Informazioni storicheCodice identificativo monumento: 10211
CronologiaIstituito il colpo di cannone per far partire all'unisono il suono delle campane delle Chiese romane. Il diario romano cita: “per ovviare al disordine che può non di rado arrecare il diverso andamento di tanti orologi in questa Capitale”. La procedura per dare il segnale del mezzogiorno viene ideato dall'astronomo Francesco de Vito, che fa collocare un palo lungo sei metri dietro il timpano della chiesa di Sant'Ignazio, dove è installato l'osservatorio astronomico dei Gesuiti. Sulla sommità del palo viene collocata una palla di vimini dal diametro di un metro e mezzo. Quando allo scoccare del mezzogiorno l'Osservatorio avvia il segnale, la palla di vimini veniva fatta cadere e contemporaneamente, uno dei soldati di Castel Sant'Angelo, munito di binocolo, avvertiva il collega, che fa partire la cannonata.
Il principe Tommaso Corsini vende al Comune le proprietà del casino a monte, dependance sul colle gianicolo del sottostante palazzo di famiglia.
Il Casino Corsini al Gianicolo, viene trasformato in una torretta-osservatorio della sezione romana del Club Alpino, dove con un cannocchiale mobile, possono esplorare l’orizzonte montuoso della catena appenninica. L'ingegnere Paolo Emilio De Sanctis realizza le trasformazioni in stile neomedioevali.
Il cannone che spara a mezzogiorno per coordinare le campane di Roma viene spostato definitivamente da Monte Mario al Gianicolo. Viene utilizzato un cannone campale da 75 mm., impiegato dall'Artiglieria del Regno d'Italia per aprire la Breccia di Porta Pia.
Nell'ambito dei festeggiamenti per i cinquant'anni dell'Unità d'Italia, il Re Vittorio Emanuele II, partecipa alla cerimonia di inaugurazione delle Mostre programmate per l'Esposizione Universale a Roma.
La cerimonia iniziana alle ore 10.30, con la solenne seduta reale, dove intervengono S. M. il Re, alte cariche di Corte, i ministri e sottosegretari di Stato, le presidenze e le rappresentanze ufficiali del Senato e della Camera, i senatori e deputati, gli ambasciatori e ministri plenipotenziari esteri, le rappresentanze dell’esercito e della marina, con i comandanti dei corpi di stato maggiore, le alte cariche dello Stato, i sindaci e segretari generali de’ capoluoghi di Provincia, invitati dal sindaco di Roma, il prefetto, le presidenze del Consiglio e della Deputazione provinciali e, naturalmente, i consiglieri comunali.
I festeggiamenti giubilari proseguono alle 14.30 a Villa Cartoni, dove si inaugura la Mostre internazionali di Belle Arti.
Alle 22, il Municipio organizza un grande ricevimento nei Palazzi Capitolini. Da piazza del Popolo, dalla torre capitolina e da Monte Mario, vengono illuminati con riflettori elettrici i principali monumenti, e nelle maggiori piazze, straordinariamente illuminate, hanno luogo concerti musicali oltre ai trattenimenti organizzati dai diversi Comitati. La data gloriosa viene salutata a mezzanotte da un colpo di cannone sparato dall'alto del Gianicolo:
"La prima giornata di codeste teste e commemorazioni è stata quella che si dice una giornata campale. Una seduta reale assolutamente straordinaria nella mattinata, l'inaugurazione di una esposizione internazionale nel pomeriggio, un grande ricevimento la sera in Campidoglio hanno fatto si che tutti gl'invitati a queste feste e cerimonie si siano dovuti trovare mobilizzati ed in perfetta tenuta per quindici ore, almeno, dalle nove del mattino alla mezzanotte. Si fa dunque qualche cosa per la Patria anche ai giorni nostri
Tutti, tutti si sono buttati con fervore, con entusiasmo a rendere grandiose queste giornate solenni; tutti, dai venditori ambulanti ai principi romani, cominciando col profondere per ogni dove ed in ogni forma i colori nazionali su tutta la superfìcie di Roma. Dalle colossali cravatte tricolori svolazzanti del limonaro girovago, alle bandierine tricolori sventolanti dall'alto dei traileys dei trams o dai frontini dei cavalli dei hottari ; dalle banderuole delle finestrino degli ammezzati delle piti umili case, alle bandierone delle sedi principesche e delle ambasciate, è stata una inebriante festa di colori, infiammata dallo splendore del sole primaverile, che è entrato come elemento essenziale a creare quell’entusiasmo patologico a pressione elevata, che tutti abbiamo qui respirato specialmente dall’alba del 27 alla mezzanotte del 28 marzo, anzi dalla mezzanotte del 27, giacché a quell'ora, dal Gianicolo, dove tanto latin sangue gentile cadde in difesa dell'italianità contro i francesi invasori e pallisti, nel ’49, dal Gianicolo, su cui grandeggia il superbo monumento di Garibaldi, e dove Passo soffrì e morì, dal Gianicolo tuonò su Roma il primo colpo di cannone a salutare l’alba festiva!
