di corte della Regina, gentildonna che porta degnamente due nomi storici de' più illustri d'Italia. Le bandiere sono di perfetta ordinanza e nel puntale dell'asta sotto la lancia è incisa in caratteri minutissimi una iscrizione dettata dall'onorevole Ruggero Bonghi. »
Il Conte Terenzio mamiani muore nel Villino a Via Varese 4, dove abitava negli ultimi tempi, ospite del comm . Astengo.
« La salma del Mamiani imbalsamata dai dottori Tassi e Marchiafava, rimase esposta tre giorni nella cappella ardente del villino di via Varese. Il numero delle firme e dei telegrammi di condoglianza fu stragrande.
Alle quattro pomeridiane della domenica 24 maggio erano raccolte in piazza dell'Indipendenza le rappresentanze ufficiali del Senato, della Camera, dell'esercito, delle Marche, delle associazioni popolari romane ed altre ed altre.
Alle quattro e mezza il corteo sfilò per via Castelfidardo; di là volse a sinistra e seguì via Venti-Settembre fino al crocevia al palazzo del Drago; poi prese via delle Quattro fontane fino a via Nazionale, e per via Nazionale giunse verso le sei alla stazione ferroviaria, dove la salma rimase fino al giorno seguente, alle 10 del mattino, ora in cui partì alla volta di Pesaro, prima ed ultima dimora del grande italiano.
Aprivano il corteo un plotone di vigili e uno di guardie municipali, immediatamente seguiti da un battaglione di fanteria. Poi si avanzava il carro funebre. I cordoni erano tenuti dal generale Durando presidente del Senato, e dall'onor. Biancheri presidente della Camera dei Deputati; dal generale Caravaglia, per l'esercito, dal ministro Coppino per il governo; dall'onorevole Cadorna per il Consiglio di Stato; dal prefetto Gravina, per la provincia di Roma; dall'onorevole Vaccai, per il municipio di Pesaro; dal duca Leopoldo Torlonia, per il municipio di Roma. Il Torlonia rappresentava pure i comuni di Milano e di Genova. Seguivano gran numero di ufficiali delle diverse armi, varii generali, un contrammiraglio, molti senatori e moltissimi deputati.
Sul carro mortuario si vedeva la uniforme di ministro sardo che il Mamiani indossò quando, nel gabinetto presieduto dal conte di Cavour, ebbe il portafoglio della pubblica istruzione. La base scompariva sotto le corone di fiori.
Parlarono: il senatore Fiorelli, per l'accademia de' Lincei; l'onor. Biancheri per la Camera; il ministro dell'istruzione pubblica, per il governo; Baldassarre Avanzini direttore del Fanfulla, in nome dell'associazione della stampa; l'onorevole Vaccai, per l'accettazione della salma in nome del municipio pesarese. Il duca Torlonia, come sindaco di Roma, rammentò la gloria d'avere avuto il Mamiani consigliere municipale sempre dal settanta in poi. Infine parlò a nome del senato e, possiamo dire, a nome della scienza, il professore Moleschott.
Le quattro vie percorse dal maestoso corteggio erano affollatissime. »
Rivista al Macao per la festa nazionale dello Statuto:
« Re Umberto, acclamatissimo dalla folla, passò come al solito in rivista le truppe, che poscia sfilarono in piazza dell'Indipendenza. »
Nei fondamenti delle nuove fabbriche nel villino de Renzis presso il Castro pretorio, si recuperò il seguente frammento di latercolo, spettante certamente ai militi pretoriani.
Giuseppe Gatti e Luigi Borsari.
Re Umberto I passa in rivista le truppe della guarnigione, in occasione del suo compleanno.
"Ricorrendo l'anniversario 43° della nascita di re Umberto, la popolazione romana colse l'occasione per rendere una nuova testimonianza d'affetto al Re leale e generoso, ed all'esercito che a Dogali ha tenuto tanto alto il nome italiano.
Il Re, uscito dal Quirinale alle 10 antimeridiane, andò a passare la rivista alle truppe della guarnigione schierate, secondo il consueto, sul piazzale del Macao. Lo seguiva un numeroso stato maggiore del quale facevano parte il principe giapponese Akikito, zio dell'imperatore del Giappone, ed il barone di Keudell ambasciatore di Germania, oltre a molti generali nostri ed addetti militari di tutte le ambasciate e legazioni estere.
