Informazioni storicheData: 1878 / 1901
Codice identificativo monumento: 10084
CronologiaSi conclude la costruzione del nuovo Ponte di ferro a Ripetta:
"Il ponte di ferro sul Tevere a Ripetta è ormai terminato, e tra non molto sarà aperto al pubblico. Questo ponte, costruito dall'Impresa industriale italiana di costruzioni metalliche diretta dall'ingegnere Cottrau, misura 100 metri di lunghezza tra campate, piloni e rampe d'accesso. Si divide in tre campate ciascuna di 27 metri di luce, e riposa su otto piloni di ferro a sistema tubulare riempiti con calcestruzzo, quelli in acqua sono fondati a pressione pneumatica.
Nelle fondazioni si è raggiunta la quota di 32m.50 al disotto del piano della carreggiata, e quindi di 15 m. 50 al disotto del livello delle magre ordinarie del Tevere. Quota davvero eccessiva, quando si sa che la maggior parte delle opere fondate hanno una media di 7m.50 di profondità. Ciascuna colonna ha 1m.80 di diametro e si eleva 16 metri al disopra delle magre del fiume.
Per accedere al ponte dalla Via di Ripetta si è costruito un comodissimo piano inclinato, sostenuto da due solidi muraglioni ornati di travertino. Sopra questo piano inclinato potranno accedere le carrozze, i carri e i pedoni. Incontro poi alla chiesa di S. Rocco è stata costruita una piccola scala per comodo esclusivo dei pedoni. Dalla parte dei Prati l'accesso al ponte è più facile, poiché il terreno è molto più alto della Via di Ripetta.
Il ponte fu armato in Prati, ed il varamento fu compiuto con facilità, facilitato dal movimento delle ruote poste al disotto.
Il ponte, testé ultimato fra i Prati di Castello e Ripetta, è un'opera che, nonostante il suo carattere provvisorio, fa onore all'impresa industriale italiana. Anziché provvisorio, un tal ponte potrebbe dirsi definitivo, poiché presenta tutta la robustezza e la stabilità dei punti definitivi. — La travata metallica è a traliccio ed è svelta: presenta fra le travi maestre una larghezza di 8 m. di cui 5 m. sono destinati alla carreggiata ed il rimanente ai due marciapiedi laterali; il tavolato è intieramente in legname di querciarovere ed offre tutta la resistenza immaginabile. Le tubulature per il gas e per l'acqua sono poste sotto i marciapiedi.
L'intiero ponte è costato a cottimo solo Lire 206,000: cifra che rappresenta la massima economia, considerata la larghezza della travata, l'altezza delle pile, e la natura della fondazione. Il ponte è stato costruito da una società privata, alla direzione della quale sta il conte Cahen.
La direzione dei lavori per parte della società era affidata all'ingegnere Ravà; per parte dell'impresa industriale italiana di costruzioni metalliche, all'ing. Mannerini."
Re Umberto I inaugura la passerella al Porto di Ripetta, struttura provvisoria che collega le due sponde del tevere presso il porto di Ripetta.
Incidente al Ponte di Ripetta. A causa dei cavalli imbizzarriti, una carrozza sbatte contro il parapetto del ponte di Ripetta e precipitata su Via di Ripetta:
"Fu un accidente doloroso, del quale Roma si preoccupò per alcuni giorni. Battevano le cinque è tre quarti del 20 di febbraio. Una carrozza a due cavalli, veniva dai Prati di Castello e stava per attraversare il ponte in via Ripetta. In essa c'erano ìl deputato Piccoli, sindaco di Padova, e tre signore.
I cavalli, al rimbombo della carrozza sul tavolato, si spaventarono, tolsero la mano al cocchiere e andarono di furia a battere contro un parapetto: il colpo fu tale che il parapetto si ruppe per cinque metri e cavalli e carrozza andarono a precipitare sulla sot tostante via di Ripetta, I passanti mandarono un grido d'orrore.
