Storia
CronologiaPresso dell'angolo della nuova via Arenula con quella di s. Bartolomeo de’ Vaccinari, costruendosi un fognolo, è stata scoperta un'ara di marmo, che stava tuttora eretta nel suo antico luogo, sopra un lastricato di travertini. Il monumento era alla profondità di otto metri sotto il piano stradale. È alto m. 1,05, largo nei lati m. 0,53, ed alla base m. 0,63. È conservatissimo nella parte inferiore, guasto e mancante nella parte di sopra.
Nel lato principale vi sono scolpiti quattro personaggi togati, con corona sul capo e velati, in atto di fare una libazione sopra un altare. Due vie/#marzi portano innanzi all'ara un toro ed un porco; un altro ministro reca gli stvumenti pel sacrifizio; un tubicine suona la doppia tibia. L'iscrizione sovrapposta fa intendere, che i quattro sacrificanti sono i magistri di un vico; e che il sacrifizio è diretto ad onorare i Lari compitali coll’ immolazione del porco, ed in pari tempo è onorato il Genio dei Cesari coll’immolazione anche del toro. Della epigrafe rimane quanto segue: LARIB AVGVST | IS CIVS CM | MANIVS C STVS | MAG VICI ANNI NONI
Nei due fianchi dell’ara erano scritti i nomi degli altri due vicomagistri, rimanendo su quello destro: P CLODIVS P. e sul sinistro: S LL SALVIVS
Sotto questi nomi è scolpita, in ambedue i lati, la figura di un Lare, con breve tunica succinta, e con ramo di alloro nella mano destra. Nella sinistra sollevata i due Lari dovevano portare il rAyton, del quale in quello che è sul fianco destro si vede qualche traccia.
Sul quarto lato dell’ara era intagliata una grande corona, della quale rimangono soltanto i lemnisci svolazzanti.
L'anno in cui fu eretto il monumento può dedursi dalla indicazione : MAG - VICI ANNI NONI. Imperocchè compiuta, secondo l'opinione del Mommsen, nell’anno 747 di Roma la riorganizzazione augustea dei vici e del culto dei Lari, fu solito segnarsi questa nuova era nei monumenti compitalicii eretti dai vicomagistri. Potremo quindi assegnare all'anno 756 (=2 e. v.) la dedicazione dell’ara ora tornata all'aperto; essendovi indicato l’anno nono dalla compiuta ricostituzione del culto dei Lari e dei magistri vicorum.
Sulle lastre di travertino, ove l'ara fu posta, venne ripetuta l'epigrafe commemorativa dei vicomagistri, i quali la dedicarono. E qui fu aggiunto anche il nome proprio del vico, leggendovisi:
maGiSTRI VICI AESCLETI ANNI VIIII
È assai probabile che il vieus Aescleti, finora affatto sconosciuto, derivasse il suo nome da un aesceuletum — bosco d’ eschi, che doveva trovarsi nelle vicinanze, e forse presso la sponda del Tevere.
Giuseppe Gatti.
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