Informazioni storicheData: 52
Codice identificativo monumento: 382
CronologiaAvvio dei lavori per l'ottavo acquedotto d Roma. Le sorgenti sono situate nell'alta valle dell'Aniene al XXXVIII miglio della via Sublacensis. Situate a poca distanza dalle sorgenti che davano origine all'Acqua Marcia, la portata veniva assicurata da scambi comuni. Lungo 46.406 miglia romane (68,681 km), dei quali circa 16 in viadotto di superficie e ponti.
Avvio dei lavori per il nono acquedotto d Roma. Le sorgenti sono situate nell'alta valle dell'Aniene all'altezza del XLII miglio della via Sublacensis. (presso il comune di Subiaco, circa 6 km più a monte delle sorgenti dell'aqua Claudia). La lungheza è di 58,700 miglia romane (86,876 km) di cui circa 73 km sotterranei e 14 in superficie. La metà del percorso superficiale viene condiviso con l'Aqua Claudia, dove al VII miglio della via Latina si sovrappone al canale l'Anio novus. La portata giornaliera, è stimata a 4.738 quinarie (196,627 m³ e 2.274 litri al secondo).
Si concludono i lavori per la realizzazione dell'ottavo e nono acquedotto d Roma. Realizzati sotto il principato di Claudio, il primo prende il nome di Aqua Claudia, in secondo di Anio novus. Le arcate che scavalcano le vie Praenestina e Labicana sono trasformate in un duplice arco monumentale.
A seguito del pericolo per un'ennesima invasione di Alemanni e Goti, l'imperatore Aureliano commissiona la costruzione di una nuova cinta difensiva della città. Il progetto, improntato alla massima velocità di realizzazione e semplicità strutturale, ingloba moltissime strutture preesistenti, tra cui i Bastioni del Pincio, la piramide Cestia, l'Anfiteatro Castrenze, il muro del Castro Pretorio e ampi tratti dell'Acquedotto Claudio e Marcio, dove sono trasformati gli archi monumentali in porte difensive.
Su ordine dell'imperatore Onorio, il magister militum generale Stilicone avvia una grande fase di restauri e rinforzo delle Mura difensive di Roma. L'altezza delle mura fu quasi raddoppiata (dai 6-8 metri circa precedenti ad almeno 10,50-15) creando un doppio camminamento, uno inferiore (quello precedente, che diventa così coperto, con feritoie per gli arcieri) e uno superiore, scoperto e circondato da merlature. le torri sono rinforzate con un secondo piano. Molte porte sono ristrutturate, altre create ex novo come Porta Pinciana. Anche il mausoleo di Adriano, sulla riva destra del Tevere, viene incorporato nelle mura con la nuova funsione di Bastione.
Fallito il tentativo di prendere la città al primo assalto, le truppe di Vitige realizzano un accampamento in una zona dove le arcate degli Acquedotti Claudio e Marcio si inersecano ripetutamente. Per fiaccare gli assediati fa tagliare tutti gli antichi acquedotti che approvvigionavano d'acqua la città. I grandi impianti termali cessano definitivamente la loro funzione. Belisario, dal canto suo, fa murare gli sbocchi affinché non potessero essere utilizzati come passaggi per introdursi in città.
Le milizie dei Colonna creano una breccia tra Porta San Lorenzo e Porta Maggiore ed entrano in città. Mentre il pontefice è costretto a rifugiarsi in Castel Sant'Angelo, Paolo Orsini difende il Vaticano riuscendo a sconfiggere le truppe avverarie e catturando i loro capi, Niccolò e Giovanni Colonna, Antonio Savelli, Giacomo Orsini, Corradino di Antiochia, Riccardo Sanguigni e Galeotto Normanni.
Il cardinale Camerlengo dispone che tutte le porte e i ponti della città siano riuniti sotto il controllo della dogana di Roma.
Su Piazza di Porta Maggiore sono costruiti due edifici adibiti ad uffici del Dazio.