Il deputato Piccoli si fratturò una gamba; il cocchiero riportò un colpo terribile alla testa onde, dopo cinque giorni, morì: delle tre signore, una, la meno giovane, ebbe slogato un braccio; e le altre due, tranne contusioni leggiere, rimasero incolumi. Della gente che passava per la via rimasero ferite tre persone, di cui con qualche gravità una sola, una povera sarta incinta. I cavalli rimasero sani: e, cosa incredibile, restò intatta la carrozza."
Manifestazioni di protesta di una folla di operai disoccupati, davanti alla sede del Ministero dell'Interno a Palazzo Braschi, che sfociano in saccheggi e scontri per le strade di Roma:
"Gli operai disoccupati avevano mandato alcuni loro delegati a palazzo Braschi. Il Fortis sottosegretario di Stato ebbe un colloquio con questi delegati la sera del 7 corrente: essi dovevano riferirne ai loro compagni alle 2 pom. del giorno seguente in piazza Cavour, nei prati di Castello.
Circa tremila operai si erano riuniti a quell'ora per sapere quale fosse la risposta del governo. Esaltati dai discorsi fatti mentre aspettavano i delegati, gli operai accolsero malamente il risultato delle pratiche fatte da quei loro colleghi.
Si mossero tutt'insieme gridando ed avviandosi verso il centro della città, dove dai prati di Castello si arriva direttamente in dieci minuti, passando il ponte di Ripetta, costruito da alcuni anni dove era l'antico Porto. Il ponte sbocca nella via di Ripetta della quale è molto più alto: per conseguenza vi sbocca da una parte per mezzo di una rampa, dall'altra per mezzo di una scalinata.
Arrivati in Ripetta e passando di fianco al palazzo Borghese, poi dalla piazza di San Lorenzo in Lucina, i dimostranti potevano trovarsi subito nel Corso e nelle vie principali che vi fanno capo. Infatti presero quella direzione, giacchè il passaggio del ponte fu loro impedito soltanto da un ispettore — il disgraziato Battirelli, vittima del ministro Crispi — e da 40 o 50 guardie di P. S. che egli potè raccogliere lì per lì quando gli fu dato l'ordine di recarsi a quel posto. La truppa arrivò e sbarrò il ponte — come si vede nel nostro disegno — quando i dimostranti già erano passati ed imperversavano nelle vie principali.
A piazza San Lorenzo in Lucina la massa dei dimostranti si disgregò in due o tre gruppi. Il principale si avviò per via Frattina, che sbocca nel Corso dirimpetto alla piazza qui sopra nominata, e va diritta a piazza di Spagna. In via Frattina vi sono molti negozi importanti.
Ebbero tutti le vetrine e i cristalli rotti. Giunto in piazza di Spagna il gruppo principale voltò a destra per via Due Macelli, dove fece gravi danni al "Grande Orfeo". Nella nostra doppia pagina anche questo episodio è reso con molta evidenza: l'edifizio d'aspetto grandioso e disadorno dirimpetto al Cafè Chantant danneggiato, è il Collegio di Propaganda; in fondo si scorge piazza di Spagna e la colonna dell'Immacolata.
Il gruppo principale continuò le sue devastazioni in via del Tritone, poi si avviò verso i quartieri alti portandovi lo spavento e finì per capitare in piazza dell'Esquilino fra due o tre compagnie di fanteria, che lo dispersero arrestando i riottosi alle intimazioni.
Un altro gruppo intanto erasi diretto per il Corso verso Montecitorio dove i deputati si trovavano adunati in seduta. Il piccolo distaccamento di truppa che fa il servizio di guardia, durante le sedute, fu ritirato in un cortile interno, mentre si mandavano a chiamare rinforzi. Il portone principale del palazzo fu chiuso per un quarto d'ora: il questore de Riseis rimase però sulla gradinata esterna al suo posto, potendovi esser necessaria la sua presenza.
Sopraggiunta altra truppa e fatte le intimazioni di legge, i dimostranti si persuasero ad andarsene, dirigendosi di fianco al Pantheon e per piazza della Minerva, verso il nuovo corso Vittorio Emanuele. Piombati sopra il negozio di chincaglierie dei fratelli Finocchi che ha sei grandi porte, unite fra loro da vetrine, nel tratto fra piazza del Gesù ed il teatro Argentina, spezzarono insegne, vetrine e quanti oggetti vi si contenevano.