Un altro colpo di cannone, alle dieci un quarto del mattino del 27, annunciava l'uscita dall'alto Quirinale del corteo reale che per la salita di Magnanapoli, via Nazionale, piazza Venezia, piazza dell'Ara Coeli portava il Re, la Regina, i personaggi della Corte al Campidoglio, il cui campanone spandeva su Roma le sue onde sonore festose.
Tutta Roma era nelle vie e nelle piazze: La festa ufficiale era attorniata da una vera, grande festa di popolo acclamante; così che nel glorioso recinto chiuso di Campidoglio, sulla classica piazzi fatta sgombare dalla folla, nel magnifico salone degli Orazii e Curiazii, riservato agl'invitati di qualità, si aveva quasi, malgrado la solennità, una sensazione di vuoto, in confronto con la ressa popolare delle vie e piazze, a stento attravessate, ed invase da un entusiasmo irrefrenabile.
Nella grande aula capitolina era tutto quanto Roma accoglie e può offrire di solenne: le cavalieresse dell'Annunziata, da donna Elena Cairoli Sizzo a donna Ra: Itele Marcora; i presidenti delle due Camere, i ministri, ormai in partibus, i sindaci di Roma e delle grandi città, ufficiali generali, diplomatici in splendide uniformi, dame e cavalieri in aggruppamenti accidentali pittoreschi per la varietà delle toilettes primaverili ed il luccichio delle decorate uniformi, uomini della politica, della scienza, dell’arte, compreso Ermete Novelli, col petto e la marsina cosparsi di decorazioni, e Tommaso Salvini, appoggiarne, sotto il peso di stelle, croci e crachats i suoi ottanta anni di gloria al piedestallo del busto di Garibaldi. Non mancava Matilde Serao, intenta, col lorgnon , ad analizzare le toilettes delle dame, e pronta a fissare la figura alta e severa della Regina Elena nel momento in cui al braccio del Re, e nel cospetto di tutto quel magnifico uditorio in piedi ed acclamante, entravano a prendere posto sul trono, seguiti dal Duca d'Aosta dal Conte di Torino e dal Duca di Genova.
Dei discorsi non vi parlo: tutti li hanno letti nei giornali. Il momento solenne fu per il discorso del Re, il primo, — discorso breve, ma intenzionalmente significativo, riunente le idee e la forma del primo ministro che se ne va, Luzzatti, dedicate, quasi, al primo ministro che viene, Gioì itti. Al discorso, detto con voce ferma, sonora, ma calma, gli applausi risposero, quasi ogni volta, per segnale di Tommaso Salvini, ad ogni frase toccante i sentimenti dei convenuti. Fu esso il grande numero della seduta capitolina. Gli altri tre discorsi, cioè gl’indirizzi del Senato e della Camera, già noti, ed il discorso del Sindaco di Roma, Ernesto Nathan, sproporzionatamente lungo, furono accolti da un silenzio rispettoso, ma rassegnato.
Due ore, appena, di tregua rimasero libere per tutto il mondo di cerimonia; e in quelle due ore c’era da rifarsi un poco dalla stanchezza, rinfrescarsi, rifocillarsi; poi in marcia tutti al lato opposto di Roma, da Sud a Nord, dall’Arce capitolina, alla Valle Giulia, alla vigna Cartoni, all'inaugurazione formale — non sostanziale — della grande Esposizione internazionale di arte. Sulla scalea del palazzo felicemente ideato dal Bazzani e nel salone d'onore si raggruppava lo stesso pubblico decorato, militare, diplomatico, parlamentare che raccoglievasi due ore prima in Campidoglio. I ministri dimissionari erano li, in tutta la solennità delle loro uniformi, sotto il cui splendore nascondonsi gl’intimi sentimenti inesplicabili di chi si sa designato al sagrifìcio dell’andarsene o a quello, non meno grave, del rimanere.
