Storia
CronologiaNei terreni Field, sul prolungamento di via Buonarroti, è stato abbattuto un muro simile al descritto, salvo che i frammenti .dei quali è infarcito sono di lavoro squisito. L'oggetto più notevole è un simulacro di vacca (Isiaca?) a metà del vero, scolpito in una macchia rarissima di granito, a riflessi azzurrognoli. Deve notarsi, che porzione del corpo di questo sacro animale era stata ritrovata molti mesi or sono. entro un muro distante circa 80 metri da quello che conteneva le restanti parti.
Rodolfo Lanciani.
Nei lavori stradali pel prolungamento della via Buonarroti, è stato rinvenuto un frammento di fistula aquaria di piombo, lungo m. 1,10, che porta scritto:
SVLPICIAE C F TRIARIA
Ivi stesso è stata raccolta fra le terre una lastra di marmo, rotta in più pezzi... ed altri frammenti marmorei.
In un grottone al casino all'Ex Convento dei Cappuccini, alle Sette Sale, si è trovata una grande lastra di travertino alta m. 0,57, larga m. 0,34, dello spessore di m. 0,12, sulla quale è incisa in caratteri dell'ultimo secolo repubblicano questa importantissima iscrizione:
FLAMIN
MONTAN MONTIS
OPPI
DE PEQVNIA MONT
MONTIS OPPI
SACELLVM CLAVDEND
ET COAEQVAND
ET ARBORES
SERVNDAS COERAVERVNT
Il luogo della scoperta, scrisse il prof. Gatti, corrisponde giustamente a quell'altura dell'Esquilino, che appellavasi Oppius mons, e costituiva una parte della seconda regione serviana, cioè l'Esquilina.
Ivi erano quattro de’ sei sacrarii degli Argei posti nella predetta regione (Varr. Z. Z. V, 50). Il sacellum, al quale i magistri et flamines montanorum montis Oppit fecero il rituale recinto (!), spianando anche il terreno circostante, è senza dubbio uno dei sacelli compitali, che presero il posto di quelli degli Argei, ed erano proprio luogo di riunione per le sacra popularia degli abitanti dell'Oppio.
Costoro sono indicati come montani, appunto perchè appartenevano ad una delle alture del primitivo Septamontium, in opposizione ai pagani, che «abitavano i prossimi pagi. Erano costituiti a modo di collegi religiosi, ed avevano un'arca commune pel culto ompitalicio.
La piantagione di alberi, che fu ordinata insieme con la costruzione del sacellum, deve riferirsi al mantenimento dei luci sacri, i quali particolarmente sappiamo, che sull’Oppio erano congiunti coi sacrarii degli Argei, e ad essi davano anche il nome. Il comm. de Rossi ha già dichiarato, come per la tenacità della prisca religione latina non essendo stati mutati gli usi delle antiche sacra, i compiti succeduti ai sacrarii degli Argei rappresentavano i vetustissimi tugurii del Settimonzio, cioè le capanne dei primitivi pastori ed agricoltori latini; e gli alberi circostanti erano quindi un sacro ricordo dell'Reredium, o campo coltivato patrimoniale di quelle prische famiglie.
Aprendosi una nuova strada, quasi parallela alla via Merulana, fra le vie Macchiavelli e Buonarroti, si è incontrato a circa due metri sotto il piano stradale un avanzo di antica costruzione in opera quadrata di tufo, e immediatamente adiacente un grandissimo deposito di oggetti votivi in terracotta. Vi sono statuette, teste, braccia, gambe, mani, piedi ed altre parti del corpo umano, animali quadrupedi e volatili. Notabile tra questi fittili è un frammento circolare, che sembra l'orlo di un vaso, ed ha un largo becco simile a quello delle lucerne, Vi è scritto in caratteri arcaici:
NERVA DONO
Facilmente si supplisce: (Me)nerva[e] dono de(det). Il luogo, ove cotesti ex-voto sono stati rinvenuti, è compreso entro la Va regione augustea, e cade sul confine di essa con la IIIa. Siccome nei libri regionarî è designato il tempio di Minerva Medica, come uno dei principali edifizi ond era limitata la regione Va Esquilina, il cumulo dei donarî fittili, offerti per ricuperata salute ad una divinità salutare, deve senza dubbio attribuirsi al santuario di Minerva Medica; e gli avanzi della costruzione in tufo, tornati all'aperto, testificano la posizione topografica di quel tempio, fino ad ora sconosciuta.
Proseguiti gli scavi, si è trovata una piccola immagine in bronzo, la quale ha l'elmo crestato sul capo ed una patera nella destra. Inoltre è stata ricuperata una testa fittile di Minerva, caratterizzata dall'antico elmo greco (avlaris); il quale monu- mento giova a confermare, che a questa divinità era sacro il luogo, ove i devoti accor- revano ad implorar guarigione e salute.