Intervento di demolizione alla Porta Maggiore delle strutture onoriane. Posizionata una targa in memoria dei lavori. I marmi della porta onoriana vengono preservati adossati alle mura. Viene scoperto, inglobato nella torre cilindrica tra i due archi, il sepolcro di M. Virgilio Eurisace, fornaio (probabilmente un liberto arricchito), e di sua moglie Atistia, databile intorno al 30 a.C..
Papa Pio IX decreta il passaggio delle Mura Aureliane al Comune di Roma.
Papa Pio IX inaugura la prima ferrovia dello Stato Pontificio, la Roma-Frascati.
A Frascati la stazione viene realizzata ad alcuni km dal centro abitato nella località Campitelli, mentre a Roma viene posta presso Porta Maggiore.
Per la notevole distanza dall'abitato, viene attiva la linea piazza Montecitorio-porta Maggiore.
Sono programmati cinque viaggi al giorno, tre al mattino e due il pomeriggio con un tempo di percorrenza di 28 minuti.
La dotazione d'esercizio comprende sei locomotive di fabbricazione britannica e altrettanti vagoni (i nomi delle quattro locomotive principali, “Pio”, “Pietro”, “Paolo” e “Giovanni” furono scelti personalmente da Pio IX).
Alle 5 del mattino inizia l'attacco alla città da parte delle truppe piemontesi. Il cannoneggiamento delle mura inizia a Porta San Giovanni, seguito dai Tre Archi di Porta San Lorenzo e da Porta Maggiore. Dopo cinque ore di cannoneggiamento su un altura (tra le vigne dei Lancellotti e Capizucchi) a via Nomentana, le truppe piemontesi agli ordini del Generale Cadorna riescono ad aprire una breccia nelle mura tra Porta Pia e Porta Salaria, entrando nella città. Nello scontro cadono 49 soldati Italiani e 19 Pontifici. Gli Zuavi prigionieri sono concentrati a Piazza Colonna.
Regio decreto 443 che stabilisce il passaggio della gestione delle Mura Aureliane dal demanio dello Stato al Comune di Roma.
Presso il traguardo di Porta Maggiore, si conclude la 4° tappa della prima edizione del Giro d'Italia di Ciclismo, con la vittroia di Luigi Ganna.
Per la realizzazione del passaggio della linea ferroviaria Ferrovia Roma-Fiuggi-Alatri-Frosinone, si avviano restauri alla Porta Maggiore, con le demolizioni delle riduzioni merlate e degli uffici del Dazio sul lato interno.
Aperto all'esercizio del tronco Roma Genazzano della Ferrovia Roma-Fiuggi-Alatri-Frosinone. Il servizio (Lungo un percorso di 47,3 km (con capolinea a Termini lato via Cavour usecendo a Via Casilina dalle Mura presso Porta Maggiore) parte con due classi (prima e terza) ed inizia con quattro coppie giornaliere di treni.
Lucio Mariani: Lavori di sistemazione alle porte di Roma
Il piano dell'epoca repubblicana conservatosi fino al I sec. dell'Impero, era dove sorge il monumento di Eurisace, cioè circa m. 3,50 sotto il moderno; ma si era presto sopraelevato, tanto che l'ultimo piano stradale, forse dell'epoca onoriana, se non più antico, è venuto in luce a m. 1,50 circa sotto l'attuale, in occasione dei lavori per le ferrovie vicinali.
L'Amministrazione Comunale incominciò i lavori alla Porta Maggiore in occasione dell'apertura d'un transito per il tram Roma-Fiuggi. Consentì alla Società delle Ferrovie vicinali la riapertura di un fornice antico laterizio che esisteva al lato orientale della porta, chiuso però già in epoca romana. Questo arco, forse dei tempi traiano-adrianei, rimise in luce alcune interessanti pitture esistenti nell'interno, le quali furono fatte distaccare dalla Commissione Archeologica.
Un altro fornice simmetrico esiste dall'altra parte, ed era parimenti ostruito; ora è stato riaperto e sono apparse anche qui dozzinali pitture decorative nel muro in grossezza dell'arco, lasciate sul posto.
