Storia
CronologiaRicostruendosi dai canonici la casa che forma angolo fra la piazza e la salita dei Crescenzi, si ritrovò quella porzione delle terme neroniane, con muraglioni di opera laterizia grossi più di un metro, ed alti da terra m. 3,34; stanze da bagno con sedile marmoreo attorno, e piani di musaico; bottini e canali di acqua, ed anche fistole di piombo in opera nel vivo dei muri, una delle quali portava la leggenda: SVB GNESIO AVG LIBERTO PROC NERONIS CLAVDI CAES AVG.
Riattandosi la via de Crescenzi, sull'angolo del palazzo Bonelli vennero in luce muri simili a quelli descritti dal Guattani, con tre tegoloni bollati, e scaglie di colonne di giallo. Confinavano col piano di travertini dell'antica piazza (della Rotonda).
Quindi apparve una scala pure di travertino, composta di cinque gradini. Sul ripiano (incontro al n. civ. 63) stavano alcune basi di colonne, lastre di marmo colorati, un braccio di statua in marmo (tra i n. 29a e 45) con pezzi del panneggio.
Tra i n. 39 h e 46 si ritrovò un grosso muro a cortina, un frammento di candelabro, altro di cornicione, bolli, monete, lastre di alabastro fiorito, pezzi di bassorilievo: davanti al n. 32 la metà di una statua togata di marmo bianco.
In via della Dogana vecchia, e precisamente dirimpetto al portone del palazzo Giustiniani, alla profondità di m. 0,30 si scoprì un grosso muro laterizio che attraversava la strada.
Anche di lato al Pantheon, nel punto in cui la via de' Crescenzi si congiunge a quella di s. Eustachio, si ebbe l'importante scoperta di una delle colonne di granito, che decoravano l'ingresso principale delle Terme di Nerone, poscia di Alessandro Severo, alta m. 7, non dissimile dalle due tuttavia in piedi al loro posto, coi capitelli e le basi, nel casamento che sorge a dritta della strada; e vi s’incontrò pure una parte curvilinea della cornice stessa del portico, ornata di rosoni e di mensole.
Giuseppe Fiorelli.
Sull'angolo delle vie de' Crescenzi e di s. Eustachio, si ritrovò la bella colonna di granito orientale, che ora giace nel viale del Pincio a confine di villa Medici. Misura nel diametro m, 1,00, ed è lunga m. 7,12 dall'imoscapo al collarino.
II Gara Nazionale di Tiro a Segno: "S'inaugura il tiro a segno di Tor Quinto. Un imponente corteo de' tiratori muove in mezzo a una folla sterminata da piazza Termini, percorre le via Nazionale, del Corso, Fontanella di Borghese, della Scrofa, la salita dei Crescenzi e si schiera in piazza del Pantheon.
Il corteo è composto da 301 società. Sono 3285 tiratori in tutto. La società più numerosa è quella di Roma. Precedono il corteo le guardie municipali e gli allievi Carabinieri. Quindi viene la rappresentanza del Comitato centrale della gara, composto dai deputati Menotti Garibaldi, Fortis, Galletti, signor Silvano Lemmi, colonnello Guastalla e comm. Ferrando. La rappresentanza dell'esercito reca una stupenda corona destinata alla tomba di Vittorio Emanuele. Questa corona è deposta sulla tomba del gran Re dal Comitato cent della gara, dalla presidenza della federazione ginnastica italiana, dalle rappresentanze delle società e dell'esercito, mentre, le scorte di Roma, a cui fanno ala i vigili di Roma rimangono nell'atrio del Pantheon. Lungo tutto il percorso del corteo, applausi della folla ai tiratori, applausi alle bandiere, e grida di Viva l'Italia!
Nel pomeriggio, tutte le rappresentanze colle bandiere e colle musiche, si sono riunite oltre Ponte Molle, sulla via del Lazio; il corteo dei tiratori sfila lungo lo stradone di Tor di Quinto e ivi si schiera. Tutte le bandiere si sono raccolte dinanzi al padiglione reale. Scoppiano applausi ai Sovrani che giungono; si trovano già ad attendere le Loro Maestà nella tribuna reale tutti i ministri, i sottosegretari, le rappresentanze della Camera e del Senato, molti generali in divisa, senatori e deputati. L'onorevole Crispi pronuncia un discorso, a cui risponde l'avv. Nova pei tiratori bresciani."
Avvio dei lavori di ripavimentazione attorno al Pantheon, grazie ad una donazione del Comune di Buenos Aires. A conclusione dei lavori, viene inaugurata nella piazza una targa a memoria degli eventi:
"A Roma, nelle vie e sulla piazza che circondano il celebre Pantheon, si stanno facendo da qualche mese degli esperimenti di pavimentazione in legno impiegandovi l'algarrobo, tolto ai boschi immensi di Cordoba, uno dei migliori legnida pavimento della Repubblica Argentina, la quale ha voluto fare a Roma ed alla memoria dei due primi re d'Italia, l'omaggio di questa pavimentazione, messa in opera a tutte spese della latina repubblica Platense, che nelle animatissime vie di Buenos-Ayres ha constatati i risultati eccellenti di tale pavimentazione.