Ritornando dal piazzale del Macao per recarsi in piazza dell'Indipendenza, dove ha luogo la sfilata delle truppe e dove già si trovava la Regina con la moglie del principe giapponese e la duchessa di Genova madre, il Re trovò la strada sparsa di fiori e ghirlande. Altri fiori e ghirlande furono gettati dalle finestre al Re ed alle truppe.
Il disegno di Dante Paolocci, rappresenta appunto re Umberto accompagnato dal suo Stato Maggiore, mentre si reca dal piazzale del Macao a piazza dell'Indipendenza, acclamato dalla popolazione.
Un'altra dimostrazione ai sovrani e all'esercito fu fatta più tardi in piazza del Quirinale, dopo la rivista. Il Re e la Regina dovettero affacciarsi al balcone a salutare la folla."
Festa dello Statuto con la rivista al Macao. Nell'occasione, viene inaugurato il Monumento ai Cinquecento caduti di Dogali, posto di fronte alla stazione Termini. Presenti i sovrani, i membri del governo, molti parlamentari e il Sindaco Leopoldo Torlonia. La Piazza Termini cambia nome nell'occasione in Piazza dei Cinquecento. Una lapide commemorativa viene anche posta su Palazzo Senatorio:
"La rivista del giorno dello Statuto a Roma fu fatta, secondo il consueto, nel piazzale del Macao. Re Umberto vi si recò accompagnato dal principe ereditario, dal ministro della guerra, dal capo di stato maggiore dell'esercito e da un numeroso stato maggiore del quale facevano parte gli addetti militari delle potenze estere..."
Segue l'inaugurazione del monumento a Termini: "La legione allievi carabinieri disposta in quadrato circondava lo spazio intorno all'obelisco, a sinistra del quale erano i superstiti di Dogali e le rappresentanze de' corpi che presero parte ai combattimenti di Dogali e di Saati. Il Re, tornando dalla rivista, entrò nel quadrato, salutò i superstiti, poi la Regina che lo aveva preceduto in carrozza e le rappresentanze del Parlamento. Quindi il sindaco Torlonia lesse un discorso. I palchi eretti per l'inaugurazione erano stipati di gente: v'erano molte signore, deputati, senatori, sindaci di alcune principali città d'Italia e molti altri invitati..."
"Aggiungiamo qui che esso consiste in un antico obelisco innalzato sopra una base di granito di Baveno; sopra di essa si ergono quattro edicole faciali che portano le tavole in bronzo nelle quali sono scritti i nomi dei morti in caratteri d'oro. Le tavole sono alte metri 2.49 per 1.60 di larghezza. Al disopra delle edicole faciali sonvi quattro are, su ciascuna del'e quali posa un'aquila in bronzo. Alcune delle decorazioni sopra dette non sono ancora terminate, e furono supplite provvisoriamente con modelli di legno.
Il disegno del monumento è opera dell'architetto comm. Azzurri. Le iscrizioni apposte al monumento furono dettate dall'onorevole Ruggero Bonghi.
Esse dicono: "A dì 26 gennaio 1887 — 548 italiani — Assaliti improvviso nel deserto di Dogali — Da molte migliaia di abissini — Lontano lontano dai cari loro — Non esitarono, non trepidarono, non si arretrarono — Col nome d'Italia nel cuore — E non pensosi di altro che di onorarlo — Sostarono, combatterono, morirono — Suggellando col sangue versato in comune — L'unità recente dell'antica patria. "Qui nel nome di Roma — Che ricorda eroismi non numerabili — E infinite battaglie — Il municipio — E cittadini di ogni parte d'Italia — Tennero a dovere — Elevare di tanta virtù — Un monumento perenne."
L'obelisco fu trovato il 5 luglio del 1883 negli scavi intrapresi in via Sant'Ignazio, per cura della commissione archeologica municipale. Il prof. Schiaparelli, illustrandone i geroglifici, ha affermato che esso proviene dalle cave di Siene, presso la prima cateratta del Nilo e che fu lavorato verso il 1400 avanti Gesù Cristo. Le quattro facce sono coperte d'iscrizioni dello stile del regno di Rames II. Si crede che l'obelisco sia stato portato in Roma da Eliopoli. Misura in altezza 6.m34 e alla base i lati sono di 0,77."
"Il nostro Paolocci, nel disegno che si pubblica in questo numero, ha rappresentato il corteggio reale mentre ritorna al Quirinale dopo la rivista e l'inaugurazione del monumento ai caduti di Dogali. La scena è in via Nazionale, in quel tratto dove si sta costruendo il palazzo della Banca Nazionale. Il Re procede qualche passo avanti del suo stato maggiore, dietro il quale sono le carrozze della Regina e del seguito.