Sembra che questi due fornici appartengano a tutto un lavoro di rinforzo laterizio, eseguito per sostenere gli archi in tufo fatiscenti dell'acquedotto Claudio, restauro dovuto probabilmente a Traiano.
Una illustrazione adeguata di queste pitture non può farsi senza riproduzioni che le rendano più intelligibili che in una semplice fotografia, essendo esse molto evanide, perciò mi limito a descriverne il soggetto ed i particolari tecnici.
Verso la metà di novembre del 1915, la riapertura del fornice aveva raggiunto il piano stradale moderno ed a sinistra dell'uscita, sulla grossezza del muro di mattoni del fornice di rinforzo, apparve un pezzo d'intonaco a due strati sovrapposti, di cui pure quello inferiore conservava traccia di pitture.
L'intonaco largo m. 0,50 × alto m. 0,85 era residuo d'una parete dipinta che certamente rivestiva tutta la larghezza dell'arco. Era suddivisa in zone, larghe 0,37, da fasce orizzontali rosse, e vi sono rappresentate scene del mito di Pelope ed Enomao, come rilevasi dai nomi apposti alle figure in capitale rustica, rubricati.
La prima scena in alto (tav. XVI) rappresenta Mirtilo MYRTILVS che curvandosi, porge una coppa ad un guerriero (Pelops?) in presenza di un compagno. A terra scorre un ruscello. È forse questo il primo incontro fra Pelope e l'infido auriga di Enomao, nel quale si patteggia il favore che dovrà dare al primo la vittoria. Seguono a destra figure, una delle quali è avvolta in un manto svolazzante; tutto il resto è molto guasto e irriconoscibile. Si riconosce la scena culminante della gara fra Pelope ed Enomao nell'ippodromo che è rappresentato di forma ellittica con una fascia di porpora, che raffigura il soppalco delle gradinate, piene di spettatori, le cui teste sono rappresentate schematicamente in modo da dare l'idea di una folla stipata. Nell'arena si vede uno dei corridori che sferza i cavalli ed ha il mantello svolazzante, e parte del competitore che lo segue. Nel mezzo della zona si legge EVRYAlus, poi segue il nome incerto IIREAI (Nereas?).
A destra sono altre scene, ma molto guaste; per compenso si leggono bene le iscrizioni apposte alle tre figure del primo quadro IPPODAMIA, NVTRIX, IPPODAMVS. A destra d'Ippodamia altri due nomi in parte distrutti si riferiscono alla scena seguente. PLO (Pelops?) ...N...VS (Oenomaus?).
Per quanto scarsi siano gli elementi per ricostruire l'insieme della rappresentazione, pure appare evidente che si tratta di un seguito di scene drammatiche, disposte in zone sovrapposte secondo la caratteristica propria della pittura popolare romana. Nonostante che il mito sia greco, alcune particolarità sono proprie dell'iconografia romana: tale infatti è la forma del circo che si direbbe inspirata dal vicino anfiteatro castrense (¹).
Oltre la serie dei quadretti che svolgono successivamente l'azione, alcuni dei personaggi, come la nutrice, sono fra i più comuni nelle *dramatis personae* del teatro romano. Eurialo figura nel mito come uno dei pretendenti di Ippodamia, ma Ippodamo nella favola è ignoto e sembra plasmato sul nome della eroina, come se di questa fosse un fratello.
Ora tutte queste particolarità poco o nulla comuni nella tradizione letteraria greca, fanno sospettare che si sia voluto rappresentare su quella parete il contenuto di una tragedia romana ed il pensiero corre subito al Myrtilus di Accius che ha avuto una celebrità duratura fino ai tempi avanzati o ad altra *Hippodamia* meno nota.