A Roma i lavori sono eseguiti sotto la direzione dell'ingegnere argentino Benoit, mandato appositamente dal municipio di Buenos-Ayres. Codesto ingegnere propose al municipio romano un abbassamento del livello nella via della Minerva, per evitare il pericolo che si corre, per la forte pendenza, e per dare un migliore aspetto estetico alla linea severa del finco sinistro del Pantheon.
Anche la piazza subirà lievi modificazioni, per quanto lo permetta la linea della facciata del classico tempio. Il tram, per lasciare libera la piazza, passerà per via dei Crescenzi e via della Rotonda, proseguendo per Torre Argentina. Le vie Palombella e Rotonda sono già pavimentate col nuovo sistema, e già sono iniziati i Javori di abbassamento della piazza e sterro di via della Minerva.
Per la pavimentazione sono già giunti a Roma 400 metri cubi di legno algarrobo, che conta dagli 80 ai 90 anni di vita. Si tratta per ora di 500 mila mattonelle appena sufficienti a coprire la piazza e le vie del Pantheon.
Le mattonelle di algarrobo posano sopra una platea di calcestruzzo, composto di un impasto di Portland, silice ed arena, dello spessore di 25 centimetri, oltre un centimetro e mezzo di puro cemento, col quale sono riunite fra loro.
Il municipio di Buenos-Ayres, oltre al rieco dono fatto a Roma, provvederà anche alla manutenzione delle vie e della piazza pavimentate, fornendole pure di bocchette per l'inaffiamento. Qualunque riparazione necessaria per il deterioramento delle mattonelle, sarà parimente fatta a spese della Capitale Argentina.
Va da sè che i nostri fratelli argentini non fanno tutto questo per mera pompa; Roma è città internazionale ed essi si ripromettono, giustamente, una réclame mondiale, con buoni risultati nell'esportazione del loro algarrobo, sperando che possa diventare il tipo per eccellenza nella pavimentazione delle grandi città moderne."
Progetto di Piano regolatore dell'architetto l'architetto Florestano Di Fausto, secondo lo spirito delle direttive segnate dal Capo del Governo:
"La piazza del Parlamento sarà sistemata con la costruzione di un grande edificio destinato al Ministero degli Esteri per i servizi di propaganda, di cultura e di incremento dell'attività italiana all'estero. Nello stesso edificio troveranno anche adeguata e definitiva sistemazione la notevole biblioteca del Ministero e l'archivio storico. Il progetto dell'arch. Di Fausto si svolge asimmetrico fra via di Campomarzio e via della Missione, culminando su piazza del Parlamento in una alta massa architettonica che sarà centro visuale dal Corso, e che chiuderà così la bella Piazza romana, nel cui fondo le ampie tazze superstiti della Fontana del Bernini (distrutta per dar luogo nel cortile del Palazzo Innocenziano alla nuova Aula del Parlamento) sono state dall'architetto inserite nella composizione dell'edificio con felice e nuova soluzione.
Il nuovo insieme architettonico ha spiccati caratteri di romanità e di ambientazione, e, mentre è soluzione di dettaglio, partecipa anche di un più vasto piano regolatore della città che lo stesso architetto Di Fausto ha annunciato ed espresso nelle sue linee di massima, secondo lo spirito delle direttive segnate dal Capo del Governo nel memorabile discorso pronunciato lo scorso anno in Campidoglio. Disse in tale occasione il Duce: 'Fra cinque anni Roma deve apparire meravigliosa a tutte le genti: vasta, ordinata e potente come ai tempi di Augusto. Il problema di Roma era così con nitida e concisa parola posto all'esame degli studiosi. In verità, con la conservazione delle espressioni caratteristiche della città antica.
Dopo aver affermato come la febbrile ed ansiosa ricerca di orientamento verso qualcosa che segni praticamente e definitivamente - nella configurazione multiforme della città millenaria - la nuova epoca storica che viviamo, sia nata, come tutte le manifestazioni del momento, dalla volontà del Capo del Governo, l'architetto Di Fausto afferma come le parole del Duce debbano essere interpretate nello spirito e non nella lettera. Sembra quindi inesatto al Di Fausto pensare che ove il Capo del Governo accenna al giganteggiare dei monumenti nella necessaria solitudine, abbia egli inteso condannare alla distruzione innumerevoli manifestazioni d'arte e di storia di età antiche e recenti, allo scopo solamente di riportare alla luce o trarre addirittura dalle profondità del suolo mutili avanzi di Roma Imperiale. Giganteggiare nella solitudine, afferma il Di Fausto, vale certo per i tragici monconi della via Appia, per la Tomba di Cecilia Metella sulla sconfinata nostalgia dell'Agro, per le possenti ossature delle Terme e per il mirabile complesso dei Fori Imperiali, fino al Palatino della città quadrata.