L'aspetto di quelle turbe tumultuanti scatenate per le vie di Roma non era davvero rassicurante. Si compiacevano di maltrattare o spaventare chiunque incontravano, a piedi o in carrozza, gridando sempre. Fortunatamente avevano armi: si erano bensì provveduti di mezzi di distruzione rovesciando e depredando un carro di legna e portando via i badili ad alcuni spazzini municipali.
Non incontrarono in nessun luogo alcuna seria resistenza, mancando qualunque criterio direttivo nella repressione dei disordini. Si facevano correre carabinieri e guardie di P. S. in carrozzelle o botti nei punti più minacciati, ma vi giungevano quasi sempre quando la bufera era già passata. Tutto ciò continuò fino a dopo le 5 pomeridiane.
A quell'ora, fatti molti arresti e disperse le bande dei tumultuanti, ritornò un po' di calma nella città. Subito sbucarono fuori dai vicoli luridi e lontani gli stracciaroli, a far loro bottino dei rottami di cristalli dei quali in molte strade era addirittura ricoperto il selciato. Per quella sera i teatri e quasi tutti i caffè rimasero chiusi: Roma fu percorsa in tutte le direzioni da numerose pattuglie di truppa."
Augusto Formilli volendo andare a vivere con l'amante, conduce la moglia sul Ponte di Ripetta e la getta nel fiume. La donna riesce ad aggrapparsi alla spalletta del ponte e l'uomo inizia a picchiarla facendola precipitare nel Tevere dove annega. Il corpo non viene ritrovato e il marito rischia il linciaggio prima di essere arrestato.
Lavori per allargare gli argini presso il porto di Ripetta, in vista della costruzione di un ponte e dei muraglioni. Il porto viene smantellato definitivamente. La fontana con le due colonne, viene smontata e riposta in magazzino per essere in futuro riassemblata. Quattro sezioni dell'idrometro vengono invece distrutte.
Inaugurato il Ponte Cavour. Il Comune di Roma riscatta la vicina passerella di Ripetta, ormai inutile e decise di trasferire la struttura in ferro alla Magliana. Essendo lunga 100 metri (troppo corta per congiungere le due sponde del fiume che in quel tratto è largo 130 metri), viene divisa in due tronconi, lasciando al centro un ponte levatoio ad azionamento elettrico per consentire il transito anche dei vaporetti più alti.
"I lavori procedettero così chie condussero in breve tempo a termine un'opera grandiosa. Tutta quella parte della capitale sarà fra le più invidiate, per gli abbellimenti... e per questo ponte; senza contare la rapidità di comunicazioni ora ottenuta. Infatti, il palazzo di giustizia, l'Adriano e î Prati si congiungono direttamente col corso Umberto I per la via Tomacelli allargata, è la cui prospettiva è notevole e piace. Non ci fu inaugurazione ufficiale. Si chiuse il vecchio ponte di Ripetta destinato a sparire, e, alla mattina della domenica dopo, gli abitanti di Roma si trovarono con un nuovo passaggio, e con un nuovo bel manufatto dî più, come dicono gl'ingegneri. Autore del ponte è l'ingegnere capo del municipio di Roma, Alessandro Viviani. Il ponte ha cinque arcate. Fra i muraglioni di sponda, è lungo 118 metri ed è largo 16."
DescrizionePasserella provvisoria, demolita dopo la costruzione del Ponte Cavour.
Stampe antiche1889
Dante Paolocci
Disordino a Roma l'8 Febbraio 1889
L'Illustrazione Italiana 1889
1883
Dante Paolocci
Catastrofe al Ponte di Ripetta
L'Illustrazione Italiana 1883
1881
Dante Paolocci
Pontieri sul Tevere
L'Illustrazione Italiana 1881
1878
Dante Paolocci
Nuovo Ponte al porto di Ripetta
L'Illustrazione Italiana 1878