La folla si accalca contenuta a stento da una doppia ala delle truppe che, dopo avere sfilato davanti ai sovrani in piazza dell'Indipendenza, sono andate a schierarsi nuovamente sul loro passaggio. Quella stessa folla seguendo il corteggio reale, riempi poco dopo la piazza del Quirinale, ed acclamando i Sovrani, li obbligò a comparire due volte sul balcone della reggia."
Il ministro della guerra, Bertolè viale passa in rivista al piazzale del Macao i volontari per la spedizione d'Africa:
Il 31 ottobre, alle 11 antimeridiane, il ministro della guerra, generale Ettore Bertolè Viale, passò in rivista a Roma sul piazzale del Macao il 1º reggimento cacciatori d'Africa, comandato dal colonnello Coriolano Ponza di San Martino. Il reggimento era schierato in colonna di battaglioni ed aveva alla testa la propria fanfara. Il 1º battaglione era comandato dal maggiore Rodano; il 2º, dal tenente colonnello Luciano; il battaglione bersaglieri dal maggiore Nava.
Accompagnavano il ministro, i generali Pallavicini, Corvetto, Bava-Beccaris e Crotti di Costigliole, e molti ufficiali superiori: tutti in piccola tenuta con decorazioni.
Al pubblico non fu permesso l'accesso al piazzale, trattandosi non di cerimonia ma di rivista puramente militare. Dopo aver passato, a piedi, una minuta rivista ai tre battaglioni, il ministro rimontò a cavallo ed in piazza dell'Indipendenza assistette alla sfilata delle truppe. I tre battaglioni furono salutati dagli insistenti applausi di una folla compatta che li seguì fino al quartiere. Anche al ministro furono rivolte le manifestazioni di simpatia della maggior parte del pubblico.
Rivista militare al Macao, in occasione del genetliaco del Re Umberto I.
Re Umberto passò la consueta rivista della guarnigione di Roma in occasione del suo genetliaco.
Le truppe comandate dal generale Pallavicini, erano schierate sul piazzale del Macao su quattro linee. Il Re entrò nel piazzale alle 10 precise, accompagnato dal ministro della guerra, generale Bertolé Viale, dal generale Cosenz capo dello Stato maggior generale, e da un numeroso Stato maggiore del quale facevano parte gli addetti militari esteri.
Passato dinanzi la fronte delle quattro linee al galoppo, il Re si recò in piazza dell'Indipendenza per la sfilata, collocandosi colle spalle rivolte a via de' Mille ed alla palazzina Monteverde.
Sua Maestà la Regina, insieme alla duchessa di Genova madre, assisteva alla sfilata in carrozza, tenendosi alla sinistra del Re, verso l'angolo formato da piazza dell'Indipendenza e via Magenta.
Il disegno del nostro Paolocci, che pubblichiamo in questo numero, ci mostra lo sfilamento della Legione allievi Carabinieri, comandata dal colonnello Olivero, che formava la prima delle quattro linee schierate in battaglia.
La Legione avanzandosi in colonna di plotoni dall'ingresso del Macao per via San Martino, traversando la piazza, si avvia per via Solferino, per andarsi a schierare nuovamente in piazza del Quirinale e rendervi gli onori ai Sovrani.
Rivista della guarnigione al Macao e la sfilata delle truppe in piazza della Indipendenza, in occasione dell'anniversario della nascita di Sua Maestà:
"Anche quest'anno l'anniversario della nascita di Sua Maestà il Re si è solennizzato a Roma nelle ore antimeridiane con la consueta rivista della guarnigione al Macao e la sfilata delle truppe in piazza della Indipendenza.
Re Umberto, uscito alle 10 dal Quirinale, giunse al piazzale del Macao alle 10 1/4. Montava un bellissimo cavallo sauro e gli cavalcava accanto il principe Vittorio Emanuele.
Più di duecento ufficiali formavano il seguito del Re e del principe ereditario, e spiccavano fra le varie uniformi quelle degli addetti militari esteri e quella bianca del conte di Solms, ambasciatore di Germania. Percorsa la fronte delle cinque linee sulle quali erano schierate le truppe, il Re si diresse in piazza dell' Indipendenza, dove era giunta prima di lui la Regina, e si collocò di fronte al villino De Renzis.
