Storia
CronologiaPapa Clemente XI avvia i lavori di sistemazione della Piazza della Bocca della Verità. I lavori riguardano l'abbassamento dell piano stradale verso la chiesa di Santa Maria in Cosmedin (livellando di due metri) ed il prolungamento delle condutture dell'acqua Felice. Inoltre incarica Francesco Carlo Bizzaccheri di realizzare una Fontana monumentale con annesso abbeveratoio che ne sfrutti l'acqua di ritorno.
A Via dei Cerchi vengono decapitati i patrioti Giuseppe Monti e Gaetano Tognetti, autori dell'attentato alla caserma Serristori. Sono gli ultimi due condannati a morte nello Stato Pontificio.
L'Impresa dei Trasporti di San Paolo, appartenente alla ditta Marotti e Frontini, ottiene dal comune la concessone della nuova linea di collegamento tram a cavallo, piazza Montanara - basilica di San Paolo, circa 4300 metri per via Bocca della Verità, via della Salara (oggi via Santa Maria in Cosmedin), via Marmorata e via Ostiense (in sostituzione della precedente linea di omnibus inaugurata il 18 luglio dello stesso anno).
Inaugurazione dello stabilimento Pastificio Pantanella nell'area del Giardino Andosilla a via dei Cerchi. La struttura, prima fabbrica di Roma realizzata su iniziativa di Michelangelo Pantanella, ospita uffici e forni della Società dei Molini e Pastificio.
Nella piazza della Bocca della Verità, e ad uguale distanza dal tempio rotondo, e dalla fontana pubblica, sono stati scoperti gli avanzi di un edificio rettangolo di opera quadrata antichissima.
I massi tufacei sono posti lìmo sull'alti o senza cemento, e la loro squadi-atm-a è molto irregolare. Su di questa rozza platea si stende im pavimento a lastre di peperino, ben commesse e regolamento squadrate. Il pavimento è profondo circa 2,20 sotto il piano moderno.
Rodolfo Lanciani.
Nello scavo pel collettore sinistro in piazza della Bocca della Verità, continuano a scoprirsi avanzi di fabbriche in opera quadrata, appartenenti ai secoli più remoti della città, e più basse del piano del foro Boario imperiale. Consistono in muraglioni di parallelepipedi di tufa dell’Aventino, intersecantisi ad angolo retto, e fronteggianti una strada larga 4 metri. Nello strato di argilla fluviatile, che nasconde cotesti antichissimi avanzi, sì ritrovano scheggie di vasellame italo-greco a vernice nera opalina.
Rodolfo Lanciani.
In piazza della Bocca della Verità facendosi un cavo, per la condottura del gaz, presso l'angolo della chiesa di s. Maria in Cosmedin e la via di Marmorata, si è rinvenuto il pavimento di un'antica strada romana a m. 0,80 sotto il piano attuale.
Questa strada è nella stessa direzione della predetta via di Marmorata, e sul lato destro è fiancheggiata da un antico muro a cortina, il quale è stato rimesso all'aperto per la lunghezza di circa otto metri.
Giuseppe Gatti.
Nello scavo pel collettore sinistro delle acque urbane, sulla piazza della Bocca della Verità, presso l’angolo meridionale della chiesa di s. Maria in Cosmedin, è stato scoperto, alla profondità di m. 2,40 sotto il piano stradale, un tratto di antica strada romana lastricata coi consueti grandi poligoni di selce.
La SRTO ottiene in concessione le nuove linee tramviarie, piazza Venezia - stazione Termini (attraverso via Cavour) e piazza Venezia - piazza del Popolo (attraverso via Ripetta). Sono inoltre previsti un collegamento della linea di San Giovanni da via Cavour al largo Brancaccio (attraverso via Giovanni Lanza) ed il prolungamento della linea di San Paolo (da piazza Bocca della Verità a Piazza venezia, passando per via di Sant'Eufemia lungo il Foro Romano, sotto il Campidoglio, via della Consolazione, e la via Bonella).