11 palazzo delle belle arti c’è, l'esposizione non c'è ancora, ma ci sarà, man mano, nei giorni venturi. Tutti ammirano dell' edificio la arandiosità e l’armonia. Fra gli ammiratori è il miliardario americano, Pierpont Morgan, ammirato alla sua volta per la fioritura del suo naso solenne non meno che per la rinomanza dei suoi milioni e del suo mecenatismo. L’ambiente è delizioso. Valle Giulia, solcata dall’ampio viale lungo il quale sorgono eleganti e festosi i padiglioni stranieri, belli nelle loro decorazioni boreali, ed ornati da grandi orifiammi multicolori agitati dall’aura primaverile, è di effetto incantevole.
Le trombe squillano, la folla si move; è il corteo reale che si avanza, nell’ordine e nell’insieme medesimo che abbiamo visto in Campidoglio. Il Re, la Regina, i principi sono sotto il trono; gli inchini, gli ossequi si susseguono rapidamente, e cominciano i discorsi — quattro discorsi; quattro come nella mattinata in Campidoglio, quattro e quattro otto, aprendo la nuova serie" il conte di San Martino, imperturbabile; poi, col suo bel vocione, la sua faccia serena e contenta, il senatore Secondo Frola, che, presidente del Comitato generale dell'Esposizione di Torino, reca a Roma il saluto, applaudito, dcU’operoso Piemonte; quindi il ministro per gli affari esteri di ieri e di domani, marchese Di San Giuliano; ed infine l'ambasciatore francese, signor Barrère, decano del corpo diplomatico, giacché questa esposizione internazionale di arte ha anche il suo contenuto diplomatico.
Finiti i discorsi, l'entusiasmo prorompe invadendo tutta vigna Cartoni, e di là rovesciandosi di nuovo in Roma, mentre gli studenti fanno attorno al Corteo Reale una dimostrazione clamorosa, illuminata dal sole ridente, che nascondesi dietro la gran mole della cupola di San Pietro.
Roma si accinge ai tripudi della sera: la luce del crepuscolo si tramuta, per oggi, in alba sorprendente di una nuova giornata luminosa; ogni finestra, ogni piano, ogni facciata di casa diventa, a poco a poco, risplendente per migliaia e migliaia di ondeggianti fiammelle ; una miriade di fiaccole danno bagliori ed ombre inconsuete ai monumenti; due riflettori del genio incrociano su Roma, dal Campidoglio al Monte Mario, i loro fasci raggianti; tutta l'urbe è ài nuovo formicolante nelle vie e nelle piazze; mentre la folla dei decorati e degli uniformati sale, per la seconda volta nella giornata, il Colle Capitolino, ad ammirare le bellezze dei tre palazzi classici, riuniti col tanto discusso porticato intercomunicante, e raccoglienti in una pompa di luce e di fiori i sovrani e i dignitari dello Stato e del mondo ufficiale ad un trattenimento artistico — epilogo delle fatiche di questa prima giornata commemorativa."
Il Discorso del Re in Campidoglio per il cinquantennario dell'Unità d'Italia.
"Sul Campidoglio, vaticinato dal sommo Poeta latino, eterno come Roma, stanno oggi attorno al Re i liberi rappresentanti del Parlamento, dei Municipi, simboli viventi dell'unità politica indissolubile e delle franchigie locali. Io Vi saluto, evocando la memoria dei pensatori, degli eroi e dei martiri, ai quali dobbiamo la Patria!
In questo convegno nazionale, irresistibile e fervido, esce dai nostri petti il giuramento di rendere l'Italia sempre più libera, più felice, più rispettata nel mondo (applausi). Nelle legittime impazienze, aspiranti a migliori fortune, giova riconoscere che non si riparano in breve tempo gli effetti di lunghi secoli vissuti nella divisione e nel servaggio (applausi).
Per il nostro paese corse un’età anche più miseranda di quella dipinta dal Segretario fiorentino quando, mancata la concordia dei cuori e delle armi, la disciplina del carattere, l'obbedienza spontanea a quelle leggi che sono sostanza di vita e di salute, all'Italia vinta e doma si tolse ogni virtù di pensiero, ogni potere militare e civile.
E occorre figgere lo sguardo in quelle calamitose profondità a misurare di quale sforzo titanico fu capace l’animo della Nazione per rivolgere le sorti di un volgo avvilito in quelle di un popolo libero e geloso dei suoi diritti. Nella nostra virile modestia non si dimentichi l’ufficio che la storia ha assegnato all’Italia. Esso esprime con il ricongiungersi di sparse genti infelici il diritto intangibile delle nazioni a vivere indipendenti (grandi applausi). Grida di: Viva il Re!) Con Roma capitale, l'Italia rappresenta la tranquilla convivenza della Chiesa con lo Stato, che garantisce piena e feconda libertà alla religione come alla scienza (applausi).