Le truppe sfilarono nell'ordine nel quale erano schierate, avendo alla loro testa il tenente generale Pallavicini comandante il corpo d'esercito. Sfilarono gli allievi carabinieri, gli allievi del collegio militare, poi la brigata Aosta (5' e 6' fanteria).
Il principe Vittorio Emanuele, sceso da cavallo, sfilò alla testa della prima compagnia del 5' fanteria della quale ha il comando. Questo nuovo episodio della rivista ha offerto al nostro D. Paolocci il soggetto del disegno che pubblichiamo. Sua Maestà ed il suo numeroso stato maggiore volgono le spalle al villino del commendatore Giulio Monteverde, dal quale è preso il disegno.
A sinistra sta la carrozza della Regina, che è accompagnata dalla marchesa e dal marchese di Villamarina: in altra carrozza stanno una dama di Corte di Sua Maestà, un gentiluomo di Corte ed un maestro di cerimonie. Dirimpetto al gruppo dello Stato maggiore e delle carrozze reali si veggono schierati gli ufficiali non comandati sotto le armi, e quelli delle milizie: alla loro destra la musica del reggimento che sfila, il quale è appunto, come abbiamo detto il 5' fanteria, comandato dal colonnello Pratesi; alla testa della prima compagnia marcia il principe ereditario che salutando militarmente il padre dà, con la sua voce squillante e ben intonata, il comando di attenti a sinistra."
La rivista delle truppe al Macao in occasione del natalizio del Re Umberto I:
"La rivista delle truppe al Macao, passata da re Umberto, nel giorno del suo natalizio, è stata favorita da un bellissimo tempo. Alle ore dieci precise il cannone di Castel Sant'Angelo, con 21 colpi, ha annunziato che il Re ed il suo seguito uscivano dal Quirinale.
Alle ore dieci e un quarto, nel piazzale del Macao, tutte le truppe si sono messe sull'attenti, e dopo pochi minuti, mentre la banda intuonava la marcia reale, è entrato il Re, in gran divisa: alla sua destra, stava l'ambasciatore d'Inghilterra lord Dufferin, con l'uniforme di colonnello del 8°' battaglione de' cacciatori irlandesi Pira e fregiato dell'Ordine del Bagno; a Sinistra il ministro della guerra BertolèViale ? seguivano gli addetti militari di Francia, Austrin, Germania, Portogallo, Turchia, e tra essi si notava Izzet pascià, in mmiforme di circasso. Seguiva una gran quantità di ufficiali di tutte le armi.
Incontro al Re, all'ingresso del Macao si sonò recati i generali D'Ayala e Pallavicini. Quindi ha avuto subito luogo la rivista chè è durata circa un'ora, ed è riuscita dome sempre, in modo ammirabile. Il Re si è spesse volte vivamente rallegrato con tutti i comandanti.
In piazza dell’Indipendenza, alla sfilata assisteva la Regina in una nuova ed elegantissima carrozza di mezza gala, insieme alla marchesa di Villamarina ed al conte Zeno, Accanto in un’altra carrozza stavano le dame di servizio ed il marchese di Santasilia. La carrozza della Regina erà scortata da corazzieri e staffieri.
Festa dello Statuto a Piazza indipendenza:
"Alle 8 precise del 5 giugno, quando il cannone dava annuncio che re Umberto usciva dal Quirinale, il più bel sole sfolgorava sulla capitale in festa, per la ricorrenza dello Statuto.
Via Nazionale, il piazzale di Termini, la via alberata della stazione, e su fino all'ingresso del Macao, ove dovea aver luogo la rivista, s'addensava la folla, fra cui molte signore e signorine in vesti eleganti. I poggioli, i balconi, i terrazzi dei villini di piazza dell'Indipendenza e dî via San Martino erano gremiti di gente: dalle finestre sventolava la bandiera tricolore.
Alle 8 e un quarto, il Re, preceduto da un plotone di corazzieri è seguito da un numeroso stato maggiore nel quale notavansi tutti gli attachés militari estori, entrò nel piazzale del Macao. In questo erano allincato su cinque linee le truppe del presidio sotto gli ordini del comandaute il IX corpo d'esercito; generale di San Marzano.
Sua Maestà si portò al galoppo alla destra della prima linea formata dalla legione dei carabinieri reali dal collegio militare, e cominciò la rivista. Perminata questa, il Re andò a collocarsi in piazza dell'Indipendenza per assistere allo sfilamento delle truppe,
Perfotto l'ordine dello sfilamento. L'uniformità della cadenza del passo, il buon allineamento e la regolarità delle distanze furone ammirabili.