Con lettera ministeriale del giorno 11 settembre 1895 il ch. sig. ingegnere Domenico Marchetti fu incaricato di sopraintendere ai lavori occorrenti per isolare e mettere in miglior vista l'antico tempio rotondo, detto volgarmente di Vesta, in piazza della Bocca della Verità. Per tale scopo si progettò la costruzione di un muro circolare alla distanza di otto metri dal peristilio del tempio; il quale muro nella parte anteriore sarà sormontato da una ringhiera di ferro, e nella posteriore dovrà essere elevato fino a raggiungere il piano del Lungo Tevere, appoggiandovi due rampe di scala da svilupparsi nella intercapedine, posta fra il nuovo muro di cinta e quello di sostegno del Lungo Tevere.
Nello scavo per la fondazione del predetto muro di cinta, cominciato dal lato verso il Tevere, sono stati rimessi in luce alcuni muri antichi, parte in opera reticolata e parte in laterizio, ed inoltre un pavimento ad opera spicata, che trovasi alla profondità di m. 1,20 dalla base del tempio. Sotto questo pavimento si scoprì un' antica fogna, di forma rettangolare, costruita in pietra albana e coperta con blocchi della stessa pietra. Ha la luce di m. 0,33 X 0,60, con sponde grosse m. 0,27.
Proseguitosi lo sterro dal lato rivolto all'Aventino, si rinvennero alla medesima profondità molti vasetti fittili, piattelli e lucerne a vernice nera, di fabbrica detta etrusco-campana, simili a quei numerosi che negli anni decorsi furono trovati nelle sepolture aracaiche dell’Esquilino. Sul fondo esterno di una di quelle lucerne si legge graffito in rozze lettere il nome: CNOCTAV
Nello stesso luogo si raccolsero alcuni pezzi di mattoni, che portano impressi i bolli C.I.L. XV, 525b, 408b, 1229, ed un frammento di lastra marmorea di m. 0,12X 0,10, su cui resta: fecit siBI ET SV SVis libertis libertabuSQVE PO sterisque EOrum
Procedendo lo scavo sul lato sinistro del tempio, verso la piazza della Bocca della Verità, a circa m. 2,50 sotto il suolo attuale si trovò: una caldaia di rame, in cattivo stato di conservazione, alta m. 0,10, diam. m. 0,26; un'accetta di ferro;una dozzina di monete di bronzo, di varia grandezza, tra le quali una dell’imp. Massimino ed un'altra di Antonino Pio, benissimo conservate.
Da un muretto moderno poi fu tratto un pezzo di lastrone marmoreo, lungo m. 1,03, largo m. 0,48, grosso m. 0,25, sul quale si legge: O OLIVARIVS OPVS SCOPAE MINORIS
Questo monumento, di. non comune importanza, appartiene alla serie dei titoli che nel secondo o terzo secolo dell'impero furono scritti nel plinto di alcune statue più insigni, per ricordarne l’autore. Erano conosciuti finora quelli che indicavano: opus Prazxitelis ed opus Fidiae nei cavalli marmorei del Quirinale, opus Bryacidis, opus Polycliti, opus Pranitelis, opus Timarchi, opus Tisicratis su zoccoli marmorei, rinvenuti in luoghi diversi della città (C. Z Z. VI, 10038-10043). Tutti questi titoli sono similissimi fra loro, e presentano il medesimo tipo di caratteri, tanto che possono credersi incisi tutti da una sola e medesima mano, come ebbe occasione di mostrare il ch. de Rossi (Bull. arch. comun. 1874, p. 176 sg.). Quello testè recuperato è perfettamente simile agli altri nella forma e nella scrittura; ma presenta due novità, che ne accrescono grandemente il pregio.