Per la tecnica è da notare che il fondo grigio della pittura, è dipinto a fresco, le figure sono dipinte sopra, a secco, a calce, e perciò si distaccano facilmente lamelle di colore. Sotto al grigio si vede una generale tinta celeste (azzurro d'Egitto). Le figure sono dipinte alla brava, appena abbozzate, con pennellate che modellano col loro andamento spigliato, le forme ed i movimenti; ma la trascuraggine dell'esecuzione non dimostra uno stile tardo chè anzi la pittura sembra ancora di buona epoca. È da notare a questo riguardo, che il riempimento che ostruiva l'arco era di buona muratura in mattoni. Anche la natura del substrato per la pittura dimostra una certa accuratezza: uno strato di arricciatura spesso circa cm. 2 ½ fa da supporto ad un intonaco di calce e detriti di travertino, spesso circa cm. 1 ½, sul quale la pittura è stesa a fresco e rifinita a tempera.
Lo strato d'intonaco sottostante non era completo: era l'avanzo di una pittura decorativa preesistente, di cui rimanevano alcuni frammenti sotto il gruppo di Pelope e Mirtilo e pochi altri nel restante. Essa era stata anche spicconata per farvi aderire il nuovo strato di calce. Vi si veggono fasce di color giallo, azzurro e rosso; ed una maschera bacchica con ghirlanda di pampini o di edera, appesa forse ad un festone. La finezza con cui è dipinta la mascheretta, la riporta vicinissima al tempo della costruzione dell'arco di rinforzo, quantunque non molto distante dalla successiva.
Come mai pitture potevano trovarsi sopra un monumento pubblico ed in quel luogo? Mi sembra evidente che esse dimostrino come gli archi laterali alla porta non erano di passaggio e che agli acquedotti si erano addossati edifici privati. Si pensa volentieri ad una *caupona*, come se ne veggono tuttora presso le porte; e certo già prima che la mostra delle due acque fosse incorporata nelle fortificazioni, questa doveva aver acquistato il carattere di antiporta della città o porta del sobborgo, verso il *Pagus Montanus* della Reg. V. Trovandosi essa ad un crocicchio di importanti vie per la campagna, sarà stata, come oggi è, un luogo di transito affollato, di ritrovo e di sosta.
Un'analoga baracca dobbiamo supporre presso il fornice omologo, ornato pur esso di pitture come una stanzuccia.
Il principale lavoro compiuto dal Comune a Porta Maggiore, è stato quello di liberarla dai diaframmi o riduzioni degli archi, fatti eseguire da Gregorio XVI. Così i due fornici hanno riacquistato tutta la grandiosità antica e le proporzioni convenienti al traffico e all'apertura dell'ambiente. i tratterebbe ora di riportare la base della porta al piano originario, per ridarle anche le giuste proporzioni architettoniche.
Intorno a questo problema si sono fatti studii e progetti, sia dalla Direzione generale delle Antichità e Belle Arti, sia dall'Ufficio del Piano Regolatore; si sono sentiti ripetutamente i consigli delle due commissioni competenti, l'Archeologica e quella di Storia e d'Arte; si è ricevuto anche il voto dell'Associazione fra i Cultori di Architettura. Tutti sono concordi nel desiderare che l'abbassamento del livello si faccia; ma il modo conveniente di risolvere il problema non si è ancora trovato, perchè trattasi di superare le difficoltà d'un dislivello considerevole, il quale, date le condizioni di grande movimento stradale di Porta Maggiore, è un'ostacolo ad una soluzione semplice, pratica ed economica.
Ma una necessità ancora più urgente è quella di liberare completamente il piazzale interno, acciocchè nulla disturbi la completa visione della porta. In conseguenza della apertura di uno dei due fornici, laterali ai grandi archi, per rendere possibile il passaggio della tramvia, e quindi per simmetria dall'altra parte, furono tolti i porticati a colonne doriche dei due templi prostili, costruiti in stile neoclassico a tempo di Gregorio XVI per uso del dazio; ma finora non si è potuta ottenere dal Ministero delle Finanze la completa demolizione dei due sconci casotti, per la quale più volte hanno fatto voto le Commissioni artistiche ed archeologiche di Roma.
Primi nuclei dell'esercito alleato composti da canadesi a cui si sono affiancati gli uomini di Bandiera Rossa avanzano su Roma dalla via Casilina, entrando da Porta Maggiore.