I movimenti di terra pel prolungamento della via Buonarroti, hanno fatto recuperare un pezzo di fregio fittile, col rilievo di una figura a cavallo, vestita di tunica e clamide, che tiene la destra sollevata; ed un'antefissa, parimenti fittile, che conserva ancora una piccola parte del canale.
Nel mezzo vi è figurata una Vittoria alata, che reca un trofeo militare, e posa i piedi sopra un globo, a cui lati stanno due caproni alati, che finiscono in coda di pesce.
Aperto un cavo per costruire la nuova via curva, fra le vie Macchiavelli e Buonarroti, nel quale sito tornarono in luce nel maggio decorso numerosissimi donarii in terracotta, che furono riconosciuti spettare al tempio di Minerva Medica (WNotzzze 1887, pag. 179,180), si è incontrato un altro grande cumulo di simili oggetti votivi, che dovevano trovarsi depositati nelle favisse del santuario predetto.
Vi sono statuette, tanto maschili che femminili, in varia movenza, talune delle quali ben modellate e di buona arte; teste di diversa grandezza, di fronte e di profilo; piedi, mani ed altre membra e visceri del corpo umano; frammenti di statue, grandi poco meno del naturale; figure di animali, come bovi, vitelli, colombe ecc.; lucerne, vasetti, e patere di piccolissime dimensioni. Vi sono pure parecchi esemplari del gruppo effigiante le tre divinità eleusinie, Cerere, Proserpina e Jacco; un putto che stringe fra le braccia un'anitra; una figurina femminile che allatta un bambino; un uomo a cavallo; ed alcune centinaia di frammenti, che potranno almeno in parte essere esaminati e ricomposti.
Merita speciale considerazione una statuetta rappresentante Minerva, che col braccio sinistro si appoggia ad un grande scudo posato sopra un cippo; avendosi in questo simulacro un’altra effigie della divinità salutare, che in quel luogo era peculiarmente venerata. 1
Presso il medesimo sito è stato raccolto un frammento marmoreo, scolpito con foglie d'acanto, fusarole, ovoli, dentelli e rosoncini, forse appartenente a cornice o o capitello di pilastro, la cui parte piana sembra essere stata adoperata come tavola lusoria, essendovi incise le seguenti parole, con caratteri trascurati e di età molto bassa:
PATRON X VSSTHE | FANVSC X APITAN | EVSREP X ARAVET
Il marmo è alto m. 0,45; la superficie scritta misura m. 0,70 X 0,56. Questa tavola lusoria è certamente la più recente, di quante ne sono conosciute finora. Imperocchè l’uso della parola capitanevs, non è anteriore alla fine in circa del secolo ottavo, e fu particolarmente in uso nei secoli XI e XII, come titolo di dignità.
Presso la chiesa annessa al monastero delle Suore di Cluny, nella via Buonarroti, sistemandosi la nuova strada quasi parallela alla Merulana, sono state ritrovate due lastre di marmo. Vi si leggono queste iscrizioni copiate dal prof. Gatti:
RVFINORVM DVVM ET... | RVFINES ET MATRONES ITE... | IVLIES RVFINES CONIVGIS... | LIBERTIS LIB QVE POST EORVM
d ...M | SuCCESSAE MATRi | BENEMERENi | OPTATVS ET AVXANVs | FILI FECERVNT et sibi | POSTERISQVE suis
Intrapresi gli sterri per la fondazione di un muro di recinto alla proprietà Golinelli, nella via che suole appellarsi Curva, in prossimità della via Buonarroti, è stato trovato un grande ammasso di frammenti fittili, quivi accumulati quasi in luogo di scarico.
La maggior parte degli oggetti proviene dalle favisse del tempio di Minerva Medica, che sorgeva in quella parte dell'Esquilino; ove pochi anni or sono si rinvennero simili depositi di oggetti votivi (cfr. Notizie 1887 p. 179, 446; 1888 p. 60, 133, 699). I principali fittili recuperati sono: 8 statuette intiere, 43 statuette mancanti della testa, 42 frammenti di statuette simili, 90 testine diverse, 4 mani, 3 piedi, 2 braccia, 1 gamba, 1 addome, 2 maschere, 11 gruppi delle tre figure eleusinie sedenti.
A questo deposito di oggetti votivi erano frammisti molti vasetti, tazze, ciotole e simili oggetti di suppellettile funebre, di rozza fattura e di grossolano impasto di terra nerastra, che certamente provengono da tombe disfatte dell'arcaico sepolcreto esquilino.
Giuseppe Gatti.
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