Intorno a questo importante monumento il ch. prof. Petersen ha avuto la cortesia di comunicarmi le osservazioni che seguono:
Innanzi tutto è da osservare, che la base mentre presenta intiero il lato destro, è mancante dal lato sinistro. Il taglio di giuntura della pietra e l’incavo della metà di una grappa che vedesi nel mezzo del margine più corto, sono indizî certi che la base consisteva di due pezzi, probabilmente eguali fra loro. Quindi, la parte conservata essendo lunga m. 1,05, la base intiera avrebbe avuto la lunghezza di poco più di due metri, mentre la larghezza è di m. 0,48, non compreso il listello scheggiato.
Per conseguenza l'iscrizione, che finisce a m. 0,33 dall'estremità destra della pietra, mentre a sinistra incominciava forse senza lacuna dal margine sinistro, doveva estendersi nella parte ora perduta per uno spazio certo non minore di quello che occupano le lettere superstiti: ed in ciò la nostra base alquanto si discosta dalle altre cinque simili fino ad ora conosciute, « le cui epigrafi recano soltanto i nomi dei loro insigni greci autori », come fece notare il de Rossi (o. c. p. 179).
L'iscrizione stessa per il nome Olzvarius ricorda subito l'Herculem olivarium, che i regionarii del secolo IV annoverano nella regione XI di Roma, dopo Apollinem caclispicem, fra la porta trigemina ed il Velabrum. Ora, se non si vuole ammettere il caso strano, che un cognome così raro ed eccezionale come O/;varius siasi trovato nello stesso luogo, cioè nelle adiacenze del circo verso sud, scritto due volte, bisogna convenire che la nostra base debba precisamente riferirsi a quel simulacro, che era noto col nome di Hercules olivarius.
Nel qual caso, tenuto conto della quantità di lettere da supplire, l'epigrafe potrebbe restituirsi: Hercules invictus cognominatus volgO OLIVARIVS, OPVS SCOPAE MINORIS
Per spiegare il cognome dell'eroe si potrebbe pensare alla éZ@ia xaAMiotspavos di Olimpia, la quale, secondo la tradizione di quel luogo sacro, egli avrebbe arrecato dagli Iperborei, e con un ramo della quale si vede effigiato sepra un disco di marmo del Museo nazionale di Napoli.
Ma credo piuttosto, che tale cognome di Ercole possa essere derivato dalla prossimità del mercato delle olive; come per simile ragione pare che abbia preso il suo nome l'Zlefantus herbarius. In fatti al portatore del ramo sacro poco converrebbe la forma della statua, quale a motivo delle dimensioni della base sopra indicate deve darsi all'ereules olivarius; perocchè sarebbe stata troppo larga quella base per una fisura che fosse stata rappresentata o in piedi ovvero seduta, mentre sarebbe stata proporzionata per una figura giacente, modellata cioè nel modo stesso con cui dovè essere rappresentato l’Ercole della Regione XIV, appellato perciò cudans.
In quanto al nome dell'artefice che scolpì la statua, debbo notare che il distintivo minor dato a Scopa c'insegna, come in quell'epoca due scultori di questo nome fossero conosciuti. Nell’archeologia odierna, invece, si parla di tre. Il primo è il celebre maestro del secolo IV av. Cristo. Un secondo, dell'isola di Paro, fu padre e quindi facilmente scultore anch'esso di uno scultore nominato Aristandro. Egli è noto soltanto per alcune iscrizioni trovate nell'isola di Delo ; visse nel secolo I av. Cristo, e secondo probabile congettura discendeva dal grande Scopa. L'esistenza poi di un terzo scultore dello stesso nome, che sarebbe anteriore ai primi due, si è voluta dedurre dal sincronismo di Plinio (N. Y. 34, 49), ove sotto l’olimpiade XC si uniscono Polyclitus, Phradmon, Myron, Pythagoras, Scopas, Perellus.