Lavori per la ristrutturazione del nodo tranviario presso il Piazzale Labicano riportano alla luce delle lastre di basolato romano della Via Labicana.
Progetto
Committenti e finanziatoriSull'attico sono ancora leggibili le tre iscrizioni (ripetute su entrambi i lati della porta). Quella più in alto, sul condotto dell’Anio Novus, è stata fatta incidere dall'imperatore Claudio in occasione della costruzione del duplice arco:
TI. CLAVDIVS DRVSI F. CAISAR AVGVSTVS GERMANICVS PONTIF. MAXIM.
TRIBVNICIA POTESTATE XII COS. V IMPERATOR XXVII PATER PATRIAE
AQVAs CLAVDIAM EX FONTIBVS QVI VOCABANTVR CAERVLEVS ET CVRTIVS A MILLIARIO XXXXV
ITEM ANIENEM NOVAM A MILLIARIO LXII SVA IMPENSA IN VRBEM PERDVCENDAS CVRAVIT
Quella centrale, di Vespasiano, sul condotto dell’Aqua Claudia, risalente ad un restauro del 71:
IMP. CAESAR VESPASIANVS AVGVST. PONTIF. MAX. TRIB. POT. II IMP. VI COS. III DESIG. IIII P. P.
AQVAS CVRTIAM ET CAERVLEAM PERDVCTAS A. DIVO CLAVDIO ET POSTEA INTERMISSAS DILAPSASQVE
PER ANNOS NOVEM SVA IMPENSA VRBI RESTITVIT
Quella inferiore, di Tito, sul basamento dell'attico, in occasione di un successivo restauro dell'82:
IMP. T. CAESAR DIVI F. VESPASIANVS AVGVSTVS PONTIFEX MAXIMVS TRIBVNIC.
POTESTATE X IMPERATOR XVII PATER PATRIAE CENSOR COS. VIII
AQVAS CVRTIAM ET CAERVLEAM PERDVCTAS A. DIVO CLAVDIO ET POSTEA
A, DIVO VESPASIANO PATRE SVO VRBI RESTITVTAS CVM A. CAPITE QVARVM A. SOLO VETVSTATE DILAPSAE ESSENT NOVA FORMA REDVCENDAS SVA IMPENSA CVRAVIT
Casati e Famiglie
Stampe antiche1874
John Henry Parker
The Acqueducts at Porta Maggiore
The Archeology of Rome
1851
Luigi Canina
Archi dell'Acqvedotto delle Acqve Aniene nvovo e Clavdia
Gli edifizj di Roma antica - Volume IV
1851
Luigi Canina
Fronte esterna della Porta Maggiore
Gli edifizj di Roma antica - Volume IV
1851
Luigi Canina
Arco eretto svl trapasso della via Prenestina
Gli edifizj di Roma antica - Volume IV
1851
Luigi Canina
Pianta topografica della zona della Speranza vecchia
Gli edifizj di Roma antica - Volume IV
1851
Porta Maggiore
Principali monumenti di Roma e sue vicinanze
1845
Veduta di Porta Maggiore
1843
Luigi Canina
Monumento delle acque Claudia e aniene nuova
Supplemento all'opera Sugli edifizi antichi di Roma
1843
Luigi Canina
Monumento delle acque Claudia e aniene nuova
Supplemento all'opera Sugli edifizi antichi di Roma
1843
Luigi Canina
Monumento delle acque Claudia e aniene nuova
Supplemento all'opera Sugli edifizi antichi di Roma
1843
Luigi Canina
Monumento delle acque Claudia e aniene nuova
Supplemento all'opera Sugli edifizi antichi di Roma
1839
Gaetano Cottafavi
Scoperta del Sepolcro Eurisace a porta Maggiore
Nuova raccolta di vedute di Roma e sue adiacenze
1838
Gaetano Cottafavi
Monumenti dell'Acqua Paola
Roma nell'anno MDCCCXXXVIII
1835
Giovanni Battista Cipriani
Porta Maggiore
Itinerario figurato degli edificij più rimarchevoli di Roma
1833
Agostino Tofanelli
Veduta esterna della Porta Prenestina
Memorie di antichità e curiosità di Roma e dintorni
1833