Quest'opera dei padri, dei redentori della patria, non può apparire meno elevata delle due precedenti civiltà di Roma.
Il Padre mio di venerata memoria, in un discorso solenne, diceva: "Fra i maestosi avanzi della grandezza antica non ci sembri modesta la grandezza nuova. L'antica per lo spirito del tempo fu universale, la nuova è nazionale. Dalla prima si ebbe un’Italia romana, si ha dall’altra una Roma italiana. Quella fu l'espressione della forza, questa è l'espressione del diritto e, come ogni diritto, Roma italiana è inviolabile (applausi).
Devota all’indipendenza di ogni popolo, l'Italia saprà custodire la propria che è il retaggio di tutta la sua storia antica e recente e contribuirà con le opere della pace al progresso universale in una ascensione continua verso ideali sempre più alti.
Ed è fatidico che di tanti imperatori sul Colle aperto ai fasti consolari e alle istituzioni romane, resti solo il simulacro di Marco Aurelio, salutante il trionfo, illuminato dalla luce austera della virtù stoica (applausi); immagine sacra e propiziatrice di quel culto della legge morale e civile che la Patria nostra vuol osservare fidente in un sicuro avvenire di prosperità e di gloria (lunga ovazione)».
Dopo il discorso reale, lessero degl'indirizzi di occasione il presidente del Senato, Manfredi; il presidente della Camera, Marcora; poi pronunziò un discorso — ahi! troppo lungo — il sindaco di Roma, Ernesto Nathan. La cerimonia, veramente solenne, aveva durato meno di tre quarti d’ora e alle 11 e un quarto, fra le acclamazioni incessanti della folla, i sovrani e tutto il corteggio rientrarono al Quirinale, dal cui grande balcone il Re e la Regina dovettero presentarsi alla folla plaudente sulla Piazza.
Tre ore dopo il corteo reale, attraversando ancora tutta la città festante, moveva dal Quirinale a Villa Cartoni, fuori di Porta del Popolo, atteso dai ministri, dal corpo diplomatico, da una collana fiorita e splendente di dame e di personaggi, ad inaugurarvi l’Esposizione di Belle Arti internazionale. Anche questa, naturalmente, è stata una cerimonia di discorsi: hanno parlato il conte di San Martino, presidente dell'Esposizione di Torino; il ministro per gli affari esteri, marchese di San Giuliano, e l'ambasciatore di Francia, signor Barrère, decano del corpo diplomatico.
Dopo i discorsi sono passati davanti ai sovrani tutti i rappresentanti, ad uno ad uno, dei vari governi esteri, ed il Re ha accolto da ciascuno simpatiche parole d'augurio, ricambiate con ringraziamenti cortesi e vigorose strette di mano. Per le Esposizioni, l'importante è inaugurarle; il resto viene poi; ed anche per l’Esposizione di Roma tutto si è limitato all'inaugurazione esteriore ed al godimento della folla nell’ammirare il corteo, gl’invitati, se stessa, le bellezze dell’ampio pronao del palazzo e dell’ingresso trionfale, e le facciate dei padiglioni esteri ancora chiusi.
Tutta Roma era nelle vie, affollate, imbandierate, risonanti di evviva; e la sera tutta Roma fu ravvolta in un vero mare di luce, mentre in Campidoglio i sovrani assistevano ad uno spettacolo artistico e ad un ricevimento fastoso."
Grazie ad una petizione popolare promossa dalla trasmissione il Musichiere, il cannone del Gianicolo, sostituito da una sirena, torna a sparare il mezzogiorno.
Viene sostituito il cannone che spara dal Gianicolo per indicare il mezzogirono. Era un obice da 149/13 la cui bocca da fuoco, preda bellica dell'Esercito Austro-Ungarico nella guerra 1915-18, era montata su affusto italiano. Lo sostituisce obice, assemblato da una bocca da fuoco da 105/22 su affusto di 88/27 impiegati durante il 2° conflitto mondiale.
DescrizioneIl manufatto esistente è costituito dagli avanzi del piano basamentale della "vedetta appennina", l'edificio realizzato sul colle della sezione romana del Club Alpino, prima della costruzione del monumento a Garibaldi.
Stampe antiche1911
Aldo Molinari
Sparo del cannone sul Gianicolo
L'Illustrazione Italiana 1911
1904
Dante Paolocci
Lo Sparo di Mezzogiorno
L'Illustrazione Italiana 1904
1754
Giuseppe Vasi
Palazzo Corsini alla Lungara
Delle Magnificenze di Roma antica e moderna - Libro IV
1659
Giovan Battista Falda
Veduta del Palazzo Riario alla Lungara