Quest'ultimo Scopa però, che è molto da dubitare se abbia realmente esistito, difficilmente si vorrà credere l'uno dei due noti in Roma, perchè a lui dovrebbe darsi il distintivo di maior, ed il celebre Scopa diventerebbe il m27%0r. Questi invece potrebbe giustamente considerarsi il mazor, nel duplice senso della parola, se sotto l'appellazione di minor s'intendesse il padre di Aristandro. In fatti l’opus Scopae minoris fu una statua di marmo, come si deduce dalla mancanza di ogni traccia di impiombatura nella superficie della base, restando solo la grappa che fa credere esservi stata posata sopra la statua col proprio plinto. E per non dare una giacitura troppo bassa all’Ercole olivario coricato, la sua base deve immaginarsi posta sopra un conveniente piedistallo; di cui pare che si abbia indizio nel foro praticato sul piano inferiore della base stessa, precisamente sotto quello che ha servito nel lato opposto per la grappa anzidetta.
Giuseppe Gatti.
La SRTO attiva la trazione elettrica della linea piazza Venezia San Paolo.
In piazza della Bocca della Verità, negli sterri che si eseguiscono per la stessa deviazione della cloaca massima, di fronte allo stabilimento Pantanella e a m. 2,70 sotto l'odierno piano stradale, si è incontrato un tratto di antica via, lastricato con poligoni di lava basaltina.
Quivi sono stati raccolti due pezzi di mattoni con bollo circolare: uno riproduce il sigillo delle figline Terenziane esercitate dai due L. Elii, Secondo ed Aprile (C.I.L. XV, 626); l'altro appartiene alle fornaci di Domizia Lucilla (ibid. 1047), e nella seconda linea vi si legge il nome dell'officinatore EARINI, chiaramente preceduto dalla lettera A, che per errore era stata inserita nel sigillo ed apparisce leggermente cancellata.
Giuseppe Gatti.
In piazza della Bocca della Verità, continuandosi i lavori per la deviazione dell'ultimo tratto della cloaca massima, a m. 1,20 sotto il piano stradale è tornato in luce un grosso muro, costruito in pietrame con ricorsi di tegoloni e largo m. 1,20.
A piccola distanza da questo muro, ed alla profondità di m. 7 dal livello della piazza, è stata scoperta un'antica fogna, che ha la direzione da nord-est a sud-ovest. Essa fu formata con massi squadrati di tufo, uno dei quali, lungo m. 1,40, costituisce il piano di scolo. La fogna ha la luce di m. 0,40, e l'altezza di m. 1,70 fino alla sommità della copertura, la quale si compone di massi di tufo sagomati con molta cura.
Giuseppe Gatti.
In piazza dei Cerchi, continuandosi i lavori per la deviazione della Cloaca massima, è stato rimesso all'aperto un avanzo di antica costruzione in forma di criptoportico, con muri in laterizio grossi m. 1,30 e distanti m. 3,80 l'uno dall'altro.
Ognuno di questi muri ha un'apertura di m. 5,50, con arco in tegoloni bipedali: il vertice degli archi trovasi alla profondità di m. 5,50 dall'odierno piano stradale. Due pezzi di tegole, trovati fra la terra, e spettanti ai primi anni del secondo secolo, hanno impressi i bolli C. I. L. XV, 904 e 1253.
Furono pure raccolti alcuni pezzi di piccoli vasi di vetro, e frammenti di vasellame aretino.
Giuseppe Gatti
In piazza de Cerchi, costruendosi una nuova fogna, alla profondità di m. 5,50 dal livello stradale sono state rimesse all'aperto alcune costruzioni laterizie, che costituivano ambienti della larghezza di cinque metri, ed avevano archi e piattabande a tegoloni bipedali. Alla profondità poi di m. 6 è stato scoperto un pavimento in opera spicatum sul quale rimaneva ancora al posto una base tuscanica di colonna in travertino del diametro di m. 0,65.
Giuseppe Gatti.