Agostino Tofanelli
Porta Maggiore o Prenestina
Memorie di antichità e curiosità di Roma e dintorni
1832
Luigi Ricciardelli
Porta Labicana maggiore
Vedute delle porte e mura di Roma
1829
Luigi Rossini
Veduta della Porta Maggiore
Le Porte antiche e moderne del recinto di Roma
1829
Luigi Rossini
Veduta della Porta Maggiore
Le Porte antiche e moderne del recinto di Roma
1829
Luigi Rossini
Porta Maggiore
Le Porte antiche e moderne del recinto di Roma
1829
Luigi Rossini
Porta Maggiore Asinaria Latina Tiburtina Viminale Pinciana
Le Porte antiche e moderne del recinto di Roma
1820
Porta Nevia
Vedute antiche e moderne le più interessanti della città di Roma
1820
Pietro Parboni
Porta Prenestina
Le mura di Roma
1820
Pietro Parboni
Interno della Porta Prenestina
Le mura di Roma
1817
Giovanni Battista Cipriani
Porta Prenstina o Maggiore
Degli Edifici Antichi e Moderni di Roma
1800
Giovanni Brun
Veduta dell'Arco di Gallieno
Nuova raccolta di 100 vedute antiche della città di Roma e sue vicinanze
1800
Giovanni Brun
Monumento del condotto dell'Acqua Claudia
Nuova raccolta di 100 vedute antiche della città di Roma e sue vicinanze
1796
Giuseppe Vasi
Porta Maggiore
Nuova raccolta di cento principali vedute antiche e moderne di Roma
1795
Domenico Pronti
Veduta dell'Arco di Gallieno
Nuova raccolta di 100 vedutine antiche della città di Roma e sue vicinanze
1787
Victor Jean Nicolle
Porta Maggiore
1787
Victor Jean Nicolle
Porta Maggiore
1763
Giovanni Brun
Monumento dell'Acqua Claudia e Aniene nuovo
Accurata e succinta descrizione topografica delle antichità di Roma
1756
Giovan Battista Piranesi
Porta Maggiore
Le Antichità Romane - Tomo I
1756
Giovan Battista Piranesi
Acque Marcia, Tepula e Giulia
Le Antichità Romane - Tomo I
1756
Giovan Battista Piranesi
Condotto dell'Anione Vecchio
Le antichità Romane - Tomo I
1756
Giovan Battista Piranesi
Tavola degli acquedotti di Roma
Le Antichità Romane - Tomo I
1747
Giovan Battista Piranesi
Veduta di Porta Maggiore
Vedute di Roma
1747
Giuseppe Vasi
Porta Maggiore o Nevia
Delle Magnificenze di Roma antica e moderna - Libro I
1708
Bonaventura van Overbeek
Porte Majeure
Les restes de L'Ancienne Rome
1705
Pieter Schenk
Porta Naevia
Roma aeterna
1702
Fioravante Martinelli
Porta Maggiore
Roma ricercata nel suo sito
1687
Fioravante Martinelli
Porta Maggiore
Roma ricercata nel suo sito
1627
Pompilio Totti
Porta Maggiore
Ritratto di Roma antica
1625
Giacomo Crulli
Porta Major
Grandezze della città di Roma antiche e moderne
1615
Aloisio Giovannoli
Porta nevia hodie Maior
Vedute degli antichi vestigj di Roma
1588
Girolamo Francino
Porta Maior
L'antichità di Roma
1575
Étienne Dupérac
Vestigia di porta Maggiore
I vestigi dell'antichita di Roma
1575
Étienne Dupérac
Porta Maggiore
I vestigi dell'antichita di Roma
1565
Bernardo Gamucci
Porta Maggiore
Libri qvattro dell'antichita della città di Roma
1549
Porta Maggiore
Speculum Romanae Magnificentiae
1536
Maarten van Heemskerck
Veduta di Porta Maggiore
Stazione di Porta Maggiore