Terminato lo sfilamento, Umberto s'intrattenne col ministro della guerra, sempre circondato dal suo stato maggiore come spicca nel nostro disegno. La folla, intanto, applandiva."
rivista militare al Macao organizzata a Roma per festeggiare il quarantanovesimo compleanno di Re Umberto. Alla presenza di cinquemilacinquecento soldati, incluse le nuove reclute, i vari corpi dell'esercito e della cavalleria hanno sfilato davanti al sovrano. All'evento ha assistito anche la Regina in piazza dell'Indipendenza:
"Tutta Italia ha festeggiato il 49° natalizio del Re Umberto. Nella capitale sopratutto, la festa fu celebrata con gran pompa, e la rivista militare riuscì splendidamente.
La forza, presente al Macao, sebbene i reggimenti delle armi speciali non avessero ancora ricevuto tutto il rispettivo contingente di leva, raggiungeva i 5500 uomini. Le reclute dell'ultima leva, assegnate alla fanteria, erano inquadrate e sotto le armi.
Il Re arrivò alle dieci precise salutato dalla fanfara reale ripetuta da tutte le musiche dei reggimenti schierati sul piazzale del Macao. Era preceduto e seguito da drappelli di corazzieri, e accompagnato dallo stato maggiore, tra il quale spiccavano colle loro uniformi gli addetti militari esteri.
I vari corpi sfilarono al passo; le armi a piedi, per plotoni o per sezioni a distanza di 18 passi; il 13° reggimento artiglieria per batterie ad intervalli serrati: la cavalleria per plotoni. L'ordine dello sfilamento fu il seguente: Allievi carabinieri; collegio militare, brigata Casale, brigata Ancona, distretto militare, reggimento bersaglieri, 27° reggimento artiglieria, reparti del 3° e 4° genio, 13° reggimento artiglieria, squadrone allievi carabinieri a cavallo, reggimento cavalleria Foggia.
Tutti gli ufficiali, sfilate le loro truppe, si recarono nel piazzale del Macao, sul luogo di schieramento dei loro reparti e si posero al seguito del Re, quando S. M. passò loro davanti per ritornare al Quirinale. La Regina ha assistito alla rivista in piazza dell'Indipendenza.
Nel nostro disegno si scorge la Regina che arriva; il Re che passa in rivista le truppe; l'effetto della folla; oltre a vari dettagli della bellissima rivista."
In via Venti Settembre, scavandosi per una fogna alla distanza di circa m. 200 da porta Pia, è tornato in luce un muro di eccellente cortina laterizia, largo m. 0,85, che traversa quasi perpendicolarmente la detta strada.
Giuseppe Gatti.
Rivista militare a piazza dell'Indipendenza.
Per i festeggiamenti del re Umberto I, si svolge una parata militare a piazza dell'Indipendenza.
Feteggiamenti per il Cinquantenario dello Statuto. "Alla mattina, grande rivista al Macao. Alle 14, sfilano le berline di gala colle rappresentanze del Senato e della Camera: vanno al Campidoglio, dove la festa toccherà l'apice della solennità. Grandi orifiamme sventolano in piazza del Quirinale a pennoni che portan gli stemmi delle città italiane e corone d'alloro. La gradinata della chiesa di Ara Coli nereggia d'una folla compatta che, all'apparie dei Sovrani, lancia all'aria un evviva fragoroso.
Nella sala del Campidoglio, un'altra scena. Tutto intorno, pendono le bandiere regalate dai municipii italiani per la liberazione di Roma. Il trono è eretto all'ombra del gonfalone rosso e arancio della città eterna. Folla di senatori, di deputati e di trecento sindaci. Fra gli abiti neri brillano le uniformi militari, ma, caso strano, non vi sono signore.
Il ritorno dei Sovrani al Quirinale fu un'altra scena. Le associazioni popolari erano là, ad attendere i Reali. Le loro cento venti bandiere s'agitavano in festa. Immense le ovazioni ai Sovrani, che comparvero al balcone; il Re, austero, agitando l'elmo, la Regina; sorridente, agitando il fazzoletto bianco.
Alla sera, illuminazione fantastica con quelle grandi palme laminose in Piazza Colonna col Colosseo e col Foro Romano illuminati a bengala."