Giganteggiare nella solitudine vale certo per le opere che, pure assediate inevitabilmente dalla tumultuante vita moderna, debbono non essere contaminate dalle sovrastrutture deturpanti, sovrapposte o immediate. Ecco infatti l'Augusteo spogliarsi delle sconce casupole cresciutegli d'intorno, ecco il superbo Foro di Augusto riprendere il suo vasto respiro col ricollegarsi agli altri Fori imperiali adiacenti. Si tratta sempre però, afferma il Di Fausto, di opere nelle quali non è completamente distrutta la organicità delle forme e la importanza delle masse, così che esse sono ancora capaci di emozione anche visiva, tale cioè da riportare i nostri spiriti nelle inquiete ferree età anteriori, e non sono solamente invece fredde e mute segnalazioni di interesse esclusivamente storico ed archeologico. La storia essendo insomma il risultato di lotte e di civiltà che si succedono necessariamente e si sovrappongono, sorge evidente e naturale il diritto delle manifestazioni più recenti, più adeguate e più consone anche al nostro spirito di esprimersi, se necessario, anche a danno delle precedenti.
Non è stato detto anche della necessità di distruggere la Basilica di San Pietro allo scopo di riportare alla luce il settore del Circo Neroniano sul quale gravita la immensa mole Cristiana? Noi, continua il Di Fausto, risalendo il corso dei secoli, affermiamo che nessuno pensa oggi a condannare i Pontefici del Rinascimento per aver essi dato mano alla sommaria demolizione della vetusta Basilica primitiva, il monumento incontrastabilmente più insigne e magnifico della civiltà e della storia cristiana. Era fatale, era forse necessario che sullo stesso suolo sacrato dalle tombe dei martiri e dalle ricordanze secolari, fulgesse mirabile per i secoli a venire l'opera massima della Rinascenza e del Barocco.
Partendo da queste premesse, a risolvere il grande traffico del centro della Capitale il Di Fausto propone anzitutto due attraversamenti fondamentali:
a) Da piazza Sciarra al Circo Agonale, la grande spina fondamentale del triangolo di maggiore intensità di vita: piazza Venezia, largo Goldoni, piazza della Chiesa Nuova con le divergenti piazza Sciarra-piazza di Trevi, piazza Sciarra-piazza della Pilotta, ausiliarie per lo smistamento del traffico ascendente e discendente del nodo Tunnel-Tritone, via Nazionale-Quirinale. b) Da piazza Montecitorio a piazza del Gesù con le ausiliarie per il Campidoglio, per il Teatro di Marcello verso l'Isola Tiberina, risolutive del flusso fra il centro storico e i quartieri popolari di Trastevere e industriali di Testaccio e San Paolo.
Quindi per l'inquadramento generale aggiunge alcune essenziali direttive minori: 1. Da piazza del Pantheon a piazza Campo Marzio con le ausiliarie divergenti per il largo Goldoni e per piazza Nicosia.
Da piazza del Pantheon a piazza Mattei; 2. Da piazza Pasquino a piazza della Minerva; 3. Dal nodo Campo Marzio al Ponte Umberto; 4. Dal largo Zanardelli alla Chiesa Nuova e al Ponte Vittorio Emanuele per via dei Coronari; 5. Dalla Chiesa Nuova al Ponte Gianicolense.
È tuttavia da tener presente che così vasta e profonda visione di definitivo assestamento del centro pulsante della Capitale - segnata oggi dall'architetto Di Fausto solo nelle sue grandi linee - è suscettibile di graduale ed anche parziale realizzazione; è tale, cioè, da consentire ad ogni momento la maggiore armonizzazione delle necessità e delle possibilità. Ma, fin d'ora, è opportuno affermare che, sventrando ed ampliando, bisogna tener conto della necessità fondamentale che i nuovi spazi non riescano dannosi alle opere create in diverso ambiente, e che le nuove prospettive riescano a concludersi nella necessaria ossatura architettonica di equilibrio. È ovvio, d'altronde, che le opere previste saranno convenientemente integrate dalla conseguente opera archeologica per le zone antiche portate in evidenza dalle demolizioni. Restauri, segnalazioni e riesumazioni, interesseranno specialmente la Roma degli Antonini, le Terme di Nerone e di Agrippa, l'Iseo Campense, la Curia e i Giardini Porticati di Pompeo, il Foro Olitorio, il Teatro di Marcello e i Portici di Ottavia, nonché la vasta zona di Campo Marzio."
Monumenti