In piazza Bocca della Verità, nel fare lo sterro per la posa della nuova condottura del gas, è stata scoperta alla profondità di m. 1,70, l'antica pavimentazione di una strada larga m. 5,40, che si dirige verso il ponte Sublicio. È pavimentata con poligoni di selce ben connessi fra loro, ed è ben conservata nel tratto scoperto.
Il Tempio della Fortuna Virile viene liberato dalle sovrastrutture e dalle casupole costruite a ridosso, con l'intervento del direttore preposto ai Monumenti di Roma, Antonio Muñoz.
Il Duce Mussolini inaugura la nuova sede del Museo dell'Impero Romano, trasferito dall'ex convento di Sant'Ambrogio al Palazzo Pantanella ai Cerchi.
Inaugurazione della nuova sistemazione delle pendici dell'Aventino e della Piazza della Bocca della Verità. L'on. Mussolini partecipa alla cerimonia, accompagnato dal governatore Boncompagni Ludovisi, dal ministro Bottai e da altre personalità. Con la realizzazione dei nuovi giardini, il fontanile abbeveratoio viene spostato 100 metri più a sud.
Per realizzare un deposito di scene e costumi del Teatro dell'Opera all'interno dell'edificio degli uffici della Pantanella, vengono scoperti degli ambienti romani con un un mitreo
Delibera del Governatore n. 1692, con cui si approva la ricostruzione della Casa dei Pierleoni (i cui materiali erano immagazzinati nei fornici del Teatro di Marcello), a Piazza della bocca della verità.
La Casa dei Pierleoni viene ricostruita con i materiali originali all'angolo tra Piazza Bocca della Verità e la Via del Mare, oggi Via Petroselli.
Celebrazioni del XIX Annuale della Milizia. Il Duce Mussolini assiste alla rivista militare lungo la via del Mare, da un palco realizzato sulle scalinate dei palazzi del Governatorato.
Celebrazione del XIX Annuale dell'Aeronautica. "Schierati i reparti sulla piazza della Bocca della Verità, il Duce Mussolini li ha passati in rivista e giunto davanti alla bandiera dell'Arma Azzurra ha sostato levando il braccio per salutare il glorioso vessillo." Segue la consegna delle medaglie d'oro alla memoria.
Cerimonia della XVI Leva Fascista, nell'area della Via del Mare, tra i Palazzi del Governatorato e Piazza della bocca della verità. Il Duce Mussolini passa in rassegna i Battaglioni M.
Il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha inaugura il rinnovato giardino di piazza Bocca della Verità, tornato all'assetto originario di giardino all'italiana dopo un lavoro di circa 7 mesi costato 330 mila euro.
Il sindaco Gianni Alemanno dedica uno slargo nei pressi di piazza della Bocca della Verità all'ex sindaco Amerigo Petrucci.
Il sindaco Gualtieri presenzia alla cerimonio di fine lavori dei restauri della fontana e dei giardini di Piazza Bocca della verità.
Monumenti
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Giardino del Foro Boario
1930 giardini
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Targa in memoria della visita di Umberto I a Napoli
1884 targhe
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Case popolari al Velabro
1857 edifici
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Fontana di piazza bocca della verità
1715 fontane
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Santa Maria del Sole
1132 chiese
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Palazzetto Pierleoni
edifici
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Sant'Aniano de' Pianellari
chiese
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Ospizio degli Armeni
chiese
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Giardino Andosilla
giardini
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Santa Maria Egiziaca
chiese
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Stabilimento Pantanella ai Cerchi
fabbriche
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Tempio di Portuno
templi
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Mitreo del Circo Massimo
mitrei
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Mascherone della Bocca della Verità
archeologia
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Santa Maria in Cosmedin
basiliche
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Ara Massima di Ercole
archeologia
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Tempio di Ercole Oleario
templi
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Palazzo diaconale di Santa Maria in Cosmedin
conventi