Commemorazione di Umberto I a Roma: "Alle le 17, un corteo immenso si forma nelle vie che stanno attorno a Piazza Indipendenza. Il corteo ha impiegato circa due ore per sfilare; quando la testa del corteo giunge al Pantheon, la coda non si è ancora messà în movimento! Mano mano che arriva, entra nel tempio dai cancelli di destra, gira intorno al tumulo e dinanzi alla tomba di Umberto, depone a piè del catafalco le corone; quindi esce dai cancelli di sinistra e prosegue fino alla piazza di San Luigi dei Francesi, dove si scioglie."
XXV anniversario della morte di Re Vittorio Emanuele II: "Il pellegrinaggio che venerdì 9 gennajo, si recò al Pantheon a riverire le tombe del Re Galantuomo e del Re Martire, esprimeva il sentimento di milioni d'Italiani verso sacre memorie che compendiano tanti anni di aspirazioni, di lotte, di prove.
Nella mattina, alle ore 8, scortato dai corazzieri, il Re, la regina Elena e la regina Madre, accompagnate dalle loro Case civili e militari, s'erano recati mestamente nel Pantheon a ricordare, a pregare.
A mezzogiorno, la vasta piazza dell'Indipendenza si riempiva di rappresentanze. Il cielo non rideva del suo bell'azzurro; un velo di mestizia pareva scendere sulla città. Dodici mila pellegrini erano venuti d'ogni punto d'Italia; e il corteo, che andò formandosi, presentava un insieme magnifico, solenne, di ventimila cittadini uniti in un solo sentimento. In quattro gruppi, dividevasi il corteo: settecento e venticinque gonfaloni, cento corone, venti musiche, che alternavano inni nazionali e armonie funebri.
Alle 14 e un quarto, la testa del corteo entra nel Pantheon, ch'è addobbato a lutto, con maestosi drappi neri, ornati di ricami e di frangie d’oro e d'argento; e, sopra dell’ingresso principale, in un’ ampia targa, si leggon le parole: A Dio ottimo massimo — Governo e popolo innalzano preci — Nel XXV anniversario della morte del Re Vittorio Emanuele Il — Padre della Patria.
Alla sera, nel teatro Argentina, l'avv. Vecchini tenne un’eloquente commemorazione"
Inaugurato il raccordo dalla stazione Termini al corso d'Italia (attraverso piazza Indipendenza e viale Castro Pretorio), ed il percorsovia Galvani, da via Marmorata al mattatoio.
Viene soppressa la linea 29 (già linea V) da piazza Indipendenza alla barriera Trionfale. Viene istituita una nuova doppia linea per il quartiere Sebastiani, con capolinea ad anello percorso dalle due linee 32 e 33 nei due sensi. La linea 32 parte da piazza della Regina e attraverso piazza dei Cinquecento ritorna per via Po a piazza della Regina; la linea 33 percorre invece, in partenza da piazza della Regina, via Po e al ritorno è instradata per piazza dei Cinquecento.
La linea tramviaria 46 è prolungata ad entrambi gli estremi (da piazza Indipendenza al Policlinico e dal capolinea al quartiere Trionfale a piazza Bainsizza). La 25 è prolungata da piazza Barberini a via Piemonte. La 10 è sdoppiata nella 10 nero (che mantiene l'attuale itinerario) e nella 10 rosso (che limiterà il percorso tra l'Acqua Bullicante ed il Ministero delle Finanze, per le vie XX Settembre, Pastrengo, Cernaia e Volturno).
La linea tramviaria 11 è prolungata da Piazza Indipendenza al Piazzale di porta Pia.
La linea tramviaria 10 rosso è soppressa ed il suo itinerario è compreso in quello della linea 11 (da piazza Indipendenza all'Esquilino). Sul nuovo impianto di via Eleniana sono instradate la linea 14 (da piazza Lodi) e la linea 17 (da via Taranto). La linea 15 (da piazza San Giovanni) transita per via Domenico Fontana e via Merulana.
Monumenti
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Palazzo Uffici YMCA
1952 edifici
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Villino Monteverde
1884 villini
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Palazzo dei Marescialli
1879 edifici
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Villino de Renzis
1874 edifici
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Villino Centurini
1873 villini
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Villino Cavazzi della Somaglia
1872 villini
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Palazzo Servadio
1872 palazzi
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Riviste militari al Macao
1466 apparati effimeri
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Villa Olgiati
ville
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Palazzo della Federconsorzi
edifici
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Palazzo del Corriere dello Sport
edifici